Mi amo, così come sono

IL MOVIMENTO DELLE DONNE SOLITARIE
Rubrica di Emanuela Provera
Il 15 agosto 2021 il sito “I camosci bianchi” ha pubblicato l’articolo di Emanuela intitolato Il movimento delle donne solitarie. Sin da subito altre donne hanno voluto condividere un breve pensiero o un lungo racconto della loro solitaria, pubblichiamo qui il primo.


Mi amo, così come sono

Testo e foto di Elena Lolli*

“Devo trovare qualcuno con cui fare cose. Da sole è da “sfigate”.

Mi fermai all’improvviso, si stava passeggiando, con una amica. Quell’affermazione mi stupì. Io abituata un po’ dalla vita e un po’ da come la vita mi aveva formata a “fare cose” in solitudine, trovai terribilmente fuori luogo quell’affermazione, quella richiesta esasperata di compagnia.

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La mia salita al Plu (Cresta Botto)

Una ricognizione suggestiva su una salita insolita nelle valli di Lanzo

Testo di Enrica Grandis

Sono diverse e si sovrappongono le motivazioni che spronano a una salita in montagna: per alcuni è la passione di una vita, per altri è l’anelito della prestazione, o ancora uno sfogo o un desiderio di mettersi alla prova, qualcuno per assecondare il desiderio di altri, ma tutto in qualche modo si intreccia. Nel mio sentire è la curiosità a dominare su tutto. Non sono un’atleta né un’alpinista, solo un’amante della montagna, e sono curiosa. Tuttavia per frequentare la montagna devo comunque allenarmi, almeno un po’. Quel minimo accettabile e con quella certa costanza che consente di godersi una bella gita con gli sci o una piacevole scalata senza troppi affanni. La curiosità mi porta in luoghi incantevoli, a volte singolari. Ogni tanto capita un’occasione un po’ speciale, come questa, alla cresta Botto. Continua a leggere “La mia salita al Plu (Cresta Botto)”

La Cresta Botto al Monte Plu

Illuminati dagli ultimi raggi del sole di una giornata di fine autunno, gli speroni del Monte Plu invitano a guardare in alto.

Il Monte Plu (2196 m) sorge completamente in Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) e dalla sua cresta orientale, che forma una lunga spalla rocciosa, si staccano tre distinti crestoni. Da ovest: lo Sperone Grigio, la Cresta Botto e la Piramide. Verso sud-est, invece, precipita nel Vallone di Crosiasse la “Cresta della Scuola“. Tra queste rocce, situate in un ambiente estremamente selvaggio, solitario e tetro, si sono cimentati alpinisti del calibro di Boccalatte, Motti, Manera, i fratelli Piero e Lino Fornelli, Dionisi,…


Il tracciato della via della Cresta Botto. Alla sua sinistra ed in alto, si scorge la vetta del Monte Plu (2196 m). Clic per ingrandire.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Quando vado a ripetere certe salite desuete, cadute ormai nel dimenticatoio, cerco spesso di identificarmi nei primi salitori. In un viaggio a ritroso nel tempo provo ad immedesimarmi in quegli alpinisti che non molto dissimilmente da me risalirono gli stessi sentieri e le stesse rocce che oggi io sto percorrendo. Eppure tante cose sono cambiate, soprattutto per salite che hanno cento anni o poco meno. Un altro mondo, altri problemi, altri ritmi, eppure credo che la passione sia sempre immutata, che quella che ci spinge oggi sia identica a quella che spinse quei pionieri. Continua a leggere “La Cresta Botto al Monte Plu”

Piccoli ghiacciai alpini

Ghiacciaio del Travignòlo (Pale di San Martino) nel 1922.

Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare.
(Orhan Pamuk)

Sono rari i libri di montagna che mi hanno lasciato un segno profondo, immergendomi in lunghe riflessioni e al contempo facendomi provare emozioni intense.

