Brucio anch’io

Per dare voce alla vita del bosco che arde in silenzio

Mostra artistica a Lemie (To) 2 agosto – 30 agosto 2020

Testo e foto di Luca Giunti

Domenica 22 ottobre 2017 un incendio probabilmente doloso è stato appiccato alle spalle di Bussoleno, nella media Val Susa. Complice la prolungata siccità e il forte vento, il materiale vegetale accumulato al suolo in decenni di abbandono ha costituito un facile innesco ed il fuoco si è rapidamente propagato per valli e canaloni. In oltre una settimana di devastazione ha percorso 3500 ettari di prati e boschi, superando quota 2000 e annerendo vaste porzioni della montagna di Bussoleno, Mompantero, Chianocco. Altri focolai negli stessi giorni colpivano Caprie e diversi comuni della collina e della cintura torinese. Centinaia di persone hanno lavorato giorno e notte per contrastare le fiamme e limitare i danni. In gran parte, ci sono riusciti: nessun ferito, o peggio; nessuna abitazione danneggiata. Alcune seconde case, nelle antiche borgate alpine, sono invece state distrutte dal fuoco, direttamente, o dai tetti in legno bruciati e crollati, o ancora dalle bombole del gas esplose per il calore elevatissimo. Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di David Bertrand

“Chi glielo fa fare, che ci mettono del tempo e delle notti a mangiare fumo, e si pagano pure le spese, e scendono dai boschi neri come tizzoni, e magari crepano bruciati”.

Non dovremmo mai arrivare al punto di commemorare la morte di chi ha lottato contro il fuoco. E non dovremmo mai far scoppiare incendi.
Se è vero che nella maggioranza dei casi la mano colpevole – e dolosa – è quella dell’uomo, è anche vero che a monte, come in tante altre devastazioni ambientali, c’è la nostra ignoranza. Sempre lei.

Non dovremmo mai smettere di parlare di incendi, di alluvioni, di terremoti, di dissesti idrogeologici, soprattutto in Italia. Anzi, nell’Antropocene dovrebbero essere temi costantemente dibattuti dai politici, e dall’opinione pubblica, vista la portata drammatica dei loro effetti. Che saranno sempre più amplificati dall’azione dell’uomo.

Oramai è un dato di fatto, e tutti noi dovremmo concentrare gli sforzi e le energie per affrontare con determinazione, costanza e indefessa volontà la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. E’ la nostra missione. Se non l’accettiamo, non arriveremo da nessuna parte e decreteremo la fine dell’umanità. Leggi il resto dell’articolo

Io ti conosco. Vengo dal tuo stesso posto

La Cima dell’Uja (2145 m), in alta Val Malone. Evidenti ed estese le aree colpite dall’incendio del 13 gennaio scorso

Credo che questo passaggio della canzone “Caramelle” possa darvi la risposta alla domanda “chi ha appiccato le fiamme in Alta Val Malone il 13 gennaio scorso?” (cliccando sul link si apre l’articolo del Risveglio del 17 gennaio scorso).

Come nei boschi di “Caramelle”, anche in quelli sopra Pian Audi, nelle Valli di Lanzo, è divampata la follia.

Forse non tutti sanno che le piccole comunità alpine sono il non plus ultra dei social. Tutto reale però. Non è possibile passare inosservati. Le cose si vengono a sapere prima ancora di farle.

Lo sanno molto bene i valligiani. Un po’ meno i cittadini.

Tutti sanno di tutto.

Chi conosce la conformazione della Val Malone (un imbuto) sa molto bene che sfuggire è davvero improbabile, soprattutto se ci si muove in auto.

Queste riflessioni sono emerse prima di avere avuto delle conferme, assolutamente casuali, da chi vive in quelle zone. Leggi il resto dell’articolo

Un disastro annunciato

Il fuoco inizia a divampare nella mia mente il giorno prima degli incendi scoppiati in Val di Susa. Durante un’escursione sulle mulattiere di pietra assetate incontriamo due signori in divisa. Gli chiedo a quale corpo appartengono: “Siamo ex guardiacaccia della Città Metropolitana di Torino. Ora facciamo parte della Vigilanza Faunistica-Ambientale“. Mi spiegano, poi, che controllano i cacciatori e ultimamente sono stati anche a verificare la presenza del lupo nelle Valli di Lanzo. “Ce ne sono tanti, le tracce si trovano!“.
Non mi ricordo di aver mai incontrato durante le mie uscite in montagna queste persone che hanno certamente un compito importante: “sorvegliare e conservare il patrimonio naturale e l’assetto ambientale“, come scoprirò su internet.
Domando quanti sono in forze.
Eravamo in 86. Ora siamo rimasti in 17 e dobbiamo interessarci di tutto l’ambiente della ex Provincia di Torino“.
Diciassette… Penso alle Alpi di Torino… Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa, Valli di Lanzo, Valle Orco, Valle Soana, quella di Ribordone, di Traversella… Un territorio enorme e ricco di natura lasciato praticamente abbandonato!
Ma attenzione, oltre ad essere rimasti in pochi, abbiamo solo 100 euro al mese per la benzina! Quando finisce, e succede in fretta, rimaniamo in ufficio in mezzo alle scartoffie“. Leggi il resto dell’articolo