La verità

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità. (Hermann Hesse)

Avete appena letto e visto (foto a fianco) un tweet che è stato molto apprezzato, con molte condivisioni. Non tante quanto potrebbe generarle una rovesciata di CR7. Ma qui non parliamo di questi campioni, in fin dei conti inutili per la nostra vita.

Qui parliamo di alberi, le colonne del mondo.

Il 10 novembre 2018 ci troviamo in discesa sul sentiero 322A della Val Grande di Lanzo, per terminare un giro ad anello possibile grazie al suo ripristino, avvenuto nel 2013.

Di quella desolante escursione ve ne abbiamo parlato il giorno seguente con il post “Il cielo sopra di noi“. Se non l’avete letto, vi prego di farlo prima di continuare.

Sei mesi dopo siamo sul versante opposto, sul sentiero dei boschi. Mi piace chiamarlo così il 304 perché se volete immaginare un portale che vi faccia accedere al regno delle foreste, allora è proprio quello che dovete cercare in Val Grande di Lanzo.

Dopo un’ora circa dalla partenza da Bussoni (fraz. di Chialamberto), a quota 1350 metri, si incontra un ottimo punto panoramico sul versante sud con in evidenza il Bec di Mea, inventato da Gian Piero Motti, famoso alpinista torinese diventato mito. Il sentiero di accesso alle sue vie di roccia è possibile proprio grazie al sentiero 322A, quello interrotto dallo schianto di numerosi alberi, molto probabilmente capitato a seguito della rovinosa tempesta Vaia del 27-30 ottobre 2018, tempesta che nel nord-est dell’Italia ha massacrato estese foreste.

Vi proponiamo un confronto di due foto, scattate esattamente dallo stesso “pulpito” ma in due anni differenti. A sinistra un’immagine del Bec di Mea (1546 m, versante sud della Val Grande, Comune di Groscavallo) del 24 aprile del 2016 mentre a destra una foto scattata lo scorso 11 maggio (per ingrandirle cliccarci sopra mentre per chiuderle, e tornare al post, cliccare in alto a destra sulla piccola “x”):

Osservate, nella foto più recente, a sinistra delle cascate (qui sotto ingrandita):

Osservando all’altezza delle cascate si nota un enorme buco, con innumerevoli alberi crollati. Sono quelli che abbiamo incontrato e raccontato in questo post. Proprio tra quei tronchi abbattuti passa il sentiero n. 322A (Bonzo – Bec di Mea).

La zona devasta si trova all’incirca tra i 1250 e i 1300 metri di quota. La nostra escursione del novembre scorso si è interrotta proprio a 1300 metri.

“Notate, oltre le foglie, i numerosi tronchi che giacciono sul sentiero. Un’ecatombe di alberi che hanno di colpo fatto scomparire un itinerario escursionistico molto bello. Per noi finisce qui il sentiero 322A”. Così avevamo scritto nel post “Il cielo sopra di noi

Per comprendere meglio la zona colpita, osservate le due carte seguenti:

In blu è evidenziato il giro escursionistico ad anello “Bussoni – Missiorla – Urtirè – Cossiglia – Bussoni” fatto l’11 maggio scorso. La bandierina segnala il punto di osservazione dove abbiamo scattato le foto delle foreste del Bec di Mea, in alto a sinistra sulla mappa (estratto dalla carta digitale Fraternali Editore n. 8)

In giallo è evidenziata la zona dello schianto degli alberi.

Di seguito due zoom sull’area colpita (presumibilmente) dalla tempesta Vaia del 27-30 ottobre scorso:

Il profilo del Bec di Mea, con le sue bellissime foreste di larici e abeti rossi, visto da est (la foto di sinistra è del 30/10/16 mentre quella di destra è del 11/05/19; cliccarci sopra per ingrandirle):

Già a novembre dello scorso anno il Cai di Lanzo Torinese, venuto a conoscenza del disastro, ha esortato il Comune di Groscavallo a richiedere l’intervento degli operai forestali della Regione Piemonte per ripristinare la zona. Attualmente, come avete appena visto, nulla è stato fatto (è impossibile praticare escursionismo sul sentiero 322A e nemmeno l’arrampicata sulle pareti del Bec di Mea, irraggiungibili).

