Nel Vallone del Rio Saulera

Ad inizio novembre, alla fine di una interminabile e rovente estate, sono in bilico su di un’esilissima linea rossa, risucchiato in un profondo ed oscuro vallone, da forze che non controllo.
Nel selvaggio West delle Alpi c’è puzza di bruciato. A novembre. Proprio quando un tempo l’acqua, dopo le consuete piogge ottobrine, si cristallizzava in attesa del disgelo primaverile.
Da pochi passi ho lasciato alle spalle due minuscoli ma incantevoli laghetti. Così giacevano nella mia memoria. Ora sono completamente in secca e spettrali come due orbite a cui hanno cavato gli occhi. Occhi esausti di guardare verso il cielo in attesa della pioggia.
A poche decine di chilometri in linea d’aria dal Vallone del Rio Saulera il fuoco infuria sulle montagne della Val Susa, alle pendici del Rocciamelone. E l’angoscia avanza imperterrita come la prepotente siccità che dura da mesi.
Attratto, da sempre, da ciò che nella vita barcolla ma resiste, da ciò che i distratti esseri umani consegnano all’oblio, mi faccio sedurre dal misterioso e discosto Vallone del Rio Saulera. Il suggerimento è una misera traccia sulla carta, in parte tratteggiata. In parte spezzata. Quindi un cammino incerto, senza riferimenti, senza segnaletica. Un viaggio nell’ignoto. Leggi il resto dell’articolo

Sui sentieri della Val Malone

“Immaginare è scegliere l’avvenire”
Jean Giono

Quando un uomo lungo il suo cammino incontra un fiume che gli sbarra la via, o torna indietro o costruisce un ponte.

In alta Val Malone, nelle Valli di Lanzo, i ponti e i cammini degli antichi montanari erano crollati da tempo e con essi l’intero territorio di Corio, capoluogo e storico centro di questa Valle.

Buongiorno a tutti.
Come previsto è stata effettuata sabato 7/05 (2016, N.d.R.) la manutenzione ordinaria (per il Percorso 1 della cartina, sentiero CAI 417) e straordinaria per il sentiero Mulino Avvocato – Trinità.
Abbiamo dunque recuperato un vecchio, storico sentiero, di fondamentale importanza logistica, culturale ed affettiva.
Si tratta di un tracciato che si integra perfettamente con gli altri esistenti (Piano Audi – Trinità percorso 19 Sentiero Cai 416, Case Andrè – Colle Matteo – Colle del Bandito, percorso 20 Sentiero Cai 416A) e con il sentiero Ponte Picca – San Bernardo (Percorso 1 della cartina, sentiero Cai 417), nonché con la prevista futura bretella che arriverà dalla zona di San Rocco.
Questo sentiero permetterà di scendere e salire da Corio alla Trinità e di completare diversi itinerari ad anello. Il “sentiero della Trinità” fa parte dei percorsi “ascensore” che portano dal capoluogo alle principali frazioni montane.

Cartellonistica ufficiale CAI-Regione Piemonte posizionata negli anni precedenti. Ora ci sono altri 180 cartelli in procinto di essere piazzati, oltre alla manutenzione dei 36 sentieri recuperati

Con il recupero di questo tracciato completiamo definitivamente questa operazione. Ora abbiamo a disposizione:
* Corio – Case Vergon Cudine
* Corio – Ritornato
* Corio – Piano Audi
* Corio – Trinità
* Corio – San Bernardo
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato. In modo particolare al gruppo Alpini, promotore e riferimento per gli interventi effettuati, ed al gruppo AIB di Corio, formidabile come presenza, disponibilità, cura nel lavoro… ed a tutti coloro che hanno condiviso fatiche e soddisfazioni.
L’attività prosegue…
“Passo dopo passo”…come cita il motto presente nel nostro logo…

Il presidente

Mauro Salot

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Un sogno nella neve

2017-02-05-410-1024x768«Rimanere isolati dalla neve, senza la possibilità di ricevere o di trasmettere notizie al mondo, è un’esperienza incredibilmente piacevole e unica nel suo genere. Si è a contatto solo con gli elementi della natura e si prova un’ebrezza panica. Ci si sente, per così dire, reintegrati nella natura. È una specie di apo-catastasi. I rumori del mondo e la commedia della vita sono lontani, e questo dà pace allo spirito.»


Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, 1997

Tutto questo un giorno qualcuno l’ha sognato. Qualcuno ci ha immaginato liberi di fare esperienze profonde immersi nella natura delle montagne.
Un sogno nato dalla pace che solo i silenzi oceanici degli angoli più remoti delle Alpi Graie sanno donare.
Ma attenzione: un angolo è remoto non perché fisicamente distante dal baccano della civiltà. Lo è perché qualcuno lo sogna.
E in quel sogno si racchiude un dono, prezioso come la libertà che non soggiace ad alcun compromesso. Leggi il resto dell’articolo

La libertà delle scimmie

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Vi propongo due percorsi che conducono fra montagne bellissime e ovviamente – visto che siamo nati in un Paese che ama la libertà – voi sarete liberi di scegliere quale preferite: uno è stato creato dall’uomo che cammina, l’altro dall’uomo gommato. Visioni differenti ma, per fortuna, non viviamo come quelli dell’Isis e quindi possiamo scegliere dove posare i nostri piedi, soprattutto se cerchiamo la bellezza camminando.

Torniamo con i piedi per terra (quello di prima era un mondo fantastico): vi propongo due percorsi che vi conducono fra montagne bellissme: uno era stato creato dall’uomo che cammina – e ora non esiste più – l’altro è diventato una frazione, tutto sommato molto piccola, dei 30 km di piste forestali del PSR create nelle Valli di Lanzo che hanno spianato antichi sentieri, come quello che vedete in questa prima tornata di foto (subito qui sotto). L’altra carrellata vi mostrerà cosa è rimasto dopo la massima espressione di amore per la libertà dei comuni delle Valli di Lanzo, sponsorizzati, a suon di milioni, dall’Unione Europea (se non sapete di cosa parlo, leggete prima questo post). Leggi il resto dell’articolo

Sentieri perduti

2015-10-18 092 (1024x683)Sapevamo, o credevamo di essere «un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori», com’è scritto (da un discorso di Benito Mussolini del 1935) sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà del Lavoro, a Roma-Eur. Invece siamo «un popolo di scimmie», dedito allo «smantellamento brutale e alla distruzione metodica della bellezza, alla trasformazione di luoghi bellissimi in luoghi senz’anima», scrive, dispiaciuto e adirato come Achille, Raffaele La Capria in Ultimi viaggi nell’Italia perduta (Bompiani).
Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera.

Mercoledì ho voluto farmi del male e abbiamo percorso la nuova strada da Pera Berghina a Pian delle Riane. Ho pianto”.
L. C.

I luoghi senz’anima, nelle Valli di Lanzo del XXI secolo, sono quelli che stanno sorgendo grazie alla proliferazione delle piste forestali a scapito dei sentieri storici, quest’ultimi custodi di paesaggi incantevoli.

Nel 1985 (trent’anni fa) l’Assemblea federale della Confederazione Svizzera ha emanato la Legge federale sui percorsi pedonali ed i sentieri (LPS) attuando così l’Art. 88 della Costituzione federale.

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Meteora alpina

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Ninì Pietrasanta

“..Se la salita era stata difficile e pericolosa, la discesa m’appariva impossibile. Il valligiano che ci accompagnava, passata la corda ad un grosso anello infisso nella parete, la gettò nel vuoto, incitandomi a scendere. Dapprima mi rifiutai, tanto la cosa m’apparve pazzesca, e mi decisi solamente, quando vidi la mia fedele guida avvolgersi la corda attorno alla gamba destra, facendola poi scorrere su la spalla sinistra, creando così una specie di carrucola frenabile, che gli permetteva di scivolare lento giù per la fune. Con misurati colpi di piedi contro la parete, si staccò dalla roccia ed iniziò la discesa.
Mi accorsi allora che la cosa era assennata e anche assai divertente. Mi ci provai e ci presi gusto. Scendevo lentamente, senza scosse, senza rumore: librata così nello spazio, senza alcun contatto con le rupi del monte, mi pareva di essere un ragno, sospeso al proprio filo, intento a tesser la sua tela.
Quando la mia trasvolata ebbe termine, mi trovai su una piccola cengetta, dove mi liberai dal groviglio dei cordami. Per ultimo discese il valligiano, che tirò a sè la corda.
Così, un po’ coi mezzi soliti, un po’ con l’aiuto provvidenziale della corda, ci ritrovammo in breve ai piedi del Campanile.
Lo contemplai lieta e commossa. Mi rispose il sorriso della vetta baciata dal sole.
(Pellegrina delle Alpi – Ninì Pietrasanta che racconta “..La prima volta che sperimentai le precipiti pareti rocciose delle Dolomiti, fu nella scalata del Campanile Basso di Brenta, fantastico obelisco che si eleva, per trecento metri dal punto d’attacco, in linea arditamente verticale; slanciato, severo, è una delle Dolomiti più audaci, più eleganti, più classiche..”)

