Montagne riminizzate

neve

Panorama dal sentiero sopra gli Alboni verso la testata della Val Grande

Mosso dalla curiosità di “scovare” e osservare alcuni animali presenti nella Val Grande di Lanzo durante la stagione invernale, mi sono recato in uno dei giorni scorsi proprio nelle borgate presenti al di sopra degli ultimi villaggi che si incontrano lungo la valle prima che la strada muoia presso Forno Alpi Graie. Mi riferisco in particolare agli splendidi agglomerati di Alboni e dei Rivotti, veri paesini davvero incantevoli che i “camosci bianchi” conoscono e che costituiscono un autentico balcone sulla porzione mediana della valle con scorci sulla celebre bastionata della testata terminale. Non mi dilungo sui panorami che, come detto, sono conosciuti ai più (ma che comunque meriterebbero sempre un commento!) e nemmeno sugli aspetti faunistici che, in maniera del tutto superficiale e sommaria, sono riuscito a cogliere in un’unica giornata di passeggiata. Non mi dilungo neanche sul foehn che ha soffiato per tutta la giornata alternando rare folate relativamente fresche a “vampate” calde molto più frequenti che mi hanno fatto dimenticare di essere in quel periodo che dovrebbe essere statisticamente uno dei più freddi dell’anno (come detto non mi dilungo anche se mi pare che i cambiamenti climatici almeno nelle nostre lande siano sempre più evidenti e manifesti ai nostri occhi; continuiamo a riflettere su questo…). In realtà il mio post è una semplice riflessione che parte da un’osservazione, osservazione che, ancora una volta, trae spunto da una brevissima passeggiata.

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Patrimonio escursionistico

AVCDall’ultima newsletter n.10 “Tele di Ragno” della Rete Escursionistica Regione Piemonte leggo volentieri dei lavori di recupero e di sistemazione di due sentieri all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Si tratta dell’Alta Via Canavesana e del Sentiero di Caccia.

Questi interventi sono stati concretizzati dalla Comunità Montana Valli Orco e Soana grazie ai finanziamenti ottenuti dal Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R. 2007-2013, Misura 313, azione 1) che è “il principale strumento strategico di pianificazione e intervento per tutti i settori e le attività produttive del mondo rurale piemontese”.

Il mio pensiero vola alle tanto amate ma – ahimé –  trascurate Valli di Lanzo e mentalmente percorro i sentieri che personalmente ritengo varrebbe la pena recuperare e manutenere affinché siano praticabili a livello escursionistico (vista anche la loro notevole importanza dal punto di vista culturale e turistico).

Proprio sul settimanale “Il Risveglio” del 13 dicembre 2012 compare un articoletto che parla dei progetti del GAL (Gruppo di azione locale delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone) nel 2013.  Verrà presentato alla Regione un bando pubblico che permetterà l’assegnazione di un contributo a fondo perduto del 100% ai Comuni che realizzeranno, in aree boscate,  itinerari e percorsi turistici. La somma disponibile per i progetti è pari a 900 mila euro. Leggi il resto dell’articolo

Ingria

Ingria è un minuscolo ma incantevole Comune della Val Soana. E’ uno di quei luoghi che nell’epoca dell’alta velocità ci sfugge come niente quando capita di essere tutti intenti a raggiungere la nostra meta, una vetta o un lago alpino. Si carica lo zaino, si monta in macchina e si pensa solo ad arrivare al parcheggio dove indossare gli scarponi: tutto quello che attraversiamo, dalla partenza all’arrivo, semplicemente non può esistere, sommersi come siamo in quegli attimi di niente prodotti dalla velocità.

E allora, come si può scoprire un villaggio alpino come lo è Ingria -un vero luogo– se da lì non si decolla per escursioni particolarmente ricercate e “famose” ?

A luglio di quest’anno partecipo ad un concorso fotografico sulla mia adorata Val Soana, più per gioco che per aspirazioni di vittoria, e così mi ritrovo invitato proprio in quel di Ingria per la premiazione. Leggi il resto dell’articolo

Il tempo rubato

Il vero antidoto contro la modernità è riprendersi il tempo. Vivere spazi di tempo liberato.

Marco Belpoliti, sulle pagine del quotidiano “La Stampa”, ci parla della generazione “No future” grazie a due libri: uno è di Marc Augé (l’antropologo francese che ha elaborato il concetto del nonluogo), e si intitola “Futuro“, e l’altro è di Gustavo Pietropolli Charmet che ha scritto “Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli“.

