A cosa servono?

A cosa servono le piste agro-silvo-pastorali alla cui realizzazione la Regione Piemonte sta desitinando i fondi PSR 2014-2020  dell’Unione Europea?
E’ la domanda a cui non abbiamo ancora avuto risposta.
Gradiremmo poter ricevere, anche grazie a questo blog, delle considerazioni in merito, magari corroborate da dati che dimostrino quanti posti di lavoro sono stati creati negli ultimi anni (le vallate alpine sono cosparse di piste), quali attività sono sorte per lo sviluppo della montagna e le varie “ricadute” economiche. Nessuno al momento è riuscito a spiegarci queste cose, né da parte di esperti in materia e né da parte del mondo politico.

Se da una parte non abbiamo risposte verso questi “investimenti” pubblici sulle Alpi legati alla realizzazione di piste, invece dal punto di vista della fruizione dolce della montagna (ovvero godere di natura, paesaggi e cultura senza motori) le risposte sono assolutamente sicure e convincenti mentre i costi sono di gran lunga inferiori rispetto alle scorribande di ruspa selvaggia (ad esempio questa pista è costata circa 80mila euro al km (!), pista attualmente sotto inchiesta da parte della magistratura).
Sui rapporti costi-benefici dell’escursionismo ne avevamo già parlato nel 2013 con questo post ampiamente documentato (siamo in Svizzera). Qualche giorno fa invece la versione internet della rivista Trekking.it ha pubblicato un articolo interessantissimo (soprattutto dal punto di vista economico) dal titolo Quando camminare e andare in bici migliora l’economia (oltre che la salute) riprendendo uno studio del Colorado Office of Economic Development and International Trade pubblicato dal The Denver Post.  Leggi il resto dell’articolo

Le visioni di Gian Piero Motti

sentiero MottiCi sarà una ragione per cui questo sentiero è stato intitolato a Gian Piero Motti.
Sarà forse per le visioni che ti vengono incontro salendo fin quassù?
Nel 1976 Motti, oltre alle sublimi linee di arrampicata, vedeva già la distruzione del Pianeta sebbene non fosse circondato da tutta la selva di scienziati che oggi ci indicano sentieri piuttosto tempestosi lungo il nostro cammino.
Sono trascorsi quasi quarant’anni da quello scritto e sembra che le sue visioni non fossero poi così sbagliate.
Oggi chissà cosa “vedrebbe” Motti se fosse ancora qui tra noi. Chissà cosa penserebbe della sua montagna e degli uomini che cercano di “governarla” con le stesse logiche nefaste partorite negli ambienti urbani, quelle logiche che gli scienziati mettono un giorno sì ed uno no sul banco degli imputati dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento della Terra.
E chissà cosa penserebbe del bluff tutto italiano della green economy da far decollare a suon di strade sterrate per improbabili filiere del legno, di elettrodotti, di centrali idroelettriche (da piazzare sugli ultimi corsi d’acqua ancora integri), di dighe, di comprensori sciistici, di eliski, di moto sui sentieri e di smembramento di parchi nazionali voluti da personaggi visionari che hanno fatto la differenza in Italia, come Renzo Videsott.
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Il mega elettrodotto delle Valli di Lanzo

Panorama da Punta Serena

Panorama da Punta Serena con il Santuario di Sant’Ignazio sullo sfondo

[…] La diversità di paesaggi, specie e geni continua a diminuire nelle Alpi. Spesso le strategie e le normative a protezione della biodiversità non sono attuate efficacemente. Settori chiave quali l’agricoltura, l’energia o i trasporti hanno obiettivi in parte contrapposti. La pianificazione territoriale, anello di congiunzione tra questi settori, dovrà fare sì che la biodiversità e l’interconnessione ecologica non cadano vittime degli interessi di singoli soggetti. Perché la protezione della biodiversità sia riconosciuta come obiettivo sociale è necessario mettere in evidenza l’utilità degli ecosistemi funzionanti. La CIPRA è impegnata in questo senso fin dal 1952, anno della sua fondazione. E supporta i Comuni che svolgono un ruolo determinante ai fini della conservazione a lungo termine della biodiversità. […]
Dal Rapporto annuale 2014 Cipra Internazionale

Se avete voglia di capire qualcosa di più di questa opera ciclopica, vi suggerisco alcuni documenti per riflettere. Leggi il resto dell’articolo

