Come una volta?

Poco importa se un sentiero lo percorri decine di volte. Ogni volta sarà diverso. Pensiamo poi a questo 2018, così insolito, dal punto di vista climatico, rispetto agli ultimi anni. Non ricordo ancora così tanta neve sopra i 2000 metri sebbene ci troviamo in primavera inoltrata. Ma questa montagna, così ricca di verde e bianco (l’azzurro non l’abbiamo visto molto…), com’è? Più vera? Più ricca? Più misteriosa? Più severa? Più silenziosa? Più rassicurante?
Ecco, la cosa che si percepisce immediatamente, anche senza percorrere sentieri, è che la montagna è molto più rumorosa perché i torrenti, con il progressivo aumento delle temperature, stanno rilasciando con gradualità imponenti quantità d’acqua. E’ ormai da qualche settimana che il fragore dei rii, di fondovalle o quelli di versante, ti accompagna costantemente. Questa è la prima inevitabile differenza del paesaggio montano (sì, perché credo che il paesaggio sia fatto anche di fondamentali elementi immateriali e invisibili, come i suoni della natura). Se è il silenzio profondo a contraddistinguere un inverno molto nevoso e con temperature “normali”, allora in primavera è il perpetuo fragore delle acque che restituisce anche un importante elemento paesaggistico delle Alpi. Di certo molto rassicurante, soprattutto quando noti come ogni versante sia solcato da rii e cascate che danno vita alla nuda roccia. E poi, quando si tratta di guadare, ti accorgi che finalmente in questa lunga primavera, la montagna è stracolma di energia. Fa quasi paura pensare di dover zampettare sui sassi ricoperti dalla corrente per proseguire lungo la tua ascesa. Questa meravigliosa sostanza arriva dagli estesi nevai che ancora si incontrano a quote relativamente basse per la stagione in corso. E’ davvero difficile credere di essere già a giugno e il confronto con gli ultimi anni ti lascia spiazzato e con mille domande.

Una per tutte: ma questa è la montagna di una volta? Leggi il resto dell’articolo

Resilienza?

“Nella misura in cui aiuta una persona a muoversi nel mondo e a cercare il bene, un sentiero, per definizione, ha un valore.”
(Robert Moor)

Il meccanismo è semplice: ci sono dei fondi europei (leggi: imposte e tasse pagate dai cittadini tedeschi, svedesi, olandesi, ecc.) che servono per progetti di “sviluppo” da realizzarsi nei paesi membri dell’Unione Europea. Ad esempio, sviluppare la filiera del legno. La Regione Piemonte, che opera come una sorta di intermediario tra l’UE e le valli piemontesi, che hanno delle brillanti idee di sviluppo in proposito, propone bandi in tal senso.

Facciamola breve: c’è una torta da spartirsi e una scadenza per arrivare a mangiarne una fetta: i migliori piazzati (burocraticamente parlando) se l’aggiudicano. Fine. Dimenticatevi parole come “sviluppo” (i PSR), politica, progetti, futuro (della montagna) e tante altre belle parole buone solo ad annebbiare la mente dei creduloni.

Un esempio per tutti: siamo a dicembre del 2014 e i nostri piedi ci portano a prendere atto di questa schifezza (post: Una masticata di Valli di Lanzo). Se ne siete all’oscuro, vi prego di leggere e guardare le foto dell’articolo perché di seguito vi proponiamo un aggiornamento sul tema “torta da spartire” (guadagni privati) e dei suoi effetti collaterali (danni pubblici).

Da fine anno 2014 ad inizio (o quasi) anno 2018 trascorrono solo tre anni circa. Che fine ha fatto il denaro (la fetta di torta) che doveva servire per dare una spintarella all’economia delle Valli di Lanzo? Leggi il resto dell’articolo

Qui nasce il Po

Nevica ancora sulle Alpi piemontesi, neve benedetta dopo un’estate lunga il doppio, caldissima, che ha prosciugato la terra e le montagne. Anche le sorgenti del fiume Po erano sparite, vi ricordate? Sembra un lontano passato ma sono trascorsi solo pochi mesi nei quali abbiamo vissuto momenti terribili, come gli incendi in Val di Susa, confrontandoci tutti i giorni con un avvenire incerto e preoccupante.

