Una notte al Daviso

A chi non piace sentire raccontare storie, leggerle o essere, in prima persona, narratore?

Quasi sempre mi capita di partecipare ed essere coinvolta nelle vicende dei personaggi usciti dalla penna di scrittori o raccontati dalla loro voce. Gioisco, mi emoziono alle loro vicende, mi intristisco ed in più amplifico e lego, a quelle sensazioni, i miei ricordi e le mie esperienze personali. In una parola: empatia.

A volte mi capita di essere così coinvolta che la mia curiosità mi spinge a ricercare altre notizie su di loro.

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890) ritratto di Gigi Chessa

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890). Ritratto di Gigi Chessa

Così è avvenuto, ad esempio, per il balmese Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni maestro d’alpinismo ed una delle più grandi guide alpine italiane dell’800 al quale è dedicato l’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme (Valli di Lanzo).

Mi sono chiesta: “Possibile che non gli sia stata intitolata anche una cima o un rifugio?”.

In maniera del tutto casuale sono “inciampata” nell’autobiografia di Ugo Manera Pan e Pera ed ho scoperto che nell’autunno del 1968, alla ricerca di nuovi posti da scoprire o sconosciuti, e non valorizzati, l’autore accetta la proposta di Gian Piero Motti “di tentare una nuova via su di un ardito pilastro vergine alla testata della Valle Grande di Lanzo, quella selvaggia cerchia di pareti che forma una delle muraglie più interessanti e suggestive delle Alpi Graie.”
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Il Michelangelo dell’alpinismo

Copertina PDF su Gervasutti di Carlo Crovella

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Carlo Crovella, socio del CAI Torino e del GISM, ha recentemente elaborato un documento (in formato PDF) intitolato: “L’unico, il vero, il solo fortissimo”, dedicato a Giusto Gervasutti, nell’anniversario dei 70 anni della scomparsa del grande alpinista, avvenuta il 16 settembre 1946.

In tale PDF Crovella ha fatto confluire sia gli articoli già da lui pubblicati nel recente passato, sia i suoi scritti derivanti da ricerche su documentazione inedita dello stesso Gervasutti. Il personaggio Gervasutti viene analizzato anche nei risvolti meno noti, come la quotidianità cittadina con i relativi aspetti materiali e psicologici.

Il PDF (che contiene, oltre ai testi, anche numerose foto e diversi reperti dello stesso Gervasutti, in gran parte inediti) è stato inserito da Crovella nella sua collana “Quaderni di Montagna”, che comprende documenti di cultura alpina a distribuzione gratuita.

Per ottenere il PDF su Gervasutti è sufficiente inviare singole mail di richiesta all’indirizzo crovella.quadernidimontagna@gmail.com, specificando nell’oggetto GERVASUTTI e segnalando nel testo il proprio NOME e COGNOME, seguiti dall’indicazione I CAMOSCI BIANCHI.

L’autore provvederà ad inviare via mail il PDF a fronte di ogni richiesta pervenuta, oltre a rispondere agli eventuali quesiti.


Il Fortissimo

“Nel corso del 2016 ricorre l’anniversario dei 70 anni dalla scomparsa di Giusto Gervasutti, detto Il Fortissimo. Non è l’unico principe del VI Grado, eppure brilla di una luce particolare, nonostante sia circondato da astri alpinistici di primaria grandezza. Gervasutti mi ha sempre affascinato e la ricorrenza cronologica si configura ai miei occhi come un “pretesto” per focalizzare i contorni di questo personaggio, unico nel suo genere. Se poi si realizza che l’intera attività di Gervasutti (non solo in termini di performance di punta, ma anche negli altri risvolti quali quello della didattica e della collaborazione con il CAI Torino) è ristretta ad un arco temporale di soli quindici anni (1931-’46), la personalità di Giusto risulta ancora più eccezionale. […] “

