3000 metri di fragilità

La fragilità si declina in tanti modi. Una fra le più diffuse è la memoria perché non abbiamo tempo per coltivarla. Poi c’è la scarsa attenzione e concentrazione, le distrazioni imperanti della nostra epoca, la mancanza di lentezza (la fretta ci devasta), la scarsa sensibilità verso la conoscenza, la mediocrazia… Ma in cima a tutte metterei la distanza che ci separa dal mondo naturale, non solo fisica ma soprattutto mentale.

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Un selfie al capezzale

Un selfie al capezzale non è da tutti, specialmente con il sorriso smagliante. Bisogna avere la giusta dose di cinismo ed essere freddi come ghiacciai bollenti. Forse anche un tantino nichilisti. Forse un po’ folli e disumani.

La banda suona mentre il Titanic affonda – ormai non ci facciamo più caso – e noi simulacri di alpinisti-escursionisti facciamo festa in cima alle vette, inondando i social con selfie di visi sorridenti, felici ed entusiasmanti per le “imprese” di poveri falliti, mentre intorno a noi i ghiacciai muoiono, le pareti franano e gli stambecchi devono raggiungere quote sempre più elevate per sopravvivere durante le scalate da brividi delle zero termico di un’estate allucinante, inimmaginabile solo 20-30 anni fa: 4000 metri, 4500, 5000…

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Il sentiero effimero

Il primo ottobre dello scorso anno, con grande impegno ed entusiasmo, pubblico il post L’anello di Rocca Tovo ma se sapeste il tempo che ci ho dedicato, probabilmente mi dareste dello scemo.

Siamo in alta Val d’Ala, nelle Valli di Lanzo, e un sentiero storico è finalmente tornato in vita, consentendo di percorrere a piedi il versante Nord di Pian della Mussa, parcheggiando l’auto proprio sul confine con il Sito di Interesse Comunitario.

Tabella segnavia Cai – Regione Piemonte all’Agriturismo La Masinà, presente da diversi anni.

Wow! Finalmente si può fare escursionismo sul Piano senza percorrerlo con l’automobile per raggiungere qualche sentiero o qualche abbuffata in piole o pseudo rifugi? Ma davvero possiamo vivere quest’esperienza liberatrice? Finalmente non siamo condannati dai padroni del vapore (ops… del petrolio e affini, scusate) a pompare gas climalteranti in atmosfera proprio in habitat particolarmente pregiati e fragili? Finalmente possiamo indossare gli abiti di esseri umani non distruttori, ricercando una qualche forma (parziale, certo) di turismo sostenibile? Dopo anni di discussioni sulla necessità o meno di chiudere il S.I.C. Pian della Mussa al transito del traffico privato?

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Uccidiamoli ancora

Penetrata S. M. della sventura occorsa ad alcuni individui rimasti vittima dell’ingorda ferocia de’ lupi detti della Svizzera ricomparsi già nel corrente anno in qualche Provincia de’ Regj Stati, determinò nel suo sensibile, e magnanimo cuore di promuoverne radicalmente lo sterminio […].

Da “Manifesto per aumento di premio agl’uccisori di lupi feroci“, Torino 6 giugno 1817.

Quattro secoli di sterminio

Testo di Luca Giunti*

Al termine della breve relazione che insieme ai colleghi di Città Metropolitana ho tenuto al salone del libro di Torino, alcuni presenti hanno continuato a porre domande sul ritorno del lupo, sul monitoraggio nazionale, sull’aumento e la diffusione in aree collinari e periurbane, non più solo montane. Un interrogativo in particolare ricorreva con una certa polemica: «va bene tutto, ma i nostri nonni che hanno sterminato i lupi, non potrebbero aver avuto ragione? perché noi non potremmo ritornare a una situazione come quella, senza alcun lupo in giro?»

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Meno

La strada deve essere tracciata verso un futuro turistico con meno emissioni, meno consumi energetici, meno traffico, meno consumi idrici e una crescente consapevolezza del valore dei luoghi naturali e delle aree tecnicamente “non sviluppate”.

Lo sostiene il Dr. Tobias Hipp (geografo fisico con un dottorato di ricerca sugli effetti dei cambiamenti climatici sul permafrost alpino ed appassionato alpinista e sciatore del Club alpino tedesco) in una breve ma intensa intervista che trovate su di un sito della Convenzione delle Alpi che tratta del Piano d’azione per il clima 2.0.

Qui l’intervista: https://alpineclimate2050.org/2022/04/27/caretaker-for-mountain-forests-the-alpine-region-should-remain-one-of-the-green-hearts-of-our-continent-2/

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Santi e stronzi

Perché i mammiferi selvatici – lupi e orsi sopra tutti – sono come noi. Nello stesso tempo buoni e cattivi. Contemporaneamente – nei casi migliori, alternativamente – santi e stronzi.” (Luca Giunti).

