Lentamente, anche solo per guardare

Testo di Toni Farina

Dunque si corre. Anche in montagna. Soprattutto in montagna. In inverno con gli sci e d’estate con le scarpette. Attrezzature iper-tecniche e leggere consentono performance un tempo impensabili. Al resto pensa l’allenamento. Regolare, scientifico.
Impressiona scorrere sul sito web dedicato il fitto calendario di gare che si svolgono in ogni settore dell’arco alpino. Trail, ultra trail, skyrunning, lunghi percorsi e vertical race in ogni dove, dalle località note a quelle anonime. In Piemonte si va dal Bettelmatt Trail ossolano alla tradizionale Tre Rifugi sciistica nelle Alpi Liguri, al lato opposto della Regione.
E in Valle d’Aosta c’è il Tor des Geants (Tour dei Giganti). Massacrante prova non competitiva (si fa per dire) con partenza e arrivo a Courmayeur. L’intero periplo della Vallée lungo le alte vie 1 e 2: 330 chilometri, 24.000 metri di dislivello.

Si è concluso alle ore 18:00, come previsto, il primo periodo di iscrizioni al Tor 2017. A partire da lunedì mattina verranno selezionati i nomi dei corridori che potranno iscriversi in sostituzione di coloro che non hanno confermato la propria partecipazione in questi 15 giorni di tempo. A ogni corridore selezionato verrà inviata una mail. Invitiamo tutti a controllare la lista pre-iscritti del proprio paese in caso di mancato ricevimento della comunicazione. I nomi dei corridori selezionati appariranno evidenziati in verde. Il sistema di selezione tiene conto delle quote paese, come da regolamento. Ad oggi si sono iscritti 615 corridori provenienti da 65 nazioni. Al raggiungimento dei 750 corridori iscritti non si faranno più ripescaggi dalla lista dei pre-iscritti” (Dal sito web del Tor des Geants).

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Librerie Antiquarie di Montagna

I librai di Verres (cliccare sopra la foto per ingrandire)

In un momento in cui l’editoria è in crisi, soprattutto quella di settore ed in particolare quella che si occupa di “montagna”, siamo lieti di introdurre questa manifestazione, oramai evento internazionale, che si consacra a libri, stampe e manifesti di montagna, rari e antichi.

Lasciamoci condurre in questo felice micro-cosmo dall’organizzatrice Luisella Sitzia, che ci racconta la storia della mostra di Verres arrivata alla 21esima edizione.

In passato, con mio marito Raffaele Sitzia ogni anno partecipavamo con altri colleghi alla mostra delle librerie antiquarie di montagna nell’ambito del Film Festival di Trento.
I primi anni eravamo in molti e a mio marito venne l’idea di organizzare una mostra simile, nella nostra zona.
Il primo anno facemmo una prova di un solo giorno con alcuni amici. Fummo ospitati in una saletta del civico Museo P.A. Garda ad Ivrea. Leggi il resto dell’articolo

Sentieri chiusi alle moto: danno da 137 milioni di euro!

Sono il presidente di una Associazione che si occupa, ormai da anni, del recupero, della segnalazione verticale ed orizzontale, dell’inserimento nel catasto regionale dei sentieri della Regione Piemonte e della promozione dei sentieri dell’Alta Val Malone (Valli di Lanzo), in provincia di Torino.
Mi permetto di commentare, alla luce dell’esperienza oramai decennale maturata nell’ambito del recupero e della manutenzione dei sentieri, alcune considerazioni apparse su media e social a riguardo dell’argomento in oggetto.
Sia chiaro sin d’ora che le mie valutazioni sulla situazione in essere si riferiscono esclusivamente ai sentieri dell’Alta val Malone inseriti (o in via di inserimento) nel “catasto regionale sentieri della Regione Piemonte”.