Una notte al Rifugio Boccalatte-Piolti

porta ingresso camerata BoccalatteE’ una giornata splendida di fine agosto tra i colossi della catena del Monte Bianco così come prevista dal meteo che segnala solo un “lieve rischio di qualche isolato rovescio temporalesco sulle alte vallate di confine con la Francia” (quando?), e noi puntiamo la prua verso la Val Ferret ormeggiando l’auto nel fondale di Planpincieux, 2600 metri sotto le Grandes Jorasses e 1200 sotto il Rifugio Boccalatte-Piolti che finalmente, dall’8 luglio di quest’anno, si è riempito nuovamente di umanità ed accoglienza dopo un lungo periodo di abbandono. Siamo molto curiosi di conoscere la guida alpina Franco Perlotto che ha deciso di dedicare i suoi prossimi 12 anni alle tensioni alpinistiche che solo un’immensa e leggendaria montagna come le Grandes Jorasses può trasmetterti (l’amo come nessun’altra al mondo). E’ davvero un nido d’aquila quello che ci attende, abbarbicato su di un roccione inforcato dai ghiacciai di Planpincieux e delle Jorasses. Una salita escursionistica (EE) dura dove bisogna trovarsi a proprio agio afferrando la verticalità assistita dai canaponi e da una scala che si fa beffa di un caminetto. Una salita accompagnata dalle continue ed ansiose rotazioni degli elicotteri mentre tutt’intorno scenari da favola disseminano nell’anima graffi di emozioni indelebili.
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Bruno Molino di Balme, un montanaro di altri tempi

Bivacco Molino e Uja

Il Molino con il versante NE dell’Uja di Mondrone (2964 m) – Foto di Umbro Tessiore

Testo di Giorgio Inaudi

Il bivacco Molino, di proprietà del CAI di Lanzo, è una solida struttura in legno, con 24 posti letto, che sorge a 2280 metri di quota nelle Valli di Lanzo, nel comune di Balme.
Gli alpinisti torinesi, e non solo, lo conoscono bene perché serve di base per le vie più impegnative dell’Uja di Mondrone ed è anche una piacevole meta per un’escursione in pieno versante sud, ad inizio o fine stagione.
Come avviene per tutti i rifugi, pochi sanno o si chiedono chi sia stato il personaggio cui la struttura è stata intitolata. Forse per questo motivo i francesi da tempo hanno smesso di intitolare i loro rifugi alle persone e sono tornati al nome del luogo. Forse è meglio così, ma, dal momento che nel nostro paese la maggior parte dei rifugi recano ancora il nome di persone, di solito vittime della montagna, vorrei ricordare la figura di Bruno Molino.
Vorrei farlo senza retorica, in modo sintetico e asciutto, com’era lui.

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Meteora alpina

057-pietrasanta

Ninì Pietrasanta

“..Se la salita era stata difficile e pericolosa, la discesa m’appariva impossibile. Il valligiano che ci accompagnava, passata la corda ad un grosso anello infisso nella parete, la gettò nel vuoto, incitandomi a scendere. Dapprima mi rifiutai, tanto la cosa m’apparve pazzesca, e mi decisi solamente, quando vidi la mia fedele guida avvolgersi la corda attorno alla gamba destra, facendola poi scorrere su la spalla sinistra, creando così una specie di carrucola frenabile, che gli permetteva di scivolare lento giù per la fune. Con misurati colpi di piedi contro la parete, si staccò dalla roccia ed iniziò la discesa.
Mi accorsi allora che la cosa era assennata e anche assai divertente. Mi ci provai e ci presi gusto. Scendevo lentamente, senza scosse, senza rumore: librata così nello spazio, senza alcun contatto con le rupi del monte, mi pareva di essere un ragno, sospeso al proprio filo, intento a tesser la sua tela.
Quando la mia trasvolata ebbe termine, mi trovai su una piccola cengetta, dove mi liberai dal groviglio dei cordami. Per ultimo discese il valligiano, che tirò a sè la corda.
Così, un po’ coi mezzi soliti, un po’ con l’aiuto provvidenziale della corda, ci ritrovammo in breve ai piedi del Campanile.
Lo contemplai lieta e commossa. Mi rispose il sorriso della vetta baciata dal sole.
(Pellegrina delle Alpi – Ninì Pietrasanta che racconta “..La prima volta che sperimentai le precipiti pareti rocciose delle Dolomiti, fu nella scalata del Campanile Basso di Brenta, fantastico obelisco che si eleva, per trecento metri dal punto d’attacco, in linea arditamente verticale; slanciato, severo, è una delle Dolomiti più audaci, più eleganti, più classiche..”)

