3000 metri di fragilità

La fragilità si declina in tanti modi. Una fra le più diffuse è la memoria perché non abbiamo tempo per coltivarla. Poi c’è la scarsa attenzione e concentrazione, le distrazioni imperanti della nostra epoca, la mancanza di lentezza (la fretta ci devasta), la scarsa sensibilità verso la conoscenza, la mediocrazia… Ma in cima a tutte metterei la distanza che ci separa dal mondo naturale, non solo fisica ma soprattutto mentale.

3000 metri è il dislivello che separa la vetta del Monte Rocciamelone dal fondovalle valsusino, ovvero tra il Comune di Mompantero (531 m) e la Madonna del Rocciamelone (3538 m).

Luglio 2007. Rocciamelone (3538 m), Orrido di Foresto e fondovalle della Valle di Susa, visti da nord (foto Luca Giunti).

Da fare tutti a piedi per innalzarci fino lassù? No di certo, una stradina ci permette di raggiungere in auto i 2000 metri di quota. Ma se volete cimentarvi (e c’è chi lo fa) allora le frecce del Cai vi attendono in fondovalle.

La stradina da percorrere per raggiungere La Riposa (2050 m) è tutta curve e misura circa 20 km. Richiede 45 minuti di cui una buona parte penetrando estese foreste scheletriche ed annerite dall’incendio di fine ottobre 2017 che durò ben 8 giorni. Come stiamo a memoria?

Mappa di dettaglio con il censimento delle aree bruciate nella zona di Susa. Cliccare sulla foto una volta e poi una seconda per poterla ingrandire e osservarne i dettagli (si possono identificare il Rocciamelone e il Rifugio Ca’ d’Asti; fonte: https://emergency.copernicus.eu/mapping/list-of-components/EMSR253).

Il Roccia, prima di afferrarlo con la scorciatoia dell’asfalto, ci chiede qualche momento di osservazione e di riflessione (e tanti silenzi) perché quelle estese aree boscate finite in cenere fanno venire i brividi. Il senso di abbandono e desolazione è pungente e così penso che l’escursione inizia molto prima di indossare scarponi e zaino per seguire il sentiero 558.

La nostra memoria oggi viene custodita dal web, soprattutto quella a buon mercato, e così a casa mi tuffo nei link di Google per fissare alcuni concetti e alcune storie drammatiche, così attuali che immaginare di starne al di fuori significherebbe fregarsene altamente di cosa ci aspetta domani (ma non dicevamo così anche 20 anni fa?), proprio se continuiamo a disinteressarci e se stipiamo questi urgenti aspetti ambientali nel cantuccio oscuro e freddo del nostro malconcio cassetto della memoria.

31 ottobre 2017. Una lepre carbonizzata lungo un sentiero (foto Luca Giunti da Nimbus).

Le fiamme di quel terribile incendio, in alcuni frangenti alte addirittura 50 metri, sono riuscite a portarsi poco sotto il Monte Palon (2965 m) e a lambire il Rifugio Ca’ d’Asti (2850 m; punto di appoggio per la via normale al Rocciamelone), partendo da una quota di circa 500-600 metri e sospinte da venti a 90 km/h.

L’incendio più grave ha bruciato per 8 giorni consecutivi (22-29 ottobre 2017) boschi misti di latifoglie, praterie xeriche e pinete di pino silvestre sul versante sinistro orografico della Val Susa tra Chianocco, Bussoleno, Mompantero e Venaus. Qui un’impressionante veduta di fiamme alte una cinquantina di metri (il traliccio in primo piano è alto 18 m) il 29 ottobre nelle pinete di Mompantero, alla base del Rocciamelone, sotto raffiche di foehn a 90 km/h (foto Luca Giunti da Nimbus).

Nel percorso da Mompantero a La Riposa mi sarebbe piaciuto avere con me Luca Giunti, o altri esperti, per cercare di trovare le risposte alle tante domande che sono emerse, metro dopo metro, inseguendo il sogno di una vetta.

Dopo qualche giorno dalla perlustrazione al Rocciamelone, con le sue mille domande, ci troviamo in escursione con il Club alpino italiano e questa volta a La Riposa ci attende Giacomo Re Fiorentin, geologo di Arpa Piemonte. Già, perché non ci è bastato osservare un lato fragilissimo della nostra Montagna. Nel weekend che ci aspetta abbiamo programmato (esattamente un anno fa e ora ci attendono due giorni di meteo molto favorevoli!) un’ascensione geologica per camminare sulle frane del Rocciamelone.

Perché, per dirla come piace molto al Club alpino italiano, camminare è conoscere (ma senza competente assistenza non si va molto lontano) e noi di Lanzo oggi abbiamo la fortuna di avere colui che addirittura sta lavorando ad un progetto molto importante di monitoraggio geologico del versante Sud del Rocciamelone.

Azioni esemplari di resilienza delle comunità di fronte ai rischi naturali dell’alta montagna. Pannello informativo posizionato sulla stazione di monitoraggio multiparametrico della cresta Sud del M. Rocciamelone, a quota 3130 m.

