Non siamo soli lassù!

bardoney-100Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Eliski sì, Eliski no…
Ognuno porta le proprie ragioni per difendere o combattere questo modo di praticare la montagna.
Come scialpinista che ha iniziato alla fine dei lontani anni ’70 ad apprezzare i pendii di “poudreuse” di Piemonte e Valle d’Aosta, sono da sempre un oppositore nei confronti di questa pratica per ovvie ragioni di dignità dell’ambiente montano. Quelle discese in neve fresca non meriterebbero almeno la fatica della salita per essere pienamente gustate? No. Tutto deve essere alla portata di tutti per assecondare quella ipocrita voglia di avventura possibilmente senza tribolare, ovviamente. È solo questione di prezzo e troverai qualcuno pronto ad accontentarti.
È ancora montagna vera quella percorsa ininterrottamente sin dal primo mattino da rombanti elicotteri che sfrecciano sui villaggi delle vallate per portare ricchi sciatori sulle vette immacolate?

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Il turismo degli orsi

Testo di Luca Giunti

Crediti: Grandi carnivori in Trentino (Provincia Autonoma di Trento).

Ritornano. Scendono dai monti, si spostano col buio, appaiono inattesi al limite dei campi e nelle periferie dei paesi. È un eufemismo dire che erano quasi estinti. Li avevamo sterminati. A fucilate, con trappole e tagliole, con esche avvelenate. È accaduto ovunque più o meno fino a cent’anni fa. All’epoca le terre alte sull’arco alpino e lungo la dorsale appenninica erano intensamente abitate. Ogni monte, poggio, collina, prato, pascolo, era frequentato e sfruttato. Dove c’erano boschi, si tagliavano per avere più terre da coltivare e legna da bruciare. Dove c’erano pendii scoscesi, si spianavano e si tratteneva la terra con quella meraviglia di ingegneria contadina che sono i muretti a secco. Sono ancora lì a ricordarci quelle esigenze e quella vita, quando oggi passiamo loro accanto durante un’escursione di piacere.

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È arrivato l’autunno

L’autunno è la più intima delle stagioni e Lia in questo scritto si lascia dolcemente andare ai ricordi della sua infanzia.


E’ arrivato l’autunno: gli alberi si spogliano delle loro chiome, i prati piano piano perdono il loro colore, la terra si avvia al sonno invernale. Presto arriverà la neve, in passato questa era la stagione autunnale, ma purtroppo non è più così: il tempo, le stagioni sono cambiate.

Un tempo cadeva tanta neve e per chi abitava in montagna la vita diventava più difficile.

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L’anello di Rocca Tovo

Gli escursionisti provetti che risalgono in auto tutta la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo), per guadagnare il Pian della Mussa (1800 m), difficilmente si accontenteranno di salire sulla vetta di Rocca Tovo che è alta “solo” 2298 metri e richiede poco meno di due ore di marcia per raggiungerla.

Intorno a questo ex lago di origine glaciale -il Piano-, su cui passa la Strada provinciale 1 delle Valli di Lanzo, ci sono vette molto più accattivanti che possono attirare le loro ambizioni.

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Le molte ombre e poche luci del progetto Punta Corna

Testo di Alberto Valz Gris*

Nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa e altri giornali locali hanno dato spazio ad una serie di articoli (qui per visionarli) in cui si parla di un progetto di estrazione mineraria nella zona di Punta Corna nel Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù (Valli di Lanzo). Il progetto è in realtà avviato da qualche anno, ma i quotidiani lo riportano giustamente al dibattito pubblico dato che quest’anno l’azienda titolare, l’australiana Alta Zinc Ltd, ha rinnovato la richiesta per proseguire ed estendere l’area in cui effettuare sondaggi alla ricerca di cobalto, argento e metalli associati nella zona di Punta Corna. I permessi di ricerca sono stati avanzati anche per i comuni di Balme e Lemie.

