La traversata degli specchi

Escursione estremamente raccomandabile per la grande varietà dei paesaggi, la selvaggia bellezza e l’accentuato contrasto fra la parte bassa, mediana e alta dei valloni dove si fondono mirabilmente il verde cupo dei boschi, il verde morbido dei pascoli, il ferrigno color delle rocce e in cui spiccano alcuni fra i più bei laghi delle Valli di Lanzo. Il Gran Lago d’Unghiasse, lungo più di 600 m e largo, nel punto massimo circa 200, è adagiato su un vasto ripiano erboso dominato a N dal monte omonimo. (Giulio Berutto)

Avete appena letto cosa Giulio Berutto scrisse per la traversata Vallone di Vassola – Vallone d’Unghiasse (Valli di Lanzo e Moncenisio, IGC 1996) ma tale magnifica descrizione calza a pennello anche per la traversata che qui vi proponiamo, che esclude il Vallone di Vassola come trampolino di lancio per raggiungere i laghi mentre si serve del Vallone di Vercellina per chiudere il giro ad anello. Si parte e si arriva agli Alboni (1384 m, frazione di Groscavallo), marciando in senso antiorario.

Questi due valloni sospesi di origine glaciale – a est quello di Unghiasse mentre a ovest quello di Vercellina – che precipitano sul fondovalle della Val Grande, sono molto frequentati perché al loro culmine si trovano due mete ambite: i laghi di Unghiasse per il vallone omonimo e il Colle della Crocetta per quello di Vercellina, valico obbligato per scendere a Ceresole Reale in Valle Orco, completando così una tappa della Grande Traversata delle Alpi.

Siamo sullo spartiacque Val Grande di Lanzo – Valle Orco e il Colle della Terra Fertà (2721 m) connette questi due stupendi valloni. Già di per sé risalirli consente di fare bellissime e lunghe escursioni, di oltre 1000 metri di dislivello. Unirli in un unico giro ad anello, andando ad oltre 2700 metri di quota e lasciando che lentamente, passo dopo passo, si dischiudano incantevoli e indimenticabili panorami, punteggiati da magnifiche vette, è un’esperienza che vi rimarrà indelebilmente incisa nell’anima.

Oltre a svariate bellezze naturalistiche e culturali (qui gli approfondimenti sul Vallone di Unghiasse), questo giro esalta l’elemento acqua grazie a laghi incantevoli, da quelli più minuscoli (come il Lajetto) a quelli più estesi (come il Gran Lago d’Unghiasse). Complessivamente è possibile toccare ben sette laghi!

Per cucire tra di loro questi due ambienti magnifici, un memorabile sentiero di cresta tra il Colle della Terra Fertà e quello della Crocetta farà esplodere tutt’intorno a voi grandiosi panorami costellati da imponenti montagne come il Gruppo del Gran Paradiso, le Levanne, con il lungo canalone ghiacciato del Colle Perduto, la testata della Val Grande, la Ciamarella e la Bessanese, mentre nel fondovalle della Valle Orco emerge il grande bacino artificiale di Ceresole.

Possiamo suddividere idealmente questo giro in quattro parti:

il Vallone di Unghiasse con il primo minuscolo specchio d’acqua (il Laietto a 2298 m);

i laghi di Unghiasse, ovvero, da est verso ovest: il lago minore d’Unghiasse detto del Crotass (2468 m), il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m), il Lago della Fertà (2557 m) con i suoi due bacini minori a monte dello stesso (NE e NO);

la traversata al Colle della Crocetta (2640 m), valicando il Colle della Terra Fertà (2721 m);

la discesa nel Vallone di Vercellina e il rientro agli Alboni col sentiero n. 321 (GTASentiero Italia CAI) e costeggiando il Lago Vercellina (2432 m). Per chiudere l’anello si percorre parte della pista forestale di Pera Berghina e brandelli del sentiero “Anello Alboni”.

Seguitemi lungo questo sorprendente viaggio grazie alle immagini scattate durante l’escursione di fine luglio di quest’anno (cliccare sulle foto per ingrandirle).

