La Cresta Botto al Monte Plu

Illuminati dagli ultimi raggi del sole di una giornata di fine autunno, gli speroni del Monte Plu invitano a guardare in alto.

Il Monte Plu (2196 m) sorge completamente in Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) e dalla sua cresta orientale, che forma una lunga spalla rocciosa, si staccano tre distinti crestoni. Da ovest: lo Sperone Grigio, la Cresta Botto e la Piramide. Verso sud-est, invece, precipita nel Vallone di Crosiasse la “Cresta della Scuola“. Tra queste rocce, situate in un ambiente estremamente selvaggio, solitario e tetro, si sono cimentati alpinisti del calibro di Boccalatte, Motti, Manera, i fratelli Piero e Lino Fornelli, Dionisi,…


Il tracciato della via della Cresta Botto. Alla sua sinistra ed in alto, si scorge la vetta del Monte Plu (2196 m). Clic per ingrandire.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Quando vado a ripetere certe salite desuete, cadute ormai nel dimenticatoio, cerco spesso di identificarmi nei primi salitori. In un viaggio a ritroso nel tempo provo ad immedesimarmi in quegli alpinisti che non molto dissimilmente da me risalirono gli stessi sentieri e le stesse rocce che oggi io sto percorrendo. Eppure tante cose sono cambiate, soprattutto per salite che hanno cento anni o poco meno. Un altro mondo, altri problemi, altri ritmi, eppure credo che la passione sia sempre immutata, che quella che ci spinge oggi sia identica a quella che spinse quei pionieri.

Foto Matteo Enrico

La voglia di evasione e di scoperta, di correre a fil di cielo su una cresta accidentata lasciando vagare libero lo sguardo sulla pianura, che poco importa se è cambiata con il suo intreccio di strade e lontane periferie. Mi chiedo come saranno tra cento anni le pareti e i boschi in cui sono ora immerso, probabilmente immutati e immutabili, e come saranno gli alpinisti, se qualcuno ancora salirà quassù. Ma forse sono le stesse domande che si posero gli alpinisti di cento anni fa, i primi salitori che resero immortale il loro nome legandolo per sempre a una via, a una parete, a un’ascensione, come in un’espressione artistica dal sapore naif: la creazione di un itinerario sulla tela dell’immaginazione.

Foto Vanessa Cimolin

Anche questa volta è stata la stessa cosa. La Cresta Botto al Monte Plu, un itinerario tanto bello quanto assolutamente ormai sconosciuto ai più ma che per un attimo, per un giorno, è stato fatto rivivere dalla nostra passione. Il versante meridionale del Plu è un labirinto di speroni, guglie e canali ma gli sguardi cadono ormai solo più sullo Sperone Grigio, forse perché bello e affusolato, splendente e abbacinante come i cristalli e i minerali che un tempo quassù si andavano cercando, tanto da offuscare ciò che gli sta intorno. Un vero peccato perché questa lunga cresta riserva scorci panoramici molto belli e pittoreschi e regala una progressione su roccia salda e con passaggi mai banali e sempre divertenti.

Foto Enrica Fassone

Bisogna saperla apprezzare nel suo insieme, la marcia di approccio e la discesa permettono di immergersi in un mondo che nulla ha da spartire con la civiltà che, poche centinaia di metri sotto, ha inglobato la montagna, che con supponenza ha pensato di poter imbrigliare e catalogare tutto. Quassù invece nulla muta, nel regno delle aquile che volteggiano incuranti del nostro affaccendarci e della nostra voglia di evadere dal virus dell’antropizzazione. Salendo prima il bosco, poi il canalone e in ultimo lo stretto canale, chiuso tra le pareti, ci si avvicina poco per volta, quasi per gradi, a questo mondo fuori dal tempo. Dall’ombra dell’incassata gorgia dirupata si sbuca sul solatio intaglio, da cui iniziano le prime rocce della cresta. Giungere all’attacco rappresenta sempre un momento particolare, le incertezze dell’avvicinamento svaniscono, si dissolvono nella luce del mattino, finalmente l’attrezzatura esce dallo zaino e si può iniziare a scalare.

