Barmèra

Per molti di voi il titolo di questo post è criptico ed è assolutamente comprensibile. Vedetelo per il momento come un cartello del Cai lungo un sentiero – una freccia – che vi indica una direzione: vi farà attingere agli abissi del tempo. Se poi verrete nelle Valli di Lanzo, allora vi capiterà frequentemente di incontrare questa parola lungo le vostre escursioni, che ci parla di luoghi alpestri abitati fin dalla notte dei tempi.

Le balme (o barme) sono costruzioni tipiche delle Valli di Lanzo e rappresentano la forma più elementare di riparo sotto roccia. La configurazione «decisamente neolitica» fa supporre che siano stati i primi ripari edificati dai Liguri sfruttando il materiale lapideo. «Più o meno consolidate con sostruzioni a secco», se ne trovano numerose testimonianze perfettamente conservate e sono ancora oggi utilizzate con funzione di deposito per foglie e legname (Piercarlo Jorio, Vita e cultura nelle alte Valli di Lanzo, Museo delle genti delle Valli di Lanzo, Ceres 1984. p. 38).

Laura Solero (Tesi di laurea “Beni architettonici e ambientali in Val di Lanzo”)

Un magnifico esempio di balma (riparo sotto roccia) da cui successivamente è stata ricavata una baita in pietra (alp). La struttura risulta anche riparata dalle valanghe perché la copertura è stata realizzata in continuità con la curvatura della roccia. Alpe Riane (1800 metri; Val Grande di Lanzo)

Siamo alle origini dell’abitare nelle Valli di Lanzo, sui duri versanti in quota delle Alpi Graie meridionali. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone del Rio Saulera

Ad inizio novembre, alla fine di una interminabile e rovente estate, sono in bilico su di un’esilissima linea rossa, risucchiato in un profondo ed oscuro vallone, da forze che non controllo.
Nel selvaggio West delle Alpi c’è puzza di bruciato. A novembre. Proprio quando un tempo l’acqua, dopo le consuete piogge ottobrine, si cristallizzava in attesa del disgelo primaverile.
Da pochi passi ho lasciato alle spalle due minuscoli ma incantevoli laghetti. Così giacevano nella mia memoria. Ora sono completamente in secca e spettrali come due orbite a cui hanno cavato gli occhi. Occhi esausti di guardare verso il cielo in attesa della pioggia.
A poche decine di chilometri in linea d’aria dal Vallone del Rio Saulera il fuoco infuria sulle montagne della Val Susa, alle pendici del Rocciamelone. E l’angoscia avanza imperterrita come la prepotente siccità che dura da mesi.
Attratto, da sempre, da ciò che nella vita barcolla ma resiste, da ciò che i distratti esseri umani consegnano all’oblio, mi faccio sedurre dal misterioso e discosto Vallone del Rio Saulera. Il suggerimento è una misera traccia sulla carta, in parte tratteggiata. In parte spezzata. Quindi un cammino incerto, senza riferimenti, senza segnaletica. Un viaggio nell’ignoto. Leggi il resto dell’articolo

L’ultimo sole su Boschietto

Ultimo sole su Boschietto

Testo e foto di Toni Farina

Metti che qualcuno del tutto ignaro del Parco nazionale Gran Paradiso mi chieda dove andare per iniziarne la conoscenza, dove lo mando? Cogne? Ceresole? Affatto! A Forzo, lo mando. Il Vallone di Forzo è il consiglio giusto, il luogo più indicato per entrare subito in sintonia con l’anima profonda de Lo Parc.

Forzo è in Val Soana, provincia di Torino:

La Valle Soana […] è una valle ignota a quanti non vi hanno interessi diretti, dimenticata nelle antiche carte topografiche, mal descritta nelle nuove, eppure degna di attrarre non solo gli alpinisti, dilettanti di caccia, di botanica di siti pittoreschi, di squisite trote, di tranquillità, ma anche gli ascensionisti amanti delle rupi e dei ghiacci, delle balze e dei ripidi canaloni”.
(Vaccarone e Nigra, Guida delle valli Orco e Soana, 1878).

