Punta del Rous 70 anni fa

Equipaggio KG999 -12.10.1944

L’equipaggio del KG 999 (foto: Gavs Torino)

Tra le 16:00 e le 16:40 del 12 ottobre del 1944 venti aerei B-24 Liberator del 31° Squadron appartenenti al 2° Wing S.A.A.F. decollarono dall’aeroporto di Celone (Foggia) per raggiungere il Nord Ovest dell’Italia e lanciare sulle montagne gli aiuti ai partigiani.

All’equipaggio del KG 999, alzatosi in volo alle 16:15, viene assegnato l’obiettivo “Chrysler”, corrispondente alla zona della bassa Val Toce, a nord del lago d’Orta. Il tempo è peggiore di quanto inizialmente previsto, sia lungo la rotta che sugli obiettivi, con cielo coperto variabile da 7 a 10/10 e nuvolosità estesa tra i 1500 e i 3000 metri di quota.

La loro missione si conclude tragicamente alle 20:30 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande di Lanzo nelle Alpi Graie meridionali: il velivolo, avvolto dalla fitta nebbia ed immerso nella totale oscurità, si schianta pochi metri sotto la Punta del Rous, a circa 2500 metri di altezza.
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Le ali della libertà sulla Punta del Rous

Punta del Rous“Bisogna ricominciare daccapo, ritirarsi più in alto, adattarsi a condizioni di vita assai più dure e difficili di prima (in Valle Gesso, per esempio, sarà la vita di tenda, da non confondersi però con un piacevole e sportivo campeggio: una vita di tenda con pochi e mal ridotti teli, con poche coperte e mille altre scomodità; altrove si tratterà di dormire senza nemmeno un filo di paglia, in isolate baite di montagna, sulla nuda terra che ne costituisce il pavimento, o in sperdute e gelide casermette di frontiera, come al Colle della Mercera; altrove ancora, qualche volta si tratterà di dormire all’aperto, à la belle étoile)”.  Dante Livio Bianco

Durante l’escursione sui sentieri della Resistenza nei dintorni di Paraloup, con un gruppo di amici, giunti ad una borgata ed osservando ciò che rimaneva di una casa annerita e bruciacchiata, si è provato ad immaginare la vita quotidiana dei partigiani che in nome della Libertà lottavano per un paese libero dalla tirannide. Leggi il resto dell’articolo

Un esile filo d’Arianna – Punta del Rous

Ventefioca

Sono quasi certo che il prode Teseo si sentisse più sicuro di noi, nel tenere legato al polso il filo che lo avrebbe ricondotto fuori dal labirinto di Cnosso, una volta liquidata la faccenda con il Minotauro.

bonhomme e Monte RossoNon è che noi domenica avessimo mostri mitologici da sfidare… semplicemente ci siamo inoltrati a monte di Mondrone (Val d’Ala di Lanzo), con l’intento di portarci per valloni e percorsi a zig zag sulle pendici della Punta del Rous, alla ricerca della targa in ottone ricordo di un disastro aereo avvenuto quasi 70 anni fa.

Poco oltre Mondrone parcheggiamo l’auto, sfoderiamo le nostre tre diverse cartine dei sentieri (e siamo solo in due…), individuiamo il segnavia n. 324 che ci dovrà accompagnare nel primo tratto di sentiero. Alla prima svolta perdiamo subito la traccia . Poco male, guadagniamo la stradina sterrata che ci porterà nuovamente all’inizio del sentiero. Che si stacca ripidissimo a…

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L’immensità del cielo

Lia, la nostra cara amica montanara della Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo che si trovano a nord-ovest di Torino), con la sua sensibilità ed amore per la natura, ci racconta dei giorni trascorsi in montagna con il papà, quando ancora era una bambina.

Sarebbe bello poter ritornare qualche volta indietro nel passato, quando avevo la forza della gioventù, e poter rivivere alcuni momenti di vita.

