La via del sacro non è sempre quella giusta

Sacro Monte di Varallo. Foto di Stefano Aietti (da www.cittaecattedrali.it)

Abbiamo ricevuto un contributo dal dott. Bruno Farinelli (Università di Anversa) in merito al post “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”. Lo ringraziamo sentitamente per averci fornito un autorevole spunto di riflessione sulla proposta di Toni Farina in vista dei 100 anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Testo di Bruno Farinelli

La proposta di istituire una montagna sacra all’interno del Parco del Gran Paradiso per celebrare i 100 anni dalla sua nascita ha suscitato notevole interesse in molte persone, compreso in chi ha deciso di scrivere questa breve riflessione. I miei studi mi hanno portato a indagare la materia religiosa e in particolare la sua declinazione in ambito montano. Questa proposta mi spinge a proporre, senza alcuna intenzione polemica, alcune riflessioni sui risvolti che “la via del sacro” può portare con sé.

Anzitutto vorrei partire dal presupposto che sta alla base della proposta: nella società odierna, votata al progresso tecnologico, l’uomo fatica a riconoscere dei limiti e l’interesse economico prevale sul rispetto della natura, di cui non ci si fa scrupolo di sfruttarne le risorse per il proprio profitto. L’impatto dell’uomo sugli ecosistemi oggi è indubbiamente diventato insostenibile, così come è indubbio che occorra un repentino cambio di direzione. Ma è la mancanza di sacralità a determinare ciò? A questo proposito, mi torna spesso in mente un noto passo della Naturalis Historia di Plinio, dove l’autore condanna lo sfruttamento delle risorse naturali alpine che gli antichi perpetravano:

Le montagne che un tempo fu ritenuto un’impresa grandiosa valicare, noi oggi le tagliamo e le portiamo via solo per il nostro lusso. I nostri antenati ritennero prodigioso il passaggio di Annibale e poi dei Cimbri attraverso le Alpi: ora le stesse sono tagliate in mille generi di marmi, le alture sono aperte ai mari e tutta la natura si livella.

Duemila anni fa, in una società che certo non mancava di sacralità, Plinio vedeva pressoché quello che noi vediamo nella nostra (con le dovute differenze, poiché, come già detto, oggi l’impatto dell’uomo sull’ambiente è infinitamente maggiore). Occorre dunque fare attenzione a imputare totalmente alla modernità e alla mancanza di “sacri limiti” gli squilibri nel rapporto tra uomo e risorse naturali.

Stambecco nel PNGP. Sullo sfondo il versante est del Gran Paradiso (4061 m). Foto di Virgilio Giacchetto

Il concetto di sacro è molto complesso, ma allo stesso tempo molto semplice. Bisogna porre attenzione al suo significato, che non sta a indicare solo qualcosa di cui bisogna avere rispetto. Sacro è qualcosa di completamente separato, di totalmente altro rispetto al resto del mondo. È qualcosa di intoccabile e nel caso delle montagne, come riporta appunto la proposta, di inaccessibile. L’uomo ha sempre avvertito un senso di alterità nei confronti delle montagne: un’alterità che ha spesso creato una montagna immaginaria, come immaginaria molte volte era l’idea che si aveva delle popolazioni che la abitavano.

Questa alterità ha però prodotto anche una distorsione dell’idea di montagna, pensata solo come ambiente inospitale, selvaggio, ferino (oggi forse si parlerebbe di wilderness). Ancora il secolo scorso, un grande storico come Braudel, sosteneva che non alle Alpi bisogna riferirsi quandi si parla dei monti del Mediterraneo, bensì ai Pirenei, alla loro storia violenta, alla loro primitiva crudeltà. Le Alpi, montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade, parevano allo storico francese troppo poco “altre” rispetto al resto del mondo. Sacralizzare la montagna, dunque, significherebbe gettarla nella totale alterità precludendone all’uomo la conoscenza, elemento che sta alla base della consapevolezza.