Giovanni Baccolo, giovane alpinista e ricercatore dell’Università di Milano-Bicocca, ha trascorso diversi anni tra le Pale di San Martino, il più grande gruppo dolomitico, facendosi accompagnare da un personaggio d’eccezione: Bruno Castiglioni (1898-1945), fratello del più citato Ettore, grande appassionato di montagna e considerato il più importante glaciologo dolomitico degli Anni ’30 e ’40.

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Le suggestioni del Plu

Un ambiente tra i più suggestivi delle Valli di Lanzo; soprattutto in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni. Anche in inverno quando la neve colma i ripidi e profondi canaloni il Plu è interessantissimo; il paesaggio muta e si avvicina assai a quello dell’alta montagna.

Gian Piero Motti (1974)

Non è necessario essere alpinisti provetti per sentire un ambiente così affascinante, come quello descritto da Motti. Continua a leggere “Le suggestioni del Plu”

By fair means

Reinhold Messner – Foto di rottonara da Pixabay

Sei un folle se nel mezzo della vita
non temi l’approssimarsi della morte;
perché tutto ciò che fai e ritieni grandioso
non vale nulla ai suoi occhi.

Da Bardo Thodol. Il libro tibetano dei morti

Già negli anni Sessanta amavo George H. Leigh Mallory, nel periodo in cui realizzavo le grandi salite della mia carriera alpina. Lo amavo come amavo anche il pioniere inglese del Nanga Parbat, Albert Frederick Mummery, per le sue appassionate discussioni sull’uso dell’ossigeno.

In un tempo in cui l’industrializzazione era appena cominciata e l’impiego di ausili tecnici veniva considerato un progresso, questi due personaggi sentivano già il problema del by fair means, dei mezzi leali; già allora avevano riconosciuto che con l’utilizzo della tecnica viene a mancare qualcosa di essenziale, cioè il desiderio, la gioia, la sensazione di felicità nel raggiungere qualcosa di apparentemente impossibile attraverso le proprie forze, attreverso l’impegno totale delle proprie possibilità fisiche e psichiche. Mallory e Mummery erano per me degli esempi, come lo fu più tardi Paul Preuss, che per gli stessi motivi e con la stessa fermezza aveva condannato l’uso dei chiodi nell’arrampicata su roccia. Continua a leggere “By fair means”

Tutto in una fotografia

Come fuggir tra i monti in tempi di quarantena

Testo e foto di Giovanni Baccolo

All’improvviso abbiamo molto tempo. Strano; fuori ci sono persone che si impegnano per affrontare l’emergenza e altre che vivono momenti di angoscia, noi siamo invece chiamati a un anomalo dovere: stare a casa e fare il meno possibile. L’antitesi di ciò cui siamo normalmente abituati -produrre e sfruttare tempo e risorse fino all’ultima goccia- si è improvvisamente palesata. Cerco di cogliere anche nelle cose dolorose un’opportunità e in questi giorni mi chiedo se quanto stia accadendo lascerà una traccia o se invece la moderna frenesia impiegherà pochi giorni per riconquistare i suoi ingombranti spazi e magari tracimare ulteriormente. Chissà. Intanto le giornate scorrono e i modi del pensiero si adattano alla nuova quotidianità, suggestionati forse dalla solitudine. Continua a leggere “Tutto in una fotografia”

Balme si candida all’alpinismo

Il piccolo villaggio di Balme (1432 m) dominato dal versante est dell’Uja di Bessanese (3620 m)

Balme si candida a diventare il primo Villaggio degli alpinisti del Nord-Ovest

Balme, il più piccolo ed elevato comune delle Valli di Lanzo, ha presentato la propria candidatura a far parte del prestigioso circuito dei Villaggi degli alpinisti (Bergsteigerdorfer), sotto l’egida della Convenzione delle Alpi. Il Club alpino italiano, tramite l’Unione delle Sezioni del Canavese e Valli di Lanzo (Intersezionale CVL), ha promosso l’adesione, ritenendo che proprio Balme possegga tutte le caratteristiche per rientrare tra le località prescelte.