[…] È in corso un vero e proprio scippo del tempo, l’effetto di un’attiva invidia degli anziani, che culmina nella requisizione del tempo di vita dei ragazzi, per farlo diventare tempo della scuola, come accade nei licei, o del dopo scuola, come nelle attività sportive e nei corsi di addestramento, dalla musica alla dizione, fino alle vacanze-studio in Inghilterra: «tutte creazioni adulte finalizzate a ridurre il tempo libero dei ragazzi». […] Leggi il resto dell’articolo

Traffico lento

La Svizzera è un Paese con tante montagne.

Come l’Italia.

La Svizzera ha un Dipartimento dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni.

Come l’Italia.

La Svizzera ha cittadini che si spostano.

Come l’Italia.

La Svizzera ha una POLITICA per il traffico lento.

Che cos’è la politica?

L’uomo-macchina

Riprendo l’intenso commento di ometto83 sul precedente post dei sentieri dimenticati.

Il rapporto tra tecnologia e natura e quello tra tecnologia uomo sono  temi chiave della nostra epoca. Sono contento che siano emersi  proprio grazie ad unescursione in montagna.

Maggio del 2009: esco da una visita ospedaliera con in mano un articolo del quotidiano Avvenire, pubblicato il 22 aprile dello stesso anno, che un medico donna molto brava mi ragala dopo una benefica chiacchierata su medicina e dintorni. Da allora non solo riesco a curarmi meglio ma soprattutto evito di prendere farmaci tradizionali.

Mi sono sentito trattato da essere umano. Mi sono sentito al centro del mondo. E pensare che quell’ospedale di Torino, così umano, volevano chiuderlo. Perché? Forse la risposta in questo articolo che segue. Leggetelo, a costo di perdere cinque minuti della vostra vita in cose, forse, più urgenti. Leggi il resto dell’articolo

Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

Dopo le valanghe dell’inverno 2008/2009, sovente mi chiedo se certi sentieri, che hanno lasciato in me un segno di profonda empatia con il territorio circostante, sono ancora percorribili. Ci sono valli, montagne, boschi e borgate che ti entrano nel cuore: mettono le radici e non puoi fare a meno di ritornarci periodicamente, in ogni stagione. Sono una parte di te, che vuoi ritrovare in salute, per goderti ancora una volta una sana frequentazione del proprio tempo libero. No, nella mia testa non è tempo libero. E’ tempo liberato quello che ti regala la montagna.

E allora parto con serpillo, fenneck e ometto83 per ripercorrere lo stupendo sentiero ad anello Mottera-Frassa-Mea-Bussoni (Mottera). Siamo in Val Grande di Lanzo, nei pressi del Comune di Chialamberto quello del progetto Vassola che aspetta oramai solo più il via libera dalla provincia di Torino.

Ecco come lo abbiamo scoperto questo bellissimo luogo della Val Grande. Grazie al bimestrale Panorami e a Roberto Bergamino. Correva l’anno 2001. Leggi il resto dell’articolo

Alpeggi senza confini

verso l'Alpe d'AttiaDomenica 25 Ottobre alle ore 14:30 parteciperemo alla tavola rotonda intitolata “Alpeggi senza confini: escursionismo in alpeggio“. Questo evento si terrà in occasione di Alpi 365 Expò, in programma dal 23 al 25 ottobre prossimi a Lingotto Fiere (TO). L’appuntamento è  presso lo Spazio Incontri, dove verrà anche presentata la pubblicazione Escursioni in Alpeggioalla scoperta degli ambienti, del lavoro e dei prodotti d’alpe.

Ecco qui il programma.


Tratto dal libro (appena ristampato) “Lassù sotto la luna,  vita agro-pastorale nella alti valli” di Gianni Castagneri (Neos Edizioni), lascio in questo spazio il racconto di cosa significa andare in alpeggio nelle alte Valli di Lanzo. Con la speranza che questo scritto possa introdurvi ad un sano ed intelligente escursionismo nelle nostre splendide vallate alpine. Leggi il resto dell’articolo

