Un balcone sulla Tribolazione

Sarà che sono affettivamente legato al Gran Paradiso, gruppo montuoso le cui valli piemontesi erano meta di gite domenicali con la famiglia durante la mia infanzia, però, a parte questo, tale massiccio ha da sempre colpito la mia fantasia ed è da sempre, per me, l’emblema della montagna. È decisamente alto, è coperto da ghiacciai che, pur non raggiungendo quasi mai dimensioni notevoli, caratterizzano estesamente il territorio montuoso e, soprattutto, ospita alcuni luoghi che presentano una bellezza paesaggistica e naturalistica di immenso valore.

Per comodità il turista domenicale torinese frequenta forse più spesso la Valle Orco anche perché, a parte le recenti limitazioni al traffico delle ormai celebri “A piedi in Paradiso”, la sua strada raggiunge la notevole quota di 2612 m del Colle del Nivolet con panorami davvero incantevoli. Tra l’altro segnalo che il solo Nivolet meriterebbe un post a parte. Leggi il resto dell’articolo

Panorami tra Val Sangone e Valle di Susa

Come già evidenziato in un precedente post, la Val Sangone mi ha da sempre affascinato per via del suo carattere spiccatamente alpino nonostante si trovi solamente ad una manciata di chilometri da Torino. È vero che i suoi valloni non ospitano ghiacciai, come è vero che non vi sono montagne estremamente elevate, tuttavia passare in breve spazio dai 300 metri circa della Pianura Padana ai comunque rispettabili 2778 metri del Rocciavrè non è cosa da poco. Nel mio vecchio post sulla Val Sangone, già pubblicato, sottolineavo proprio questa particolarità di tale piccola valle che in sé racchiude, in piccolo, un surrogato degli ambienti e del paesaggio alpino.

Qualche settimana fa pertanto, con un gruppo di amici fidati, ci promettiamo di raggiungere il Pian dell’Orso, una prateria relativamente estesa e presente sulla cresta tra la Val Sangone (Vallone del Sangonetto, per la precisione) e la Valle di Susa ad una quota di 1850 metri. Si tratta di una meta molto conosciuta ai camminatori di queste aree.

Sempre infarcito della mia lentezza escursionistica percorro questo sentiero con curiosità, sempre la stessa che caratterizza le mie escursioni ma che ogni volta viene stimolata da aspetti diversi. Leggi il resto dell’articolo

La Luna di Baldissero

I Monti Pelati di Baldissero Canavese

Questo non è un post astronomico, come il titolo potrebbe lasciar supporre, ma è invece dedicato ad un luogo decisamente particolare, situtato indicativamente tra i paesi di Castellamonte, di Vidracco e di Baldissero Canavese, ovvero i Monti Pelati. Si tratta di fatto di una serie di rilievi molto modesti, che si sviluppano appunto nel Canavese, e molto conosciuti nell’ambito naturalistico piemontese. Come mai? Perché sono in sostanza piccole montagne prevalentemente “pelate” (come dice il nome) a causa della loro natura geologica che certamente non favorisce la crescita di una ricca e lussureggiante vegetazione.

Questo non vuol dire che non vi sia vegetazione, anzi, vi sono infatti alcune specie piuttosto interessanti dal punto di vista biogeografico, solo che le specie arboree sono decisamente scarse, sia per le caratteristiche del suolo e sia, occorre sottolinearlo, per l’azione dell’uomo che a più riprese, e a diversi livelli, ha interferito con le dinamiche ecologiche dell’area. Questa relativa mancanza di una flora lussureggiante rende i Monti Pelati immediatamente riconoscibili, tanto che spiccano con evidenza in mezzo alle aree boscate dei dintorni.