A parte i ghiacci che ormai scarseggiano, “rupi, balze e ripidi canaloni” sono gli stessi di fine ‘800. E così i “siti pittoreschi”, le “squisite trote” e la “tranquillità”. Requisiti che nel Vallone di Forzo trovano massima espressione.

A Forzo dunque, in un giorno compreso fra la metà e la fine di ottobre. Se possibile durante la settimana. Chi c’è stato, “in un giorno compreso fra la metà e la fine di ottobre” (durante la settimana), sa quel che intendo. Leggi il resto dell’articolo

Fino all’imbrunire

E’ impressionante percepire la velocità con cui tutto sta cambiando nella nostra epoca. Il clima, modificato da noi oppure no, è l’imperituro giudice che stabilisce chi avrà il diritto di continuare ad abitare la Terra.

Ma è altrettanto impressionante osservare, durante le escursioni sulle Alpi Graie, come ci sia qualcosa che non scompare tanto facilmente, sebbene quest’ultime siano spazzate da ogni sorta di evento atmosferico: sono le imponenti opere in pietra dei vecchi montanari.

Se volete ristabilire un contatto con il tempo cronologico portatevi in Val Grande di Lanzo e dimenticatevi l’auto a Bonzo. Il sentiero da prendere è il n. 322 (andate qui per la mappa), magari proprio in autunno per farvi accogliere dalle foreste incantate. Accorgersi di quante cose cambiano e passano rapidamente nel nostro tempo, osservando i lentissimi manufatti di nuda pietra, che resistono a tutto, è una doccia di benessere psicofisico. Sono stupefacenti e commuoventi.
Mentre ci passano a fianco sentiamo il loro sussurro che ci narra di come sia arduo, difficile e terribilmente faticoso modellare l’avvenire. Loro sapevano farlo e sono qui a testimoniarcelo. A noi non resta che riprendere l’incerto cammino a testa bassa, vergognandoci profondamente per non aver saputo cogliere il messaggio.
In tempo.

P.S.
Raggiunto a piedi Alboni, incantevole villaggio di pietra, si può ritornare a Bonzo con un giro ad anello molto appagante (basta proseguire per la Mea col sentiero 323 e poi scendere nel fondovalle col n. 322A).

Torneranno tutte le genti
che non hanno voluto parlare
scenderanno giù dai monti
ed allora staremo a sentire
quelle storie da cortile
che facevano annoiare
ma che adesso sono aria
buona pure da mangiare
.
(Negroamaro – Fino all’imbrunire) Leggi il resto dell’articolo

Vendesi GTA

La Grande Traversata delle Alpi (GTA), se fosse in Germania, sarebbe il prinicipale itinerario escursionistico per promuovere le montagne piemontesi nel mondo, non come piste da sci, da corsa, da motocross, da PSR, ecc.., bensì per la tutela del loro ambiente e della loro cultura, due peculiarità che fanno di queste montagne un territorio unico sulla Terra. Tutela e conoscenza fatte con i piedi.

E allora come stupirsi se nello scorso agosto a Pialpetta (Comune di Groscavallo, Val Grande) abbiamo incontrato due escursionisti che passeggiavano, lungo la provinciale delle Valli di Lanzo, con indosso le magliette della GTA? Ci siamo fermati per chiedere dove le avevano acquistate – pensando che forse erano in vendita proprio nel posto tappa GTA di Pialpetta – e la prima risposta avvertita è stata qualche parola in inglese… perché loro non erano del Bel Paese. Dove? Dove l’avete comprata?

Where did you buy the T-shirts?

Monaco!

Già, e dove se no? Mica a Pialpetta nelle Valli di Lanzo… Così siamo rimasti senza T-shirt della GTA che avremmo orgogliosamente indossato per sbandierare ai quattro venti il nostro affetto per questa fantastica via pedonale delle Alpi piemontesi.

