Le suggestioni del Plu

Un ambiente tra i più suggestivi delle Valli di Lanzo; soprattutto in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni. Anche in inverno quando la neve colma i ripidi e profondi canaloni il Plu è interessantissimo; il paesaggio muta e si avvicina assai a quello dell’alta montagna.

Gian Piero Motti (1974)

Non è necessario essere alpinisti provetti per sentire un ambiente così affascinante, come quello descritto da Motti.

Nella foto sopra potete vedere la notevole mole del versante sud-est del Monte Plu (2196 m), arrivando nel Comune di Ceres. E’ il magnifico benvenuto che vi regala la Val d’Ala, la mediana delle Valli di Lanzo.

Un po’ di orografia

La porta di accesso alla Val d’Ala, quella dell’Uja (di Mondrone), della Ciamarella, della Bessanese e di tante altre vette seducenti, è Ceres. La strada provinciale che sale verso il Pian della Mussa, se percorsa in belle giornate, offre già nella sua parte iniziale scorci molto suggestivi, facendovi intuire che questa Valle delle Alpi Graie Meridionali ha un carattere prettamente alpinistico: sono le sue montagne a suggerircelo, se osservate con attenzione. Oltre ad innumerevoli scalate ed arrampicate, offre naturalmente anche innumerevoli percorsi escursionistici.

Ma c’è bisogno di inoltrarsi in alta Val d’Ala, dove si innalzano i colossi di roccia e ghiaccio, per percepirne il carattere ruvido, aspro e cristallino?

Il Monte Plu è alto solo 2196 metri ma la sua imponenza non vi lascerà indifferenti. Sorge completamente in Val d’Ala ed osservando la carta escursionistica, si nota come ci siano due creste principali, più una secondaria.

Al centro il Monte Plu (2196 m). Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo).
  • cresta est: che da quota 1850 metri, ove termina la spalla, scende ripida nel Vallone di Crosiasse;
  • cresta sud: che precipita nel fondovalle della Val d’Ala connotandone notevolmente la sua fisionomia nel tratto tra Chiampernotto ed Ala di Stura e generando le Courbassère (Piccola e Grande), famosa palestra di roccia;
  • cresta ovest prima e sud-est poi: trattasi del contrafforte che si stacca dal Monte Doubia, lungo il cui percorso si trova il Colle d’Attia (ad ovest della vetta del Plu).
Il versante sud-est del Plu con l’evidente spalla situata sulla cresta est (a destra nella foto).

La cresta orientale forma una lunga spalla rocciosa da cui si staccano tre distinti crestoni. Partendo da occidente troviamo lo Sperone Grigio, la Cresta Botto e la Piramide. Verso sud-est, invece, precipita nel Vallone di Crosiasse la “Cresta della Scuola“.

Tra il versante est e nord del Plu e lo spartiacque Val d’Ala – Val Grande, si incunea un meraviglioso mondo alpestre: è il Vallone di Crosiasse. Ha la forma a semicerchio se lo osserviamo, nel suo sviluppo, dai casolari Fugias (inizio Cresta della Scuola) al Colle d’Attia.

Intorno al Monte Plu si dispiegano sentieri affascinanti che nella loro arditezza fanno comprendere perfettamente il carattere di questa montagna, dei montanari e degli alpinisti che l’hanno cercata.

Se ci soffermiamo sulla prima foto, quella scattata nei pressi di Ceres, allora possiamo identificare alcuni punti importanti sul versante sud-est del Plu (cliccate qui per visualizzare i dettagli di seguito indicati):

A = Monte Plu (2196 m);
B = Sperone Grigio
C = Cresta Botto
D = Piramide
E = colletto “Alpe il Tourn” (1620 m)
F = borgata Monaviel (1280 m)
G = casolari Vieia (1350 m)
H = Cresta della Scuola

Il Monte Plu visto da nord. La vetta emerge tra le nuvole mentre alla sua destra si nota la spalla da cui si staccano tre crestoni: Sperone Grigio, Cresta Botto e Piramide. A sinistra dello Sperone Grigio troviamo lo stretto canalone (in ombra) dove scorre il rio Ciamnet. Alla base della foto si intravede il prato e la bianca cappellina del Monaviel. All’estrema destra invece emerge la “Cresta della Scuola”.

