L’ordine disordinato

2015-01-18 613 (1024x768)Crediamo che la natura sia ordinata e pulita. Da lontano tutto sembra netto, preciso, goniometrico. Non è così. Avvicinandoci agli anelli di Saturno la sonda Cassini ha fotografato la situazione. Anelli spessi in media soltanto dieci metri e composti da materiale raccolto in giro per lo spazio, rocce e sedimenti quasi invisibili. Distano seimilaseicento chilometri dalla superficie gassosa del pianeta e si estendono per centoventimila chilometri. Gli anelli di Saturno sono divisi in sette fasce. Le forze gravitazionali che consentono a questo enorme marchingegno cosmico di funzionare dipendono dal pianeta e dalle sue “lune pastore”: lune che orbitano intorno al pianeta e concomitano alla creazione degli anelli. Tutti i pianeti gassosi ne hanno: per questa ragione Giove, Urano e Nettuno hanno anelli ma sono scarsamente visibili. Da distante anche il bosco sembrerebbe perfetto, ordinato. Nella stagione invernale la neve rafforza la percezione dell’inganno. La coltre lattiginosa ricopre e nasconde, mette in pari e appiattisce le chiome rimaste verdi. Le compatta. In estate la vita si moltiplica, la predazione e la dipendenza reciproca, e il senso materiale del disordine cresce a dismisura, il grado di entropia estetico aumenta. Bisogna metterci le zampe dentro per constatare la sovranità del disordine, un disordine splendido, ruggente, avvolgente, chimicamente fermentante. Leggi il resto dell’articolo

Spazi vitali

2015-04-26 583 (1024x683)Cosa vi trasmette questa fotografia?
Molto probabilmente ben poco e magari state anche pensando che non è una bella giornata per fare un’escursione in montagna. Cosa mai potremmo osservare durante un tempo così “brutto”? Quali sensazioni potremmo provare?
La foto l’ho scattata a fine aprile scorso a Bracchiello (frazione del Comune di Ceres, in Val d’Ala), nei pressi della Trattoria dei passeggeri, che si trova proprio lungo la provinciale delle Valli di Lanzo, quella che ci conduce fino ai 1800 metri di quota di Pian della Mussa. L’ho fatta perché quel panorama mi ha trasmesso una profonda sensazione di benessere: rigogliose foreste ricoprono i versanti con impatto antropico davvero minimo: alla destra (versante orografico sinistro) si nota a malapena la strada che risale la Val d’Ala mentre al di sotto si notano pochi tetti di cui uno è quello della centrale idroelettrica di Chiampernotto.
Personalmente lo trovo un paesaggio ricco di fascino perché custodisce una promessa di vita: c’è un bel tetto di nubi che stanno alimentando la sete dei faggi, e tutto l’ambiente da essi custodito, solo qualche ora prima è piovuto abbondantemente e tutt’intorno il silenzio è rotto solo dal vigore del torrente Stura, che solca il fondovalle conducendo la sua acqua – un misto di ghiaccio e pioggia – a soddisfare la “sete” della pianura. Leggi il resto dell’articolo

C’era una volta un sentiero

Comincio con una precisazione doverosa: quanto segue esprime pensieri ed opinioni personali e non il punto di vista ufficiale del CAI.
IMG_1261rLa primavera scorsa, nell’ambito delle attività della Commissione Sentieri del CAI di Lanzo, volte al recupero ed alla valorizzazione di vecchi sentieri abbandonati, è stato ripulito e segnalato il sentiero sulle pendici del Monte Rosso, che collega Cantoira con le borgate abbandonate di Senale e Pian Uccello (Val Grande di Lanzo), passando a fianco del dolmen del Rio Combin per poi ridiscendere verso la Stura all’altezza della frazione Bergognesco e tornare così al punto di partenza, realizzando un bellissimo percorso ad anello.

Da Senale un altro sentiero, attraverso un meraviglioso traverso pianeggiante in faggeta, permette di raggiungere il sentiero storico 301 che da Cantoira sale a Santa Cristina.
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Il Larice, albero del sole

