Siete lupi o caprioli?

Vivete nella paura o nella fame?

Sulla pista animale è un libro interessantissimo e molto affascinante che sa rispondere, in modo inedito, a molte domande sul nostro ruolo nel mondo. Uscito quest’anno, è scritto da Baptiste Morizot, filosofo e ricercatore francese all’Università di Aix-Marseille. Non ho resistito a proporvi qui un passaggio del capitolo “I segni del lupo” in cui ho trovato spunti di riflessione proprio sulla paura, quella che oramai da diversi mesi ha invaso la nostra vita. Tutti i giorni, tutte le ore.

Non vi sentite un po’ braccati? Oppure siete liberi da questo timore e avete fame?

La natura è il principio di tutte le cose. A noi esseri umani, che ci siamo posti al di fuori dalla natura, tocca l’arduo compito di trovare sentieri da percorrere grazie alla cultura.

Leggendo questo libro mi sono inforestato, come dice Morizot, esattamente come quando ero libero di penetrare nei boschi delle Alpi. Quando succede, mi connetto con il mondo naturale. Ne faccio parte a pari livello e così mi sento interconnesso. E tutto questo mi aiuta ad interpretare il mondo.

Il capriolo o il cervo devono solo abbassare la testa per trovare il loro cibo, o cercare qua e là l’erba che desiderano pascolare. Il lupo deve muoversi molto, seguendo diverse modalità (razzie casuali, lettura di segni olfattivi e uditivi che orientano la ricerca, approccio furtivo, attacco, poi ritirata). Per la stessa quantità di biomassa ingerita, deve dar prova nell’azione di tesori di intelligenza. Se seguiamo questa fragile ipotesi che mette in correlazione intelligenza ingegnosa e mobilità, e se è vero che il lupo è caratterizzato da un’ipermobilità, quantitativa e qualitativa, allora fate le vostre deduzioni.

Nel vivente, la tonalità affettiva fondamentale è scissa. Ai due estremi dello spettro, bisogna vivere nella paura o vivere nella fame. Avere fame o avere paura è uno spartiacque tra due differenti tipologie di essere-al-mondo animali, che probabilmente corrispondono a posizioni nella catena trofica, la catena alimentare. Secondo la legge di Lindeman, solo il dieci per cento della biomassa passa da un livello della piramide trofica a quello superiore. Ciò significa che un decimo della biomassa vegetale circola, attraverso il brucare, fino agli erbivori. E ancora un decimo soltanto circola, dalla biomassa degli erbivori fino ai carnivori, attraverso la predazione. Questo spiega innanzitutto il mosaico proporzionale dei nostri paesaggi viventi: ci sono molti piú vegetali autotrofi che erbivori, e molti piú erbivori che carnivori. Contrariamente agli erbivori, i predatori devono catturare degli esseri viventi che non vogliono morire, e spesso falliscono in questa missione (per esempio, si stima che i lupi escano vittoriosi da una caccia circa una volta su dieci). Avere fame, allora, è il destino dei superpredatori: quelli che, una volta adulti, si trovano in cima alla catena trofica e che a quel punto non sono piú la preda di nessuno.

Avere paura, invece, è il destino delle prede, in questo caso gli ungulati.

La sazietà e l’onnipresente paura diffusa si intuiscono nell’andatura lenta ed erratica del brucare, e nell’estrema mobilità, delle orecchie del capriolo, quella motilità nervosa e reattiva, quell’interminabile attesa di un agguato che è la sua vita.

La fame e la tranquilla regalità si intuiscono nella vita di banchetti e carestie del lupo o dell’aquila, in cui spesso e volentieri patisci la fame, ma in cui non hai paura, perché nessuno ti minaccia. Una forma di sovrana disinvoltura che fonda un’altra grazia, quella del modo di muoversi dei predatori. Figure disegnate dal sottile pennello dell’evoluzione.

Nella nostra “foresta” siamo diventate prede. Non abbiamo più fame. Se quelle foreste rappresentano il nostro mondo domestico, fatto di metropoli e piste virtuali, allora domandiamoci chi nel mondo è il superpredatore.

Se siamo caprioli, chi è il lupo?

Chi ha fame nel mondo e cerca prede?


Qui potete leggere le prime pagine del libro Sulla pista animale.

“Le antenne dei Servizi, come sempre, si sono alzate senza far rumore eppure negli ultimi giorni proprio da quegli ambienti trapela una nuova pista di indagine: tracciare i “movimenti” cinesi su due prede italiane, la app “Immuni” e Borsa Italiana. Certo, piste diversissime tra loro…

Gli appetiti concentrici dei cinesi raccontano la stessa storia: l’Italia, ferita dal corornavirus, è tornata ad essere preda appetitosa. […]”

Dall’articolo Servizi in allarme: da Immuni alla Borsa, le tante piste che portano alla Cina di Fabio Martini pubblicato su La Stampa il 28 aprile scorso quando ormai la bozza di questo post era definitiva…

Aquila su capriolo (foto Luca Giunti)

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

2 Responses to Siete lupi o caprioli?

  1. Anonimo says:

    Molto interessanti le riflessioni proposte. L’uomo, da sempre, è per sua natura onnivoro, quindi cacciatore e raccoglitore. Nei suoi comportamenti direi che ha assunto entrambe le facce degli erbivori e dei carnivori: manifestiamo contemporaneamente la voglia da sazietà e la paura delle prede, nonché la fame e la tranquilla regalità del predatore. Dovremmo chiederci se l’amalgama sia ben riuscita: direi di no. Come abbiamo risolto questa dicotomia che non riesce a trovare punti d’incontro in natura? Praticandola all’interno della nostra stessa specie, con risultati disastrosi. Parte dell’umanità è ultra sazia (ma sempre all’erta con le armi in pugno per la paura), l’altra parte -la maggioranza purtroppo- nella povertà e nella miseria, una dignitosa miseria che grida vendetta. “L’uomo dominerà il creato” afferma la Genesi: così è avvenuto; ci è mancata ahimé la saggezza, la forza, il cuore per un’operazione così immane. A partire dalle origini, segnate dal fratricidio, quando Caino ha ucciso Abele. Forse sazietà e regalità d’animo non possono convivere. Visione troppo pessimistica?
    Ariela

    "Mi piace"

    • Beppeley says:

      Forse un po’ di “fame”, come probabilmente lo era quella dei nostri nonni che sono usciti dalla guerra, non guasterebbe. Di certo in giro ci sarebbero molto meni sdraiati e un po’ più di voglia di lottare per un avvenire possibile, umano e con benessere per tutti.
      La vita è una conqusita. Giorno dopo giorno.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: