La fabbrica del tempo

Il tempo resta il bene più prezioso che abbiamo, il vero lusso della nostra epoca. (Vittorio Sabadin)

Ci vogliono soltanto una decina di minuti di auto per raggiungere Vonzo (1231 m) dal Comune di Chialamberto (875 m), nelle Valli di Lanzo.
Pensate a questo piccolo borgo alpino come ad un trampolino di lancio per compiere svariate ascensioni nel versante sud della Val Grande: Ciavanis, Bellavarda, Roc d’le Masche, Bojret, Vassola, Castej d’le Rive,… sono tutti toponimi appartenenti a bellissime ed appaganti escursioni, per tutti i gusti e per tutte le gambe. E ve ne ho elencate solo alcune. Intorno a Vonzo c’è un mondo strabiliante per chi ama scarpinare. Per chi fa della fatica e del sudore il proprio way of life.

In quella manciata di minuti noi sentiamo di salire rapidamente verso un un punto di partenza. Magari arriviamo dalla pianura torinese o dal canavese. Oppure semplicemente da un qualche villaggio delle Valli di Lanzo. O forse da più lontano ancora. Tra i tornanti della strada asfaltata, in un attimo bruciamo quasi quattrocento metri di dislivello dal fondovalle. A piedi, un’ora di marcia tranquilla.

Vonzo lo si individua esattamente ai piedi del Monte Bellavarda, adagiato su di un’amena conca prativa. Foto scattata da sud-est

Chi avrebbe voglia di indossare gli scarponi da Chialamberto per toccare la vetta del Monte Bellavarda (2345 m), digerendo quasi 1500 metri di dislivello? Ma anche solo per andare a godersi il magnifico panorama dal santuario della Madonna del Carmine al Ciavanis (1880 m), perché farne 1000 quando da Vonzo ne bastano poco più di 600? Un’ora e mezza di tranquilla escursione e… oplà pronti a scattare decine di foto da condividere sui social.

Chialamberto visto da est in una giornata autunnale con il Monte Bellavarda

Insomma, perché mai Vonzo dovrebbe essere un punto di arrivo (o quantomeno di passaggio) anziché soltanto un punto di partenza?

La risposta forse sta nel tempo. Quello cronologico. E in un cammino di pietra posato dai vecchi montanari della Val Grande di Lanzo che – senza saperlo – hanno costruito fabbriche del tempo per noi che lo abbiamo distrutto.

Nessuno si accorge, credo, che ignorando i sentieri storici che partono dal fondovalle, e preferendo così bruciare lentezza e fatica, si compie un’opera di annientamento del tempo. Il nostro tempo.

La mulattiera storica che sale da Chialamberto (sentiero n. 325)

Su quella strada che sale da Chialamberto, acceleriamo per andare incontro a che cosa? Per ridurre quale distanza? Per accorciare quale esperienza?

Per guadagnare nel più breve tempo possibile, cosa?

Aggiungiamoci il fatto che quando arriviamo a Vonzo, e parcheggiamo l’auto (che si trova a monte e contiguo ai prati dove partono i sentieri), abbiamo completamente cancellato la bellezza di questo villaggio, un tempo addirittura comune.

La carrozzabile che sale da Chialamberto passa a monte di Vonzo e termina proprio dietro la chiesa di San Bernardo alle cui spalle c’è il parcheggio

Ci piace vincere facile. E’ questo un tratto distintivo della nostra epoca.

La distanza, sia in dislivello che in tempo cronologico, che ci separa da una meta ambita deve essere ridotta il più possibile? L’esperienza di montagna deve essere compressa in brevi attimi di fuga convulsa dalla vita di città? Pillole di esperienze che non ci restituiscono un granché di tutto quanto abbiamo perso in anni di corsa verso lo sviluppo economico a tutti i costi. E in quel tutto c’è soprattutto il tempo. Disintegrato. E in quel tempo ci sono esperienze profonde, dettate dalla lentezza, che hanno fonadamentali implicazioni nello sviluppo dei nostri pensieri. Implicazioni che riguardano direttamente la nostra esperienza di conoscenza.

Correre, correre e ancora correre. Il mondo ci vuole macchine che fanno tanto (velocemente) e non pensano. E in tutta quella velocità – disumana – le cose che facciamo troppo spesso escono male, sono brutte e durano niente. Basta guardarsi intorno, soprattutto se lo facciamo nelle pianure edificate dall’imperativo della rapidità. E della stupidità.