Il Vallone d’Unghiasse

Il sole sorge lentamente da dietro le creste sfoderando lame di luce…

Osservate la genialità dei vecchi montanari nel costruire ripari sotto roccia, venendo a patti con la natura. Questi patti si trasformano in paesaggi di rara autentica bellezza.

Lungo il sentiero n. 323 del catasto della Regione Piemonte che consente di risalire il Vallone d’Unghiasse. Indorato dal sole mattutino, si dischiude lo spartiacque con il Vallone di Vercellina.

Il Piano delle Riane (1800 m ca.) che anticamente era un lago. Lungo quasi un chilometro, non vi lascerà indifferenti, soprattutto immaginando il ghiacciaio che lo ha modellato tuffandosi nel fondovalle (Pleistocene Superiore; RissWürm, 127000 – 10000 anni fa). Al centro in basso (in posiziona obliqua) si nota un grosso fabbricato che funge da stalla. Grande pascolo, grande stalla…

L’ascesa è lenta ma meravigliosa. Ad ogni metro guadagnato, il paesaggio si apre agli occhi come un fiore verso il suo sole. Qui è la montagna più alta della Valli di Lanzo con la sua cresta est: Uja di Ciamarella (3676 m).

Le fioriture sono indescrivibili.

Il Vallone di Unghiasse è cosparso di baite in pietra che fungono da stazione intermedie per la transumanza. Quelle della foto seguente si chiamano Gias Vecchio e si trovano a 2142 metri, affacciate sul Piano delle Riane.

“Il sistema dei tramüt, il trasloco del bestiame, sfruttando le varie stazioni di alpeggio, (grange, muande, alp, gias), sistemate scalarmente a varie altitudini, consentiva alle mandrie un facile accesso agli alti pascoli, evitando dannosi spostamenti giornalieri. Notevoli vantaggi si avevano anche dal punto di vista agricolo poiché gli abitanti dei comuni situati nella fascia sotto i 1200 m in tal modo potevano mettere a coltura terreni sino ai 1500 m d’altitudine, tagliare il fieno fin oltre i 1800 m e pascolare il rimanente anche a quote molto più elevate.” (citazione tratta da questo post).

Un bellissimo bounòm che ha la funzione di segnale di orientamento, soprattutto per chi lavora negli alpeggi.
“Bounòm è il termine usato in bassa valle, quasi a esprimere una gratitudine a quegli ometti di cui ogni montanaro vero riconosce la provvidenziale utilità.” (Giorgio Inaudi, qui il suo post).

Alpe del Laietto (2298 m). E’ qui che si incontra il primo minuscolo lago, il Laietto. Sullo sfondo emerge la mole della Ciamarella, qui vista da nord-est.

 

I laghi di Unghiasse

Osservando la carta escursionistica, nella zona dei laghi di Unghiasse, da est verso ovest, possiamo contare cinque laghi. In questo giro non abbiamo toccato il lago minore d’Unghiasse, ammirato in precedenti escursioni. Se volete osservarlo, dovete fare attenzione al bivio posto a quota 2460 metri sul sentiero 323: se proseguirete seguendo i bolli bianco-rossi (direzione est), raggiungerete il Gran Lago d’Unghiasse all’incirca alla metà della sua estensione, mentre se andrete a nord (tracce), ne toccherete l’estremità orientale, incrociando il sentiero 324 che vi consentirà di raggiungerlo in circa 30 minuti di marcia.

Il lago minore di Unghiasse, detto del Crotass (m 2468) visto da sud-est

Le foto che seguono ritraggono il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m), il bacino naturale più esteso delle Valli di Lanzo, lungo il sentiero n. 324 in direzione del Colle delle Terra di Fertà (ovest).

Verso il Lago della Fertà (2557 m). In alto, al di sopra dei nevai, si trova il Colle della Terra Fertà (2721 m)

Lasciatosi alle spalle il Gran Lago, il cui sentiero ne costeggia il lato sud, si prosegue in direzione ovest per circa mezz’ora prima di raggiungere il Lago della Fertà (2557 m).