Quando si percorre la tangenziale di Torino, magari verso Sud, sovente capita di essere accompagnati nel viaggio dalla cerchia delle Alpi dove il Monviso domina l’orizzonte, regalando un meraviglioso panorama agli automobilisti. E’ come un abbraccio vitale, stupefacente che lascia senza fiato. Dona una sensazione di benessere e rassicura perché, prima di diventare un luna park, prima di trasformarsi nell’ultima frontiera su cui depositare colate di cemento (leggete questa notizia), per la solita annichilente ed idiota rincorsa allo sviluppo ad ogni costo (e senza limiti), le montagne generano la vita se danzano con l’atmosfera: quando, come in questi ultime settimane, i fiocchi cadono copiosi e fa freddo, la cerchia trattiene l’oro bianco che servirà per soddisfare molteplici bisogni di noi voraci consumatori: acqua da bere, acqua per irrigare, acqua per l’energia, acqua per depurare, acqua per divertirsi… lascio a voi proseguire, invitandovi a soffermarvi sull’importanza di quella danza, il cui rassicurante spettacolo dipende molto da noi. Leggi il resto dell’articolo

Malciaussia, Valli di Lanzo: nuovi problemi, vecchie soluzioni

Un angolo del Piano della Mussa (1800 m circa), in una “normale” giornata estiva. Alta Val d’Ala – foto camosci bianchi

In realtà il problema in questione proprio nuovo non è. Perché a dire il vero inizia a presentarsi fin dagli anni Sessanta del Novecento, periodo in cui prende forma la motorizzazione di massa. Un’auto per ogni famiglia, l’auto simbolo di libertà e tante strade per muoversi, appunto, in libertà. Auto con cui risalire le valli nelle domeniche d’estate, in cerca di refrigerio.
Proprio nuovo non è, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni più rilevanti, direttamente proporzionali alle canicole estive. Auto ovunque, tante, troppe per la dimensione fisica della montagna. Questione di spazio, dunque, ma anche di decoro. Di sostenibilità.
La novità sta proprio lì: la sostenibilità. Lo sviluppo detto “sostenibile”. Un comandamento, l’undicesimo, soggetto però a interpretazioni varie, talvolta molto soggettive. E certo molto soggettiva e personale è stata l’interpretazione di “sostenibilità” che ha ispirato il progetto “Recupero ambientale e miglioramento della fruizione del Lago di Malciaussia” (tecnicamente uno studio di fattibilità).

Ambiente alpestre, alte montagne, il Rocciamelone che vigila a occidente

Così è Malciaussia, 1800 metri di quota, alla testata della Valle di Viù, la più meridionale delle tre Valli di Lanzo, a una cinquantina di chilometri da Torino.
Una conca in gran parte occupata da un invaso artificiale che al momento della realizzazione, negli anni Trenta del Novecento, sommerse il villaggio omonimo. Nello spazio residuo, sulla riva sinistra del lago, corre una strada sterrata che termina in località Pietramorta, poche case addossate a una rupe.
Dalla strada si alzano i ripidissimi pendii basali della Lera, altra montagna caratteristica della zona (pendii sui quali sale in allungati tornanti il sentiero per l’alto Colle dell’Autaret, antica via di collegamento tra Roma imperiale e la Gallia). Leggi il resto dell’articolo

