Alla fine del mondo

Sebbene le frequenti da molti anni, le Valli di Lanzo continuano a stupirmi.

C’è un sentiero che ritengo uno dei più entusiasmanti e magnifici di queste Valli e vi attende alla fine del mondo.

La fine del mondo è Forno Alpi Graie, un piccolo borgo alpino che emerge quando l’asfalto finisce. La fine è in alta Val Grande di Lanzo. Qui, appena spenti i motori, termina tutto quello che trabocca in città: caos, fracasso, traffico, inquinamento, odori insopportabili e l’immondizia spalmata sulle vie della quotidianità, col suo carico di idiozia. Alla fine del mondo, ti aspettano sentieri, montagne e pareti. E natura selvaggia.

Mettetici la giornata perfetta: sole, azzurro cosmico e la giusta leggera brezza senza nemmeno una bava di vapore acqueo a infrangere la bellezza cristallina e sconvolgente delle Alpi Graie meridionali.

Uno dei sentieri che parte dalla fine del mondo vi conduce a delle tensioni. Bisogna solo avere il corretto approccio, ovvero silenziare il cervello e metterlo in modalità “ascolto”.

Qui, al termine di tutto, capirete perché il parlare è la grande malattia di questo secolo, come qualcuno ha scritto.


Forno Alpi Graie (1219 m) – sentiero n. 318 + n. 320Gias Nuovo Fontane (1999 m) – Val Grande di Lanzo (Valli di Lanzo).

Vi suggerisco di cliccare sulle foto per vederle ingrandite (si apra un’altra finestra).

Un profondo e disarmante silenzio scorre nei viottoli (chintane in patois) di Forno Alpi Graie preannunciando quello maestoso che incontreremo a quote più elevate. Da qui inizia il nostro piccolo grande viaggio tra panorami e paesaggi di rara bellezza

La bellissima mulattiera iniziale è cosparsa da una miriade di crochi che hanno trovato casa negli interstizi delle lose, le pietre con cui sovente venivano lastricati i sentieri garantendo un cammino perfetto ed eterno

La mulattiera di pietra chi si stacca da Forno Alpi Graie (1218 m)

La mulattiera diventa ben presto sentiero inoltrandosi nel bosco ed inerpicandosi verso nord, superando tratti molto verticali e dispiegando magnifici panorami

Anche gli alberi contribuiscono a disegnare la verticalità di questo tratto di percorso

Sono questi i contrasti che rendono irresistibili le Alpi: dalla severità della verticalità (che incute timore ma affascina e seduce) alla dolcezza di un croco che cerca di manifestare la sua bellezza e fragilità in ambienti difficili e complessi. Basta volgere il proprio sguardo verso il basso agli inizi della primavera

A 1600 metri circa di quota si esce dal bosco. Ci attendono panorami straordinari in una giornata perfetta

Il gruppo Gura-Mulinet-Martellot: maestosa barriera di roccia e ghiaccio che fa da confine con la Francia (Alta Moriana) e che ospita il rifugio Paolo Daviso (2280 m) del Cai di Venaria (raggiungibile sempre con partenza dalla fine del mondo)

Il Vallone di Sea con le sue pareti da sogno e un sentiero (n. 308) che conduce l’escursionista in ambienti selvaggi e solitari, permeati dalla verticalità. A quota 2370 vi attende il bivacco Soardi-Fassero da cui partire per escursioni ad alta quota o ascensioni alpinistiche

Da sinistra: Punta Girard (3262 m) e Levanna Orientale (3555 m). Tutta l’escursione dona paesaggi straordinari con svariate sfumature: dalla maestosità delle pareti alla dolcezza del fondovalle della Val Grande. Un sentiero davvero stupefacente

Gias Travet di sotto (1750 m)

[…] Con Gias (diminutivo di giasset) si indica sia lo spazio racchiuso da una rete mobile in cui si raccoglie di notte il bestiame, sia il fabbricato, che consiste solitamente in una bassa costruzione di un solo locale di muri a secco, ricoperta da tetto di tavole e paglia, a cui si accede da una semplice apertura, e priva all’interno di qualsiasi attrezzatura […]. E’ da notare come questi termini pastorizi abbiano tutti un radicale tratto della lingua latina; il che lascerebbe supporre che il sistema di conduzione alla montagna abbia avuto origine nei primi secoli dopo l’occupazione romana. […]