2014-05-11 164 (1024x768)Nessun essere vivente al mondo riesce ad ascoltarti come sa fare un Larice.
Quando la vita diventa confusa ed opaca, quando la mente ingrigisce e senti il bisogno di fermarti, per riflettere e “riprendere la giusta via”, la semplice compagnia di questa grande conifera infonde una serenità senza eguali. Un Larice non può parlarti, ma ti sospinge verso la verità che covi dentro te stesso e che la tua paura non ti fa ritrovare, ti aiuta ad alzare la testa, a delineare i contorni dei tuoi dubbi, a diradare la nebbie delle incertezze. E lo fa creando con la sua chioma, attorno a te, un ambiente magico, uno spazio di aria e luce che riempie, con lenti respiri, la tua anima esausta, dandone nuovo vigore. Quando, coricato ai suoi piedi, guardi verso il cielo, i tuoi occhi restano incantati dai continui, ritmici e tuttavia fievoli bagliori di luce che filtrano fra i suoi rami penduli, coronati da mille ciuffetti di foglie, mentre rametti lassù in alto danzano, creando una pioggia di stelle luccicanti che ti cadono dentro, scintille di luce che riverberano nella lanterna del tuo cuore. Quando poi ti alzi e te ne vai sommessamente, appena prima che sfugga alla tua vista, ti volgi verso il suo luminoso ed elegante profilo per un ultimo breve saluto, colmo di gratitudine, perché hai netta la percezione di essere migliore di prima. E’ questo che fa grande il Larice, è questa sua straordinaria capacità di infondere pace interiore e serenità. […]

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Alberi

albero2Alberi!
Frecce voi siete
dall’azzurro cadute?
Quali tremendi guerrieri
vi scagliarono?
Sono state le stelle?

Vengon le vostre musiche
dall’anima degli uccelli,
dagli occhi di Dio,
da una perfetta passione.

Alberi!
Le vostre radici rozze si
accorgeranno
del mio cuore sotto terra?

Federico Garcia Lorca

Boschi del Ben A'an

Noi italiani

boscoFine agosto 1952

“Gli italiani sono un popolo di sedentari, per non dire di pigraccioni e di mollaccioni. Non camminano e non amano la natura. A una bella camminata nel bosco preferiscono il ristorante, dove s’ingozzano di cibo fino all’inverosimile. Molti di quelli che incontro chiedono per prima cosa dove ci sia un buon ristorante, possibilmente «tipico». Gli stranieri, invece, chiedono quasi sempre dove conduca questo o quel sentiero, oppure quante ore ci vogliano per attraversare questo o quel colle. La letteratura tedesca è per buona parte ambientata nei boschi. Nei boschi italiani, viceversa, ci sono tutt’al più le volpi (se non le ammazzano), ma non le Muse. Il fatto che il romanticismo sia nato in Germania e non in Italia significa pure qualche cosa. Forse anche qui c’entra la religione: il protestantesimo ha nei riguardi della natura e degli animali un atteggiamento molto diverso da quello del cattolicesimo. Ma la cosa che più che muove a sdegno è vedere che gli italiani lasciano i loro rifiuti dappertutto, anche su un bel prato. E’ l’inciviltà che va a braccetto con l’insensibilità.”

Anacleto Verrecchia
“Diario del Gran Paradiso” (Fògola Editore – 2ª Edizione maggio 2012)


Vacanze in montagna. Una domenica sui sentieri della Grande traversata che gli italiani disertano

Post del 21 luglio 2014 pubblicato su MountCityGta

All’albergo Montagnard di Balme, vecchio stile ma confortevole, si stupiscono. Da quando in qua un italiano è in cerca di alloggio? La clientela è perlopiù tedesca e il motivo lo si comprende facilmente. L’albergo è anche posto tappa della Grande Traversata delle Alpi e su questo itinerario escursionistico che unisce tutto l’arco alpino occidentale nella Regione Piemonte la lingua ufficiale è il tedesco (e, in sottordine, il francese e l’olandese). […]

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Come può…

2014-08-31 585 (1024x768)Come può la natura
rimanere bella
quando ogni giorno
le si sottrae qualcosa?
Come può rimanere
bella una foresta
se ogni giorno
il tagliaboschi
abbatte un albero?

Menci

(da Agenda CAI 2013 a cura del CSC)

Si chiama Sviluppo Rurale 2014-2020…

BoschinValle

Circolare dello Sportello Forestale – Comunità Montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone

… e lo potete vedere sui maxischermi delle Valli di Lanzo, non prossimamente, ma già adesso. Se amate l’escursionismo, queste Valli vi invitano a cambiare al più presto settore alpino, come da tempo ha già capito l’amico GP (qui il suo commento al post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo“), perché hanno deciso di sacrificarsi sull’altare dello “sviluppo” economico (in)sostenibile targato Unione Europea (qui articolo in merito su IlFattoQuotidiano.it) ignorando completamente gli indirizzi della Legge sul Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte:

Turisti, escursionisti, amanti della natura: le valli di Lanzo vi consigliano di andare altrove, qui non troverete nulla di ciò che cercate. L’acqua, i boschi, le montagne sono nostre e ce le gestiamo come ci pare, non abbiamo bisogno di voi”.