Nei pomeriggi di autunno inoltrato, percorrendo la provinciale della Val d’Ala e trovandovi nei pressi di Bracchiello, difficilmente vi sfuggirà il panorama incantevole degli speroni del Plu, illuminati dagli ultimi raggi del sole che si inabissa sempre più, avvicinandosi al solstizio di inverno.

Il panorama dalla provinciale che risale la Val d’Ala e che qui attraversa Bracchiello (820 m, fraz. di Ceres).
Dalla spalla del Monte Plù si staccano tre crestoni che si tuffano nel versante sud, qui illuminati dalle ultime lame di luce di un pomeriggio autunnale. Da sinistra: Sperone Grigio, Cresta Botto e Piramide.

Gian Piero Motti in Palestre delle Valli di Lanzo (Sottosezione GEAT del CAI, 1974) considera gli speroni del Monte Plu la più importante palestra di roccia della Val d’Ala, e con il Bec di Mea la più importante delle Valli di Lanzo.

Tra queste rocce, situate in un ambiente estremamente selvaggio, solitario e tetro, si sono cimentati alpinisti del calibro di Boccalatte, lo stesso Motti, Manera, i fratelli Piero e Lino Fornelli, Dionisi,…

Montanari. Veri

Percorrendo i numerosi antichi sentieri che si trovano intorno al Plu, alcuni di essi riscoperti recentemente, è molto facile ed immediato, con un minimo di attenzione ed osservazione, accorgersi di cosa erano capaci i vecchi montanari.

Il versante est del Monte Plu visto dal Sentiero dei Cacciatori. Cliccando sulla foto potete identificare alcuni dettagli (la linea rossa è il tracciato di un antico sentiero, la vì dla lòbia).

Tutto l’ambiente dei versanti sud ed est del Plu è caratterizzato da pendii ripidi e rocciosi, alcune balze del Vallone di Crosiasse sono davvero impressionanti così come gli speroni, le cui rocce arrivano addirittura a lambire la piccola borgata del Monaviel. Elementi questi che non lasciano di certo pensare ad una vita agevole, relativamente a quella già di per sé dura della montagna in generale. Lo stesso Alpe il Tourn (1620 m), situato su di un piccolo valico, chiuso tra le rocce, fa percepire tutta l’asprezza di questo angolo della Val d’Ala. Emerge così nitidamente il carattere degli antichi montanari che hanno “combattuto” su queste montagne per affrontare la severa quotidianità, interrotta esclusivamente nei rari momenti di festa. Vera.

La parte iniziale del Vallone di Crosiasse. A sinistra si notano due tagli del versante (sinistra orografica): quello in basso è la mulattiera (sentiero 241)  mentre quello in alto è un’antica roggia (“roya” in patois) che portava l’acqua fino al villaggio di Bracchiello.

Ecco cosa ci racconta la cara amica Lia Poma (tag “Lia” per l’elenco degli scritti da lei pubblicati su questo blog) che vive a Chiampernotto, da dove si stacca il sentiero 240 per il Monaviel, gli Speroni del Plu, il colletto del Tourn e poi Ala di Stura:

Non molto tempo fa le nostre borgate e le nostre valli vivevano di pastorizia; ogni borgata era piena di vita, vi abitavano parecchie famiglie e ognuna di queste possedeva come minimo due mucche, alcune capre e anche pecore, specialmente queste, per la produzione della lana. Coloro che possedevano più capi erano considerati benestanti o quasi ricchi.

In estate gli animali venivano portati sugli alpeggi, in alta montagna, oppure nelle baite, piccole, di bassa altitudine, ma molto salubri: così che gli animali davano un latte nutriente e molto abbondante. (continua qui)

Il caro e compianto Primo, marito di Lia, era un montanaro che percorreva già da bambino questi duri versanti fino all’Alpe il Tourn, dove trovava i nonni ad aspettarlo Non certo per giocare. Sguardo fiero, incedere calmo e fermo. Occhi che guardano oltre, lontano. Ma soprattutto tanta schiettezza, umanità, e senso della comunità, che ancora possiamo percepire quando incontriamo Lia. Caratteristiche scomparse oggi, nella “civiltà” urbana, dove tutto è patacca, finto, fake…
“Mi raccomando!”, mi diceva al termine della festa del Monaviel, dopo la polenta e qualche bicchiere di buon vino. “Adesso che scendi, se senti stanchezza, fermati ogni tanto e riposati… e poi non correre!”. Suggerimenti d’oro di un montanaro DOC, validi per chiunque intenda confrontarsi con la severità delle montagne.