Un disastro annunciato

Il fuoco inizia a divampare nella mia mente il giorno prima degli incendi scoppiati in Val di Susa. Durante un’escursione sulle mulattiere di pietra assetate incontriamo due signori in divisa. Gli chiedo a quale corpo appartengono: “Siamo ex guardiacaccia della Città Metropolitana di Torino. Ora facciamo parte della Vigilanza Faunistica-Ambientale“. Mi spiegano, poi, che controllano i cacciatori e ultimamente sono stati anche a verificare la presenza del lupo nelle Valli di Lanzo. “Ce ne sono tanti, le tracce si trovano!“.
Non mi ricordo di aver mai incontrato durante le mie uscite in montagna queste persone che hanno certamente un compito importante: “sorvegliare e conservare il patrimonio naturale e l’assetto ambientale“, come scoprirò su internet.
Domando quanti sono in forze.
Eravamo in 86. Ora siamo rimasti in 17 e dobbiamo interessarci di tutto l’ambiente della ex Provincia di Torino“.
Diciassette… Penso alle Alpi di Torino… Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa, Valli di Lanzo, Valle Orco, Valle Soana, quella di Ribordone, di Traversella… Un territorio enorme e ricco di natura lasciato praticamente abbandonato!
Ma attenzione, oltre ad essere rimasti in pochi, abbiamo solo 100 euro al mese per la benzina! Quando finisce, e succede in fretta, rimaniamo in ufficio in mezzo alle scartoffie“. Leggi il resto dell’articolo

Punti di contatto

Leggere la Natura con cuore aperto, ascoltare la Natura con la mente pronta: questo è il nutrimento per una sana crescita dell’intelligenza naturalistica.

Trovo molto suggestivo il pensiero del biologo Giuseppe Barbiero quando ipotizza punti di contatto con Gaia e la nostra psiche. Anzi, abolisco le ipotesi – con tutti i suoi “se” – e le do immediatamente verificate. Perdonatemi questa presunzione che è più che comprensibile dopo una magnifica escursione negli affascinanti ambienti naturali delle Alpi Graie.

“[…] Stiamo scoprendo che Gaia può influenzarci ad un livello psichico profondo. Proprio come una vera madre, Gaia è capace di attivare la nostra attenzione involontaria, affascinando i nostri sensi e favorendo la nostra capacità di attenzione. Se questo è vero siamo di fronte ad una questione cruciale che va colta nella sua interezza: qui Gaia è il soggetto attivo, mentre l’umanità riceve nutrimento psichico. Per chi, come l’uomo moderno, è abituato a considerare se stesso al centro dell’universo, agente unico nel bene e nel male del proprio destino, si tratta di un ribaltamento di prospettiva che lo pone in una prospettiva nuova e più umile: dipendiamo dall’integrità di Gaia non solo fisicamente, ma anche su un piano psichico […]. Leggi il resto dell’articolo

A cosa servono?

A cosa servono le piste agro-silvo-pastorali alla cui realizzazione la Regione Piemonte sta desitinando i fondi PSR 2014-2020  dell’Unione Europea?
E’ la domanda a cui non abbiamo ancora avuto risposta.
Gradiremmo poter ricevere, anche grazie a questo blog, delle considerazioni in merito, magari corroborate da dati che dimostrino quanti posti di lavoro sono stati creati negli ultimi anni (le vallate alpine sono cosparse di piste), quali attività sono sorte per lo sviluppo della montagna e le varie “ricadute” economiche. Nessuno al momento è riuscito a spiegarci queste cose, né da parte di esperti in materia e né da parte del mondo politico.

Se da una parte non abbiamo risposte verso questi “investimenti” pubblici sulle Alpi legati alla realizzazione di piste, invece dal punto di vista della fruizione dolce della montagna (ovvero godere di natura, paesaggi e cultura senza motori) le risposte sono assolutamente sicure e convincenti mentre i costi sono di gran lunga inferiori rispetto alle scorribande di ruspa selvaggia (ad esempio questa pista è costata circa 80mila euro al km (!), pista attualmente sotto inchiesta da parte della magistratura).
Sui rapporti costi-benefici dell’escursionismo ne avevamo già parlato nel 2013 con questo post ampiamente documentato (siamo in Svizzera). Qualche giorno fa invece la versione internet della rivista Trekking.it ha pubblicato un articolo interessantissimo (soprattutto dal punto di vista economico) dal titolo Quando camminare e andare in bici migliora l’economia (oltre che la salute) riprendendo uno studio del Colorado Office of Economic Development and International Trade pubblicato dal The Denver Post.  Leggi il resto dell’articolo