Abbiamo ricevuto via mail, da parte di un lettore del blog, la circolare della Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (forestale.vallidilanzo@ruparpiemonte.it) di settembre 2014 (n. 24) che ci fa comprendere appieno su quale settore le Valli di Lanzo hanno deciso di puntare per il rilancio economico, disinteressandosi così delle potenzialità del turismo escursionistico (la dimostrazione la trovate negli ultimi post). Ecco la circolare:

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Lago d’Afframont

2014-05-11 080 (1024x768)Il Lago d’Afframont è un incantevole specchio d’acqua alpino incastonato tra i monti come proprio il toponimo originale suggerisce, ovvero Lài fra li mount che in patois significa “Lago fra i monti”.

Si adagia a circa 2000 metri di altezza in una conca appartata delle Valli di Lanzo, precisamente in alta Val d’Ala nel suo versante all’inverso e lo si raggiunge con una breve ma appagante escursione con partenza dal Villaggio Albaron di Balme (provincia di Torino).

Per chi vuole cominciare a liberarsi sui monti, questo delizioso lago rappresenta una vera e propria perla delle Alpi Graie meridionali che ripaga completamente delle energie spese sul sentiero che inizialmente si arrampica ripidamente nei boschi che lo sostengono.

Insomma, se desiderate dedicarvi all’escursionismo, magari cominciando proprio con le Valli di Lanzo, così vicine a Torino, da qui potete iniziare per poi ritrovarvi incantati indelebilmente delle meraviglie custodite dalle nostre montagne, perché in quelle acque cristalline e fragili potrete specchiarvi con i paesaggi della vostra anima che non aspettano altro di manifestarsi al mondo con tutta la loro bellezza.

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Abitare la montagna

20131103-819 (1280x960)“[…] Consideriamo soprattutto che l’uomo, per propria natura, è un organizzatore dello spazio, che antropizza il paesaggio e lo conforma  alle sue necessità. Compie sostanzialmente due tipi di intervento: la prima è diretta, determinata a trasformare il luogo della natura in uno spazio in cui sviluppare la sua cultura modificando l’ambiente, anche in modo fortemente invasivo, rispondendo esclusivamente ai suoi bisogni. La seconda è mentale: il paesaggio diviene espressione di stati d’animo, assumendo peculiarità simboliche non innate ma stabilite dalla cultura. Poiché non c’è paesaggio senza osservatore, appare chiaro che i valori attribuiti allo spazio sono strettamente legati a chi lo osserva.”

Da “I Sacri Monti” di Massimo Centini (Torino, 2013).

Non c’è paesaggio senza osservatore“.

E oggigiorno, non solo in montagna, chi osserva il paesaggio?

Vi suggerisco di ingrandire più che potete la foto che vedete qui in alto (cliccateci sopra) e poi di sprofondarci dentro per osservarla con attenzione.

L’ho scattata il 3 novembre scorso durante un’escursione molto remunerativa, sia per la bellezza dei luoghi attraversati e sia per la splendida compagnia di cui faceva parte anche Ventefioca, che l’ha brillantemente descritta nel post Dentro al vento – Testa Pajan.

Credo che sia molto difficile riuscire a racchiudere in un’unica foto di un paesaggio alpino i diversi livelli dell’abitare la montagna e questo scatto penso che sia riuscito nell’intento.

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Niente di nuovo sul fronte occidentale

La Stampa del 2 nov. 2013
cliccare sopra la foto per leggere l’articolo

Chi legge questo blog sa quanta passione ed impegno mettiamo nel cercare di comunicare una Montagna sana, non arroccata al passato, una Montagna che possa essere “migliorata” e portatrice di tradizioni.

Ci piacerebbe assistere ad un sempre maggior interesse verso le aree montane, ma non certo perché vengano saccheggiate delle loro risorse come, ad esempio, l’acqua e le foreste, oppure viste esclusivamente come occasione per riversare somme ingenti di denaro allo scopo di realizzare opere gigantesche ed inutili.

Ci piacerebbe fosse dotata di una rete sentieristica a norma, funzionale e curata, attuando progetti lungimiranti affinché si attiri il turismo lento tutto l’anno, un turismo escursionistico di qualità e rispettoso dell’ambiente naturale e culturale, soprattutto volgendo lo sguardo all’estero perché noi italiani camminiamo poco e pensiamo che la montagna sia solo sci.

Ci piacerebbe che i servizi ed i mezzi di trasporto non fossero penalizzati, come pure le famiglie che lì risiedono, magari cercando di favorire chi vorrebbe abitare nelle vallate alpine. Leggi il resto dell’articolo

Incanto autunnale

20131012-026C’è solo un caso in cui si può ascoltare la pioggia quando il cielo è perfettamente sereno: bisogna trovarsi in un bosco subito dopo una nevicata ed avere molta fortuna di entrarci al momento giusto, quando il sole intona il nuovo giorno baciando le chiome degli alberi.

