Il Sentiero dei Cacciatori

Questo post è un’altra tappa nel lungo percorso che ci ha fatto scoprire il sorprendente Vallone di Crosiasse in Val d’Ala (Valli di Lanzo).

Abbiamo iniziato nel 2014 parlando del ripristino del sentiero 241, danneggiato ed impraticabile a causa di eventi meteorologici distruttivi. Poi nel 2018 siamo stati sulla vì dla lòbia (la via del balcone), ardito ed incredibile sentiero storico di pietra che percorre la destra orografica del Vallone. Mancava un altro tassello per placare la nostra curiosità escursionistica, ovvero quel sentiero dei cacciatori che dovrebbe iniziare da Case Belfè, ma si sa, gli amanti delle doppiette fanno di tutto per occultare le partenze dei loro percorsi di caccia… quindi non deve essere facile reperirlo! Così mi disse un valligiano qualche tempo fa. Pensate come iniziò a viaggiare l’immaginazione… Esiste quindi una via che percorre la sinistra orografica di Crosiasse? Ovvero il versante di destra salendo da Bracchiello col sentiero 241?

Dovete partire da Bracchiello mi scrive con mail Marco Gozzano allegandomi la traccia satellitare. Partenza ed arrivo dalla piazza di Bracchiello, in senso orario.

Siamo a fine ottobre, in uno dei periodi più belli per entrare nel Vallone di Crosiasse. Seguiamo il 241 che parte da Bracchiello (890 m) e dopo due ore usciamo dal bosco lasciandoci alla nostra destra i ruderi di una baita in pietra. Appena entrati nel vasto pascolo di Pian Peccio, abbandoniamo alla nostra sinistra il picchetto segnavia per piegare verso nord fino a quando non incrociamo una traccia molto evidente che arriva dalle casere di Pian Peccio di sopra (1510 m), a ovest da noi. La seguiamo verso est per pochi minuti fino ad incontrare una piccola baita in pietra e un piccolo rio, affluente del Rio Crosiasse. Siamo nel punto iniziale del Sentiero dei Cacciatori, a 1500 metri di altezza. Esattamente sopra di noi, a nord, si trova il Monte Pellerin (1853 m).

La “porta” del Vallone di Crosiasse. Siamo a 1107 m sul sentiero 241
La parte iniziale del Vallone di Crosiasse è stretta ed incassata. Il sentiero costeggia l’omonimo Rio attraversandolo due volte.
Risalendo il Vallone di Crosiasse (1190 m ca)
A Pian Peccio si abbandona il sentiero 241 lasciando alla sinistra il picchetto segnavia. Da qui in 5 minuti di marcia si raggiunge la piccola baita con il rio da guadare
La traccia (direzione est) che porta alla baita dove inizia il Sentiero dei Cacciatori
Qui si guada e poi comincia il Sentiero dei Cacciatori che si inoltra nel bosco

Da qui in poi iniziamo la nostra escursione nell’ignoto seguendo, grazie al GPS, tracce nel bosco che ogni tanto tendono a perdersi. Non ci sono bolli segnavia e nemmeno ometti di pietra. Dal guado, dove la traccia sfuma, il percorso va in direzione est per circa 200 metri di lunghezza e poi segue il versante sinistro orografico del Vallone di Crosiasse (spartiacque Val d’Ala – Val Grande), in direzione sud-est. Da questo cambio di direzione in avanti, osservando la carta escursionistica, si può notare che la traccia si trova a metà sia dal fondovalle (300 metri più in basso) e sia dalla cresta congiungente il Monte Pellerin con il Monte Rosso (1780 m), 300 metri più in alto. Lo possiamo quindi considerare un sentiero balcone che scende, con pendenza impercettibile, fino al colletto di quota 1428 metri (1h e 30 min. dalla quota 1500 m), punto importante perché da qui la traccia piega decisamente verso est, entrando in Val d’Ala (versante Monte Rosso – Colle Rivalsa, 1318 m, valico a est di Case Belfè, 1160 m), diventa sensibilmente più ripida e si rinvengono delle tacche rosse (inizialmente abbastanza frequenti ed evidenti) che ci condurranno fino a Case Belfè, dove si incrocia la strada sterrata che arriva da Bracchiello.

