“Avvicinare le montagne”

“E intanto il conflitto tra ambiente e ski-business aumenta in modo drammatico. Servono piste sempre più lisce e veloci, così si lavora a colossali sbancamenti e si prosciugano interi fiumi per l’innevamento artificiale. E c’è di peggio: la monocultura dello sci finisce per “cannibalizzare” tutte le altre opzioni (albergo diffuso, mobilità alternativa ecc.) perché distrugge i luoghi. Vedi Recoaro, dove le gloriose terme sono in agonia, ma si finanzia un impianto a quota mille, dove nevica un anno su cinque.”

(Paolo Rumiz, 2009)

Quando si cercano soldi per impianti sciistici si trovano subito. Vi siete mai chiesti perché? Personalmente una risposta ce l’ho: perché portano voti.

Ad esempio, la piccola stazione sciistica di Ala di Stura (Valli di Lanzo), che si sviluppa tra i 1200 e i 1800 metri di altitudine (una di quelle condannate dai cambiamenti climatici), ha visto il pieno appoggio da parte del neoeletto alla Presidenza della Commissione Ambiente alla Camera, onorevole Alessandro Benvenuto. A proposito, sapete che per produrre l’innevamento artificiale delle piste di Ala di Stura si succhia l’acqua da un incantevole lago alpino per “armare” i cannoni? Qui potete vedere con i vostri occhi.

Adesso sotto il tiro dei cannoni si trova la zona dell’Alpe Devero, alle porte del Parco Naturale Veglia e Devero, sempre in Piemonte. Il Club Alpino Italiano ha già espresso la sua posizione, ribadita di recente con un comunicato stampa (qui potete leggerlo). Ecco un passaggio significativo ed importante: Leggi il resto dell’articolo

Come una volta?

Poco importa se un sentiero lo percorri decine di volte. Ogni volta sarà diverso. Pensiamo poi a questo 2018, così insolito, dal punto di vista climatico, rispetto agli ultimi anni. Non ricordo ancora così tanta neve sopra i 2000 metri sebbene ci troviamo in primavera inoltrata. Ma questa montagna, così ricca di verde e bianco (l’azzurro non l’abbiamo visto molto…), com’è? Più vera? Più ricca? Più misteriosa? Più severa? Più silenziosa? Più rassicurante?
Ecco, la cosa che si percepisce immediatamente, anche senza percorrere sentieri, è che la montagna è molto più rumorosa perché i torrenti, con il progressivo aumento delle temperature, stanno rilasciando con gradualità imponenti quantità d’acqua. E’ ormai da qualche settimana che il fragore dei rii, di fondovalle o quelli di versante, ti accompagna costantemente. Questa è la prima inevitabile differenza del paesaggio montano (sì, perché credo che il paesaggio sia fatto anche di fondamentali elementi immateriali e invisibili, come i suoni della natura). Se è il silenzio profondo a contraddistinguere un inverno molto nevoso e con temperature “normali”, allora in primavera è il perpetuo fragore delle acque che restituisce anche un importante elemento paesaggistico delle Alpi. Di certo molto rassicurante, soprattutto quando noti come ogni versante sia solcato da rii e cascate che danno vita alla nuda roccia. E poi, quando si tratta di guadare, ti accorgi che finalmente in questa lunga primavera, la montagna è stracolma di energia. Fa quasi paura pensare di dover zampettare sui sassi ricoperti dalla corrente per proseguire lungo la tua ascesa. Questa meravigliosa sostanza arriva dagli estesi nevai che ancora si incontrano a quote relativamente basse per la stagione in corso. E’ davvero difficile credere di essere già a giugno e il confronto con gli ultimi anni ti lascia spiazzato e con mille domande.

Una per tutte: ma questa è la montagna di una volta? Leggi il resto dell’articolo

Non c’è pace per il Vallone di Sea

Il torrente Sea nei pressi dell’area individuata per la captazione a scopo idroelettrico

Informiamo che c’è una richiesta di costruzione di una centrale idroelettrica, con derivazione ad acqua fluente sul Torrente Stura di Sea localizzata nel Vallone di Sea a 1340 metri di quota. Siamo nel territorio del Comune di Groscavallo (Val Grande – Valli di Lanzo – Città Metropolitana di Torino).

Il proponente è la Nord Idra srl, una società con sede legale a Marostica (VI).

In questa fase del progetto chiunque può dare il proprio contributo in merito consultando e valutando la documentazione ed inviando le osservazioni scritte sul progetto entro il 7 maggio 2018. Come?

