Come Torino dimentica le sue montagne

Testo di Fabrizio Goria

Torino ha dimenticato chi è, ma potrebbe ripartire dalle Valli di Lanzo

Immaginate di essere in una città che è completamente circondata da montagne che possono arrivare ad oltre 3000 metri. Immaginate che, tecnicamente, queste montagne possono essere raggiunte in meno di un’ora. E immaginate che queste montagne contengano una tal biodiversità quasi unica al mondo. In pratica, un sogno per tutti gli appassionati di natura, ma anche per tutti coloro i quali vivono per l’alpinismo. E non è un caso che questa attività si chiami così. Perché è “nata”, nel senso contemporaneo del termine, sulle Alpi. Ora, immaginate che questa città abbia perduto completamente di vista le sue origini, le sue tradizioni, le sue montagne. Stiamo parlando di Torino. E stiamo parlando del rapporto che Torino ha con le Valli di Lanzo. Valli selvagge, paradiso per molti, ignorate da troppi.

Val Malone (foto di Toni Farina)
Val Malone (foto di Toni Farina)

Per un torinese nato tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta, è impossibile non pensare con affetto alle Valli di Lanzo. Val Grande, Val d’Ala, Val di Viù, così come il Vallone di Sea, la Val Malone e la Valle del Tesso, non di rado, rappresentavano uno degli approcci più semplici alla vita montana, alla cultura alpina, a quelle piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta, come accarezzare un bovino o sentire il profumo del fieno d’alpeggio appena tagliato. Con la scusa della villeggiatura, altro termine ormai scomparso, le Valli di Lanzo si trasformarono in un enorme parco giochi nel quale sguazzare. E i primi a essere contenti erano i bambini, che potevano imparare, divertendosi, cosa significa vivere in montagna. Valori come il lavoro sodo, il sacrificio, la condivisione e il rispetto per gli ambienti naturali, che difficilmente possono essere insegnati in modo diverso. Solo vivendoli in prima persona si può capire. E, di conseguenza, imparare.

Valle Tesso (foto camosci bianchi)

Almeno due generazioni di torinesi sono cresciuti nelle Valli di Lanzo. E quando scriviamo di crescere significa che hanno compreso come si sta al mondo. Perché non si tratta di vallate facili, o particolarmente scenografiche, che invece possono essere altre vallate. No, le Valli di Lanzo sono spesso buie, cupe, fredde, aspre. Ma sanno forgiare gli animi. Rappresentano un patrimonio tale che, in qualunque altra parte del mondo, sarebbero già state oggetto di protezione da parte degli amministratori pubblici. Ma per capire cosa intendiamo, bisogna fare una piccola digressione autobiografica, cosa che per noi giornalisti non è mai semplice, perché dovremmo in prevalenza parlare di fatti, non di noi stessi. Ma tant’è.

Valle di Viù (foto di Francesca)

Il mio primo ricordo lucido dell’infanzia è legato a un’autovettura e a un profumo. L’auto era una Autobianchi A112 di colore scuro (non rammento se blu o verdone). Il profumo era quello ferro del poggiatesta del passeggero, che inevitabilmente finiva sulle mie mani, avvinghiate a quei due steli metallici mentre guardavo la strada che va da Torino verso Lanzo, via Mathi, e poi su, verso Chiaves. A Chiaves c’era questa casetta, o meglio mansarda, dove ho passato la mia infanzia. Una stufa che fungeva anche da cucina, il mio letto, quello dei miei, un balcone dal quale si scorgeva tutto, un salottino. E stop. Per me, il paradiso. Come per ogni bambino, del resto. E ricordo ancora tutte le volte che sono andato con mio padre alla fontana del paese, ora a cercare castagne (c’era un castagneto lì vicino), ora a giocare coi girini nati e cresciuti nell’abbeveratoio. O ancora, quando lungo la strada principale si incrociava Malone, il cane del paese. A cui tutti volevano bene e lasciavano qualcosa da mangiare. Non si è mai saputo se avesse una vera e propria casa, ma di sicuro era amato. O ancora, le corse verso il bar della piazza, dove c’erano i primi videogiochi arcade. Le feste danzanti del paese, con il sottoscritto che si rifiutava in modo categorico di ballare con una bambina fin troppo esuberante per l’età che avevamo. Era un piccolo mondo antico che divenne il fulcro dei miei primi approcci con la montagna.

Val Grande (foto camosci bianchi)

Infatti, una delle foto più iconiche che i miei genitori mi scattarono, mi vede a cavallo di quel vecchio cannone all’ingresso di Forno Alpi Graie. E chi si sarebbe immaginato che poi, a 30 anni di distanza, sarei tornato su quelle montagne con tutt’altro spirito, ma con la stessa sensazione di sentirmi a casa. Già, perché ho lasciato Torino una dozzina di anni fa, forse più, e dopo una peregrinazione che mi ha visto a Roma, Milano e poi Washington, io, moglie e gatta (americana) siamo tornati in Italia. E più precisamente a Torino. Vedere le Alpi non è mai stato così bello, e così, a 35 anni suonati, tornare a vivere le Valli di Lanzo. Back to basics, come direbbero gli amici statunitensi.

Nostalgia dei tempi passati, quando c’era la spensieratezza del fanciullo, quando l’economia era in crescita (sebbene in deficit costante…), quando la crisi occupazionale non aveva ancora morso l’Italia, quando la FIAT era anche tale e non FCA Group? No. Non si tratta di nostalgia. Si tratta di tornare nei luoghi in cui si è cresciuti, che ti hanno reso ciò che sei. Una sorta di restituzione di qualcosa a un territorio che ti ha trasmesso molto. Non solo cose materiali, come i torcetti o i formaggi, tanto per dirne due di sicuro effetto, ma emozioni, sensazioni positive.