Innalzandosi verso il Colle della Terra Fertà, e voltandosi ogni tanto alle nostre spalle, si può ammirare la conca dominata dal Monte Unghiasse (2939 m), in cui giacciono i laghi che abbiamo appena costeggiato. E anche possibile, con un po’ di attenta osservazione, scorgere i laghi minori della Fertà, situati a monte dello specchio d’acqua principale.

Salendo verso il Colle della Terra Fertà si nota, alle nostre spalle, il Lago della Fertà (2557 m) con il Monte Unghiasse (2939 m) e uno dei due bacini minori (a sinistra nella foto).

Laghetto (2570 m) a nord-ovest del Lago della Fertà (2557 m)

In vista del Colle della Terrà Fertà (2721 m)

In questa foto è visibile il secondo bacino minore della Fertà (2585 m), posto a est, rispetto al lago principale, e sulle pendici del Monte Unghiasse, alla base di una pietraia. Il Gran Lago d’Unghiasse si intravede al fondo, sotto le nubi. Cliccando sulla foto li trovate evidenziati

Ormai siamo in vista del Colle della Terra della Fertà.

Toccato il Colle della Terra Fertà (2721 m), in direzione SSO si nota l’ultimo lago che incontreremo in questo giro ad anello: è il Lago Vercellina (2432 m) ubicato lungo la GTASentiero Italia CAI dell’omonimo vallone.

Lago Vercellina (2432 m)

 

La traversata al Colle della Crocetta

Cliccando sulla foto trovate evidenziato il Colle della Crocetta (2640 m)

Al Colle della Terra Fertà ci attendono quindici minuti di elettrizzante traversata, seguendo verso ovest il sentiero che percorre la cresta spartiacque Val Grande – Valle Orco e che tocca il Colle della Crocetta (2640 m). Le parole sono insufficienti per descrivere la bellezza degli estesissimi e grandiosi panorami.

Sul bordo delle nuvole si staglia il gruppo delle Levanne mentre nel fondovalle emerge il Lago di Ceresole (1582 m).

Windsurf sul Lago di Ceresole

Sulla cresta si è circondati a 360° da panorami mozzafiato. Verso ovest risaltano le Levanne con il lungo canalone del Colle Perduto (3290 m).

Da sinistra: Colle Perduto (3290 m), Levannetta (3439 m) e Levanna Occidentale (3593 m)

Verso il Colle della Crocetta (2640 m)

Lago Vercellina (2432 m). Nell’angolo di sinistra si nota il sentiero n. 321 (GTASentiero Italia CAI)

Da sinistra: Becca di Monciair (3544 m), Tresenta (3609 m) e Gran Paradiso (4061 m)

Il ghiacciaio del Gran Paradiso su cui passa la via normale alla vetta (4061 m)

Lago di Ceresole e Gran Paradiso dal Colle della Crocetta

Colle della Crocetta (2640 m) dal versante della Val Grande di Lanzo

 

La discesa nel Vallone di Vercellina e il rientro agli Alboni

Le nebbie pomeridiane, frequenti nei mesi estivi, non favoriscono la ripresa delle bellezze ambientali di questo vallone. Per farvi apprezzare comunque il fascino, mi faccio aiutare anche da foto scattate durante un’altra escursione, sempre effettuata a luglio 2020.

Il sentiero n. 321 (GTASentiero Italia CAI) poco sotto il Colle della Crocetta

Il Vallone di Vercellina con il fondovalle della Val Grande di Lanzo

Vacche al pascolo nei pressi di Gias Nuovo (2312 m). Da sinistra: Croce Rossa (3566 m), Punta d’Arnas (3560 m) e Uja di Ciamarella (3676 m)

Gias di Mezzo (2086 m)

Momenti di vita d’alpeggio

Segnaletica verticale a Gias di Mezzo

A valle di Gias di Mezzo, verso est-sud-est, il panorama si apre sul bosco del Pasè interessato negli ultimi anni dalla costruzione di due piste forestali (PSR 2007-2013)

Lariceto nei pressi dell’Alpe Invers (1800 m ca.)