Le date importanti da ricordare:

  • 7 maggio 2018: termine ultimo per trasmettere osservazioni e/o contributi sul progetto che chiunque può fare (leggere oltre per ulteriori dettagli);
  • 29 maggio 2018 ore 10:30: visita locale di istruttoria – alla quale potrà intervenire chiunque vi abbia interesse – con ritrovo presso il Municipio del Comune di Groscavallo. La suddetta visita locale è propedeutica alla Conferenza dei Servizi. Si evidenzia che nel caso di ammissione di domande concorrenti, la visita potrà essere rinviata ad altra data (informarsi prima allo Sportello Ambiente su eventuali modifiche della località dell’incontro);
  • 5 giugno 2018 alle ore 9:30: Conferenza dei Servizi con ritrovo presso la sede della Città Metropolitana di Torino, Corso Inghilterra 7, Piano 5 Stanza 30.

Modalità per consultare gli incartamenti: Leggi il resto dell’articolo

Resilienza?

“Nella misura in cui aiuta una persona a muoversi nel mondo e a cercare il bene, un sentiero, per definizione, ha un valore.”
(Robert Moor)

Il meccanismo è semplice: ci sono dei fondi europei (leggi: imposte e tasse pagate dai cittadini tedeschi, svedesi, olandesi, ecc.) che servono per progetti di “sviluppo” da realizzarsi nei paesi membri dell’Unione Europea. Ad esempio, sviluppare la filiera del legno. La Regione Piemonte, che opera come una sorta di intermediario tra l’UE e le valli piemontesi, che hanno delle brillanti idee di sviluppo in proposito, propone bandi in tal senso.

Facciamola breve: c’è una torta da spartirsi e una scadenza per arrivare a mangiarne una fetta: i migliori piazzati (burocraticamente parlando) se l’aggiudicano. Fine. Dimenticatevi parole come “sviluppo” (i PSR), politica, progetti, futuro (della montagna) e tante altre belle parole buone solo ad annebbiare la mente dei creduloni.

Un esempio per tutti: siamo a dicembre del 2014 e i nostri piedi ci portano a prendere atto di questa schifezza (post: Una masticata di Valli di Lanzo). Se ne siete all’oscuro, vi prego di leggere e guardare le foto dell’articolo perché di seguito vi proponiamo un aggiornamento sul tema “torta da spartire” (guadagni privati) e dei suoi effetti collaterali (danni pubblici).

Da fine anno 2014 ad inizio (o quasi) anno 2018 trascorrono solo tre anni circa. Che fine ha fatto il denaro (la fetta di torta) che doveva servire per dare una spintarella all’economia delle Valli di Lanzo? Leggi il resto dell’articolo

10 volte al giorno

La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno.
(Abraham Maslow)

Siamo andati tra le valanghe del Pian della Mussa in una giornata bellissima, mentre l’azzurro e il grigio si contendevano il cielo, mentre il sole e la neve si disputavano la scena.

Prima di Pasqua abbiamo scelto di evitare la gabbia, raggiungendo l’alta Val d’Ala in una giornata dove molti ti direbbero di stare a casa, al “sicuro” tra le pareti domestiche.

Non chiedetevi, dopo aver visto le immagini che seguono, se ci saremmo andati anche con l’ordinanza del sindaco che vieta la montagna. L’abbiamo già fatto senza sapere che c’era il divieto. E lo rifaremmo perché è stata un’esperienza indimenticabile.

Se vuoi la sicurezza totale, vai in prigione. Ti danno cibo, vestiti, cure mediche e così via. La sola cosa che ti mancherà… è la libertà.
(Dwight D. Eisenhower)

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Qui nasce il Po

Nevica ancora sulle Alpi piemontesi, neve benedetta dopo un’estate lunga il doppio, caldissima, che ha prosciugato la terra e le montagne. Anche le sorgenti del fiume Po erano sparite, vi ricordate? Sembra un lontano passato ma sono trascorsi solo pochi mesi nei quali abbiamo vissuto momenti terribili, come gli incendi in Val di Susa, confrontandoci tutti i giorni con un avvenire incerto e preoccupante.

