Di questa intimità oggi ho bisogno

IL MOVIMENTO DELLE DONNE SOLITARIE.

Testo e foto di Rita Perri*

“Comunque da noi non ci sono tutte queste donne che camminano da sole”.

Da noi” sono le montagne dell’Appennino Centrale raggiungibili in giornata da Roma. Qui invece ero in Spagna, durante un viaggio attraverso Pirenei, Cantabrici e le Sierras centrali. È vero, ci sono moltissime donne sole sui sentieri, da queste parti.

Resisto però all’idea che da noi le donne solitarie siano un’eccezione.

Mi trovo nella Valle Majelama, sul sentiero 8 del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino (Abruzzo, Appennino centrale). Il tracciato, che parte dai 1124 metri di Peschio Rovicino, conduce alla Sella del Bicchero (2075 m.), da dove è possibile raggiungere alcune delle cime “over 2000” più suggestive dell’area.

Ho scelto questo sentiero – il cui accesso in questo periodo dell’anno è limitato e richiede un permesso delle autorità – perché sarò verosimilmente sola fino al Bicchero. Di questa intimità oggi ho bisogno. Ho dormito poco: smania, sognacci e nella luce ancora incerta i versi atavici dei cervi mi fanno impressione. Poi esco dal bosco, la visibilità diventa totale, e cambia tutto.

Le donne solitarie sui nostri sentieri non sono un’eccezione. Ne ho incontrate tantissime in questi anni, di altrettante ho seguito i resoconti sui social. Cosa mantiene la convinzione che una donna sola in montagna sia un’anomalia?

Dall’ultima volta che sono stata qui è passato un anno, ma riconosco uno ad uno i grandi massi erratici lasciati dal ghiacciaio. Sono come vecchi amici: dunque la solitudine non è completa.

Dal Bicchero in poi c’è gente. Tre ragazze mi salutano. Una coppia sulla sessantina mi chiede da dove sono partita, “Ma da sola? Complimenti!”. Sul Costone trovo un ragazzo francese che mangia, ho fame pure io, smezziamo la mia birra. Una donna dall’espressione aperta, sola anche lei, mi chiede informazioni. Gli incontri si concentrano presso le vette segnate da croci sbilenche.

A luglio mi sono infuriata per un post su una pagina che dà spazio alle donne. Una di queste scriveva della sua esperienza: dopo aver subito una molestia, si era rifugiata lontano dalla città. Sui sentieri e nei rifugi si era sentita al sicuro, finché un amico le ha chiesto se non avesse paura, dal momento che trovare una donna sola in un bivacco è la fantasia di molti escursionisti maschi. Era stato messo in discussione il luogo dove si era sempre sentita protetta: da allora nei bivacchi non era più riuscita a tornare.

Le donne solitarie in montagna sono percepite come una rarità perché sessualizzando la loro presenza ne è stata favorita la sistematica esclusione dai luoghi.

Ma se all’estero questa convinzione è caduta, significa che può cambiare anche da noi. L’abitudine è la chiave: deve diventare normale incontrare donne sole, anche sulle montagne vicino Roma. Sono convinta che “le solitarie sono tutt’altro che solitudini”, ed incrociarci numerose sui sentieri, nei rifugi, sulle cime ci renda più forti senza togliere nulla all’esperienza solitaria.

Signorì, ma da sola siete salita?”

Il pastore che incontro quando torno alla macchina mi parla dei lupi della Valle della Genzana. Resto per un po’, perché sono belli gli incontri quando parti da sola. Anch’io sono tutt’altro che solitudine.


*Rita (Cosenza, 1979) vive a Roma e si occupa di Proprietà Industriale. Coltiva l’interesse per tematiche concernenti la connessione tra femminismo, spiritualità immanente e ambiente. Nella dimensione della montagna, come luogo emotivo oltre che fisico, riconosce la casa della propria anima.

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