Fiou at San Giàn

La peonia selvatica non ho avuto ancora la fortuna di vederla perchè non sarei riuscita a dimenticare i suoi grandi fiori rossi ma ricordo molto bene quella viola porpora in giardino da mia mamma che a maggio ce ne regalava di splendidi.

Riporto uno scritto di Ariela Robetto che parla  di questa pianta e del perchè, a Balme, viene chiamata fiore di San Giovanni.

Paeonia_peregrina da wikispeciesGli storici Giovanni e Pasquale Milone, nel loro studio relativo alle Valli di Lanzo del 1911, scrivevano: «Una cinquantina d’anni fa in Balme usavasi ancora il giorno di S. Giovanni Battista ornare esternamente la cappella della Visitazione con fronde e fiori, in particolare con peonie selvatiche, che diconsi ivi fiori di S. Giovanni, nonché inalzare presso la stessa cappella una specie di albero della cuccagna, adorno di fiori e di nastri».

La ricorrenza del Battista doveva essere particolarmente sentita in paese sin dai tempi della sua costituzione, portando il nome del santo colui il quale può essere considerato il capostipite dei balmesi, Gioanni (Jouan) Castagnero Ljintch.

La cappella della Visitazione della Beata Vergine, o di Sant’Urbano, venne costruita nel 1608; nel 1674, come riferisce la Visita Pastorale dell’Arcivescovo monsignor Michele Beggiamo, era chiusa davanti con cancelli, presentava un’icona dipinta sul muro ed apparteneva alla comunità. Leggi il resto dell’articolo

L’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme

Balme (1432 m), ultimo comune della Val d’Ala e più alto Comune delle Valli di Lanzo (TO) , si prepara a festeggiare il compleanno del suo Ecomuseo.

Nato il 30 novembre 2002, l’“l’Ecomuseo delle Guide Alpine A.Castagneri” è più vitale che mai.

D’altronde l’Ecomuseo – diverso dal semplice museo – è inserito all’interno di una comunità ed esponendo foto, oggetti, documentazione si occupa non solo della vita quotidiana del luogo ma anche delle tradizioni orali, del paesaggio e dell’architettura tutelando così il proprio territorio. Inoltre vengono trattate e promosse attività didattiche e di ricerca che coinvolgono non solo la collettività locale ma anche le istituzioni locali.

Ho scoperto questa definizione che trovo perfetta per identificare un ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio (Maurizio Maggi, Ecomusei: guida europea, Allemandi editore, Torino, 2002, p.9). Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio della neve

Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno “imponenti”, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili.

Anche in una città come Torino, sebbene la neve non abbia insistito come in altre zone del nostro Paese, ci sono state polemiche e lamentele per qualche disagio che la neve ha creato scombussolando il “normale” svolgimento della vita cittadina.

Durante quei giorni, catturato come tanti dal  flusso, anch’esso imponente,  di notizie, foto, servizi televisivi, interviste, attacchi vari ai sindaci delle città, polemiche e così via, ho pensato spesso ad un silenzio particolare, insolito, ma anche molto elegante ed eloquente. E’ il silenzio che proviene da certe valli alpine distanti solo un’ora di auto dalla metropoli in cui vivo.  Frugando nei ricordi dei racconti dei vecchi e tra le letture che ho potuto fare, ho pensato che grandi nevicate ce ne sono sempre state, anche quando non c’era tutta questa tecnologia che ci circonda e che ci fa sentire illusoriamente così potenti ma in verità così fragili da ritorvarci in un batter d’occhio profondamente smarriti e disarmati sotto un’insistente ed “inattesa” nevicata  da inverno di “una volta”.

Di questo silenzio, ammantato di bianco, vorrei rendervi partecipi riportando qui uno scritto del mio amico Giorgio Inaudi, autore di libri di cultura alpina, grande conoscitore e straordinario narratore di quell’area francoprovenzale che si rinviene nei dintorni di Balme, piccolo villaggio alpino delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

La stèila

La stèila di Gianni Castagneri

Per tanti anni il fascino di un curioso fenomeno naturale, è rimasto per me un mistero. Quando bambino e poi adolescente trascorrevo alcuni giorni in alpeggio coi nonni materni, mi ritrovavo immerso in un mondo che era un po’ la congiunzione tra il medioevo e la modernità.

Nei caseggiati della Coumba e di Pian dla Trènt, stazioni transitorie della monticazione estiva, venivo a contatto con aspetti di vita che ben presto sarebbero stati sostituiti in un primo tempo dai ricordi, quindi da successive immagini di abbandono e poi, in ultimo, dalla rovina. Solo molto tempo più tardi, avrei scavato nel mio vissuto per ripescare significati e curiosità, o per riscoprire sensazioni e reminiscenze, nel tentativo, probabilmente parziale, di trasmettere qualcosa a quanti sarebbero venuti dopo, nell’auspicio che almeno qualcuno ne avesse un minimo interesse. Leggi il resto dell’articolo

Una guida diventata leggenda

Antonio Castagneri detto "Toni di Tuni"The few English mountaineers who have visited the valleys of Lanzo must certainly have been struck by the position of the village of Balme in the val d’Ala, surrounded on alI sides by steep rocky ridges, and dominated by the grand rock wall of the Bessanese which fills the head of the valley.
This was the home of the great Italian guide Antonio Castagneri.

(WA.B. Coolidge, “AlpineJournal” 1890)

La sezione “Montagna” di oggi del quotidiano La Stampa dedica una pagina intera al villaggio di Balme (Val d’Ala) e alla guida alpina Antonio Castagneri, detto “Toni di Tuni”, diventata una della più grandi delle Alpi occidentali nell’Ottocento.

Ecco l’articolo

Beppeley

I nonluoghi

In alcuni post, e commenti vari su questo blog, qualche volta si è tirato in ballo il concetto di nonluogo (per esempio in questo mio commento sul post “Genius Loci“). Ho scoperto Marc Augé, l’antropologo francese che ha coniato questo termine, leggendo il libro di Annibale Salsa.

L’altro giorno, in una delle mie crisi mistiche, intercetto il blog di Ameya, dove ogni tanto amo approdare, per mettermi un po’ davanti allo specchio e capire qualcosina in più di me stesso, e scopro con immenso piacere che argomenta proprio su quel concetto. E lei lo fa in maniera splendida, chiarendo ancora di più questo neologismo che, di primo acchitto, può essere di non immediata comprensione.

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Al chiar di Luna

Pian della Mussa è riconosciuto come uno dei pianori più belli dell’intero arco alpino. Se ci aggiungiamo anche una Luna piena fantastica, la più luminosa di tutto l’anno 2010, per la sua particolare posizione rispetto alla Terra, il villaggio di Balme, una buona compagnia e l’ospitalità dell’Antico Albergo Camussot, ecco che un sabato qualunque, si può trasformare in un sabato davvero eccezionale.

Era da molto tempo che desideravo fare un’escursione con la Luna piena. Abbiamo colto l’occasione grazie al programma di uscite che lichene1 (http://andreamantelli.blogspot.com/) propone con le racchette da neve nelle Valli di Lanzo. Neanche le poco invitanti previsioni meteo di Nimbus sono riuscite a scoraggiarci. Eccole nel bollettino emesso venerdì scorso:

“Da sabato prevarranno venti settentrionali più asciutti favorevoli a belle schiarite, ma daranno il via a una nuova intensa irruzione di aria polare che manterrà temperature gelide in montagna nel fine settimana con punte di -20 gradi dai 2000 m e da domenica si riaccentueranno le gelate notturne anche in pianura”.  Leggi il resto dell’articolo

Balme – Pian Gioè

E’ incredibile come alcuni luoghi rimangano quasi sconosciuti, quando invece sono così belli e così vicini a località molto frequentate, se non alle persone che amano profondamente questi posti. Questo è sicuramente il caso del pianoro della Cumba e di pian Gioè (come anche per gli alpeggi superiori che se non fosse per l’itinerario che porta a Punta Serene sarebbero ancora meno conosciuti), eppure sono in linea d’aria vicinissimi al più famoso Pian della Mussa che si raggiunge anche da qui, ma con un itinerario ben più lungo.

Ho conosciuto la zona in autunno quando il rosso delle piante dei mirtilli si contrappone al giallo dei larici e al verde dei rododendri ed è stato come scoprire un paradiso nascosto. Oggi sono tornato con amici che mi chiedevano di fare una ciaspolata in un luogo poco frequentato.
Il percorso fino agli alpeggi della Cumba è ben pestato anche perchè lì vicino c’è il pilone dedicato a S. Pancrazio da cui si può godere di una superba visuale dall’alto dell’abitato di Balme.
Sorpassate le baite, tra le quali se ne nota una costruita con una vera e propria prua verso monte a sfidare la forza delle valanghe, abbiamo seguito la traccia lasciata da due sci-alpinisti tra una fitta vegetazione di ontani verdi (dròsa) con qualche traverso che ostacola la progressione delle ciaspe, soprattutto con la neve ancora molto farinosa e poco coerente.

La fatica viene però ripagata dai paesaggi che si svelano arrivando a pian Gioè o mettendo il naso in direzione del vallone del Servin.
Consumato un veloce pranzo, fatte due chiacchiere e scattate diverse foto siamo rientrati sullo stesso percorso preferendo però le discese più ripide ai traversi.

Da pian Gioè, fossimo partiti prima, avremmo potuto continuare per l’alpe Giasset oppure per l’alpe Fontana.

Andrea

Autunno bianco in Val Servin

La domenica appena passata è stata una ghiotta occasione per condividere con gpcastellano, blacksheep77, serpilloCristina, Paolo e Gaia (tutti e tre del CAI di Pinasca, Val Chisone) la Val Servin tra le montagne di Balme.

Al termine di questa deliziosa e remunerativa escursione, in un angolo solitario e selvaggio dell’alta Val di Ala, ci siamo incontrati con Lichene1 e Gianni Castagneri che, con grande disponibilità, ci ha aperto le porte dell’Ecomuseo delle Guide Alpine “Antonio Castagneri”.

Abbiamo poi festeggiato il primo  anno di vita di  questo blog insieme a ometto83 e fenneck nei bellissimi locali dell’Antico Albergo Camussot dove Antonella e Guido ci hanno coccolato con una superba merenda sinoira.

Con tutta franchezza, possiamo dire che non ci siamo fatti mancare proprio niente per onorare un incontro tra blogger e simpatizzanti appassionati e innamorati di montagna.

Peccato davvero per tutti coloro che non ci hanno potuto raggiungere tra le splendide montagne dall’alta Val di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

L’impero nascosto

Alpe San Bernè

Tratto dal libro: “L’immaginario popolare nelle leggende alpine” di Piercarlo Jorio.

Sulle carte escursionistiche della Val Grande di Lanzo, San Berné (1969 m) è il nome di una zona cosparsa di alpeggi situati in splendida posizione sul versante sud della valle nel Comune di Chialamberto.

Da leggere con lentezza, come quella che caratterizza il cammino dei nomadi…

Il versante insolato, oltre il bosco e fin sotto la cresta spartiacque con la media Valle dell’Orco, si apre in una vasta fascia pascolativa, estesa dall’Uja di Bellavarda (dove intrecciano danze le fate trasvolate da Locana) alla Levanna Orientale, a tratti spianandosi in conche lacustri e in ampi terrazzamenti come quelli che ospitano, sui margini, il santuario della Madonna del Ciavanis e la cappella della Madonna delle Grazie alla Frassa, o ingolfandosi in splendidi valloni, come quello di Vassola con dislivello di 600 metri (ora minacciato dalla ennesima sconsiderata strada, che ne ha già irreversibilmente sfregiato l’imbocco da Chiappili). Leggi il resto dell’articolo

Montagna Viva

Balme

Il Consiglio Comunale di Balme, ha approvato con voti unanimi un ordine del giorno che, a fronte delle Bessanesecontinue minacce nei confronti della montagna, ne individua le debolezze e si fa carico di proporre una sorta di manifesto, in 15 punti, dove si delinea una strategia volta ad ottenere un nuovo periodo di attenzione e di sviluppo. Con questo documento, uno dei più piccoli comuni d’Italia, intende proporre delle linee programmatiche che, nel riconoscere il ruolo delle terre alte, propone delle soluzioni che, se attuate in modo concreto, possono finalmente contribuire ad un rilancio di aree marginali, che per troppo tempo sono state concepite come problema e raramente come una risorsa per tutti. Una nuova attenzione che non può prescindere dal riconoscere il diritto delle popolazioni alpine ad auto determinarsi, e al tempo stesso a proporsi come artefici e protagoniste del futuro che le attende.

Leggi il Manifesto per una Montagna Viva

by Beppeley