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Non basta dire lupo

Se guardiamo in basso, vediamo piedi, non radici.
Marco Aime, antropologo

Io mi ricordo di voi, della vostra specie. Quando avete cominciato a staccarvi dal cespuglio dei vostri parenti, duecento millenni fa, noi ci eravamo separati dai nostri già da un milione di anni. Potremmo spiegarvi perché si è estinto quel ramo dei vostri cugini che oggi chiamate Paranthropus. Erano promettenti, avevamo scommesso sul loro successo. Stavano quasi per scoprire il fuoco, come avete fatto voi. Ma poi si sono infilati in un vicolo cieco e hanno lasciato solo qualche ossicino fossile. Quando siete usciti dall’Africa, stupiti e invidiosi, ci avete trovato ovunque vi portassero i vostri piedi e la vostra ingordigia, perché noi abbiamo colonizzato i continenti prima che voi nasceste. Solo da poco avete scoperto gli incroci dei vostri antenati con i Neanderthal in Libano e con i Denisova in Siberia. Non ci avete capito niente e ancora ne discutete ma noi possiamo raccontarvelo: li abbiamo visti in diretta. E non vi dico i commenti… Dall’Anatolia all’Atlantico abbiamo misurato la velocità delle vostre invasioni: cinquemila chilometri in cinquemila anni, un miserevole chilometro l’anno come i topi. I nostri occhi ambrati hanno osservato ogni gradino della vostra evoluzione, quelli su cui avete inciampato e quelli che avete saltato a due a due. Perché quando voi eravate ancora soltanto una tra le tante scimmie arboricole indecise tra bipedismo e quadrimania, noi eravamo già Noi, i Lupi.


Sabato 7 agosto alle ore 17:00, ad Usseglio, presso la Chiesa dell’Antico Complesso Parrocchiale, di fronte al Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”, (Valle di Viù, Città Metropolitana di Torino) il Dott. Luca Giunti ha presentato il suo libro Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia.

Grazie di cuore al Direttore del Museo Arch. Emanuela Lavezzo e a tutti i suoi collaboratori per aver organizzato questo interessantissimo incontro su un tema ambientale molto importante per il nostro Paese.

Di seguito il video dell’incontro.

Cliccare qui per leggere in pdf abstract e biografia dell’autore.

Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”
Usseglio, Piazza Cibrario 1
Telefono 0123 756421 – 0123 83702 – 340 7292527
www.vallediviu.it
museocivicousseglio@vallediviu.it

Lupo a Rochemolles – Foto Luca Giunti.

Il Dott. Luca Giunti ci ha donato delle meravigliose foto di lupi, scattate durante le sue attività come Guardaparco nelle aree protette delle Alpi Cozie, in Provincia di Torino ⇒ qui la galleria su Google Foto.

Selvaggio ritorno e domestico abbandono

Uno sguardo sulla fauna alpina dimenticata

Testo e foto di Pier Mario Migliore*
(pubblicato sul numero di dicembre 2020 de “L’escursionista”, rivista online dell’UET – Unione Escursionisti Torino, sottosezione del CAI Torino).

Il lupo è arrivato alle porte di Torino. Le aquile, ieri una rarità, oggi decisamente più visibili.
Il gipeto, dagli iniziali insediamenti sulle Alpi Marittime, è ora presente sulle Cozie e Graie.
Il tipico volteggio in gruppo dei Grifoni, negli anni passati solo prerogativa delle Alpi francesi, è ora visibile anche nelle nostre valli di Susa, Chisone, Lanzo…

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Grandi panchine e grandi croci, nuove proposte per il turismo della montagna

Testo e foto di Toni Farina

Big Bench di Vinchio (At)

Sono chiamate Big Bench e ormai sono un must, un brand, si trovano in molte location, tant’è che c’è pure un apposito tour. E, udite udite, c’è pure una Big Bench Community Project.

Mi scuso per il maccheronico uso dell’inglese, ma oggi va così, tanto vale farci il callo.

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Il paesaggio negato

«Il paesaggio rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia. La perdita più grande, sia per i residenti nella montagna alpina che per i suoi frequentatori più sensibili, rischia di essere quella di trovarsi al cospetto di uno scenario muto, fatto di cose anonime, museificate ed alienanti. Sono queste le ragioni per le quali non vogliamo che i paesaggi alpini vengano messi a tacere. Le nostre Alpi devono continuare a comunicare la propria anima alle future generazioni, pur con le necessarie trasformazioni imposte dai tempi e dalla natura delle cose» (Annibale Salsa – I paesaggi delle Alpi).

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Riflessioni sulla Montagna Sacra

1922 – 2022

Lo scorso fine settembre avevamo pubblicato la lettera di Toni Farina contenente la proposta di istituire una Montagna Sacra nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in occasione dei festeggiamenti del centenario della sua nascita, che si terranno il prossimo anno. Seguirono due prese di posizione: una del dott. Bruno Farinelli, l’altra della dott.ssa Silvia Ronchey.

