Alla scoperta delle tre Valli di Lanzo: una traversata escursionistica

Elena e Francesca

… le montagne attorno a Torino, visibili nei giorni chiari, e a portata di bicicletta, erano nostre, non sostituibili, e ci avevano insegnato la fatica, la sopportazione, ed una certa saggezza”.

Il sistema periodico, Primo Levi

Siamo Francesca e Elena, appassionate camminatrici, e quest’estate abbiamo deciso di intraprendere una traversata escursionistica delle tre Valli di Lanzo (Val Grande, Val d’Ala e Val di Viù) per godere della tranquillità di queste vallate ed esplorare nuovi sentieri di collegamento. Vi raccontiamo qui la nostra avventura.
Partiamo giovedì 25 luglio 2019. Il nostro itinerario comincia da Forno Alpi Graie, in Val Grande. Raggiungiamo la meta con i mezzi pubblici: treno GTT fino a Cirié, poi un primo bus ci porta al capolinea di Ceres ed infine un pulmino ci conduce fino alla piazzetta del paesino, qui la strada e il caos terminano e partono i sentieri.
Siamo già state in queste zone tante altre volte, ma oggi c’è l’emozione in più del sapere che non torneremo a valle a fine giornata, che potremo finalmente dimenticare Torino per qualche giorno, e lasciare spazio a prati, rocce e fiori di tantissimi tipi diversi.

Ci incamminiamo sul sentiero 308 che segue il Torrente Stura di Sea, risalendo l’omonimo Vallone. La pendenza è dolce, il Vallone si fa scoprire pian piano, e pian piano ci fa rendere conto che siamo davvero riuscite a partire.
Un ragazzo ci supera quasi correndo. Noi abbiamo i nostri zaini che pesano una decina di chili e un po’ lo invidiamo. Lo ritroviamo una mezz’oretta dopo ad aprire la malga alle mucche all’Alpe di Sea (1791 mt). Proprio in corrispondenza dell’Alpe noi deviamo dal sentiero finora percorso abbandonando il Vallone.

Imbocchiamo il sentiero 309, che abbastanza rapidamente risale il versante sinistro della valle. Il cartello che segna il bivio è chiaro e il nostro prossimo punto di arrivo, il Passo dell’Ometto, è indicato. Il sentiero è stato recentemente sistemato da alcune sezioni CAI della zona (Venaria, Lanzo ed altre) ed il lavoro è eccellente e ci facilita molto. I lavori non sono ancora ultimati (verranno completati a fine agosto), ma, a parte un breve e ripido tratto con tanta vegetazione rigogliosa, il sentiero si fa più roccioso con segnaletica precedente ancora rintracciabile. Arriviamo al bivio in cui si potrebbe girare per il Ghicet di Sea (sentiero 310) e raggiungere il Rifugio Città di Ciriè direttamente: questa era la nostra prima opzione, ma cercando informazioni sull’itinerario alcuni giorni prima della partenza abbiamo scoperto che questo sentiero è bloccato da una frana. Cartina alla mano, abbiamo perciò deciso di circumnavigare l’Uja di Mondrone e far tappa al Bivacco Bruno Molino. Continuiamo quindi sul sentiero 309 e dopo poco vediamo in lontananza l’Ometto (inutile dire che con un nome così non può che ispirare fiducia e simpatia).

In alto a sinistra, nella nebbia, si intravede il caratteristico “ometto”, grosso monolite di roccia da cui prende il nome il passo

Qui le tracce del sentiero diventano meno evidenti, e l’ambiente più roccioso e meno accogliente dei verdi pascoli attraversati in precedenza, ma la direzione da prendere è chiara. Affrontiamo un piccolo nevaio indossando dei ramponcini leggeri, che rendono l’attraversamento più veloce e sicuro. Subito dopo si mette a piovere, ma la fortuna ci assiste: troviamo un riparo perfetto sotto una roccia spiovente e ne approfittiamo per mangiare qualcosa. Appena smette quasi completamente di piovere completiamo la salita al Passo dell’Ometto (2614 mt).

