Il Pizzo Scalino

Manca poco all’alba. A sinistra si nota il Sasso Moro (3108 m), più in lontananza, mezzo nascosto tra le nuvole, il Piz Argient (3944 m), uno dei satelliti del Bernina.

Testo e foto di Giovanni Baccolo

Apriamo la porta del rifugio, il sole non è ancora sorto e la nebbia avvolge tutto in un’umida confusione. Qualche cima di larice sbuca qua e là tra le brume, un lontano rumore d’acqua, erba ingiallita, un silenzio ovattato che nasconde tutto, nient’altro. Sembra proprio che l’autunno non sia arrivato soltanto sul calendario, ma che abbia voluto annunciarsi con tutta la sua potenza in questo suo primo giorno.

Siamo in alta Valmalenco, una valle laterale della Valtellina che da Sondrio si incunea verso nord fino a raggiungere il 4000 più orientale delle Alpi, il Bernina, al confine con la Svizzera. La nostra idea è raggiungere la cima del Pizzo Scalino (3323 m) dalla via normale che attraversa il suo ghiacciaio. Si tratta di una gita non troppo lunga (dai rifugi intorno a Sasso Moro la cima dista circa 4 ore, con un dislivello di 1200 metri), ma che attraversa paesaggi meravigliosi che offrono splendide viste del massiccio del Bernina, di quello del Disgrazia e di vasta parte delle Alpi Centrali. La vista dallo Scalino è così ampia perché è una montagna solitaria e dalla sua cima non vi sono impedimenti che limitano lo sguardo. Esso rappresenta la massima elevazione di un massiccio poco conosciuto, credo a causa dei tanti vicini celebri che ne oscurano l’indubbio fascino. Ma al di là del fascino diciamo panoramico c’è anche quello provocato dall’ardita silhouette di questa montagna che non a caso è soprannominata il Cervino della Valmalenco. Il nome Scalino è dovuto alla curiosa presenza di un gigantesco scalino di roccia che lo circonda quasi interamente. La cima vera e propria è infatti separata dal basamento da ripide pareti che fanno sembrare questa montagna un’enorme piramide adagiata su un pulpito. Il motivo di tale conformazione è da ricercarsi nella geologia della montagna. Leggi il resto dell’articolo

Ghiacciai delle valli di Lanzo – Osservazioni 2017

Ghiacciaio di Sea e Uja di Ciamarella (3676 m) visti da NE-Foto Camosci bianchi – Agosto 2017

Testo e foto di Franco Rogliardo
(tutte le foto sono ingrandibili cliccandoci sopra due volte)

Note generali

Prosegue anche nel 2017, come nelle due precedenti annate, il depauperamento delle masse glaciali, il quadro complessivo dei ghiacciai delle Valli di Lanzo è estremamente negativo. La stagione di ablazione Maggio-Settembre 2017 è stata la terza più calda degli ultimi venti anni, dopo l’estate torrida del 2003 e la quasi altrettanto calda del 2009. La fusione primaverile iniziata a Maggio ha registrato nei mesi a seguire una brusca impennata, le ondate di calore estivo hanno rapidamente fuso quasi tutta la neve invernale entro la metà di Agosto. Dei sedici ghiacciai osservati solamente 6 conservavano ancora un buon innevamento residuo: Mulinet Sud e Nord, Martellot, Talancia-Girard e Levanna Sud e Nord, tutti situati al piede della catena alpina Monfret-Levanna Orientale sopra il paese di Forno A.G.. L’ablazione è poi proseguita sino ad inizio Novembre (con il mese di Ottobre insolitamente tiepido) causando la scomparsa generalizzata del manto nevoso stagionale sulla quasi totalità degli apparati. In tardo autunno tutti i ghiacciai soffrono di scarsa o assente alimentazione, evidenze di fusione profonda si osservano anche nei settori più elevati dei bacini di raccolta; sensibilmente meno penalizzati i ghiacciai situati lungo la catena alpina Monfret-Levanna Orientale, dove il ghiaccio ha cominciato ad affiorare solo nella seconda metà di Agosto, e l’ablazione diretta sul ghiacciaio si è così limitata alle dieci settimane di fine estate inizio autunno.
Ghiacciaio Croce Rossa e Glacier d’Arnès (Francia): ad inizio Settembre risultavano scoperti quasi completamente (anche alle quote più elevate) dalla neve invernale, rimarranno in ablazione sino ad inizio Novembre. Leggi il resto dell’articolo

