Il Pizzo Scalino

Manca poco all’alba. A sinistra si nota il Sasso Moro (3108 m), più in lontananza, mezzo nascosto tra le nuvole, il Piz Argient (3944 m), uno dei satelliti del Bernina.

Testo e foto di Giovanni Baccolo

Apriamo la porta del rifugio, il sole non è ancora sorto e la nebbia avvolge tutto in un’umida confusione. Qualche cima di larice sbuca qua e là tra le brume, un lontano rumore d’acqua, erba ingiallita, un silenzio ovattato che nasconde tutto, nient’altro. Sembra proprio che l’autunno non sia arrivato soltanto sul calendario, ma che abbia voluto annunciarsi con tutta la sua potenza in questo suo primo giorno.

Siamo in alta Valmalenco, una valle laterale della Valtellina che da Sondrio si incunea verso nord fino a raggiungere il 4000 più orientale delle Alpi, il Bernina, al confine con la Svizzera. La nostra idea è raggiungere la cima del Pizzo Scalino (3323 m) dalla via normale che attraversa il suo ghiacciaio. Si tratta di una gita non troppo lunga (dai rifugi intorno a Sasso Moro la cima dista circa 4 ore, con un dislivello di 1200 metri), ma che attraversa paesaggi meravigliosi che offrono splendide viste del massiccio del Bernina, di quello del Disgrazia e di vasta parte delle Alpi Centrali. La vista dallo Scalino è così ampia perché è una montagna solitaria e dalla sua cima non vi sono impedimenti che limitano lo sguardo. Esso rappresenta la massima elevazione di un massiccio poco conosciuto, credo a causa dei tanti vicini celebri che ne oscurano l’indubbio fascino. Ma al di là del fascino diciamo panoramico c’è anche quello provocato dall’ardita silhouette di questa montagna che non a caso è soprannominata il Cervino della Valmalenco. Il nome Scalino è dovuto alla curiosa presenza di un gigantesco scalino di roccia che lo circonda quasi interamente. La cima vera e propria è infatti separata dal basamento da ripide pareti che fanno sembrare questa montagna un’enorme piramide adagiata su un pulpito. Il motivo di tale conformazione è da ricercarsi nella geologia della montagna. Leggi il resto dell’articolo

Madesimo, la perla della Valchiavenna

Canalone sotto la cima Groppera (2948 m): qui si progetta di fare un tunnel

Testo e foto di Maria Luisa Ravazzi

A Madesimo, LA perla della Valchiavenna, ci si arriva da Como con la statale SS 36 Milano – Colico – Lecco o da Como con la statale Regina SS 340 o dal più famoso Passo dello Spluga (chiuso d’inverno) o dal Passo del Maloja SS 37.
E’ un paesino circondato da vette alte; si pensi che in Val di Lei si scia a circa 2900 metri. Chi impara a sciare a Madesimo scia dovunque perché già anni e anni fa le piste erano veramente difficili. Quelle che chiamano rosse da altre parti si possono tranquillamente definire nere e la più nera delle nere è il famoso Canalone descritto ampiamente da Dino Buzzati che l’ha definita la più bella pista delle Alpi.
Madesimo ERA altresì famosa per le sue acque termali e per Carducci che vi soggiornò per diversi anni.
E’ una conca meravigliosa che termina con la montagna che vedo da casa mia che si chiama Pizzo Spadolazzo.
Solo soggiornando lì si possono effettuare tante camminate ad alta quota senza dover nemmeno spostare l’auto.
E io che ci vado da quando avevo sei anni, da sempre la considero il mio “buen ritiro”. Dal momento che non sono più giovanissima ricordo persino il vecchio stabilimento dove Carducci andava.
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