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Autunno in Val Grande

No, non è la Val Grande del Parco omonimo piemontese. Questa invece è la più a nord delle Valli di Lanzo ed è, come dice il suo nome, la più ampia, caratterizzata da numerosi valloni sospesi che si innestano nel fondovalle. Valloni stupendi, come quelli esposti a mezzogiorno: si chiamano Vassola, Unghiasse, Vercellina… e sono tutti solcati da una rete di sentieri storici che permettono la conoscenza di ambienti incantevoli dove i vecchi montanari hanno posato segni straordinari della loro cultura materiale (baite, roye, sentieri, scalinate in pietra, bounòm…) e del loro duro lavoro in quota. Sentieri che sfiorano i 3000 metri di quota regalando panorami indimenticabili. Sentieri per troppo tempo dimenticati ma che ora iniziano a tornare funzionanti grazie all’opera di segnalazione.
Uno di questi, rimasto negli ultimi decenni impraticabile, soprattutto nella parte iniziale, è il n. 325 che comincia dal Comune di Chialamberto (864 m) spingendosi fino a 2500 metri, con notevole dislivello. Le strade asfaltate che conducono nelle amene borgate alpine situate a mezza costa (sopra i 1000 m) consentono di partire da quote più elevate, ma al contempo tendono a far stoltamente rigettare, nella programmazione delle escursioni, le fantastiche mulattiere di pietra che si diramano dal fondovalle. Chi avesse voluto così puntare agli orizzonti alpini dello spartiacque Val Grande-Valle dell’Orco, avrebbe tentato la partenza da Vonzo (1231 m) oppure da Candiela (1160 m), dove un sentiero storico conduce a Chiappili (1450 m), nel Vallone di Vassola poi e nell’adiacente bacino della Lombarda, punteggiato di alpeggi, uno più bello dell’altro.

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Sentieri chiusi alle moto: danno da 137 milioni di euro!

Sono il presidente di una Associazione che si occupa, ormai da anni, del recupero, della segnalazione verticale ed orizzontale, dell’inserimento nel catasto regionale dei sentieri della Regione Piemonte e della promozione dei sentieri dell’Alta Val Malone (Valli di Lanzo), in provincia di Torino.
Mi permetto di commentare, alla luce dell’esperienza oramai decennale maturata nell’ambito del recupero e della manutenzione dei sentieri, alcune considerazioni apparse su media e social a riguardo dell’argomento in oggetto.
Sia chiaro sin d’ora che le mie valutazioni sulla situazione in essere si riferiscono esclusivamente ai sentieri dell’Alta val Malone inseriti (o in via di inserimento) nel “catasto regionale sentieri della Regione Piemonte”.

Riporto un estratto da “Motociclismo“:

Torniamo a parlare dell’emendamento al Codice della Strada approvato dalla IX Commissione Trasporti Camera per modificare gli articoli 2, 3 e 194 del Codice della Strada, al fine di riservare la circolazione su strade sterrate di larghezza inferiore a 2,5 metri solamente a pedoni, velocipedi e animali. Di fatto è un divieto di circolazione per le motofuoristrada (ma anche ai 4×4…), un provvedimento che per noi è incostituzionale e che, secondo la FMI, può portare alla morte dell’offroad agonistico e amatoriale, con conseguenze disastrose perfino per l’attività della Protezione Civile. Senza contare la ricaduta negativa dal punto di vista economico: chi comprerebbe una moto offroad (ma anche il casco e l’abbigliamento dedicato) sapendo che di fatto non la può usare? A questo proposito, ecco l’analisi dettagliata fatta da Ancma, che sottolinea i gravi rischi per un settore di mercato che da solo vale l’8% della “torta”.

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25 anni di Percorsi Occitani

