Mostra “Vite Preziose”

Viaggio artistico tra le creature brutte, insignificanti, microscopiche o pericolose nell’immaginario di Homo sapiens; indispensabili per gli equilibri naturali e la sua stessa sopravvivenza.

Testo di Federica Caprioglio*

Sono perdutamente innamorata della vita su Gaia. Non a caso, dopo la mia fanciullezza a contatto con i monti e la campagna, ho indirizzato i miei studi verso le Scienze Naturali; la spinta interiore era volta a conoscere e incontrare il “selvatico”, intendendo qualunque organismo mi fosse allora sconosciuto.

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Homo sapiens über alles

Sedersi con le spalle all’ingresso del bivacco Molino (2283 m; Val d’Ala – Valli di Lanzo) ed osservare un branco di stambecchi che pascolano a pochi metri di distanza, è al contempo un evento inconsueto ed un’emozione straordinaria.

Dopo aver pascolato, il branco ha sfilato davanti a noi andando avanti e indietro in fila indiana, le femmine in testa e i piccoli al seguito, mentre alcuni esemplari sono rimasti appostati come sentinelle sulle prominenze rocciose, che si erigono alle spalle al bivacco.

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Il glacialismo nelle Valli di Lanzo

Rintracciare una copia del libro Il glacialismo nelle Valli di Lanzo, di Federico Sacco, non è stato semplice. Qualche anno fa mi trovai in un vicolo cieco quando scoprii che una copia per la consultazione era disponibile all’Accademia delle Scienze di Torino ma per entrarci era necessario essere socio oppure farsi presentare da uno di essi. Successivamente mi venne in aiuto – ormai insperato – Giacomo Re Fiorentin, geologo dell’Arpa Piemonte.

Pubblicato nel 1928, sono riportate le memorie del Prof. Sacco sulle osservazioni e sugli studi del glacialismo delle Valli di Lanzo, corredato di carta glaciologica e fotografie.

Prima di continuare nella lettura di questo post, vi invito a guardare un paio di video per rendervi conto di quanto sta succedendo quest’estate in alta quota.

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Uccidiamoli ancora

Penetrata S. M. della sventura occorsa ad alcuni individui rimasti vittima dell’ingorda ferocia de’ lupi detti della Svizzera ricomparsi già nel corrente anno in qualche Provincia de’ Regj Stati, determinò nel suo sensibile, e magnanimo cuore di promuoverne radicalmente lo sterminio […].

Da “Manifesto per aumento di premio agl’uccisori di lupi feroci“, Torino 6 giugno 1817.

Quattro secoli di sterminio

Testo di Luca Giunti*

Al termine della breve relazione che insieme ai colleghi di Città Metropolitana ho tenuto al salone del libro di Torino, alcuni presenti hanno continuato a porre domande sul ritorno del lupo, sul monitoraggio nazionale, sull’aumento e la diffusione in aree collinari e periurbane, non più solo montane. Un interrogativo in particolare ricorreva con una certa polemica: «va bene tutto, ma i nostri nonni che hanno sterminato i lupi, non potrebbero aver avuto ragione? perché noi non potremmo ritornare a una situazione come quella, senza alcun lupo in giro?»

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L’alpe Corniele: un nido d’aquila nelle Valli di Lanzo

Un brandello di memoria lo si può tramutare in un’escursione al limite dell’impossibile?
Ho recuperato un numero del 2015 della rivista “Panorami-Vallate Alpine”, che purtroppo ha chiuso i battenti, in un angolo buio e polveroso di uno scantinato. In quel cantuccio, uno scritto della cara amica Ariela attende di dimostrarti che il concetto di tempo (cronologico) è una pura invenzione umana. Aspetta di confermarti che semplicemente non esiste. È la coscienza l’ingranaggio del “tempo”. Sfuma in noi, lentamente ed inesorabilmente, mentre andiamo incontro alla vecchiaia. Abbiamo solo un’arma per tenerla vigile: la memoria, l’unica ed insostituibile “bomba nucleare” che possa annientare le ombre tenebrose che eclissano la coscienza.

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Il cielo degli stambecchi

Dividere il cielo con gli stambecchi, ma anche con i camosci e le marmotte, è un’esperienza molto gradevole e unica nel suo genere: l’anima si allarga, lo spirito si arricchisce e l’innocenza degli animali fa dimenticare la malvagità degli umani“.