La curiosità e la passione nel leggere libri di montagna mi hanno portato ad incontrare Ninì Pietrasanta. Leggi il resto dell’articolo

La Rocca è nuda!

Cresta Sud Rocca Patanua

La cresta Sud di Rocca Patanua (2409 m)

Affianchiamo le Valli di Lanzo per raggiungere la confinante Valle di Susa: la meta della nostra escursione è Rocca Patanua (2409 m).

Patanù in piemontese significa svestito, nudo. Il versante orientale, che è più ripido ed esposto al sole, anche in inverno inoltrato, fa in fretta a rimanere senza neve.

E’ un’escursione che inizia dalla Cappella di Prarotto (1450 m – Comune di Condove) e termina in cima alla Rocca con la possibilità di scegliere un percorso su facile e divertente cresta di 100 metri circa di dislivello (se si evita il filo di cresta; in caso contrario si affrontano passaggi di III) oppure su un sentiero evidente d’erba e detriti (EE).

La primavera ci ha donato un’altra esplosione di colori, di profumi e di bellezza. Leggi il resto dell’articolo

Camussòt

logo_camussotDopo importanti lavori di ristrutturazione, a metà maggio 2015 è prevista la riapertura dello storico Albergo Camussòt di Balme, in alta Val d’Ala (Valli di Lanzo).

Luogo simbolo dell’alpinismo torinese da quando alla vigilia di Natale del 1874 i due compagni di collegio ed amici Alessandro Emilio Martelli e Luigi Vaccarone vi pernottarono prima di tentare la salita all’Uja di Mondrone con l’oramai internazionale guida alpina “audace, esperta, fidata, prudenteAntonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni.

Vorrei condividere con voi la riapertura del Camussòt con delle note note bibliografiche di Claudio Santacroce pubblicate su Barmes news n.25 – Gennaio 2006 : una sorta di recensioni dei media del tempo. Leggi il resto dell’articolo

Nascita dell’alpinismo invernale: Uja di Mondrone 1874

Il versante Est dell’Uja di Mondrone (2965 m)

La spinta nell’andar per monti oltre i boschi ed i pascoli delle Terre Alte, non per motivi spirituali, di caccia o raccolta di cristalli, avviene tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento grazie ad un’esplorazione scientifica sempre più frequente da parte di uomini di cultura, studiosi e clericali provenienti da ricche famiglie.

L’Alpine Club di Londra nasce nel 1857; il Club Alpino Italiano invece nel 1863 per volere di Quintino Sella, Bartolomeo Gastaldi ed altri pari gentiluomini.

Si condivide un leggendario e fortunato periodo dove nasce l’interesse della stampa e degli artisti – che son spesso alpinisti – a documentare e a dipingere le ascensioni, le bellezze delle montagne e dei paesaggi.

Tutto è in fermento.

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No alla montagna dei divieti

2010Annibale Salsa definisce il tempo che si può vivere in montagna come “tempo liberato” per contrapporlo al “tempo libero” che oramai, nella nostra epoca, si è ridotto ad un mero “luogo” di scambio, dove ogni nostro desiderio è pronto ad essere realizzato: basta pagare.

Peccato che spesso i bisogni nel tempo libero sono indotti, non spontanei e stimolati per sviluppare il business di aziende che producono profitti organizzandoci il “tempo libero”: un tempo nato e studiato dalla scienza del marketing.

Franco Michieli (post “Il tempo in vendita”), quando ci invita ad osservare il tempo degli animali che vivono in montagna, afferma che il Tempo, anche quello destinato al gioco e all’esplorazione, appartiene loro per natura: nessuno si premura di organizzarglielo in cambio di un compenso. Anche l’uomo ha vissuto per decine di migliaia di anni in condizioni simili. La conoscenza dei mille segreti del territorio, del comportamento degli animali e dei possibili utilizzi delle diverse piante doveva bastare alla vita: il tempo libero dalle attività volte alla sopravvivenza permetteva di sviluppare relazioni e pensieri spontanei, che nessuna “agenzia” si occupava di mettere in vendita. Anzi, in epoche arcaiche il Tempo era la divinità stessa: era identificato col moto circolare del cielo, nel quale i vari allineamenti del sole, dei pianeti e delle costellazioni dello zodiaco costituivano gli eventi supremi che influenzavano il corso dell’esistenza sulla terra.
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Uja di Ciamarella (3676 m)

Ciamarella da Punta Collerin

Il versante Ovest dell’Uja di Ciamarella (3676 m) dove passa la “normale”

Grazie a Giorgio Inaudi ho potuto apprendere la storia della collocazione dell’immagine della Vergine sulla vetta di una delle mie montagne preferite.