E’ successo sabato scorso, subito dopo quell’impulso di aria fredda che ha fatto cadere fiocchi pesanti sopra i mille metri in Val d’Ala.

Lo scenario da favola è il bosco che si trova sopra Martassina (1187 m, fraz. di Ala di Stura), e l’itinerario escursionistico che mi ha fatto incantare (il sentiero delle masche) è quello che avevo già in parte descritto nel post Dimenticare il mondo ma questa volta con rientro a Martassina passando prima per l’boschialpeggio de la Tea (1539 m), compiendo così un bellissimo giro ad anello.

Questa volta il “mondo”, proprio nel giorno delle Ali della libertà sulla Punta del Rous, è tutto da ricordare e da stivare in un angolo dell’anima.

Voglio credere che i ragazzi caduti in volo sulla Val d’Ala il 12 ottobre 1944 abbiano voluto regalarmi una giornata straordinaria, forse anche facendomi assistere ai giochi con il vento di due giovani aquile che volteggiavano sopra il Laietto con improvvise picchiate: uno spettacolo unico.

Mi fermo qui, invitandovi a prendervi qualche minuto per ammirare qualche foto di questa giornata davvero straordinaria nei boschi incantati della Val d’Ala: cliccate qui per vedere lo slideshow su flickr (il pulsante in basso a destra permette di vederlo a tutto schermo).

A piedi nel bosco

20130413-487Seppur sballottati tra repentine impennate delle temperature, a cui segue un altrettanto impetuoso inabissamento delle medesime, la primavera sta sbocciando ed uno dei primi segnali che avvertiamo in montagna, il più evidente, è quello rappresentato dall’esplosione del prepotente e vivace verde delle foreste che ricoprono i versanti vallivi. Se poi vogliamo seguire qualche traccia di sentiero, ce ne potremo accorgere anche ammirando le magnifiche fioriture. E qui potete trovare qualche post recente, prodotto da anime sensibili, che vi mostrerà degli esempi molto belli.

Di boschi avrei voluto parlarne lo scorso autunno, dopo una straordinaria escursione in Val Grande di Lanzo suggerita dall’amico paologiac. Ma la neve arrivò in fretta e non mi sembrò più consono raccontarvi di boschi autunnali, visto che le foto li ritraevano proprio con quella livrea.

L’idea di questo post mi è venuta soprattutto leggendo un libro molto interessante Camminare nei boschi di Lorenza Russo, uscito nel 2012 ed edito da Hoepli.

Un libro questo che ha saputo subito catturare la mia attenzione e che senza indugi è riuscito ad assorbire la mia anima, proprio come riesce a fare una selva di montagna. Leggi il resto dell’articolo

La “Vi ‘d Miculà”

In questo periodo, appena il sole spunta dietro le creste, le foreste che custodiscono la pietra dei montanari si incendiano di autunno. Se poi ci mettiamo una spruzzata di bianco, lassù, oltre i 2000 metri, sovrastato da un blu profondo, allora l’ambiente alpino ci dona contrasti davvero unici, da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Questa mattina verso l’alta Val Grande di Lanzo c’è un po’ di goùnfia. I boschi di Groscavallo sono all’ombra, pioviggina e fa freddino. Oggi è meglio tenersi più in basso, verso Cantoira, dove il sole bacia i boschi esaltandoli di cromature terribilmente seducenti.

La “Vi ‘d Miculà” è uno storico sentiero forestale, posto sul versante sud della Val Grande e a monte del Comune di Cantoira (To), che collega la frazione di Lities (1144 m) a quella di Vrù (1039 m), adattissimo per immergersi nelle magie autunnali dei boschi.  Leggi il resto dell’articolo

Foliage

La stagione che preferisco è la primavera ma l’autunno ha nulla da invidiare ai verdi virgulti ed ai fiori dagli intensi colori gialli, rosa e bianchi.

La parola inglese foliage viene tradotta in foglie, fogliame ma indica anche un’emozionante attività: il vedere ed osservare le  foglie che cadono in autunno.

Non serve recarsi in Canada, Stati Uniti e Giappone: l’Italia, con i nostri boschi, parchi e vigneti ha nulla da invidiare ai paesi stranieri.

Buon viaggio nei boschi incantati di montagna, pennellati di giallo, arancio, rosso, viola e marrone e mi raccomando, scegliete bene il momento perchè non tutti i giorni sono uguali.

FOGLIE GIALLE

Ma dove ve ne andate,

povere foglie gialle,

come tante farfalle

spensierate?

Venite da lontano

o da vicino?

Da un bosco

o da un giardino?

E non sentite la malinconia

del vento stesso

che vi porta via?

Trilussa