Il Passo dell’Ometto visto da est, scendendo al Bivacco Molino

È emozionante cambiare vista da una valle all’altra. Qui due ragazzi che aspettano un po’ di sole per provare a salire all’Uja di Mondrone dalla cresta dell’Ometto ci dicono che il bivacco Molino è ormai vicino, e che la strada è tutta in discesa. Non si sbagliano, sapendo la meta vicina ci godiamo il panorama, per quanto nebbioso, e intravediamo nella nebbia il nostro primo stambecco.

Il sole ogni tanto fa capolino tra le le nuvole ed illumina il verde dell’erba.
Ecco il bivacco! È molto semplice, non c’è elettricità, ma è presente una sorgente d’acqua non molto distante (subito prima del bivio che dal sentiero 233 ci conduce al bivacco) ed abbiamo tutto il necessario per trascorrere una piacevole serata riguardando le foto della giornata, ripassando il percorso per il giorno successivo e dividendo succulente scatolette di sgombro e ceci.

Bivacco Bruno Molino (2283 m)

La notte piove e grandina e il bivacco viene illuminato quasi a giorno dai lampi.
Il risveglio sotto l’Uja di Mondrone è magnifico.

Uja di Mondrone (2964 mt) ed Elena. Il Passo dell’Ometto è individuabile proprio sopra la prima finestra (a sinistra) del bivacco

Ieri il tempo avverso non ci aveva permesso di vederne così bene la vetta, ora con la luce dell’alba si illumina di un colore tutto particolare. Partiamo di buon mattino, così da evitare la pioggia che, secondo le previsioni del meteo, sembra essere probabile nel pomeriggio. La meta della giornata è il Rifugio Città di Ciriè o il Rifugio Gastaldi: la scelta dipenderà dal tempo, dalle condizioni dei sentieri e da come ci sentiremo fisicamente. Questa doppia possibilità ci piace molto, rafforza ancora la sensazione di libertà che sempre si prova quando non si ha altro che uno zaino in spalla con tutto il necessario. Scendiamo dal Bivacco Molino lungo il sentiero 233 lasciando sulla sinistra il sentiero per l’Alpe Pian delle Mule e, superata l’Alpe le Piane, prendiamo il sentiero 232 fino al cartello che segnala il bivio con la direzione per il sentiero che conduce in cima all’Uja.

Consultando la cartina noi proseguiamo lungo il sentiero 232A (non presente tra i cartelli fissi al palo), che dovrebbe essere meno impegnativo e che ci dovrebbe portare al Lago Mercurin, senza un eccessivo dislivello. Qui la segnaletica, per tutto questo tratto (dalla deviazione dal 232 fino al lago), è praticamente assente, e non essendo mai state da queste parti, orientarsi non è facile. Per fortuna è mattina, il tempo è sereno, e sappiamo di avere tutto il tempo necessario ad arrivare a destinazione. Il GPS di un nostro smartphone (coadiuvato da una cartina della zona scaricata prima di partire, così da poterla utilizzare anche senza connessione) ci assiste ed in questo modo riusciamo a restare più o meno sempre sul presunto sentiero. Peccato che con l’attenzione focalizzata a capire dove andare, riusciamo a godere meno il paesaggio e scattiamo poche foto.

Il tratto di sentiero (232A, in blu) con assenza di segnaletica (fonte: Cai Lanzo)

Dopo un po’ di peripezie, e molta attenzione ai tratti esposti, arriviamo in vista del lago Mercurin (2497 mt) che ci appare di un blu bellissimo e particolare, ma allo stesso tempo circondato da così tante rocce da renderlo molto inospitale. Ci sembra inquietante ed affascinante allo stesso tempo.

Lago Mercurin

Ancora uno sforzo ed arriviamo al vicino lago del Ru (2585 mt): la distanza è breve, ma il sentiero 227 va percorso con cautela data l’elevata pendenza e la facilità di frana di alcune punti. Anche in questo caso il collegamento tra i due laghi manca di adeguata tracciatura (individuiamo la via grazie a una sbiadita traccia e osservando sulla cartina il profilo del lago). Intorno al lago del Ru vediamo gli ultimi rododendri, ancora fioriti a queste alte quote, e di nuovo delle indicazioni tracciate di fresco: ci rallegriamo subito e riprendiamo il cammino.