Orizzonti distesi a mezzogiorno dalla cima di Rocca La Meja

Testo e foto di Toni Farina

Ancora a scrivere di Val Maira. Ma l’occasione dell’anniversario è troppo ghiotta. D’altronde un quarto di secolo sono davvero un bel traguardo per questo progetto di turismo dolce. Un’esperienza relativamente giovane, ma consolidata, anche grazie alla quale questa splendida valle della Granda è diventata un caso, un esempio.
Bisognerebbe fare come in Val Maira”, è un leit motiv diffuso. Ma dirlo è una cosa, farlo un’altra. Occorrono alcune condizioni non facili a trovarsi. Primo, nella valle in questione non ci deve essere “niente”. Che significa niente grandi e invasive infrastrutture turistiche. Secondo, occorre che si coaguli un drappello di amministratori locali preveggenti, un po’ visionari, dotati della capacità di vedere oltre, nel tempo e nello spazio. Terzo, un po’ di fortuna, o casualità. Forse il caso ha voluto che negli anni ‘80 giungessero da queste parti viaggiatori d’oltralpe, visionari anche loro. Viaggiatori curiosi che, sedotti dal “niente” della valle, con un passa parola capillare l’hanno “portata” nei loro paesi (in Germania soprattutto, molti cittadini tedeschi hanno letteralmente adottato la valle). Quarta condizione, ma non ultima per importanza, l’ambiente, o meglio, la morfologia, l’evoluzione geologica che ha disegnato un solco vallivo un po’ budello, tutto anse. Dove la strada pare fatta apposta per scoraggiare le visite frettolose.
Il niente della Val Maira è stata la premessa per progettare il “tutto”. Il turismo dei passi, del camminare, in ogni stagione. I Percorsi Occitani, un itinerario che in 14 tappe (e molte varianti) compie l’intero periplo della valle, toccando tutti i comuni. In 14 giorni si va da una valle laterale all’altra, tra boschi e altopiani, alpeggi e borgate. Ognuna con il suo posto tappa.
Una rete di locande accomunate da un’accoglienza di qualità: buon cibo, informazioni, gentilezza. E una navetta (lo Sherpabus) per la logistica, i recuperi e le emergenze.

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Mondi paralleli

Testo e foto di Manuela Casalino

Vieni a vedere la mia casa? Ho fatto la cucina nuova“…
L’aria è fresca e la mente immagina già di stanze, calore e un luogo comodo dove riposarsi un po’… Ma qui siamo sui monti… i miei monti… I monti Liguri. Qui non ci sono case; non ci sono strade. Qui la mente deve servirti soltanto a non compiere imprudenze. Il resto lo devi percorrere con l’anima.
Ma l’invito è vero e questa volta seguo quel pastore che il Cielo lo conosce bene; sa sempre quando ti accoglie e quando ti respinge.
Giovanni è alto, emana forza… Le sue mani sono inspessite come la corteccia di un albero e stringono forte un grosso bastone. Sì, ha la sua casa lì, tra i monti. Non ha stanze, non ha luce, né acqua… Eppure sorride… sempre… di un sorriso bellissimo, rassicurante, buono. E ti racconta di sé con una umiltà disarmante. A lui la città lo rende cattivo, violento, arrabbiato e fragile. Parla così… E lo ascolti, lo ascolteresti per ore… Per scendere in città per approvvigionarsi percorre più di 800 metri di dislivello, a piedi, tra quei sentieri rocciosi dall’aspetto selvaggio. I suoi grossi scarponi sono consumati ma lui, lì, è in pace…

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Una storia semplice

La Blinant (1300 m) in Val Grande di Lanzo

Una storia semplice

Un uomo e un villaggio delle Valli di Lanzo

Testo e foto di Ariela Robetto  (da Panorami-Vallate Alpine n. 124 del 2007)

Quattro case e una cappella in altura: la Blinant.
In anni ormai lontani, dal Boschietto di Cantoira vi salivano gli armenti per il pascolo estivo. Poi fu l’abbandono.
Vi giunsi la prima volta, più di vent’anni or sono, lungo uno splendido sentiero, affacciato sull’aspra rupe di Santa Cristina, già in parte invaso dalla vegetazione, dopo l’incuria causata dalla costruzione della più comoda carrozzabile sterrata. La Blinant era sprofondata nel silenzio, le case grigie di pietra stavano rovinando, ortiche e cespugli spinosi ostruivano gli stretti passaggi fra le abitazioni. La bianca chiesetta, priva di campanile, vegliava dall’alto del pendio un mondo in penosa agonia.
Ritornai lassù sei anni dopo, seguendo la sterrata che si origina dal Colle di San Giacomo, nella Valle del Tesso, e poi scende in Val Grande sino alla Blinant, ridivenendo sentiero nel suo ultimo tratto, in un maestoso bosco di faggi, dopo il Pian d’Aoudjou dove le masche ballano il venerdì notte. Quando arrivammo in vista delle abitazioni, notai da subito che il panorama era cambiato: la cappella ed alcune baite erano ristrutturate, i passaggi ripuliti; a valle del villaggio scorgemmo pure una presenza umana che iniziò a guardare verso di noi con la diffidenza che sempre accompagna la solitudine. Ci dirigemmo verso l’uomo per rassicurarlo. Fu così che conoscemmo Linu dal Busiët: un viso scavato, magrissimo, due occhi vivaci e penetranti; un fisico asciutto, scattante, la statura bassa di quei larici costretti ad affondare le radici nella pietra che non li rende imponenti e maestosi, ma straordinariamente resistenti e forti.