Forti della Cultura

Sono convinto che il primo passo da compiere per cercare di fare qualcosa per il nostro ambiente sia quello di frequentarlo con gli occhi aperti e di immedesimarsi in esso per farlo un po’ nostro. Certo, non è come andare in un’agenzia di viaggi per acquistare il pacchetto all inclusive e fuggire via verso luoghi esotici. Appropriarsi del nostro territorio,quello di prossimità, è il primo imperativo a cui dobbiamo sottostare se desideriamo difenderlo, tutelarlo e curarlo. Camminare in una splendida vallata, con il cervello acceso, guardarsi intorno mentre il nostro cuore pulsa e il sudore scende dalla nostra fronte, sentire il ritmo del respiro che ci informa che siamo nel mondo, che facciamo parte anche noi della vita che ci circonda, con il nostro corpo e con la nostra mente, significa soprattutto che stiamo entrando in relazione con un angolo del nostro pianeta. Se poi con noi abbiamo una buona mappa della zona e magari anche dei buoni compagni di escursione ecco che la condivisione del tempo e dello spazio è davvero un’esperienza unica.

forti della cultura slideshow

Sabato e domenica, quelli appena passati, sono stati due giorni ricchi di stimoli culturali  trascorsi con la TAM Piemonte (aggiornamento per operatori  intitolato: “L’impronta dell’uomo sull’ambiente“), con la brava  Accompagnatirce Naturalistica Ylenia e con Enrico, brillante e competente guardiaparco del Parco Naturale della Val Troncea.  Con tutti loro abbiamo camminato insieme per conoscere con occchi nuovi un angolo della Val Chisone nei dintorni di Fenestrelle. Valle bellissima, mai vista così luccicante. Tirata a lucido grazie allo sguardo profondo e intelligente di persone eccezionali. Ed io, grazie a loro, ho visto emergere nel luogo montagna ciò che troppo spesso la nostra quotidianità relega ad un ruolo di secondo piano: la cultura. Quella che ci rende “forti” di fronte alle mille sciocchezze a cui tutti giorni dobbiamo assistere nel nostro Paese. La conoscenza ci permette di vivere con più coscienza la nostra vita, riappropiandoci così del nostro mondo in qualità di cittadini consapevoli.

Grazie alla TAM Piemonte e in particolar modo a Ylenia e Enrico per averci guidati in quel bellissimo angolo del nostro Piemonte: due giorni vissuti stupendamente per capire un po’ di più che un ambiente “visto” e frequentato in mondo intelligente, e con amore, è davvero il primo passo per difenderlo dalle pericolose visioni urbanocentriche che contraddistinguono la nostra epoca.

Beppeley

Orizzonti di senso

Quest’estate, navigando tra i monti, sovente ascoltavo affermare tra gli escursionisti: “Speriamo che  ad agosto le temperature non saranno troppo torride, così almeno i ghiacciai ed i nevai resisteranno fino all’inizio delle nuove nevicate“.

E’ vero, la nostra speranza, di noi escursionisti, è quella di ritrovare, come un tempo, una montagna più vera o, meglio, più riconoscibile. Forse il termine corretto è leggibile. Un montagna che riesca ancora a farsi capire per chi la frequenta da tempo e che di conseguenza ha interiorizzato una sorta di “mappa” mentale che permetta un dialogo con essa: lì il torrente, dove posso riempire la borraccia, lì la passerella che mi permette di attraversarlo, più in alto i nevai da solcare e che restituiscono alla pianura l’acqua accumulata in inverno. Poi, ancora più sù, i ghiacciai, anticamere delle vette e custodi di quella risorsa insostituibile e assolutamente necessaria per la nostra vita: l’acqua.

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Il tempo in vendita

Ho letto il commento di ometto83 al post Mount Disney e mi è subito tornato in mente un articolo esemplare scritto da Franco Michieli sul n.250 della Rivista della Montagna (pubblicato nel 2001 dall’allora casa editrice Edizioni CDA).

A quell’epoca avevo da poco iniziato la mia esplorazione delle montagne. Amavo “condire” le mie escursioni anche con delle buone letture (cosa che continuo a fare con entusiasmo). Questa che vi propongo qui, mai scordata e che condivido in pieno, è stata sicuramente quella che più mi ha segnato. Quella che tuttora mi accompagna quando, nel mio peregrinare fra i monti, mi capita di osservare, da lassù, le nostre città, le nostre pianure. La nostra civiltà.