Val d’Ala (foto camosci bianchi)

E qui arriva il problema. Noi, come molti amici statunitensi, abbiamo deciso di limitare il più possibile il nostro impatto sull’ambiente. A cominciare dalla rinuncia che per molti è impossibile da adottare. Vale a dire, l’automobile. Quando ci muoviamo, prendiamo bicicletta, mezzi pubblici, treni o aerei. E ogni giorno andiamo a piedi per, minimo, 10 mila passi, circa 5 km. Si tratta di una scelta pesante, certo, ma consapevole che non si debba più parlare di cambiamento climatico, bensì di emergenza climatica. E, come in montagna gli alpinisti tendono a mitigare il rischio, non a eliminarlo del tutto in quanto impossibile, nella vita di tutti i giorni cerchiamo di minimizzare il nostro impatto.

Il problema è che è quasi impossibile raggiungere le Valli di Lanzo nel fine settimana coi mezzi pubblici. Certo, il treno della Torino-Ceres c’è, ma a che orari? Il primo treno di domenica (o festivi) è alle 7:43, ma arriva solo a Lanzo. E se si vuole andare oltre? Bisogna prendere un bus. Ma non è quello il punto. Il punto è che ci sarebbero fior fiore di alpinisti che vivono in città per esigenze lavorative e che vorrebbero andare nelle Valli di Lanzo coi mezzi pubblici, ma non possono. Perché arrivare a Lanzo alle 8:36 di domenica per iniziare una gita non è letteralmente fattibile. Non parliamo poi di chi arriva da altre regioni.

Valli di Lanzo (foto di verglass)

Inutile girarci intorno: Torino si è dimenticata le Valli di Lanzo. Ed è tutto sotto gli occhi di tutti da quasi 20 anni. Ovvero, quando si è iniziato a parlare delle Olimpiadi invernali del 2006. Si poteva contare sulla bellezza della Val d’Ala, sul Pian della Mussa, o su quella che molti oltreoceano definiscono come “la piccola Yosemite d’Europa”, ovvero il Vallone di Sea. Invece, si è deciso di puntare su quel turismo da “settimana bianca”. Quello macchiettistico che abbiamo tutti osservati nei vari Vacanze di Natale di vanziniana memoria. Come si è fatto a Cortina, in Val di Fiemme e Fassa, in Val Gardena. Le Dolomiti, non a caso, in Italia sono al top per la ricezione turistica. Mentre a Torino pare che le uniche località montane degne di nota per gli amministratori locali siano quelle della Via Lattea, destinate allo sci alpino. Le altre? Dimenticate.

Allo stesso modo, ci si è dimenticati di essere una città unica, dove è nato il CAI, dove c’è il Museo nazionale della montagna, dove lo sguardo spazia dal Monviso al Monte Rosa. Una scelta giusta? Difficile dirlo. L’impressione è che sia uno spreco. Perché, anche nel caso delle valli olimpiche, i collegamenti non sono semplici e manca l’incredibile ed efficace macchina di promozione turistica del Trentino-Alto Adige, per fare un esempio. In altre parole, Torino si è dimenticata di essere una città alpina, al pari di Chambery, Innsbruck, Trento e Bolzano, dove è possibile vivere la montagna a 360 gradi in qualunque stagione.

Vallone di Sea (foto Fabrizio Goria)

Se proprio Torino volesse trovare la sua dimensione, invece di puntare sulla foodification, sugli outlet e sui centri commerciali nella prima cintura (e vale la pena ricordare che negli USA i mall stanno scomparendo…), sul turismo museale, dovrebbe fare un discorso più lungimirante. Dovrebbe puntare di nuovo sul patrimonio naturalistico, come hanno fatto molti Stati statunitensi, come Idaho, Colorado o Utah. E le occasioni non mancano, anche a cominciare dalle Valli di Lanzo. Il periodo, del resto, è propizio. Le nuove generazioni hanno una consapevolezza cruciale, ovvero che gli ambienti naturali devono essere preservati. E questo può essere il fulcro di una rinascita capace di rivitalizzare valli troppo bistrattate come quelle di Lanzo, basando il tutto su un turismo più lento e più responsabile. Il contesto è uno dei migliori degli ultimi decenni, la città fatica a trovare la sua identità, le possibilità per lo sviluppo di attività montane ci sono. Altrove, e basterebbe andare oltre le Alpi, invidierebbero la posizione di Torino e il capitale potenziale che ha. Perché quindi nessuno ci vuole provare?

Fabrizio Goria
Journalist, mountaineer

45 pensieri su “Come Torino dimentica le sue montagne

  1. Pingback: Così Torino si è dimenticata di essere una città alpina - Alpinismi

  2. Loredana

    Io sono una viucese nata nel 1946 e poi trasferita a Torino che però tornava a Viu’ tutte i fine settimana e da quando è andata in pensione passo i 6 mesi estivi a….Viu’ con grande gioia e piacere. Boschi splendidi paesaggi bellissimi e……FUNGHI!! Spero di poter andare ancora per molto anni a godere questa valle!!

    Piace a 1 persona

  3. Condivido tutto e alle Valli di Lanzo aggiungerei il Canavese con la parte piemontese del Gran Paradiso e le più sconosciute Valle Sacra ,alta Val Malone, e la zona monte Soglio ,Forno Canavese, Val Gallenca senza tralasciare la collina di Belmonte ,SACRO MONTE patrimonio Unesco.

    Piace a 1 persona

  4. Talina

    Io non posso non amare le Valli di Lanzo . leggendo in testo di Fabrizio Goria. Non posso non pensare quanto ha ancora da regalare come vita le montagne delle Valli di Lanzo. Da Lanzo,Quassolo, CHiaves,Salvin per scendere a Sant’Ignazio,TOrtore,Gisola,Monbresto, Pessinetto Fuori, Pessinetto.MEzzenile. da Germagnano non bisogna dimenticare valViu come Funghera,Traves.Quanto val D’Ala Val
    Grande. . Ma Pessinetto il paese dei fiori. Ha ancora molto da regalare. Da scoprire da amare da viverla.io che ho amato la montagna, e l amerò sempre perché non nonno,mio padrino,mio zio ,escavatoristi mi hanno bsempre insegnato ad amarla.ce bisogno di vederla ricca di popolazione.approvobquello che ha scritto Fabrizio GOria. Bisogna sperare che si ripopoli.la montagna ha ancora molto da regalare ,con la sua bellezza di colori di vitalità.un tuffo al cuore di tanti ricordi.