Alpe il Tourn (1620 m).

Non solo montanari dediti alla vita d’alpeggio ma anche minatori. Ce ne ha parlato Ariela Robetto descrivendo con rara sensibilità ed acutezza, e con coraggio squisitamente femminile, la povera grande bellezza che ancora giace alle falde del Monte Plu:

[…] Il Monaviel è un insediamento d’altura della Val d’Ala che nel 1924, come testimonia una bacheca posta lassù dal CAI lanzese, contava ancora una trentina di abitanti residenti pressoché stabilmente per tutto l’anno. Un piccolissimo agglomerato il quale, secondo la tradizione, ebbe origine nel Trecento ad opera di popolazioni provenienti dal Bergamasco, migrate nella zona di Bracchiello per lavorare nelle miniere d’argento e pirite che si aprivano sui monti all’intorno. Il Monaviel, quasi sicuramente, nacque per evitare il lungo spostamento dal paese, posto sul fondovalle, a 834 metri, sino all’imbocco delle gallerie minerarie; certamente non fu scelto per la feracità del territorio quanto mai severo, scosceso ed inospitale. Sorse, a 1282 metri d’altezza, nell’unico punto in cui la conformazione del terreno consentiva la costruzione di alcune abitazioni, la coltivazione di qualche campo – patate, segale e canapa, l’indispensabile per la sopravvivenza – e la possibilità di un po’ di pascolo. […] (qui il post integrale)

Monaviel (1280 m).

Gli anni ’20 – ’30 del secolo scorso sono proprio quelli in cui sono iniziate le prime esplorazioni dei pilastri della spalla del Monte Plu, ma di cui purtroppo si hanno pochissime notizie.

Negli abissi del tempo

Inoltrandovi in Val d’Ala, il Monte Plu vi terrà compagnia per alcuni chilometri, mentre il panorama si popolerà di altre bellissime vette come l’Uja di Mondrone, la Bessanese, sulla cresta di confine con la Savoia, e il Monte Rosso ma dalla provinciale, prima di arrivare a Bracchiello, l’imponente cresta sud del Plu sembra sbarrarvi la strada.

La cresta sud del Plu è un importante elemento orografico che caratterizza la fisionomia della bassa Val d’Ala. Al centro ed in alto, immediatamente a destra dell’evidente gobba, si trova il colletto dell’Alpe il Tourn (1620 m). Il pianoro erboso che si individua sopra la strada (cliccate sulla foto per ingrandirla), è attiguo alle baite del Monaviel (1280 m).

Da lontano, e da dentro un abitacolo, tutto sembra anonimo e forse anche poco interessante perché saranno certamente le Uje (Uja in patois significa “ago”) che vi cattureranno l’attenzione, mentre tenterete di immaginare le fatiche e il coraggio degli alpinisti per scalarle. Eppure, questa poderosa cresta di roccia del Plu, che sorpasserete solo poco prima di arrivare ad Ala, è un condensato di cultura escursionistica ed alpinistica. E anche quando sarete ad Ala di Stura, guardando verso Ceres, troverete sempre lei a catturare il vostro sguardo. Un’altra faccia di una montagna che non smetterà di stupirvi. Ce ne parla Giorgio Inaudi:

[…] la ricchezza di questo luogo della valle era la pietra ollare, una particolare varietà di cloritoscisto che ha la proprietà di essere relativamente tenera al momento dell’estrazione, divenendo poi più dura nel tempo. Così almeno dicono i montanari, che la chiamano péra doussa (pietra dolce) o anche con l’antico nome di péra dou lavassèi che si può riferire al francese vaisselle (le stoviglie). Fin dalla più remota antichità, infatti, la pietra ollare, lavorata al tornio o con il bulino, è stata usata per fabbricare utensili e recipienti. […] (qui il post integrale)

Bouiri dou servagiu (tana dell’Uomo Selvatico).