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Nel cuore delle Alpi

Più gli anni passano e più mi sento vicino alla montagna di personaggi come Renzo Videsott, Anacleto VerrecchiaVirgilio Giacchetto, o di quel Guardaparco incontrato tra le pagine di un libro che mi ha proiettato verso escursioni indimenticabili. Personaggi che hanno avuto in comune qualcosa di importante da proteggere per consegnarlo all’avvenire.

In alta Val d’Ala (Valli di Lanzo), sospeso sul Piano della Mussa, il Piano della Ciamarella (2100 m) è nel cuore delle Alpi Graie meridionali. Dominato dalla mole dell’Uja di Ciamarella (3676 m), dall’Albaron di Sea (3261 m) e dalla Bessanese (3620 m), si concede come un affascinante ed incantevole punto di contatto grazie ad un umile sentiero che arranca fino al Ghicet di Sea (2726 m), valico che porta nel Vallone di Sea e nella Val Grande.

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Punti di contatto

Leggere la Natura con cuore aperto, ascoltare la Natura con la mente pronta: questo è il nutrimento per una sana crescita dell’intelligenza naturalistica.

Trovo molto suggestivo il pensiero del biologo Giuseppe Barbiero quando ipotizza punti di contatto con Gaia e la nostra psiche. Anzi, abolisco le ipotesi – con tutti i suoi “se” – e le do immediatamente verificate. Perdonatemi questa presunzione che è più che comprensibile dopo una magnifica escursione negli affascinanti ambienti naturali delle Alpi Graie.

“[…] Stiamo scoprendo che Gaia può influenzarci ad un livello psichico profondo. Proprio come una vera madre, Gaia è capace di attivare la nostra attenzione involontaria, affascinando i nostri sensi e favorendo la nostra capacità di attenzione. Se questo è vero siamo di fronte ad una questione cruciale che va colta nella sua interezza: qui Gaia è il soggetto attivo, mentre l’umanità riceve nutrimento psichico. Per chi, come l’uomo moderno, è abituato a considerare se stesso al centro dell’universo, agente unico nel bene e nel male del proprio destino, si tratta di un ribaltamento di prospettiva che lo pone in una prospettiva nuova e più umile: dipendiamo dall’integrità di Gaia non solo fisicamente, ma anche su un piano psichico […]. Leggi il resto dell’articolo

Un millenario per le Alpi

«Sensibili alla bellezza e permeabili all’amore»

Tre anni per san Bernardo di Aosta

Testo di Bruno Farinelli*

Uno dei più importanti storici del Novecento, Fernand Braudel, dovendo indicare quale catena montuosa europea rappresentasse al meglio la montagna mediterranea si trovò, quasi costretto, a negare questo primato alle Alpi: non di certo per antipatia verso lo spazio alpino ma, al contrario, perché riconosceva a esso delle caratteristiche che lo rendevano unico nel suo genere. «Sì, ma le Alpi sono le Alpi», ragionava Braudel nel suo Mediterranée, «montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade». L’eccezionalità delle Alpi deriva soprattutto da quella «qualità dell’umanità» individuata dallo storico francese, un’umanità che su di esse s’insediò nei secoli, contraddistinta da una profonda spiritualità. Tra le grandi figure che rappresentarono al meglio questa eccezionalità dell’ambiente alpino, possiamo sicuramente annoverare quella di san Bernardo di Aosta, il cui nome rimanda immediatamente al passo del Gran San Bernardo, dove il santo fondò un ospizio nel secolo XI.

