Il camoscio di Urtirè

Sono le 11 e 22 di un sabato vernale e umido quando un sentierino ci conduce nell’amena borgata di Urtirè, dove ad attenderci c’è un ignaro camoscio che bruca serenamente la sua fresca, tenera e verdissima erba, cascata dal cielo dopo il prodigo inverno.

Siamo sottovento e non percepisce la nostra presenza. Noi, immobili come statue, e col silenzio al massimo del volume, osserviamo questa bellezza delle Alpi, mentre scattiamo decine di foto.

Siamo a circa 100 metri di distanza dall’ungulato. Non è per niente facile riuscire a fare stare fermi i camosci perché appena sentono una minima presenza umana, fuggono con una rapidità impressionante, quasi imbarazzante.

Oggi succede qualcosa di incredibile. Il camoscio continua a brucare mentre noi giaciamo pietrificati tra le baite di Urtirè, sperando che questo incontro duri più delle altre volte. Ma fotografarlo con la testolina immersa nei fili d’erba e seminascosto dai i tronchi, non è molto accattivante. E allora, sempre stando piantati come pali, provo a fischiettare debolmente. Leggi il resto dell’articolo

Il patrimonio escursionistico del Piemonte

[…] Il passaparola è il mezzo principale che ha motivato il soggiorno. Occorre ricordare come il passaparola può funzionare in entrambi i sensi: può essere “positivo” che invita cioè a visitare le valli attorno al Monviso, la loro cultura ed il loro ambiente incontaminato; ma può anche malauguratamente essere “negativo” qualora la realtà incontrata non corrisponda più alle attese, e questo vale soprattutto per i visitatori stranieri. Quindi occorre che l’intero ambiente (come quello in generale e delle montagne in particolare) venga preservato intatto con un’apposita tutela ambientale e paesaggistica. […]

Quanto avete appena letto è tratto da “Politiche Piemonte n. 52” pubblicazione dell’IRES Piemonte dove, tra l’altro, si trova un interessantissimo articolo di Carlo Alberto Dondona, La valorizzazione del patrimonio escursionistico regionale (il documento in pdf è scaricabile anche qui).

Un tema attualissimo quello del passaparola che fa il paio con con quello della preservazione dell’ambiente: “occorre che l’intero ambiente (come quello in generale e delle montagne in particolare) venga preservato intatto con un’apposita tutela ambientale e paesaggistica“. Leggi il resto dell’articolo

Non c’è pace per il Vallone di Sea

Il torrente Sea nei pressi dell’area individuata per la captazione a scopo idroelettrico

Informiamo che c’è una richiesta di costruzione di una centrale idroelettrica, con derivazione ad acqua fluente sul Torrente Stura di Sea localizzata nel Vallone di Sea a 1340 metri di quota. Siamo nel territorio del Comune di Groscavallo (Val Grande – Valli di Lanzo – Città Metropolitana di Torino).

Il proponente è la Nord Idra srl, una società con sede legale a Marostica (VI).

In questa fase del progetto chiunque può dare il proprio contributo in merito consultando e valutando la documentazione ed inviando le osservazioni scritte sul progetto entro il 7 maggio 2018. Come?

Le date importanti da ricordare:

  • 7 maggio 2018: termine ultimo per trasmettere osservazioni e/o contributi sul progetto che chiunque può fare (leggere oltre per ulteriori dettagli);
  • 29 maggio 2018 ore 10:30: visita locale di istruttoria – alla quale potrà intervenire chiunque vi abbia interesse – con ritrovo presso il Municipio del Comune di Groscavallo. La suddetta visita locale è propedeutica alla Conferenza dei Servizi. Si evidenzia che nel caso di ammissione di domande concorrenti, la visita potrà essere rinviata ad altra data (informarsi prima allo Sportello Ambiente su eventuali modifiche della località dell’incontro);
  • 5 giugno 2018 alle ore 9:30: Conferenza dei Servizi con ritrovo presso la sede della Città Metropolitana di Torino, Corso Inghilterra 7, Piano 5 Stanza 30.

