Apocalypse Alps

La “chiazza” oleosa e maleodorante della “civiltà” occidentale avanza inarrestabile come quando una petroliera si incaglia e riversa nel mare il suo devastante contenuto. Non sono soli gli oceani ad essere devastati dall’homo oeconomicus ma anche e soprattutto le montagne.

Annichilente è accorgersi puntualmente che in questo Paese è praticamente impossibile erigere valide “barriere”, soprattutto culturali prima che normative, nei confronti della barbarie.

Purtroppo in Italia nessuno cammina, come ha recentemente e validamente scritto Enrico Camanni (ma già negli anni Cinquanta lo diceva Anacleto Verrecchia), e quindi difendere quegli spazi naturali dall’invadenza della “civiltà” motorizzata è impresa assai ardua. Peccato, soprattutto se a rimetterci sono le nuove generazioni a cui dovremmo donare ambienti in cui vivere un tempo liberato, magari presidiati da quei rifugi che dovrebbero anche saper accogliere l’anima dei viandanti, di coloro che cercano silenzi, oltre che la magnata domenicale per disabili normodotati.

Leggete qui di seguito cosa è successo nelle Alpi Orobie (tratto dell’editoriale dei lettori del quotidiano La Stampa del 19 settembre).

Una giornata sui monti della Bergamasca funestata da jeep ed elicotteri che vanno e vengono per scarrozzare i turisti al rifugio. Una nuova barbarie

Davide Sapienza*

Domenica ho deciso di portare il mio bambino di 3 anni a fare un giro e mostrargli il lago d’Iseo dal Monte Alto, sopra i rifugi Magnolini e Pian della Palù. La zona è bella ma so cosa potrebbe attenderci, perché qui ci vivo. Sino al Magnolini va quasi bene: incrociamo solo la jeep che porta i «disabili normodotati» al rifugio, che per fare un km a piedi si fanno caricare; poi due moto e il super leggero che da anni volteggia vicino a terra sul comprensorio. Leggi il resto dell’articolo

Storie di povertà

I sentieri interessati dall’ennesima pista (Val d’Ala – Valli di Lanzo)

Riceviamo e pubblichiamo con grande sconforto la lettera di Maria Piera Solero montanara resistente e contraria alla costruzione dell’ennesima pista silvo-agro-pastorale che andrebbe a devastare un’area alpina meravigliosa del versante sud della Val d’Ala (Valli di Lanzo), ora interessata solo da un bellissimo sentiero voluto dal CAI di Ala di Stura, ideando così uno stupendo sentiero balcone.

L’ennesima pista, l’ennesima storia di povertà e miseria, come quella che è emersa negli ultimi mesi dalle parti del Comune di Groscavallo (Vallone di Sea e dintorni), dove le ultime notizie dei giornali (con gli asinelli di Sea allevati dalla ditta dell’ex sindaco e marito della Dafarra, sindaco di Groscavallo) lasciano profondamente smarriti ed attoniti su come vengono sfruttate le ricchezze ambientali, prese di mira eslcusivamente per interessi personali e particolaristici. Il tutto a discapito del bene comune così ricercato da chi ama l’escursionismo e il turismo ambientale e culturale, vere fonti di reddito per chi ha voglia di lavorarci.

Se da quanto emerge dalla stampa la Val di Sea (e dintorni) dovrebbe essere salva (per il momento), proviamo ora a spostare lo sguardo un po’ più in là, nella valle a fianco. Leggi il resto dell’articolo

Due passi con l’elicottero

Grazie ad un tweet dell’alpinista Alessandro Gogna, veniamo a conoscenza dell’avanzata dell’eliski in Piemonte.

Di mezzi motorizzati vari e del nuovo approccio per godere della montagna – in perfetto stile apocalittico – se ne era anche parlato nel post Apocalypse Alps.

Eccovi la novità dalla Regione Piemonte che ci lascia completamenti attoniti.