Riporto un estratto da “Motociclismo“:

Torniamo a parlare dell’emendamento al Codice della Strada approvato dalla IX Commissione Trasporti Camera per modificare gli articoli 2, 3 e 194 del Codice della Strada, al fine di riservare la circolazione su strade sterrate di larghezza inferiore a 2,5 metri solamente a pedoni, velocipedi e animali. Di fatto è un divieto di circolazione per le motofuoristrada (ma anche ai 4×4…), un provvedimento che per noi è incostituzionale e che, secondo la FMI, può portare alla morte dell’offroad agonistico e amatoriale, con conseguenze disastrose perfino per l’attività della Protezione Civile. Senza contare la ricaduta negativa dal punto di vista economico: chi comprerebbe una moto offroad (ma anche il casco e l’abbigliamento dedicato) sapendo che di fatto non la può usare? A questo proposito, ecco l’analisi dettagliata fatta da Ancma, che sottolinea i gravi rischi per un settore di mercato che da solo vale l’8% della “torta”.

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Idillio o realtà?

Da Alpinscena n° 102 – Destinazione Alpi
«Dobbiamo prendere in mano la produzione delle immagini»

Noi crediamo in ciò che vediamo. La storica dell’ambiente Verena Winiwarter* ritiene che il mondo immaginario delle Alpi non rappresenti la realtà, ma sia costruito in base a caratteristiche tipiche che spesso nascondono interessi economici.

Signora Winiwarter, un luogo come diventa attrazione?
Qualcuno afferma che un luogo interessante da vedere è il frutto del vissuto delle persone. Il tutto è riducibile ad alcune differenze: noi produciamo attrazioni attribuendo a questo frammento di paesaggio più qualità positive di un altro. Troviamo questi artefici delle attrazioni alpine già fra i viaggiatori inglesi del XVIII secolo. Loro frequentavano luoghi dotati di infrastrutture adeguate, dove c’era qualcosa di particolare da scoprire. L’attrazione è sempre qualcosa di unico. Considerare qualcosa un’attrazione o meno è una scelta culturale che cambia nel tempo. E poi ci sono i processi di costruzione: gli imprenditori che agiscono nell’ambito del turismo, ad esempio, creano attrazioni. Impongono delle unicità per commercializzarle di conseguenza. Leggi il resto dell’articolo

Francesetti e la letteratura del pre-alpinismo

La recente pubblicazione delle Lettres sur le vallées de Lanzo (1820 – 1822) di Luigi Francesetti di Mezzenile (1776 – 1850), tradotte in italiano a cura di Piero Gribaudi per la Società Storica delle Valli di Lanzo, ha riportato alla ribalta la figura del conte, singolare personaggio vissuto fra le Valli di Lanzo e la città di Torino e significativo esponente della letteratura di montagna nel periodo precedente la nascita del Club Alpino Italiano, tuttavia oggi quasi sconosciuto al grande pubblico.

La Società Storica delle Valli di Lanzo è il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi di Torino” intendono valorizzarne la vita e l’opera, nell’ambito del relativo periodo storico, con l’organizzazione dell’incontro sul tema “Luigi Francesetti di Mezzenile e la letteratura del pre-alpinismo“.
In attesa di un ulteriore appuntamento sull’argomento che i due sodalizi si propongono di realizzare prossimamente, esso si svolgerà nella sala del castello Francesetti (dimora estiva del conte), a Mezzenile (To), sabato 2 settembre 2017 con inizio alle ore 16, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Mezzenile.

Con il direttore del Museo Nazionale della Montagna Aldo Audisio in veste di moderatore, Ezio Sesia, presidente della Società Storica delle Valli di Lanzo, tratteggerà la figura del conte Francesetti, ad un tempo illuminista e conservatore, ma soprattutto appassionato conoscitore delle “sue” montagne, come traspare dalla sue precise relazioni su cime e valichi delle Valli di Lanzo; Roberto Mantovani, giornalista e scrittore, tratterà delle montagne prima dell’alpinismo, ancora avvolte da un’aura di mistero; Bruno Guglielmotto-Ravet, vicepresidente della Società Storica delle Valli di Lanzo, mostrerà come Luigi Francesetti, attraverso le litografia presente nelle Lettres, inauguri la rappresentazione pittoresca delle Valli di Lanzo, individuandone gli aspetti “graziosi” più significativi, poi frequentemente riproposti nel tempo.