RicoCamoscirdo i giorni in cui salivo in alta montagna con mio padre. Appena spuntava l’alba partivamo inoltrandoci su per i boschi, accompagnati dal cinguettio degli uccellini: il loro canto era un inno alla gioia del nuovo giorno. Camminando di buon passo raggiungevamo presto la sommità del bosco e, lasciando alle spalle gli ultimi faggi, grandi, immensi, salivamo percorrendo lo stretto sentiero che portava in alto, fino alla punta della Carlera, una splendida montagna della Val d’Ala.

Dall’alto delle rocce i camosci, immobili, seguivano ogni nostro movimento, le marmotte fischiavano forte correndo a nascondersi fra le pietraie, e il fringuello di montagna compiva rapidi voli.

LunGenziane e rododendrigo i pendii crescevano tanti piccoli frutti: mirtilli, fragole, lamponi e la gustosa uva ursina, squisiti e ricchi di vitamine. Fra le rocce aguzze c’erano fiori bellissimi, sassifraghe di ogni colore e, fra l’erba profumata, genzianelle, viole, ranuncoli, rododendri e altri fiori deliziosi con proprietà medicinali: l’arnica per i dolori muscolari, la genziana lutea per i problemi dello stomaco, il genepì e la ruta per la digestione, come pure la camomilla che è anche un calmante.

L’immensità del cielo, il profilo delle montagne, la purezza dell’aria ci facevano sentire vicini al Paradiso e dal cuore saliva una preghiera: “Grazie, mio Dio! Fa’ che l’egoismo umano non distrugga mai lo splendore del tuo creato”.

Ricordo, a proposito, una semplice, significativa poesia che mi disse un giorno una persona che, come me, ama e rispetta la natura:

Fiori di montagna!
Li avete mai visti? Sono meravigliosi.
Piccole gemme sopra uno stelo,
lottano vittoriosi, contro il vento, la pioggia e il gelo.
Lottano invano contro una mano.

Lia Poma

Punta del Lago

Dalla cima di Punta del Lago SudA fine settembre l’aria fresca ed il cielo terso ci hanno sospinto in Val Sangone, alle falde delle Alpi Cozie, per percorrere un delizioso giro ad anello, reso ancora più piacevole dalle chiome mutevoli degli alberi che si preparano all’autunno, da un valzer di cielo blu genziana – per dirla alla Robetto – , da pascoli arsi dal sole estivo e da mosaici di mondi di pietra disseminati su ampi valloni. La mano e il lavorio d’erosione delle glaciazioni del Periodo Quaternario è evidente.

Ho trovato alcuni paralleli con le nostre amate Valli di Lanzo.

Le popolazione celto-liguri la scelsero per la tranquillità e la sicurezza. Rispetto alle adiacenti Val Chisone e Val di Susa, questa non è una valle di transito. Anche le Valli di Lanzo sono “valli chiuse” perché i suoi valichi confinanti con la Savoia (tutti sopra i 3000 metri) non hanno facilitato i passaggi di commercianti, pellegrini, eserciti, ecc. Certo, contrabbandieri, cacciatori e pastori che valicavano i passi ad alta quota ci sono sempre stati ma questi attraversamenti avvenivano a piedi ed in condizioni ambientali estremamente disagevoli e pericolose, sicuramente non di massa. Leggi il resto dell’articolo

L’impercettibile sussurro delle pietre

Pera Ciapel lungo il percorso per i Laghi di Sagnasse

Ringrazio sentitamente la redazione di Panorami-Vallate Alpine per avermi concesso la possibilità di riportare qui l’interessantissmo articolo di Gian Marco Mondino, sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo, pubblicato nel numero di Gennaio – Febbraio e di cui vi ho parlato nel post “Letture ed appuntamenti“.

Le foto che vedete qui sono mie e rappresentano solo una piccola parte di quelle che si trovano invece nella versione stampata. Mi scuso con l’autore e l’editore se non posso riprodurre anche tutte le immagini, davvero molto significative.