Un balcone sulla Tribolazione

Sarà che sono affettivamente legato al Gran Paradiso, gruppo montuoso le cui valli piemontesi erano meta di gite domenicali con la famiglia durante la mia infanzia, però, a parte questo, tale massiccio ha da sempre colpito la mia fantasia ed è da sempre, per me, l’emblema della montagna. È decisamente alto, è coperto da ghiacciai che, pur non raggiungendo quasi mai dimensioni notevoli, caratterizzano estesamente il territorio montuoso e, soprattutto, ospita alcuni luoghi che presentano una bellezza paesaggistica e naturalistica di immenso valore.

Per comodità il turista domenicale torinese frequenta forse più spesso la Valle Orco anche perché, a parte le recenti limitazioni al traffico delle ormai celebri “A piedi in Paradiso”, la sua strada raggiunge la notevole quota di 2612 m del Colle del Nivolet con panorami davvero incantevoli. Tra l’altro segnalo che il solo Nivolet meriterebbe un post a parte. Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio di Chavannes

IMG_0231Ci sono luoghi di montagna che suscitano in me diverse emozioni. Ve ne sono alcuni che, magari per via del vasto panorama, mi danno un senso di grandiosità, altri mi incutono un po’ di timore reverenziale magari perché mi trovo al cospetto di enormi pareti rocciose o grandi cascate di seracchi, altri ancora fanno nascere un senso di tranquillità, di calma. Ci sono poi alcuni luoghi dove ad essere dominante è la sensazione di isolamento che si prova. Questa sensazione l’ho provata recentemente nel Vallone di Chavannes. Siamo in Valle d’Aosta nella Valle di La Thuile e il vallone suddetto inizia poco sopra La Thuile e si incunea, piuttosto linearmente, verso Nord Ovest.

Il vallone in questione è percorso interamente da una strada sterrata che, a prima vista, potrebbe “addomesticare” il luogo ma il contesto ambientale davvero selvaggio prevale tanto che, come dicevo prima, è forte la sensazione di isolamento che si prova. Il motivo? Il vallone è molto lungo e piuttosto elevata è la lontananza dall’ultimo paese inoltre non vi sono punti di appoggio come rifugi o bivacchi. Vi sono solo un paio di alpeggi.

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Un’estate sottotono?

Che sia stata una stagione invernale piuttosto nevosa sulle Alpi piemontesi non ci sono dubbi, gli articoli pubblicati sul sito della Società Meteorologica Italiana (SMI) spiegano infatti come l’inverno trascorso abbia apportato, soprattutto dal Monte Rosa verso Est, notevoli quantità di neve. Per confermare queste informazioni, e per sottolineare come la stagione estiva in corso sia iniziata in sordina, vorrei postare due immagini che ritraggono la Ciamarella ripresa dalla collina di Torino. Leggi il resto dell’articolo

Inaugurazione del “Giro dei laghetti glaciali”

IMG_5660Con estremo piacere, visto l’interesse per il tema dei ghiacciai più volte affrontato su questo blog, segnalo questa bellissima iniziativa:

Sabato 13 e domenica 14 luglio presso il Rifugio Gastaldi sarà inaugurato il sentiero dei laghetti glaciali. Questo sentiero, segnato con bolli bianco/rossi e con cartelli indicatori dai volontari del CAI Lanzo lo scorso luglio, è un percorso ad anello che, passando sulla morena sotto la Bessanese, permette di ammirare i laghetti glaciali che si sono formati dopo lo scioglimento del ghiacciaio. Domenica polenta concia offerta dal Rifugio Gastaldi.

Qui sotto il comunicato stampa. Leggi il resto dell’articolo

Senza segreti?

ghiacciai

La GlacierWorks è un organizzazione non-profit che documenta l’arretramento, le modifiche dei ghiacciai himalayani e porta alla luce  i cambiamenti climatici grazie alla scienza, all’arte e all’ avventura.