Foto Matteo Enrico

Mario Gatto, Gino Revelli, Piero Cavallero e la signorina Paola Dutto. Questi i primi salitori. A Botto, suo malgrado, venne solamente intitolato l’itinerario, in sua memoria, dopo la caduta mortale sul Grand Cordonnier. Di coloro che legarono indissolubilmente il loro nome alla cresta si sa ben poco, solo Mario Gatto fu un alpinista molto attivo nelle Valli di Lanzo, dove compì diverse prime ascensioni, un esploratore. E per questo non è da escludere che fu proprio sua l’intuizione di scalare il versante meridionale del Plu, di vedere tra le pieghe del monte la possibile via di ascesa.

Foto Valentina Lauthier

Assai singolare è che venga specificata, nella relazione, la parola “signorina” ma sicuramente, in quegli anni, la presenza femminile nelle cordate non doveva essere così consueta, a parte alcuni casi scritti in maniera indelebile sulle pagine della storia dell’alpinismo. Oggi invece siamo in otto a scalare qui e la presenza femminile è preponderante: ben cinque ragazze. Forse questa via non ne ha mai viste tante e sicuramente tutte insieme e forse non ha neanche mai visto una simile frequentazione in un colpo solo. Dopo la pubblicazione della relazione veniamo a sapere di ripetizioni negli anni ’60, nei ’70 e poi negli ’80, diluite nel tempo, da parte più che altro di estimatori di queste montagne. E c’è da chiedersi perché. La scalata infatti è bella e solare, divertente, appagante nel gesto e nello spirito.

Foto Enrica Grandis

La cresta inizia facile, un tiro di rocce frammiste ad erba, ma presto la musica cambia. La seconda lunghezza regala difficoltà di quinto grado per nulla generose. Bisogna muoversi delicatamente per poi afferrare in maniera decisa una bella lama. Oggi le scarpette, i friend e le leggere corde in nylon facilitano tutto, ma se si pensa all’attrezzatura di cento anni fa si può comprendere la bravura di quei primi salitori. Una successiva sezione più facile, ma sempre su roccia buona e divertente, permette di giungere a un secondo salto più ripido e poi ancora su, verso gli ultimi torrioni. Di nuovo un tratto verticale, di nuovo una lunghezza di quinto grado, o quasi, e poi per cresta si giunge al cospetto dell’ultimo pinnacolo, tanto triangolare da assomigliare a una piramide maya, schiacciata sulla scenografia del crestone discendente dalla vetta della montagna, ammantata di gialla e ancora rinsecchita erba olina.

Foto Chiara Ravera

La salita sta per terminare, un divertente camino permette di toccare la sommità del torrione finale. Come sempre, quasi con un po’ di rammarico, si realizza che un’altra avventura è terminata, dobbiamo solo più portarci sul crestone dove un rinsecchito albero fa da solitaria sentinella. Ci sediamo sull’erba, le foto di rito, il vento che stria di nubi le montagne del fondovalle, adesso bisogna solo scendere. La discesa è sempre parte integrante di ogni salita, le due cose sono indissolubilmente legate, e anche questa volta è così. Ci lasciamo scivolare sull’intricato tappeto di rododendri verso il Vallone del Crosiasse. Poi seguiamo il sentiero e la mulattiera, costruita con maestria sugli scoscesi fianchi della montagna, fino a Bracchiello. Da qui bisogna solo più raggiungere Chiampernotto ma questa volta la fortuna ci assiste e un provvidenziale passaggio in auto ci evita una ulteriore mezzora di marcia.

09/04/2021

Luca Enrico


Qui di seguito trovate ulteriori informazioni, compresa la descrizione della via (a cura di Luca e Matteo Enrico): ⇒ clicca qui.

Siamo molto contenti di potervi offrire, con questo post, uno sguardo ancora più completo sul quel mondo alpino straordinario, a tutti i livelli, che si dispiega a 360° intorno al Monte Plu (per approfondimenti, anche escursionistici, suggeriamo la lettura “Le suggestioni del Plu“, con ulteriori foto).

Ringraziamo sentitamente Luca Enrico e compagni di cordata, anche per i contributi fotografici, che ci hanno permesso di pubblicare un post di livello eccelso, sulla scia del precedente.

Ci stiamo abituando bene con questi ultimi straordinari articoli e adesso ci si sente un po’ come quando si raggiunge una cima tanto agognata, da cui non si ha più voglia di scendere.

Foto Chiara Ravera

Il Monte Plu visto da nord, con la cresta orientale da cui si staccano gli speroni . Per i dettagli della foto rimandiamo al post “Le suggestioni del Plu“.

Un pensiero su “La Cresta Botto al Monte Plu

  1. Pingback: Le suggestioni del Plu – I camosci bianchi

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