Di seguito pubblichiamo le considerazioni di un alpinista, in merito alla proposta di Toni Farina.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Il prossimo anno ricorrerà il centenario di uno dei parchi più antichi, famosi e rappresentativi di tutta Italia: il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Certamente un evento che non potrà passare in sordina vista l’importanza di quest’area protetta, nata dalle ceneri della riserva di caccia nella quale scorrazzava il re Vittorio Emanuele II, dilettandosi nell’abbattere volatili e ungulati di ogni specie. Oggigiorno camosci e stambecchi non devono più temere le doppiette del sovrano, finendo appesi come trofei in qualche palazzina di caccia, ma devono solo più convivere con escursionisti e turisti che nelle belle giornate salgono lassù per godere dell’aria fresca e delle bellezze del panorama. Continua a leggere “Riflessioni sulla Montagna Sacra”

La nuova normalità alpina

Le due foto che vedete di seguito ritraggono entrambe il Rio Courbassere che scende dal versante sud del Monte Plu (2196 m), in Val d’Ala (Valli di Lanzo). Quella di sinistra è stata scattata il 9 aprile 2021 mentre quella di destra il 9 aprile 2007. Siamo a 1245 metri sul sentiero 239, poco prima di toccare l’Alpe Cré da Riàn (1230 m), situato nella palestra di roccia delle Courbessere.

Il versante a solatio della Val d’Ala è ormai da molti giorni desolatamente privo di innevamento fino sul crinale dello spartiacque, che in questo tratto della Valle (area del Comune di Ala di Stura) arriva a circa 2500 m di quota.

Ad inizio aprile, le condizioni dei torrenti assomigliano a quelle che si rinvengono in estate inoltrata, con le temperature torride degli ultimi anni. La situazione è un pochino migliore a nord, ma non è certo incoraggiante.

Potete scorrere la barra verticale bianca nel centro per fare il confronto, tenendo d’occhio l’asterisco rosso.

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Piccoli ghiacciai alpini

Ghiacciaio del Travignòlo (Pale di San Martino) nel 1922.

Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare.
(Orhan Pamuk)

Sono rari i libri di montagna che mi hanno lasciato un segno profondo, immergendomi in lunghe riflessioni e al contempo facendomi provare emozioni intense.

Giovanni Baccolo, giovane alpinista e ricercatore dell’Università di Milano-Bicocca, ha trascorso diversi anni tra le Pale di San Martino, il più grande gruppo dolomitico, facendosi accompagnare da un personaggio d’eccezione: Bruno Castiglioni (1898-1945), fratello del più citato Ettore, grande appassionato di montagna e considerato il più importante glaciologo dolomitico degli Anni ’30 e ’40.

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Io non mi diverto

Ho guardato il bellissimo documentario “Le Temps d’une Vie” che il Gran Paradiso Film Festival ha concesso gentilmente in visione gratuita.

E’ la storia a ritroso di uno stambecco del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Si chiama Becco e i suoi geni sono sopravvissuti alle ere glaciali fino a quando non ha incontrato Homo sapiens, rischiando così l’estinzione. Ma poi ha incrociato un Re e dei guardaparco e così la sua traiettoria è cambiata. Il film narra del tempo di una vita: quando hai imparato il segreto dell’infinito, è tempo di morire. Continua a leggere “Io non mi diverto”

Anche i Monti cambiano colore

Rosso, arancione, giallo… Lockdown dalle – alle… Passeggiate sì e no, sport individuale sì, forse… Mascherina su, mascherina giù… Lascio tutto lontano e imbocco un sentiero.
Pace. È un’immediata sensazione di pace. Tutto torna a posto, è la normalità.
Camminare è tornare a sentirsi Vivi.

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La montagna e il sacro

Pubblichiamo la lettera della filologa e saggista Silvia Ronchey sulla Montagna Sacra, che Toni Farina propone di istituire tra due anni nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (qui il suo articolo), in occasione dei festeggiamenti per il suo primo secolo di vita. Su Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso, Bruno Farinelli aveva scritto interessanti riflessioni che potete leggere qui.


Caro Dott. Farina,
ho letto il suo progetto e lo trovo magnifico, oltre che assai ben argomentato e assolutamente condivisibile.

Ci sarà pure una ragione se ci imbattiamo, in tutta la letteratura antica, oltre che nella mitologia e nel folklore, in boschi sacri. Il concetto di sacer — analizzato da molti storici della religione antica — è ben più complesso di quanto la nostra idea moderna di sacro possa lasciar credere. Ed è da questa parola che viene il latino sacellum — quel “recinto” che segna, appunto come lei dice, anzitutto la necessità di un limite all’umano. Continuando con le etimologie, non le dico certo nulla di nuovo se sottolineo come il nome stesso del parco richiami il greco paradeisos, che designa il giardino, ma in particolare quel giardino (distinto dall’altrettanto greca denominazione kepos) di cui non è l’uomo, ma la natura stessa artefice e abitatrice. Nel mito giudaico, l’uomo ne viene infatti cacciato, nel momento in cui ha tradito, per avidità, la comunanza con il resto della natura vivente.

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