Dopo il guado si prosegue nel bosco in direzione est per circa 200 metri di lunghezza
Ogni tanto si incontrano delle pietraie che non creano problemi di marcia. Qui stiamo progredendo in direzione sud-est sul versante compreso tra il Monte Pellerin e il Monte Rosso
Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo). In giallo il giro ad anello con partenza da Bracchiello (890 m, fraz. di Ceres) effettuato in senso orario il 31 ottobre 2020. Il Vallone di Crosiasse è un vallone laterale della Val d’Ala, situato tra Ala di Stura e Ceres.
Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo). La linea gialla è la traccia GPS del giro ad anello fatto in senso orario. In alto è indicato in nero la partenza del Sentiero dei Cacciatori (piccola baita e guado). Attenzione che la linea rossa che incrocia il nostro sentiero non è il percorso attualmente dotato di segnaletica ufficiale del 241 (Bracchiello – Colle d’Attia). Il 241 con segnavia passa a ovest (vedere la linea blu qui)

Per un’ora circa, dalla piccola baita di Pian Peccio con il rio da attraversare, si marcia, con alcuni tratti disagevoli, in boschi talora particolarmente fitti che però in questa stagione fanno filtrare molta luce, potendo così osservare, di tanto in tanto, soprattutto grazie ad alcuni punti esposti, panorami interessanti sull’alto Vallone di Crosiasse con il Colle omonimo (1809 m), sugli scoscesi versanti del Monte Plù (2196 m), sul Monte Doubia in lontananza (2463 m) e poi anche sul versante nord della Val d’Ala, nel tratto Monte Rosso d’Ala (2764 m) – Testa Pajan (1856 m). Ma soprattutto sulla destra orografica di Crosiasse dove passa la vì dla lòbia, potendo così scattare delle foto con dettagli interessanti su questo sentiero affascinante. In alcuni punti si incontrano delle pietraie dove però si cammina agevolmente. Su questo tratto, riusciamo anche ad individuare i tetti in losa (tegole di pietra) delle baite di Pian Peccio di sotto (1367 m), punto terminale della vì dla lòbia. Quest’ultima comincia da un’arditissima scalinata in pietra che si tuffa – letteralmente – nel Vallone di Crosiasse dalla Cresta della Scuola del Monte Plù, storica palestra di arrampicata esplorata a suo tempo dalla “Gerva“. Terminata la prima ora di cammino da Pian Peccio, incontriamo una pietraia estesa che spalanca il panorama. Qui è suggerita la sosta (1440 m) dove potersi godere con tutta calma il paesaggio, molto remunerativo .

La destra orografica del Vallone di Crosiasse. In alto a destra si vede il Monte Doubia (2463 m) e subito alla sua sinistra il Monte Plù (2196 m), nei loro versanti esposti a est
La traccia di sentiero nel bosco, in direzione del colletto (1428 m). Siamo a circa 1480 metri
Zoom sull’alto Vallone di Crosiasse. In basso si intravedono le baite di Pian Peccio di sopra (1510 m) mentre in alto, sfiorate dal ramo in primo piano, quelle dell’Alpe Crosiasse (1786 m), dominato dal Monte Doubia (2763 m), visibile in alto a sinistra
In alcuni tratti del percorso a mezzacosta, prima del colletto, il bosco tende a diradarsi rendendo più agevole il cammino
I tetti in losa della baite di Pian Peccio di sotto (1367 m) sono visibili al centro della foto, immersi negli alberi (cliccarci sopra per ingrandirla)
Cliccate sulla foto per identificare agevolmente alcuni punti importanti del Vallone di Crosiasse (visualizzazione immagine ad alta definizione e ingrandibile; suggerita l’apertura con Google Drive)
Siamo a circa 1450 metri di quota e qui il panorama si spalanca verso la Val d’Ala con il Monte Rosso d’Ala (2764 m), leggermente innevato, Punta Lusignetto (1952 m) alla sua sinistra con i sottostanti impianti del comprensorio sciistico di Pian Belfè – Karfen. A sinistra si individua Testa Pajan (1856 m) con i zig-zag della strada sterrata che arriva fino all’Alpe del Conte (1767 m). Alle spalle di Testa Pajan si intravede la Rocca Moross (2134 m), sullo spartiacque Val d’Ala – Val di Viù. Cliccare sulla foto per ingrandirla
In primo piano la cresta Est del Monte Plù (2196 m) che precipita nel Vallone di Crosiasse. L’ultima diramazione rocciosa a sinistra è la Cresta della Scuola. Tra i 1200 – 1300 metri di altitudine passa la vì dla lòbia. Cliccare sulla foto per i particolari (in rosso è indicata approssimativamente la vì dla lòbia)
La foto precedente è stata scattata nel punto panoramico (1450 m; pietraia) indicato sulla linea gialla a sinistra del Monte Rosso. La linea blu è la vì dla lòbia. La magnifica e stupefacente scalinata in pietra si trova esattamente al suo inizio (dove è indicato “1417”). Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo).