    Piace a 1 persona

  5. Marco Audo

    Parole sante, non solo Torino si è dimenticata dei nostri posti meravigliosi, ma anche chi dovrebbe promuovere il rilancio delle attività pastorizie ed artigianali nonché agricole sul posto sembra non averne le capacità o la volontà, è difficile per i nostri giovani partire con qualcosa che permetta a loro di ricavare di che vivere senza l’aiuto concreto delle istituzioni locali. Speriamo cambi qualcosa perché il nostro piccolo paradiso lo merita.

    Piace a 1 persona

  6. Cristina

    Letto con molto interesse….
    Anche per il mio lavoro la ricerca di piccoli produttori di prodotti di eccellenza mi hanno portato a riscoprire le valli di Lanzo.
    Ricordi anche per me di quando ero bambina.
    Ora ho dedicato nella mia attività in Torino una vetrina ai prodotti di questi luoghi che con un piccolo aiuto commerciale possono essere rivalutati e scoperti.
    Seguendo il filo del franco provenzale ho preso spunto e ho dedicato la mia vetrina alla valle.
    Grazie del suo racconto.

    Piace a 1 persona

  7. Emilio Agagliati

    Condivido pienamente!
    Se sul Viso è nata l’idea del CAI.
    Sulle Valli di Lanzo, in Val Cenischia (Ciusalet, Moncenisio) Rocca Sella, Rocca Sbarua, etc etc sono state le palestre (e per alcuni lo sono ancora) dell’alpinismo, con la A maiuscola.

    Piace a 1 persona

  8. Grazie per aver fatto riafforare in me ricordi di infanzia del tutto simili; una madeleine di odore di auto,per me era una Simca a partire da Torino. Per me il villaggio della villeggiatura era Cudine; il wc alla turca ancora esterno, coi ragni enormi la sera e la toelette fatta in casa, perchè il bagno non c’era. E le grandi testate di mio padre, salendo una scala esterna dimensionata per piccoli montanari… che ridere. Giornate intere a spasso libera nei boschi con un cane, quando i cani potevano ancora godere di libertà. Ora le libertà altrui, pure quelle di un cane, fanno troppa paura. Molto interessante il riferimento agli shopping mall usa che spariscono: grazie per darmi qualche info in più. Un saluto da una ex torinese trapiantata in valle, La Cuccia nel Bosco – Mezzenile.

    "Mi piace"

  9. Concetta

    Buongiorno ho letto questo meraviglioso racconto malinconico che mi ha fatto tornare indietro nel tempo mi ha fatto ricordare e assaporare i momenti che ho vissuto in un periodo quando avevo una casa in affitto in un paese dopo Ceres dove i miei figli scorazzavano felici in mezzo alla natura x fortuna non si sono dimenticati crescendo (sono stati anche degli scout) mi sono trasferita da Torino in bassa val di susa così mi continuerò ad assaporare le nostre montagne si spera che la città di Torino si svegli da chiamiamolo “Sonno” e valorizzi il bel paesaggio che la circonda

    Piace a 1 persona

  10. DANIELA

    Condivido in toto. Vivo a Torino non abbiamo l’auto per le stesse ragioni esposte nell’articolo. La meta delle nostre gite è quasi sempre la Val Susa, treni ogni due ore la domenica e festivi. La soluzione è l’auto condivisa ma resta l’amarezza per i treni che non ci sono più.. dalla Val Pellice alla Valsesia.
    Torino ieri era bellissima dal monte dei Cappuccini con la sua corona di montagne innevate.

    Piace a 1 persona

  11. Fabio Santo

    Ottima analisi capace di riassumere in breve tutte le criticita’. Un dato sulla parte finale del testo: proteggere natura e biodiversita’ oggi vuol dire non solo preservare il capitale naturale vitale per la nostra e le future generazioni, ma anche favorire nuove forme di sviluppo economico. Iniziative e idee in stile anni ’80 nelle nostre valli non hanno piu senso e prospettiva. Purtroppo si osservano ancora amministratori locali (non tutti per fortuna!) che per il consenso di alcune decine di persone, tutelano piccoli interessi e portano avanti operazioni di piccolo cabotaggio…cosi facendo stanno gravemente ipotecando il futuro di intere vallate. Bisognerebbe che tutti insieme si avesse il coraggio di parlare con la gente, confrontandosi ed aiutandola a comprendere, fornendo informazioni corrette ed oggettive, su quali siano le “vie nuove” di un’economia alpina green, sostenibile e capace di futuro innanzitutto per chi nelle valli vive.

    Piace a 1 persona

  12. Paolo

    Complimenti parole sante io sono di Mezzenile, pratico l’alpinismo lo sci alpinismo le ns. Montagne sono fantastiche ieri ero al P.della Mussa con gli sci era fantastico solo che le strade x salire per i più erano impraticabili le ns. Montagne i paesi e la viabilità non interessa a nessuno purtroppo

    Piace a 1 persona

  13. Mario Giudici

    Sono un monregalese che vive a Villanova Canavese da 45 anni da sempre estimatore delle valli di Lanzo.
    Queste valli stanno morendo ma nessuno fa niente.
    La prima cosa sono le strade, pietose e indegne nel 2019.
    Poi il treno che dal centro di Torino arriva a Ceres nel bel mezzo di paesaggi fiabeschi; anni fa furono spesi parecchi soldi per l elettrificazione ma adesso girano i bus, incredibile.
    In mano agli altoadesini o ai francesi questo treno sarebbe oltre che un mezzo di trasporto, anche un’ottima attrazione turistica. Noi no !
    Pensiamo solo al Pian della Mussa, un po’ d’estate e poi la strada si chiude, abominevole. Vedi Dolomiti e poi piangi.
    In sintesi: oltre agli aspetti naturalistici si stanno perdendo i turisti e migliaia di posti di lavoro.
    Da anni urlò la mia rabbia fino alla raucedine ma sento solo l’eco della mia voce.
    Del resto, dalle mie parti, c’è un castello bellissimo ancora arredato, Valcasotto, restaurato nel 2012 ma ancora chiuso perché mancano i soldi per un custode.
    Piemonte alzati ! Ma subito. Non aspettare nulla da Roma.
    Triste ma speranzoso.
    Mario Giudici