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Sea, magia del tempo

Il basso vallone di Sea visto da SO (sulla parte iniziale della cresta che unisce il Ghicet di Sea (2726 m) con la Punta Rossa di Sea (2910 m) – foto camosci bianchi

Testo di Marco Blatto
Foto di Luca e Matteo Enrico (CAAI)

Pochi valloni delle Alpi possono vantare un insieme di caratteristiche storico-paesaggiste tali da renderle uniche, così da motivarne un viaggio o una visita perché se ne possa comprendere davvero l’“anima” attraverso un’empatia diretta. Così è per il vallone di Sea, incastonato in un angolo selvaggio delle Alpi Graie meridionali nell’estremo nordovest d’Italia. Stretto tra alte montagne e pareti vertiginose per una decina di chilometri, raggiunge l’ampia sella che a 3100 metri si affaccia sull’Haute Maurienne, con una distesa glaciale tormentata di crepacci e punteggiata di morene in perenne modellamento. Quassù, dal Colle di Sea, la vista è davvero superba e spazia dal Massif de la Vanoise al Monte Bianco, mentre alle nostre spalle ci si è da poco lasciato il versante nord dell’Uja di Ciamarella (3676 metri).
Un tempo questo colle fu luogo di transito commerciale e di transumanza, testimonianza delle alterne vicende climatiche che hanno caratterizzato l’arco alpino e la presenza glaciale. Sul versante di Sea, quello che un tempo era un poderoso e unico apparato è oggi limitato alla presenza di piccoli bacini separati come il Ghiacciaio Tonini o il ghiacciaio sospeso dell’Albaron, mentre ai piedi del colle il ghiaccio resiste sotto una coltre di pietrame e detrito, dove, in tarda stagione, si aprono improvvisi inghiottitoi. E’ questa l’anima della parte alta del vallone di Sea, che fino ai bellissimi pianori ubicati alla base dei novecento metri dell’irta parete nord dell’Albaron (3260 metri) mostra una spiccata morfologia pleistocenica. Poi, dopo l’alpe di Sea, l’incisione muta aspetto e si rinserra tra pareti ripide e tormentate. Leggi il resto dell’articolo

Sui sentieri della Val Malone

“Immaginare è scegliere l’avvenire”
Jean Giono

Quando un uomo lungo il suo cammino incontra un fiume che gli sbarra la via, o torna indietro o costruisce un ponte.

In alta Val Malone, nelle Valli di Lanzo, i ponti e i cammini degli antichi montanari erano crollati da tempo e con essi l’intero territorio di Corio, capoluogo e storico centro di questa Valle.

Buongiorno a tutti.
Come previsto è stata effettuata sabato 7/05 (2016, N.d.R.) la manutenzione ordinaria (per il Percorso 1 della cartina, sentiero CAI 417) e straordinaria per il sentiero Mulino Avvocato – Trinità.
Abbiamo dunque recuperato un vecchio, storico sentiero, di fondamentale importanza logistica, culturale ed affettiva.
Si tratta di un tracciato che si integra perfettamente con gli altri esistenti (Piano Audi – Trinità percorso 19 Sentiero Cai 416, Case Andrè – Colle Matteo – Colle del Bandito, percorso 20 Sentiero Cai 416A) e con il sentiero Ponte Picca – San Bernardo (Percorso 1 della cartina, sentiero Cai 417), nonché con la prevista futura bretella che arriverà dalla zona di San Rocco.
Questo sentiero permetterà di scendere e salire da Corio alla Trinità e di completare diversi itinerari ad anello. Il “sentiero della Trinità” fa parte dei percorsi “ascensore” che portano dal capoluogo alle principali frazioni montane.

Cartellonistica ufficiale CAI-Regione Piemonte posizionata negli anni precedenti. Ora ci sono altri 180 cartelli in procinto di essere piazzati, oltre alla manutenzione dei 36 sentieri recuperati

Con il recupero di questo tracciato completiamo definitivamente questa operazione. Ora abbiamo a disposizione:
* Corio – Case Vergon Cudine
* Corio – Ritornato
* Corio – Piano Audi
* Corio – Trinità
* Corio – San Bernardo
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato. In modo particolare al gruppo Alpini, promotore e riferimento per gli interventi effettuati, ed al gruppo AIB di Corio, formidabile come presenza, disponibilità, cura nel lavoro… ed a tutti coloro che hanno condiviso fatiche e soddisfazioni.
L’attività prosegue…
“Passo dopo passo”…come cita il motto presente nel nostro logo…

Il presidente

Mauro Salot

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