La vicenda si svolge centoquattordici anni fa.

Per chi non lo sapesse, l’Uja di Ciamarella (3676 m) si eleva completamente in territorio italiano e rappresenta la cima più alta delle Valli di Lanzo (superata nel settore delle Alpi Graie meridioniali solo dallo Charbonel, 3752 metri).

Il primo salitore è stato l’ingegnere catastale Antonio Tonini insieme al suo canneggiatore Ambrosini, aprendo così la via “normale” il 31 luglio 1857. Erano ancora lontani i tempi dell’alpinismo eroico ed il Club Alpino Italiano non era ancora stato fondato.

Il nostro uomo si avventura in cima alle montagne per portare a termine il suo lavoro: misurare i rilievi. Le sue doti alpinistiche e di intuizione possono essere paragonate ai grandi alpinisti attuali. Non dimentichiamoci che in quel periodo la montagna era dimora di diavoli, mostri e di anime in pena del purgatorio imprigionate nei ghiacci e lo stesso Tonini non trovò nessuno che in Balme lo accompagnasse nelle sue ascensioni. Ambrosini fu obbligato nella salita sulla Ciamarella, pena il licenziamento.
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Prime esploratrici in gonnella nelle Valli di Lanzo

“…La pioggia veniva a catinelle, e già sembrava impossibile di far la tanto bramata salita, quando il tempo, quasi fosse consapevole della viva contrarietà che destava in noi e fosse premuroso di soddisfarci, si rasserenò, non completamente, ma abbastanza perch’io potessi, malgrado i consigli della nostra guida che ci pregava volessimo ritornare a Balme, perch’io potessi, dico, lusingarmi di aver una assai bella giornata, e tanto feci e dissi onde non si indietreggiasse dinanzi ad alcune nuvole, che a me sembravano passeggiere, che finì per avverarsi quel proverbio che dice: ciò che donna vuole, Dio vuole, e partimmo all’insù circa alle 6. La salita fu davvero faticosa a cagione del tempo che due volte, una sul ghiacciaio, l’altra sul picco della Ciamarella, ci sorprese colla fisionomia di una vera tormenta, come diceva la stessa guida…”

Stralcio della relazione “Una salita alla Ciamarella” di Giuseppina Bertetti-Vallino – Bollettino del C.A.I., Torino, 1874, VIII, 265.

La montagna, oltre il pascolo, era vista dalla popolazione locale come sede di diavoli ed anime del purgatorio in pena. Direi quasi inutile dal punto di vista lavorativo perché non produttiva. Le stesse creste e cime hanno avuto tardi una denominazione propria in quanto si preferiva identificare luoghi di lavoro, di vita, di attività, d’incontro, di commercio quali pascoli, alpeggi, campi, borghi, valichi.

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La cagnetta che arrampica

libro Donne in cordataDopo aver letto “Donne in cordata” di Cicely Williams, il mio desiderio era quello di raccontare delle prime esplorazioni ed ascensioni femminili a partire dal 1800 ai giorni nostri.

Per evitare, però, di ridurre il tutto ad uno sterile elenco di nomi, date, salite, cordate, aneddoti (magari anche divertenti) e info tecniche, preferisco fermarmi e raccontare la storia della cagnetta Tschingel che per nove anni della sua vita ha accompagnato, in quasi tutte le ascensioni sulle Alpi, l’americana Meta Brevoort e suo nipote William Augustus Brevoort  Coolidge.

Miss Margaret Claudia Brevoort è un’alpinista americana di prima classe e compie numerose “prime”. Ha un regolare programma di salite nella stagione, entusiasmo da vendere e grande vitalità.

E’ lei che trasmette a suo nipote l’amore per gli animali e per la montagna.