Nell’articolo viene citato il signor Giacomo Bossonetto. Costui è un “montanaro doc”, una persona straordinaria di cui avevo parlato nel post “Sentieri ritrovati“.

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Quando le pietre raccontano

Formazioni rocciose, pietre sacre e macigni verticali: prodigi della natura da sempre venerati dagli uomini

GIAN MARCO MONDINO

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. Leggi il resto dell’articolo

In memoria di

Punta del Rous 2014.09.21“There was no way of determining drift. No way of calculating wind. No way of fixing position. Turning back was out of the question.” (cit. John Roos)

Nel nostro minuto di silenzio, rispettato per ricordare l’ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà, morti giovanissimi sulle rocce di Punta del Rous settant’anni fa, solo un rumore si è intromesso: è stato quello di un aereo, ma non uno di quelli a reazione che sovente attraversano i cieli sopra le Valli di Lanzo, con le loro scie: questo era un velivolo ad elica con il suo inconfondibile rombo. E’ stato spontaneo ed immediato credere che loro fossero lassù per solcare orizzonti liberi dalla follia umana che li ha portati a morire sulle montagne della Val d’Ala.

Nove i partecipanti all’escursione organizzata dal Cai di Lanzo per commemorare i 70 anni della tragedia del B-24 Liberator KG 999 schiantatosi il 12 ottobre 1944 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande, a circa 2500 metri di quota, durante una missione di rifornimento per i partigiani.

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Sfregiamoci

Ecco lo sfregio al paesaggio del versante sud della Val Grande di Lanzo provocato dalla costruzione della pista Pera Berghina-Pian delle Riane, attraverso il bosco del “Pasé”, nel Comune di Groscavallo (qui il post con le foto fatte nel bosco). Scatti effettuati ieri sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande di Lanzo nei pressi di Punta del Rous (2556 m).

Chi fa queste cose non ama la montagna.

Qui la galleria foto (con la possibilità di ingrandirle nel formato originale).

Qui i post correlati (dal meno recente):

Una storia poco conosciuta sulle montagne di Gian Piero Motti

Il Pasé. E una strada, o due…

MAN è arrivato nelle Valli di Lanzo

30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

Andar per piste nelle Valli di Lanzo

Montagna: piste forestali, lo sviluppo (in)sostenibile nelle alpi occidentali (articolo di Fabio Balocco sul Fatto Quotidiano)

Si chiama Sviluppo Rurale 2014-2020

Nel vallone di Trione

Bec Ceresin e Levanna Orientale

Bec Ceresin (1708 m) e Levanna Orientale (3555 m)

Di questo bellissimo vallone laterale della Val Grande di Lanzo ne abbiamo già parlato in due occasioni: una quando nel 2012 il Comune di Chialamberto ha deciso di venderlo per 90 mila euro (qui il post) e l’altra invece quando Ariela Robetto lo ha descritto magnificamente dopo averlo percorso fino all’Alpe Trione (qui il suo post).

In entrambi i casi sono mancate le foto che potessero testimoniare la straordinaria bellezza di questo ambiente alpino, situato sul versante nord e sul quale passa il percorso della Grande Traversta delle Alpi (GTA) e della Via Alpina (itinerario blu), nella tappa che da Pialpetta (1070 m) porta a Balme (1450 m), in Val d’Ala, grazie all’attraversamento del Colle di Trione (2498 m).

Il sentiero che collega il fondovalle della Val Grande a questo Colle è identificato sulle carte escursionistiche con il n. 305 e misura circa dieci chilometri per quasi 1500 metri di dislivello. In questo vallone una meta già molto ambita è quella rappresentata dagli incantevoli Laghi di Trione situati a circa 2200 metri di quota in una grandiosa comba di origine glaciale. Li abbamo raggiunti per la prima ed unica volta nel 2001 durante una giornata molto umida di fine agosto il cui cielo ci ha negato molti degli scorci panoramici dominati dalle vette della Val Grande di Lanzo.
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Montagna masticata

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Si parte per il bellissimo Lago d’Afframont (1986 m) dal Villaggio Albaron di Balme (alta Val d’Ala)

L’edizione 2014 del Blogger Contest “la mia montagna nel blog”, ideato da altitudini.it in collaborazione con Le Dolomiti Bellunesi e l’associazione bergamasca Gente di Montagna, è stata vinta dal bellunese Fre mentre al secondo posto è arrivata Simonetta Radice. Terzo posto per Stefano Lovison.