    "Mi piace"

  14. Salvo

    Non sono del tutto d’accordo. Se é vero che i trasporti pubblici non sono proprio funzionali agli orari delle escursioni di prima mattina (ma non per le pomeridiane-serali) é anche vero che i torinesi-metropolitani continuano a prediligere l’auto per gli spostamenti anche solo in provincia. Poi devo dire che frequentando le valli,le tre di Lanzo stanno conoscendo un ritorno al turismo,con trasformazione di vecchie strutture e nascita di nuove…Per il Tesso e Malone invece non vedo ancora nulla di nuovo…Non esiste un BRAND alpi occidentali…Le Cozie e le Graie sono stupende,ma se dici DOLOMITI dici montagna-turismo-bellezza-natura. ECCO cosa manca, una identitá una visione collettiva.

    "Mi piace"

  15. Anonimo

    Articolo stupendo, condivido appieno anch’io come lei cresciuta nel paesino che reputo sia il più bello delle valli di lanzo con uno spettacolo che da sulla pianura titengi unico “Chiaves”
    Ora abbandonato ma sempre stupendo

    Piace a 1 persona

  16. Filippo Barbera

    Bellissimo articolo. Penso, scrivo e dico le stesse cose, inascoltato in gran parte. Nel volume collettivo “Riabitare l’Italia” (Donzelli, a cura di A. De Rossi) e nel libro “Dall’alto in basso” (Barbera-Di Monaco-Pilutti-Sinibaldi; Rosenberg e Sellier) trattiamo diffusamente del tema

    Piace a 1 persona

  17. Rosy

    Anch’io o bellissimi ricordi delle Valli di Lanzo in una frazione di Groscavallo Dove appena potrò mi trasferiro nella mia vecchia casetta. Sono felice che mia figlia 22 anni abbia deciso di trasferisi nelle Valli di Lano dove io ho tutti i miei ricordi

    "Mi piace"

  18. Fortuna di massa

    Grazie,
    concordo con tutto quello che hai scritto, ieri sono stata a lanzo in gita dopo anni e ho avuto gli stessi pensieri, ho vissuto a lanzo e a Cirié poi in Toscana e adesso in Liguria… non è nostalgia, è voglia di credere che è una montagna che ha dato e che può ancora dare molto…. ho un sogno… realizzare nel centro storico botteghe artigiane di tutti i mestieri… Io ho iniziato lì oggi nel 92’oggi sono a Portofino… sono disponibile a condividerlo…

    "Mi piace"

  19. Eugenia

    Ottimo articolo sulle stupende Valli di Lanzo.) Però devono fare un correzione sulla viabilità:
    La ferrovia Torino/Ceres dal termine dell’anno scolastico e fino all’inizio del prossimo interrompe il servizio nei fine settimana da Lanzo a Ceres ed anche la tratta in bus lungo le tre valli viene disattivata !!!!

    "Mi piace"

  20. Guglielmo coffano

    Bellissime le montagne attorno a Torino ho fatto alpinismo e rocciatore per 30anni , ma adesso che le posso solo vedere da lontano il perché sono affetto da Sclerosi Multipla ,vorrei trovare due stanze per stare vicino alle montagne non si trova gniente o con prezzi da Cortina o Sestriere ho cercato nelle valli di Lanzo, vallone di Sea dove andavo a fare qualche tiro di corda con Il grande Giancarlo Grassi , e vero che da parte di chi dovrebbe parlare e interessarsi delle nostre montagne non vengono apprezzate quali magnifiche mete di gite.
    Come un tempo passato dimenticate e poco sponsorizzate , che grosso errore. Saluti alle montagne di Torino e a tutti voi che le frequentate . Ciao Guglielmo

    "Mi piace"

  21. Anonimo

    Anche io, più anziana di lei, ho trascorso la mia infanzia a Chiaves. Da quasi trent’anni fortunatamente sono tornata in val di Lanzo a Vonzo, dove i miei figli hanno trascorso le vacanze estive con i nonni.

    "Mi piace"

  22. Anna

    Condivido tutto cio’ che ha scritto perchè vent’anni fa ho deciso di vivere a Fiano ,qui ho trovato la mia dimensione ,abitavo a Venaria troppo vicina al castello ,troppe personalità che venivano a visitare la reggia ,troppa polizia .Mi sono apre chiesta perché non hanno mai fatto nulla per collegare le valli di Lanzo sfruttare questa bellissa risorsa che la natura ci ha donato

    "Mi piace"

  23. Venturini Pieramgela

    Io sono nata a Lanzo e i miei nonni erano di Viu nelle valli di Lanzo ci siamo trasferiti a Torino a tornavamo nelle ferie e io ricordo ancora il profumo dei camini dove si cuoce ano le patate sotto la brace l acqua cristallina della stura che si poteva bere il burro giallo la toma di Lanzo il pane nero i torcetti le osteriedobe si mangiavano le acciughe al verde la soma d ai. Le belle scampagnate a raccogliere i funghi e tante cose ancora. E un vero peccato che queste montagne non siano valorizzare c è Il lago Di Marciausia e più su il lago nero e d inverno le piste sciistiche la Stura dove i riva prendevamo il sole e faccevamo anche il bagno. Peccato d avvero

    "Mi piace"

  24. Alessandro Ferrante

    Condivido ogni parola, ma il bellissimo articolo non pone troppo l’accento sul fatto che sia necessario ricostruire la cultura della montagna totalmente assente tra i giovani … Ogni giorno in classe, presso l’istituto per il turismo di Ciriè, mi batto per questo , ma la strada sembra essere , manco a dirlo, tutta in salita.