Nell’estate del 1865 Miss Meta, accompagnata da William, giunge in Svizzera, a Zermatt. Leggi il resto dell’articolo

Sulle rocce, alla ricerca delle Antiche Sere

Una bella notizia per il bellissimo Vallone di Sea.

Gruppo Rocciatori Val di Sea

Ci siamo.

Per oltre trent’anni ci siamo detti che il vallone di Sea era un luogo speciale, unico. Lo avevamo intuito fin da ragazzi, osservando gli occhi sognanti di Gian Piero Motti incamminato verso il crepuscolo delle Antiche Sere, oppure trascinati dall’entusiasmo di Gian Carlo Grassi, instancabile ricercatore ed esploratore di mondi ghiacciati e rocciosi. Più tardi, di ritorno dalle alte pareti di Sea, l’attenzione si è progressivamente rivolta versa l’anima del paesaggio, dove il disegno determinato dalle forze della natura ha dialogato con l’opera dell’uomo. Un’opera ad impatto fortemente antropico laddove l’antico disboscamento ad uso industriale, legato alla lavorazione dei minerali del ferro, ha mutato per sempre la vegetazione dei versanti; un’opera più discreta e perfettamente integrata negli elementi dell’origine, dove, i “gias” abbarbicati alle rocce, hanno stabilito il limite sacrale della presenza temporanea umana al cospetto della grande montagna. E poi, storie di cacciatori leggendari, di morti tragiche…

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Pareti rosa

copertina_pareti_rosaQuesto libro giaceva dimenticato in mezzo a tanti altri. L’ho riscoperto pochi giorni fa e l’ho riapprezzato. Grazie alla raccolta, non sempre facile, di frammenti, notizie e racconti orali, si può gustare questa intima ed approfondita presenza della donna nella storia dell’Alpinismo.

Non dimentichiamoci che l’Articolo 1 dello Statuto del Club Alpino Italiano così recita:

“Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

Questa pubblicazione rientra nella serie “Quaderni della Biblioteca della Montagna” n.8-2006 il cui titolo è: Pareti rosa – le alpiniste trentine di ieri e di oggi curato da Riccardo Decarli (con la Prefazione di Silvia Metzeltin Buscaini) e pubblicato dalla Società degli Alpinisti Tridentini – Biblioteca della montagna (Trento)

“Pareti rosa” è nato nell’ottobre dell’anno 2004 come progetto di ricerca voluto fortemente dalla S.A.T.  (Società degli Alpinisti Tridentini) in collaborazione con l’Assessorato alle pari opportunità della Provincia autonoma di Trento e sfociato poi in un libro.

Protagoniste sono le donne trentine che hanno lasciato un contributo, magari poco conosciuto ma altrettanto importante, alla storia dell’arrampicata e dell’alpinismo in un periodo che va dall’Ottocento fino ai giorni nostri.

La SAT ha voluto ricostruire e documentare queste vicende. Solo nel XXI secolo le donne possono liberamente parlare dei loro successi ed uscire allo scoperto. Nelle epoche passate, diverse alpiniste, sono state nell’ombra, per evitare ricatti sociali o famigliari. Leggi il resto dell’articolo

La “Distintissima alpinista”

Parete_Sud_Marmolada_www.ramellasergio.it

Parete sud della Marmolada
fonte: http://www.ramellasergio.it

Nei miei vagabondaggi in montagna sovente sono spinta dalla mia curiosità, senza avere una meta ben precisa. Talvolta ricalco le orme di un personaggio nato prima di me, altre volte inseguo i luoghi di una leggenda o di un romanzo appena letto. Altre volte, invece, calpesto mulattiere di montanari che mi hanno preceduto o percorro sentieri suggeriti da amici.

Nei sentieri virtuali amo seguire Katy Dartford, giornalista inglese televisiva e scrittrice di viaggi, molto attiva su Twitter.

In questo suo post, che prende spunto dalla partecipazione al Women’s Climbing Symposium tenutosi a Londra, ricorda il suo viaggio in Alta Badia dove ha inseguito nelle Dolomiti i passi dell’alpinista Beatrice Tomasson.

Ho approfondito, con curiosità, la vita e le imprese di Beatrice, definita da Arturo Andreoletti la “Distintissima alpinista”.  Leggi il resto dell’articolo