I Villaggi degli alpinisti, promossi inizialmente in Austria, sono esemplari nuclei di sviluppo regionali con una rilevante tradizione nel turismo alpino sostenibile. Garantiscono una elevata qualità dell’offerta turistica per gli escursionisti e alpinisti, si caratterizzano per una qualità paesaggistica e ambientale eccellente, impegnandosi per la conservazione dei valori culturali e naturali locali. In qualità di centri di competenza alpina i Villaggi degli alpinisti puntano su serietà, abilità, consapevolezza, nonché sul comportamento responsabile e rispettoso dell’ambiente da parte di chi è ospite. Continua a leggere “Balme si candida all’alpinismo”

Il Pizzo Scalino

Manca poco all’alba. A sinistra si nota il Sasso Moro (3108 m), più in lontananza, mezzo nascosto tra le nuvole, il Piz Argient (3944 m), uno dei satelliti del Bernina.

Testo e foto di Giovanni Baccolo

Apriamo la porta del rifugio, il sole non è ancora sorto e la nebbia avvolge tutto in un’umida confusione. Qualche cima di larice sbuca qua e là tra le brume, un lontano rumore d’acqua, erba ingiallita, un silenzio ovattato che nasconde tutto, nient’altro. Sembra proprio che l’autunno non sia arrivato soltanto sul calendario, ma che abbia voluto annunciarsi con tutta la sua potenza in questo suo primo giorno.

Siamo in alta Valmalenco, una valle laterale della Valtellina che da Sondrio si incunea verso nord fino a raggiungere il 4000 più orientale delle Alpi, il Bernina, al confine con la Svizzera. La nostra idea è raggiungere la cima del Pizzo Scalino (3323 m) dalla via normale che attraversa il suo ghiacciaio. Si tratta di una gita non troppo lunga (dai rifugi intorno a Sasso Moro la cima dista circa 4 ore, con un dislivello di 1200 metri), ma che attraversa paesaggi meravigliosi che offrono splendide viste del massiccio del Bernina, di quello del Disgrazia e di vasta parte delle Alpi Centrali. La vista dallo Scalino è così ampia perché è una montagna solitaria e dalla sua cima non vi sono impedimenti che limitano lo sguardo. Esso rappresenta la massima elevazione di un massiccio poco conosciuto, credo a causa dei tanti vicini celebri che ne oscurano l’indubbio fascino. Ma al di là del fascino diciamo panoramico c’è anche quello provocato dall’ardita silhouette di questa montagna che non a caso è soprannominata il Cervino della Valmalenco. Il nome Scalino è dovuto alla curiosa presenza di un gigantesco scalino di roccia che lo circonda quasi interamente. La cima vera e propria è infatti separata dal basamento da ripide pareti che fanno sembrare questa montagna un’enorme piramide adagiata su un pulpito. Il motivo di tale conformazione è da ricercarsi nella geologia della montagna. Continua a leggere “Il Pizzo Scalino”

L’ultima scena di un mito

Cresta di Bionnassay dal Rif. Gonella – versante S del Monte Bianco (foto di Alberto Cucatto)

«Nell’accingermi ad enumerare le imprese del Castagneri sento che sto per fare buona parte della storia alpinistica della Sezione Torinese; sono 25 anni di alpinismo schietto ed ardito che si compendiano nel suo nome e nei quali egli ebbe come guida la presidenza perpetua delle nostre escursioni; con lui si accompagnarono i fondatori del nostro Club e molti dei più noti ed arditi dei nostri colleghi.»

Guido Rey, 1890

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Un mito lo riconosci dall’uscita di scena e che la guida alpina di Balme Antonio Castagneri lo sia, nessuno lo mette in dubbio. Ma quale ultima scena ha fatto smarrire questo grandissimo alpinista delle Valli di Lanzo? Cosa ha potuto fermare le imprese di un personaggio così straordinario?