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Beigua di inverno

Da Prato Rotondo (Comune di Varazze) verso il mare

Si era già parlato del massiccio del Beigua nell’Appennino Ligure che, posto sopra i paesi di Arenzano e Cogoleto, appartiene geologicamente alle Alpi, mentre da punto di vista geografico lo possiamo includere appunto negli Appennini. Questa porzione di territorio durante l’orogenesi alpina venne interessata dagli stessi fenomeni geologici che condussero alla formazione della catena alpina tant’è che le tipologie di rocce che compongono tale massiccio sono analoghe a quelle che troviamo nelle basse Valli di Lanzo e nelle Valli Casternone e Ceronda. Da un punto di vista geomorfologico, il Beigua è caratterizzato da due diverse facce: mentre infatti un versante settentrionale digrada dolcemente verso Nord, indicativamente verso la pianura padana, il versante opposto precipita piuttosto ripidamente verso la costa Ligure. È proprio in questo versante che si osservano gli aspetti maggiormente “alpini” del Beigua dove pareti rocciose, a volte anche piuttosto imponenti, si alternano a boschi di conifere e, soprattutto, ad estese praterie costellate da vaste pietraie e affioramenti rocciosi.

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Lentezza al Pian Ciamarella

HPIM3616Non essendo un “fuoriclasse” dell’escursionismo in montagna, a volte mi limito a passeggiate brevi e a dislivelli modesti. Questo comunque è determinato anche dal tempo che ho a disposizione pertanto ci sono occasioni nelle quali si possono fare solo escursioni “mordi e fuggi” che comunque non sono prive di fascino. Una breve ma piacevolissima escursione che si può compiere a 50 Km da Torino è il Pian Ciamarella. Sicuramente uno dei posti più conosciuti dai frequentatori delle Valli di Lanzo, sia perché si trova immediatamente sopra all’inflazionato Pian della Mussa, sia perché è oggettivamente bello! Direi spettacolare per certi versi. Il versante Sud-Est dell’Uja di Ciamarella (3676 m) indubbiamente ci mette del suo dal momento che la sua vertiginosa parete meridionale si stacca per quasi duemila metri di dislivello dalla Pian della Mussa e, così facendo, contribuisce sicuramente ad aumentare il valore paesaggistico della zona, come si può notare nelle foto qui presentate che si riferiscono ad una mia escursione effettuata nell’ottobre 2008.
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Il silenzio di Chavannes

IMG_0231Ci sono luoghi di montagna che suscitano in me diverse emozioni. Ve ne sono alcuni che, magari per via del vasto panorama, mi danno un senso di grandiosità, altri mi incutono un po’ di timore reverenziale magari perché mi trovo al cospetto di enormi pareti rocciose o grandi cascate di seracchi, altri ancora fanno nascere un senso di tranquillità, di calma. Ci sono poi alcuni luoghi dove ad essere dominante è la sensazione di isolamento che si prova. Questa sensazione l’ho provata recentemente nel Vallone di Chavannes. Siamo in Valle d’Aosta nella Valle di La Thuile e il vallone suddetto inizia poco sopra La Thuile e si incunea, piuttosto linearmente, verso Nord Ovest.

Il vallone in questione è percorso interamente da una strada sterrata che, a prima vista, potrebbe “addomesticare” il luogo ma il contesto ambientale davvero selvaggio prevale tanto che, come dicevo prima, è forte la sensazione di isolamento che si prova. Il motivo? Il vallone è molto lungo e piuttosto elevata è la lontananza dall’ultimo paese inoltre non vi sono punti di appoggio come rifugi o bivacchi. Vi sono solo un paio di alpeggi.

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Un’estate sottotono?

Che sia stata una stagione invernale piuttosto nevosa sulle Alpi piemontesi non ci sono dubbi, gli articoli pubblicati sul sito della Società Meteorologica Italiana (SMI) spiegano infatti come l’inverno trascorso abbia apportato, soprattutto dal Monte Rosa verso Est, notevoli quantità di neve. Per confermare queste informazioni, e per sottolineare come la stagione estiva in corso sia iniziata in sordina, vorrei postare due immagini che ritraggono la Ciamarella ripresa dalla collina di Torino. Leggi il resto dell’articolo

Ricordi dalle rocce

Il Col Desertes

Il Col Desertes

Consiglio a tutti una piacevole escursione al Col Desertes sulle montagne sopra Oulx in alta Valle Susa. Si tratta di una gita veramente ricca di fascino, gli estesi lariceti lasciano spazio man mano che si sale a prati e a pietraie di calcari e dolomie, rocce che compongono le montagne sovrastanti che hanno pertanto un aspetto decisamente particolare, prettamente dolomitico, conferendo al paesaggio un aspetto più “trentino” che “piemontese”. Si sale lungo il sentiero e si osservano i panorami, davvero interessanti, i fiori e gli animali e, almeno inizialmente, passano quasi in secondo piano i segnali che ci fanno capire che un tempo chi saliva qui sopra non aveva il tempo e la voglia di guardare paesaggi, fiori o altro come posso fare io.