Modalità per consultare gli incartamenti: Leggi il resto dell’articolo

Resilienza?

“Nella misura in cui aiuta una persona a muoversi nel mondo e a cercare il bene, un sentiero, per definizione, ha un valore.”
(Robert Moor)

Il meccanismo è semplice: ci sono dei fondi europei (leggi: imposte e tasse pagate dai cittadini tedeschi, svedesi, olandesi, ecc.) che servono per progetti di “sviluppo” da realizzarsi nei paesi membri dell’Unione Europea. Ad esempio, sviluppare la filiera del legno. La Regione Piemonte, che opera come una sorta di intermediario tra l’UE e le valli piemontesi, che hanno delle brillanti idee di sviluppo in proposito, propone bandi in tal senso.

Facciamola breve: c’è una torta da spartirsi e una scadenza per arrivare a mangiarne una fetta: i migliori piazzati (burocraticamente parlando) se l’aggiudicano. Fine. Dimenticatevi parole come “sviluppo” (i PSR), politica, progetti, futuro (della montagna) e tante altre belle parole buone solo ad annebbiare la mente dei creduloni.

Un esempio per tutti: siamo a dicembre del 2014 e i nostri piedi ci portano a prendere atto di questa schifezza (post: Una masticata di Valli di Lanzo). Se ne siete all’oscuro, vi prego di leggere e guardare le foto dell’articolo perché di seguito vi proponiamo un aggiornamento sul tema “torta da spartire” (guadagni privati) e dei suoi effetti collaterali (danni pubblici).

Da fine anno 2014 ad inizio (o quasi) anno 2018 trascorrono solo tre anni circa. Che fine ha fatto il denaro (la fetta di torta) che doveva servire per dare una spintarella all’economia delle Valli di Lanzo? Leggi il resto dell’articolo

Qui nasce il Po

Nevica ancora sulle Alpi piemontesi, neve benedetta dopo un’estate lunga il doppio, caldissima, che ha prosciugato la terra e le montagne. Anche le sorgenti del fiume Po erano sparite, vi ricordate? Sembra un lontano passato ma sono trascorsi solo pochi mesi nei quali abbiamo vissuto momenti terribili, come gli incendi in Val di Susa, confrontandoci tutti i giorni con un avvenire incerto e preoccupante.

Quando si percorre la tangenziale di Torino, magari verso Sud, sovente capita di essere accompagnati nel viaggio dalla cerchia delle Alpi dove il Monviso domina l’orizzonte, regalando un meraviglioso panorama agli automobilisti. E’ come un abbraccio vitale, stupefacente che lascia senza fiato. Dona una sensazione di benessere e rassicura perché, prima di diventare un luna park, prima di trasformarsi nell’ultima frontiera su cui depositare colate di cemento (leggete questa notizia), per la solita annichilente ed idiota rincorsa allo sviluppo ad ogni costo (e senza limiti), le montagne generano la vita se danzano con l’atmosfera: quando, come in questi ultime settimane, i fiocchi cadono copiosi e fa freddo, la cerchia trattiene l’oro bianco che servirà per soddisfare molteplici bisogni di noi voraci consumatori: acqua da bere, acqua per irrigare, acqua per l’energia, acqua per depurare, acqua per divertirsi… lascio a voi proseguire, invitandovi a soffermarvi sull’importanza di quella danza, il cui rassicurante spettacolo dipende molto da noi. Leggi il resto dell’articolo

Malciaussia, Valli di Lanzo: nuovi problemi, vecchie soluzioni

Un angolo del Piano della Mussa (1800 m circa), in una “normale” giornata estiva. Alta Val d’Ala – foto camosci bianchi