La curiosità e la passione nel leggere libri di montagna mi hanno portato ad incontrare Ninì Pietrasanta. Leggi il resto dell’articolo

Mondi altri

finis terraeNato in città, ho scoperto il mondo dalle strade, credendo, come tanti altri bambini, che il mondo erano le strade. Strade senza fine che fanno il giro del mondo. Strade che creano i luoghi.

E’ stato così fino a quando un giorno mio papà mi portò in montagna a bordo della bellissima Lancia Appia nera, sempre lucidissima e che mi piaceva tanto, già appartenuta ad Enza Sampò.

Durante le uscite in auto da Torino io amavo seguire con lo sguardo il nastro di asfalto e le sue strisce bianche. Una curva, poi un’altra, poi un rettilineo, poi un tornante e una curva ancora… le righe non finivano mai così come la strada. Ogni volta che salivo a bordo speravo sempre, prima o poi, di scendere dalla macchina esattamente dove la strada, finalmente, sarebbe terminata. Ma non succedeva mai.

Mi ero ormai arreso all’idea che le strade non avessero mai fine: potevo viaggiare all’infinito senza vederle terminare. Così mi immaginavo il mondo. Un mondo dove l’asfalto ti portava dappertutto: bastava non abbandonarlo mai affinché la tua mente fosse guidata in ogni dove con precisione assoluta. E dove c’era una strada c’era la realtà: il resto apparteneva all’ignoto e all’insondabile. Il resto semplicemente non era realtà e non riguardava gli esseri umani.

Quel giorno successe una cosa incredibile ed inaspettata: mio padre guidò l’Appia fino ad un villaggio di alta montagna dove il nastro d’asfalto giunse al capolinea, interrotto di colpo da una barriera invalicabile. Alzai lo sguardo e attraverso il parabrezza osservai una possente barriera di roccia che dominava la strada e la sua pervasiva realtà.

In quell’istante provai la stessa grande meraviglia che mi colse quando vidi la prima volta cadere la neve. Il luogo reale di colpo si era dissolto esattamente dove l’auto si era dovuta arrestare.

In un attimo percepii la mia mente posarsi su di una soglia: il mondo non era solo asfalto. Al di là di esso c’era qualcos’altro. Un altrove che un giorno, poi, avrei avuto la fortuna di esplorare. Oltre quella strada, nettamente tranciata dalle montagne, c’era la via di fuga dal déjà vu.

Agli occhi di quel fanciullo quella soglia era Forno Alpi Graie.

Buone Feste dai camosci bianchi.

Le meraviglie di Vonzo

VonzoFrequento il villaggio alpino di Vonzo (frazione del Comune di Chialamberto, in Val Grande di Lanzo) da molti anni ormai.

E’ una magnifica base di partenza delle mie escursioni ma anche una tappa molto gradevole per incontrare gli amici che proprio lì hanno casa.

Con lo zaino in spalla ho percepito il senso dell’immenso e dell’infinito al Santuario del Ciavanis, ho posato, in vetta, il mio sguardo su orizzonti sconfinati, disceso scalinate in pietra fabbricate dalla stupefacente abilità dei montanari, traversato colli e vallate, visto specchiarsi montagne nelle acque cristalline dei laghi…

Mi sono poi lasciata incantare dalla leggenda della Balma delle streghe (o meglio delle “fate”) ma anche scontrata dolorosamente con il progetto idroelettrico nel Vallone di Vassola.