Dopo la valutazione di incidenza positiva per l’eliski per l’Alta Valsesia arriva quella per la valle Anzasca (Macugnaga) e limitrofe e arriverà a breve anche quella per la val Formazza.

di Marco Tosi

Vi invito, se ne avete la voglia ed il tempo, a leggere il contenuto della Valutazione di Incidenza per capire quanta pochezza di cultura civica ed ambientale, quanta arretratezza culturale, quante stridenti contraddizioni, quanto asservimento alla politica c’è nelle nostre istituzioni perché la Regione Piemonte, il cui dirigente ha determinato giudizio positivo di valutazione d’Incidenza, è un’istituzione.  continua a leggere sul Gogna Blog.

Al cospetto del Rosa

verso il Colle VascotchazIl Colle di Vascoccia (2559 m) in alta Val d’Ayas (siamo in Valle d’Aosta) è tra la Becca di Nana (3010  m) ed il Monte Facciabella (2628  m).

Il vento Matteo non ha permesso a me ed agli amici del Cai Uget di raggiungere la cima del Facciabella (il cui toponimo probabilmente deriva dal vocabolo celtico Bel,  “alto”, e da face, “terreno molto ripido adibito a pascolo”) ma il superbo panorama del massiccio del Monte Rosa, una volta giunti al Colle, ci ha ampiamente ripagato.

Siamo in terra Walser e proprio nella frazione di Mandriou ho notato alcune case con la loro inconfondibile architettura. Dei Walser, estremamente moderni, mi piacciono alcune loro scaltrezze per poter sopravvivere in alta quota:

  • il ritardo del matrimonio e un’autoregolamentazione delle nascite (per non depredare, in periodi di magri raccolti,  le risorse dell’ambiente);
  • una grande stufa al centro della casa che irradia calore dal centro alle zone circostanti (tornata di moda con la bioarchitettura) e la stalla sita al piano inferiore della casa. Leggi il resto dell’articolo

Il CAI per la salvaguardia dell’ambiente alpino

paraloupA settembre dello scorso anno avevo scritto un post (Apocalypse Alps) riportando un articolo scritto da un camminatore per l’editoriale dei lettori de La Stampa. In quell’articolo, che mi aveva molto colpito, Davide Sapienza lamentava giustamente l’invadenza del traffico motorizzato sia per aria che per terra, durante un’escursione al Monte Alto (Alpi Orobie) segnalando anche che da lì a poco il Consiglio Direttivo del Cai Bergamo avrebbe discusso le linee di indirizzo e autoregolamentazione in materia di ambiente e tutela del paesaggio.

L’altro giorno, navigando sul notiziario on-line del Cai (Lo Scarpone), rintraccio la notizia che tratta proprio delle linee di indirizzo in merito al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri di montagna, elaborate dall’Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni – Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni Vallecamonica e Sebino (documento prodotto il 8.10.12). Leggi il resto dell’articolo

Senza limiti

«Viviamo in mezzo alla finzione e al frastuono e il recupero di una dimensione acustica della vita passa attraverso il silenzio. E la montagna è il grande serbatoio del nostro silenzio». Paolo Rumiz

Paraloup, “difesa dai lupi” ma non dai mezzi motorizzati. Del post su questa zona alpina ricca di valenze storiche attinenti alla nostra libertà, fondamentale ed imprescindibile bene comune della democrazia, non ho parlato di un aspetto vergognoso, ovvero di chi utilizza i sentieri e le sterrate di montagna, che ci consentono di conoscere e respirare i luoghi della Resistenza, come appunto lo sono Paraloup e il Monte Tamonealla stregua di piste da motocross.

A quello che potete vedere di seguito (foto scattate il 24 novembre scorso) è la prima volta che mi capita di assistere da quando compio escursioni sulle Alpi: mi provoca molto amarezza pensare che certi comportamenti odiosi si manifestino proprio in ambienti che non meritano questa stolta indifferenza. Comportamenti che, oltre a deturpare e a disturbare, banalizzano e degradano la montagna. Leggi il resto dell’articolo

Il piano B dei Walser

“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai… Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma” (Frédéric Beigbeder, 2000).

Citazione tratta dal libro di Luca Mercalli “Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…e forse più felicità”.

Il piano A è quello che attuiamo tutti i giorni (quello che ci vende il pubblicitario…) e che ci sta portando diritti verso la catastrofe planetaria. Leggi il resto dell’articolo