Ripresa la marcia, si raggiunge, in dieci minuti di cammino su terreno costituito soprattutto da pietre ed erba, un punto molto panoramico (1434 m) dove troneggia la vetta del Monte Rosso d’Ala. E’ un ambiente prevalentemente roccioso questo, che consente di superare la prima delle due dorsali che dal Monte Rosso precipitano nel Vallone di Crosiasse. Qui emergono le vette imbiancate della testata della Val d’Ala (confine con la Savoia), nel tratto Monte Servin (3109 m) – Croce Rossa (3566 m). La Cresta della Scuola è sempre più evidente in tutto il suo sviluppo e non rimane che sbalordirci pensando alle abilità dei vecchi montanari nel vincere le asprezze della montagna, grazie alla loro caparbietà e ingegnosità nel costruire vie anche in punti scabrosi che, di primo acchito, parrebbero improbabili da superare affidandosi esclusivamente alle gambe. Qui, addirittura, è stata costruita una scalinata con pietre a secco che scende nel vuoto in cinque rampe con quarantanove ampi gradini!

Pietraia a 1450 metri, gradevole punto di sosta dove far spaziare lo sguardo
Il punto molto panoramico a dieci minuti dalla pietraia dove abbiamo sostato. All’orizzonte si staglia la mole del Monte Rosso d’Ala (2764 m)
La Cresta della Scuola inizia nei pressi dalle baite di Fugias (1170 m ca), nel fondovalle del Vallone di Crosiasse. Poco sotto il suo culmine (nella foto in alto a destra), si trova la scalinata in pietra
Punto sommitale della Cresta della Scuola (zoom della foto precedente). Ingrandendo l’immagine (cliccateci sopra) si nota la stupenda scalinata in pietra dalla vì dla lòbia, situata nell’evidente intaglio
La Cresta della Scuola era frequentata dagli alpinisti della Scuola Gervasutti. Per i vecchi montanari non c’erano difficoltà insormontabili nei loro orizzonti di vita, nemmeno in ambienti severi ed impervi

Superata la prima dorsale del Monte Rosso, si incontra una breve pietraia e poi un’ascendente scalinata in pietra da dove è possibile intravedere, volgendo lo sguardo nel fondovalle, il rio Crosiasse che scorre a fianco del sentiero 241. Il tratto successivo, circa 20 minuti di marcia agevole su un’estesa pietraia, permette di guadagnare il colletto a quota 1428 metri (1 h 30 min. dalla quota 1500 m) che scavalca la seconda dorsale, per poi proseguire in discesa verso est, con pendenza più decisa, sul versante sud del Monte Rosso che digrada nel fondovalle della Val d’Ala, incontrando il villaggio di Bracchiello. Da questo valico il panorama guadagna in profondità, potendo anche scorgere il fondovalle della Val d’Ala, dove scorre il torrente Stura, e la bassa Val di Lanzo con il santuario di Sant’Ignazio (970 m) all’orizzonte.

La pietraia dopo il punto panoramico
Scalinata in pietra
Il fondovalle del Vallone di Crosiasse su cui scorre l’omonimo rio
Sul versante est del Monte Plù (ovvero la destra orografica del Vallone di Crosiasse), con lo zoom al massimo si nota il percorso della vì dla lòbia che attraversa ripidi pendii pietrosi e franosi. Cliccando sull’immagine potete vedere un esempio di come i vecchi montanari rendevano camminabili questi terreni instabili
Il colletto a 1428 m. Da qui la traccia entra in Val d’Ala e diventa più ripida, piegando progressivamente verso est
Panorama sulla Val d’Ala (verso sud-ovest) dal colletto. La montagna imbiancata in alto a destra (in lontananza) è la Croce Rossa (3566 m), situata sul confine con l’Alta Moriana (Savoia)