Lago del Ru (2585 m)

Dal lago del Ru al rifugio Città di Ciriè il sentiero è ben segnato ed è molto bello: si tratta di un lungo sentiero balcone, ricco di fiori di varietà diverse e con una bella vista aperta sulla vallata.

Francesca

Raggiunta l’Alpe della Rossa (2230 mt) prendiamo il sentiero 226A che ci conduce al Pian di Ciamarella e da qui seguiamo il Rio omonimo lungo il sentiero 226. La valle è molto ampia, sembra il posto ideale per un bel picnic, preferiamo però arrivare a valle e pranzare lì. Giungiamo al Rifugio Città di Ciriè (1850 mt) intorno alle 15, siamo parecchio stanche ed il tempo non sembra promettente.

Decidiamo di far tappa in questo rifugio. Qui i gestori sono molto accoglienti e il cibo è ottimo. Dopo una doccia e una cena ristoratrice assistiamo ad un altro forte temporale serale.
Il giorno dopo ci svegliamo alle sei e dopo colazione partiamo in direzione del Rifugio Gastaldi.
Le previsioni meteo per oggi non sono confortanti e decidiamo di sfruttare al meglio la mattina.

Salendo lungo il sentiero 222, ben segnato, ci godiamo il panorama molto ampio sulla vallata sottostante e poco prima del rifugio ci accoglie un branco di stambecchi. Il paesaggio per raggiungere il Lago della Rossa ed il Bivacco San Camillo dal Gastaldi è tipico delle alte quote.

Elena con alle sue spalle il Rifugio Gastaldi (2659 mt)

Proseguendo sul sentiero 222 vediamo dei laghetti glaciali molto particolari e intravediamo in lontananza i laghi d’Arnas.

L’ambiente non è ostile, ma maestoso.
Dopo aver mantenuto la sinistra, e presa così la traccia 222a/TB, incontriamo due bellissimi esemplari di stambecco che ci guardano in lontananza.

I ramponcini tornano utili e pian piano ci avviciniamo alla nostra meta.

Superato un breve tratto roccioso con corda fissa e raggiunto il Collarin d’Arnas, sappiamo che il lago della Rossa ormai non è lontano, ma è calata la nebbia e non lo vediamo. Ci rendiamo conto di essere arrivate vedendo la cappella di San Camillo e la diga: il lago è immerso nella nebbia.
Entriamo nel bivacco San Camillo (2714 mt) giusto in tempo per ripararci da un grosso temporale che si scatena di lì a poco. Con la stufetta elettrica, la luce accesa e un buon paté di olive sul tavolo ci godiamo il pranzo. Tra un rovescio temporalesco e l’altro riusciamo ad esplorare un po’ i dintorni: la diga, i binari del trenino e la cappella. Nei rari momenti soleggiati il lago appare vasto e bello con ancora qualche piccolo iceberg all’interno.

Domenica restiamo nel nostro confortevole giaciglio più a lungo delle altre mattine a causa della pioggia. Partiamo verso le dieci, anche se il tempo non è ancora bellissimo. Se tutto andrà bene raggiungeremo il Rifugio Tazzetti a fine giornata.
Attraversata la diga, prendiamo il sentiero 122 e pian piano ci inerpichiamo verso il colle Altare (2903 mt).

La vista del lago da questa parte è notevole: non si vede la diga e nemmeno gli altri edifici umani, ma solo il suo profondo blu. Calpestando un po’ di neve e cercando di non essere portate via dal vento, arriviamo al colle. Con un po’ di emozione vediamo un’altra valle aprirsi davanti a noi.

Scendiamo verso il Cibrario e ci concediamo un buon tè caldo nel rifugio. Considerando il forte vento, decidiamo di non seguire l’itinerario pensato in partenza che prevedeva di passare dal Col Sulè (3063 mt), salendo nuovamente di quota. Decidiamo allora per un’altra possibilità, decisamente più lunga in termini chilometrici, ma costituita da sentieri più tranquilli e battuti: scendere lungo il 118 fino al sentiero della Decauville e poi, percorrendo tutto il sentiero balcone, arrivare al lago del Malciaussia e di lì risalire al Tazzetti.