Recentemente ho letto due testi che parlano di questa amena borgata: immaginare i luoghi descritti così bene dalle autrici mi ha commosso e mi ha permesso anche di focalizzare tanto i ricordi piacevoli ed idilliaci quanto i cupi episodi di guerra che, ovviamente, mi rappresento soprattutto grazie ai ricordi trasmessi dei miei cari.
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Sentieri

sentieriTratto da Il tramonto delle identità tradizionali – Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi di Annibale Salsa (Priuli & Verlucca):

“I sentieri, le mulattiere, le antiche strade di arroccamento che cosa rappresentano ancora? Oggi li classifichiamo, li cataloghiamo come manifestazioni di una viabilità minore che si sta perdendo. Solo le associazioni alpinistiche ed escursionistiche, d’intesa con le Comunità montane, apprezzano il valore culturale ed economico di tali infrastrutture ma, putroppo, la mentalità prodotta e veicolata attraverso i ben noti circuiti mediatici non ne fa comprendere pienamente il valore. E’ difficile, per la nostra cultura della fretta, apprezzare il valore della lentezza nel suo profondo significato pedagogico e morale. La lentezza costituisce addirittura un handicap per la società moderna, in cui l’elemento vincente è la velocità, lo spostamento rapido. Quest’ultimo è il vero imperativo categorico della modernità e si riassume nel: velocizzare, correre, attraversare, senza sostare, senza pensare, senza vedere. Il disprezzo per la teoria (il vedere che precede l’agire) sta generando derive che, lungi dal promuovere un saggio pragmatismo, favoriscono un empirismo rozzo ed inconcludente. La dittatura del tempo tiranno che si insinua surrettiziamente nella nostra quotidianità non ci consente di ritrovare noi stessi attraverso l’appropriazione consapevole della “nostra esperienza vissuta” (Erlebnis): quella, cioè, che incontriamo attraverso sensazioni, immagini, simboli. La montagna ritorna ad essere percepita come un “incidente di natura”, una sorta di corrugamento penalizzatore. Se si analizzano i tratti fondamentali di questa filosofia di fondo (seduttiva e stregante), ci si accorgerà che alla base c’è proprio una libidine dell’effimero.”

Annibale Salsa

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In memoria di

Punta del Rous 2014.09.21“There was no way of determining drift. No way of calculating wind. No way of fixing position. Turning back was out of the question.” (cit. John Roos)

Nel nostro minuto di silenzio, rispettato per ricordare l’ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà, morti giovanissimi sulle rocce di Punta del Rous settant’anni fa, solo un rumore si è intromesso: è stato quello di un aereo, ma non uno di quelli a reazione che sovente attraversano i cieli sopra le Valli di Lanzo, con le loro scie: questo era un velivolo ad elica con il suo inconfondibile rombo. E’ stato spontaneo ed immediato credere che loro fossero lassù per solcare orizzonti liberi dalla follia umana che li ha portati a morire sulle montagne della Val d’Ala.

Nove i partecipanti all’escursione organizzata dal Cai di Lanzo per commemorare i 70 anni della tragedia del B-24 Liberator KG 999 schiantatosi il 12 ottobre 1944 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande, a circa 2500 metri di quota, durante una missione di rifornimento per i partigiani.

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Punta del Rous 70 anni fa

Equipaggio KG999 -12.10.1944

L’equipaggio del KG 999 (foto: Gavs Torino)

Tra le 16:00 e le 16:40 del 12 ottobre del 1944 venti aerei B-24 Liberator del 31° Squadron appartenenti al 2° Wing S.A.A.F. decollarono dall’aeroporto di Celone (Foggia) per raggiungere il Nord Ovest dell’Italia e lanciare sulle montagne gli aiuti ai partigiani.

All’equipaggio del KG 999, alzatosi in volo alle 16:15, viene assegnato l’obiettivo “Chrysler”, corrispondente alla zona della bassa Val Toce, a nord del lago d’Orta. Il tempo è peggiore di quanto inizialmente previsto, sia lungo la rotta che sugli obiettivi, con cielo coperto variabile da 7 a 10/10 e nuvolosità estesa tra i 1500 e i 3000 metri di quota.

La loro missione si conclude tragicamente alle 20:30 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande di Lanzo nelle Alpi Graie meridionali: il velivolo, avvolto dalla fitta nebbia ed immerso nella totale oscurità, si schianta pochi metri sotto la Punta del Rous, a circa 2500 metri di altezza.
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Albini

AlbinaQuando lessi il libro “L’estate di Albina“, suggeritomi dall’amico Gianni Castagneri, non pensai che nel romanzo ci fosse una storia vera, quella del camoscio bianco che fu avvistato nel 1968 per poi, dopo qualche anno, scomparire a causa della proverbiale inadeguatezza umana ad abitare il pianeta Terra.

