Renzo Videsott

[…] Mediante severe norme protettive grazie alla lotta di Videsott e collaboratori contro il bracconaggio, il numero degli stambecchi, che si erano ridotti a 417, superò il numero di 3.000. […]

In memoria di Renzo Videsott (ho la presunzione di ritenere che in questo angolo del web si possa sentire a un po’ a casa sua…), e del lavoro straordinario che ha compiuto affinché potesse giungere fino a noi il meraviglioso Parco Nazionale del Gran Paradiso, elenco qui sotto alcuni link interessanti:

– biografia: www.renzovidesott.it/renzo-videsott/

giornate della memoria (8 e 9 settembre): www.pngp.it/de/90anni/iniziative/giornate-della-memoria-di-renzo-videsott

Tra l’altro, leggendo la sua biografia, si scopre che era anche un alpinista molto forte:

“Fu autore di importanti prime ascensioni e altrettanto importanti ripetizioni, compì la prima ascensione della Busazza nel Gruppo del Civetta, aprendo nuove vie di arrampicata e classificandosi fra i migliori alpinisti d’Italia”.

Mi piace molto anche cosa sostiene Enrico Camanni, nella parte finale della prefazione del libro “In su e in sé” (scritto da Giuseppe Saglio e Cinzia Zola; edito da Priuli e Verlucca): Leggi il resto dell’articolo

Nel cuore delle Alpi

Più gli anni passano e più mi sento vicino alla montagna di personaggi come Renzo Videsott, Anacleto VerrecchiaVirgilio Giacchetto, o di quel Guardaparco incontrato tra le pagine di un libro che mi ha proiettato verso escursioni indimenticabili. Personaggi che hanno avuto in comune qualcosa di importante da proteggere per consegnarlo all’avvenire.

In alta Val d’Ala (Valli di Lanzo), sospeso sul Piano della Mussa, il Piano della Ciamarella (2100 m) è nel cuore delle Alpi Graie meridionali. Dominato dalla mole dell’Uja di Ciamarella (3676 m), dall’Albaron di Sea (3261 m) e dalla Bessanese (3620 m), si concede come un affascinante ed incantevole punto di contatto grazie ad un umile sentiero che arranca fino al Ghicet di Sea (2726 m), valico che porta nel Vallone di Sea e nella Val Grande.

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Le visioni di Gian Piero Motti

sentiero MottiCi sarà una ragione per cui questo sentiero è stato intitolato a Gian Piero Motti.
Sarà forse per le visioni che ti vengono incontro salendo fin quassù?
Nel 1976 Motti, oltre alle sublimi linee di arrampicata, vedeva già la distruzione del Pianeta sebbene non fosse circondato da tutta la selva di scienziati che oggi ci indicano sentieri piuttosto tempestosi lungo il nostro cammino.
Sono trascorsi quasi quarant’anni da quello scritto e sembra che le sue visioni non fossero poi così sbagliate.
Oggi chissà cosa “vedrebbe” Motti se fosse ancora qui tra noi. Chissà cosa penserebbe della sua montagna e degli uomini che cercano di “governarla” con le stesse logiche nefaste partorite negli ambienti urbani, quelle logiche che gli scienziati mettono un giorno sì ed uno no sul banco degli imputati dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento della Terra.
E chissà cosa penserebbe del bluff tutto italiano della green economy da far decollare a suon di strade sterrate per improbabili filiere del legno, di elettrodotti, di centrali idroelettriche (da piazzare sugli ultimi corsi d’acqua ancora integri), di dighe, di comprensori sciistici, di eliski, di moto sui sentieri e di smembramento di parchi nazionali voluti da personaggi visionari che hanno fatto la differenza in Italia, come Renzo Videsott.
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Qualche giorno con il guardaparco

[…] Quassù è bellissimo, ci si trova bene. Ma se desideri costruirci la tua casa, sei fuori strada. Se invece vuoi che rimanga così com’è per sempre, per poterci tornare quando vuoi e ritrovarla com’è e riavere il beneficio che ne trai adesso, cominci a capire. Infine, se vorresti che qui resti così perché anche altri ne possano trarre le stesse sensazioni, benvenuto tra quelli che capiscono. Che è un numero esiguo, purtroppo. Sarebbe bello sapere che centinaia di persone possono contare sul fatto che quassù c’è un loro angolo di paradiso dove potersi rifugiare, con i suoi fiori, sapere che la cascata sarà sempre qui, gli animali sempre là, e nessuno potrà mai cambiare nulla. Ci sono persone che ogni anno salgono quassù, chi per studiarsi dieci pagine di greco, chi per leggersi Thomas Mann, o farsi una giornata di yoga… Segno che c’è bisogno anche di questo. […]

Il racconto che trovate qui di seguito non è inventato ma scritto da un Guardaparco che però non ha voluto firmarlo. L’ho trovato qualche anno fa nel bellissimo libro “Sui sentieri dei guardaparco“, guida escursionistica scritta da Roberto Bergamino (edizioni Arti Grafiche San Rocco) che ci porta a conoscere il Parco Nazionale del Gran Paradiso prendendo come mete i casotti in quota utilizzati proprio dal personale di sorveglianza.

Questo libro l’ho acquistato una decina di anni fa circa e da allora quello che  trovate qui di seguito è rimasto impresso indelebilmente nella mia anima.

Vi suggerisco di trovarvi qualche minuto per lasciarvi trasportare dai pensieri di questo Guardaparco d’eccezione che saprà catturarvi e portarvi con intensa narrazione proprio nello splendore della natura del Parco. Dopo qualche riga iniziale vi accorgerete presto di ritrovarvi come in apnea, tanto è pregnante questo racconto.

Un sincero ringraziamento a tutti i guardaparco per il loro lavoro e a Roberto Bergamino (la mia prima “guida” tra le bellezze delle montagne), che mi ha concesso di riportare questo racconto.

Buona lettura.

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