Come si dice in ambito giornalistico? Stare sul pezzo. Ecco, noi oggi siamo certamente sul pezzo, puntualissimi dopo un’estate sconvolgente con temperature fuori scala, crolli di ghiaccio e roccia, incendi, siccità allarmante e ritiro impressionante dei ghiacciai alpini.

Eccolo allora il Rocciamelone che ci dà il benvenuto. Da Mompantero, con la sua Zona Speciale di Conservazione e poi, poco più su, con il Sito di Interesse Comunitario “Rocciamelone” (Rete Natura 2000), per presentarci i suoi 3000 metri di fragilità, di cui ne facciamo parte e totalmente immersi, talmente tanto che non possiamo fare finta di niente, pena una fine miserevole in attesa nel nostro incerto orizzonte.

In basso è delimitata la ZSC (SIC) “Oasi xerotermiche della Valle di Susa – Orridi di Chianocco e Foresto” mentre in alto il SIC “Rocciamelone“. Cliccare sull’immagine per la versione ad alta definizione.

Aspetti geologici del Monte Rocciamelone e monitoraggio della Cresta Sud da parte di Arpa Piemonte

Il Monte Rocciamelone (3538 m) con la sua forma slanciata e la notevole altezza domina l’intera Valle di Susa (TO), di cui è la montagna simbolo. Le sue pendici sono cariche di storia in quanto per secoli la vetta è stata ritenuta la più elevata d’Italia. Alcuni storici fanno coincidere la nascita dell’alpinismo con la data della sua prima ascensione, attribuita al conte Bonifacio Rotario d’Asti che nel 1358, di ritorno dalla crociata in Terra Santa, salì sulla montagna per voto religioso. La vetta di forma piramidale, sulla quale convergono i territori comunali di Mompantero, Novalesa ed Usseglio, rappresenta un importante nodo orografico in quanto da essa si dipartono tre rilevanti dorsali: verso NO quello che separa la Valle Cenischia dalla Vallée du Ribon; verso ESE il lunghissimo spartiacque tra la Valle di Viù e la Valle di Susa; verso SSO il crinale che divide la comba della Pala dalla Valle Cenischia e lungo il quale si sviluppa la via normale alla vetta.

Il versante SSE del Monte Rocciamelone fotografato in primavera.

Dal punto di vista geologico il Rocciamelone è essenzialmente costituito da una potente sequenza di calcescisti (spessore di circa 600 m, a costituire la parte sommitale del monte) e da sottostanti marmi a silicati. In seno a questi ultimi sono presenti intercalazioni di ofioliti (associazione di rocce basiche e ultrabasiche che costituiscono frammenti di antica crosta oceanica), affioranti ad esempio in prossimità del Rifugio Cà d’Asti.

Le rocce metamorfiche che costituiscono il rilievo derivano dagli antichi fondali del bacino oceanico (crosta e sedimenti) che più di 100 milioni di anni fa separava i continenti di Africa ed Eurasia, prima della loro collisione e conseguente formazione dei rilievi alpini.

L’avvicinamento tra i paleocontinenti portò allo sprofondamento della crosta oceanica che durò 38-40 milioni di anni. Nella zona di collisione i blocchi di crosta oceanica, di sedimenti deposti su di essa e di crosta continentale africana furono “accartocciati” ed in parte “strappati” e trascinati verso la superficie. L’attrito al contatto tra i due margini generò parziali fusioni delle rocce: i magmi così formati risalirono in superficie generando vulcani.
1 Crosta continentale – 2 Mantello – 3 Magma profondo – 4 Crosta oceanica – 5 Sedimenti sul fondo dell’oceano – 6 Oceano – 7 Magmi generati da fusioni di rocce in subduzione (fonte: Uno sguardo sul territorio. Appunti sulla geologia del Piemonte a cura di Arpa Piemonte, 2006).
Collisione tra il paleocontinente europeo il paleocontinente africano e scomparsa della crosta oceanica. I due paleocontinenti si accavallarono l’uno sull’altro, dando così origine alla catena montuosa della Alpi.
1 Crosta continentale – 2 Mantello – 3 Crosta oceanica – 4 e 5 “Brandelli” di crosta oceanica e di mantello – 6 Montagne – 7 Fiumi – 8 Sedimenti “accartocciati” ed in parte trascinati in profondità
(fonte: Uno sguardo sul territorio. Appunti sulla geologia del Piemonte a cura di Arpa Piemonte, 2006).

Nel settore superiore del versante nei calcescisti si osservano superfici di scistosità debolmente inclinate verso Ovest; l’ammasso roccioso è inoltre interessato da importanti sistemi di fratture, i principali dei quali hanno andamento N-S e NW-SE. Tale contesto favorisce lo scivolamento verso la valle Cenischia delle masse rocciose, con progressivo arretramento verso est della linea di cresta.

