Un sogno nella neve

2017-02-05-410-1024x768«Rimanere isolati dalla neve, senza la possibilità di ricevere o di trasmettere notizie al mondo, è un’esperienza incredibilmente piacevole e unica nel suo genere. Si è a contatto solo con gli elementi della natura e si prova un’ebrezza panica. Ci si sente, per così dire, reintegrati nella natura. È una specie di apo-catastasi. I rumori del mondo e la commedia della vita sono lontani, e questo dà pace allo spirito.»


Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, 1997

Tutto questo un giorno qualcuno l’ha sognato. Qualcuno ci ha immaginato liberi di fare esperienze profonde immersi nella natura delle montagne.
Un sogno nato dalla pace che solo i silenzi oceanici degli angoli più remoti delle Alpi Graie sanno donare.
Ma attenzione: un angolo è remoto non perché fisicamente distante dal baccano della civiltà. Lo è perché qualcuno lo sogna.
E in quel sogno si racchiude un dono, prezioso come la libertà che non soggiace ad alcun compromesso. Leggi il resto dell’articolo

Un esploratore a Balme all’inizio dell’800

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Castello Francesetti

Castello Francesetti a Mezzenile

Quella che vi presentiamo è la più antica descrizione di Balme, scritta dal Conte Luigi Francesetti di Mezzenile all’inizio dell’Ottocento, nelle sue “lettres” in lingua francese (la lingua colta dell’epoca).

Fortunato imprenditore (possedeva numerose fucine di chiodi), intellettuale e uomo politico (fu anche sindaco di Torino), il Francesetti passava le vacanze nel suo castello di Mezzenile, da cui partiva – a piedi – per lunghe escursioni nelle Valli. Lo accompagnava un servo che portava le provviste e gli strumenti scientifici (termometro e barometro a mercurio) con cui il Francesetti misurava la temperatura delle sorgenti, misurava l’altezza sul livello del mare dei villaggi, faceva osservazioni sulle rocce, sulla flora, sulla fauna, sulla vita e sulle attività quotidiane dei montanari. Le “lettres” rappresentano la prima descrizione scientifica e per così dire esplorativa delle nostre Valli.
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Lou tchavrìn dal ròtches

La vista sul paese sottostante

Balme vista dalla parete rocciosa che la sovrasta

Testo e foto di Gianni Castagneri

Una parte consistente del seppur vasto territorio balmese, risulta essere improduttiva: diversi ettari della sua superficie sono infatti occupati dai ghiacci perenni, rocce e pietraie. In un simile scenario, dove anche la parte ritenuta fruttifera non è poi gran cosa, risulta difficile immaginare l’esistenza di un’economia rurale che sostentò per secoli qualche centinaio di montanari. Quella gran distesa rocciosa esposta a sud, “a l’andrèt”, che sembra solo una rugosa parete che si eleva verso il cielo alle spalle del capoluogo, dalla quale neanche i metalli furono mai estratti, ebbe anch’essa un ruolo nei tempi passati. “Al ròtches at Bàrmes”, le rocce di Balme, fino al secondo dopoguerra, rappresentarono una superficie sulla quale pascolare le capre, le bestie dei poveri. Nel bilancio delle fasce meno abbienti infatti, le capre rivestivano un ruolo importante, poiché il loro mantenimento era poco oneroso: in estate si mantenevano in buona parte con rovi e germogli, dopo le prime gelate autunnali venivano lasciate a brucare erba secca e arbusti e di nuovo ai primi tepori di fine inverno potevano trovare ben presto i primi nutrimenti. A causa anche di una certa propensione alla vita selvatica, succede ancora oggi che branchi di capre debbano essere recuperate nel pieno dell’inverno tra le rocce dove sono state sorprese dalle nevicate, alle quali non sempre sopravvivono. I caprini sono infatti capaci di resistere alle basse temperature, ma non sopportano la pioggia e la neve caduta sul corpo, tanto che tendono a ripararsi da esse correndo alla ricerca di sporgenze rocciose o alberi.

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La tragedia della mongolfiera

La sposa dell'ariaQuest’anno ricorrono i 120 anni dall’avvenimento. Si tratta del primo viaggio di nozze tentato in pallone ed è anche stato raccontato da Marco Albino Ferrari nel suo libro “La sposa dell’aria“.

Per Annetta Demichelis, giovane sposina diciottenne, questo è un giorno che ricorderà per sempre… e se non avessero osato così tanto, lei ed il futuro marito, il celebre aeronauta Giuseppe Charbonnet, non  sarebbero diventati una leggenda…

Teatro della vicenda sono le Alpi Graie, il maltempo, le manovre sbagliate, il ghiacciaio sconosciuto e l’aerostato Stella “che è capace di 1700 metri cubi di gas, e puo’ ospitare sei uomini oltre alla zavorra“.

Una lieta giornata, coronata con il loro matrimonio, si trasforma in un evento infausto.

Narra la cronaca dell’epoca su la Gazzetta Piemontese dell’8 ottobre 1893 che gli abitanti e le maestranze della città di Torino parteciparono numerosi e con curiosità “…Fin dal tocco poi una vera moltitudine di persone si addensavano nei pressi dell’officina del gas di borgo San Secondo, luogo della partenza. Le vie di Montevecchio, San Secondo, Sacchi e le altre adiacenti poco a poco si affollarono, sì che non è esagerazione il dire che la folla ammontava a molte migliaia di persone…”.

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Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni

Antonio_ Castagneri

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890)
ritratto di Gigi Chessa

Ho scritto tempo fa dell’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme  “Antonio Castagneri” ed ora cerco di raccontare il personaggio al quale è stato dedicato l’Ecomuseo stesso.

Non lo faccio usando parole mie, ma quelle del  reverendo  W.A.B. Coolidge grande estimatore del nostro Tòni dii Toùni e pure lui abile esploratore ed alpinista nel periodo vittoriano.

Questa sua commemorazione/elogio è stata pubblicata  dall’ Alpine Club of London sulla più antica e  prestigiosa tra le riviste di montagna: Alpine Journal (da qui si può ben intuire che la fama di Antonio Castagneri aveva valicato i confini italiani e lo stesso Coolidge ne apprezzava le doti, lui così duro ed avido di guidizi nei riguardi dei montanari francesi ed italiani per via della loro arretratezza culturale e sociale). Quella che riporto qui sotto è stata recuperata da Barmes News n.14.

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Il fascino della grande parete

E’ possiiscrizionebile immaginare, con uno “sguardo” cittadino, che una parete di roccia possa essere un luogo che custodisce un vissuto umano molto importante? Qualcuno, che sa molto di montagna, ogni tanto parla di “paesaggio culturale”, ovvero di ciò che non è immediato percepire con i nostri occhi se prima non abbiamo fatto provvista di conoscenza. E allora proviamo a guardare con occhi culturali, grazie a Giorgo Inaudi, uno straordinario paesaggio di alta montagna.

Giorgio ci narra della parete che sovrasta il Comune di Balme (Val d’Ala, provincia di Torino) e di come, per poter sopravvivere in ambienti ostili, si è cercato di “addomesticarla” non dimenticando, però, tradizioni ed usanze.

“Quest’oggi tempo bello sono a cercare sette pecore per queste montagne del diavolo”.

E’una delle tante iscrizioni che si trovano incise sulle rocce a picco che sovrastano le case di Balme. Molte recano nomi e soprannomi, date, osservazioni sul tempo, sulle stagioni, sul lavoro, ma ci sono anche dichiarazione di fede religiosa o di filosofia di vita come, ad esempio, tuti abbiamo di morire oppure cibrario tundu’ giuan domenico dei costantini figlio di costantino di uceglio buon pastore per fare pascolare le pecore e vi saluto tutti in paradiso se procureremo di andare, ali 26 di ago 1865.

L’Ròtchess” – le rocce –  è il nome che i Balmesi danno alla grande parete che incombe sul loro villaggio e che sulle carte militari è indicata con il nome di Torrioni del Ru [NdA: “Ru” significa “canale irriuguo di alta quota”].

Una parete priva di vegetazione e solcata da cascate, che piomba per quasi mille metri di salto dalle vette della Punta Rossa e dell’Uja di Mondrone fino dietro ai magri campi e le vecchie case di pietra. Una parete che di lontano appare uniforme e compatta e che invece si articola in una miriade di anfratti, di canali, e di torrioni, che assumono reali proporzioni soltanto quando le nuvole s’insinuano nel rilievo delle creste e dei contrafforti o quando la neve si posa sulle cenge e sulle terrazze, disegnando i contorni di un gigantesco labirinto verticale. Leggi il resto dell’articolo

Barmes News

Barmes NewsBarmes News compie vent’anni e festeggia con l’uscita n.40 di Luglio 2013.

Ragguardevole traguardo per il  Comune più alto delle Valli di Lanzo (1432 m)  con la voglia di puntare al futuro non dimenticando il proprio passato.

Ringraziamo affettuosamente tutti i balmesi e non che lì vi scrivono procedendo in  questa missione di ricerca, di tradizione, di storia, e del sentirsi parte di un gruppo portando avanti la propria identità.

