Uccidiamoli ancora

Penetrata S. M. della sventura occorsa ad alcuni individui rimasti vittima dell’ingorda ferocia de’ lupi detti della Svizzera ricomparsi già nel corrente anno in qualche Provincia de’ Regj Stati, determinò nel suo sensibile, e magnanimo cuore di promuoverne radicalmente lo sterminio […].

Da “Manifesto per aumento di premio agl’uccisori di lupi feroci“, Torino 6 giugno 1817.

Quattro secoli di sterminio

Testo di Luca Giunti*

Al termine della breve relazione che insieme ai colleghi di Città Metropolitana ho tenuto al salone del libro di Torino, alcuni presenti hanno continuato a porre domande sul ritorno del lupo, sul monitoraggio nazionale, sull’aumento e la diffusione in aree collinari e periurbane, non più solo montane. Un interrogativo in particolare ricorreva con una certa polemica: «va bene tutto, ma i nostri nonni che hanno sterminato i lupi, non potrebbero aver avuto ragione? perché noi non potremmo ritornare a una situazione come quella, senza alcun lupo in giro?»

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Non basta dire lupo

Se guardiamo in basso, vediamo piedi, non radici.
Marco Aime, antropologo

Io mi ricordo di voi, della vostra specie. Quando avete cominciato a staccarvi dal cespuglio dei vostri parenti, duecento millenni fa, noi ci eravamo separati dai nostri già da un milione di anni. Potremmo spiegarvi perché si è estinto quel ramo dei vostri cugini che oggi chiamate Paranthropus. Erano promettenti, avevamo scommesso sul loro successo. Stavano quasi per scoprire il fuoco, come avete fatto voi. Ma poi si sono infilati in un vicolo cieco e hanno lasciato solo qualche ossicino fossile. Quando siete usciti dall’Africa, stupiti e invidiosi, ci avete trovato ovunque vi portassero i vostri piedi e la vostra ingordigia, perché noi abbiamo colonizzato i continenti prima che voi nasceste. Solo da poco avete scoperto gli incroci dei vostri antenati con i Neanderthal in Libano e con i Denisova in Siberia. Non ci avete capito niente e ancora ne discutete ma noi possiamo raccontarvelo: li abbiamo visti in diretta. E non vi dico i commenti… Dall’Anatolia all’Atlantico abbiamo misurato la velocità delle vostre invasioni: cinquemila chilometri in cinquemila anni, un miserevole chilometro l’anno come i topi. I nostri occhi ambrati hanno osservato ogni gradino della vostra evoluzione, quelli su cui avete inciampato e quelli che avete saltato a due a due. Perché quando voi eravate ancora soltanto una tra le tante scimmie arboricole indecise tra bipedismo e quadrimania, noi eravamo già Noi, i Lupi.


Sabato 7 agosto alle ore 17:00, ad Usseglio, presso la Chiesa dell’Antico Complesso Parrocchiale, di fronte al Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”, (Valle di Viù, Città Metropolitana di Torino) il Dott. Luca Giunti ha presentato il suo libro Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia.

Grazie di cuore al Direttore del Museo Arch. Emanuela Lavezzo e a tutti i suoi collaboratori per aver organizzato questo interessantissimo incontro su un tema ambientale molto importante per il nostro Paese.

Di seguito il video dell’incontro.

Cliccare qui per leggere in pdf abstract e biografia dell’autore.

Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”
Usseglio, Piazza Cibrario 1
Telefono 0123 756421 – 0123 83702 – 340 7292527
www.vallediviu.it
museocivicousseglio@vallediviu.it

Lupo a Rochemolles – Foto Luca Giunti.

Il Dott. Luca Giunti ci ha donato delle meravigliose foto di lupi, scattate durante le sue attività come Guardaparco nelle aree protette delle Alpi Cozie, in Provincia di Torino ⇒ qui la galleria su Google Foto.

Dalla parte del lupo cattivo

Riporto molto volentieri la mail dell’amico Marco Blatto, che ho ricevuto oggi, in merito al problema del ritorno del lupo sulle Alpi occidentali, in particolare sulle Valli di Lanzo. Al termine riporterò la mia personale opinione in merito.

