Una storia infinita

La storia infinita delle famigerate piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo (ma non solo), chi è affezionato a questo blog la conosce molto bene. Per chi invece è all’oscuro di tutto, allora suggerisco di dare un’occhiata proprio al tag “piste agro-silvo-pastorali“. Sono circa una trentina i post che negli ultimi anni hanno parlato di questa peste, come già nel 1994 recitava il titolo di una pubblicazione di Pro Natura Torino.

Abbiamo sempre fortemente dubitato sulla vera utilità di queste infrastrutture realizzate grazie ai soldi dei contribuenti europei (via PSR). La scusa una volta era la filiera del legno, l’altra lo sviluppo delle attività pastorali. Nella realtà queste “opere” (eufemismo) hanno annientato sentieri storici, un patrimonio culturale sedimentato nei secoli e portato fino a noi grazie alla straordinaria inventiva e laboriosità delle antiche genti alpine. Oggi questo patrimonio continua ad essere a rischio distruzione. E’ soprattutto un bene comune e, come tale, soggetto agli attacchi degli interessi particolaristici. Ci sono dei contributi europei (in buona misura a fondo perduto) e allora perché non prenderli? E chi se ne importa se poi si deve fare qualche danno ad un bene di tutti. Oggi è così, e vale sia per un umile sentiero (vero e straordinario propulsore di turismo escursionistico sostenibile e intelligente) e sia per l’aria che respiriamo. Non importa se si fanno danni pubblici (danni che tutti subiscono). Ciò che conta è che ci sia un guadagno privato, il solo che permette di fare parte della cerchia (tutt’altro che ristretta) dei furbi, ovvero di quelli che oggi sono i “vincenti”, coloro che ce l’hanno fatta proprio perché hanno gabbato la maggioranza per un tornaconto personale.

Questo è il modello culturale prevalente (mi perdoni la Cultura). Succede così in molteplici aspetti della nostra vita e le cronache degli ultimi decenni (per non dire delle ultime ore) sono traboccanti di piccole e grandi truffe che hanno di fatto annichilito un popolo, lasciandolo senza speranza. Senza futuro.

La storia infinita continua (cliccate sui titoli per leggere le notizie):

Realizzano una strada forestale a Balme, sette nei guai per truffa (La Stampa 18 giugno 2019);

Val di Lanzo, Consorzio agricolo truffa allo Stato 140 mila euro (La Repubblica 18 giugno 2019);

Incassano 140mila euro di soldi pubblici, sette denunciati per truffa aggravata (il Risveglio 18 giugno 2019)

Truffa aggravata: sette denunciati (ilCanavese.it 18 giugno 2019);

Ottengono fondi regionali per realizzare una strada, senza averne diritto: sette denunciati (TorinoToday 18 giugno 2019)

Truffa aggravata a Balme: oltre 140 mila euro di soldi pubblici incassati da un consorzio (TorinoOggi.it 18 giugno 2019)

La maledetta pista in questione ha ricoperto la parte iniziale del sentiero n. 217 della Val d’Ala, quello che conduce fino alla Punta delle Serene (2645 m), affascinante vetta da dove godersi magnifici panorami.

La pista Frè (1505 m) – Pian Gioè (1958 m) realizzata nel 2015 nel Comune di Balme (To). Le ruspe hanno ricoperto l’antico sentiero n. 217. L’immagine è tratta dal post “Piste: la posizione di Bätzing e Kleider” pubblicato nel 2017. Cliccate sopra per ingrandire

Da quando è stata realizzata nel 2015, non ho più ritrovato lo slancio e l’entusiasmo per ritornare a percorre quel sentiero che mi ha fatto amare una porzione importante delle Valli di Lanzo, grazie ai magnifici ambienti di alta quota ed agli scorci indimenticabili sull’alta Val d’Ala. L’ultima volta che ho fatto questa stupenda ascensione è stato nel 2013.

Salendo verso Punta delle Serene (2645 m) nell’estate del 2013. Da allora, sapendo dell’ennesima pista distruttiva, non siamo più riusciti a tornare sul sentiero n. 217 dell’alta Val d’Ala

Una perdita. E’ difficile accettare che il proprio entusiasmo e la propria voglia di pulizia e sostenibilità (e soprattutto di rispetto) finiscano su percorsi che puzzano di truffa.

E’ un paradosso, perché gli ambienti di alta quota delle Alpi simboleggiano la purezza, la pulizia e la genuinità. Ma non c’è niente da fare: dove arriva l’uomo, arriva la distruzione e la sua malvagità non conosce confini (ce l’ha appena ricordato Verrecchia nel suo ultimo post).

Una distruzione non solo materiale ma anche e soprattutto morale.

E i pochi ingenui che guardano ancora il mondo con occhi da bambino, sono assolutamente dei perdenti.

Ma alla lunga, se finalmente non si cambierà rotta, saremo tutti perdenti. Nessuno escluso.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Una storia infinita

  1. Quando furbizia nasconde inciviltà, interessi prevaricano la correttezza, l’ignoranza diviene pregio succede di tutto tranne il giusto e nel frattempo i sentieri diventano roveti pieni di zecche!

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  2. Anonimo says:

    di fronte a tutto ciò i CAI locali non dicono nulla?
    nessuna protesta?

    Piace a 1 persona

    • Beppeley says:

      E’ meglio che non parli (mi viene da piangere…).

      "Mi piace"

      • Gian Marco Mondino says:

        A proposito di silenzio “dei vari CAI”: spesso il silenzio è connivenza. Un’istituzione pubblica incentrata sulla montagna che non si senta in obbligo di intervenire su un tema come quello delle piste forestali certo non fa il proprio dovere.
        Gian Marco

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