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25 anni di Percorsi Occitani

Orizzonti distesi a mezzogiorno dalla cima di Rocca La Meja

Testo e foto di Toni Farina

Ancora a scrivere di Val Maira. Ma l’occasione dell’anniversario è troppo ghiotta. D’altronde un quarto di secolo sono davvero un bel traguardo per questo progetto di turismo dolce. Un’esperienza relativamente giovane, ma consolidata, anche grazie alla quale questa splendida valle della Granda è diventata un caso, un esempio.
Bisognerebbe fare come in Val Maira”, è un leit motiv diffuso. Ma dirlo è una cosa, farlo un’altra. Occorrono alcune condizioni non facili a trovarsi. Primo, nella valle in questione non ci deve essere “niente”. Che significa niente grandi e invasive infrastrutture turistiche. Secondo, occorre che si coaguli un drappello di amministratori locali preveggenti, un po’ visionari, dotati della capacità di vedere oltre, nel tempo e nello spazio. Terzo, un po’ di fortuna, o casualità. Forse il caso ha voluto che negli anni ‘80 giungessero da queste parti viaggiatori d’oltralpe, visionari anche loro. Viaggiatori curiosi che, sedotti dal “niente” della valle, con un passa parola capillare l’hanno “portata” nei loro paesi (in Germania soprattutto, molti cittadini tedeschi hanno letteralmente adottato la valle). Quarta condizione, ma non ultima per importanza, l’ambiente, o meglio, la morfologia, l’evoluzione geologica che ha disegnato un solco vallivo un po’ budello, tutto anse. Dove la strada pare fatta apposta per scoraggiare le visite frettolose.
Il niente della Val Maira è stata la premessa per progettare il “tutto”. Il turismo dei passi, del camminare, in ogni stagione. I Percorsi Occitani, un itinerario che in 14 tappe (e molte varianti) compie l’intero periplo della valle, toccando tutti i comuni. In 14 giorni si va da una valle laterale all’altra, tra boschi e altopiani, alpeggi e borgate. Ognuna con il suo posto tappa.
Una rete di locande accomunate da un’accoglienza di qualità: buon cibo, informazioni, gentilezza. E una navetta (lo Sherpabus) per la logistica, i recuperi e le emergenze.

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Mondi paralleli

Testo e foto di Manuela Casalino

Vieni a vedere la mia casa? Ho fatto la cucina nuova“…
L’aria è fresca e la mente immagina già di stanze, calore e un luogo comodo dove riposarsi un po’… Ma qui siamo sui monti… i miei monti… I monti Liguri. Qui non ci sono case; non ci sono strade. Qui la mente deve servirti soltanto a non compiere imprudenze. Il resto lo devi percorrere con l’anima.
Ma l’invito è vero e questa volta seguo quel pastore che il Cielo lo conosce bene; sa sempre quando ti accoglie e quando ti respinge.
Giovanni è alto, emana forza… Le sue mani sono inspessite come la corteccia di un albero e stringono forte un grosso bastone. Sì, ha la sua casa lì, tra i monti. Non ha stanze, non ha luce, né acqua… Eppure sorride… sempre… di un sorriso bellissimo, rassicurante, buono. E ti racconta di sé con una umiltà disarmante. A lui la città lo rende cattivo, violento, arrabbiato e fragile. Parla così… E lo ascolti, lo ascolteresti per ore… Per scendere in città per approvvigionarsi percorre più di 800 metri di dislivello, a piedi, tra quei sentieri rocciosi dall’aspetto selvaggio. I suoi grossi scarponi sono consumati ma lui, lì, è in pace…

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Una storia semplice

La Blinant (1300 m) in Val Grande di Lanzo

Una storia semplice

Un uomo e un villaggio delle Valli di Lanzo

Testo e foto di Ariela Robetto  (da Panorami-Vallate Alpine n. 124 del 2007)