Metti insieme la roccia e il ghiaccio e cerca i migliori interpreti italiani di questi due terreni. E poi sogna la gloria sul Monte Bianco. Siamo alla fine del XIX secolo e la roccia si chiama Antonio Castagneri (Toni dei Tuni di Balme, villaggio dell’alta Val d’Ala) mentre il ghiaccio è Jean-Joseph Maquignaz. Il sogno lo fa il conte Umberto Scarampi di Villanova – socio del Cai Torino – nell’imminenza di sposarsi. Desidera lasciare la sua firma sul massiccio più alto d’Europa facendosi condurre da due tra le più forti ed esperte guide dell’epoca. Come se oggi mettessimo insieme Simone Moro e Steve House. Per fare cosa?

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Lasciateci liberi di rischiare

Ad esclusivo vostro rischio e pericolo

Metti a repentaglio tutto ciò che hai. Diventa un giocatore d’azzardo! Rischia tutto, perché il momento successivo non è mai certo, quindi perché preoccuparsi? Perché angustiarsi? Vivi pericolosamente, vivi gioiosamente. Vivi senza paura, vivi privo di sensi di colpa. Vivi senza temere l’inferno, e senza bramare il paradiso. Vivi e basta. (Osho)

Un aforisma bellissimo e vero.

Ad ogni morte in montagna si scrivono fiumi di parole sulla sicurezza, dando notizie che non sono notizie. Poi ci si affanna a fare di tutto per inventarsi una montagna asfissiante (come le città dove nascono i soloni della sicurezza ad ogni costo) e per soffocare gli ultimi aneliti di libertà degli umani. Ma bastano poche righe sagge per smontare in un amen tutto il misero ambaradan, perché il momento successivo non è mai certo.

Osho forse non pensava alla montagna. Ma questa è la Montagna e chi la chiude (leggete qui e qui), invocando un concetto subdolo e labile come la “sicurezza” (che per il 99% puzza di marketing), non fa altro che comportarsi da tiranno erigendosi così a portatore di false verità.

Insomma, patacche (o fake) – molto più pericolose della Montagna – di cui il mondo trabocca. Continua a leggere “Lasciateci liberi di rischiare”

Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande

Il Consiglio comunale di Groscavallo, riunitosi il 23 gennaio scorso, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Grande” gestita dall’Ente strumentale Aree protette delle Alpi piemontesi.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Groscavallo al “Parco naturale Alta Val Grande” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

Questo il commento di Toni Farina, membro di Mountain Wilderness e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Continua a leggere “Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande”

Lentamente, anche solo per guardare

Foto di Francesco Berlucchi

Testo di Toni Farina

Dunque si corre. Anche in montagna. Soprattutto in montagna. In inverno con gli sci e d’estate con le scarpette. Attrezzature iper-tecniche e leggere consentono performance un tempo impensabili. Al resto pensa l’allenamento. Regolare, scientifico.
Impressiona scorrere sul sito web dedicato il fitto calendario di gare che si svolgono in ogni settore dell’arco alpino. Trail, ultra trail, skyrunning, lunghi percorsi e vertical race in ogni dove, dalle località note a quelle anonime. In Piemonte si va dal Bettelmatt Trail ossolano alla tradizionale Tre Rifugi sciistica nelle Alpi Liguri, al lato opposto della Regione.
E in Valle d’Aosta c’è il Tor des Geants (Tour dei Giganti). Massacrante prova non competitiva (si fa per dire) con partenza e arrivo a Courmayeur. L’intero periplo della Vallée lungo le alte vie 1 e 2: 330 chilometri, 24.000 metri di dislivello.