Anacleto Verrecchia (Vallerotonda, 1926 – Torino, 2012), definito il “più lucido, incisivo e spirituale discepolo italiano di Arthur Schopenhauer”, ci ha lasciati esattamente dieci anni fa ed una delle sue opere letterarie più importanti è “Diario del Gran Paradiso“, che sovente ho avuto il piacere di citare su questo blog.

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Le molte ombre e poche luci del progetto Punta Corna

Testo di Alberto Valz Gris*

Nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa e altri giornali locali hanno dato spazio ad una serie di articoli (qui per visionarli) in cui si parla di un progetto di estrazione mineraria nella zona di Punta Corna nel Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù (Valli di Lanzo). Il progetto è in realtà avviato da qualche anno, ma i quotidiani lo riportano giustamente al dibattito pubblico dato che quest’anno l’azienda titolare, l’australiana Alta Zinc Ltd, ha rinnovato la richiesta per proseguire ed estendere l’area in cui effettuare sondaggi alla ricerca di cobalto, argento e metalli associati nella zona di Punta Corna. I permessi di ricerca sono stati avanzati anche per i comuni di Balme e Lemie.

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Non basta dire lupo

Se guardiamo in basso, vediamo piedi, non radici.
Marco Aime, antropologo

Io mi ricordo di voi, della vostra specie. Quando avete cominciato a staccarvi dal cespuglio dei vostri parenti, duecento millenni fa, noi ci eravamo separati dai nostri già da un milione di anni. Potremmo spiegarvi perché si è estinto quel ramo dei vostri cugini che oggi chiamate Paranthropus. Erano promettenti, avevamo scommesso sul loro successo. Stavano quasi per scoprire il fuoco, come avete fatto voi. Ma poi si sono infilati in un vicolo cieco e hanno lasciato solo qualche ossicino fossile. Quando siete usciti dall’Africa, stupiti e invidiosi, ci avete trovato ovunque vi portassero i vostri piedi e la vostra ingordigia, perché noi abbiamo colonizzato i continenti prima che voi nasceste. Solo da poco avete scoperto gli incroci dei vostri antenati con i Neanderthal in Libano e con i Denisova in Siberia. Non ci avete capito niente e ancora ne discutete ma noi possiamo raccontarvelo: li abbiamo visti in diretta. E non vi dico i commenti… Dall’Anatolia all’Atlantico abbiamo misurato la velocità delle vostre invasioni: cinquemila chilometri in cinquemila anni, un miserevole chilometro l’anno come i topi. I nostri occhi ambrati hanno osservato ogni gradino della vostra evoluzione, quelli su cui avete inciampato e quelli che avete saltato a due a due. Perché quando voi eravate ancora soltanto una tra le tante scimmie arboricole indecise tra bipedismo e quadrimania, noi eravamo già Noi, i Lupi.


Sabato 7 agosto alle ore 17:00, ad Usseglio, presso la Chiesa dell’Antico Complesso Parrocchiale, di fronte al Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”, (Valle di Viù, Città Metropolitana di Torino) il Dott. Luca Giunti ha presentato il suo libro Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia.

Grazie di cuore al Direttore del Museo Arch. Emanuela Lavezzo e a tutti i suoi collaboratori per aver organizzato questo interessantissimo incontro su un tema ambientale molto importante per il nostro Paese.

Di seguito il video dell’incontro.

Cliccare qui per leggere in pdf abstract e biografia dell’autore.

Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”
Usseglio, Piazza Cibrario 1
Telefono 0123 756421 – 0123 83702 – 340 7292527
www.vallediviu.it
museocivicousseglio@vallediviu.it

Lupo a Rochemolles – Foto Luca Giunti.

Il Dott. Luca Giunti ci ha donato delle meravigliose foto di lupi, scattate durante le sue attività come Guardaparco nelle aree protette delle Alpi Cozie, in Provincia di Torino ⇒ qui la galleria su Google Foto.

Selvaggio ritorno e domestico abbandono

Uno sguardo sulla fauna alpina dimenticata

Testo e foto di Pier Mario Migliore*
(pubblicato sul numero di dicembre 2020 de “L’escursionista”, rivista online dell’UET – Unione Escursionisti Torino, sottosezione del CAI Torino).