Se dal punto di sosta il tragitto è diventato via via più roccioso e con rada vegetazione, da qui in poi si entra in una zona boscata non particolarmente fitta, con attraversamento di qualche breve pietraia. Troviamo anche dei bolli rossi ad intervalli abbastanza ristretti. Alcuni sono visibili facilmente, altri invece sono un po’ sbiaditi oppure posizionati paralleli al sentiero, sulla corteccia degli alberi, quindi osservabili solo all’ultimo. Scorgere delle tacche ci conforta parecchio in quanto sono una conferma del percorso che ci indica il GPS. In certi punti, mano a mano che perdiamo quota, il percorso risulta invaso dalla vegetazione ma mai così tanto da compromettere la direzione di marcia. Alcune volte è necessario compiere brevi deviazioni dalla traccia del GPS, ma si rientra sempre facilmente sul giusto percorso. A mezz’ora circa dal colletto (1300 m; 2 h dalla quota 1500 a Pian Peccio) si attraversa una zona di ciuffi d’erba molto alti dove il sentiero tende a scomparire. Si supera una nuova pietraia, con marcia agevole, al termine della quale ci attende un magnifico bosco in veste autunnale che sovrasta Case Belfè (1220 m; 1 h dal colletto;  2 h  30 min. dalla quota 1500). Qui la traccia piega bruscamente a sud per compiere in dieci minuti il tratto finale (rari bolli) che ci condurrà a Case Belfè (1161 m), dove troviamo la carrareccia che in circa un’ora di cammino porta a Bracchiello (cartelli indicatori e bolli bianco rossi), concludendo così il nostro giro ad anello (3 h 30 dalla quota 1500 metri: 5 h 30 min. dalla partenza).

Dopo il colletto il sentiero entra in Val d’Ala attraversando aree boscate non fitte
Pietraie sul versante della Val d’Ala
Dal colletto, in discesa verso Case Belfè, si rinvengono delle tacche rosse
Il tratto con erba alta dove la traccia tende a scomparire
L’ultima pietraia prima del bosco sovrastante Case Belfè il cui pianoro, attraversato dalla strada sterrata che arriva da Bracchiello, si vede in basso a destra
Il bosco sovrastante Case Belfè (1160 m)
Case Belfè
Rientrando a Bracchiello sulla carrareccia (1 h circa da Case Belfè)

Giro ad anello escursionistico Bracchiello (890 m) – Pian Peccio (1500 m) – Sentiero dei Cacciatori – Case Belfè (1160 m) – Bracchiello (Val d’Ala, Valli di Lanzo)

Note: il tratto di percorso da quota 1500 m (Pian Peccio) fino a Case Belfè (Sentiero dei Cacciatori) richiede ottime capacità di orientamento ed è riservato ad escursionisti esperti abili ad utilizzare i dispositivi satellitari GPS (qui la traccia in formato gpx che comprende l’intero giro ad anello). Suggeriamo vivamente di fare il giro in senso orario, evitando i giorni di mercoledì e di domenica nella stagione venatoria. Sconsigliati i periodi con folta vegetazione anche per il rischio elevato di essere attaccati dalle zecche.

Partenza: Bracchiello (890 m, fraz. di Ceres).

Dislivello totale: 625 m ca.

Difficoltà:

Qui trovate le spiegazioni delle difficoltà escursionistiche elaborate dalla Commissione Centrale per l’Escursionismo del Club Alpino Italiano.

Tempo complessivo per compiere l’intero giro ad anello: 5 h 30 min. (escluse le soste).

Periodo consigliato: da ottobre a metà maggio, salvo nei casi di forte innevamento.

Segnavia: 241 con bolli bianco-rossi e cartelli fino a Pian Peccio di sopra (quota 1500 m); nessun segnavia sul Sentiero dei Cacciatori fino al colletto a quota 1428 m; da qui in avanti tacche rosse non sempre visibili facilmente (segnaletica non ufficiale).

Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori.

Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo). In giallo il giro ad anello qui descritto in senso orario

Ringraziamo sentitamente Marco Gozzano per il fondamentale supporto.


Dal Monte Doubia (2463 m) al santuario di Santa Cristina (1340 m, a destra). Foto scattata da sud, nei pressi dalla Testa della Cialma (1620 m). Cliccare sulla foto per i dettagli

E’ interessante notare come tutta la zona che circonda il Monte Plù (fino al santuario di Santa Cristina) sia estremamente appetibile per l’escursionismo, offrendo la possibilità di conoscere ambienti straordinari, soprattutto dal punto di vista culturale, grazie ai suoi sentieri storici. Su alcuni di essi è stata posata la segnaletica ufficiale del Cai-Regione Piemonte dai volontari del Cai di Lanzo e dalle squadre forestali della Regione Piemonte.