Le visioni di Gian Piero Motti

sentiero MottiCi sarà una ragione per cui questo sentiero è stato intitolato a Gian Piero Motti.
Sarà forse per le visioni che ti vengono incontro salendo fin quassù?
Nel 1976 Motti, oltre alle sublimi linee di arrampicata, vedeva già la distruzione del Pianeta sebbene non fosse circondato da tutta la selva di scienziati che oggi ci indicano sentieri piuttosto tempestosi lungo il nostro cammino.
Sono trascorsi quasi quarant’anni da quello scritto e sembra che le sue visioni non fossero poi così sbagliate.
Oggi chissà cosa “vedrebbe” Motti se fosse ancora qui tra noi. Chissà cosa penserebbe della sua montagna e degli uomini che cercano di “governarla” con le stesse logiche nefaste partorite negli ambienti urbani, quelle logiche che gli scienziati mettono un giorno sì ed uno no sul banco degli imputati dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento della Terra.
E chissà cosa penserebbe del bluff tutto italiano della green economy da far decollare a suon di strade sterrate per improbabili filiere del legno, di elettrodotti, di centrali idroelettriche (da piazzare sugli ultimi corsi d’acqua ancora integri), di dighe, di comprensori sciistici, di eliski, di moto sui sentieri e di smembramento di parchi nazionali voluti da personaggi visionari che hanno fatto la differenza in Italia, come Renzo Videsott.
Leggi il resto dell’articolo

Il mega elettrodotto delle Valli di Lanzo

Panorama da Punta Serena

Panorama da Punta Serena con il Santuario di Sant’Ignazio sullo sfondo

[…] La diversità di paesaggi, specie e geni continua a diminuire nelle Alpi. Spesso le strategie e le normative a protezione della biodiversità non sono attuate efficacemente. Settori chiave quali l’agricoltura, l’energia o i trasporti hanno obiettivi in parte contrapposti. La pianificazione territoriale, anello di congiunzione tra questi settori, dovrà fare sì che la biodiversità e l’interconnessione ecologica non cadano vittime degli interessi di singoli soggetti. Perché la protezione della biodiversità sia riconosciuta come obiettivo sociale è necessario mettere in evidenza l’utilità degli ecosistemi funzionanti. La CIPRA è impegnata in questo senso fin dal 1952, anno della sua fondazione. E supporta i Comuni che svolgono un ruolo determinante ai fini della conservazione a lungo termine della biodiversità. […]
Dal Rapporto annuale 2014 Cipra Internazionale

Se avete voglia di capire qualcosa di più di questa opera ciclopica, vi suggerisco alcuni documenti per riflettere. Leggi il resto dell’articolo

Gias Nuovo Fontane

2014-11-08 383 (1024x683)[…] Forno Alpi Graie, situato alla confluenza dei due valloni della Gura a NO e di Sea a SO (albergo). Dominato dal Bec Cerel a SO e dalle propaggini del Barrouard a N, con la frastagliata costiera del Mulinet a O, è posto in uno scenario alpestre di rara e selvaggia bellezza.[…] […] Sulla sinistra di chi giunge, allo sbocco del Vallone di Sea, tra frassini ed abeti, sorge il Santuario della Madonna di Forno, fondato nel secolo XVII e meta, specie nel passato, di numerosi pellegrinaggi.[…]

Alpi Graie meridionali – Giuda dei Monti d’ItaliaBerutto/Fornelli

Così la Guida dei Monti d’Italia – C.A.I./T.C.I. presenta Forno Alpi Graie (1219 m), frazione del Comune di Groscavallo (Val Grande di Lanzo) e base di partenza di svariati itinerari, sia escursionistici che alpinistici e sia di arrampicata sportiva.