La linea tratteggiata gialla evidenzia l’andamento delle superfici di scistosità (inclinate verso Ovest) che interessano la sommità del Rocciamelone.
Frattura che interessa il substrato roccioso (marmi) poco a monte del Rifugio Cà d’Asti, con strumentazione di controllo periodico da parte di Arpa Piemonte (freccia rossa).
La frattura dell’immagine precedente, vista dal sentiero che sale verso la cima. In basso a sinistra si intravede il Rifugio Ca’ d’Asti (2850 m).
Frattura che interessa il substrato roccioso (calcescisti), con strumentazione di controllo periodico da parte di Arpa Piemonte (freccia rossa); per approfondire, vedere la figura 12 a pag. 12 di questo documento).

Il versante occidentale sottostante la Cresta Sud è interessato da fenomeni di frana; il settore di cresta compreso tra la vetta (3538 m) ed il Rifugio Cà d’Asti (2850 m) è posto sotto controllo strumentale (sensori di movimento e di temperatura: per l’inquadramento cartografico, vedere la fig. 9 a pag. 11 di questo documento) dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte. La presenza di queste due tipologie di sensori nasce dall’esigenza di identificare le possibili correlazioni tra variazione di temperatura e movimento delle masse rocciose.

Cresta Sud: crollo e scivolamento recenti (luglio 2022) di porzioni rocciose verso la valle Cenischia.
Cresta sud: crollo e scivolamento di porzioni rocciose verso la valle Cenischia (a destra nell’immagine). Risulta evidente il progressivo arretramento della cresta verso est (a sinistra nell’immagine). Nel tondo rosso la postazione automatizzata di Arpa Piemonte, a quota 3130 m.
Particolare dell’immagine precedente.

Il sistema di controllo installato lungo la cresta è costituito da strumenti che vengono letti manualmente una/due volte l’anno e da una postazione automatizzata ubicata alla quota di 3100 m circa. Si tratta di una colonna di sensori di movimento e di temperatura che si spinge sino alla profondità di 30 m. I dati, acquisiti in modo continuo, vengono trasmessi quotidianamente presso la sede Arpa di Torino. Si tratta di un sistema di monitoraggio che non ha finalità di allertamento, ma rappresenta un sistema di studio per scopi scientifici.

11 settembre 2022. Cresta Sud: particolare della postazione automatizzata e del suo sistema di alimentazione con pannelli solari (escursione sociale Cai Lanzo).

Per saperne di più

sugli incendi dell’ottobre 2017:

  • Ottobre 2017 al Nord-Ovest italiano: caldo, siccità e incendi (articolo con foto di Nimbus – 01/11/2017) ⇒ qui l’articolo.
  • Incendi in Valsusa: a Mompantero un mese dopo i roghi (video intervista al guardiaparco Luca Giunti e alla sindaca di Mompantero Piera Favro) ⇒ video (7:57).
  • Incendio in Valsusa, il drone in volo sulla borgata di Mompantero distrutta dal fuoco (La Repubblica – 05/11/2017) ⇒ video (2:57).
  • Rapporto sull’incendio in Val Susa: l’estate rivela il disastro sulla montagna (articolo e video su La Repubblica – 29/08/2018) ⇒ qui l’articolo.
  • Le lezioni del fuoco (articolo di Luca Giunti su volerelaluna – 24/10/2018) ⇒ qui l’articolo.
  • Racconti di fuoco (video realizzato dal personale dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie – nov. 2018) ⇒ video (12:06).

(sul sito della Regione Piemonte si trova una scheda informativa sugli incendi in bosco, rivolta a tutti: qui il link).

sulle attività di monitoraggio della Cresta Sud del Rocciamelone di Arpa Piemonte:

  • Monitoraggio geotecnico e termico della Cresta Sud del Monte Rocciamelone (su Neve e Valanghe n°87 – aprile 2016) ⇒ scarica il pdf (6 MB).
  • Installazione della stazione di monitoraggio multiparametrico del Monte Rocciamelone da parte di Arpa Piemonte (ottobre 2016) ⇒ video (5:22).

3000 metri per arrivare in cima.

3000 metri di fragilità.

Ma poi pensate che arrivando in vetta, i panorami possano finalmente farci entusiasmare, dimenticando tutte queste fastidiose e inopportune fragilità, che si frappongono tra noi e il nostro divertimento?


Ringraziamenti:

a Giacomo Re Fiorentin che vorremmo sempre avere con noi durante le escursioni in montagna (tutti i partecipanti all’escursione Cai Lanzo del 10-11 settembre sono stati oltremodo entusiasti!);

a Gabriele Savio del Rifugio Ca’ d’Asti per la sua gentilezza e disponibilità e per aver sopportato il sottoscritto addirittura da settembre 2021;

a Luca Giunti per la sua costante ed autorevole divulgazione.

al Cai Lanzo per la preziosa e fondamentale opera di supporto (sembra facile progettare un’escursione sociale con pernottamento in rifugio: provare per credere).

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