Quattro case e una cappella in altura: la Blinant.
In anni ormai lontani, dal Boschietto di Cantoira vi salivano gli armenti per il pascolo estivo. Poi fu l’abbandono.
Vi giunsi la prima volta, più di vent’anni or sono, lungo uno splendido sentiero, affacciato sull’aspra rupe di Santa Cristina, già in parte invaso dalla vegetazione, dopo l’incuria causata dalla costruzione della più comoda carrozzabile sterrata. La Blinant era sprofondata nel silenzio, le case grigie di pietra stavano rovinando, ortiche e cespugli spinosi ostruivano gli stretti passaggi fra le abitazioni. La bianca chiesetta, priva di campanile, vegliava dall’alto del pendio un mondo in penosa agonia.
Ritornai lassù sei anni dopo, seguendo la sterrata che si origina dal Colle di San Giacomo, nella Valle del Tesso, e poi scende in Val Grande sino alla Blinant, ridivenendo sentiero nel suo ultimo tratto, in un maestoso bosco di faggi, dopo il Pian d’Aoudjou dove le masche ballano il venerdì notte. Quando arrivammo in vista delle abitazioni, notai da subito che il panorama era cambiato: la cappella ed alcune baite erano ristrutturate, i passaggi ripuliti; a valle del villaggio scorgemmo pure una presenza umana che iniziò a guardare verso di noi con la diffidenza che sempre accompagna la solitudine. Ci dirigemmo verso l’uomo per rassicurarlo. Fu così che conoscemmo Linu dal Busiët: un viso scavato, magrissimo, due occhi vivaci e penetranti; un fisico asciutto, scattante, la statura bassa di quei larici costretti ad affondare le radici nella pietra che non li rende imponenti e maestosi, ma straordinariamente resistenti e forti.

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Un millenario per le Alpi

«Sensibili alla bellezza e permeabili all’amore»

Tre anni per san Bernardo di Aosta

Testo di Bruno Farinelli*

Uno dei più importanti storici del Novecento, Fernand Braudel, dovendo indicare quale catena montuosa europea rappresentasse al meglio la montagna mediterranea si trovò, quasi costretto, a negare questo primato alle Alpi: non di certo per antipatia verso lo spazio alpino ma, al contrario, perché riconosceva a esso delle caratteristiche che lo rendevano unico nel suo genere. «Sì, ma le Alpi sono le Alpi», ragionava Braudel nel suo Mediterranée, «montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade». L’eccezionalità delle Alpi deriva soprattutto da quella «qualità dell’umanità» individuata dallo storico francese, un’umanità che su di esse s’insediò nei secoli, contraddistinta da una profonda spiritualità. Tra le grandi figure che rappresentarono al meglio questa eccezionalità dell’ambiente alpino, possiamo sicuramente annoverare quella di san Bernardo di Aosta, il cui nome rimanda immediatamente al passo del Gran San Bernardo, dove il santo fondò un ospizio nel secolo XI.

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Sea, magia del tempo

Il basso vallone di Sea visto da SO (sulla parte iniziale della cresta che unisce il Ghicet di Sea (2726 m) con la Punta Rossa di Sea (2910 m) – foto camosci bianchi

Testo di Marco Blatto
Foto di Luca e Matteo Enrico (CAAI)

Pochi valloni delle Alpi possono vantare un insieme di caratteristiche storico-paesaggiste tali da renderle uniche, così da motivarne un viaggio o una visita perché se ne possa comprendere davvero l’“anima” attraverso un’empatia diretta. Così è per il vallone di Sea, incastonato in un angolo selvaggio delle Alpi Graie meridionali nell’estremo nordovest d’Italia. Stretto tra alte montagne e pareti vertiginose per una decina di chilometri, raggiunge l’ampia sella che a 3100 metri si affaccia sull’Haute Maurienne, con una distesa glaciale tormentata di crepacci e punteggiata di morene in perenne modellamento. Quassù, dal Colle di Sea, la vista è davvero superba e spazia dal Massif de la Vanoise al Monte Bianco, mentre alle nostre spalle ci si è da poco lasciato il versante nord dell’Uja di Ciamarella (3676 metri).
Un tempo questo colle fu luogo di transito commerciale e di transumanza, testimonianza delle alterne vicende climatiche che hanno caratterizzato l’arco alpino e la presenza glaciale. Sul versante di Sea, quello che un tempo era un poderoso e unico apparato è oggi limitato alla presenza di piccoli bacini separati come il Ghiacciaio Tonini o il ghiacciaio sospeso dell’Albaron, mentre ai piedi del colle il ghiaccio resiste sotto una coltre di pietrame e detrito, dove, in tarda stagione, si aprono improvvisi inghiottitoi. E’ questa l’anima della parte alta del vallone di Sea, che fino ai bellissimi pianori ubicati alla base dei novecento metri dell’irta parete nord dell’Albaron (3260 metri) mostra una spiccata morfologia pleistocenica. Poi, dopo l’alpe di Sea, l’incisione muta aspetto e si rinserra tra pareti ripide e tormentate. Leggi il resto dell’articolo