Parco Nazionale del Gran Paradiso. Foto di Toni Farina

Se si guarda alla storia degli ultimi secoli, le Alpi non sono mai state montagne sacre. Nel caso dei “Sacri Monti”, esse furono montagne sante: il “Sacro Monte” è l’esatto opposto del monte sacro, perché invita il fedele ad accedere alla realtà montana affinché possa vivere un’esperienza di profonda connessione spirituale (nel caso specifico, legata a una dimensione cristiana). Comprendendo perfettamente lo spirito che ha animato questa proposta, ritengo che sarebbe forse il caso di ispirarsi all’idea di Sacro Monte più che a quella della montagna sacra.

Sacro Monte di Belmonte. Foto di Eraldo Perino (da www.cittaecattedrali.it)

Un luogo dove, ricollegandosi agli ideali umanistici e all’idea del rapporto tra uomo e natura di cui questi erano depositari, l’uomo possa sentirsi parte di un tutto e possa diventare, in questo caso sì, realmente consapevole del suo ruolo e di quanto la sua azione, in ogni ambito della vita e in ogni luogo, debba aspirare all’armonia con ciò che lo circonda.

Bruno Farinelli


 

PhD Researcher

Departement Geschiedenis – Department of History

Universiteit Antwerpen – University of Antwerp

25 pensieri su “La via del sacro non è sempre quella giusta

  1. Massimo Angeleri

    Sono in sintonia con le profonde e stimolanti riflessioni del prof. Farinelli, anche se credo, non senza realistica tristezza, che l’uomo abbia sempre sciaguratamente, nel senso che questa difficoltà sia stata poi foriera di sciagure individuali e a volte collettive, faticato a riconoscere dei limiti -il problema dei limiti dell’uomo è già presente, ne è la base, nella tragedia greca – e quindi purtroppo è sempre stata una spinta presente nel cuore dell’uomo quella del voler “andare oltre”, certo ora la tecnologia ci permette una potenza sconosciuta all’uomo antico e questo ci rende sicuramente più pericolosi, e sarebbe auspicabile, piu responsabili.

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  2. Maria Luisa Ravazzi

    Sacer= sacro; ciò che è legato ad un valore trascendente, per estensione inviolabile,separato.
    Quindi al di la’ delle elucubrazioni dell’articolo mi viene da pensare che oggi “ nulla e’ sacro “
    Se si decide di dare la definizione di sacro una Montagna del Gran Paradiso francamente non capisco perché no ? La montagna e’ sacra in quanto trascendente, in quanto inviolabile, separata non in senso negativo ma deve essere separata dalla commercializzazione. Fare filosofia su ogni cavillo francamente lo trovo capzioso e inutile. Se non trova sacre le montagne se ne faccia una ragione e non ci vada. C’è sempre la pianura, le colline, il mare ecc
    Per che ama la “ montagna” essa è e sarà sempre “ sacra “ . Se poi voleva scrivere un articolo in più lasciamoglielo fare.
    Maria Luisa Ravazzi

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  3. fabio balocco

    Non è mai esistito nella cultura occidentale un concetto di sacro relativo ad una montagna. Semmai i monti venivano violati perché incutevano paura o erano ritenuti inaccessibili. Lo stesso valga per la religione cristiana. Il sacro legato alla montagna fa parte di altre culture e altre religioni, come quella tibetana o aborigena. Ed oggi neppure più delle loro. Voler ritenere sacra oggi, nel 2020, una montagna lo ritengo una provocazione e nulla più. Tra l’altro, in aperto contrasto con il materialismo sempre più dilagante nella nostra società e contro cui combattere è assolutamente una battaglia persa.

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  4. merlino

    interesssante riflessione.

    mi sembra sulla stessa scia delle oasi protette del wwf, ricreare un mondo perfetto in laboratorio, per portare la domenica i bambini a “vedere la natura”. in questo caso con delle note di “sacralitá”.

    tuttavia non capisco perche sacro. sacro é vicino al trascendente, un concetto legato a una religione. non mi sembra che sacro sia “altro rispetto al resto del mondo”, soprattutto se si considera la notevole influenza delle religioni nella vita di tutti i giorni in molte parti del mondo.
    i simboli sacri, le sacre scritture sono tali non per la loro forma ma per il contenuto che rappresentano.

    una moschea é sacra, un tempio, una chiesa. sono forse inaccessibili?

    in alcuni paesi ci sono montagne sacre, per “residenza” di spiriti o dei, oppure in quando espressione di Dio (shintoismo).

    rendere una montagna sacra (per decreto?) mi sembra un ossimoro.