Questa volta abbiamo camminato prima sul Sentiero Balcone e poi sul sentiero n. 320, per guadagnare così Gias Nuovo Fontane (1996 m), sublime punto di osservazione dove sprofondare letteralmente sui colossi di roccia che ci separano dall’Alta Moriana. Questo sentiero, percorso qualche settimana fa in occasione della prima spolverata di neve sulle alte cime, può essere considerato un’alternativa al Sentiero Balcone che ha come partenza il villaggio dei Rivotti. Leggi il resto dell’articolo

Uscire da se stessi

2014-08-25 1561 (1024x768)Il mare impigrisce e involgarisce, l’alta montagna solleva e corrobora. Il mare è piatto, i monti fanno a gara nel sollevarsi al cielo. L’alta montagna ha qualche cosa di aristocratico e dispone la mente alla meditazione. Gli orizzonti sono sconfinati e anche il nostro orizzonte interiore si allarga. La pace e i grandi silenzi, i boschi a perdita d’occhio, i monti giganteschi e l’ampio cielo, verso il quale viene spontaneo di alzare gli occhi, danno ai nostri pensieri un indirizzo diverso. Si esce da se stessi e ci si immerge nei problemi generali, non individuali. Nel rumore e nel pigia-pigia della grande città, invece, la mente è come se si rattrappisse e si pensa solo a se stessi. Ciò dipende dal fatto che nelle città si è costretti a misurarsi solo con gli altri e non con gli spazi infiniti. A chi mai, camminando per le vie di una città, verrebbe in mente di fermarsi a contemplare il firmamento? In città si hanno solo scopi immediati e le nostre energie intellettuali vengono assorbite da cose che non hanno molto a che fare con la meditazione astratta. I saggi e gli asceti non hanno forse sempre cercato la solitudine o addirittura il deserto?

Anacleto Verrecchia (Diario del Gran Paradiso)

orizzonti

Si chiama Sviluppo Rurale 2014-2020…

BoschinValle

Circolare dello Sportello Forestale – Comunità Montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone

… e lo potete vedere sui maxischermi delle Valli di Lanzo, non prossimamente, ma già adesso. Se amate l’escursionismo, queste Valli vi invitano a cambiare al più presto settore alpino, come da tempo ha già capito l’amico GP (qui il suo commento al post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo“), perché hanno deciso di sacrificarsi sull’altare dello “sviluppo” economico (in)sostenibile targato Unione Europea (qui articolo in merito su IlFattoQuotidiano.it) ignorando completamente gli indirizzi della Legge sul Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte:

Turisti, escursionisti, amanti della natura: le valli di Lanzo vi consigliano di andare altrove, qui non troverete nulla di ciò che cercate. L’acqua, i boschi, le montagne sono nostre e ce le gestiamo come ci pare, non abbiamo bisogno di voi”.

Abbiamo ricevuto via mail, da parte di un lettore del blog, la circolare della Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (forestale.vallidilanzo@ruparpiemonte.it) di settembre 2014 (n. 24) che ci fa comprendere appieno su quale settore le Valli di Lanzo hanno deciso di puntare per il rilancio economico, disinteressandosi così delle potenzialità del turismo escursionistico (la dimostrazione la trovate negli ultimi post). Ecco la circolare:

Leggi il resto dell’articolo

Andar per piste nelle Valli di Lanzo

Piste

Pista del Pasé (Val Grande di Lanzo)

“Costruire per distruggere, nascere per morire, salire per poi ridiscendere ed ancora risalire per poi nuovamente ridiscendere. Una vera e propria ossessione che collega in un unico filone Natura, Uomo e agire dell’Uomo.”