In alto si nota il Vallone di Vercellina durante il rientro agli Alboni via pista forestale e via brandelli del sentiero “Anello Alboni”


Giro ad anello escursionistico Alboni (1384 m) – Laghi di Unghiasse (2500 m ca.) – Colle della Terra Fertà (2721 m) – Colle della Crocetta (2640 m) – Lago Vercellina (2432 m) – Alboni (Val Grande, Valli di Lanzo)

Note: escursione grandiosa, una delle più ambite delle Valli di Lanzo soprattutto per chi ama i lunghi percorsi. Si possono ammirare ben sette laghi, solcare due valloni sospesi, toccare due valichi. Il percorso qui proposto è in senso antiorario perché consente comunque di raggiungere le bellezze dell’alto Vallone di Unghiasse, se non si vuole fare il giro completo. Per raggiungere il Gran Lago di Unghiasse (di per sé già meta molto remunerativa), partendo dagli Alboni ci vogliono almeno 3 ore e mezzo – 4 di marcia. Calcolare 30 minuti per il Lago della Fertà. Da qui sono richiesti 45 minuti per il Colle della Terra Fertà e poi altri 15 minuti per il Colle della Crocetta. Da questo valico si raggiunge il punto di partenza (Alboni) in circa 3 ore. I tempi si dilatano se in questo giro si desidera vedere anche il Lago del Crotass (almeno un’ora in più). Suggeriamo vivamente di partire presto (non oltre le 7:30), sia per godersi con calma l’escursione, e sia per evitare le nebbie pomeridiane. I sentieri sono ben segnalati con bolli bianco-rossi e cartelli. Di seguito le informazioni principali del giro che escludono il Lago del Crotass (o lago minore di Unghiasse).

Escursionisti al Colle della Crocetta (2640 m)

Partenza: Alboni (1384 m, fraz. di Groscavallo); attenzione che qui si trova pochissimo spazio per parcheggiare nei pressi del moderno lavatoio, dove termina la strada asfaltata.
Dislivello totale: 1350 m ca.
Difficoltà: E = escursionistico a parte il tratto di cresta tra il Colle della Terra Fertà e il Colle della Crocetta che è da considerare EE (escursionisti esperti) per l’esposizione. Qui per le spiegazioni di queste difficoltà escursionistiche.
Tempo complessivo per compiere l’intero giro ad anello: 8 h 30 min. (escluse le soste).
Lunghezza del percorso: 26 km.
Segnavia: 322+323+324+321 (GTASentiero Italia CAI) con bolli bianco-rossi e cartelli; lungo il percorso si incontrano tacche di colore blu, soprattutto nella parte alta: sono da ignorare perché non appartengono alla segnaletica ufficiale CAI-Regione Piemonte. Attenzione che per chiudere l’anello è necessario intercettare la pista forestale “Pera Berghina” a 1600 metri di quota, lungo il sentiero 321 in discesa nel Vallone di Vercellina, e poi i bivi per il sentiero “Anello Alboni” che consentono di risparmiare almeno 1 ora di marcia, evitando così di ritornare a Vaccheria, che abbiamo incontrato all’andata (a circa mezz’ora dagli Alboni) sul sentiero 323.
Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori. oppure “Alte Valli di Lanzo, Val Grande, Val d’Ala, Val di Viù” carta n. 17 L’escursionista editore.

Estratto della carta digitale Fraternali n. 8 (Valli di Lanzo). In blu il percorso dagli Alboni (1384 m) al Lago della Fertà (2557 m), mentre in verde dal Lago della Fertà agli Alboni. Cliccare per ingrandire

Di seguito trovate il dettaglio del tratto di percorso che consente di chiudere l’anello con bivio importante a quota 1600 metri circa, rientrando dal Colle della Crocetta nel Vallone di Vercellina (sentiero 321). Fare attenzione al percorso segnato in verde (traccia in GPS):

Fare attenzione al percorso indicato in verde (cliccare per ingrandire)

Identificata la quota 1604 lungo la traccia verde (v. a sinistra sulla mappa), dove si trova una baita in pietra (con cartello GTA), si compie una svolta a destra a 90° e si percorre per circa 100 metri il sentiero fino a quando non si incrociano due sterrate alla nostra sinistra: bisogna stare attenti a prendere quella che scende verso la località “Pera Berghina”. Vedere la carta sopra riportata e poi la foto seguente.