Cari amici,
è in atto, credo non solo nelle Valli di Lanzo, una diffusione d’informazioni errate circa la presenza del lupo, che, di conseguenza, viene recepito dalla popolazione locale e da malaccorti amministratori come una minaccia reale per l’uomo e per le attività agropastorali. E’ preoccupante leggere sulla stampa locale taluni commenti, che rischiano di sfociare nella legittimazione del bracconaggio, attività frutto di un retaggio culturale da medioevo mai sopito. Si vede, insomma, non già nella prevenzione, ma nell’abbattimento la soluzione unica. Fatto ancor più grave, è l’apatia degli amministratori, che in realtà non stupisce dal momento che si è arrivati a vendere pezzi di montagna a privati o a deturpare oasi naturalistiche di massimo interesse per opere inutili. E’ questo il frutto di una radicata non conoscenza delle risorse paesistiche della montagna.
In controtendenza, ho inteso utilizzare il mio spazio “Storie di montagna” sul settimanale “Risveglio” per spezzare una lancia a favore del “lupo cattivo”; Ma invito tutti voi a vigilare nelle rispettive realtà vallive, per cogliere gli eventuali segnali di “campagne di disinformazione” che potrebbero rinforzare una cultura allarmistica anziché di tutela, e a creare il più possibile “controcultura”.
Il mio breve contributo (che come già accaduto in passato sarà seguito da minacce anonime e no), per chi non legge il “Risveglio del Canavese e delle Valli di Lanzo” è sul mio blog (quello locale):
http://marcoblatto.blogspot.it/

Un caro saluto a tutti
Marco Blatto – Mountain Wilderness

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Il ritorno del lupo nel Gran Paradiso

Cosa combina il lupo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso? E come mai ultimamente si ritorna a parlare tanto di questo superpredatore?

Come vi avevo già accennato, blacksheep77  nel post “Una lettera che sta già facendo discutere” ci parla del lupo tirando in ballo Dacia Maraini, Annibale Salsa e gli stessi articoli da lei scritti per un quotidiano.

GP, sul suo blog Ventefioca, ci parla invece di un libro, “Dalla parte del lupo“, di Luigi Boitani.

Da una parte gli ambientalisti, che vogliono proteggerlo in modo assoluto, dall’altra i montanari, come per esempio i pastori che vivono di montagna, con le loro ragioni economiche, più che legittime e comprensibili. Sembra profilarsi, anche in questo ambito, lo “scontro” tra ecologia ed economia come avviene “in grande” anche quando si parla di problemi che coinvolgono l’intero nostro Pianeta.

Nel video che potete vedere qui sotto il veterinario dott. Bruno Bassano e il Direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso Michele Ottino ci spiegano cosa è successo all’ambiente del Parco a seguito del ritorno di questo predatore.

Se a febbraio e marzo verrà la neve…

Leggete cosa ci racconta Paolo Rumiz in un suo articolo pubblicato il 29 gennaio sul quotidiano “La Repubblica” a proposito delle bizzarrie del nostro clima:

L’allarme: da settimane lupi e uccelli hanno iniziato a riprodursi. E gli etologi avvertono: si è già modificata la fisiologia della fauna. Ora le uova dei merli rischiano di schiudersi quando non ci sono ancora insetti in giro.”

Strano parlare di caldo proprio adesso che è arrivato il gelo siberiano. Ma ci ricordiamo ancora delle temperature anomale solo di qualche giorno fa?

Sebbene non sia ancora finito, di sicuro tra qualche tempo archivieremo  questo inverno, nella nostra memoria, come un inverno gelido. Ma se solo torniamo indietro di qualche settimana, e proviamo a  confrontare le temperature misurate con quelle registrate negli ultimi decenni (intese come medie del periodo), troveremo di certo qualcosa di insolito da quando sono cominciate le misurazioni ufficiali.

Ecco l’articolo completo di Paolo Rumiz (lo scrittore del bellissimo libro “La leggenda dei monti naviganti”):

Gli animali pazzi di caldo. “Sono già in amore”.

Lupi

La prima escursione dell’anno ci riserva una sorpresa davvero unica: probabili tracce di lupi trovate nelle tracce sulla neve 2.01.09Valli di Lanzo durante un’uscita con le ciaspole. Il mio interessamento per il lupo nasce  nel 2007 quando partecipo ad una appagante escursione programmata dai guardiaparco del Parco Orsiera Rocciavrè: “Sulle tracce del lupo“. Imparo così che uno dei trucchi migliori per scovare la presenza del predatore è proprio quella di scoprire le trecce sulla neve. Le tracce del lupo sono perfettamente lineari (quelle dei cani andrebbero un po’ a destra e un po’ a sinistra) e, cosa davvero stupefacente, i lupi che precedono il primo che fa strada tendono a calpestare le sue orme per risparmiare energie: un po’ come facciamo con le racchette da neve per evitare di sprofondare. Continua a leggere “Lupi”