Disseminati sui questi versanti rocciosi si nascondono toponimi misteriosi che invitano alla ricerca, conducendovi a sfiorare gli abissi del tempo: Bouìress d’l’Om Servàdjou (le tane dell’Uomo Selvatico), Roc dou Tchapèl (la roccia del cappello), la Barma della Masca (la grotta della Masca)… Secondo le ricerche degli studiosi sono presenti incisioni dell’età del Bronzo (2500 a.C. – 1200 a.C.) e per chi fosse interessato a perdersi in questi abissi, segnalo le pubblicazioni fondamentali in merito edite dalla Società Storica delle Valli di Lanzo:

Da Ceres ad Ala di Stura. Passando per il Monaviel

Da qui si può andare a Ceres? è la domanda che ci pone un’escursionista, mentre percorriamo l’antico sentiero che collega Monaviel ad Ala di Stura.
Era da tempo che tra gli escursionisti incalliti delle Valli di Lanzo circolava la domanda: ma ci sarà ancora la storica e diretta via per andare ad Ala di Stura dal Monaviel, senza dover valicare il Tourn? Se lo chiese qualche tempo fa anche l’amico Ezio Sesia, pilastro fondamentale della cultura escursionistica delle Valli di Lanzo e grande conoscitore degli antichi sentieri. Esiste – evviva! – e dalle informazioni ricevute da un valligiano, sembra che sia stato ripristinato con segnaletica nel 2019. Questa è una bella notizia ed è grazie a questa interessante riscoperta se ora è possibile parlavi delle suggestioni del Plu in modo più completo. Non solo, adesso si può fare un giro ad anello (con diversi punti di partenza: Ala di Stura, Pian del Tetto, La Canova e Chiampernotto) che permette di attraversare luoghi affascinanti e che racchiudono i più svariati aspetti della montagna: alpinistici, escursionistici, storici, antropologici, naturalistici, devozionali… Tutto questo grazie ai sentieri del Plu. I dettagli su questo tracciato li troverete più avanti.

La linea gialla è il tracciato GPS dell’antico sentiero  che collega Monaviel (1280 m) con La Canova (1067 m, fraz. di Ala di Stura). Il Monaviel si raggiunge in un’ora di cammino da Chiampernotto su ottimo sentiero (cartelli e bolli bianco-rossi). Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo).
Il Risveglio del 26 giugno 2020

La piccola ed abbandonata borgata del Monaviel (raggiungibile in un’ora di escursione da Chiampernotto con il sentiero 240, ottimamente segnato) richiama ogni anno numerosi fedeli per celebrare la festa della Madonna Consolata, con la messa che si tiene nella piccola cappella il terz’ultimo sabato di giugno. Grazie ai volontari del Cai e ai numerosi affezionati, questo angolo della Val d’Ala resiste a tutto. In un anno particolare come questo, hanno partecipato decine di persone raggiungendo il Monaviel grazie ad una piacevole escursione. Pensate che fino a qualche anno fa c’era la possibilità di arrivarci addirittura con l’elicottero!

Il versante sud-est del Plù innevato. L’evidente chiazza bianca in piano è il prato antistante al Monaviel (1280 m). La foto è stata presa da Ceres (704 m) da dove potete partire a piedi per raggiungere il Plu con le sue vie storiche, se siete escursionisti esigenti e molto allenati. Negli ultimi anni la rete di sentieri è stata migliorata notevolmente.

Da segnalare che arrivando a La Canova (1067 m) dal Monaviel (1280 m) è possibile raggiungere Ala di Stura (1075 m) in circa trenta minuti su stradina asfaltata oppure deviare verso nord e raggiungere con sentiero, in venti minuti di marcia, la palestra di roccia “Le Courbassère” (sentiero 239B), dove non è richiesto essere arrampicatori per gustare la bellezza del luogo, disseminato di massi di serpentino rossastro, larici e con gran bel panorama sul versante nord della Val d’Ala.

Cartelli nei pressi dell’Alpe Cré da Riàn (1230 m). In alto si stagliano le due vette delle Courbessère (Piccola e Grande, rispettivamente da sinistra verso destra).

La sosta è d’obbligo all’Alpe Cré da Riàn (Cré dou Riàn, ovvero crinale del torrente come ci segnala Giorgio Inaudi nel suo articolo I misteri delle Courbassère), con ottima fontana e panchine in legno. Qui si trova anche il bivio per la Bouiri dou Servagiu (sentiero 239A), il nostro Uomo Selvatico, oppure per la Punta della Courbassèra Grande (1502 m; sentiero 239). Per chi invece ha ancora voglia di marciare qualche ora, allora suggerisco di fare un giro ad anello: da Cré da Riàn proseguire verso ovest, inoltrandosi in una bella faggeta, fino ad incontrare il bivio col sentiero 240 nei pressi di un pilone votivo (15 min.; cartelli). Da qui in un’ora e un quarto (la freccia riporta un tempo errato) si guadagna il colletto dell’Alpe il Tourn (1620 m). Si rientra a Chiampernotto, passando per il Monaviel e chiudendo così l’anello, in due ore circa.