Gias Nuovo Fontane

2014-11-08 383 (1024x683)[…] Forno Alpi Graie, situato alla confluenza dei due valloni della Gura a NO e di Sea a SO (albergo). Dominato dal Bec Cerel a SO e dalle propaggini del Barrouard a N, con la frastagliata costiera del Mulinet a O, è posto in uno scenario alpestre di rara e selvaggia bellezza.[…] […] Sulla sinistra di chi giunge, allo sbocco del Vallone di Sea, tra frassini ed abeti, sorge il Santuario della Madonna di Forno, fondato nel secolo XVII e meta, specie nel passato, di numerosi pellegrinaggi.[…]

Alpi Graie meridionali – Giuda dei Monti d’ItaliaBerutto/Fornelli

Così la Guida dei Monti d’Italia – C.A.I./T.C.I. presenta Forno Alpi Graie (1219 m), frazione del Comune di Groscavallo (Val Grande di Lanzo) e base di partenza di svariati itinerari, sia escursionistici che alpinistici e sia di arrampicata sportiva.

Questa volta abbiamo camminato prima sul Sentiero Balcone e poi sul sentiero n. 320, per guadagnare così Gias Nuovo Fontane (1996 m), sublime punto di osservazione dove sprofondare letteralmente sui colossi di roccia che ci separano dall’Alta Moriana. Questo sentiero, percorso qualche settimana fa in occasione della prima spolverata di neve sulle alte cime, può essere considerato un’alternativa al Sentiero Balcone che ha come partenza il villaggio dei Rivotti. Leggi il resto dell’articolo

Uscire da se stessi

2014-08-25 1561 (1024x768)Il mare impigrisce e involgarisce, l’alta montagna solleva e corrobora. Il mare è piatto, i monti fanno a gara nel sollevarsi al cielo. L’alta montagna ha qualche cosa di aristocratico e dispone la mente alla meditazione. Gli orizzonti sono sconfinati e anche il nostro orizzonte interiore si allarga. La pace e i grandi silenzi, i boschi a perdita d’occhio, i monti giganteschi e l’ampio cielo, verso il quale viene spontaneo di alzare gli occhi, danno ai nostri pensieri un indirizzo diverso. Si esce da se stessi e ci si immerge nei problemi generali, non individuali. Nel rumore e nel pigia-pigia della grande città, invece, la mente è come se si rattrappisse e si pensa solo a se stessi. Ciò dipende dal fatto che nelle città si è costretti a misurarsi solo con gli altri e non con gli spazi infiniti. A chi mai, camminando per le vie di una città, verrebbe in mente di fermarsi a contemplare il firmamento? In città si hanno solo scopi immediati e le nostre energie intellettuali vengono assorbite da cose che non hanno molto a che fare con la meditazione astratta. I saggi e gli asceti non hanno forse sempre cercato la solitudine o addirittura il deserto?

Anacleto Verrecchia (Diario del Gran Paradiso)

orizzonti

Si chiama Sviluppo Rurale 2014-2020…

BoschinValle

Circolare dello Sportello Forestale – Comunità Montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone

… e lo potete vedere sui maxischermi delle Valli di Lanzo, non prossimamente, ma già adesso. Se amate l’escursionismo, queste Valli vi invitano a cambiare al più presto settore alpino, come da tempo ha già capito l’amico GP (qui il suo commento al post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo“), perché hanno deciso di sacrificarsi sull’altare dello “sviluppo” economico (in)sostenibile targato Unione Europea (qui articolo in merito su IlFattoQuotidiano.it) ignorando completamente gli indirizzi della Legge sul Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte:

Turisti, escursionisti, amanti della natura: le valli di Lanzo vi consigliano di andare altrove, qui non troverete nulla di ciò che cercate. L’acqua, i boschi, le montagne sono nostre e ce le gestiamo come ci pare, non abbiamo bisogno di voi”.

Abbiamo ricevuto via mail, da parte di un lettore del blog, la circolare della Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (forestale.vallidilanzo@ruparpiemonte.it) di settembre 2014 (n. 24) che ci fa comprendere appieno su quale settore le Valli di Lanzo hanno deciso di puntare per il rilancio economico, disinteressandosi così delle potenzialità del turismo escursionistico (la dimostrazione la trovate negli ultimi post). Ecco la circolare:

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Andar per piste nelle Valli di Lanzo

Piste

Pista del Pasé (Val Grande di Lanzo)

“Costruire per distruggere, nascere per morire, salire per poi ridiscendere ed ancora risalire per poi nuovamente ridiscendere. Una vera e propria ossessione che collega in un unico filone Natura, Uomo e agire dell’Uomo.”