Il lupo è arrivato alle porte di Torino. Le aquile, ieri una rarità, oggi decisamente più visibili.
Il gipeto, dagli iniziali insediamenti sulle Alpi Marittime, è ora presente sulle Cozie e Graie.
Il tipico volteggio in gruppo dei Grifoni, negli anni passati solo prerogativa delle Alpi francesi, è ora visibile anche nelle nostre valli di Susa, Chisone, Lanzo…

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Il paesaggio negato

«Il paesaggio rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia. La perdita più grande, sia per i residenti nella montagna alpina che per i suoi frequentatori più sensibili, rischia di essere quella di trovarsi al cospetto di uno scenario muto, fatto di cose anonime, museificate ed alienanti. Sono queste le ragioni per le quali non vogliamo che i paesaggi alpini vengano messi a tacere. Le nostre Alpi devono continuare a comunicare la propria anima alle future generazioni, pur con le necessarie trasformazioni imposte dai tempi e dalla natura delle cose» (Annibale Salsa – I paesaggi delle Alpi).

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Piccoli ghiacciai alpini

Ghiacciaio del Travignòlo (Pale di San Martino) nel 1922.

Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare.
(Orhan Pamuk)

Sono rari i libri di montagna che mi hanno lasciato un segno profondo, immergendomi in lunghe riflessioni e al contempo facendomi provare emozioni intense.

Giovanni Baccolo, giovane alpinista e ricercatore dell’Università di Milano-Bicocca, ha trascorso diversi anni tra le Pale di San Martino, il più grande gruppo dolomitico, facendosi accompagnare da un personaggio d’eccezione: Bruno Castiglioni (1898-1945), fratello del più citato Ettore, grande appassionato di montagna e considerato il più importante glaciologo dolomitico degli Anni ’30 e ’40.

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Io non mi diverto

Ho guardato il bellissimo documentario “Le Temps d’une Vie” che il Gran Paradiso Film Festival ha concesso gentilmente in visione gratuita.

E’ la storia a ritroso di uno stambecco del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Si chiama Becco e i suoi geni sono sopravvissuti alle ere glaciali fino a quando non ha incontrato Homo sapiens, rischiando così l’estinzione. Ma poi ha incrociato un Re e dei guardaparco e così la sua traiettoria è cambiata. Il film narra del tempo di una vita: quando hai imparato il segreto dell’infinito, è tempo di morire. Continua a leggere “Io non mi diverto”

Le suggestioni del Plu

Un ambiente tra i più suggestivi delle Valli di Lanzo; soprattutto in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni. Anche in inverno quando la neve colma i ripidi e profondi canaloni il Plu è interessantissimo; il paesaggio muta e si avvicina assai a quello dell’alta montagna.

Gian Piero Motti (1974)

Non è necessario essere alpinisti provetti per sentire un ambiente così affascinante, come quello descritto da Motti. Continua a leggere “Le suggestioni del Plu”

Barmes News blog

Testo e foto di Gianni Castagneri

Barmes News – ieri, oggi, domani – alla scoperta del nostro villaggio. Ricordo ancora la sorpresa e l’emozione provata una sera di dicembre del 1993 quando Giorgio Inaudi, ideatore e fondatore del notiziario, mi consegnò il numero 1 della rivista. Il titolo era già una linea programmatica. E i contenuti, fin dall’inizio, preannunciavano la scoperta di notizie spesso sconosciute agli stessi autoctoni.

Scriverà Inaudi in occasione del numero 50 della rivista: Continua a leggere “Barmes News blog”

La via del sacro non è sempre quella giusta

Sacro Monte di Varallo. Foto di Stefano Aietti (da www.cittaecattedrali.it)

Abbiamo ricevuto un contributo dal dott. Bruno Farinelli (Università di Anversa) in merito al post “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”. Lo ringraziamo sentitamente per averci fornito un autorevole spunto di riflessione sulla proposta di Toni Farina in vista dei 100 anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Testo di Bruno Farinelli

La proposta di istituire una montagna sacra all’interno del Parco del Gran Paradiso per celebrare i 100 anni dalla sua nascita ha suscitato notevole interesse in molte persone, compreso in chi ha deciso di scrivere questa breve riflessione. I miei studi mi hanno portato a indagare la materia religiosa e in particolare la sua declinazione in ambito montano. Questa proposta mi spinge a proporre, senza alcuna intenzione polemica, alcune riflessioni sui risvolti che “la via del sacro” può portare con sé. Continua a leggere “La via del sacro non è sempre quella giusta”