A 1250 metri si incontra la bellissima mulattiera nella parte iniziale del sentiero 240, che sale all’Alpe il Tourn (1620 m).

L’universo Crosiasse

I tedeschi che terminano la tappa Usseglio – Balme della mitica Grande Traversata delle Alpi, sostando presso il posto tappa, chiedono al gestore come rientrare a Ceres percorrendo il Vallone di Crosiasse, raggiungendolo a piedi lungo il versante sud della Val d’Ala. Hanno visto in rete le foto di mulattiere incise nella roccia e posate sugli abissi. Peccato però che non troverebbero punti di sosta dove poter pernottare, lasciando così in imbarazzo il locandiere della GTA.

La sorprendente mulattiera della parte iniziale del Vallone di Crosiasse, posata sul precipizio dagli antichi montanari. A destra della foto scorre il rio Crosiasse, in uno stretto e profondo canalone.

Pensate che fino al 2014 questo insolito ed esotico Vallone non era quasi più percorribile. Da quell’anno in poi la Regione Piemonte ha stabilito di farsene carico per la manutenzione e così adesso lo si può conoscere grazie ad un sentiero escursionistico che non fa più perdere l’orientamento, come invece era successo nei prima anni duemila ad una famiglia olandese che dovette addirittura trascorrere una notte all’addiaccio sotto la pioggia, prima di essere portata in salvo dai soccorritori.

Una delle svariate scalinate in pietra che caratterizzano il sentiero storico della vì dla lòbia (la via del balcone), che percorre la destra orografica del Vallone di Crosiasse.

Negli ultimi vent’anni, grazie al ripristino del sentiero principale (n. 241, ovvero Bracchiello – Colle d’Attia), ora dotato di segnaletica ufficiale Cai-Regione Piemonte, è stato possibile rintracciare vie storiche che solcano la destra e la sinistra orografica del Vallone, oltre al sentiero che da Fugias porta a case Vieia.

Di questi percorsi ne abbiamo ampiamente trattato. Per scoprire il sentiero principale (il 241), potete leggere questo post.  Se poi volete esplorare le antiche vie che percorrono a mezzacosta i versanti del Crosiasse, allora vi invitiamo a leggere, con calma ed attenzione, i post La vì dla lòbia (la via del balcone) e Il Sentiero dei Cacciatori. Il nostro intento è sempre quello penetrare nelle montagne considerando gli aspetti culturali e abbiamo la “pretesa” che anche voi lo facciate, soprattutto se pensiamo che siete qui a leggerci.

L’alto Vallone di Crosiasse ripreso dal Sentiero dei Cacciatori. In alto a sinistra (al sole) si vede la vetta del Monte Plu (2196 m). La zona in ombra è il versante esposto a nord-est che lambisce i pascoli di Pian Peccio di sopra (1510 m).

Negli ultimi anni il sentiero 241 è stato completato di segnaletica fino al Colle d’Attia. Inizialmente era già una grande soddisfazione poter raggiungere il Colle Crosiasse (1809 m), deviando sul sentiero 303 all’omonimo Alpe, che mette in comunicazione la Val d’Ala con la Val Grande. Ora potete addirittura sognare di fare un lungo giro ad anello escursionistico, ovvero partire da Bracchiello (sentiero 241), risalire tutto il Crosiasse, valicare il Colle d’Attia e poi scendere verso Ala di Stura col sentiero n. 238. Prima di raggiungere questo Comune, si devia sul 238A (poco dopo aver superato il bellissimo Pian d’Attia), si intercetta il sentiero 240 fino al Colletto del Tourn, discesa sul Monaviel e poi chiusura dell’anello rientrando col sentiero 243, dove ci attende Bracchiello. Potremmo chiamarlo il giro del Plù e sarebbe bello se ci fosse un posto tappa per spezzare il percorso in due giorni.

Panorama sulla Val d’Ala nei pressi del Colle d’Attia (sentiero 238).

Insomma, l’universo Crosiasse è davvero una faccia molto suggestiva del nostro Monte Plu, che sa donare grosse soddisfazione ed emozioni intense.