Il sistema ci vuole mediocri, perché più lo siamo, più facilmente diventiamo controllabili.

Il magnifico altopiano dove giace Vonzo. Alle sue spalle il Bellavarda e il Santuario della Madonna del Carmine (1880 m), conosciuto come “Ciavanis” (in alto a sinistra si vede un piccolo puntino bianco), contornato da pascoli che producono una toma squisita

Oggi abbiamo la fortuna che il Club alpino italiano (d’intesa con la Regione Piemonte), con i suoi volontari, sta lavorando – con ammirevole gratuità – a ripristinare la fabbrica del tempo. E questo è un dono inestimabile per coloro che sentono che c’è qualcosa che non torna nella propria vita turbinosa, destinata ai lavori forzati per la creazione di crescita, Pil e soprattutto distruzione. Sempre di più.

Dunque, perché partire a piedi da Chialamberto per andare in alto? E’ vero che abbiamo sentito qualche volta parlare di una mulattiera storica che si stacca dal fondovalle ma poi, arrivati a Vonzo, dopo già un’ora di cammino, che si fa? Dove dirigiamo i nostri orizzonti?

La risposta cercatela in quella fabbrica. Cercatela in tutto quanto non avete mai vissuto, rincorsi dall’utopia del tempo breve. Sempre di più.

E poi se la fabbrica del tempo è infinitamente meravigliosa come la grande e sorprendente mulattiera di pietra che si stacca da Chialamberto, la numero 325 al catasto dei sentieri della Regione Piemonte, allora vi accorgerete presto, dopo pochi passi, di quanto tempo abbiamo buttato rincorrendo fantasmi.


Per stimolare la curiosità e la voglia di escursionismo, e per smetterla di rincorrere fantasmi, ci siamo inventati un giro ad anello proprio con partenza dal fondovalle e con passaggio a Vonzo. Quindi, finalmente, nei nostri orizzonti escursionistici, questo grazioso villaggio di pietra, non è più un parcheggio e nemmeno solo un punto di partenza.

Vonzo non è più un nonluogo. Anzi, è un Luogo dove si fabbrica il tempo.

Chiappili (1439 m)

Da Chialamberto a Vonzo per poi proseguire per Chiappili. Sosta e rientro a Chialamberto via Candiela. Un lento ed affascinante viaggio tra piccoli ma deliziosi villaggi alpestri che sanno di roccia e fatica.

Un bellissimo giro nato grazie al recente recupero di un’antica mulattiera che costeggia il borgo di Candiela.

Raggiungere Vonzo in più di un’ora di cammino, anziché in dieci minuti di rotolamento di pneumatici, è un’esperienza unica, rivoluzionaria. Vi accorgerete come questa straordinaria mulattiera saprà produrre tempo. Tutto per voi, grazie ai vostri passi liberi dai fantasmi.


Anello escursionistico Chialamberto (875 m) – Vonzo (1231 m) – Chiappili (1439) – Candiela (1160 m) – Chialamberto (Val Grande, Valli di Lanzo)

La parrocchiale di Chialamberto. A sinistra si intravede la bacheca

Accesso: imboccata da Torino la Provinciale 1 (la direttissima della Mandria) raggiungere Lanzo. Da qui si prosegue fin oltre Pessinetto e al semaforo si svolta a destra (cartelli). Si supera il Comune di Cantoira (10 minuti dal semaforo) e poi si raggiunge Chialamberto (5 minuti da Cantoira). Si può parcheggiare lungo la strada, nei pressi della piazza della chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo. La partenza della mulattiera storica è proprio a sinistra della facciata della chiesa, dove si trova la bacheca del Cai. Cliccate qui per visualizzare la posizione della parrocchiale su Google Maps.

Partenza: Chialamberto (875 m)
Dislivello totale: 580 m ca.
Difficoltà: T – E
Tempo di percorrenza totale: 4 h (escluse le soste)
Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori
Acqua: fontane in ogni villaggio

La cappella di San Vito a Chiappili (1439 m). Sul muro si intravede il cartello per Candiela

Segnavia: tutto il percorso è ottimamente segnato con bolli bianco-rossi, bandierine e cartelli; segnavia 325 e 325B; l’unico punto a cui prestare molta attenzione è a Chiappili. Qui, per prendere il sentiero che scende a Candiela, bisogna intercettare il cartello indicatore che si trova sul muro della chiesetta. Appena superata la baita in pietra (alla nostra sinistra), si deve svoltare a sinistra e scendere lungo il prato. Al suo termine si trova un pilone votivo e il sentiero diventa di nuovo evidente e segnalato con i bolli bianco-rossi.