Quando si percorre la tangenziale di Torino, magari verso Sud, sovente capita di essere accompagnati nel viaggio dalla cerchia delle Alpi dove il Monviso domina l’orizzonte, regalando un meraviglioso panorama agli automobilisti. E’ come un abbraccio vitale, stupefacente che lascia senza fiato. Dona una sensazione di benessere e rassicura perché, prima di diventare un luna park, prima di trasformarsi nell’ultima frontiera su cui depositare colate di cemento (leggete questa notizia), per la solita annichilente ed idiota rincorsa allo sviluppo ad ogni costo (e senza limiti), le montagne generano la vita se danzano con l’atmosfera: quando, come in questi ultime settimane, i fiocchi cadono copiosi e fa freddo, la cerchia trattiene l’oro bianco che servirà per soddisfare molteplici bisogni di noi voraci consumatori: acqua da bere, acqua per irrigare, acqua per l’energia, acqua per depurare, acqua per divertirsi… lascio a voi proseguire, invitandovi a soffermarvi sull’importanza di quella danza, il cui rassicurante spettacolo dipende molto da noi. Leggi il resto dell’articolo

Malciaussia, Valli di Lanzo: nuovi problemi, vecchie soluzioni

Un angolo del Piano della Mussa (1800 m circa), in una “normale” giornata estiva. Alta Val d’Ala – foto camosci bianchi

In realtà il problema in questione proprio nuovo non è. Perché a dire il vero inizia a presentarsi fin dagli anni Sessanta del Novecento, periodo in cui prende forma la motorizzazione di massa. Un’auto per ogni famiglia, l’auto simbolo di libertà e tante strade per muoversi, appunto, in libertà. Auto con cui risalire le valli nelle domeniche d’estate, in cerca di refrigerio.
Proprio nuovo non è, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni più rilevanti, direttamente proporzionali alle canicole estive. Auto ovunque, tante, troppe per la dimensione fisica della montagna. Questione di spazio, dunque, ma anche di decoro. Di sostenibilità.
La novità sta proprio lì: la sostenibilità. Lo sviluppo detto “sostenibile”. Un comandamento, l’undicesimo, soggetto però a interpretazioni varie, talvolta molto soggettive. E certo molto soggettiva e personale è stata l’interpretazione di “sostenibilità” che ha ispirato il progetto “Recupero ambientale e miglioramento della fruizione del Lago di Malciaussia” (tecnicamente uno studio di fattibilità).

Ambiente alpestre, alte montagne, il Rocciamelone che vigila a occidente

Così è Malciaussia, 1800 metri di quota, alla testata della Valle di Viù, la più meridionale delle tre Valli di Lanzo, a una cinquantina di chilometri da Torino.
Una conca in gran parte occupata da un invaso artificiale che al momento della realizzazione, negli anni Trenta del Novecento, sommerse il villaggio omonimo. Nello spazio residuo, sulla riva sinistra del lago, corre una strada sterrata che termina in località Pietramorta, poche case addossate a una rupe.
Dalla strada si alzano i ripidissimi pendii basali della Lera, altra montagna caratteristica della zona (pendii sui quali sale in allungati tornanti il sentiero per l’alto Colle dell’Autaret, antica via di collegamento tra Roma imperiale e la Gallia). Leggi il resto dell’articolo

Appennino piemontese: un parco naturale per la Val Borbera

Sull’ampio crinale fra Monte Chiappo e Monte Ebro (foto T. Farina)

Testo di Toni Farina

Il Consiglio comunale di Carrega Ligure, riunitosi il 27 maggio, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Borbera” gestita dall’Ente strumentale Aree protette dell’Appennino piemontese.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Carrega Ligure al “Parco naturale Alta Val Borbera” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

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La carica dei motoimbecilli

Cartello posizionato dai volontari dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone e poi imbrattato dai motoimbecilli

Tutti noi almeno una volta abbiamo incontrato un motoimbecille e a volte anche noi lo siamo.. ecco qui raccontiamo la nostra e vostra storia, naturalmente è un gioco x farsi una risata e non prendersi troppo sul serio (dal Diario del motoimbecille)

C’è una legge della Regione Piemonte che vieta ai motoimbecilli di percorre i sentieri delle montagne. Ma non è solo il Piemonte a credere che tale divieto sia giusto. Anche il Club Alpino Italiano ha oramai fatto sua questa causa, ovvero vietare la circolazione dei motoimbecilli sui sentieri d’Italia tant’è che il Presidente Vincenzo Torti non perde occasione per ribadirlo con forza e determinazione. Così è stato in una recente intervista rilasciata a montagna.tv nella quale l’Avv. Torti spiega perché quella delle moto è una causa che gli sta molto a cuore:

Certamente e le spiego perché con un esempio. Questa mattina ho parlato con R. da Prato, che mi ha contattato per dirmi grazie dopo aver letto un mio articolo sulle moto. R. è invalido su carrozzina da 30 anni. Si trova in questa situazione perché è stato aggredito da un gruppo di motociclisti sul suo terreno di proprietà mentre cercava di impedirne l’accesso.
Una storia grave, di cui non sto qua a raccontare tutta la trafila legale, ma una storia che insegna che ognuno deve avere rispetto per l’altro. Le moto devono stare nel loro spazio. Il codice della strada definisce all’articolo 2 quelli che sono i percorsi per loro e i sentieri non ne fanno parte.