L’antico sentiero Monaviel – Ala di Stura e il giro del Tourn

Abbiamo percorso l’antico sentiero che collega il Monaviel con Ala di Stura quando in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni (Motti).

La foto che vedete qui sopra mi ha spinto a scrivere questo post, senza poter sapere che avrei poi incontrato Gian Piero Motti, lungo questo antico sentiero. E’ un paesaggio straordinario, crudo e ruvido, che vi narra del Plu, dei suoi speroni, di alpinisti e di sentieri. E lo fa proprio con le parole del grande Motti. Quella che state osservando è un’immagine che non troverete facilmente in giro. Potete anche voi catturarla se siete buoni escursionisti, capaci di affrontare percorsi classificati “EE”. Se è così, vi suggerisco allora di raggiungere il Monaviel da Chiampernotto e poi di tuffarvi letteralmente dentro la forra selvatica e tetra che precipita dal versante sud-est del Monte Plu. Dal Monaviel, nei pressi del tasso secolare, una bandierina segnavia rossa-bianca-rossa vi segnala la direzione per Ala di Stura, sprofondando così in una meravigliosa faggeta al cui termine vi attende il rio Ciamnet (non nominato sulle carte escursionistiche).

In giallo il giro del Tourn (Chiampernotto – Monaviel – La Canova – Le Courbassère – Il Tourn – Monaviel – Chiampernotto). Cliccando sull’immagine potete trovare alcuni punti importanti del sentiero Monaviel – Ala di Stura, descritti più avanti. Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo).
Il ripido versante sud-ovest della forra solcata dal rio Ciamnet, il cui guado si raggiunge in 25 minuti dal tasso secolare. Quest’ultimo si trova a 5 minuti di marcia dalla cappella del Monaviel, in direzione dell’Alpe il Tourn (cartelli).

Il guado del rio Ciamnet (1190 m) si raggiunge in circa 25 minuti su ripido sentiero (bolli bianco-rossi). La traccia non è evidente, in quanto ricoperta da un fitto tappeto di foglie secche, ma i segnavia e gli ometti di pietra non vi faranno perdere l’orientamento (direzione sud-ovest).

Il guado del rio Ciamnet la cui portata è molto esigua, a seguito di un lungo periodo siccitoso. Valutare con attenzione la possibilità di attraversalo in caso di prolungante ed insistenti precipitazioni.

Dall’attraversamento del rio Ciamnet inizia un lungo percorso verso sud (circa 45 min.) che vi condurrà, con stretto sentiero ricoperto di foglie, all’attraversamento della cresta sud-est che scende dall’Alpe il Tourn. Avrete così marciato complessivamente per un’ora e mezza circa dal Monaviel, nell’aspro, tetro, selvaggio ed appartato canalone del Monte Plù, un ambiente che lascerà il segno nella vostra anima, soprattutto se ricercate una Montagna che sappia scavare, facendo emergere la flebile ed ancestrale voce del selvatico, che ancora dimora in voi.

Siamo a circa 1170 metri di quota. Alla nostra sinistra si trova la forra del rio Ciamnet. Salendo con l’auto ad Ala di Stura, il Ciamnet è facilmente osservabile nella sua cascata che si trova a destra, poco prima di una decisa curva verso sinistra (ponte).
Ultimi metri prima di toccare la cresta che scende dal Tourn. Questo è un punto importante del percorso (1150 m) perché avrete la possibilità di osservare paesaggi molto suggestivi.

Dalla quota 1150 metri, sulla cresta che scende dal Tourn e dalla Grotta del Selvaggio (Bouìress d’l’Om Servàdjou), potrete finalmente sguinzagliare il vostro sguardo verso la bassa Val d’Ala, con le borgate del fondovalle, verso il versante nord della stessa, con in evidenza la mole di Testa Pajan (1856 m). Ma per avere una visione di insieme della zona appena percorsa, vi suggerisco di scendere per una ventina di metri verso est-sud-est dal masso con il bollo bianco-rosso che vi segnala un svolta. Eccolo qui sotto:

Siamo a 1150 metri dove si trova il bollo bianco-rosso che segnala una svolta. Il tratto di percorso appena descritto (che arriva dal Monaviel) è a sinistra. Per poter osservare il selvaggio ed impressionante versante sud del Plù, con i suoi speroni, dovete camminare una ventina di metri circa in direzione del fondovalle e poi voltarvi indietro (percorso facile ed intuitivo).
La gola percorsa dal rio Ciamnet, attraversata dal nostro sentiero. In alto si intravedono gli speroni del Plu mentre all’estrema destra si trova il prato del Monaviel.
Il rio Ciamnet che scende dal Plu. Il sentiero passa a sinistra, immerso nel bosco.
Guardando verso est, il panorama si spalanca verso la bassa Val d’Ala, con le borgate di fondovalle (la prima visibile è Bracchiello).

Da qui in poi, la traccia piega verso sud-ovest e l’ambiente tende ad aprirsi, facilitando le osservazioni della Val d’Ala, ma ci troviamo sempre in aree boschive. Il prossimo punto panoramico si trova a circa mezz’ora dalla quota 1150 metri lasciata alle nostre spalle e consiste nel superamento della cresta sud che scende dal Monte Plu (vedete la foto ad inizio post), da dove la traccia piegherà verso ovest. In questo tratto si intercettano sempre i bolli bianco-rossi, non sempre visibilissimi (alcuni molto sbiaditi) e talvolta non posizionati nei punti corretti, ma complessivamente non c’è il rischio di perdere la giusta direzione, se si presta un minimo di attenzione.

Si intravede il fondovalle della Val d’Ala con il torrente Stura, in direzione est. Siamo a 1170 metri circa.
Il secondo importante punto panoramico, ubicato sul contrafforte delle Courbassère. Essendo un terrazzino che si protende verso il vuoto, aiuta ad osservare il panorama a 180°,  da ovest verso est.
Da sinistra: Chiampernotto (860 m; partenza del sentiero n. 240) e Bracchiello (880 m; partenza dei sentieri: 243, 241 e 261).
In prima piano, vista da est, la cresta sud che dal Plu precipita nel fondovalle della Val d’Ala. A sinistra, imbiancata, si intravede la Bessanese (3620 m) mentre alla sua destra emerge l’inconfondibile profilo dell’Uja di Mondrone (2964 m). Le macchie gialle che si intravedono alla base della cresta sud sono i boschi di larici attraversati del nostro sentiero.

Superato questo secondo punto panoramico, la vegetazione cambia radicalmente (avviene la stessa cosa valicando il colletto dell’Alpe il Tourn): si entra in un bosco dove prevalgono i larici e gli abeti rossi. Il tratto di sentiero che ci condurrà a La Canova si trova proprio sotto le Courbassère. La cresta sud del Plu è una sorta di parete divisoria tra due differenti tipologie di vegetazione e quindi anche di differenti clima. Le faggete amano l’umidità mentre i lariceti prediligono ambienti più secchi e sopportano le forti escursioni termiche.

Larici
Abeti rossi

Si raggiunge così la borgata La Canova (1076 m) in circa mezz’ora dalla cresta sud del Plu con la bella sensazione di aver ricucito un territorio dagli strappi dell’oblio, escursionisticamente parlando.

Arrivando a La Canova si trova il cartello per le Courbassère e anche una bellissima baita (architettura caratteristica e storica delle Valli di Lanzo).

Il percorso Monaviel – La Canova richiede circa 2 ore e mezza di marcia su sentiero a volte delicato, sia per alcuni tratti ripidi, sia per la presenza di numerose foglie secche, e sia per la segnaletica che in certi tratti è carente. Difficoltà “EE” (escursionisti esperti: leggete qui).

A La Canova potete continuare il vostro escursionismo per raggiungere la palestra di roccia delle Courbassère, in soli venti minuti di cammino (suggerito; tempistica errata sulla freccia Cai-Regione Piemonte che si trova ad inizio sentiero).

Panorama sul versante nord della Val d’Ala dalle Courbassère. La cima innevata è il Monte Rosso d’Ala (2764 m).

Se amate i giri ad anello, non perdetevi il rientro a Chiampernotto passando dall’Alpe il Tourn, come già descritto in precedenza. In questo caso calcolate circa 7 ore e mezzo di marcia complessive (escluse le soste).
Di seguito ecco la nostra proposta escursionistica per iniziare a conoscere il mondo intorno al Monte Plu:

Giro ad anello escursionistico Chiampernotto (860 m) – Monaviel (1280 m) – La Canova (1076 m) – Le Courbassère (1236 m) – Alpe Il Tourn (1620 m) – Monaviel – Chiampernotto

Segnavia a bandiera di colore rosso-bianco-rosso sul tratto di sentiero Monaviel – La Canova.