E’ stata fondata da David Breashears (alpinista, fotografo e regista) ed attraverso le spedizioni “fotografiche” cattura lo stato attuale dei ghiacciai rendendolo accessibile a tutti e  non solo agli alpinisti provetti che si cimentano nelle ascensioni.

Ad esempio, grazie a questa foto del ghiacciaio Khumbu in gigapixel, cliccandoci sopra,  puoi osservare e muoverti usando i tastini alla base dell’immagine. Leggi il resto dell’articolo

Nevi eterne

nevaioRicordo nitidamente lo straordinario stupore che mi colse quando vidi per la prima volta la neve in estate: fu come una magia. Ero piccolino, e mentre camminavo, sentivo fischiare le marmotte in mezzo alla nebbia. Seguendo un sentiero, decollato da un bosco di conifere, ci eravamo lasciati alle spalle quel briciolo di civiltà stipata dentro il rifugio per andare dove la neve non muore mai. Mio padre, con amici di famiglia, mi aveva spinto lassù, fino a grattare il cielo della Val di Susa.

Era davvero neve d’estate. Era agosto e non mi sembrava vero!

Le nevi eterne si studiavano a scuola, durante le lezioni di scienza e geografia. Magari le vedevi in qualche foto e poi ti chiedevi come poteva succedere che, sebbene facesse caldo, la neve non riusciva a sciogliersi completamente. Presto sarebbero arrivati i primi fiocchi a rifornire nuovamente il manto nevoso. Così da sempre, anno dopo anno.

E poi i “ghiacciai perenni”.

Quando penso a questa parola, perenne, che ultimamente la vedo sbiadire come una foto antica, mi sembra di fare un grosso balzo all’indietro, per tornare alla fine degli Anni Settanta. Leggi il resto dell’articolo

Le Alpi (1)

Un mondo capovolto

Enrico Camanni, nel suo bel libro “Ghiaccio Vivo” così scrive nell’Introduzione:

“…Il 20 agosto 2009 Chamonix è una città rovente. Chiudendo gli occhi potresti immaginare di essere a Bologna, Palermo, Tunisi. Ferragosto è passato senza un fulmine o una goccia di pioggia, e invece di chiudere l’estate l’ha rilanciata nella più assoluta, inquietante violenza. È la bolla africana, spiegano i meteorologi da una settimana, e da sette giorni l’afa non concede tregua neanche sopra i mille metri, con l’isoterma alle stelle, sempre vicino alla cima del Monte Bianco. È un mondo capovolto. Nella capitale dell’alpinismo i turisti sfuggono la montagna cercando refrigerio all’interno dei negozi con l’aria condizionata, dove maneggiano ramponi con le mani sudate e sfogliano libri che raccontano di neve, ghiacciai, cascate, seracchi. Si è rotta ogni relazione logica tra i panorami gelati delle fotografie e gli stessi panorami inquadrati dalle finestre della libreria…”.

Allo stesso modo, scartabellando tra le vecchie foto di mio padre che a partire dagli anni ’50 scalava alcune delle montagne del Piemonte e della Valle d’Aosta, rimango attratto da quei paesaggi ritratti in bianco e nero. Sarà che il bianco e nero è per me un elemento che in una foto mi è sempre piaciuto tuttavia mi sembra di rivedere luoghi che io conosco bene con un qualcosa di diverso. Leggi il resto dell’articolo

Caldo a 3000 metri

Il ghiacciao Ciardoney a 2850 metri di quota visto dalla webcam (20 giugno 2012)

Sono ben 5 i gradi a 2850 metri misurati alle ore 3:50 (temperatura aria minima) di mercoledì 20 giugno dalla stazione meteorologica in Val Soana (Gran Paradiso).

Questa è la temperatura minima registrata sul ghiacciaio Ciardoney. Troppo alta per evitare un precoce sciogliemento della neve accumulata nei mesi scorsi.

In città è molto difficile rendersi conto di cosa succede a quelle altezze. Qualche volta in estate capita di leggere sui quotidiani le notizie dello zero termico oltre i 4000 metri, magari parlando di zone alpine molto famose come il Monte Rosa.