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Gli “orsi” del Piemonte

A pensarlo non lo diremmo: gli alberi sono privi di foglie, fuori fa relativamente freddo, nei giorni scorsi una nevicata ha leggermente imbiancato Torino e la pianura piemontese pertanto siamo sicuri di trovarci nel pieno dell’inverno. La tradizione vuole che i giorni della merla siano i più freddi dell’anno e, anche se a Torino i giorni mediamente più freddi ricadono nella prima metà di gennaio (come indicato dalla pubblicazione “Moncalieri. 130 anni di meteorologia. 1865-1994” di L. Mercalli e G. Di Napoli edito dalla Società Meteorologica Italiana), non si può certamente affermare che siano giornate molto calde.

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Il clima del Piemonte nel Medioevo

Prendendo spunto dal post “Davvero il Medioevo fu così caldo?” scritto da Beppeley, segnalo che, in base a ciò che ho sentito nella conferenza sulla ricostruzione del clima medioevale nel Piemonte, e in base a quello che ho letto nel numero 65-66 di Nimbus (la rivista della Società Meteorologica Italiana – SMI) relativo all’argomento in questione, il lavoro della SMI suggerisce che il clima del Medioevo sia stato appunto ben più freddo di quello che si è pensato fino ad oggi. È vero che si tratterebbe di un periodo più caldo rispetto a quello successivo ovvero rispetto alla cosiddetta Piccola Età Glaciale ma pare che potrebbe essere stato comunque ben più freddo dell’attuale. Nell’analisi vengono messe in dubbio anche alcune “ricostruzioni del clima caldo medievale” dedotte da un lavoro di Umberto Montérin, celebre naturalista originario di Gressoney, nelle quali il clima più caldo potrebbe essere riferito ad un periodo antecedente al Medioevo come la parte dell’Olocene in cui troviamo l’Optimum caldo olocenico dove la temperatura più alta del pianeta dovrebbe, per quello che ne so io, essere imputabile a fenomeni astronomici. In effetti il box a pagina 8 della rivista Nimbus indica che le frasi di Montérin potrebbero essere state fraintese. Così viene riportato nel testo: Leggi il resto dell’articolo

Alpi del Beigua

Massiccio del BeiguaPer convenzione geografica, le Alpi iniziano presso il Colle di Cadibona tuttavia si tratta appunto di un mero limite geografico definito dall’uomo mentre prendendo in considerazione altre caratteristiche maggiormente “oggettive” come le tipologie delle rocce e la disposizione delle falde ovvero delle enormi porzioni di roccia che sono traslate una sopra l’altra durante le fasi di orogenesi, le Alpi presentano allora confini diversi che potremmo definire più attendibili rispetto ai criteri geografici. Ecco allora che la catena alpina inizia, da un punto di vista geologico, non più presso il Colle di Cadibona ma a partire da una linea immaginaria che congiunge Sestri Ponente a Voltaggio, linea oltre la quale, verso Est, iniziano gli Appennini. Le montagne sopra Genova e in particolare sopra Arenzano e Cogoleto rientrano in tutto e per tutto nelle Alpi. Si tratta di montagne dalla morfologia aspra, ricche di pareti rocciose più o meno estese e che appartengono al massiccio del Beigua.