L’immensità del cielo

Lia, la nostra cara amica montanara della Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo che si trovano a nord-ovest di Torino), con la sua sensibilità ed amore per la natura, ci racconta dei giorni trascorsi in montagna con il papà, quando ancora era una bambina.

Sarebbe bello poter ritornare qualche volta indietro nel passato, quando avevo la forza della gioventù, e poter rivivere alcuni momenti di vita.

RicoCamoscirdo i giorni in cui salivo in alta montagna con mio padre. Appena spuntava l’alba partivamo inoltrandoci su per i boschi, accompagnati dal cinguettio degli uccellini: il loro canto era un inno alla gioia del nuovo giorno. Camminando di buon passo raggiungevamo presto la sommità del bosco e, lasciando alle spalle gli ultimi faggi, grandi, immensi, salivamo percorrendo lo stretto sentiero che portava in alto, fino alla punta della Carlera, una splendida montagna della Val d’Ala.

Dall’alto delle rocce i camosci, immobili, seguivano ogni nostro movimento, le marmotte fischiavano forte correndo a nascondersi fra le pietraie, e il fringuello di montagna compiva rapidi voli.

LunGenziane e rododendrigo i pendii crescevano tanti piccoli frutti: mirtilli, fragole, lamponi e la gustosa uva ursina, squisiti e ricchi di vitamine. Fra le rocce aguzze c’erano fiori bellissimi, sassifraghe di ogni colore e, fra l’erba profumata, genzianelle, viole, ranuncoli, rododendri e altri fiori deliziosi con proprietà medicinali: l’arnica per i dolori muscolari, la genziana lutea per i problemi dello stomaco, il genepì e la ruta per la digestione, come pure la camomilla che è anche un calmante.

L’immensità del cielo, il profilo delle montagne, la purezza dell’aria ci facevano sentire vicini al Paradiso e dal cuore saliva una preghiera: “Grazie, mio Dio! Fa’ che l’egoismo umano non distrugga mai lo splendore del tuo creato”.

Ricordo, a proposito, una semplice, significativa poesia che mi disse un giorno una persona che, come me, ama e rispetta la natura:

Fiori di montagna!
Li avete mai visti? Sono meravigliosi.
Piccole gemme sopra uno stelo,
lottano vittoriosi, contro il vento, la pioggia e il gelo.
Lottano invano contro una mano.

Lia Poma

Storie di povertà

I sentieri interessati dall’ennesima pista (Val d’Ala – Valli di Lanzo)

Riceviamo e pubblichiamo con grande sconforto la lettera di Maria Piera Solero montanara resistente e contraria alla costruzione dell’ennesima pista silvo-agro-pastorale che andrebbe a devastare un’area alpina meravigliosa del versante sud della Val d’Ala (Valli di Lanzo), ora interessata solo da un bellissimo sentiero voluto dal CAI di Ala di Stura, ideando così uno stupendo sentiero balcone.

L’ennesima pista, l’ennesima storia di povertà e miseria, come quella che è emersa negli ultimi mesi dalle parti del Comune di Groscavallo (Vallone di Sea e dintorni), dove le ultime notizie dei giornali (con gli asinelli di Sea allevati dalla ditta dell’ex sindaco e marito della Dafarra, sindaco di Groscavallo) lasciano profondamente smarriti ed attoniti su come vengono sfruttate le ricchezze ambientali, prese di mira eslcusivamente per interessi personali e particolaristici. Il tutto a discapito del bene comune così ricercato da chi ama l’escursionismo e il turismo ambientale e culturale, vere fonti di reddito per chi ha voglia di lavorarci.