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L’oblio di Balmavenera

Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa.
(Cesare Pavese)

Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.
(Antonio Tabucchi)

Un sopralluogo per l’organizzazione di una delle prossime uscite del CAI Lanzo, volte al recupero dei vecchi sentieri, mi ha permesso di chiarire dubbi sulla toponomastica e scoprire fatti che ignoravo su di un luogo coperto dall’oblio. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone del Rio Saulera

Ad inizio novembre, alla fine di una interminabile e rovente estate, sono in bilico su di un’esilissima linea rossa, risucchiato in un profondo ed oscuro vallone, da forze che non controllo.
Nel selvaggio West delle Alpi c’è puzza di bruciato. A novembre. Proprio quando un tempo l’acqua, dopo le consuete piogge ottobrine, si cristallizzava in attesa del disgelo primaverile.
Da pochi passi ho lasciato alle spalle due minuscoli ma incantevoli laghetti. Così giacevano nella mia memoria. Ora sono completamente in secca e spettrali come due orbite a cui hanno cavato gli occhi. Occhi esausti di guardare verso il cielo in attesa della pioggia.
A poche decine di chilometri in linea d’aria dal Vallone del Rio Saulera il fuoco infuria sulle montagne della Val Susa, alle pendici del Rocciamelone. E l’angoscia avanza imperterrita come la prepotente siccità che dura da mesi.
Attratto, da sempre, da ciò che nella vita barcolla ma resiste, da ciò che i distratti esseri umani consegnano all’oblio, mi faccio sedurre dal misterioso e discosto Vallone del Rio Saulera. Il suggerimento è una misera traccia sulla carta, in parte tratteggiata. In parte spezzata. Quindi un cammino incerto, senza riferimenti, senza segnaletica. Un viaggio nell’ignoto. Leggi il resto dell’articolo

Un disastro annunciato

Il fuoco inizia a divampare nella mia mente il giorno prima degli incendi scoppiati in Val di Susa. Durante un’escursione sulle mulattiere di pietra assetate incontriamo due signori in divisa. Gli chiedo a quale corpo appartengono: “Siamo ex guardiacaccia della Città Metropolitana di Torino. Ora facciamo parte della Vigilanza Faunistica-Ambientale“. Mi spiegano, poi, che controllano i cacciatori e ultimamente sono stati anche a verificare la presenza del lupo nelle Valli di Lanzo. “Ce ne sono tanti, le tracce si trovano!“.
Non mi ricordo di aver mai incontrato durante le mie uscite in montagna queste persone che hanno certamente un compito importante: “sorvegliare e conservare il patrimonio naturale e l’assetto ambientale“, come scoprirò su internet.
Domando quanti sono in forze.
Eravamo in 86. Ora siamo rimasti in 17 e dobbiamo interessarci di tutto l’ambiente della ex Provincia di Torino“.
Diciassette… Penso alle Alpi di Torino… Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa, Valli di Lanzo, Valle Orco, Valle Soana, quella di Ribordone, di Traversella… Un territorio enorme e ricco di natura lasciato praticamente abbandonato!
Ma attenzione, oltre ad essere rimasti in pochi, abbiamo solo 100 euro al mese per la benzina! Quando finisce, e succede in fretta, rimaniamo in ufficio in mezzo alle scartoffie“. Leggi il resto dell’articolo

Fino all’imbrunire

E’ impressionante percepire la velocità con cui tutto sta cambiando nella nostra epoca. Il clima, modificato da noi oppure no, è l’imperituro giudice che stabilisce chi avrà il diritto di continuare ad abitare la Terra.

Ma è altrettanto impressionante osservare, durante le escursioni sulle Alpi Graie, come ci sia qualcosa che non scompare tanto facilmente, sebbene quest’ultime siano spazzate da ogni sorta di evento atmosferico: sono le imponenti opere in pietra dei vecchi montanari.