Grazie al volontariato ed alla grande passione di chi scrive e dedica parte del proprio tempo a questa pubblicazione abbiamo appreso momenti importanti di vita quotidiana montanara,  usanze e tradizioni, vicende storiche che forse sarebbero andate perse se non scritte.     

Qui l’edizione n.40 in formato pdf. Leggi il resto dell’articolo

Torre d’Ovarda (3069 m)

diapositivaReduce da una serata organizzata dal Corso Base di Escursionismo del C.A.I. UGET Torino,  in cui si affrontava il primo soccorso, la chiamata del 118 e l’organizzazione del Soccorso Alpino, ho ritenuto interessante riportare un articolo (più sotto) scritto dal nostro amico Giorgio Inaudi per Barmes news n.15 che parla di un intervento accaduto negli Anni ’20 del secolo scorso.

Oggi il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, che fa parte del Club Alpino Italiano ed è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, è nato ufficialmente nel 1954 ma il grande spirito di solidarietà delle genti di montagna ha sempre permesso, anche prima di quella data, il soccorso in montagna  fin dalla nascita del C.A.I. (1863).

La Repubblica Italiana, con Legge 74/2001, ha riconosciuto al C.N.S.A.S. la funzione di Servizio di Pubblica Utilità sul territorio nazionale. Leggi il resto dell’articolo

Quando le masche ballavano al Piano della Mussa

Gorgia di Balme

(archivio Gianni Castagneri)

I miti e le leggende (dispositivi mentali formidabili che le popolazioni tramandavano per spiegare i fenomeni naturali e l’origine del mondo) sono scomparsi ai tempi di internet o ci permettono ancora di elaborare, di fronte alla crisi, progetti e sogni per il nostro futuro?

Vi presento, grazie a Giorgio Inaudi “le masche, mascoùn, i foulàt” che popolano Balme..

Sono molti i viaggiatori, anche illustri, che, giunti a Balme per la prima volta, furono affascinati dalla cupa e selvaggia bellezza dei luoghi. Una bellezza che, durante il giorno, può apparire severa e grandiosa ma che diviene sinistra e spettrale al crepuscolo, quando la luna si alza ad illuminare le grandi pareti rocciose che incombono sul villaggio, ormai lambito dalle ombre che salgono dalla Gòrdji, la cascata dove precipitano le acque gelide dello Stura.

Non è più la montagna solare, idilliaca ed oleografica delle cartoline, ma un mondo misterioso e inquietante, che ne prende il posto ogni sera, dove la soglia tra la realtà e il soprannaturale non appare più così precisa e netta. Un mondo dove sembrano diventare possibili incontri che altrove non avvengono, se non nei sogni e negli incubi. Leggi il resto dell’articolo

Fiou at San Giàn

La peonia selvatica non ho avuto ancora la fortuna di vederla perchè non sarei riuscita a dimenticare i suoi grandi fiori rossi ma ricordo molto bene quella viola porpora in giardino da mia mamma che a maggio ce ne regalava di splendidi.

Riporto uno scritto di Ariela Robetto che parla  di questa pianta e del perchè, a Balme, viene chiamata fiore di San Giovanni.

Paeonia_peregrina da wikispeciesGli storici Giovanni e Pasquale Milone, nel loro studio relativo alle Valli di Lanzo del 1911, scrivevano: «Una cinquantina d’anni fa in Balme usavasi ancora il giorno di S. Giovanni Battista ornare esternamente la cappella della Visitazione con fronde e fiori, in particolare con peonie selvatiche, che diconsi ivi fiori di S. Giovanni, nonché inalzare presso la stessa cappella una specie di albero della cuccagna, adorno di fiori e di nastri».

La ricorrenza del Battista doveva essere particolarmente sentita in paese sin dai tempi della sua costituzione, portando il nome del santo colui il quale può essere considerato il capostipite dei balmesi, Gioanni (Jouan) Castagnero Ljintch.

La cappella della Visitazione della Beata Vergine, o di Sant’Urbano, venne costruita nel 1608; nel 1674, come riferisce la Visita Pastorale dell’Arcivescovo monsignor Michele Beggiamo, era chiusa davanti con cancelli, presentava un’icona dipinta sul muro ed apparteneva alla comunità. Leggi il resto dell’articolo

L’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme

Balme (1432 m), ultimo comune della Val d’Ala e più alto Comune delle Valli di Lanzo (TO) , si prepara a festeggiare il compleanno del suo Ecomuseo.

Nato il 30 novembre 2002, l’“l’Ecomuseo delle Guide Alpine A.Castagneri” è più vitale che mai.

D’altronde l’Ecomuseo – diverso dal semplice museo – è inserito all’interno di una comunità ed esponendo foto, oggetti, documentazione si occupa non solo della vita quotidiana del luogo ma anche delle tradizioni orali, del paesaggio e dell’architettura tutelando così il proprio territorio. Inoltre vengono trattate e promosse attività didattiche e di ricerca che coinvolgono non solo la collettività locale ma anche le istituzioni locali.

Ho scoperto questa definizione che trovo perfetta per identificare un ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio (Maurizio Maggi, Ecomusei: guida europea, Allemandi editore, Torino, 2002, p.9). Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio della neve

Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno “imponenti”, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili.

Anche in una città come Torino, sebbene la neve non abbia insistito come in altre zone del nostro Paese, ci sono state polemiche e lamentele per qualche disagio che la neve ha creato scombussolando il “normale” svolgimento della vita cittadina.

Durante quei giorni, catturato come tanti dal  flusso, anch’esso imponente,  di notizie, foto, servizi televisivi, interviste, attacchi vari ai sindaci delle città, polemiche e così via, ho pensato spesso ad un silenzio particolare, insolito, ma anche molto elegante ed eloquente. E’ il silenzio che proviene da certe valli alpine distanti solo un’ora di auto dalla metropoli in cui vivo.  Frugando nei ricordi dei racconti dei vecchi e tra le letture che ho potuto fare, ho pensato che grandi nevicate ce ne sono sempre state, anche quando non c’era tutta questa tecnologia che ci circonda e che ci fa sentire illusoriamente così potenti ma in verità così fragili da ritorvarci in un batter d’occhio profondamente smarriti e disarmati sotto un’insistente ed “inattesa” nevicata  da inverno di “una volta”.

Di questo silenzio, ammantato di bianco, vorrei rendervi partecipi riportando qui uno scritto del mio amico Giorgio Inaudi, autore di libri di cultura alpina, grande conoscitore e straordinario narratore di quell’area francoprovenzale che si rinviene nei dintorni di Balme, piccolo villaggio alpino delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

La stèila

La stèila di Gianni Castagneri

Per tanti anni il fascino di un curioso fenomeno naturale, è rimasto per me un mistero. Quando bambino e poi adolescente trascorrevo alcuni giorni in alpeggio coi nonni materni, mi ritrovavo immerso in un mondo che era un po’ la congiunzione tra il medioevo e la modernità.

Nei caseggiati della Coumba e di Pian dla Trènt, stazioni transitorie della monticazione estiva, venivo a contatto con aspetti di vita che ben presto sarebbero stati sostituiti in un primo tempo dai ricordi, quindi da successive immagini di abbandono e poi, in ultimo, dalla rovina. Solo molto tempo più tardi, avrei scavato nel mio vissuto per ripescare significati e curiosità, o per riscoprire sensazioni e reminiscenze, nel tentativo, probabilmente parziale, di trasmettere qualcosa a quanti sarebbero venuti dopo, nell’auspicio che almeno qualcuno ne avesse un minimo interesse. Leggi il resto dell’articolo

Una guida diventata leggenda

Antonio Castagneri detto "Toni di Tuni"The few English mountaineers who have visited the valleys of Lanzo must certainly have been struck by the position of the village of Balme in the val d’Ala, surrounded on alI sides by steep rocky ridges, and dominated by the grand rock wall of the Bessanese which fills the head of the valley.
This was the home of the great Italian guide Antonio Castagneri.

(WA.B. Coolidge, “AlpineJournal” 1890)

La sezione “Montagna” di oggi del quotidiano La Stampa dedica una pagina intera al villaggio di Balme (Val d’Ala) e alla guida alpina Antonio Castagneri, detto “Toni di Tuni”, diventata una della più grandi delle Alpi occidentali nell’Ottocento.

Ecco l’articolo

Beppeley

I nonluoghi

In alcuni post, e commenti vari su questo blog, qualche volta si è tirato in ballo il concetto di nonluogo (per esempio in questo mio commento sul post “Genius Loci“). Ho scoperto Marc Augé, l’antropologo francese che ha coniato questo termine, leggendo il libro di Annibale Salsa.

L’altro giorno, in una delle mie crisi mistiche, intercetto il blog di Ameya, dove ogni tanto amo approdare, per mettermi un po’ davanti allo specchio e capire qualcosina in più di me stesso, e scopro con immenso piacere che argomenta proprio su quel concetto. E lei lo fa in maniera splendida, chiarendo ancora di più questo neologismo che, di primo acchitto, può essere di non immediata comprensione.

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