Se da quanto emerge dalla stampa la Val di Sea (e dintorni) dovrebbe essere salva (per il momento), proviamo ora a spostare lo sguardo un po’ più in là, nella valle a fianco. Leggi il resto dell’articolo

Comunicato stampa sulla legge sfasciaparchi

Po e Monviso (Foto di T. Farina)

“Il Parco Nazionale protegge contro l’ignoranza ed il vandalismo beni e bellezze che appartengono a tutti.”
(Samivel, pittore e poeta montanaro)

È con estrema preoccupazione che pubblichiamo quanto ricevuto dall’Associazione “Amici del parco nazionale GRAN PARADISO” in vista della discussione sulla riforma della Legge Quadro sulle Aree Prottete (n. 394 del 1991) prevista per il 27 di marzo. Di questa riforma ne aveva già parlato Toni Farina lo scorso novembre con il post – dal titolo provocatorio – “Parchi naturali, sono davvero utili?” su cui sono anche riportate (file in pdf) le osservazioni di Carlo Alberto Graziani, giurista esperto in materia ambientale, dal 1993 al 2004 Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini.


Comunicato stampa dell’on. Serena Pellegrino vicepresidente Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati

Proposta di legge C. 4144, recante “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette“.

La Camera dovrà discutere di uno scempio normativo, la maggioranza di questo Governo consegna, con una vera e propria contro riforma, parchi ed aree protette alle bramosie delle lobbies che governano i Governi.

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L’avventura del margaro – Parte terza

ciavanis-e-le-nuvole

L’Uja di Bellavarda (2345 m), in Val Grande di Lanzo, domina la conca prativa ove sorge il santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m)

Piergiuseppe ci contagia con il suo frizzante entusiasmo e ci racconta della sua grande passione. Nella narrazione emerge la gioia di rivedere i suoi amici ma anche la fatica e le difficoltà quotidiane che si incontrano a livello pratico, economico e burocratico. Le “bestie” non riconoscono le domeniche e le festività e una stessa situazione, come rappresentata dalla foto qui a sinistra, può essere incantevole per un’escursionista ma vista con gli occhi del margaro “…si è bella – dice Pier – ma pensaci, tra 10 minuti la temperatura si abbasserà di un bel po’ e tu stai portando i paletti del filo, e sei sudato…

Pier rievoca i giorni estivi trascorsi in alpeggio a quasi duemila metri di quota, sul versante esposto a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo.


Eccomi qua, terza parte di un’avventura meravigliosa.

Per chi non avesse letto i post precedenti, mi presento. Sono Piergiuseppe, ho 14 anni e vivo in provincia di Padova (Teolo sui Colli Euganei). Mia nonna e mia bisnonna sono nate a Vonzo, paesino del comune di Chialamberto (To) a 1231 m.

Vonzo

Quest’anno ho frequentato la 3° media, e in questa occasione posso pensare a programmi estivi unici perchè non ci sono compiti per le vacanze.

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Non siamo soli lassù!

bardoney-100Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Eliski sì, Eliski no…
Ognuno porta le proprie ragioni per difendere o combattere questo modo di praticare la montagna.
Come scialpinista che ha iniziato alla fine dei lontani anni ’70 ad apprezzare i pendii di “poudreuse” di Piemonte e Valle d’Aosta, sono da sempre un oppositore nei confronti di questa pratica per ovvie ragioni di dignità dell’ambiente montano. Quelle discese in neve fresca non meriterebbero almeno la fatica della salita per essere pienamente gustate? No. Tutto deve essere alla portata di tutti per assecondare quella ipocrita voglia di avventura possibilmente senza tribolare, ovviamente. È solo questione di prezzo e troverai qualcuno pronto ad accontentarti.
È ancora montagna vera quella percorsa ininterrottamente sin dal primo mattino da rombanti elicotteri che sfrecciano sui villaggi delle vallate per portare ricchi sciatori sulle vette immacolate?

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