Rifugio Cibrario (2617 mt)

Consultando la nostra fidata cartina sembra lunghissimo, ma abbiamo il conforto del non avere alcuna fretta, la sicurezza di poterci eventualmente fermare al rifugio Vulpòt, e la curiosità di salire al Tazzetti al tramonto. La strada si rivela tra le più panoramiche percorse in questi giorni: sia il tratto in discesa dal Cibrario che la Decauville offrono una vista ampia sulla valle.

Sembra quasi strano ritrovarsi sotto i 2000 metri e vedere ricomparire alberi e arbusti. Il forte vento pettina l’erba alta.

Arriviamo al lago di Malciaussia (1792 mt) verso le 17, il tempo è ormai decisamente migliorato, il cielo è azzurro e ci sentiamo abbastanza coraggiose per risalire al Tazzetti lungo il sentiero 111.

Lago di Malciaussia

La salita è piacevole, non troppo ripida. Si risale a larghi tornanti, prima perdendo di vista il lago e poi ritrovandolo verso la fine.

Si attraversa un torrente e poi c’è l’ultima ripida salita, ma ormai si vede la bandiera sventolare, ed è tutto più semplice. Arriviamo su verso le 19. Ci accolgono due gestori molto simpatici, un tè, ed una splendida vista sul lago e sul Rocciamelone. La posizione del rifugio è dominante, ed il panorama che si gode dalla finestra della sala da pranzo ripaga abbondantemente dalla scelta della salita finale. Non per sminuire il Vulpòt, ma siamo super contente di dormire quassù.
Oltre a noi c’è solo un altro ospite. La serata passa in modo conviviale, si mangia molto e molto bene, ci si racconta da dove si viene e dove si va. Per noi il Tazzetti è l’ultima tappa, domani si scende a valle, e con un passaggio in auto offertoci, si ritorna alle basse quote torinesi.
Si parla tanto del Rocciamelone, che si erge proprio là dietro, maestoso e silenzioso: l’altro ospite ci salirà domani, così come ha già fatto molte altre volte in passato. Ci viene voglia di aggiungerci anche noi alla salita, di arrivare in punta e finire in bellezza questi giorni.
Lunedì ci svegliamo di buon ora e si parte!

Dal Rifugio Tazzetti (2641 mt), verso est, domina la sagoma inconfondibile del Rocciamelone (3537 mt)

Non siamo escursioniste cacciatrici di punte, ma siamo molte contente di avventurarci lassù, la giornata poi sembra davvero perfetta. Il nostro compagno e guida si dimostra molto gentile raccontandoci alcuni aneddoti legati al percorso, che frequenta assiduamente da anni, e ci mostra come orientarci la prossima volta.

Elena e Francesca con alle loro spalle il Rocciamelone

Il sentiero è abbastanza segnato, ma quando si arriva al Col della Resta (3248 mt), e al ghiacciaio, si deve avere un punto di riferimento sulla direzione da prendere.

Marco, nostra guida in questa tappa, racconta come il ghiacciaio in questi ultimi trent’anni anni si sia ritirato enormemente, di come siano emerse rocce che prima erano del tutto sommerse. Scattiamo qualche foto con l’obiettivo di documentare lo stato di salute del ghiacciaio.

Da sinistra: Francesca, Marco ed Elena

Saliamo in cresta dal colle di Novalesa, e poi procediamo fin in punta (3537 mt), arrivando ai piedi della statua della Madonna, poco meno di tre ore dal rifugio.
Dal colle vediamo l’ultima valle di questi giorni, ci fermiamo un attimo e contempliamo in silenzio il Monviso che svetta sopra le nuvole.

Dal Passo della Novalesa (3239 m) lo sguardo si perde sulle vette dell’orizzonte, su cui spicca il Monviso, e sulla Valle di Susa

Fino in punta si deve fare ancora uno sforzo ma ne vale la pena.

La vetta del Rocciamelone

La giornata è limpida e la vista stupenda. E poi c’è Fulgido, il gestore del Rifugio Cà d’Asti, che come ogni giorno da tanti anni a questa parte, accoglie i visitatori con un sorriso, tè e biscotti.