Così ci informa Planet Mountain su questo concorso che porta gli scrittori della Rete a confrontarsi sulla loro visione della montagna nel XXI secolo.

Forse vi chiederete perché i camosci non hanno partecipato al concorso. La risposta è molto semplice: abbiamo mancato il termine utile per trasmettere i post, forse troppo presi a rincorrere le piste forestali che stanno appestando le Valli di Lanzo e ad inseguire la memoria dell'”Ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà“.

Non possiamo essere particolarmente dispiaciuti di tale mancanza perché proprio ieri, dopo aver ricevuto via posta ordinaria l’ultimo numero di Montagne360, ci accorgiamo di essere stati presi in considerazione dal mensile del CAI nella pagina dedicata al Web & Blog. Leggi il resto dell’articolo

Incanto autunnale

20131012-026C’è solo un caso in cui si può ascoltare la pioggia quando il cielo è perfettamente sereno: bisogna trovarsi in un bosco subito dopo una nevicata ed avere molta fortuna di entrarci al momento giusto, quando il sole intona il nuovo giorno baciando le chiome degli alberi.

E’ successo sabato scorso, subito dopo quell’impulso di aria fredda che ha fatto cadere fiocchi pesanti sopra i mille metri in Val d’Ala.

Lo scenario da favola è il bosco che si trova sopra Martassina (1187 m, fraz. di Ala di Stura), e l’itinerario escursionistico che mi ha fatto incantare (il sentiero delle masche) è quello che avevo già in parte descritto nel post Dimenticare il mondo ma questa volta con rientro a Martassina passando prima per l’boschialpeggio de la Tea (1539 m), compiendo così un bellissimo giro ad anello.

Questa volta il “mondo”, proprio nel giorno delle Ali della libertà sulla Punta del Rous, è tutto da ricordare e da stivare in un angolo dell’anima.

Voglio credere che i ragazzi caduti in volo sulla Val d’Ala il 12 ottobre 1944 abbiano voluto regalarmi una giornata straordinaria, forse anche facendomi assistere ai giochi con il vento di due giovani aquile che volteggiavano sopra il Laietto con improvvise picchiate: uno spettacolo unico.

Mi fermo qui, invitandovi a prendervi qualche minuto per ammirare qualche foto di questa giornata davvero straordinaria nei boschi incantati della Val d’Ala: cliccate qui per vedere lo slideshow su flickr (il pulsante in basso a destra permette di vederlo a tutto schermo).

Sguardi sulla Val Grande di Lanzo

Frassi

Ritorno lì, in quei luoghi dove ho lasciato il cuore. Lo faccio grazie allo sguardo di Gian Marco Mondino. Lassù, sopra Chialamberto, c’è qualcuno che vuole portare avanti i suoi progetti di smantellamento del peasaggio e di requisizione delle ultime risorse superstiti. Senza accorgersi che certe ricchezze non hanno prezzo e dovrebbero essere consegnate intatte alle future generazioni. Come le montagne di Chialamberto.

A Chialamberto, montagne da riscoprire

Testo di Gian Marco Mondino – tratto dal n° 56 del bimestrale Panorami

Riscoprendo antichi sentieri, visitando borgate ed alpeggi.

Chiazze di case, il bianco d’una chiesetta, spuntano dalla distesa uniforme dei boschi sopra Chialamberto, là dove un tempo i pendii verdeggiavano d’erba; tetti di lose che luccicano al tramonto, quando il sole radente li lambisce con gli ultimi raggi. Leggi il resto dell’articolo