In realtà il problema in questione proprio nuovo non è. Perché a dire il vero inizia a presentarsi fin dagli anni Sessanta del Novecento, periodo in cui prende forma la motorizzazione di massa. Un’auto per ogni famiglia, l’auto simbolo di libertà e tante strade per muoversi, appunto, in libertà. Auto con cui risalire le valli nelle domeniche d’estate, in cerca di refrigerio.
Proprio nuovo non è, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni più rilevanti, direttamente proporzionali alle canicole estive. Auto ovunque, tante, troppe per la dimensione fisica della montagna. Questione di spazio, dunque, ma anche di decoro. Di sostenibilità.
La novità sta proprio lì: la sostenibilità. Lo sviluppo detto “sostenibile”. Un comandamento, l’undicesimo, soggetto però a interpretazioni varie, talvolta molto soggettive. E certo molto soggettiva e personale è stata l’interpretazione di “sostenibilità” che ha ispirato il progetto “Recupero ambientale e miglioramento della fruizione del Lago di Malciaussia” (tecnicamente uno studio di fattibilità).

Ambiente alpestre, alte montagne, il Rocciamelone che vigila a occidente

Così è Malciaussia, 1800 metri di quota, alla testata della Valle di Viù, la più meridionale delle tre Valli di Lanzo, a una cinquantina di chilometri da Torino.
Una conca in gran parte occupata da un invaso artificiale che al momento della realizzazione, negli anni Trenta del Novecento, sommerse il villaggio omonimo. Nello spazio residuo, sulla riva sinistra del lago, corre una strada sterrata che termina in località Pietramorta, poche case addossate a una rupe.
Dalla strada si alzano i ripidissimi pendii basali della Lera, altra montagna caratteristica della zona (pendii sui quali sale in allungati tornanti il sentiero per l’alto Colle dell’Autaret, antica via di collegamento tra Roma imperiale e la Gallia). Leggi il resto dell’articolo

Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande

Il Consiglio comunale di Groscavallo, riunitosi il 23 gennaio scorso, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Grande” gestita dall’Ente strumentale Aree protette delle Alpi piemontesi.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Groscavallo al “Parco naturale Alta Val Grande” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

Questo il commento di Toni Farina, membro di Mountain Wilderness e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Leggi il resto dell’articolo

Appennino piemontese: un parco naturale per la Val Borbera

Sull’ampio crinale fra Monte Chiappo e Monte Ebro (foto T. Farina)

Testo di Toni Farina

Il Consiglio comunale di Carrega Ligure, riunitosi il 27 maggio, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Borbera” gestita dall’Ente strumentale Aree protette dell’Appennino piemontese.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Carrega Ligure al “Parco naturale Alta Val Borbera” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

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La carica dei motoimbecilli

Cartello posizionato dai volontari dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone e poi imbrattato dai motoimbecilli

Tutti noi almeno una volta abbiamo incontrato un motoimbecille e a volte anche noi lo siamo.. ecco qui raccontiamo la nostra e vostra storia, naturalmente è un gioco x farsi una risata e non prendersi troppo sul serio (dal Diario del motoimbecille)

C’è una legge della Regione Piemonte che vieta ai motoimbecilli di percorre i sentieri delle montagne. Ma non è solo il Piemonte a credere che tale divieto sia giusto. Anche il Club Alpino Italiano ha oramai fatto sua questa causa, ovvero vietare la circolazione dei motoimbecilli sui sentieri d’Italia tant’è che il Presidente Vincenzo Torti non perde occasione per ribadirlo con forza e determinazione. Così è stato in una recente intervista rilasciata a montagna.tv nella quale l’Avv. Torti spiega perché quella delle moto è una causa che gli sta molto a cuore:

Certamente e le spiego perché con un esempio. Questa mattina ho parlato con R. da Prato, che mi ha contattato per dirmi grazie dopo aver letto un mio articolo sulle moto. R. è invalido su carrozzina da 30 anni. Si trova in questa situazione perché è stato aggredito da un gruppo di motociclisti sul suo terreno di proprietà mentre cercava di impedirne l’accesso.
Una storia grave, di cui non sto qua a raccontare tutta la trafila legale, ma una storia che insegna che ognuno deve avere rispetto per l’altro. Le moto devono stare nel loro spazio. Il codice della strada definisce all’articolo 2 quelli che sono i percorsi per loro e i sentieri non ne fanno parte.