Da sinistra: Elena. Francesca e Fulgido

Dopo una breve visita alla piccola cappella presente sulla cima, riscendiamo verso il Tazzetti. Qui ci fermiamo un attimo e prepariamo un ottimo picnic finale finalizzato a finire le ultime scorte di cibo. Infine riscendiamo per il sentiero 111, indugiamo in qualche cespuglio di mirtilli, e poi raggiungiamo nuovamente il lago di Malciaussia, concludendo la nostra traversata delle alte Valli di Lanzo.

Francesca ed Elena


Di seguito le tappe fatte:

1° giorno: Forno Alpi Graie (1219 mt) – Passo dell’Ometto (2614 mt) – Bivacco Molino (2283 mt):

Forno Alpi Graie (1219 mt) – Passo dell’Ometto (2614 mt) – Bivacco Molino (2283 mt)

2° giorno: Bivacco Molino (2283 mt) – Alpe Le Piane (2032 mt) – Lago Mercurin (2497 m) – Lago del Ru (2585 mt) – Alpe della Rossa (2230 mt) – Pian Ciamarella (2100 mt) – Rifugio Città di Ciriè (1850 mt):

Bivacco Molino (2283 mt) – Alpe Le Piane (2032 mt) – Lago Mercurin (2497 m) – Lago del Ru (2585 mt) – Alpe della Rossa (2230 mt) – Pian Ciamarella (2100 mt) – Rifugio Città di Ciriè (1850 mt)

3° giorno: Rifugio Città di Ciriè (1850 mt) – Rifugio Gastaldi (2659 mt) – Collarin d’Arnas (2851 mt) – Bivacco San Camillo (2714 mt):

Rifugio Città di Ciriè (1850 mt) – Rifugio Gastaldi (2659 mt) – Collarin d’Arnas (2851 mt) – Bivacco San Camillo (2714 mt)

4° giorno: Bivacco San Camillo (2714 mt) – Colle Altare (2903 mt) – Rifugio Cibrario (2617 mt) – Sentiero della Decauville – Lago di Malciaussia (1792 mt) – Rifugio Tazzetti (2641 mt):

Bivacco San Camillo (2714 mt) – Colle Altare (2903 mt) – Rifugio Cibrario (2617 mt) – Sentiero della Decauville – Lago di Malciaussia (1792 mt) – Rifugio Tazzetti (2641 mt)

5° giorno: Rifugio Tazzetti (2641 mt) – Colle della Resta (3248 mt) – Passo della Novalesa (3239 mt) – Rocciamelone (3537 mt) – Rifugio Tazzetti – Lago di Malciaussia (1792 m):

Rifugio Tazzetti (2641 mt) – Colle della Resta (3248 mt) – Passo della Novalesa (3239 mt) – Rocciamelone (3537 mt) – Rifugio Tazzetti – Lago di Malciaussia (1792 m)

Il percorso completo:

4 Responses to Alla scoperta delle tre Valli di Lanzo: una traversata escursionistica

  1. Souleiado says:

    Che brave, che entusiasmo e che belle foto! Spero continuino così, queste due giovani escursioniste… Le Valli di Lanzo, poi, sono un vero e proprio Paradiso delle nostre Alpi, e non solo Occidentali, in assoluto. Le ho girate tanto e le porto ovunque con me nel ❤️

    Piace a 1 persona

  2. Beppeley says:

    Ringraziamo sentitamente Francesca ed Elena che hanno trovato il tempo, tra mille impegni, per raccontarci il loro viaggio nelle Valli di Lanzo accompagnato da splendide foto.
    Oltre ad aver viaggiato con loro, anche su percorsi che non conosco, ho fatto alcune riflessioni che vorrei proporre in un prossimo post.

    Bravissime! Avete fatto una cosa meravigliosa!

    "Mi piace"

  3. Francesca says:

    Come traspare dal racconto e dalle foto ci siamo divertite davvero molto in questa lunga traversata delle tre Valli. Speriamo di incuriosire e far intraprendere il cammino anche ad altri escursionisti!
    Segnalo e ringranzio due appassionati di queste vallate che lo scorso weekend hanno bollato il sentiero 232A che porta al Lago Mercurin rendendolo così nuovamente rintracciabile (https://www.facebook.com/groups/107036619341661/permalink/2717582314953732/)

    Buon cammino!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: