Un millenario per le Alpi

«Sensibili alla bellezza e permeabili all’amore»

Tre anni per san Bernardo di Aosta

Testo di Bruno Farinelli*

Uno dei più importanti storici del Novecento, Fernand Braudel, dovendo indicare quale catena montuosa europea rappresentasse al meglio la montagna mediterranea si trovò, quasi costretto, a negare questo primato alle Alpi: non di certo per antipatia verso lo spazio alpino ma, al contrario, perché riconosceva a esso delle caratteristiche che lo rendevano unico nel suo genere. «Sì, ma le Alpi sono le Alpi», ragionava Braudel nel suo Mediterranée, «montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade». L’eccezionalità delle Alpi deriva soprattutto da quella «qualità dell’umanità» individuata dallo storico francese, un’umanità che su di esse s’insediò nei secoli, contraddistinta da una profonda spiritualità. Tra le grandi figure che rappresentarono al meglio questa eccezionalità dell’ambiente alpino, possiamo sicuramente annoverare quella di san Bernardo di Aosta, il cui nome rimanda immediatamente al passo del Gran San Bernardo, dove il santo fondò un ospizio nel secolo XI.

Leggi il resto dell’articolo

Sea, magia del tempo

Il basso vallone di Sea visto da SO (sulla parte iniziale della cresta che unisce il Ghicet di Sea (2726 m) con la Punta Rossa di Sea (2910 m) – foto camosci bianchi

Testo di Marco Blatto
Foto di Luca e Matteo Enrico (CAAI)

Pochi valloni delle Alpi possono vantare un insieme di caratteristiche storico-paesaggiste tali da renderle uniche, così da motivarne un viaggio o una visita perché se ne possa comprendere davvero l’“anima” attraverso un’empatia diretta. Così è per il vallone di Sea, incastonato in un angolo selvaggio delle Alpi Graie meridionali nell’estremo nordovest d’Italia. Stretto tra alte montagne e pareti vertiginose per una decina di chilometri, raggiunge l’ampia sella che a 3100 metri si affaccia sull’Haute Maurienne, con una distesa glaciale tormentata di crepacci e punteggiata di morene in perenne modellamento. Quassù, dal Colle di Sea, la vista è davvero superba e spazia dal Massif de la Vanoise al Monte Bianco, mentre alle nostre spalle ci si è da poco lasciato il versante nord dell’Uja di Ciamarella (3676 metri).
Un tempo questo colle fu luogo di transito commerciale e di transumanza, testimonianza delle alterne vicende climatiche che hanno caratterizzato l’arco alpino e la presenza glaciale. Sul versante di Sea, quello che un tempo era un poderoso e unico apparato è oggi limitato alla presenza di piccoli bacini separati come il Ghiacciaio Tonini o il ghiacciaio sospeso dell’Albaron, mentre ai piedi del colle il ghiaccio resiste sotto una coltre di pietrame e detrito, dove, in tarda stagione, si aprono improvvisi inghiottitoi. E’ questa l’anima della parte alta del vallone di Sea, che fino ai bellissimi pianori ubicati alla base dei novecento metri dell’irta parete nord dell’Albaron (3260 metri) mostra una spiccata morfologia pleistocenica. Poi, dopo l’alpe di Sea, l’incisione muta aspetto e si rinserra tra pareti ripide e tormentate. Leggi il resto dell’articolo

L’immensità del cielo

Lia, la nostra cara amica montanara della Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo che si trovano a nord-ovest di Torino), con la sua sensibilità ed amore per la natura, ci racconta dei giorni trascorsi in montagna con il papà, quando ancora era una bambina.

Sarebbe bello poter ritornare qualche volta indietro nel passato, quando avevo la forza della gioventù, e poter rivivere alcuni momenti di vita.

RicoCamoscirdo i giorni in cui salivo in alta montagna con mio padre. Appena spuntava l’alba partivamo inoltrandoci su per i boschi, accompagnati dal cinguettio degli uccellini: il loro canto era un inno alla gioia del nuovo giorno. Camminando di buon passo raggiungevamo presto la sommità del bosco e, lasciando alle spalle gli ultimi faggi, grandi, immensi, salivamo percorrendo lo stretto sentiero che portava in alto, fino alla punta della Carlera, una splendida montagna della Val d’Ala.

Dall’alto delle rocce i camosci, immobili, seguivano ogni nostro movimento, le marmotte fischiavano forte correndo a nascondersi fra le pietraie, e il fringuello di montagna compiva rapidi voli.

LunGenziane e rododendrigo i pendii crescevano tanti piccoli frutti: mirtilli, fragole, lamponi e la gustosa uva ursina, squisiti e ricchi di vitamine. Fra le rocce aguzze c’erano fiori bellissimi, sassifraghe di ogni colore e, fra l’erba profumata, genzianelle, viole, ranuncoli, rododendri e altri fiori deliziosi con proprietà medicinali: l’arnica per i dolori muscolari, la genziana lutea per i problemi dello stomaco, il genepì e la ruta per la digestione, come pure la camomilla che è anche un calmante.

L’immensità del cielo, il profilo delle montagne, la purezza dell’aria ci facevano sentire vicini al Paradiso e dal cuore saliva una preghiera: “Grazie, mio Dio! Fa’ che l’egoismo umano non distrugga mai lo splendore del tuo creato”.

Ricordo, a proposito, una semplice, significativa poesia che mi disse un giorno una persona che, come me, ama e rispetta la natura:

Fiori di montagna!
Li avete mai visti? Sono meravigliosi.
Piccole gemme sopra uno stelo,
lottano vittoriosi, contro il vento, la pioggia e il gelo.
Lottano invano contro una mano.

Lia Poma

Storie di povertà

I sentieri interessati dall’ennesima pista (Val d’Ala – Valli di Lanzo)

Riceviamo e pubblichiamo con grande sconforto la lettera di Maria Piera Solero montanara resistente e contraria alla costruzione dell’ennesima pista silvo-agro-pastorale che andrebbe a devastare un’area alpina meravigliosa del versante sud della Val d’Ala (Valli di Lanzo), ora interessata solo da un bellissimo sentiero voluto dal CAI di Ala di Stura, ideando così uno stupendo sentiero balcone.

L’ennesima pista, l’ennesima storia di povertà e miseria, come quella che è emersa negli ultimi mesi dalle parti del Comune di Groscavallo (Vallone di Sea e dintorni), dove le ultime notizie dei giornali (con gli asinelli di Sea allevati dalla ditta dell’ex sindaco e marito della Dafarra, sindaco di Groscavallo) lasciano profondamente smarriti ed attoniti su come vengono sfruttate le ricchezze ambientali, prese di mira eslcusivamente per interessi personali e particolaristici. Il tutto a discapito del bene comune così ricercato da chi ama l’escursionismo e il turismo ambientale e culturale, vere fonti di reddito per chi ha voglia di lavorarci.

Se da quanto emerge dalla stampa la Val di Sea (e dintorni) dovrebbe essere salva (per il momento), proviamo ora a spostare lo sguardo un po’ più in là, nella valle a fianco. Leggi il resto dell’articolo

Comunicato stampa sulla legge sfasciaparchi

Po e Monviso (Foto di T. Farina)

“Il Parco Nazionale protegge contro l’ignoranza ed il vandalismo beni e bellezze che appartengono a tutti.”
(Samivel, pittore e poeta montanaro)

È con estrema preoccupazione che pubblichiamo quanto ricevuto dall’Associazione “Amici del parco nazionale GRAN PARADISO” in vista della discussione sulla riforma della Legge Quadro sulle Aree Prottete (n. 394 del 1991) prevista per il 27 di marzo. Di questa riforma ne aveva già parlato Toni Farina lo scorso novembre con il post – dal titolo provocatorio – “Parchi naturali, sono davvero utili?” su cui sono anche riportate (file in pdf) le osservazioni di Carlo Alberto Graziani, giurista esperto in materia ambientale, dal 1993 al 2004 Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini.


Comunicato stampa dell’on. Serena Pellegrino vicepresidente Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati

Proposta di legge C. 4144, recante “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette“.

La Camera dovrà discutere di uno scempio normativo, la maggioranza di questo Governo consegna, con una vera e propria contro riforma, parchi ed aree protette alle bramosie delle lobbies che governano i Governi.

Leggi il resto dell’articolo

L’avventura del margaro – Parte terza

ciavanis-e-le-nuvole

L’Uja di Bellavarda (2345 m), in Val Grande di Lanzo, domina la conca prativa ove sorge il santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m)

Piergiuseppe ci contagia con il suo frizzante entusiasmo e ci racconta della sua grande passione. Nella narrazione emerge la gioia di rivedere i suoi amici ma anche la fatica e le difficoltà quotidiane che si incontrano a livello pratico, economico e burocratico. Le “bestie” non riconoscono le domeniche e le festività e una stessa situazione, come rappresentata dalla foto qui a sinistra, può essere incantevole per un’escursionista ma vista con gli occhi del margaro “…si è bella – dice Pier – ma pensaci, tra 10 minuti la temperatura si abbasserà di un bel po’ e tu stai portando i paletti del filo, e sei sudato…

Pier rievoca i giorni estivi trascorsi in alpeggio a quasi duemila metri di quota, sul versante esposto a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo.


Eccomi qua, terza parte di un’avventura meravigliosa.

Per chi non avesse letto i post precedenti, mi presento. Sono Piergiuseppe, ho 14 anni e vivo in provincia di Padova (Teolo sui Colli Euganei). Mia nonna e mia bisnonna sono nate a Vonzo, paesino del comune di Chialamberto (To) a 1231 m.

Vonzo

Quest’anno ho frequentato la 3° media, e in questa occasione posso pensare a programmi estivi unici perchè non ci sono compiti per le vacanze.

Leggi il resto dell’articolo

Non siamo soli lassù!

bardoney-100Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Eliski sì, Eliski no…
Ognuno porta le proprie ragioni per difendere o combattere questo modo di praticare la montagna.
Come scialpinista che ha iniziato alla fine dei lontani anni ’70 ad apprezzare i pendii di “poudreuse” di Piemonte e Valle d’Aosta, sono da sempre un oppositore nei confronti di questa pratica per ovvie ragioni di dignità dell’ambiente montano. Quelle discese in neve fresca non meriterebbero almeno la fatica della salita per essere pienamente gustate? No. Tutto deve essere alla portata di tutti per assecondare quella ipocrita voglia di avventura possibilmente senza tribolare, ovviamente. È solo questione di prezzo e troverai qualcuno pronto ad accontentarti.
È ancora montagna vera quella percorsa ininterrottamente sin dal primo mattino da rombanti elicotteri che sfrecciano sui villaggi delle vallate per portare ricchi sciatori sulle vette immacolate?

Leggi il resto dell’articolo

Piste: la posizione di Bätzing e Kleider

CIMG0324 (1024x768)Ringraziamo sentitamente Werner Bätzing (autore tra l’altro dell’opera “Le Alpi. Una regione unica al centro dell’Europa“) e Michael Kleider per averci concesso di pubblicare le loro autorevoli considerazioni in merito alla costruzione delle piste agro-silvo-pastorali. Un grazie di cuore anche a Paolo Maggiora per la traduzione.
Questo post proseguirà con la presentazione e il commento delle slide proiettate sulle piste nelle Valli di Lanzo nelle serate tenutesi al Cai Torino e a Fiano nei mesi di novembre e dicembre del 2016; seguirà l’elenco delle nuove piste in previsione di realizzazione nelle Valli di Lanzo. In conclusione la denuncia del pericolo di una pista in Val di Otro, oggi un mondo senza strade.


Testo di Werner Bätzing e Michael Kleider (*) – Traduzione di Paolo Maggiora

Presa di posizione sulle nuove piste agrosilvopastorali nelle Valli di Lanzo

In un numero sempre maggiore di valli piemontesi, con l’aiuto di fondi europei, da circa 15 anni si realizzano nuove piste agrosilvopastorali. E da un certo tempo questo nuovo sviluppo riguarda anche le Valli di Lanzo.

Da molto tempo ci impegniamo entrambi in Germania per la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle Valli di Lanzo in quanto territorio dotato di grande biodiversità, dalle molteplici possibilità di sviluppo economico e nel quale il rispetto dell’ambiente gioca un ruolo centrale.

Leggi il resto dell’articolo

Abruzzo la montagna ignorata

ardito-stefanoRingraziamo la Redazione di Montagna.tv per la gentile concessione a pubblicare parte dell’articolo pubblicato il 24 gennaio 2017 sul loro sito.
Riteniamo che le considerazioni di Stefano Ardito non riguardino solo l’Abruzzo ma anche il resto dell’Italia (Valli di Lanzo comprese).


Testo di Stefano Ardito

Una regione di montagne, governata con i piedi piantati sulla spiaggia, tenendo d’occhio soltanto la politica e le città. Amo e frequento l’Abruzzo da una vita, dedico alle sue montagne e alle loro storie una parte importante del mio lavoro e della mia vita.

Scrivo mentre, da una settimana, centinaia di amici abruzzesi (ma anche marchigiani, e di Amatrice e dintorni) vivono senza luce elettrica e scavano per disseppellire le loro case. Qualcuno, che fa il contadino, vede morire il suo bestiame e non è in grado di far nulla, tranne postare delle foto terribili su Facebook. Continua su Montagna.tv

Trekking dell’Avisio, 45 km lungo il fiume

In Valle di Cembra l’idea di un percorso fluviale per un turismo soft basato sull’escursionismo

Natura selvaggia lungo il corso dell’Avisio

Testo e foto di Alessandro Ghezzer

Il torrente Avisio nasce dalla Marmolada, la Regina delle Dolomiti, sul versante trentino. Nel suo lungo viaggio di 90 km verso il fiume Adige, attraversa tre valli: la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Val di Cembra.
Negli ultimi 40 km l’Avisio, dopo la diga di Stramentizzo, si incassa in spettacolari forre di porfido, ai piedi della Catena del Lagorai, formando anse, lagune, spiagge, piscine naturali, golene di sabbia e pietre, mentre sulle rive una boscaglia quasi “amazzonica” cresce rigogliosa. Un paradiso terrestre dove trovano rifugio molte specie di animali: cervi, caprioli, camosci, volpi, aironi cinerini, cormorani, aquile, poiane, falchi, tassi, rane, rospi, salamandre. Nelle sue acque regna la trota marmorata.
Leggi il resto dell’articolo

Parchi naturali, sono davvero utili?

parco-del-monviso

Parco del Monviso

Testo e foto di Toni Farina

Provate a immaginare un neo-ministro della difesa che all’atto del suo insediamento esordisca con queste parole: “L’Arma dei Carabinieri non si deve limitare a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini ma, pattugliando le strade, deve anche tappare le buche (sempre più numerose). Nel volgere di qualche ora il neo-ministro sarebbe sommerso da critiche e richieste di dimissioni provenienti dall’intero arco politico/parlamentare. Il compito primario della Benemerita non è infatti in discussione, e nessuno accampa dubbi in merito. Nel caso dei parchi naturali questo però non avviene, anzi il loro ruolo primario, ovvero la tutela dell’ambiente naturale (si badi bene, ruolo stabilito dalla LEGGE) è continuamente in discussione e deve essere sempre ribadito. Tant’è che ogni neo-ministro (o neo-assessore regionale) all’atto del suo insediamento ripete come un mantra: “i parchi non si devono limitare alla tutela (dell’ambiente naturale) ma devono al contempo promuovere lo sviluppo economico”. Leggi il resto dell’articolo