Note: la mulattiera storica (viassi in patois), che si stacca da Chialamberto (875 m) e raggiunge Vonzo, (1231 m) è lunga circa un chilometro e mezzo (difficoltà T; per l’interpretazione della scala delle difficoltà escursionistiche del Cai, leggete qui). Lungo questa viassi sono state posizionate alcune bacheche che spiegano i vari aspetti culturali, naturalistici e devozionali.
Vonzo merita di essere visitato seguendo i suoi viottoli (chintane in patois). Questa è già un’ottima meta. Se invece si desidera proseguire lungo l’anello qui proposto, allora bisogna raggiungere la chiesa di San Bernardo, superare il parcheggio e seguire la strada asfaltata (ignorate la stradina con sbarra che si incrocia a destra) per circa cinque minuti fino ad incontrare il cartello per Chiappili da dove inizia il sentiero che si inoltra in un bellissimo bosco. Dopo circa 25 minuti, il sentiero si immette nella strada che arriva da Vonzo (quella della sbarra).

Lungo i viottoli di Vonzo

Si va a sinistra e al successivo bivio si segue a sinistra (cartelli) la sterrata che in dieci minuti vi fa raggiungere Chiappili (1439 m), piccolo e delizioso villaggio alpino completamente ristrutturato. Qui conviene sostare per poi iniziare la discesa verso Candiela e Chialamberto. Il cartello che indica il sentiero per Candiela (1160 m) si trova sul lato sinistro del muro della cappella di San Vito (guardando l’entrata), come già spiegato sopra (Segnavia). Il sentiero si inoltra nel bosco, dove si incontrano molti piloni votivi, e vi porta ad incrociare graziosi villaggi, come Candiela (1160 m), Cadrò (1095 m) e Pianetto (980 m), prima di rientrare a Chialamberto.

Estratto della carta escursionistica Fraternali Editore n. 8. Il tracciato di colore blu è la traccia del GPS del giro qui proposto

Qui la galleria foto su Google Foto di questo affascinante anello escursionistico, vera fabbrica del tempo.

C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge.
Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
(Milan Kundera)

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

11 Responses to La fabbrica del tempo

  1. Anonimo says:

    La bellezza va colta con l’attenzione di chi sa fermare l’attimo. È sempre più una dote rara e spesso incompresa in un mondo dove la lentezza è un difetto, dove fermarsi significa perdere tempo. Per ricordare un paesaggio, un volto occorre fissarlo e fermare il tempo dentro e fuori di sè. Una strada asfaltata e comoda serve a non farci perdere tempo, ma una mulattiera vecchia di secoli che ci vuole tempo e fatica a percorrere a cosa può servire ? Le scale di pietra in mezzo alla natura, i sentieri, gli sterrati sono per chi ha tempo! ” io non ho tempo” si sente sempre rispondere, ma a volte fermarsi e rallentare serve a fissare un angolo di bellezza, un momento, un volto che altrimenti andrebbe perduto per sempre. Beppe oggi ci hai ricordato la differenza tra perdere tempo e ritrovare il tempo perduto….
    Non perdiamo tempo allora! Mettiamoci in cammino e ricordiamoci sempre che la fretta è nemica dell’anima.

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    • Beppeley says:

      Ti ringrazio per il tuo commento bellissimo che condivido in pieno!
      Se ci facciamo venire la voglia di percorrere i sentieri storici, lasciando il più possibile l’auto nel fondovalle, allora ci avviciniamo alla vera montagna, quella vissuta e “preparata” dai vecchi montanari. Non sono diventati ricchi faticando come dei muli, ma hanno lasciato comunque messaggi importanti per la nostra epoca dove tutto sembra scontato, facile e possibile, soprattutto senza fare fatica, senza usare concentrazione ed attenzione. Ecco, personalmente trovo che quelle opere, mentre le percorro, mi restituiscono quelle facoltà che stiamo sempre più perdendo: sono fabbriche del tempo e il tempo è necessario per essere attenti e concentrati. E poi, cosa non scontata, mi permettono di vivere ed ammirare bellezza!