Di seguito un estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016 che non riporta le tracce GPS dei sentieri ritrovati negli ultimi anni:

Estratto carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016. In rosso sono riportati i sentieri a catasto e quindi dotati di segnaletica

Qui sotto invece trovate la stessa carta precedente ma con le tracce GPS delle antiche vie riscoperte negli ultimi anni. Notare l’estesa rete di sentieri che emerge:

Estratto carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016 su cui trovate le tracce GPS dei sentieri storici riscoperti negli ultimi anni (vari colori). Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla
  • blu: Vallone di Crosiasse (sentiero 241) – Fugias (attacco Cresta della Scuola) – Vieia – Monaviel (qui il post di riferimento); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale e non c’è più il ponte/passerella sul Rio Crosiasse (guado possibile solo in prolungati periodi siccitosi); traccia del 2017;
  • viola: Vieia – scalinata in pietra della vì dla lòbia (qui il post di riferimento); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; traccia del 2017;
  • blu: vì dla lòbia (scalinata in pietra – Pian Peccio di sotto) – qui il post di riferimento; ad oggi non dotato di segnaletica; traccia del 2018;
  • ciano: Pian Peccio di sotto – sentiero 241; ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; da Pian Peccio di sotto l’ideale sarebbe poter guadare il Rio Crosiasse (verso nord) per connettersi con il sentiero 241, potendo così proseguire verso l’alto Vallone di Crosiasse oppure per effettuare un giro ad anello percorrendo il Sentiero dei Cacciatori; traccia del 2019;
  • giallo: Pian Peccio di sopra – Case Belfè (Sentiero dei Cacciatori); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; traccia del 2020;
  • verde: Bracchiello – Col Rivalsa (su sentiero storico tra Bracchiello e Monterosso, che evita la strada sterrata); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale nel tratto Bracchiello – Monterosso e nel tratto sentiero 260 – Col Rivalsa. Non sappiamo le condizioni del sentiero 307 nel tratto Senale – Col Rivalsa (in Val Grande); ipotizzabile un giro ad anello Ceres (o Monti di Voragno) – Santa Cristina – Senale – Col Rivalsa – Ceres (o Monti di Voragno); traccia del 2014
  • nero: Bracchiello – Monti di Voragno, sentiero 261 dotato di segnaletica ufficiale (recuperato dai volontari del Cai di Lanzo); traccia del 2018.

Un articolo, scritto col cuore, che descrive le bellezze della zona del Monaviel (sul sentiero 240)  – Veia (Vija) – scalinata della vì dla lòbia è quello di Ariela Robetto (qui il post).

Le potenzialità di quest’area sono notevoli e potrebbero incentivare soprattutto l’escursionismo primaverile o autunnale (ma anche invernale, nei periodi con scarse precipitazioni nevose), stante la relativa bassa quota delle zone attraversate da questi sentieri storici. Se poi nelle carte escursionistiche sopra esposte aggiungessimo la porzione verso Ala di Stura, allora potremmo facilmente notare che altre possibili escursioni si unirebbero alle precedenti. Una su tutte il giro del Monte Plù, ovvero Bracchiello – Colle d’Attia – Pian d’Attia – il Tourn – Monaviel – Bracchiello che però richiederebbe un punto di pernottamento in quota, per renderlo appetibile ad una maggior platea di escursionisti, e la posa di un ponte/passerella per guadare il Rio Crosiasse nei pressi di Chiampernotto, lungo il sentiero 243.

Sul fondovalle della Val d’Ala, quasi al centro della foto, si vede Bracchiello. Alla sua destra Voragno sulla cui verticale si trova il santuario di Santa Cristina. Clic sulla foto per ingrandirla

Per molti indigeni, i sentieri non erano solo un modo per viaggiare; erano le vene e le arterie della vita culturale. Per le culture orali, il territorio era una biblioteca che raccoglieva le conoscenze di botanica, zoologia, geografia, etimologia, etica, genealogia, spiritualità, cosmologia ed esoterismo. Guidando le persone attraverso questo meraviglioso archivio, i sentieri divennero una ricca creazione culturale e una fonte di conoscenza. Malgrado quel sistema di saperi sia stato ampiamente inglobato nell’imperialismo e sepolto nell’asfalto, è ancora possibile individuare le tracce perlustrando le foreste. Basta sapere dove guardare. (Robert Moor)

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