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  5. Inviterei alla prudenza. Dal sacro al profano, ovvero al commerciale, è un attimo. Clamorose e triste esempio è il “Cristo pensante”, una pacchiana statua fissata sulla vetta del Monte Castellaz, dentro il parco di Paneveggio (TN) e in area protetta. Nel giro di pochi anni, grazie ad un sapiente lavoro di marketing e promozione, è diventata meta di “pellegrinaggio” di orde di turisti. Migliaia di persone del tutto ignare degli aspetti naturalistici del luogo e anche delle vestigia della Grande Guerra presenti.

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  6. gbaccolo

    Il tema è interessante e attuale, tuttavia non nascondo di non aver capito il messaggio di questo testo. Non montagna sacra, bensì sacro monte. Nel concreto però cosa cambia? Come trasformare un divieto in una frequentazione “umanistica”?

    In ogni caso, anche se utopistico, credo che il rispetto e la tutela dell’ambiente (e della montagna) debba nascere dai singoli, dalla loro sensibilità e soprattutto dalla loro educazione. L’imposizione di una montagna “sacra” (termine a mio avviso poco consono a questo contesto, preferirei un “selvaggia” o “selvatica”) scelta a tavolino da un comitato suonerebbe strana e forse un poco pretenziosa. Temo che l’iniziativa, dopo il clamore dei primi giorni, cadrebbe rapidamente nel dimenticatoio. Ma forse sono pessimista e una cosa nuova come questa potrà davvero aiutare nel riconciliare la nostra percezione degli ambienti naturali con i limiti che necessariamente dobbiamo porci se vogliamo proteggerli e tutelarli, chissà forse vale la pena fare un tentativo…

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    1. Bruno Farinelli

      I Sacri Monti sono dei complessi religiosi, composti da cappelle ed edicole, che si diffusero sulle Alpi per permettere ai pellegrini di visitare una sorta di “riproduzione” dei luoghi della Terra Santa (https://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte; ad esempio quello di Varallo https://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Varallo).

      Ho suggerito il modello del Sacro Monte (laico ovviamente, non si tratterebbe di inserire significati cristiani) perché non rende la montagna inaccessibile (come nel caso del monte sacro) ma trasforma il monte in un simbolo di qualcosa di più ampio, gli conferisce un significato che va oltre la bellezza della singola vetta.

      Saluti

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  7. Roberto

    Intanto grazie per l’ invito a leggere e a ” dire la mia” in merito alla questione. Non ho le basi culturali per poter discutere sull’ argomento come esposto dal sig. Bruno Farielli ma l’idea di aggiungere un ” tocco” di sacralità ad un ambiente di per se” sacro”, non inteso come religioso ma come ambiente incontaminato, per quel che può esserlo un territorio di alta montagna al giorno d’oggi, mi trova estremamente favorevole. Di fatto una certa religiosità tutte le vette d’Europa già ce l’hanno, segnalate con croci e madonne, talune con vere e proprie statue come il cristo delle vette al bhalmerhorn nel monte rosa. Sicuramente questo nel parco del gran paradiso sarebbe un valore aggiunto.