Gian Piero Motti

Nell’anno 2000 Roberto Bergamino, grande estimatore e conoscitore delle bellezze delle Valli di Lanzo, pubblicò un bel libro che mi permise di scoprire i meravigliosi specchi d’acqua alpini delle Valli di Lanzo – Andar per laghi nelle Valli di Lanzo -, compreso il bellissimo Gran Lago d’Unghiasse (2500 m) il cui omonimo Vallone d’accesso è ora stravolto dalla pista del Pasé, la sterrata che Pro Natura aveva fermato nel 1998. Adesso, viste le compromissioni importanti che sta subendo il territorio delle Valli, attendiamo il suo nuovo libro “Andar per piste nelle Valli di Lanzo” tenendo anche conto che la millenaria rete sentieristica di queste Valli sta precocemente scomparendo, sia perché non ne viene fatta manutenzione, sia perché in parte è già stata smantellata dalle sterrate che sono state costruite negli anni passati e sia perché con i prossimi 30 chilometri di piste forestali verrà praticamente spazzata via, anche prendendo atto che le amministrazioni locali non sono state in grado di attrarre un solo euro di finanziamento recentemente erogato dalla Regione Piemonte per fare la manutenzione dei sentieri, con tanti saluti alla Legge regionale n. 12 del 18 febbraio 2010 sul “Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte.
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30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

GAL

14 progetti per nuova apertura di 30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

Questa “euforia forestale” (“Peste?” si chiedeva Pro Natura già nel 1994) l’ho appresa grazie ad un manifesto del G.A.L. (foto qui a sinistra) che è stato twittato il 5 luglio scorso dall’UNCEM Piemonte.

Dopo l’apertura in Val Grande della pista per il Pian delle Riane (lavori in corso) da Pera Berghina attraverso il bosco del “Pasé” (qui il post con documentazione fotografica), voluta dal Comune di Groscavallo (To), abbiamo anche appreso della nuova pista che percorre (devasta?) i boschi del versante Nord-Est della rupe ove sorge il Santuario di Santa Cristina con interessamento dei sentieri n. 301 e n. 301A che partono dal Comune di Cantoira (To). La notizia ce l’ha data il camoscio Marco (qui il suo commento al post sul Pasé) con foto al seguito che presto vedrete su questo blog.

L’ennesima pista in costruzione è quella che raggiunge il Santuario di San Domenico (1770 m), sempre nel Comune di Cantoira, e alle pendici del Monte Bellavarda, di cui avevamo già sentito parlare e che adesso abbiamo la conferma grazie al notizia fornita da “Ottobre Rosso” (qui il suo commento).

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Il Pasé. E una strada, o due…

Pasé

“Il Pasé” in Val Grande di Lanzo (foto Camosci bianchi)

Al post “Una storia conosciuta da pochi sulle montagne di Gian Piero Motti” fa purtroppo seguito questo di dragoonflame dove potete ammirare l’opera meravigliosa di “sviluppo economico” che si sta realizzando in Val Grande di Lanzo.

La storia di questa pista forestale va avanti dal 1998. Adesso finalmente la miseria umana è riuscita a fare breccia tra coloro che hanno fatto di tutto per difendere questa meravigliosa zona delle Valli di Lanzo, anche ricorrendo al Consiglio di Stato.

C’è da stupirsi in questo Paese? Dove siamo riusciti a far crollare anche Pompei? C’è da meravigliarsi se stiamo diventando sempre più poveri quando siamo incapaci di intercettare le vere e concrete possibilità di sviluppo economico? Quelle che andrebbero a beneficio di tutti e non solo dell’impresucola con la draga e del progettista di zona?

Questa strada la si sta facendo grazie ai fondi dell’Unione Europea. Ma visto che trattasi di soldi che piovono dal cielo, invece che andare a devastare un intero versante di una montagna, non sarebbe più furbo ed intelligente prendere i soldi e fare delle buche? E poi dopo riempirle? Almeno si lascerebbe la possibilità alle future generazioni di godere di ambienti intatti dove ritrovare benessere  – per il fisico e per la mente – lontano da metropoli appestate di strade, di inquinamento e di logiche predatorie (che ormai hanno infettato anche le vallate alpine), in paesaggi e natura che meritano di non vedere incisi nelle loro straordinarie bellezze la mediocrità umana.
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Ultima chiamata

terraLa Società Meteorologica Italiana sostiene il documentario “Last call sulla straordinaria narrazione del rapporto “I limiti dello sviluppo“, nato dall’intuizione del manager torinese Aurelio Peccei nel 1972.