Come ho detto correva l’anno 2001. Era l’epoca in cui l’economia (cosa molto importante di cui oggi però si fa pericolosamente fatica a capirne il senso), era solo più ridotta a new-economy (quella rappresentata da Internet e dallo scambio delle azioni delle società che operavano nelle nuove teconologie). Leggi il resto dell’articolo

Pian delle Riane, vallone di Unghiasse

Pian delle Riane (1800 m)

Profumo di erba appena tagliata, quella che tra qualche giorno diventerà fieno con cui preparare il letto delle stalle o sfamare in parte le bestie durante l’inverno seguente.

Profumo delle fioriture di inizio estate: il Giglio di San Giovanni, l’Arnica Montana, il Maggiociondolo, le cento specie di Orchidea selvatica che mettono fuori il loro musetto al sole di Giugno. Il più bello che si possa desiderare qui da noi, quello che ti dona luce fin quasi alle dieci di sera, facendoti ammirare un tramonto appena prima dell’ora del riposo.

Un sentiero polveroso all’ombra dei maestosi Faggi, molto più vecchi di noi, un sentiero che quasi ti conduce da solo su un letto di foglie multicolori dell’autunno appena dimenticato.

Un Torrente dall’acqua cristallina, fresca e allettante…che si offre al viandante come un miraggio in mezzo al deserto. E appena ti chini a bere, tra la brezza che ti rinfresca il sudore sulla fronte, il tuo riflesso sull’acqua trasparente appare tra colori smeraldini, i colori della specchiata delle foglie verdi fulgenti, proprie di questa stagione, che ti fanno da contorno. Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di Primo

Tutti noi sapevamo che durante la Festa del Monaviel tu, da lassù, gioivi insieme a noi. Era anche il tuo compleanno ed io ho partecipato conPrimo entusiasmo alla tua festa, lì dove si sentono cantare gli angeli.

Il Monaviel era la tua montagna che sei stato capace di farmi amare immensamente.

Ciao Primo.

by Beppeley


Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di una festa così bella. In particolare vorrei ringraziare Don Celestino che da oltre 40 anni sale al Monaviel per celebrare la Festa della Madonna Consolata. Condividere questi momenti in montagna, con persone così speciali, è un’esperienza unica.

Solstizio d’estate a Monaviel

sole

A cavallo del solstizio d’estate, nel periodo in cui la luce si attarda più a lungo, la voglia di escursionismo esplode, si fa prorompente come un bisogno naturale che attende una pronta risposta culturale. E’ una sensazione profonda che ti avvolge e che ti fa sentire la necessità di condividere con gli altri le emozioni più vere. Il desiderio dell’“esotico” trova appagamento anche vicino a casa soprattutto quando, come oggi, il viaggiare si è banalizzato ed omologato.

L’andar-per-monti restituisce il sapore delle cose autentiche se viene praticato con “intelletto d’amore” se riesce a porci in sintonia con i ritmi della natura e dei montanari di un tempo, se viene declinato con ”scienza e coscienza” attraverso la capacità di meravigliarci e di stupirci. Proprio su questi ultimi due concetti vorrei fermare l’attenzione. La noia e l’apatia che opprimono gli uomini del nostro tempo (soprattutto i giovani) sono il rovescio della medaglia dell’ansia da prestazione (generatrice di stress) che accompagna l’ideologia “sportiva” dominante, tutta giocata sulla performance, su di un antagonismo amorale che sfocia spesso in palese immoralità (sopraffazione, voglia di emergere ad ogni costo ed a qualunque prezzo, doping ecc.) e travolge con sé anche il residuo di quel sano agonismo destinato a diventare sempre più una vuota enunciazione retorica. Leggi il resto dell’articolo

Camminare per cambiare il mondo

Questa mattina ho letto con mio grande piacere questa bella lettera indirizzata da Mauro Luglio al quotidiano La Stampa  che l’ha pubblicata nella sezione “L’editoriale dei lettori”. Ho pensato così al post Tracce che ho scritto il 21 di maggio.

Camminate e il mondo cambierà

È un rimedio al traffico e ai divieti di sosta. Sferza i sensi intorpiditi, riaccende emozioni. Un modo antico e nuovo d’intendere l’esistenza

Siamo ormai nel pieno della bella stagione, i raggi del sole intiepidiscono o riscaldano l’aria. Un rimedio contro i divieti di sosta, il traffico, gli ingorghi, i giri a vuoto in cerca di un parcheggio? Camminare: solo a pronunciarla, è già parola distensiva, parisillaba, risuona in altre che hanno lo stesso pregio di acquietare la mente e di esprimere gioia, gusto per la vita. Accompagna il respiro. Leggi il resto dell’articolo