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  2. Anonimo says:

    È questione di volontà. Solo di volontà. Recuperare il tempo per godersi il tempo dipende solo da noi. Imparare a dire dei “no” invece che dei “si”. “Si” che spesso ci rubano la vita perché non vissuta ma subita. Pensiamoci bene. Quante azioni inutili e soprattutto superflue compiamo nell’arco di una giornata? Lentezza non intesa come pigrizia ma come “taglio” di tutte le azioni inutili e compulsive che senza neppure accorgerci svolgiamo ogni giorno. Andare per sentieri e non su strada in auto, come suggerisce Beppe, impone un controllo nostro nei confronti del tempo. Il primo pensiero in una situazione come quella descritta nel post è automatica….”quanto tempo di più impieghiamo a partire da sotto?” Questa domanda…è inutile. Si parte da sotto perché da lì parte il sentiero..quello autentico. Mettere un piede dietro l’altro su scalini in pietra o tracce sulla terra, implica lentezza, osservare intorno per cercare i cartelli segnaletici, fermarsi per fotografare un albero un pilone…. L’obbligo alla lentezza che una escursione in un bosco ci richiede, dovrebbe farci riflettere su come parte di questa lentezza possa essere trasfusa nel nostro quotidiano cittadino. Sicuramente usare meno l ‘automobile sarebbe già un bel modo di imparare la lentezza. Andando a piedi si scoprirebbero particolari dei luoghi che abitualmente frequentiamo che sicuramente dall’auto non cogliamo. Fare la spesa a piedi, nel negozio di quartiere o paese acquistando solo il necessario, ci insegna quanta inutilità e quanto stress ci portiamo a casa con la macchina piena andando al supermercato. Cosa c’entra questo con l’andare per sentieri? Molto più di quanto si pensi. Imparare cosa sia l’essenziale…e i nostri montanari con i loro sentieri storici ce lo stanno insegnando ancora oggi. Una lezione che tutti dovremmo almeno provare ad imparare. Verglas

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    • Beppeley says:

      Mi piace molto quello che hai scritto, grazie!
      Tra l’altro, pensando alla cura e all’attenzione con cui hanno costruito queste mulattiere, bisogna notare che ci sono diversi deviatori di flusso che impediscono all’acqua di prendere velocità, e diventare così distruttiva. Si vedono nelle foto della galleria. Oggi invece, osservando le piste create dalla nostra civiltà ipertecnologica (utopistica), proprio nelle Valli di Lanzo, si può constatare come siano state fatte male. Un esempio eclatante: https://camoscibianchi.wordpress.com/2018/04/10/resilienza/

      Questa è la dimostrazione che c’è stata una grave frattura cultura con la montagna dei vecchi. L’abbiamo stoltamente archiviata come una cultura perdente e invece adesso ci troviamo con una sedicenne che sciopera affinché lei possa avere un futuro vivibile (!) sul suo pianeta.

      Andiamo lentamente su quelle magnifiche mulattiere e meditiamo!

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  3. Elisa Buzz says:

    Grazie per l’itinerario e l’intensa riflessione sul tempo. Ci vogliono mediocri e senza pensiero… Riappropriarsi del significato del tempo mi pare un’ottima base di partenza. E poi…la metà è il cammino.

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  4. Beppeley says:

    Per saperne di più sul queste borgate, toccate dai sentieri 325 e 325B, suggerisco di leggere questo post del 2009: https://camoscibianchi.wordpress.com/2009/05/12/sguardi-sulla-val-grande-di-lanzo/

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  5. Un viandante. says:

    Finalmente qualcuno che parla dei sentieri che partono dal fondo valle. Ben venga questo modo di fare escursionismo che non punta alla vetta da raggiungere ma al piacere di percorrere un sentiero . Ricordiamoci che i vecchi sentieri, quelli che collegavano le frazioni, erano tracciati da chi li doveva percorrere per spostarsi e non per compiere imprese sportive. Erano percorsi adatti alla mobilità pedonale nulla a che vedere con le tracce che salgono dritto per dritto. Saluti .

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  6. LauraLaLunga says:

    Per caso ho percorso il sentiero per Vonzo questa settimana, da Chialamberto.
    Per caso ho incrociato in rete questo blog.
    Per caso ho letto l’articolo sul sentiero per Vonzo.

    Le coincidenze non accadono per caso, seguirò con interesse i camoscibianchi.

    pace
    LauraLL

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    • Beppeley says:

      Ciao Laura, ci fa molto piacere sapere che seguirai con interesse questo blog!
      Ti è piaciuto questo post? Cosa hai provato leggendolo, dopo aver camminato sulla mulattiera che va a Vonzo?

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