    "Mi piace"

  25. emanuela castellini

    Complimenti 👏👏👏bell’articolo. Ci vorrebbero più persone come lei che capissero gli enormi sforzi che le associazioni fanno per valorizzare le valli e attirare i turisti. Per far capire loro com’è bello il nostro territorio e come ci si possa divertire tanto e di più con poco

    Piace a 1 persona

  26. massimo p.

    Bellissimo articolo e oltremodo veritiero!!
    Mi è capitato di avere tutte le uscite della serie “Borghi Imperdibili” in allegato de La Stampa.
    Si può constatare che lentamente qualcosa si stà muovendo (molto lentamente). Non siamo stati completamente dimenticati. In “sordina” Lanzo è presente ed anche qualche altro bell’articolo sulle zone più alte.
    Non basterebbero comunque dieci volumi per elencare già solo i borghi abbandonati che a livello storico e d’immagine non avrebbero niente da invidiare a quelli già presentati nell’edizione.

    Piace a 1 persona

  27. simonegoffi

    esattamente come descritto nell’articolo di Fabrizio, passavo le vacanze estive da giugno a settembre a Forno Alpi Graie. Grazie alla libertà che mi hanno sempre dato i miei nonni e i miei genitori lì sono cresciuto libero di scorrazzare per prati, boschi e sentieri, ad amare gli animali e ad ammirare tutte le meraviglie che regalano questi posti. Oggi torno regolarmente nel paese d’origine della mia famiglia da 14 generazioni (!!!) e purtroppo con molto rammarico e malinconia vedo sempre più spesso troppe cose che non mi piacciono, grazie anche alla complicità delle istituzioni a tutti i livelli…

    Piace a 1 persona

  28. Luciano

    Posso scrivere un commento fuori dal “coro”? L’articolo giustamente evidenzia le manchevolezze “a valle” ma, da vecchio villeggiante -e non solo- dell’ultimo Comune della Val d’Ala porrei anche l’attenzione su cosa hanno i residenti perchè le Valli di Lanzo non fossero dimenticate. I residenti che sul finire degli anno ’50 del secolo scorso hanno scoperto che la villeggiatura (prevalentemente dei torinesi) era la gallina dalle uova d’oro e ne hanno approfittato senza per altro dare nulla in cambio in termini di adeguamento delle strutture, di accoglienza e di impegno per animare la villeggiatura. Allora nei due mesi e mezzo che durava la villeggiatura i paesi, le frazioni e le borgate si riempivano di villeggianti che si accontentavano anche di poco e non era un grosso problema se il gabinetto era in realtà un “buco” magari nel cortile fuori di casa e se l’acqua bisognava andare a prenderla alla fontana. E lo stesso avveniva d’inverno in quei paesi che disponevano di piccoli impianti di risalita: nei fine settimana, nei “ponti” e nelle festività natalizie e pasquali i villeggianti erano sempre numerosi. Poi le necessità della “civiltà” sono cambiate ma l’offerta continuava, e per certi aspetti, continua ad essere la stessa. Purtroppo nella stragrande maggioranza delle nostre Valli non è mai esistita la cultura della villeggiatura (intendo quella buona e non quella “mordi e fuggi”, che pure è stata anch’essa abbondantemente sfruttata). Le nostre Valli sono indubbiamente belle ed hanno delle grandi potenzialità turistiche, anche per quel tipo di turismo “ambientale” e “sostenibile”, ma oggi come allora manca, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, la volontà locale di impegnarsi per sviluppare e incentivare ogni forma di turismo: invece i turisti continuano ad essere considerati, oltre che soggetti da spennare, dei rompiscatole che prima se ne vanno meglio è. E le nostre Valli di Lanzo, che pagano la scelta di essere state il “dormitorio estivo dei torinesi”, sono destinate a morire sempre di più se non cambia in primis la mentalità “non turistica” dei suoi abitanti.

    "Mi piace"

  29. Claudio Ferrea

    Sono di Torino ma da sempre amante delle valli di Lanzo, da giovane ho frequentato idiversi paesi delle tre valli poi sono passato da affittuario a proprietario di seconda casa in quel di Mondrone usufruendola nei mesi estivi e anche in inverno, ora che sono pensionato passo un terzo dell’anno in questo bellissimo posto. Ho sempre fatto gite, prima impegnative su tutte le motagne della valle quando erano ancora ben innevate anche in estate seguendo con apprensione il continuo scioglimento dei nevai/ghiacciai dei vari luoghi. Ora mi cimento in passeggiate meno impegnative vista l’età.Da sempre ho cercato di portare avanti il discorso,come socio e segretario di quello che è il Circolo Mondronese, di valorizzare le tradizioni senza stravolgere quello che è la montagna e cioè tranquillità bellezza e stupende possibilità di comunicazione sociale e culturale. Però ho sempre cercato anche di fare capire ai vari amm.ri locali la necessità di fornire un minimo di servizi in relazione agli anni in cui viviamo, cosa che purtroppo non sempre viene attuata. E di questi giorni la notizia che il gestore della rete che manda il segnale WI FI in valle di Ala cesserà l’attività lasciando i paesi privi di copertura, 0ra va bene non stravolgere la montagna ma come si può pensare nel 2020 di lasciare un’intera valle senza segnale. Analogamente il discorso per i servizi basilari, trasporti ridotti al limite, strade poco curate, manutenzioni assenti ,basta vedere cosa succede per alcuni giorni di maltemp e cosi via……….