Il 19 novembre scorso, il Dott. Luca Giunti scrive un pezzo (Il turismo degli orsi) sugli avvistamenti di orsi in Piemonte. Se ve lo siete perso, cliccate qui prima di continuare a leggere questo post.

Crediti: Grandi carnivori in Trentino (Provincia Autonoma di Trento).

Condiviso su Twitter, il post ha avuto, tra i vari commenti, anche quello del Dott. Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico che stimo molto e che leggo sempre con grande interesse ed attenzione sul quotidiano La Stampa.

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Non siamo soli lassù!

bardoney-100Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Eliski sì, Eliski no…
Ognuno porta le proprie ragioni per difendere o combattere questo modo di praticare la montagna.
Come scialpinista che ha iniziato alla fine dei lontani anni ’70 ad apprezzare i pendii di “poudreuse” di Piemonte e Valle d’Aosta, sono da sempre un oppositore nei confronti di questa pratica per ovvie ragioni di dignità dell’ambiente montano. Quelle discese in neve fresca non meriterebbero almeno la fatica della salita per essere pienamente gustate? No. Tutto deve essere alla portata di tutti per assecondare quella ipocrita voglia di avventura possibilmente senza tribolare, ovviamente. È solo questione di prezzo e troverai qualcuno pronto ad accontentarti.
È ancora montagna vera quella percorsa ininterrottamente sin dal primo mattino da rombanti elicotteri che sfrecciano sui villaggi delle vallate per portare ricchi sciatori sulle vette immacolate?

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Il turismo degli orsi

Testo di Luca Giunti

Crediti: Grandi carnivori in Trentino (Provincia Autonoma di Trento).

Ritornano. Scendono dai monti, si spostano col buio, appaiono inattesi al limite dei campi e nelle periferie dei paesi. È un eufemismo dire che erano quasi estinti. Li avevamo sterminati. A fucilate, con trappole e tagliole, con esche avvelenate. È accaduto ovunque più o meno fino a cent’anni fa. All’epoca le terre alte sull’arco alpino e lungo la dorsale appenninica erano intensamente abitate. Ogni monte, poggio, collina, prato, pascolo, era frequentato e sfruttato. Dove c’erano boschi, si tagliavano per avere più terre da coltivare e legna da bruciare. Dove c’erano pendii scoscesi, si spianavano e si tratteneva la terra con quella meraviglia di ingegneria contadina che sono i muretti a secco. Sono ancora lì a ricordarci quelle esigenze e quella vita, quando oggi passiamo loro accanto durante un’escursione di piacere.

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L’anello di Rocca Tovo

Gli escursionisti provetti che risalgono in auto tutta la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo), per guadagnare il Pian della Mussa (1800 m), difficilmente si accontenteranno di salire sulla vetta di Rocca Tovo che è alta “solo” 2298 metri e richiede poco meno di due ore di marcia per raggiungerla.

Intorno a questo ex lago di origine glaciale -il Piano-, su cui passa la Strada provinciale 1 delle Valli di Lanzo, ci sono vette molto più accattivanti che possono attirare le loro ambizioni.

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Le molte ombre e poche luci del progetto Punta Corna

Testo di Alberto Valz Gris*

Nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa e altri giornali locali hanno dato spazio ad una serie di articoli (qui per visionarli) in cui si parla di un progetto di estrazione mineraria nella zona di Punta Corna nel Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù (Valli di Lanzo). Il progetto è in realtà avviato da qualche anno, ma i quotidiani lo riportano giustamente al dibattito pubblico dato che quest’anno l’azienda titolare, l’australiana Alta Zinc Ltd, ha rinnovato la richiesta per proseguire ed estendere l’area in cui effettuare sondaggi alla ricerca di cobalto, argento e metalli associati nella zona di Punta Corna. I permessi di ricerca sono stati avanzati anche per i comuni di Balme e Lemie.

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Non basta dire lupo

Se guardiamo in basso, vediamo piedi, non radici.
Marco Aime, antropologo

Io mi ricordo di voi, della vostra specie. Quando avete cominciato a staccarvi dal cespuglio dei vostri parenti, duecento millenni fa, noi ci eravamo separati dai nostri già da un milione di anni. Potremmo spiegarvi perché si è estinto quel ramo dei vostri cugini che oggi chiamate Paranthropus. Erano promettenti, avevamo scommesso sul loro successo. Stavano quasi per scoprire il fuoco, come avete fatto voi. Ma poi si sono infilati in un vicolo cieco e hanno lasciato solo qualche ossicino fossile. Quando siete usciti dall’Africa, stupiti e invidiosi, ci avete trovato ovunque vi portassero i vostri piedi e la vostra ingordigia, perché noi abbiamo colonizzato i continenti prima che voi nasceste. Solo da poco avete scoperto gli incroci dei vostri antenati con i Neanderthal in Libano e con i Denisova in Siberia. Non ci avete capito niente e ancora ne discutete ma noi possiamo raccontarvelo: li abbiamo visti in diretta. E non vi dico i commenti… Dall’Anatolia all’Atlantico abbiamo misurato la velocità delle vostre invasioni: cinquemila chilometri in cinquemila anni, un miserevole chilometro l’anno come i topi. I nostri occhi ambrati hanno osservato ogni gradino della vostra evoluzione, quelli su cui avete inciampato e quelli che avete saltato a due a due. Perché quando voi eravate ancora soltanto una tra le tante scimmie arboricole indecise tra bipedismo e quadrimania, noi eravamo già Noi, i Lupi.