L’autore, Virgilio Giacchetto, è una di quelle persone che vorresti avere sempre con te quando scarpini sui sentieri alpini. Ma è anche una di quelle persone che vorremmo incontrare più spesso anche nella quotidianità, stante il suo grande amore per la natura e il suo vivo e limpido rispetto per gli animali che con noi condividono la vita. E soprattutto per il suo rispetto per il “silenzio”, la materia più preziosa che la montagna sa custodire, sempre che certi esemplari di esseri umani (tanti, purtroppo), con la loro alienante estraneità, riescano a starne sufficientemente distante.

E’ quel “silenzio” che noi albini reclamiamo quando l’uomo contemporaneo si avvicina alla soglia – un umile sentiero di montagna? – superata la quale dovrebbe essere in grado di intercettare il limite nel suo agire.


Testo e foto di Virgilio Giacchetto

La Valle d’Aosta si rivela terra interessante non solamente per le sue meravigliose montagne, per i laghi alpini e le vallate ricche di scorci suggestivi, ma anche per la sua fauna selvatica che da qualche tempo si è arricchita, grazie al ritorno di specie considerate estinte sull’insieme del suo territorio. Sino all’anno scorso un branco di lupi ha sfruttato come zona di caccia le tre vallate del Gran Paradiso e gli avvistamenti di diversi esemplari, nonché le tracce di predazioni all’interno e ai margini dei confini del Parco Nazionale, sono state numerose e ampiamente documentate da fotografie e testimonianze di chi ha avuto la fortuna di imbattersi in questi affascinanti animali. Si sono registrati inoltre, in particolare negli anni novanta, alcuni avvistamenti della lince e inequivocabili impronte lasciate sulla neve dallo schivo, splendido felino.

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La montagna dolce è l’unica possibile

logo Sweet mountains

logo Sweet mountains

Il rosa evoca un ritorno alla fanciullezza, alla dolcezza, al tramonto. Un colore che dipinge ed abbellisce le pareti delle montagne e contrasta con la sua “rudezza”.

Il progetto Sweet mountains intende creare una rete di turismo consapevole nelle Alpi Nord-occidentali che diverrà esecutiva entro la fine di ottobre.

L’Associazione Dislivelli lo presenta, in collaborazione con Slow Food, al Salone Internazionale del Gusto – Terra Madre 2014 per essere operativa nella stagione invernale 2014-2015.

Mi è piaciuto intitolare questo post con il decimo comandamento di Sweet Mountains ovvero “La montagna dolce è l’unica possibile”.
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No alla montagna dei divieti

2010Annibale Salsa definisce il tempo che si può vivere in montagna come “tempo liberato” per contrapporlo al “tempo libero” che oramai, nella nostra epoca, si è ridotto ad un mero “luogo” di scambio, dove ogni nostro desiderio è pronto ad essere realizzato: basta pagare.

Peccato che spesso i bisogni nel tempo libero sono indotti, non spontanei e stimolati per sviluppare il business di aziende che producono profitti organizzandoci il “tempo libero”: un tempo nato e studiato dalla scienza del marketing.

Franco Michieli (post “Il tempo in vendita”), quando ci invita ad osservare il tempo degli animali che vivono in montagna, afferma che il Tempo, anche quello destinato al gioco e all’esplorazione, appartiene loro per natura: nessuno si premura di organizzarglielo in cambio di un compenso. Anche l’uomo ha vissuto per decine di migliaia di anni in condizioni simili. La conoscenza dei mille segreti del territorio, del comportamento degli animali e dei possibili utilizzi delle diverse piante doveva bastare alla vita: il tempo libero dalle attività volte alla sopravvivenza permetteva di sviluppare relazioni e pensieri spontanei, che nessuna “agenzia” si occupava di mettere in vendita. Anzi, in epoche arcaiche il Tempo era la divinità stessa: era identificato col moto circolare del cielo, nel quale i vari allineamenti del sole, dei pianeti e delle costellazioni dello zodiaco costituivano gli eventi supremi che influenzavano il corso dell’esistenza sulla terra.
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Spiriti della montagna

20090614-0025Se mai avete trascorso una notte sotto le stelle sapete che, quando dorme, un misterioso mondo si desta dalla solitudine e dal silenzio.

Allora il canto delle sorgenti si fa più chiaro, gli stagni s’accendono di fiammelle. Tutti gli spiriti della montagna vagano liberamente, e vi sono fruscii, impercettibili rumori, quasi si udissero i rami crescere, l’erba spuntare.

Di giorno sono gli esseri a vivere, di notte sono le cose. Quando non si e’ abituati, si ha paura.

 Alphonse Daudet