    Piace a 1 persona

  30. silvano capussotti

    Ogni tanto,sento il bisogno di tornare su ai Tornetti anche se non sono nativo. Così prendo salgo dalla pianura ,la domenica su per quella stradina che ho fatto centinaia di volte in tutte le stagioni e faccio il pellegrino dei miei ricordi.
    pensare che sul versante del vallone là in fondo Tornetti di primavera, mi apparive una triste e sperduta borgata all’ombra, quel giorno in cui Toni il prete operaio che ha forgiato molti giovani ed ora è andato in cielo, ci portò lassù, noi sedicenni del gruppo parrocchiale di Settimo Torinese al pian degli Asciutti sotto la rocc moross e ci mostro’ la frazione sull’altro versante del vallone.
    . Eppure allora,nel 1974 pulsava ancora di vita. Ancora Michelino Chiantor gestiva il suo Albergo d’epoca ,secondo la tradizione delle grosse famiglie di albergatori delle valli di Lanzo non quasi tutti erano fuggiti a valle o morti come avvenne dopo. Lassu’ in fondo alla provinciale, abortita la speculazione all’alpe Bianca, lasciando lo scheletro triste dell’esagerato albergo ed i pali arrugginiti di skilift senza neve, abitano in pochi ora. Dove stavano più di cento montanari ora meno di trenta. .. poi quando il gruppo per tanti anni decise di gestire e restaurare la vecchia scuola canonica abbandonata tramutandomi in muratore,io ragazzo di pianura,nelle primavere ed estati della mia gioventù mi innamorai profondandamente dei Tornetti dei suoi laghi e dei suoi monti e fui sempre dei più convinti Conobbi pian piano ogni sentiero ed ogni abitante del vallone fino a che un anno da lupo solitario decisi che avrei passato tutto luglio ai Tornetti a preparare gli esami universitari. E la mia tesi di laurea in veterinaria trasudava la speranza di un futuro diverso per questi monti.
    Gli altri amici venivano su alla domenica ma io …rimasi li quasi due mesi. Anche da solo. Non avevo paura della solitudine.e studiavo facevo la spesa a Viù e riattavo la casa,secondo i patti tra noi ragazzi. Annotai anche minuziosamente tanti piccoli lavori fatti.
    Uscivo dalla porticina della antica casa canonica ,che avevamo restaurato insieme a Toni.scesi i gradini della scaletta di pietra ,attraversavo il praticello in piano che era anche il sacrato della chiesetta e mi accomodavo sul muretto che era comodo come panca per prendere il sole od aspettare che arrivasse il prete da Viù per la messa. Guardavo all’orizzonte. Era la mia america,il mio sogno la mia way. In quelle domeniche estive il caldo saliva dalla pianura ma l’orizzonte spaziava a far sognare le innumerevoli frazioni di montagna ,ognuna con le sue antiche case alcune distrutte,,con i suoi villeggianti ed abitanti dediti i bimbi a correre e gli adulti a riposare giocare a bocce,cuocere costine o viceversa accudire il bestiame o fare fieno.Dalle valli di lanzo fino alla vald’aosta nei miei sogni e oltre, Un enorme palestra di natura e vita per camminare,sognare un lungo infinito trekking con nelle orecchie la musica ed in bocca l’armonica di Neal Young che amavo senza allontanarsi dalle alpi, conoscendo persone, inzuppando di sudore canottiere,respirando il profumo di letame ed ontani senza mai planare in quella pianura che più larga dei monti a me stava pero’ stretta.

    Piace a 1 persona

    1. Toni Farina

      Discorso complesso quello di Goria. Si presta anche a fraintesi. Ad esempio nel leggere il titolo mi verrebbe da dire: “magari” . Perché a vedere quel che accade nelle sempre più torride domeniche d’estate i torinesi non si dimenticano affatto delle montagne, siano Valli di Lanzo o Valle dell’Orco. Anzi le affollano in cerca di sollievo. E lo fanno in modo massiccio, anarchico, selvaggio. In sintonia con questi tempi. Moderni e al contempo di arcaici istinti, dove si è pronti a lottare per un parcheggio allì’ombra a bordo Stura.
      Le montagne potrebbero svolgere ruolo di laboratorio per la costruzione di un futuro possibile. Ma ben altre dovrebbero essere le scelte. E se Torino si dimentica delle Valli di Lanzo (e viceversa), che dire dell’atteggiamento della capitale ex sabauda nei confronti del Gran Paradiso, primo parco italiano che si appresta a spegnere le 100 candeline con la sede emarginata in una remota e irraggiungibile periferia. A ca del diau (per dire), come se fosse una cosa di cui vergognarsi un po’.
      Roba da rimpiangere i Savoia …

      "Mi piace"

  31. Ercole

    Noto che vi sono solo commenti di turisti, di chi ha messo u piede e poi è tornata a Torino, ma non di gente della valle, che le cose le vede dalla propsettiva più obiettiva, qualcuno dice persino che la valla sta morendo? ma scherziamo?
    Amo le Valli di Lanzo, e sono molto sensibile verso la natura e la semplicità di questa vita, ma leggendo quanto da te scritto, mi sono accorto di trovarmi all’opposto del tuo pensiero, e ti spiego il perchè.
    Parli in modo romantico, ma non concretamente sensibile, le tue sono parole nostalgiche, non di chi vive certi luoghi, o di chi ha continauto a viverli, anche se lontano fisicamente.
    Sono parole nostalgiche, di chi è stato distante da certe realtà per molto tempo, e che non le ha vissute, se non in modo superficiale durante l’infanzia.
    Non mi fa paura chi torna, o chi è nuovo e viene in valle, donando freschezza, e mantenendo vivi certi luoghi.
    Diffido di quei nostaligici, che per anni si sono dimenticati di luoghi che non hanno vissuto mai realmente, se non per poco tempo da villegiante, e nel rammentare, i luoghi della loro infanzia, si sentono in diritto/dovere di proteggerli, a loro modo ed uso esclusivo.
    Mi fanno ancora più temere, quando confessano di aver vissuto, a lungo, in posti come USA e Milano. Luoghi in cui, volenti o nolenti, se non si rimane ligi a se stessi, vengono inculcati, modi di pensare in grande, mai a misura d’uomo, modi artefatti, tendenti al globalismo, lo stesso che grazei all’Europa, sta distruggendo, le tradizioni Culinarie delle nostre valli, caserio, panificazione, imponendo regole, o materie prime prodotte male, da governi che hanno il potere per imporsi.

