Neve e cielo, nient’altro

Continua a tirar vento, di qua e di là dal colle e i cani se ne accorgono e abbaiano

L’anno che uccisero Rosetta, leggo nella terza di copertina, è il romanzo d’esordio di Alessandro Perissinotto, un Torinese semiologo e folclorista e conduce ricerche su fiabe e tradizioni delle Alpi.

Mi incuriosisco e capisco perché l’amico Giancarlo, tempo fa, mi ha prestato questo libro senza spiegarmi nulla…

Un riflessivo commissario di polizia, in un nevoso inverno degli anni ’60, si trova catapultato in uno sperduto paesino di montagna delle Alpi piemontesi ai confini con la Francia.

Scelto dai suoi superiori perché “la sua famiglia è di lassù”, deve indagare sull’oscura e misteriosa uccisione di Rosetta, giovane donna del luogo trovata morta davanti ad un antico castello disabitato.

Il fatto risale a vent’anni prima – nel 1944 – e l’indagine è stata chiusa in tre giorni: “Uccisa da ignoti appartenenti alla resistenza a causa di presunte collaborazioni con il comando tedesco”. A quei tempi, di tanti e di troppi morti, non si andava per il sottile e l’assassinio era stato archiviato a discapito della ricerca della verità.

Costretto ad usare massima discrezione perché “è questione molto delicata” ha l’obbligo di conferire solo con l’anziano sindaco evitando di far domande agli altri abitanti.

Direttamente dalle parole dell’investigatore: “L’unico che sa del vero motivo della mia presenza è questo sindaco logorroico che parla senza posa mischiando italiano e patois. Un raccontare inarrestabile di persone, fatti, situazione; una giostra da far girare la testa”.

Scopro che è uno squisito giallo storico a due voci: quella del sindaco e quella del commissario. Intorno alla vita quotidiana del paese ruotano dinamiche sociali incancrenite di invidia, di politica e di rancori. Durante la lettura del romanzo emergono segreti, riti, miti e leggende custoditi gelosamente all’interno dell’autentica e torbida comunità. Personaggi vivi e morti danzano nelle loro chiacchiere e la trama si srotola fino ad essere risolta grazie ad una perspicace e fortunata intuizione del funzionario di polizia che ha radici nella pittura.

Bec Ceresin (1708 m) e Levanna Orientale (3555 m)

In questo libro ho ritrovato toponimi a me cari (Alpe del mese d’Agosto, Lago della Fertà, Bec Ceresin, Blinant, Ciavanes, Vallone del Ru, Becca di Nona, il Truc,…), presenti nelle Valli di Lanzo, e tra l’altro traspare un’attenta e approfondita conoscenza delle vallate alpine. Ma le Valli di Lanzo non sono mai menzionate.

E poi i soculè (in francoprovenzale) artigiani che producevano gli zoccoli intagliandoli nel legno dell’acero o del faggio e che lavoravano solo d’inverno perchè d’estate badavano alle bestie; l’osteria ed il vino come aggregante sociale; gli stranomi nati da un’istintuale ed utile araldica valligiana (soprannomi caratteristici che identificavano una famiglia, ad esempio per una caratteristica fisica); la festa patronale col ballo organizzato dalla Banda Musicale e la distribuzione delle coccarde, il castello dove ha dormito il Conte Rosso e la rivolta dei Tuchini nella vallata a fianco.

Insomma, siamo proprio nelle Valli di Lanzo!

E allora, per chi vuole conoscerle un pò di più prima di mettersi in cammino, suggerisco questa lettura!

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

3 Responses to Neve e cielo, nient’altro

  1. paologiac says:

    Letto anni fa…prima di scoprire che l’Alpe del mese d’Agosto esistesse davvero…bellissimo, come gli altri romanzi di Perissinotto. Ti consiglio “La canzone di Colombano” Ambientato in val di Susa che racconta in forma romanzata la storia vera del traforo dei tre denti di Chiomonte.

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  2. mario says:

    Valli di Lanzo, sì, ma cì’è un po’ di tutto , il che crea abbastanza confusione nel capire dove è ambientata la storia.
    Infatti troviamo Bramafam (Bardonecchia) e le cave del Beth (Pragelato) e non vi sono colli in zona che portano in Francia, a parte il Col di Sea, non certamente un valico facile, e non ci si va in poche orette, come accade nel libro.
    Insomma una confusione forse voluta che crea un paese fantasioso.
    Mi sarebbe piaciuto di più una storia veramente nel territorio.

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