Appare comunque molto inquietante accorgersi di questi disastri esclusivamente affrontando escursioni in montagna. Soprattutto se pensiamo che gli italiani non vanno molto sui sentieri. E’ inquietante, e drammatico al contempo, scoprire che questi eventi non vengano presi in grande considerazione, nemmeno dai giornali locali. Noi ce ne siamo accorti soltanto con gli scarponi e lo zaino sulle spalle. E’ certamente vero che è fondamentale, stante i cambiamenti climatici in corso, essere informati sulle condizioni degli orsi bianchi e dello scioglimento dei ghiacci polari. Ma lo è ancora di più per quanto riguarda le foreste dietro casa nostra. Perché così è più facile rendersi consapevoli e “toccare con mano” i cambiamenti climatici. Tra l’altro, non siamo in grado di spiegarci cosa si effettivamente avvenuto, visto che ad essere colpita è un’area circoscritta. Perché gli altri alberi intorno non hanno subito danni?

In giallo l’area distrutta. Cosa è successo? Perché le altre aree boscate contigue non hanno subito alcuna distruzione?

E’ stata effettivamente la tempesta Vaia del 27-30 ottobre 2018 a provocare questa distruzione? Non è una domanda banale.

Grazie alla Società Meteorologica Italiana (SMI – Nimbus) abbiamo la possibilità di rileggere i bollettini meteo di fine ottobre 2018, in particolare quello emesso venerdì 26 ottobre (per il periodo 26-30 ottobre). Questa l’introduzione:

INIZIANO LE PIOGGE AUTUNNALI, CESSA IL CALDO ANOMALO
Un sistema depressionario è in fase di estensione dal Mare del Nord alla Francia e alla Penisola Iberica e svilupperà un forte richiamo di aria  umida dalla regione mediterranea verso il sud delle Alpi; prenderà così  il via un tipo di tempo decisamente più autunnale con ingresso di perturbazioni piovose anche al Nord-Ovest.
In una prima fase le prevalenti correnti da sud-ovest determineranno le piogge più copiose e persistenti sull’alto Piemonte, nel corso di lunedì la discesa fredda dalla Valle del Rodano genererà una profonda depressione mediterranea con forte richiamo di aria sciroccale e piogge più estese e intense su gran parte del Nord-Ovest.

Il bollettino completo (27-30 ottobre 2018) lo potete leggere cliccando qui mentre quello aggiornato a lunedì 29 ottobre, e valevole per il periodo 29 ottobre – 2 novembre 2018, potete consultarlo cliccando qui. Rileggerli può essere interessante perché aiuta a riflettere su quanto sia attualmente difficile – se non impossibile –  prevedere gli effetti catastrofici degli eventi meteo, sebbene siano localizzati ma comunque estremamente pericolosi.

Cosa succederà tra qualche decennio, se non pensiamo già ora a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici?

Come già evidenziato nel post “Il cielo sopra di noi“, tra sabato 27 e le prime ore di martedì 30 ottobre 2018 una fase perturbata tra le più intense, complesse e rovinose da molti anni, a causa della profonda depressione “Vaia”, ha colpito l’Italia (da Nimbus http://www.nimbus.it/eventi/2018/181031TempestaVaia.htm).