Sabato 7 agosto alle ore 17:00, ad Usseglio, presso la Chiesa dell’Antico Complesso Parrocchiale, di fronte al Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”, (Valle di Viù, Città Metropolitana di Torino) il Dott. Luca Giunti ha presentato il suo libro Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia.

Grazie di cuore al Direttore del Museo Arch. Emanuela Lavezzo e a tutti i suoi collaboratori per aver organizzato questo interessantissimo incontro su un tema ambientale molto importante per il nostro Paese.

Di seguito il video dell’incontro.

Cliccare qui per leggere in pdf abstract e biografia dell’autore.

Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”
Usseglio, Piazza Cibrario 1
Telefono 0123 756421 – 0123 83702 – 340 7292527
www.vallediviu.it
museocivicousseglio@vallediviu.it

Lupo a Rochemolles – Foto Luca Giunti.

Il Dott. Luca Giunti ci ha donato delle meravigliose foto di lupi, scattate durante le sue attività come Guardaparco nelle aree protette delle Alpi Cozie, in Provincia di Torino ⇒ qui la galleria su Google Foto.

Selvaggio ritorno e domestico abbandono

Uno sguardo sulla fauna alpina dimenticata

Testo e foto di Pier Mario Migliore*
(pubblicato sul numero di dicembre 2020 de “L’escursionista”, rivista online dell’UET – Unione Escursionisti Torino, sottosezione del CAI Torino).

Il lupo è arrivato alle porte di Torino. Le aquile, ieri una rarità, oggi decisamente più visibili.
Il gipeto, dagli iniziali insediamenti sulle Alpi Marittime, è ora presente sulle Cozie e Graie.
Il tipico volteggio in gruppo dei Grifoni, negli anni passati solo prerogativa delle Alpi francesi, è ora visibile anche nelle nostre valli di Susa, Chisone, Lanzo…

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Crea il tuo ciclo vitale

Ti basteranno pochi minuti per leggermi, un piccolo tempo da dedicare e dedicarti, solo per ricordarti di guardarti attorno in un modo diverso..
Crollano montagne sulle nostre case, ci nutriamo di piombo e plastiche, ci ammaliamo attraverso inquinanti inalanti, in poche parole ci uccidiamo con le nostre stesse mani, perché?
Perché è più facile! Già, come è più facile incolpare gli altri per la nostra infelicità, piuttosto che accudirci ed essere davvero felici. Così la Terra è più facile trattarla male che prendersene cura… Continua a leggere “Crea il tuo ciclo vitale”

Riflessioni sulla Montagna Sacra

1922 – 2022

Lo scorso fine settembre avevamo pubblicato la lettera di Toni Farina contenente la proposta di istituire una Montagna Sacra nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in occasione dei festeggiamenti del centenario della sua nascita, che si terranno il prossimo anno. Seguirono due prese di posizione: una del dott. Bruno Farinelli, l’altra della dott.ssa Silvia Ronchey.

Di seguito pubblichiamo le considerazioni di un alpinista, in merito alla proposta di Toni Farina.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Il prossimo anno ricorrerà il centenario di uno dei parchi più antichi, famosi e rappresentativi di tutta Italia: il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Certamente un evento che non potrà passare in sordina vista l’importanza di quest’area protetta, nata dalle ceneri della riserva di caccia nella quale scorrazzava il re Vittorio Emanuele II, dilettandosi nell’abbattere volatili e ungulati di ogni specie. Oggigiorno camosci e stambecchi non devono più temere le doppiette del sovrano, finendo appesi come trofei in qualche palazzina di caccia, ma devono solo più convivere con escursionisti e turisti che nelle belle giornate salgono lassù per godere dell’aria fresca e delle bellezze del panorama. Continua a leggere “Riflessioni sulla Montagna Sacra”

Anche i Monti cambiano colore

Rosso, arancione, giallo… Lockdown dalle – alle… Passeggiate sì e no, sport individuale sì, forse… Mascherina su, mascherina giù… Lascio tutto lontano e imbocco un sentiero.
Pace. È un’immediata sensazione di pace. Tutto torna a posto, è la normalità.
Camminare è tornare a sentirsi Vivi.

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