Note: lunga ma remunerativa escursione che nel tratto di sentiero (non a catasto) Monaviel – La Canova è riservata ad escursionisti esperti che amano luoghi solitari, appartati, sobri e ruvidi e che vanno in montagna non solo per fare pura attività fisica bensì per capire e conoscere (con immedesimazione empatica, direbbe Annibale Salsa), rintracciando frammenti di montagna vera, e per comprendere lo spirito e il carattere dei vecchi montanari delle Valli di Lanzo, plasmato da ambienti che hanno attirato nomi importanti dell’alpinismo torinese. Questo giro può avere svariati punti di partenza, con diverse gradazioni di dislivello e tempi di percorrenza: lasciamo ad ognuno di voi sceglierlo, in base all’allenamento (da est verso ovest: Chiampernotto, La Canova, Pian del Tetto, Ala di Stura).

Partenza: Chiampernotto (860 m, fraz. di Ceres).

Dislivello totale: 1185 m.

Difficoltà: “EE” (per escursionisti esperti) nel tratto La Canova – Ala di Stura; “E” (escursionistico) nel restante percorso; leggere con attenzione la spiegazione di queste difficolta.

Tempo complessivo per compiere l’intero giro ad anello: 7 h 30 min. (escluse le soste).

In discesa dall’Alpe il Tourn verso il Monaviel, immersi in bellissime faggete.

Periodo consigliato: tutto l’anno salvo i casi di forte innevamento; valutare con attenzione la percorrenza in estate inoltrata se le temperature sono molto elevate, stante la bassa quota di alcuni tratti del percorso.

Segnavia: 240 + 239B + 239 con bolli bianco-rossi, bandierine rosse-bianche-rosse e cartelli; nel tratto Monaviel – La Canova fare attenzione in quanto i bolli bianco rossi non sono frequenti e alcune volte risultano sbiaditi e poco visibili da lontano.

Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori.


Ringrazio di cuore l’amico Alessandro Gogna e la Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano per il fondamentale supporto bibliografico.


Per quanto riguarda gli speroni del Plu, segnaliamo che ad aprile 2021 una comitiva di otto alpinisti (cinque donne e tre uomini, di cui due appartenenti al CAAI), ha riscoperto la Cresta Botto. Qui trovate l’articolo di riferimento: https://camoscibianchi.wordpress.com/2021/04/10/la-cresta-botto-al-monte-plu/

4 pensieri su “Le suggestioni del Plu

  1. Anonimo

    Un nostro amico 75enne, che i vari casi della vita hanno portato ad essere pilota di voli intercontinentali, originario di Gisola (Pessinetto) e da anni abitante a Roma, ricorda che, bambino di 6 anni, inalpava con un suo zio all’Alpe Le Piane arroccata sotto l’Uja di Mondrone. Con la mandria percorrevano tutto il versante rivolto a sud della Valle d’Ala, ma non riesce a rammentare il percorso che, tuttavia, non avveniva lungo la provinciale, ma su sentieri. Asserisce che giungevano pressapoco all’altezza dell’alpeggio. Ho cercato per anni di ricostruire il tragitto, senza riuscirvi. Lancio a voi, grandi camminatori, senza timori nel percorrere sentieri non bollinati, la sfida di ritracciarlo; sarebbe un ricomporre una parte di storia del nomadismo pastorale delle Valli di Lanzo.
    Complimenti per aver dato voce a luoghi magnifici e intatti!
    Ariela

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  2. Qualche giorno fa ho letto su Alt(r)iSpazi – Associazione Culturale Ettore Pagani questo post che riporto: https://altrispazi.sherpa-gate.com/altrilibri/saggi-racconti/piero-fornelli/

    Lino Fornelli ha ricordato il fratello Piero e attraverso lui ed il “loro gruppetto cospirativo” ha ben narrato la loro scoperta della montagna.

    Alla fine del racconto, tra “Le salite che effettuava erano sempre di livello elevato, ma soprattutto belle, lui dava più valore ad un’ascensione “bella e difficile” piuttosto che ad un’altra “difficile, ma meno bella” ne menziona una: Monte Plu, Sperone Grigio, 1a ascensione.

    In effetti: Primi salitori: M. De Albertis con P. e L. Fornelli per la via Classica – 1950.

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  3. Pingback: La Cresta Botto al Monte Plu – I camosci bianchi

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