Gian Piero Motti

Nell’anno 2000 Roberto Bergamino, grande estimatore e conoscitore delle bellezze delle Valli di Lanzo, pubblicò un bel libro che mi permise di scoprire i meravigliosi specchi d’acqua alpini delle Valli di Lanzo – Andar per laghi nelle Valli di Lanzo -, compreso il bellissimo Gran Lago d’Unghiasse (2500 m) il cui omonimo Vallone d’accesso è ora stravolto dalla pista del Pasé, la sterrata che Pro Natura aveva fermato nel 1998. Adesso, viste le compromissioni importanti che sta subendo il territorio delle Valli, attendiamo il suo nuovo libro “Andar per piste nelle Valli di Lanzo” tenendo anche conto che la millenaria rete sentieristica di queste Valli sta precocemente scomparendo, sia perché non ne viene fatta manutenzione, sia perché in parte è già stata smantellata dalle sterrate che sono state costruite negli anni passati e sia perché con i prossimi 30 chilometri di piste forestali verrà praticamente spazzata via, anche prendendo atto che le amministrazioni locali non sono state in grado di attrarre un solo euro di finanziamento recentemente erogato dalla Regione Piemonte per fare la manutenzione dei sentieri, con tanti saluti alla Legge regionale n. 12 del 18 febbraio 2010 sul “Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte.
Leggi il resto dell’articolo

30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

GAL

14 progetti per nuova apertura di 30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

Questa “euforia forestale” (“Peste?” si chiedeva Pro Natura già nel 1994) l’ho appresa grazie ad un manifesto del G.A.L. (foto qui a sinistra) che è stato twittato il 5 luglio scorso dall’UNCEM Piemonte.

Dopo l’apertura in Val Grande della pista per il Pian delle Riane (lavori in corso) da Pera Berghina attraverso il bosco del “Pasé” (qui il post con documentazione fotografica), voluta dal Comune di Groscavallo (To), abbiamo anche appreso della nuova pista che percorre (devasta?) i boschi del versante Nord-Est della rupe ove sorge il Santuario di Santa Cristina con interessamento dei sentieri n. 301 e n. 301A che partono dal Comune di Cantoira (To). La notizia ce l’ha data il camoscio Marco (qui il suo commento al post sul Pasé) con foto al seguito che presto vedrete su questo blog.

L’ennesima pista in costruzione è quella che raggiunge il Santuario di San Domenico (1770 m), sempre nel Comune di Cantoira, e alle pendici del Monte Bellavarda, di cui avevamo già sentito parlare e che adesso abbiamo la conferma grazie al notizia fornita da “Ottobre Rosso” (qui il suo commento).

Leggi il resto dell’articolo

Il Pasé. E una strada, o due…

Pasé

“Il Pasé” in Val Grande di Lanzo (foto Camosci bianchi)

Al post “Una storia conosciuta da pochi sulle montagne di Gian Piero Motti” fa purtroppo seguito questo di dragoonflame dove potete ammirare l’opera meravigliosa di “sviluppo economico” che si sta realizzando in Val Grande di Lanzo.

La storia di questa pista forestale va avanti dal 1998. Adesso finalmente la miseria umana è riuscita a fare breccia tra coloro che hanno fatto di tutto per difendere questa meravigliosa zona delle Valli di Lanzo, anche ricorrendo al Consiglio di Stato.

C’è da stupirsi in questo Paese? Dove siamo riusciti a far crollare anche Pompei? C’è da meravigliarsi se stiamo diventando sempre più poveri quando siamo incapaci di intercettare le vere e concrete possibilità di sviluppo economico? Quelle che andrebbero a beneficio di tutti e non solo dell’impresucola con la draga e del progettista di zona?

Questa strada la si sta facendo grazie ai fondi dell’Unione Europea. Ma visto che trattasi di soldi che piovono dal cielo, invece che andare a devastare un intero versante di una montagna, non sarebbe più furbo ed intelligente prendere i soldi e fare delle buche? E poi dopo riempirle? Almeno si lascerebbe la possibilità alle future generazioni di godere di ambienti intatti dove ritrovare benessere  – per il fisico e per la mente – lontano da metropoli appestate di strade, di inquinamento e di logiche predatorie (che ormai hanno infettato anche le vallate alpine), in paesaggi e natura che meritano di non vedere incisi nelle loro straordinarie bellezze la mediocrità umana.
Leggi il resto dell’articolo