Attraverso le interviste dei protagonisti che al MIT idearono il primo modello di simulazione del funzionamento della società umana in relazione al prelievo di risorse naturali e alla produzione di rifiuti e inquinanti, si constaterà come si siano persi quarant’anni nel prendere atto dell’impossibilità di realizzare una crescita economica infinita, e nonostante i sintomi oggi evidenti, ancora si stenti ad assumere decisioni incisive sulla sostenibilità globale. -da Nimbus-

I nuovi limiti dello sviluppoTrent’anni dopo gli stessi autori si sono ritrovati ed hanno confermato le loro previsioni. I tre scienziati hanno usato metodi ben più moderni e precisi ma il “vecchio” risultato non cambia: l’uomo e le attività umane influiscono pesantemente e negativamente sul clima, sulle risorse naturali, sulle foreste, sull’acqua, sugli animali, sulla biodiversità.

Le risorse del pianeta non sono infinite: il nostro ritmo vorace la sta distruggendo.

Siamo oltre il limite: dal 20 agosto 2013 siamo in riserva. Stiamo consumando le risorse non di un pianeta bensì di un pianeta e mezzo: questo ci dice che stiamo intaccando il capitale, i frutti li abbiamo ormai già tutti consumati. Questo conteggio è stato calcolato dall’Ong Global Footprint Network.

Scegliamo e decidiamo per lei.

Abbiamo una sola Terra, impariamo ad amarla e rispettarla!

***

Chi volesse vedere questo documentario può farlo giovedì 28 novembre alle ore 20:45. Viene proiettato in occasione del convegno “Aurelio Peccei -dalla resistenza antifascista al limite della crescita-“. Il ricco programma è stato organizzato dal Comitato Provinciale ANPI di Torino presso il Cecchi Point di Torino. Qui il volantino con le informazioni dettagliate.

Le ali della libertà sulla Punta del Rous

Punta del Rous“Bisogna ricominciare daccapo, ritirarsi più in alto, adattarsi a condizioni di vita assai più dure e difficili di prima (in Valle Gesso, per esempio, sarà la vita di tenda, da non confondersi però con un piacevole e sportivo campeggio: una vita di tenda con pochi e mal ridotti teli, con poche coperte e mille altre scomodità; altrove si tratterà di dormire senza nemmeno un filo di paglia, in isolate baite di montagna, sulla nuda terra che ne costituisce il pavimento, o in sperdute e gelide casermette di frontiera, come al Colle della Mercera; altrove ancora, qualche volta si tratterà di dormire all’aperto, à la belle étoile)”.  Dante Livio Bianco

Durante l’escursione sui sentieri della Resistenza nei dintorni di Paraloup, con un gruppo di amici, giunti ad una borgata ed osservando ciò che rimaneva di una casa annerita e bruciacchiata, si è provato ad immaginare la vita quotidiana dei partigiani che in nome della Libertà lottavano per un paese libero dalla tirannide. Leggi il resto dell’articolo

Punta delle Serene

Punta delle SereneInvogliata dai ricordi narrati dalla montanara Polly (Apollonia Castagneri), sono ritornata all’alpeggio di Pian Gioè (1958 m) in alta Val d’Ala con l’idea poi di raggiungere la Punta delle Serene (2645 m) che si nota inconfondibile, prima di raggiungere Balme, per la sua forma piramidale che svetta isolata. Da lassù è davvero strepitoso il panorama a 360 gradi che si può ammirare.

Qui l’articolo di Polly scritto per Barmes News 13:

Andando a passeggio a Pian di Gioé, la prima baita che si incontra, prima del pianoro, appartiene a Paola Castagneri, la tabaccaia di Balme. Voglio raccontare la storia di questo alpeggio, com’era prima che le valanghe distruggessero le case più vecchie. Mio nonno, Bastioùn, mi raccontava che le baite più vecchie risalivano all’800 ed erano più piccole e più basse. A conferma di questo, davanti alla casa c’è un masso con incisa la data 1847.  Leggi il resto dell’articolo

La festa della montagna

festa della montagnaRicevo questa mail da Andrea Sappino (Segretario della Commissione Interregionale CAI Tutela Ambiente Montano e Socio della sezione CAI di Châtillon) e pubblico interamente la sua relazione sulla “Festa della Montagna” a Bardonecchia.