Qui la fonte

[…] Il sistema dei tramüt, il trasloco del bestiame, sfruttando le varie stazioni di alpeggio, (grange, muande, alp, gias), sistemate scalarmente a varie altitudini, consentiva alle mandrie un facile accesso agli alti pascoli, evitando dannosi spostamenti giornalieri. Notevoli vantaggi si avevano anche dal punto di vista agricolo poiché gli abitanti dei comuni situati nella fascia sotto i 1200 m in tal modo potevano mettere a coltura terreni sino ai 1500 m d’altitudine, tagliare il fieno fin oltre i 1800 m e pascolare il rimanente anche a quote molto più elevate. […]

Qui la fonte

Un breve sosta a Gias Travet di sotto ove ammirare paesaggi straordinari a 360°

Zoom sul gruppo Gura-Mulinet-Martellot per cogliere la bellezza delle Uje (aghi in patois), delle creste e dei canaloni. Da sinistra: Uja della Gura (3364 m), Colle della Gura Sud e Nord (3340 m) e Punta Mezzenile (3429 m)

Zoom sul Santuario della Madonna Nera (1350 m) di Forno Alpi Graie, all’imbocco del Vallone di Sea. Raggiungibile (con breve cammino) da un altro sentiero che si stacca dalla fine del mondo

La Val Grande di Lanzo verso est. Entrambi i versanti regalano bellissime escursioni. All’orizzonte si staglia la punta del Monte Bellavarda (2345 m) che offre ascensioni appaganti e ricche di panorami memorabili

A est la Val Grande… alle nostre spalle (sud), mentre saliamo, sbocciano sempre più i grandiosi ed imponenti scenari del Vallone di Sea, nella sua parte iniziale dominato dalla Leitosa (2868 m) e dalla Punta Rossa di Sea (2910 m)

Sulle Alpi siamo soprattutto invitati ad innalzare il nostro sguardo per poi tendere verso l’alto. Ma con il tempo e la fatica si impara anche a guardare verso il basso. E le sorprese non mancano

Un linea immaginaria di immensa bellezza congiunge le vette con la terra su cui poggiano i nostri scarponi…

…e gli scarponi ci conducono verso le barriere di roccia e ghiaccio estasiando i nostri sensi…

Il versante SE della Levanna Orientale (3555 m) la cui via normale parte dalla fine del mondo e pernotta al rifugio Daviso (2280 m)

La Val Grande di Lanzo

Le ripetute svolte del sentiero ci consentono di ammirare lentamente paesaggi e panorami mozzafiato, tutti intorno a noi

Ascendere lentamente è come emergere dal profondo oscuro degli abissi: la nostra vista coglie sempre più ampie porzioni del nostro pianeta liberandoci così dalle ristrettezze delle visioni maturate nei labirinti metropolitani. Si respira

A 1967 m di quota il sentiero n. 320 si innesta sulla sterrata che arriva dalla borgata Rivotti (1467 m). In breve conduce a Gias Nuovo Fontane (1999 m), magnifico “terrazzo” sulla testata della Val Grande

Da sinistra: Punta Girard (3262 m) e Levanna Orientale (3555 m)

Con questo scenario straordinario di alta montagna si giunge a Gias Nuovo Fontane (1999 m), la meta della nostra escursione in una giornata da sogno

Cosa c’è all’interno del gias?