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  8. Toni Farina

    Come autore della proposta Una montagna “sacra” per il Gran Paradiso, alla luce anche dei molti e interessanti commenti, mi sembrano opportune alcune specificazioni:
    – non sono esperto di teologia, storia delle religioni, filosofia, antropologia, anzi a dire il vero non sono esperto di nulla. Ma di una cosa sono convinto: o Homo sapiens un Limite se lo pone da solo oppure ci penseranno gli eventi (già ci stanno pensando).
    – questo per dire che l’elemento portante della proposta non è tanto il “sacro”, aggettivo forse troppo importante, problematico, soparttutto per i credenti (ma il sacro non è loro esclusivo appannaggio), quanto il Limite (vedi i citati limiti allo sviluppo).
    – e per immediata consegiuenza il Futuro. Di Homo sapiens perché il pianeta che lo ospita gli sopravviverà, montagne (sacre o meno) comprese
    – sostengo da tempo che i parchi naturali servono a costruire un mondo che non abbia bisogno di parchi naturali, di aree protette, perché tutto l’ambiente naturale è protetto (e sacro)
    – laboratori quindi, di sviluppo, anzi di futuro, diverso. E costruttori di cultura ambientale, con opportune strategie
    – ecco, la proposta è (può essere) una di queste strategie. Un “progetto culturale”, per far sì che la natura diventi cultura diffusa. –
    – “sacro” è troppo problematico? Può essere. A me piace per i collegamenti forti con l’enciclica Laudato Si’. Lo si può modificare con “inviolabile”, “inaccessibile”. Ma il messaggio sarebbe assai meno ricco, meno coinvolgente
    – mi è assai piaciuto il commento di un docente universitario di scienze naturali: saperlo che in un dato luogo c’è l’orso mi da piacere, ma non per questo vado lì a vederlo. Mi da conforto sapere che esiste e questo mi basta. Ecco una buona descrizione del limite. GUardo una montagna, la sua cima, so che potrei salirla, ma non lo faccio. Mi da conforto sapere che c’è, lassù, solitaria
    -infine, per sgombrare il campo: nessuna regola, decreto, imposizione, ma solo un simbolo condiviso (fra chi vuol condividerlo).
    Ciao

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  9. La platea si allarga ma non per questo si fa meno chiarezza, anzi. Lo sfilarsi da certe assunzioni (“ho detto cosi’ ma non volevo dire cosi’) e’ esercizio degno della peggiore politica. Si vuole ribadire un concetto di inaccessibilita”? Bene, cantiamocela e suoniamocela tra di noi, sembra di leggere tra le righe. Allora, tanto parlare e scrivere, a che pro?

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  10. Anche io, come gbaccolo, non riesco bene a comprendere la differenza che Farinelli fa tra Sacro Monte e monte sacro. Il binomio di parole Sacro Monte ha un ben preciso significato, si riferisce a precisi luoghi di culto, dove sia il clero che i fedeli hanno tutto l’interesse di andare, sia per visitare che per pregare. Allora perché Farinelli sostiene che Sacro Monte sarebbe più adatto a esprimere la proposta? Come si può accostare un luogo, dove tutti hanno interesse ad andare, con uno dove si vorrebbe che nessuno ci andasse più?
    Sul termine “sacro”, poi, si può discutere più vite. Credo che la proposta potrebbe avere più successo se si sostituisce a “sacro” un altro termine, magari la stessa parloa “limite”. Un monte limite per il Gran Paradiso… boh, pensiamoci!

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  11. Anonimo

    Leggo l’articolo di Bruno Farinelli intitolato “La via del sacro non è sempre quella giusta” in merito alla proposta di Toni Farina “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso” e mi permetto di dissentire dal suo punto di vista: denota che l’autore non ha compreso il vero significato e la luminosità di quella iniziativa. Mi sembra che la sua visione sia molto riduttiva e umana e ne svilisca il senso. Intitola l’articolo: “La via del sacro non è sempre quella giusta”, frase che mi lascia molto perplessa perché denota il suo desiderio di opporre alla proposta di Toni Farina l’alternativa di una visione umana e accomodante. Come si può sostenere tale concetto se, invece, lo scopo di tutto il vivere umano è proprio sacrum-facere, ossia rendere sacro tutto ciò che esiste.

    Farinelli sembra aver guardato al tentativo di salvaguardare l’ambiente ed ha scomodato Plinio per dimostrare che le stesse lamentele di oggi riguardo all’ambiente sono anche quelle dell’antichità. E attribuisce ingiustamente alla iniziativa di Farina questa motivazione, cosa totalmente errata.