Un paradiso chiamato Calanques

calanquesTesto e foto di Carlo Crovella

Nonostante il mio indiscusso amore per le vette immacolate, per i 4.000, per le creste affilate dai venti gelidi, per me il paradiso si trova in riva al mare. Le Calanques costituiscono un tratto di costa mediterranea, rimasta “selvaggia” e compresa fra Marsiglia e Cassis: alte pareti calcaree, che variano dal bianco al giallo all’ocra, si contrappongono al blu del mare, spruzzato dalla spuma delle onde; tutto intorno, stridìo di gabbiani e profumo di macchia mediterranea; e poi sudore dell’arrampicata e sapore metallico del Pastis bevuto alla taverna con i pescatori. Non è l’estate la stagione migliore per le Calanques, arroventate dal sole e arse come deserti. Alla primavera, meglio ancora l’autunno che offre giornate terse e mare caldo per fantastici bagni. I ponti dei Santi e dell’Immacolata sono appuntamenti ideali per “spedizioni” in Calanques, ed anche le vacanze di Natale, se le Alpi non sono impreziosite dalla neve. Tutti gli arrampicatori possono godere di questo immenso paradiso, sgranato su ogni livello di difficoltà. Ma anche chi non arrampica ne può beneficiare fino in fondo: una fitta rete di sentieri, più o meno impegnativi, soddisfa i desiderata di ogni camminatore. Esite una “Alta Via” che si percorre in tre o quattro tappe, con alcuni passaggi obbligati e qualche problema logistico (non si trova acqua fuori dai paesini). Sono però assicurati bivacchi in spiagge isolate (formalmente vietati…): di notte sarete coperti solo dalle stelle, con lo sciabordìo della risacca che culla i vostri sogni. In più si possono effettuare splendide escursioni in giornata, con zaino leggero e spirito lieve, sapendo che, alla sera, tornati nella civiltà, vi aspetta un cous-cous algerino o una saporita bouillabaisse (zuppa di pesce), innaffiati da un bianco freddo e pungente. Calanques: non è detto che per raggiungere il paradiso, si debba necessariamente “salire” verso i 4.000 metri.

Le piste nelle Valli di Lanzo tra passato, presente e futuro

piste-valli-di-lanzo

Soci e simpatizzanti sono invitati a partecipare all’incontro – dibattito che si svolgerà mercoledì 9 novembre, alle ore 21, presso la Sala degli Stemmi del Centro Incontri “Monte dei Cappuccini” del CAI Torino – Salita al CAI Torino, 12 sul tema:

Le piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo tra passato, presente e futuro. Un caso attuale: il Vallone di Sea

Interventi:

Presentazione della serata e dei relatori da parte di Roberto FERRERO (Presidente CAI Torino)

La posizione del GR Piemonte da parte di Osvaldo MARENGO (CAI Piemonte)

Inquadramento del problema e presentazione degli interventi da parte di Matteo ENRICO (CAAI);

Leggi il resto dell’articolo

Petizione contro le piste nelle Valli di Lanzo

Dobbiamo accettare che nel nostro mondo ci siano individui il cui orizzonte di senso non vada oltre a quanto vedete qui sopra.

Questa è la loro idea di montagna: distruttiva.

Ma dobbiamo anche essere consapevoli che i “progetti” ispirati da tali orizzonti possono essere fermati perché sono profondamente sbagliati ed ingiusti.

Noi ci crediamo.

E tu?

www.change.org/p/comune-di-groscavallo-da-sea-a-dove

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/daseaadove/?fref=ts


Se hai bisogno di ulteriori informazioni sulla petizione, leggi gli ultimi post che trattano di questo tema:

Attenzione! La raccolta firme cartacea può essere effettuata: Leggi il resto dell’articolo

Madesimo, la perla della Valchiavenna

Canalone sotto la cima Groppera (2948 m): qui si progetta di fare un tunnel

Testo e foto di Maria Luisa Ravazzi

A Madesimo, LA perla della Valchiavenna, ci si arriva da Como con la statale SS 36 Milano – Colico – Lecco o da Como con la statale Regina SS 340 o dal più famoso Passo dello Spluga (chiuso d’inverno) o dal Passo del Maloja SS 37.
E’ un paesino circondato da vette alte; si pensi che in Val di Lei si scia a circa 2900 metri. Chi impara a sciare a Madesimo scia dovunque perché già anni e anni fa le piste erano veramente difficili. Quelle che chiamano rosse da altre parti si possono tranquillamente definire nere e la più nera delle nere è il famoso Canalone descritto ampiamente da Dino Buzzati che l’ha definita la più bella pista delle Alpi.
Madesimo ERA altresì famosa per le sue acque termali e per Carducci che vi soggiornò per diversi anni.
E’ una conca meravigliosa che termina con la montagna che vedo da casa mia che si chiama Pizzo Spadolazzo.
Solo soggiornando lì si possono effettuare tante camminate ad alta quota senza dover nemmeno spostare l’auto.
E io che ci vado da quando avevo sei anni, da sempre la considero il mio “buen ritiro”. Dal momento che non sono più giovanissima ricordo persino il vecchio stabilimento dove Carducci andava.
Leggi il resto dell’articolo