Abruzzo la montagna ignorata

ardito-stefanoRingraziamo la Redazione di Montagna.tv per la gentile concessione a pubblicare parte dell’articolo pubblicato il 24 gennaio 2017 sul loro sito.
Riteniamo che le considerazioni di Stefano Ardito non riguardino solo l’Abruzzo ma anche il resto dell’Italia (Valli di Lanzo comprese).


Testo di Stefano Ardito

Una regione di montagne, governata con i piedi piantati sulla spiaggia, tenendo d’occhio soltanto la politica e le città. Amo e frequento l’Abruzzo da una vita, dedico alle sue montagne e alle loro storie una parte importante del mio lavoro e della mia vita.

Scrivo mentre, da una settimana, centinaia di amici abruzzesi (ma anche marchigiani, e di Amatrice e dintorni) vivono senza luce elettrica e scavano per disseppellire le loro case. Qualcuno, che fa il contadino, vede morire il suo bestiame e non è in grado di far nulla, tranne postare delle foto terribili su Facebook. Continua su Montagna.tv

Gente di montagna

L’articolo che riporto qui sotto, tratto dall’archivo del quotidiano La Stampa, mi ha fatto pensare ai saperi e alle conoscenze dei montanari. Qui siamo in Abruzzo, la terra appena martoriata non dal terremoto, come ci vogliono far credere, ma dall’incapacità dell’uomo di sapere fare le cose bene, a regola d’arte. Oggi contano solo più i soldi al di là di tutto. Anche della vita umana.

L’uomo che ha vinto la rabbia della terra. L’abitazione ha resistito per 50 anni

Una faccia fiera e gentile, da marsicano, gente di montagna “che non ha paura di lavorare”, spiega lui, Luigi Rotilio, classe 1940, mani da muratore, due figli, una casa accanto alla caserma dei vigili del Fuoco che dalle 900 scosse di terremoto registrate non ha avuto nemmeno una crepa. “L’unica cosa crepata è la mia moglie, tanto Impaurita”, risponde lui sorridendo (“grazie a Dio siamo tutti salvi”). Ad ammirare questa reliquia stretta tra decina di case lesionate sono arrivati anche i giornalisti israeliani – “sono andati pazzi per il mio nocino e mi hanno portato una colomba” – ma anche quelli giapponesi. Tutti a casa Rotilio per capire come sia possibile che una palazzina tirata su più di 50 anni fa abbia resistito e il cemento armato moderno si sia sgretolato come gesso. “Quando mio padre, classe 1915, nel 1959 l’ha iniziata a costruire io e mia madre abbiamo confezionato 3250 blocchetti di cemento, tutti a mano, uno per uno, per poi poter elevare la costruzione. Quindici al giorno, ci abbiamo messo tre anni”. Niente cemento armato? “Ma quale cemento armato mi faccia il piacere…”. Modi bruschi e gentili da marsicano, Luigi inizia a essere infastidito da tanta popolarità internazionale. “Anche lei vuole sapere qual è il segreto? La verità è che non ce ne sono, mio padre era un maestro muratore con le palle, mentre oggi….”. Già, mentre oggi… le case si aprono come scatolette di latta quando la terra inizia a tossire forte, come quelle villette tirate su da costruttori, vicino alla casa della figlia di Luigi, e ancora non vendute. “Mentre anche la casa di mia figlia fatta da un muratore amico di mio padre e’ perfetta. I soldi per ricostruire le case li devono dare a noi aquilani che conosciamo artigiani competenti”. Leggi il resto dell’articolo