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L’oblio di Balmavenera

Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa.
(Cesare Pavese)

Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.
(Antonio Tabucchi)

Un sopralluogo per l’organizzazione di una delle prossime uscite del CAI Lanzo, volte al recupero dei vecchi sentieri, mi ha permesso di chiarire dubbi sulla toponomastica e scoprire fatti che ignoravo su di un luogo coperto dall’oblio. Leggi il resto dell’articolo

Una transumanza nella bufera

Nevica forte nelle Valli di Lanzo, molto di più di quanto previsto.
Tutti rimangono molto sorpresi dalla tanta neve caduta nella notte e al mattino continua a fioccare incessantemente.
Progredire con le ciaspole nello spesso strato di neve (quasi un metro…) è faticosissimo ma fantastico.

Anche Giuseppe non si aspettava tutti questi fiocchi. Le sue caprette, ricoverate a 1600 metri all’Alpe Arbösetta, sono bloccate dalla tormenta a monte di Balme (1450 m), in alta Val d’Ala.
Con suo figlio Daniele affronta la bufera per riportarle a valle. Noi siamo davanti che battiamo la traccia e non ci accorgiamo che loro ci seguono senza le racchette da neve. Sarà un grande piacere, appena si uniranno a noi, deviare dal nostro tragitto programmato per battere traccia fino all’Alp dove le capre stanno attendendo il loro pastore per mettersi al sicuro.

Giuseppe e il figlio Daniele sono due montanari veri delle Valli di Lanzo. Giuseppe (82 anni portati magnificamente) ha un sorriso meraviglioso. Sincero e genuino. Come le Alpi. Leggi il resto dell’articolo

Un disastro annunciato

Il fuoco inizia a divampare nella mia mente il giorno prima degli incendi scoppiati in Val di Susa. Durante un’escursione sulle mulattiere di pietra assetate incontriamo due signori in divisa. Gli chiedo a quale corpo appartengono: “Siamo ex guardiacaccia della Città Metropolitana di Torino. Ora facciamo parte della Vigilanza Faunistica-Ambientale“. Mi spiegano, poi, che controllano i cacciatori e ultimamente sono stati anche a verificare la presenza del lupo nelle Valli di Lanzo. “Ce ne sono tanti, le tracce si trovano!“.
Non mi ricordo di aver mai incontrato durante le mie uscite in montagna queste persone che hanno certamente un compito importante: “sorvegliare e conservare il patrimonio naturale e l’assetto ambientale“, come scoprirò su internet.
Domando quanti sono in forze.
Eravamo in 86. Ora siamo rimasti in 17 e dobbiamo interessarci di tutto l’ambiente della ex Provincia di Torino“.
Diciassette… Penso alle Alpi di Torino… Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa, Valli di Lanzo, Valle Orco, Valle Soana, quella di Ribordone, di Traversella… Un territorio enorme e ricco di natura lasciato praticamente abbandonato!
Ma attenzione, oltre ad essere rimasti in pochi, abbiamo solo 100 euro al mese per la benzina! Quando finisce, e succede in fretta, rimaniamo in ufficio in mezzo alle scartoffie“. Leggi il resto dell’articolo

Processioni della vigilia di tutti i Santi

Lou couòrs d’li mouòrt

Vuole la leggenda che, quando la notte scura scende a colmare le valli e tutte le creature sono sprofondate nel sonno, lunghe processioni, silenziose e dolenti, percorrano i crinali delle montagne, si snodino lungo i vecchi sentieri. Sono le anime dei morti che tornano sulla terra per espiare le loro colpe; a volte le anime solitarie di coloro che subirono una morte violenta e non riescono a trovare pace poiché non è stata fatta giustizia. È questa una tradizione di tutta la zona alpina, assai diffusa anche nelle Valli di Lanzo. Queste processioni, dette “couòrs d’li mouòrt” hanno luogo nella notte del primo novembre oppure in qualsiasi momento dell’anno, ripetendosi periodicamente. Esse originano da antiche credenze pagane, soprattutto di matrice celtica, secondo le quali le porte dell’altro mondo sono sempre aperte e non vi sono stati definitivi, dunque sia il morto, sia il vivente possono passare con facilità da un mondo all’altro. Leggi il resto dell’articolo

Fino all’imbrunire

E’ impressionante percepire la velocità con cui tutto sta cambiando nella nostra epoca. Il clima, modificato da noi oppure no, è l’imperituro giudice che stabilisce chi avrà il diritto di continuare ad abitare la Terra.