    Chi si è goduto certi luoghi “liberamente” e ora vuole a suo modo “preservarli”, magari con un parco? come si fa con un cappotto, intonso, nell’armadio, che nessuno indosserà mai più, perchè fuori moda, e troppo puzzolente di canfora, sta li, bello da guardare, ma non toccare,
    non ha capito una cosa importante.
    Le nostre valli, non hanno bisogno di nessuna campana di vetro, ma di essere godute per come sono ora, preservando le loro tradizioni, e la libertà di poterle girare sentra regole, tranne quell dettate dal buon senso.
    Il bello delle Vali di Lanzo, e tu, che non ci torni da tanto tempo, avresti dovuto notarlo, è proprio di non essere cambiate in modo radicale. Sono rimaste come le hai viste negli anni 80, ed è giusto così, i bambini di oggi, possono fare quasi le stesse esperienze che abbiamo fatto noi, anni addietro.

    Le Valli di Lanzo per i Torinesi, sono turistiche da 200 anni.
    Hanno purtroppo, già subito, il turismo di massa. Gli anni 60, ha lasciato segni ancora visibili a tutti.
    L’uncia cosa che vorrei pernostre valli, è più rispetto, pulizia, meno cemento. Vorrei che mostri mai completati, come in Val d’Ala, Cantoira, Chialamberto e a salire fino a Forno, venissero eliminati, e non che vengano distrutti gli edifici minerari storici come quelle di Chialamberto!
    Consoco sindaci, che proprio in nome del “green” hanno fatto scempi, in questi ultimi 30 anni. In nomedell’ecologia, e della prevenzione, di alluvioni, alluvioni, che sono arrivate proprio per colpa di penseiri finto ecologico, come smettere di pulire il sottobosco!
    Pulizia fatta da sempre fino agli anni 60, ma secondo i finti ecologisti, distrugge il naturale corso del bosco. Corso del bosco, che va a distruggere il corso dei torrenti e poi del fiume, che sempre per mano dei green, ne hanno cementato il letto, rendendolo una pista per razzi. Scempi del genere, ci ha portato alle grandi alluvioni, che in valle tutti ricordiamo, troppo bene.
    Eppure continuano a distruggere.
    Come la mitica Sindaca “Green” di Cantoira, che distrusse, oltre i sabbioni, e altre zone, anche un piccolo e meraviglioso laghetto, intonso da millenni, rilevante a livello archeologico e geologico, inglobandolo nel “cemento”, e distruggendo la biodiversità delle sue pozze naturali. Opera di “prevenzione” su di un torrente mai andato in piena, che ore scorre male, intanto dove prosegue il torrente, ci sono rami tronchi, a bloccare il flusso.
    Per far vedere che si è attivi ecologicamente, e prender voti, si fanno più danni che seguendo regole, che hanno funzionato per centinaia di anni.

    Quando leggo più volte, la parola “Preservare”, vedo una lama a doppio taglio, che potrebbe sfociare nella parole, parco, e da ciò che scrivi, deduco proprio che tu intenda questo.
    Il parco naturalistico come oggi lo si intende, è ciò che di più negativo possa esserci per preservare la natura. Sopratutto in Italia, i parchi, vengono lasciati a loro stessi.
    Io sono per il preservare la natura, ma in modo sensibile, ed equilibrato, non rendendo tutto parco, dove nessuno può uscire dai sentieri, o cogliere un fiore.
    Il parco che tutti anelano, toglie le libertà del singolo, ma “garantisce”, via libera al rapace dotato di potere finanziario, di farne scempio con, strade, infrastrutture, invasi, dighe, torrenti cementati, operazioni minerarie di multinazionali provenienti da chissà dove, e chi ne ha più ne metta.
    I parchi sono come delle madri iperprotettive, che hanno fumato e bevuto durante la gravidanza.

    Di solito chi vive in grandi città vede la montanga come un bel luogo di villiggiatura, un enorme parco giochi, dove spadroneggiare, e rilassarsi, durante il weekend, per poi tornare al proprio appartamento in città. Un luogo che vorrebbero a propria misura, e che secondo loro, tutti quanti dovrebbero vedere come vogliono loro, ossia secondo un punto di vista privilegiato. Senza prendere, in considerazione, che, in montagna c’è chi ci vive e lavora, e che le idee, da villeggiante, hanno un impattò proprio su di loro.

    Tanto romanticismo, nostaglia e belle parole, siete i più pericolsi per la salute delle Valli
    Quelli che hanno perso la semplicità delle cose e ne parlano con nostaglia, ma vogliono cambiare le cose, sono proprio i soggetti, che vorrei stessero più lontano possibile, da valli del genere. Siete la categoria che, “a fin di bene”, rischierebbe di fare del male alle valli, e alle loro tradizioni. Quasi ringrazio la difficoltà nel poterle raggiungere.
    Quelli che tornano dopo anni con i lacrimoni, mente e bocca, pieni di intenti e di bellissime parola romantiche, dovrebbero continuare la propria vita, e non tentare di cambiare ciò che hanno abbandonato nei decenni, e che non conoscono concretamente, ma ricordano solo in modo nostalgico.
    Ti dico tutto questo, perchè le valli non le vivi, eri un turista da bambino.
    Hai accarezzato le mucche, ballato alle feste, ma quello non era uno spettacolino, le mucche non le mette la proloco per far divertire il turista, sono di persone che giornalmente lottano per mantenere la lor identità.
    Non hai lavorato la terra, pulito boschi e prati, fatto il fieno. Non eri a contatto continuo con gli anziani delle valli, ascoltando quello che facevano una volta, e che globalismo e turismo ci hanno fatto perdere, e giornalmente ancora ci sottraggono.

    Le valli, sono belle così, esattamente come devono essere, e non hanno la necessità di essere toccate dal turismo di massa, tantomeno di diventare parchi!
    Le valli di lanzo, proprio perchè scure e inaccessibili, hanno ancora l’aspetto di una volta, celano le loro storie antiche, devono rimanere intonse.