Si è concluso alle ore 18:00, come previsto, il primo periodo di iscrizioni al Tor 2017. A partire da lunedì mattina verranno selezionati i nomi dei corridori che potranno iscriversi in sostituzione di coloro che non hanno confermato la propria partecipazione in questi 15 giorni di tempo. A ogni corridore selezionato verrà inviata una mail. Invitiamo tutti a controllare la lista pre-iscritti del proprio paese in caso di mancato ricevimento della comunicazione. I nomi dei corridori selezionati appariranno evidenziati in verde. Il sistema di selezione tiene conto delle quote paese, come da regolamento. Ad oggi si sono iscritti 615 corridori provenienti da 65 nazioni. Al raggiungimento dei 750 corridori iscritti non si faranno più ripescaggi dalla lista dei pre-iscritti” (Dal sito web del Tor des Geants).

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Sea, magia del tempo

Il basso vallone di Sea visto da SO (sulla parte iniziale della cresta che unisce il Ghicet di Sea (2726 m) con la Punta Rossa di Sea (2910 m) – foto camosci bianchi

Testo di Marco Blatto
Foto di Luca e Matteo Enrico (CAAI)

Pochi valloni delle Alpi possono vantare un insieme di caratteristiche storico-paesaggiste tali da renderle uniche, così da motivarne un viaggio o una visita perché se ne possa comprendere davvero l’“anima” attraverso un’empatia diretta. Così è per il vallone di Sea, incastonato in un angolo selvaggio delle Alpi Graie meridionali nell’estremo nordovest d’Italia. Stretto tra alte montagne e pareti vertiginose per una decina di chilometri, raggiunge l’ampia sella che a 3100 metri si affaccia sull’Haute Maurienne, con una distesa glaciale tormentata di crepacci e punteggiata di morene in perenne modellamento. Quassù, dal Colle di Sea, la vista è davvero superba e spazia dal Massif de la Vanoise al Monte Bianco, mentre alle nostre spalle ci si è da poco lasciato il versante nord dell’Uja di Ciamarella (3676 metri).
Un tempo questo colle fu luogo di transito commerciale e di transumanza, testimonianza delle alterne vicende climatiche che hanno caratterizzato l’arco alpino e la presenza glaciale. Sul versante di Sea, quello che un tempo era un poderoso e unico apparato è oggi limitato alla presenza di piccoli bacini separati come il Ghiacciaio Tonini o il ghiacciaio sospeso dell’Albaron, mentre ai piedi del colle il ghiaccio resiste sotto una coltre di pietrame e detrito, dove, in tarda stagione, si aprono improvvisi inghiottitoi. E’ questa l’anima della parte alta del vallone di Sea, che fino ai bellissimi pianori ubicati alla base dei novecento metri dell’irta parete nord dell’Albaron (3260 metri) mostra una spiccata morfologia pleistocenica. Poi, dopo l’alpe di Sea, l’incisione muta aspetto e si rinserra tra pareti ripide e tormentate. Continua a leggere “Sea, magia del tempo”

CIPRA Italia: no ai voli ludici in zone montane

cipra_logoRiportiamo la posizione del Consiglio direttivo della CIPRA Italia (che tra i soci fondatori annovera anche il Club Alpino Italiano) in merito ai sorvoli con velivoli a motore in zone di montagna.
Posizione assolutamente condivisa dai camosci.

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Voli in elicottero in zone montane
CIPRA Italia chiede il divieto generalizzato per i voli a fini ludici

CIPRA Italia da anni denuncia come l’Italia sia l’unico paese alpino sprovvisto di normativa in materia di voli a motore in zone di montagna. CIPRA Italia ricorda i problemi causati dal sorvolo a bassa quota, da quelli ambientali causati dal rumore, al rischio di provocare il distacco di valanghe, al disturbo arrecato ad altre pratiche sportive, in particolare lo scialpinismo, o in generale ad altre forme di fruizione silenziose della montagna, negli ultimi anni in crescita.
Per il trasporto in alta quota di poche persone intere valli sono costrette a subire per ore il rumore di un elicottero. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno appropriate.

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