Basta un clic per proiettarci direttamente sopra il ghiacciaio di Ciardoney e verificare cosa succede grazie alla  stazione meteorologica automatica con webcam con cui possiamo conoscere molti dati, quasi in tempo reale.

Ecco il sito: www.nimbus.it/moncalieri/ciardoney/ciardoney.asp

Se poi vogliamo verificare effettivamente se questi 5 gradi sono relativamente tanti a quella quota per il mese di giugno, effettuando un confronto storico (come temperatura minima del giorno), possiamo “giocare” con le risorse che ci offre il sito di Nimbus (www.nimbus.it). Leggi il resto dell’articolo

Letture ed appuntamenti

Eccovi alcune cose interessanti…

L’ultimo numero della rivista bimestrale “Panorami – vallate alpine” (numero di Gennaio – Febbraio) pubblica un bellissimo articolo di Gian Marco Mondino sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo: è uno stupendo viaggio alla ricerca di quei segni importanti, sia lasciati dall’uomo e sia lasciati dalle forze naturali, che ci possono far comprendere un qualcosa in più della cultura di quei luoghi; tra l’altro Mondino ci offre degli spunti favolosi per effettuare un escursionismo intelligente e sicuramente molto appagante: un’ottima lettura per uscire dal déjà-vu.

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. […]

La rivista Panorami-Vallate alpine la trovate in edicola (€ 3,50). Ho provato a chiedere via mail l’autorizzazione a pubblicare l’articolo su questo blog. Vediamo se mi risponderanno. Leggi il resto dell’articolo

Sentinelle di pietra

Una mostra per raccontare il patrimonio visibile ed invisibile rappresentato dagli erratici dell’anfiteatro morenico, terreno di arrampicata e di gioco per il bouldering, punto di riferimento dei percorsi di orienteering e mountain bike, opportunità per scoprire ciascuno a modo suo una risorsa verde a due passi da Torino.

Se desiderate approfondire gli aspetti legati alla valorizzazione e alla tutela dei massi erratici, vi suggerisco di cliccare qui di seguito: tutelare e valorizzare i massi erratici (pagina n. 1 del notiziario di Pro Natura). Leggi il resto dell’articolo

Il respiro della montagna

Nevica o non nevica? Ma quanta ne ha fatta? Forse poca, forse non basta per sciare nel “ponte” imminente. C’è fretta, la neve serve per imbiancare le piste. Chi ama questo sport non può attendere e poi ci sono quattro giorni buoni.

Ho imparato a sciare a 8 anni e poi ho smesso intorno ai 20. Qualche piccolo incidente, le code agli impianti, in autostrada e i costi crescenti mi hanno fanno desistire. Non percepivo più un benessere come ai primi tempi. Poi ho conosciuto un’altra montagna. E’ stato come un disvelamento interiore. Le prime escursioni su terreni “facili” e poi, piano piano, l’alta quota, le cime e i ghiacciai.

Vita. Qualcosa che ti appartiene, che ti è dentro. E poi l’amore. Immenso. Leggi il resto dell’articolo

Orizzonti di senso

Quest’estate, navigando tra i monti, sovente ascoltavo affermare tra gli escursionisti: “Speriamo che  ad agosto le temperature non saranno troppo torride, così almeno i ghiacciai ed i nevai resisteranno fino all’inizio delle nuove nevicate“.

E’ vero, la nostra speranza, di noi escursionisti, è quella di ritrovare, come un tempo, una montagna più vera o, meglio, più riconoscibile. Forse il termine corretto è leggibile. Un montagna che riesca ancora a farsi capire per chi la frequenta da tempo e che di conseguenza ha interiorizzato una sorta di “mappa” mentale che permetta un dialogo con essa: lì il torrente, dove posso riempire la borraccia, lì la passerella che mi permette di attraversarlo, più in alto i nevai da solcare e che restituiscono alla pianura l’acqua accumulata in inverno. Poi, ancora più sù, i ghiacciai, anticamere delle vette e custodi di quella risorsa insostituibile e assolutamente necessaria per la nostra vita: l’acqua.

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