    Non c’è alcuna necessità di vivere le valli di Lanzo come vengono “vissute” altre valli, in modo plasticoso, dove le vecchie tradizioni rimangono un ricordo! E ci si va solo per divertirsi, o a fare mere escursioni, da punto A a B per piantare un inutile bandierina personale.
    Quella è solo una piccolissima parte della montanga, che la rendono mera meta turistica, alla stregua degli impianti sciistici.
    Sono felice di vedere che, feste varie come, quelle dei priori, Blinant, luoghi come Vrù, transumanza etc, negli anni, non siano scomparse. Sono cose che mantengono la vera identià della montagna. Cosa che altre valli, in nome, ed in onore del turista, hanno perso. L’identità storico/culturale, fanno della montagna quello che è, la stessa identità storica che manca proprio a gli USA, quindi se la definiscono piccola Yosemite, poco valutata, spero rimangano in quella grande, e ci lascino, nel nostro picolo a godere, di cose apparentemente piccole ma che in realtà sono importantissime, e che loro, si sognano solo.

    Le persone di questa generazione, di cui mio malgrado, faccio parte solo per anzianità, e non per valori, distorti.
    Sognano, globalizzazione, appiattimento, campane di vetro ovunque, non c’è spazio per avere le esperienze che facevamo noi 30-40 anni fa, sono l’antitesi, eppure le desiderano.

    Leggo che, rispetti la natura, tanto da non guidare, ma desideri, il turismo di massa?
    Le due cose non vanno a braccetto, porteresti a distruzione, quel poco di naturale che ancora ci è rimasto!
    L’equilibrio, allo stato attuale, esiste, seppur già sbilanciato, niente parchi, su di un piatto della bilancia, turismo moderato già troppo alto, sull’altro.
    Ci stanno già pensado le istituzioni stesse, a distruggere tutto, come facevo notare sopra.

    I fior fior di alpinisti di cui parli, che vorrebbero andare in Valle di lanzo, ci sono sempre andati e continuano ad andarci…e ne conosco parecchi, non vedo quale sia il tuo punto? Perchè tu trovi difficoltà ad accendere un’auto, (gesto poco concreto, che personalmente ritengo, molto paraculo, sopratutto quando detto ai quattro venti) pensi che tutti gli altri abbiamo il tuo stesso problema? Dovremmo realizzarvi, una teleferica da Rivoli a Ceres?
    Ovvio se smettessimo di inquirare, sarebbe meglio, per tutti, ma non riesco proprio ad accettare questa ipocrita visione Californiana del, “Non uso l’auto, lo devo render noto al mondo, chi non lo fa, dovrebbe adeguarsi, o rendermi il mondo più semplice, perchè sono un eroe”, lo trovo un modo spicciolo, per pulirsi la coscienza.

    Dici che non ci sono mezzi per chi non vuole usare l’auto. Pensi che, un Buss prendendo più persone con un solo carico, sia la soluzione, meno inquinante?
    C’è chi smuove l’opinione pubblica, per farlo credere, ma, i buss, non sono meno inquinanti, anzi. Un buss, inquina in modo molto più massiccio, di svariati Suv, forse, perfino come tutte le auto lasciate in garage, da chi ha acquistato il biglietto per lo stesso tragitto. Oltretutto, i pulman, di rado hanno tutti i sedili occupati, per i motivi più disparati. Alle volte si vedono Buss completamente vuoti, ma obbligati a fare la tratta, inquinando.
    Calcola quanti pullman transitano per raggiungere località montane turistiche, famose.
    Immagina quanti pullman, dovrebbero trasnitare da Torino alla Val Grande per avere un servizio decente, la filosofia del non guidare, per non avere impatto ecologico minore, decade e si trasforma in un boomerang. Il singolo, che prende il pulman, può avere la percezione di non aver inquinato, ma a conti fatti, non è così.
    Il mio consiglio è, vuoi venire in valle, senza auto/buss/treni? Fallo in bicicletta, non inquinerai “quasi” per nulla. Non sono ironico, se sei tanto sensibile, verso la natura, è il modo migliore, io l’ho fatto personalmente qualche volta, c’è chi lo fa spesso, e c’è stato chi lo faceva regolarmente tutti i giorni, per tutta la durata della sua vita, per portare lettere in valle ad esempio.

    Spero vivamente, di avere letto troppo, tra le righe da te scritte, anche se alcune, non lasciano fraintendimenti. E di avere frainteso, ma se così non fosse.
    Chiedo a quelli come te, che senza accorgersene hanno perso i legami “reali” con le valli, e ne rimangono legati, per pura nostaglia. Chiedo di trovare un pò di tempo per ragionare, e acquisire la giusta sensibilità, verso la natura, e i posti del nostro passato. Una sensibilità più semplice, e meno legata al Global Green.
    Perdete questa sensazione, ipocrita, di dovere ecologico, verso la terra. La terra è certamente malmessa, è sicuramente da salvare, ma ci sono modi più contenuti e “concreti” per fare il poprio, e aiutarla, e certamente non sono quelli di chi, formatta, inpachetta, pensieri conformizzati e standardizzati, dettando ai piccoli, come vivere la natura, e come avere pseudo impatto zero su di essa. Chi predica certe cose, tramite i media, lo fa, per un mero tornaconto, (questo periodo storico ne è manifesto). Sono gli stessi (multinazioni e grandi idustriali, banche etc) che mascherati da ecologisti, con una mano piantano un albero, ma che con i tentacoli, nascosti dietro alla schiena, ne sdradicano milioni!

    Se proprio non avete tempo, per farvi un pensiero concreto e “personale”, sulle cose, preferendo il pacchetto del pensiero globale, “pulisci coscienze”, effetto sprint, modello confessione Cristiana, del tipo “Non guidare l’auto, e mangiare tofu, salverà il mondo”. In tal caso, consiglio, di tornare in valle, solo per far vacanza, sarete certamente ben accolti, ma per piacere nostro, continuate a vivere in luoghi artefatti come USA, o….Milano, che hanno un immagine dell’ecologia distorta, da chi manovra simboli come Greta et simili, e per piacere, non venite, a modificare il vostro parco giochi, o a tentare di riparare quello che, rotto non è, presi da attacchi nostalgici.

    "Mi piace"

  32. Pingback: Come Torino dimentica le sue montagne -

  33. Pingback: Alpi dimenticate nella Torino che cambia – MountCity

  34. Pingback: La città metropolitana non esiste: l'innovazione metromontana

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.