Non conoscendo il momento esatto del crollo degli alberi, e ipotizzando che sia avvenuto proprio durante la tempesta Vaia, ci siamo soffermati su questo grafico proposto da Nimbus sull’interessante resoconto pubblicato il 31 ottobre 2018:

Pressione atmosferica (misure locali a quota 268 m) e velocità massima del vento all’osservatorio SMI di Moncalieri-Collegio Carlo Alberto, valori ogni 10 minuti il 29 ottobre 2018. Evidente il minimo barico serale con 947,8 hPa alle h 18:10, proprio al passaggio della depressione “Vaia” al di sopra del Torinese. Subito dopo si è verificato un marcato rinforzo del vento fino a 78 km/h (massima velocità nella serie automatica dal 2002 insieme al caso di foehn del 21 novembre 2008), cui è corrisposto un rapido aumento di pressione di circa 3 hPa in pochi minuti per il brusco arrivo di aria più fredda e densa al suolo. Molto raramente sulla pianura torinese si registrano raffiche così forti in configurazioni sciroccali e piovose.

L’osservatorio SMI di Moncalieri-Collegio Carlo Alberto (citato nella didascalia del grafico) dista in linea d’aria circa 50 chilometri dal Bec di Mea. Possiamo forse supporre che lunedì 29 ottobre sia avvenuto lo scempio al Bec di Mea quando si è registrato il minimo barico serale con 947,8 hPa alle h 18:10, proprio al passaggio della depressione “Vaia” al di sopra del Torinese?

Non avremo mai la certezza assoluta, almeno che non spunti fuori un testimone (con tanto di documentazione foto/video) che abbia visto in diretta questo evento rovinoso.

Però abbiamo una verità ce l’abbiamo. E dovrebbero ascoltarla soprattutto le bande dei negazionisti, con i loro esponenti politici in prima fila.

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità.
(Hermann Hesse)

Un sentito ringraziamento a tutta la SMI-Nimbus e a Daniele Cat Berro.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to La verità

  1. Anonimo says:

    Credo proprio che lo schianto sia avvenuto la sera del 29/10/2018. Fenomeni simili sono accaduti in quei momenti anche in Val Soana, nella faggeta sul versante destro sopra l’abitato di Ronco Canavese.

    Può stupire che ad essere abbattuta sia stata solo una isolata porzione di foresta, ma ciò è stato frutto molto probabilmente di una turbolenza locale nel flusso del vento che risaliva da Sud-Est, che ha innescato un effetto domino su centinaia di alberi vicini.

    Dato il contesto meteorologico, sicuramente non si è trattato di una tromba d’aria/tornado, fenomeno spesso chiamato in causa, ma che implica la presenza della classica nube rotante “a imbuto” che si protende dalla base della nube fino al suolo. Si verificano non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia, tuttavia in altri contesti geografici (es. Pianura Padana), ben difficilmente in montagna.

    Daniele Cat Berro
    SMI – Nimbus (http://www.nimbus.it/)

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  2. Enzo A Bologna says:

    Grazie delle informazioni puntuali e precise. Pur essendo di casa a Groscavallo devo ammettere di non aver mai percorso quel sentiero. Spero in una tempestiva riapertura con i relativi lavori di ripristino .

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    • Gian Marco Mondino says:

      Ho letto bene ? E’ stato chiesto un intervento del Comune di Groscavallo non per impiegare fondi per il ripristino di un sentiero, ma semplicemente per attivare la Regione e nulla è stato fatto ? Ma in che mondo vive l’estensore della richiesta ? Il Comune di Groscavallo (e la Regione con i suoi finanziamenti) finora si è attivato solo per aprire le mega-piste forestali, gli ecomostri ! Avevo chiesto che, se non altro, fossero inerbiti alcuni punti del percorso ridotti a depositi di ghiaia (es. il prato di Pian Girot o quello sotto Vaccheria) ed è stato parlare alla rocca di Gibilterra. Quindi non ci si facciano illusioni nemmeno per il futuro. Quanto ad eventuali interventi della Forestale, voglio ricordare come, negli anni, sia stato lasciato andare in malora un patrimonio di sentieri aperti per attuare il rimboschimento e poi completamente abbandonati. Come al solito gli enti pubblici si appelleranno ai volontari, denunciando la mancanza di fondi (che per le piste si sono trovati).
      G. M.

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