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Montagne riminizzate

neve

Panorama dal sentiero sopra gli Alboni verso la testata della Val Grande

Mosso dalla curiosità di “scovare” e osservare alcuni animali presenti nella Val Grande di Lanzo durante la stagione invernale, mi sono recato in uno dei giorni scorsi proprio nelle borgate presenti al di sopra degli ultimi villaggi che si incontrano lungo la valle prima che la strada muoia presso Forno Alpi Graie. Mi riferisco in particolare agli splendidi agglomerati di Alboni e dei Rivotti, veri paesini davvero incantevoli che i “camosci bianchi” conoscono e che costituiscono un autentico balcone sulla porzione mediana della valle con scorci sulla celebre bastionata della testata terminale. Non mi dilungo sui panorami che, come detto, sono conosciuti ai più (ma che comunque meriterebbero sempre un commento!) e nemmeno sugli aspetti faunistici che, in maniera del tutto superficiale e sommaria, sono riuscito a cogliere in un’unica giornata di passeggiata. Non mi dilungo neanche sul foehn che ha soffiato per tutta la giornata alternando rare folate relativamente fresche a “vampate” calde molto più frequenti che mi hanno fatto dimenticare di essere in quel periodo che dovrebbe essere statisticamente uno dei più freddi dell’anno (come detto non mi dilungo anche se mi pare che i cambiamenti climatici almeno nelle nostre lande siano sempre più evidenti e manifesti ai nostri occhi; continuiamo a riflettere su questo…). In realtà il mio post è una semplice riflessione che parte da un’osservazione, osservazione che, ancora una volta, trae spunto da una brevissima passeggiata.

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Un “montanaro” a Torino

Un esemplare di picchio muraiolo

E’ vero che hanno le ali ma è anche vero che non necessariamente compiono spostamenti stratosferici! Mi riferisco ovviamente agli uccelli. Ci sono in effetti alcune specie che compiono viaggi intercontinentali come la rondine, tanto per citare un uccello conosciuto ai più e che forse rappresenta la “mascotte” delle specie migratrici, ma ci sono anche dei pennuti che in barba all’alternarsi delle stagioni non si spostano per niente e altri che effettuano spostamenti di piccola entità giusto per abbandonare luoghi che altrimenti potrebbero rivelarsi sfavorevoli in determinati periodi. Tra queste specie ci sono ad esempio in Piemonte alcuni uccelli che in inverno abbandonano progressivamente le alte quote svernando nel fondovalle con alcuni individui che però raggiungono anche la pianura pedemontana. Anche se non glorificato e mitizzato come l’aquila reale o la pernice bianca, il picchio muraiolo è forse uno dei rappresentanti più emblematici della fauna alpina.

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Masche di montagna

Stimolato dalla lettura del post “La notte di Samain all’Alpe Grosso”, mi vengono in mente alcune considerazioni sulle leggende alpine. In particolare mi tornano alla mente le famose masche ovvero le streghe già evocate da Beppeley nel post citato e che tanta parte hanno avuto nella popolarità piemontese. Innanzitutto ritengo che l’asprezza e la natura selvaggia di determinati luoghi abbiano forse contribuito quanto meno ad aumentare nell’uomo del passato un profondo senso di rispetto e di paura.

Basti pensare ad un bosco montano, di notte (che già è ombroso e misterioso per conto suo), situato magari sotto alte pareti rocciose incombenti ed ecco che ci sono tutti gli ingredienti scenografici per far sì che la fantasia viaggi.

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Ai piedi dei monti

Torino città delle Alpi. Mai definizione poteva essere più vicina alla realtà. La visione delle cerchia alpina nelle belle giornate luminose ci ricorda quanto siamo vicini alla montagna. Con questo post però non vorrei soffermarmi sugli aspetti ambientali, culturali o etnografici delle nostre montagne ma unicamente sul loro fascino anche se viste da relativamente lontano, da Torino.

Nel suo bel post “Le Alpi e Torino” Beppeley ha scritto: “E’ a dir poco impressionante notare come sia così vicina la pianura quando la si guarda dall’alto, da punti di osservazione tra le montagne particolarmente privilegiati. Allo stesso modo è a dir poco impressionante notare come dalla pianura, con le città da lei ospitate, siano così distanti le montagne”. Senza entrare nel merito di tutti i significati che può avere questa espressione efficace e che ha affrontato Beppe nel post citato, mi soffermo unicamente sul fatto che, oggettivamente, “le Alpi sono vicine a noi”. E lo sono davvero tanto. Leggi il resto dell’articolo