Una storia infinita

La storia infinita delle famigerate piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo (ma non solo), chi è affezionato a questo blog la conosce molto bene. Per chi invece è all’oscuro di tutto, allora suggerisco di dare un’occhiata proprio al tag “piste agro-silvo-pastorali“. Sono circa una trentina i post che negli ultimi anni hanno parlato di questa peste, come già nel 1994 recitava il titolo di una pubblicazione di Pro Natura Torino.

Abbiamo sempre fortemente dubitato sulla vera utilità di queste infrastrutture realizzate grazie ai soldi dei contribuenti europei (via PSR). La scusa una volta era la filiera del legno, l’altra lo sviluppo delle attività pastorali. Nella realtà queste “opere” (eufemismo) hanno annientato sentieri storici, un patrimonio culturale sedimentato nei secoli e portato fino a noi grazie alla straordinaria inventiva e laboriosità delle antiche genti alpine. Oggi questo patrimonio continua ad essere a rischio distruzione. E’ soprattutto un bene comune e, come tale, soggetto agli attacchi degli interessi particolaristici. Ci sono dei contributi europei (in buona misura a fondo perduto) e allora perché non prenderli? E chi se ne importa se poi si deve fare qualche danno ad un bene di tutti. Oggi è così, e vale sia per un umile sentiero (vero e straordinario propulsore di turismo escursionistico sostenibile e intelligente) e sia per l’aria che respiriamo. Non importa se si fanno danni pubblici (danni che tutti subiscono). Ciò che conta è che ci sia un guadagno privato, il solo che permette di fare parte della cerchia (tutt’altro che ristretta) dei furbi, ovvero di quelli che oggi sono i “vincenti”, coloro che ce l’hanno fatta proprio perché hanno gabbato la maggioranza per un tornaconto personale. Leggi il resto dell’articolo