Se volete ristabilire un contatto con il tempo cronologico portatevi in Val Grande di Lanzo e dimenticatevi l’auto a Bonzo. Il sentiero da prendere è il n. 322 (andate qui per la mappa), magari proprio in autunno per farvi accogliere dalle foreste incantate. Accorgersi di quante cose cambiano e passano rapidamente nel nostro tempo, osservando i lentissimi manufatti di nuda pietra, che resistono a tutto, è una doccia di benessere psicofisico. Sono stupefacenti e commuoventi.
Mentre ci passano a fianco sentiamo il loro sussurro che ci narra di come sia arduo, difficile e terribilmente faticoso modellare l’avvenire. Loro sapevano farlo e sono qui a testimoniarcelo. A noi non resta che riprendere l’incerto cammino a testa bassa, vergognandoci profondamente per non aver saputo cogliere il messaggio.
In tempo.

P.S.
Raggiunto a piedi Alboni, incantevole villaggio di pietra, si può ritornare a Bonzo con un giro ad anello molto appagante (basta proseguire per la Mea col sentiero 323 e poi scendere nel fondovalle col n. 322A).

Torneranno tutte le genti
che non hanno voluto parlare
scenderanno giù dai monti
ed allora staremo a sentire
quelle storie da cortile
che facevano annoiare
ma che adesso sono aria
buona pure da mangiare
.
(Negroamaro – Fino all’imbrunire) Leggi il resto dell’articolo

Vendesi GTA

La Grande Traversata delle Alpi (GTA), se fosse in Germania, sarebbe il prinicipale itinerario escursionistico per promuovere le montagne piemontesi nel mondo, non come piste da sci, da corsa, da motocross, da PSR, ecc.., bensì per la tutela del loro ambiente e della loro cultura, due peculiarità che fanno di queste montagne un territorio unico sulla Terra. Tutela e conoscenza fatte con i piedi.

E allora come stupirsi se nello scorso agosto a Pialpetta (Comune di Groscavallo, Val Grande) abbiamo incontrato due escursionisti che passeggiavano, lungo la provinciale delle Valli di Lanzo, con indosso le magliette della GTA? Ci siamo fermati per chiedere dove le avevano acquistate – pensando che forse erano in vendita proprio nel posto tappa GTA di Pialpetta – e la prima risposta avvertita è stata qualche parola in inglese… perché loro non erano del Bel Paese. Dove? Dove l’avete comprata?

Where did you buy the T-shirts?

Monaco!

Già, e dove se no? Mica a Pialpetta nelle Valli di Lanzo… Così siamo rimasti senza T-shirt della GTA che avremmo orgogliosamente indossato per sbandierare ai quattro venti il nostro affetto per questa fantastica via pedonale delle Alpi piemontesi.

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Autunno in Val Grande

No, non è la Val Grande del Parco omonimo piemontese. Questa invece è la più a nord delle Valli di Lanzo ed è, come dice il suo nome, la più ampia, caratterizzata da numerosi valloni sospesi che si innestano nel fondovalle. Valloni stupendi, come quelli esposti a mezzogiorno: si chiamano Vassola, Unghiasse, Vercellina… e sono tutti solcati da una rete di sentieri storici che permettono la conoscenza di ambienti incantevoli dove i vecchi montanari hanno posato segni straordinari della loro cultura materiale (baite, roye, sentieri, scalinate in pietra, bounòm…) e del loro duro lavoro in quota. Sentieri che sfiorano i 3000 metri di quota regalando panorami indimenticabili. Sentieri per troppo tempo dimenticati ma che ora iniziano a tornare funzionanti grazie all’opera di segnalazione.
Uno di questi, rimasto negli ultimi decenni impraticabile, soprattutto nella parte iniziale, è il n. 325 che comincia dal Comune di Chialamberto (864 m) spingendosi fino a 2500 metri, con notevole dislivello. Le strade asfaltate che conducono nelle amene borgate alpine situate a mezza costa (sopra i 1000 m) consentono di partire da quote più elevate, ma al contempo tendono a far stoltamente rigettare, nella programmazione delle escursioni, le fantastiche mulattiere di pietra che si diramano dal fondovalle. Chi avesse voluto così puntare agli orizzonti alpini dello spartiacque Val Grande-Valle dell’Orco, avrebbe tentato la partenza da Vonzo (1231 m) oppure da Candiela (1160 m), dove un sentiero storico conduce a Chiappili (1450 m), nel Vallone di Vassola poi e nell’adiacente bacino della Lombarda, punteggiato di alpeggi, uno più bello dell’altro.

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