In alto a destra la baita (con tetto in lamiera) dove abbiamo svoltato a destra (1604 m sulla carta Fraternali). La sterrata da seguire è la seconda, che scende a Pera Berghina (v. carta)

Raggiunto in breve un tornante, si prosegue diritto lasciando alla nostra sinistra il cartello della Regione Piemonte del PSR 2007-2013. Si segue la pista per 15 minuti circa fino ad intercettare sulla destra il cartello “Anello Alboni“, posizionato su di un albero (1550 m).

A quota 1550 m si abbandona la pista e ci si inoltra verso destra nel bosco, lungo il sentiero “Anello Alboni” (cartello)

Il cartello, posizionato su di un albero, che si intravede dalla pista a quota 1550 m

Si segue il sentierino (bolli bianco-rossi) per circa 10 minuti fino ad incontrare una sterrata. Poco prima un cartello malconcio indica il fu “Anello Alboni”.

Subito dopo il cartello malconcio ci si ritrova sul tornante di una pista forestale. La si percorre in discesa

Si segue la sterrata in discesa per un paio di minuti, prima di abbandonarla, tuffandosi poi verso destra a quota 1490 m circa per intercettare un sentiero che evita alcuni inutili tornanti. Subito dopo aver superato una zona ricoperta di felci, si rintraccia un bollo bianco-rosso, confermandoci che siamo sul sentiero corretto.

A quota 1490 m si abbandona la sterrata, svoltando verso destra

In breve si incontra un bollo bianco-rosso e ci si inoltra nel bosco

Dopo circa 10 minuti di sentiero (bolli bianco-rossi) si sbuca nuovamente sulla sterrata (1450 m) e la si segue in discesa per 5 minuti fino ad incontrare la strada asfaltata che conduce agli Alboni.

A 1450 m si incontra nuovamente la sterrata

Poco prima di incontrare la strada asfaltata, un cartello caduto indica il vecchio percorso “Anello Alboni”. Peccato lo stato di abbandono di questo sentiero, che in verità è fondamentale per chiudere questo meraviglioso anello escursionistico.

A 1420 m circa il cartello caduto

Si incrocia la strada asfaltata che arriva dal fondovalle. La si segue verso sinistra per raggingere l’auto. Notare a sinistra i vecchi cartelli

Seguendo la strada asfaltata, in meno di 10 minuti si raggiunge gli Alboni chiudendo così questo memorabile giro ad anello.

Dispiace molto che la parte bassa dei due valloni sia stata sconvolta dalla costruzione della pista di Pera Berghina. Chi ha potuto percorre il vecchio sentiero (spianato dalle ruspe), ora non riesce più a tornarci.

Sarebbe fondamentale mantenere in buono stato i brandelli di sentieri (Anello Alboni) che consentono di chiudere questo giro senza fare inutili e dispendiosi percorsi (in termini di tempo e fatica aggiuntiva).

Per molti indigeni, i sentieri non erano solo un modo per viaggiare; erano le vene e le arterie della vita culturale. Per le culture orali, il territorio era una biblioteca che raccoglieva le conoscenze di botanica, zoologia, geografia, etimologia, etica, genealogia, spiritualità, cosmologia ed esoterismo. Guidando le persone attraverso questo meraviglioso archivio, i sentieri divennero una ricca creazione culturale e una fonte di conoscenza. Malgrado quel sistema di saperi sia stato ampiamente inglobato nell’imperialismo e sepolto nell’asfalto, è ancora possibile individuare le tracce perlustrando le foreste. Basta sapere dove guardare. (Robert Moor – Percorsi)

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

One Response to La traversata degli specchi

  1. Anonimo says:

    La parola montagna è nella bocca di tanti ma nel cuore di pochi…
    Complimenti per l’articolo e
    per le foto sono meravigliose

    "Mi piace"

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