    Se si considera la montagna, come del resto tutto il Creato, come il tempio del Divino, la Montagna Sacra assumerebbe il ruolo di Sancta Sanctorum, cioè il luogo della massima Presenza, come lo è per i templi di pietra. Quindi il contenitore dell’Energia Divina.

    L’autore, a cui sembra essere invisibile la luce che emana dalla proposta, propone l’alternativa dei Sacri Monti – già esistenti – in luogo della Montagna Sacra. Banalizzando così una visione di ben altro livello. I sacri Monti, pur essendo luoghi dove gli esseri possono trovare riposo mentale e spirituale, utili a ricreare lo spirito, non hanno nulla a che vedere con il concetto di Montagna Sacra che farebbe pensare, invece ai silenzi dell’Himalaya così bene interpretati da Nikolaj Konstantinow Roerich nei suoi dipinti che rendono viva La Presenza.

    Al Sacro Monte si va per chiedere, alla Montagna Sacra si va per ricevere. Perché è nel Sancta Sanctorum che avvengono i miracoli. È il luogo della Presenza Divina attiva, dell’Energia Divina che permea tutto l’Universo, Energia alla quale l’uomo ha bisogno di attingere per il proprio cammino di vita.

    Twitter: @volonellaluce

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  12. Anonimo

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  13. Anonimo

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  14. massimo.p

    Quanto scritto dal dott. Farinelli permette di riflettere sul concetto di “Sacro Monte” inteso come luogo di natura ove vige quiete e dove è possibile ritrovare se stessi mediante introspezione, avvicinamento con la divinità ma un luogo di natura dove comunque è permesso andare fisicamente nel rispetto del luogo stesso.
    Il “Monte Sacro” invece rimane un luogo dove l’accesso fisico alle persone non è consentito e si intende una venerazione dall’esterno lontano. Luogo dove vige la natura e basta per assenza di uomo.
    Purtroppo i tempi attuali dove leggi, divieti, Dcpm, protocolli, etc sono all’ordine del giorno mi fanno vedere qualunque tipo di imposizione come una limitazione alla libertà individuale che è grandemente compromessa già solo rispetto a dieci anni fa.

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  15. Grazy PLACIDI

    ” Per me tutto è sacro… Mi spiace che ci si svegli ogni tanto dando “l’accontentino” e riconoscendo solo ad una fettina di montagna la sua sacralità con il suo alto potere energetico e ricchezze materiali che dona a tutti noi con incessante generosità. Semmai invece di disquisire su sacralità o meno si rende necessario unire le forze dei paladini di sua Maestà la Montagna e difenderla con i denti dai predatori umani. NAMASTÈ

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  16. Anonimo

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  17. Claudio Basso

    Interessante la riflessione su “montagna sacra” e “sacro monte”. Io preferisco la seconda denominazione, per gli aspetti culturali che mettono in relazione armonica le azioni dell’uomo con il contesto in cui vive.
    Ma tendere all’armonia richiede la necessità di approfondire il significato di “bello”, di “vero” e di “buono”.
    E ciò non è proprio il mainstream della nostra epoca. Per cui ammiro e seguo coloro che avanzano in direzione “ostinata e contraria”.
    Grazie per l’opportunità di queste riflessioni.

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    1. Claudio Basso

      Ovviamente ho pasticciato un po’ con i commenti. Varrebbe solo l’ultimo, se i precedenti (incompleti o doppi) possono essere eliminati. Mi scuso. Grazie per la comprensione

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  18. Molto interessante. Sì, alcuni concetti, come consapevolezza e conoscenza non devono avere limiti. Tanto più, per simpatia, preferisco la sacra cima (come la chiama un mio amico) sempre pronta a donarci un po’ di sollievo e bellezza, alla cima sacra che divino timore incute. Quindi mi metto indiscriminatamente dalla parte della sacra montagna.

    Purtroppo, c’è anche bisogno della montagna sacra. Già esiste, anche in Italia ci sono aree protette inviolabili. C’è troppo uomo, ovunque, su questo pianeta. E proprio per questo, questo pianeta sta diventando per l’uomo sempre meno ospitale.

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