La neve ha trovato riparo dentro la baita in pietra (il gias). Sembra volersi proteggere dal riscaldamento globale determinato dalle attività umane. Commuovente pensare che uomini di altre epoche (i vecchi montanari che non hanno di certo contribuito ai mutamenti climatici) forniscono un ricovero al freddo

La fine della sterrata che arriva dai Rivotti

Camoscio

Verso sud, lo zoom della fotocamera cattura l’impressionante parete nord dell’Uja di Mondrone (2964 m)

Gias Nuovo Fontane (1999 m) con il versante nord della Val Grande

E’ come galleggiare tra terra e cielo, sospesi nell’autentica bellezza delle Valli di Lanzo

Rientrando a Forno, immersi in solitudine e silenzio, si ammira estasiati

Un vallone mitico quello di Sea. Oggi merita numerosi scatti perché ad ogni passo le sue prospettive cambiano, sempre straordinariamente inebrianti. Un gioiello delle Valli di Lanzo che merita di essere salvaguardato e protetto. Perché anche i nostri posteri hanno diritto di goderne, di sognarlo e di ritrovare orizzonti di speranza

Planando verso l’inizio della fine del mondo

Da destra: Punta Mezzenile (3429 m), Uja della Gura (3364 m), Punta Corrà (3337 m), Torre di Bramafam (3271 m), Colle di Santo Stefano (3228 m) Quota 3247 m) e Colle Richiardi (3226 m). Per una più facile identificazione, cliccate qui

Paesaggi straordinari dell’alta Val Grande di Lanzo. Tutto questo è possibile grazie ai sentieri costruiti dai vecchi montanari. Un’eredità importante e necessaria per combattere la bruttezza sconfinata che serpeggia nelle pianure ammantate di emissioni mortali

Verso il fondovalle

In lontananza, al centro della foto, si intravede il Santuario di Forno Alpi Graie

Lame di luce primaverili sulla testata della Val Grande di Lanzo

E poi loro sul sentiero. Osservarli attentamente significa imparare tanto dalla natura. Al di là di tutto, lottano per vivere. E sembra che niente possa fermarli. E forse desiderano solo essere ricordati come coloro che hanno sfidato l’impossibile. Come Daniele Nardi

Tutti abbiamo bisogno di una soglia oltre la quale sperare.

Tutti abbiamo la necessità di voltare le spalle ad un mondo che è sempre più inospitale.

Cercate la fine dell’asfalto.


Le foto che avete appena visto possono anche essere visualizzate nella galleria foto con la possibilità di attivare la presentazione (slideshow).

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

6 Responses to Alla fine del mondo

  1. Lu19lucia says:

    Guardare in basso per veder nascere la primavera …
    oltre l’asfalto è qui che inizia il mondo…
    perché sta a noi farlo restare mondo,sta a noi difenderlo fino alla fine..
    … il silenzio che avvolge la vista, il respiro che si fa leggero ad ogni passo, il colore che ci riempie di luce ….
    grazie Beppe per condurci passo dopo passo nella semplice meraviglia di una montagna che si risveglia su sentieri senza tempo e senza fretta
    Le foto sono spettacolari 😍👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼

    Piace a 1 persona

    • Beppeley says:

      Grazie a te Lucia, sei sempre la benvenuta! Bello sapere che esistono persone al mondo che sanno cogliere al volo tutto quello di estermamente intenso che vivo tra le montagne che amo.

      Il silenzio della fine del mondo lo potevo toccare. E’ stato magnifico percepirlo spalmato su ogni cosa che componeva quel mondo straordinario che inizia dove finisce una strada asfaltata.

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  2. Un viandante. says:

    Ed è una fortuna che esistano sentieri così, ove parcheggiata ľauto, calzati gli scarponi e preso lo zaino ci si può incamminare lasciandosi la baraonda della nostra società “civile ” alle spalle.

    Piace a 1 persona

  3. martellot says:

    Ho sempre visitato quella zona facendo il “Sentiero Balcone” partendo dai Rivotti per arrivare al Gias Nuovo Fontane, si tratta di un percorso sicuramente più dolce e “ammaestrato” rispetto a quello fatto da te, Beppeley, tuttavia sottolineo anche io che quello è veramente un luogo unico…. Complimenti per le foto!!

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    • Beppeley says:

      Grazie martellot!
      Ti invito a percorrere questo sentiero che offre emozioni e suggestioni davvero uniche. Magari, se ti fa piacere, ci andiamo insieme così, tra l’altro, finalmente potrò capire in diretta le osservazioni dell’avifauna!
      A presto!

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