A voi le riflessioni su quale visione emerge della “montagna” da iniziative di questo genere.

Con quad ed eliski lo stand del Club Alpino Italiano in fondo a destra.

Insieme a pecorini, limoncelli, stufe e stracci da cucina.

Domenica 28 luglio mi sono recato a Bardonecchia per visitare la “Festa della Montagna” patrocinata, tra gli altri, dal Club Alpino Italiano.

Come socio, incuriosito dal volantino che collega il CAI a quad e iniziative di voli turistici in elicottero, ho intrapreso quello che si sarebbe dimostrato un percorso catartico ed istruttivo.

La “festa” si svolgeva in un parcheggio a servizio degli impianti sciistici di Bardonecchia; tale parcheggio, affacciato su un rivo dalle sponde completamente cementate, si rivelava essere un luogo assai poco ameno che mal richiamava gli ambienti montani. Poco male, mi ripeto, gli organizzatori hanno sacrificato la poesia per la pratica: i visitatori comodamente possono scendere dai loro veicoli e tuffarsi con nessuna fatica ai piaceri della montagna! Viva la montagna senza fatica, viva! Leggi il resto dell’articolo

Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

Verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Tre blog e quattro amici durante una bellissima ed appagante escursione verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Carlo Grande è uno di quei giornalisti che mi fanno sempre percepire un senso di umanità importante. Forse assomiglia semplicemente al mio, di senso, sta di fatto che quando navigo tra le sue riflessioni è come se mi guardassi allo specchio.

Questo post non c’entra con la montagna vissuta (c’entra però in ottica digitale) e spero che per una volta mi consentirete di sconfinare. Non parlerà di monti, valli e paesaggi stratosferici ma comunque l’argomento è strettamente collegato proprio con quello che state usando mentre mi leggete, ovvero Internet – la tecnologia – , il blog, i social network e via dicendo.

Tecnologia ed umanità.

A Carlo Grande, a cui ho chiesto l’autorizzazione di riportare qui il suo pensiero, ho scritto che amo vivere esperienze tecnologiche che mi proiettano poi in esperienze umane. Detto in altri termini, il mezzo  – ovvero Internet in questo caso – deve servire come mezzo per un fine nobile: quello di avvicinare gli esseri umani “fisicamente” per vivere la realtà condividendone le emozioni. E infatti, per ora, sono oltremodo soddisfatto che questo blog ci ha permesso di conoscere delle persone meravigliose con cui condividere l’amore per la montagna.

Vi lascio alle riflessioni di Carlo Grande (che ringrazio di cuore) che trovo sempre molto piacevoli e frizzanti. In questo caso, la riflessione l’ho pescata nell’ultimo numero di Piemonte Parchi ove l’ultima pagina è sempre dipinta dai suoi pensieri (ma perché coloro che scrivono in modo intelligente e brillante devono ritrovarsi in ultima?). Leggi il resto dell’articolo

Senza limiti

«Viviamo in mezzo alla finzione e al frastuono e il recupero di una dimensione acustica della vita passa attraverso il silenzio. E la montagna è il grande serbatoio del nostro silenzio». Paolo Rumiz

Paraloup, “difesa dai lupi” ma non dai mezzi motorizzati. Del post su questa zona alpina ricca di valenze storiche attinenti alla nostra libertà, fondamentale ed imprescindibile bene comune della democrazia, non ho parlato di un aspetto vergognoso, ovvero di chi utilizza i sentieri e le sterrate di montagna, che ci consentono di conoscere e respirare i luoghi della Resistenza, come appunto lo sono Paraloup e il Monte Tamonealla stregua di piste da motocross.

A quello che potete vedere di seguito (foto scattate il 24 novembre scorso) è la prima volta che mi capita di assistere da quando compio escursioni sulle Alpi: mi provoca molto amarezza pensare che certi comportamenti odiosi si manifestino proprio in ambienti che non meritano questa stolta indifferenza. Comportamenti che, oltre a deturpare e a disturbare, banalizzano e degradano la montagna. Leggi il resto dell’articolo