Ma è altrettanto impressionante osservare, durante le escursioni sulle Alpi Graie, come ci sia qualcosa che non scompare tanto facilmente, sebbene quest’ultime siano spazzate da ogni sorta di evento atmosferico: sono le imponenti opere in pietra dei vecchi montanari.

Se volete ristabilire un contatto con il tempo cronologico portatevi in Val Grande di Lanzo e dimenticatevi l’auto a Bonzo. Il sentiero da prendere è il n. 322 (andate qui per la mappa), magari proprio in autunno per farvi accogliere dalle foreste incantate. Accorgersi di quante cose cambiano e passano rapidamente nel nostro tempo, osservando i lentissimi manufatti di nuda pietra, che resistono a tutto, è una doccia di benessere psicofisico. Sono stupefacenti e commuoventi.
Mentre ci passano a fianco sentiamo il loro sussurro che ci narra di come sia arduo, difficile e terribilmente faticoso modellare l’avvenire. Loro sapevano farlo e sono qui a testimoniarcelo. A noi non resta che riprendere l’incerto cammino a testa bassa, vergognandoci profondamente per non aver saputo cogliere il messaggio.
In tempo.

P.S.
Raggiunto a piedi Alboni, incantevole villaggio di pietra, si può ritornare a Bonzo con un giro ad anello molto appagante (basta proseguire per la Mea col sentiero 323 e poi scendere nel fondovalle col n. 322A).

Torneranno tutte le genti
che non hanno voluto parlare
scenderanno giù dai monti
ed allora staremo a sentire
quelle storie da cortile
che facevano annoiare
ma che adesso sono aria
buona pure da mangiare
.
(Negroamaro – Fino all’imbrunire) Leggi il resto dell’articolo

Lentamente, anche solo per guardare

Testo di Toni Farina

Dunque si corre. Anche in montagna. Soprattutto in montagna. In inverno con gli sci e d’estate con le scarpette. Attrezzature iper-tecniche e leggere consentono performance un tempo impensabili. Al resto pensa l’allenamento. Regolare, scientifico.
Impressiona scorrere sul sito web dedicato il fitto calendario di gare che si svolgono in ogni settore dell’arco alpino. Trail, ultra trail, skyrunning, lunghi percorsi e vertical race in ogni dove, dalle località note a quelle anonime. In Piemonte si va dal Bettelmatt Trail ossolano alla tradizionale Tre Rifugi sciistica nelle Alpi Liguri, al lato opposto della Regione.
E in Valle d’Aosta c’è il Tor des Geants (Tour dei Giganti). Massacrante prova non competitiva (si fa per dire) con partenza e arrivo a Courmayeur. L’intero periplo della Vallée lungo le alte vie 1 e 2: 330 chilometri, 24.000 metri di dislivello.

Si è concluso alle ore 18:00, come previsto, il primo periodo di iscrizioni al Tor 2017. A partire da lunedì mattina verranno selezionati i nomi dei corridori che potranno iscriversi in sostituzione di coloro che non hanno confermato la propria partecipazione in questi 15 giorni di tempo. A ogni corridore selezionato verrà inviata una mail. Invitiamo tutti a controllare la lista pre-iscritti del proprio paese in caso di mancato ricevimento della comunicazione. I nomi dei corridori selezionati appariranno evidenziati in verde. Il sistema di selezione tiene conto delle quote paese, come da regolamento. Ad oggi si sono iscritti 615 corridori provenienti da 65 nazioni. Al raggiungimento dei 750 corridori iscritti non si faranno più ripescaggi dalla lista dei pre-iscritti” (Dal sito web del Tor des Geants).

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