Tutto in una fotografia

Come fuggir tra i monti in tempi di quarantena

Testo e foto di Giovanni Baccolo

All’improvviso abbiamo molto tempo. Strano; fuori ci sono persone che si impegnano per affrontare l’emergenza e altre che vivono momenti di angoscia, noi siamo invece chiamati a un anomalo dovere: stare a casa e fare il meno possibile. L’antitesi di ciò cui siamo normalmente abituati -produrre e sfruttare tempo e risorse fino all’ultima goccia- si è improvvisamente palesata. Cerco di cogliere anche nelle cose dolorose un’opportunità e in questi giorni mi chiedo se quanto stia accadendo lascerà una traccia o se invece la moderna frenesia impiegherà pochi giorni per riconquistare i suoi ingombranti spazi e magari tracimare ulteriormente. Chissà. Intanto le giornate scorrono e i modi del pensiero si adattano alla nuova quotidianità, suggestionati forse dalla solitudine.

Sfoglio i quaderni delle fotografie. Di solito a fatica trovo il tempo di tenerli aggiornati, ma ora non dovrei avere scuse. Ne apro uno e scelgo una fotografia, lasciando che i dettagli riaffiorino. Da un’immagine ne scaturiscono altre e poi i compagni, le atmosfere, i dialoghi e magari i pensieri di allora. A volte però i ricordi si fanno talmente vividi da cercare uno spiraglio nel presente. Capita allora che ispirino nuovi pensieri e ragionamenti ed è questo ciò che più mi piace del guardare vecchie fotografie.

Alta valle Oropa, maggio 2018, scattata con pellicola Kodak ColorPlus-200.

Questa è la prima che mi è capitata sott’occhi. Sembrerebbe un angolino di montagna come tanti; carino sì, ma niente di più, forse anche un poco anonimo. Eppure è innegabile che a primavera i germogli delle felci abbiano un fascino particolare. Le estremità degli steli spuntano dalla terra fredda tutte arrotolate e lentamente si allungano attirate dal tepore del sole. La loro forma ricorda quella dei bastoni dei vescovi e difatti le giovani foglie di felce sono anche chiamate pastorali, sebbene il termine botanico che definisce la crescita delle filicine sia vernazione circinata. Entrambe le parole hanno origine latina: vernare significa “far primavera”, mentre circinato è sinonimo di “reso rotondo”. Trovare germogli così arrotolati potrebbe sembrare una complicazione inutile, ma la natura raramente fa le cose così per fare. Crescendo in tal modo le felci proteggono infatti la parte più delicata e appetibile delle nuove foglie. D’altronde queste piante hanno avuto quattrocento milioni di anni per perfezionarsi.

Torniamo però all’angolino in questione. Osservandolo meglio mi rendo conto che deve essere un cantuccio umido e protetto, dove le felci possano prosperare. La disponibilità di acqua e l’umidità in montagna dipendono da tanti fattori. In primis l’esposizione. È ovvio che i versanti rivolti a nord siano in genere più freschi di quelli esposti a meridione, ma anche la roccia gioca un ruolo importante. Guardando la fotografia mi accorgo che sullo sfondo sono visibili alcuni massi. La loro forma fresca, gli spigoli vivi e i licheni colorati che crescono sulla superficie sono tutti indizi che portano alla stessa conclusione. Il substrato roccioso del famoso angolino deve essere granitoide. Le rocce di questo tipo sono ottime per l’arrampicata e generose con le piante, cui rilasciano preziose sostanze nutrienti. Avete mai notato che sui calcari crescono pochi e pallidi licheni mentre sui graniti a volte si fatica a individuare il colore della roccia vista la varietà di specie presenti?

Sì, questo posto non deve avere nulla a che fare con il calcare, altra roccia amata dagli scalatori. I carbonati di cui è fatto si dissolvono a contatto con la pioggia, creando architetture da favola per gli alpinisti, ma allo stesso tempo rendendo impossibile l’accumulo di acqua nei suoli. Per questo anche a media quota capita spesso di osservare torri di calcare che si ergono direttamente dal paglione secco, mentre con il granito e le rocce affini, è vero tutto il contrario perché si tratta di formazioni impermeabili. Arrampicare su granito significa vivere momenti suggestivi, al confine tra roccia e bosco, dove le montagne conservano sentimenti dolci e silenziosi. Il primo tiro di arrampicata delle vie che si trovano in questi luoghi spesso comincia dalla foresta e salire verso l’alto significa attraversare la chioma verde dei faggi, magari aiutandosi un po’ con qualche ramo a mo’ di appiglio. Già al secondo tiro la roccia diventa padrona, ma anche nelle fessure più piccole si trovano alberelli spavaldi e sulle cenge crescono veri e propri boschi pensili.

Passa un’ambulanza, si allontana e la città ripiomba nel silenzio. Speriamo che l’epidemia finisca presto e che siano in pochi a soffrirne. Intanto tra una cosa e l’altra continuerò a guardar fotografie, ché questi viaggi di fantasia fanno solo bene.

Giovanni Baccolo (@g_baccolo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: