Storie di povertà

I sentieri interessati dall’ennesima pista (Val d’Ala – Valli di Lanzo)

Riceviamo e pubblichiamo con grande sconforto la lettera di Maria Piera Solero montanara resistente e contraria alla costruzione dell’ennesima pista silvo-agro-pastorale che andrebbe a devastare un’area alpina meravigliosa del versante sud della Val d’Ala (Valli di Lanzo), ora interessata solo da un bellissimo sentiero voluto dal CAI di Ala di Stura, ideando così uno stupendo sentiero balcone.

L’ennesima pista, l’ennesima storia di povertà e miseria, come quella che è emersa negli ultimi mesi dalle parti del Comune di Groscavallo (Vallone di Sea e dintorni), dove le ultime notizie dei giornali (con gli asinelli di Sea allevati dalla ditta dell’ex sindaco e marito della Dafarra, sindaco di Groscavallo) lasciano profondamente smarriti ed attoniti su come vengono sfruttate le ricchezze ambientali, prese di mira eslcusivamente per interessi personali e particolaristici. Il tutto a discapito del bene comune così ricercato da chi ama l’escursionismo e il turismo ambientale e culturale, vere fonti di reddito per chi ha voglia di lavorarci.

Se da quanto emerge dalla stampa la Val di Sea (e dintorni) dovrebbe essere salva (per il momento), proviamo ora a spostare lo sguardo un po’ più in là, nella valle a fianco. Leggi il resto dell’articolo

L’avventura del margaro – Parte terza

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L’Uja di Bellavarda (2345 m), in Val Grande di Lanzo, domina la conca prativa ove sorge il santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m)

Piergiuseppe ci contagia con il suo frizzante entusiasmo e ci racconta della sua grande passione. Nella narrazione emerge la gioia di rivedere i suoi amici ma anche la fatica e le difficoltà quotidiane che si incontrano a livello pratico, economico e burocratico. Le “bestie” non riconoscono le domeniche e le festività e una stessa situazione, come rappresentata dalla foto qui a sinistra, può essere incantevole per un’escursionista ma vista con gli occhi del margaro “…si è bella – dice Pier – ma pensaci, tra 10 minuti la temperatura si abbasserà di un bel po’ e tu stai portando i paletti del filo, e sei sudato…

Pier rievoca i giorni estivi trascorsi in alpeggio a quasi duemila metri di quota, sul versante esposto a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo.


Eccomi qua, terza parte di un’avventura meravigliosa.

Per chi non avesse letto i post precedenti, mi presento. Sono Piergiuseppe, ho 14 anni e vivo in provincia di Padova (Teolo sui Colli Euganei). Mia nonna e mia bisnonna sono nate a Vonzo, paesino del comune di Chialamberto (To) a 1231 m.

Vonzo

Quest’anno ho frequentato la 3° media, e in questa occasione posso pensare a programmi estivi unici perchè non ci sono compiti per le vacanze.

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Noi resistiamo

2016-07-02-535-1024x683Le strade parlano alle macchine. I sentieri all’uomo.

Le ruspe avanzano con la stradizazzione forzata ma noi continuiamo a cercare gli antichi sentieri. E non importa se sono ridotti a brandelli, feriti e malconci da chi vuole soldi facili. Fintantoché potremo camminare, i sentieri non moriranno.
Resistiamo alle finte piste agro-silvo-pastorali che non portano in nessun luogo, che rendono anonima la montagna annientandone storia e cultura.

In una domenica di fine novembre desideriamo immergerci nello stupefacente Vallone di Crosiasse, in Val d’Ala, la mediana delle Valli di Lanzo (To), graffiato dalla caparbietà dei vecchi montanari e odorante della fatica di antichi minatori che con sapere celtico hanno edificato le montagne delle Valli di Lanzo.
Dal vecchio borgo di Bracchiello (843 m) – dove finisce l’asfalto e comincia la montagna – resistiamo ad una pista spaesante, che con tanto di cartello ufficiale Cai-Regione Piemonte ti invita a cominciare un’anonima escursione, per percorrere invece l’antico sentiero che passa tra i viottoli delle baite e tra i rovi dell’indifferenza e della resa culturale. Scelta azzeccata perché avremo la fortuna di incontrare Cristina, splendida montanara che resiste a tutto. Leggi il resto dell’articolo

Tracce dell’uomo

20131026-068A chi non è capitato, percorrendo strade e sentieri delle valli di Lanzo, di trovarsi di fronte a manufatti dei più svariati generi (decorazioni, dipinti, meridiane, piloni votivi, terrazzamenti, ponti, forni, mulattiere, canali irrigui, iscrizioni, millesimi, edifici, ecc.) che destano stupore e ammirazione per la loro qualità, oltre che per l’abilità e l’ingegno di chi li ha costruiti. Molti di essi però corrono seri pericoli: l’inesorabile scorrere del tempo, le intemperie, l’incuria, quando non addirittura la pala di una ruspa o lo stupido vandalismo, possono decretarne da un momento all’altro il danneggiamento o la distruzione.

Per segnalarli e salvaguardarli, sulla falsariga dell’iniziativa avviata tempo fa in alcune zone montane dal Club Alpino Italiano, la Società Storica delle Valli di Lanzo propone il progetto “Tracce dell’uomo”. Una volta identificato un manufatto interessante, si tratta di compilare una semplice scheda (in formato pdf di soli 93,5 KB), scaricabile anche dal sito della Società Storica, scattare una o più foto e trasmettere il tutto all’indirizzo mail info@societastorica-dellevallidilanzo.it.

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La sottile linea rossa

2016-04-24 004 (1024x683)Carta e segnaletica ci spingono sovente a frequentare la certezza. Un’escursione guidata dai bolli bianco-rossi e dalle frecce ci regala momenti molto rilassanti e piacevoli nelle Alpi. La mente è libera dall’ansia dell’orientamento perché ci pensano quei discreti simboli, in sintonia con la carta escursionistica, a direzionare i nostri piedi. Il resto è pura e totale immersione nella natura alpestre dove lasciare la nostra anima libera di vagare.
Oggi il vento da Nord, che spazza le Valli di Lanzo, ci respinge dall’alta Val Grande dove avremmo voluto posizionarci per respirare gli ampi e suggestivi panorami della catena Gura-Mulinet-Martellot. Abbiamo bisogno di protezione da queste raffiche fredde che scendono impetuose dalla muraglia di roccia e ghiaccio. Le foreste che ricoprono il versante della media Val Grande ci attendono. Chi ama l’escursionismo quattro stagioni sa molto bene che il bosco è un alleato straordinario. In ogni periodo dell’anno, e con ogni tempo, ti protegge permettendoti di non rinunciare quasi mai a solcare sentieri. Leggi il resto dell’articolo

Le rogazioni

Pascolo-Borgata Missirola (1440 m)

Pascolo della borgata Missirola (1440 m) in Val Grande di Lanzo

…A fulgure et tempestate… Libera nos Domine!…
…A flagello terraemotus… Libera nos Domine!…
…A peste, fame et bello… Libera nos Domine!…
…Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos!
…Ut pacem nobis dones. Te rogamus audi nos!…

La primavera è giunta dopo un inverno anomalo e caldo che solo in zona cesarini ha portato qualche perturbazione benefica per la montagna.

Il periodo delle rogazioni si avvicina. Questa antichissima tradizione di benedire i campi, che risale addirittura all’epoca delle celebrazioni pagane, poi cristianizzate dalla Chiesa, sta scomparendo e rimane viva solo nella memoria degli anziani montanari. Leggi il resto dell’articolo

Sport e montagna

Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Sono nato alla fine di un novembre carico di neve. Nevicate copiose che scandivano il tempo dell’inverno, del silenzio e del riposo per la gente della montagna.
L’auto a noleggio che mi portava a casa dall’ospedale di Aosta fu costretta a fermarsi per la troppa neve a qualche chilometro dal paese dove la mia famiglia viveva, in Valsavarenche. Mio padre si incamminò a piedi nella neve fresca a battere la traccia seguito da mia madre col suo piccolo fagotto avvolto in una coperta di lana.
Forse è per questo che quando il cielo si colora di quel grigio lucore mi sorprendo a guardare le nuvole che calano lente ad abbracciare le montagne e mi pare di sentire nell’aria il richiamo della neve: è il profumo che ha nutrito i miei respiri nei primi mesi e anni della mia vita.
Infilo giacca scarponi cappello ed esco a camminare nel bosco, sotto la neve: è un modo anche questo per tornare bambino ed essere felice. Leggi il resto dell’articolo

“Roye” a Coassolo

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Un tratto a cielo aperto della roya d’Beugn. Foto di Ezio Sesia

Se non conoscete l’esistenza di un elemento magnifico del paesaggio culturale alpino – le “roye” –, suggerisco vivamente di leggere il primo paragrafo (introduttivo) di questo post.

Testo di Ezio Sesia

La scorsa estate a Mezzenile (Val di Lanzo, provincia di Torino) è stata presentata una mostra sui canali irrigui dell’arco alpino, illustrandone esempi in Val di Susa, Val d’Aosta, Val Venosta, Vallese, oltre che nelle Valli di Lanzo. Essenzialmente per ragioni di mancanza di tempo nelle ricerche, era stata però trascurata una zona interessante per questo aspetto, quella di Coassolo, nella valle del Tesso: e pensare che nel suo vasto e fertile territorio alle falde del monte Vaccarezza fin dal medioevo gli abitanti avevano acquisito abilità nel progettare e realizzare canali irrigui artificiali, tanto che Michele de Banche “de Cohazolio” (Coassolo) compare nel 1458 come “magister bealerii” (mastro della bialera, cioè del canale) fra i testimoni dell’atto notarile per la costruzione dell’importante canale Maria Bona, tra la Val Clarea e Giaglione, in Val di Susa, terminato poi nel 1462 e tuttora funzionante.
Grazie a Franco Berta di Coassolo ed alla sua famiglia, che ringrazio di cuore per la squisita ospitalità e per le preziose informazioni, cerco ora di rimediare almeno in parte a questa lacuna. Leggi il resto dell’articolo

Ciaminal, il sogno al calar del sole

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Tcheminàl e Tcheminàl dl’Anvèrs, indicati sulle cartine come Ciaminal/Chiominale/Ceminale e Casa Inversa, è un luogo posto a poco più di 1100 metri di altitudine e gode di una vista ampia e spettacolare a 180° su due vallate della Valli Lanzo (provincia di Torino). Si affaccia infatti sul crocevia della Val Grande e della Val d’Ala, frontalmente al santuario di Santa Cristina. Alle spalle ha la Valle Tesso e, a circa mezz’ora di cammino sul sentiero n. 332, si trova la cappella di San Giacomo di Moja.

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A sinistra la Val d’Ala. A destra la Val Grande.

Il “Ciaminal”, come usualmente viene definito dagli abitanti di Ceres, non è visibile dalle strade comunali. Occorre percorrere una carrareccia privata per giungere in questo luogo alpino appartato e particolare.
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Il giro delle 5 “roye”

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Royi d’li Lac nei pressi dei Laghi di Sumiana (1165 m)

“Leggere” il paesaggio, nel nostro caso quello montano, può arricchire molto le nostre escursioni. A seguito della mostra sull’argomento allestita nell’agosto 2015 presso il castello Francesetti di Mezzenile (Valli di Lanzo, provincia di Torino), abbiamo cercato di mettere in pratica questo concetto sabato 24 ottobre, alla scoperta degli antichi canali irrigui artificiali (“roye” nel locale patois francoprovenzale) nella zona compresa tra la frazione Monti di Mezzenile e i laghetti di Sumiana.
Sentiero di riferimento è il numero 204 C, che parte esattamente ai piedi della cappella di Monti 1124 m., dedicata all’Assunta. Già sul vicino versante esposto a Nord, su cui affaccia l’aprico Pian Genin, funzionavano in passato, a quote diverse, almeno 5 roye dall’andamento grosso modo parallelo: all’altezza di circa 1000 m. quella della Trucci, sui 1100 quella del Mount, 80 m. sopra quella della Benna o di Saccona (che il nostro sentiero fiancheggia quasi per intero), più a monte, a circa 1250 m., la royi doou Truqueut e infine, sui 1350-1400 m., al servizio dei pascoli, la royi d’Falbèrt. Leggi il resto dell’articolo

Monte Rosso

Monte Rosso d'AlaIn verità si chiama Monte Rosso d’Ala (2764 m) quello che il Cai di Lanzo ha raggiunto nella sociale di fine luglio. La distinzione è doverosa visto che nei pressi esiste un altro monte con lo stesso nome ma meno importante dal punto di vista orografico, quantomeno per quanto riguarda l’altezza.
Se all’imbocco della Val d’Ala è l’Uja di Mondrone, e poi subito dopo la Bessanese, a dominare l’orizzonte, allora presto vi accorgerete, inoltrandovi verso Ala di Stura, che il vostro sguardo verrà progressivamente riempito da un’altra montagna che è impossibile da non notare. Il Monte Rosso si trova all’inverso e il suo elegante profilo – la cresta Nord – precipita decisamente verso il fondovalle invitandovi a contemplare la sua mole. Se poi farete due passi nel grazioso villaggio alpino di Ala, allora vi accorgerete molto facilmente della sua presenza, sebbene l’Uja sia sempre pronta a dominare la scena alpestre.
Quest’escursione, lunga e faticosa, conduce sicuramente in uno degli ambienti più selvaggi ed insoliti del versante nord della Val d’Ala dove il prepotente colore rosso, sintomo della presenza di ferro, contrasta decisamente con gli altri colori, come il verde dei pascoli, l’azzurro cosmico del cielo e le sfumature del grigio delle rocce circostanti. Mettiamoci anche qualche chiazza di bianco e le cromature dei laghetti ed ecco che gli occhi saranno totalmente ripagati dell’energia spesa. A proposito, partendo da Martassina (frazione di Ala) sono 1600 metri di dislivello, 10 chilometri di lunghezza (per la sola andata) e 13 ore il tempo complessivo dell’escursione classificata “EE” (una tabella di marcia sicuramente molto rilassata ma normale trattandosi di un’uscita sociale). Ad ogni modo, toccare soltanto il meraviglioso Alpe Radis (2153 m) ripaga completamente del sudore liberato nell’ambiente. Peccato che questi sentieri, a parte qualche rara bandierina rosso-bianco-rosso posizionata sugli alberi e una manciata di ometti, siano completamente privi di segnaletica. Si può comunque raggiungere l’Alpe Radis, e poi la vetta, partendo dalla località “la Fabbrica” del Comune di Ala di Stura seguendo il sentiero 211 e poi il 211A. Leggi il resto dell’articolo

La processione del Giovedì Santo

Ricordi pasquali narrati dalla cara amica Lia (una delle ultime montanare delle Valli di Lanzo), appartenenti ad un mondo alpino dove la presenza divina era molto sentita ed era parte integrante della natura e della vita lavorativa.

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Tarabacole – Foto da Lou Bouletìn Ёd SérЁss

Il Giovedì Santo è una ricorrenza importantissima per tutti i credenti, perché è il giorno che precede la morte in croce di Gesù, la sua passione con le torture subite, il suo estremo sacrificio. Le nostre nonne ci ripetevano sempre: “Chi non partecipa alla processione del Giovedì Santo non è un buon cristiano”.
Verso le quattro del pomeriggio, un lungo corteo percorreva tutto il paese nel silenzio, le campane erano mute, qualsiasi musica era vietata, né feste né canti; le donne si vestivano di nero e tutti, a capo chino, camminavamo lungo la strada pregando in silenzio. A Ceres qualcuno ricorda che apriva la processione il Parroco con la croce; lo affiancavano i chierichetti e lo seguivano tre donne rappresentanti la Madonna, la Maddalena e la Veronica che reggeva un telo bianco con l’immagine del volto di Cristo. Leggi il resto dell’articolo

Gias Nuovo Fontane

2014-11-08 383 (1024x683)[…] Forno Alpi Graie, situato alla confluenza dei due valloni della Gura a NO e di Sea a SO (albergo). Dominato dal Bec Cerel a SO e dalle propaggini del Barrouard a N, con la frastagliata costiera del Mulinet a O, è posto in uno scenario alpestre di rara e selvaggia bellezza.[…] […] Sulla sinistra di chi giunge, allo sbocco del Vallone di Sea, tra frassini ed abeti, sorge il Santuario della Madonna di Forno, fondato nel secolo XVII e meta, specie nel passato, di numerosi pellegrinaggi.[…]

Alpi Graie meridionali – Giuda dei Monti d’ItaliaBerutto/Fornelli

Così la Guida dei Monti d’Italia – C.A.I./T.C.I. presenta Forno Alpi Graie (1219 m), frazione del Comune di Groscavallo (Val Grande di Lanzo) e base di partenza di svariati itinerari, sia escursionistici che alpinistici e sia di arrampicata sportiva.

Questa volta abbiamo camminato prima sul Sentiero Balcone e poi sul sentiero n. 320, per guadagnare così Gias Nuovo Fontane (1996 m), sublime punto di osservazione dove sprofondare letteralmente sui colossi di roccia che ci separano dall’Alta Moriana. Questo sentiero, percorso qualche settimana fa in occasione della prima spolverata di neve sulle alte cime, può essere considerato un’alternativa al Sentiero Balcone che ha come partenza il villaggio dei Rivotti. Leggi il resto dell’articolo

I garzoni del Ciavanis

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Gli estesi alpeggi della conca del Ciavanis nel versante a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo

I nipoti margari di nonno Giuseppe (vedete prima questo post), Felice Alberto e Piergiuseppe, sono ritornati nelle loro amate Valli di Lanzo, più motivati e felici che mai.

Subito esclamano: “Questa non è solo più un’esperienza, ma una piccola passione che speriamo possa crescere“.

Nel loro scritto a due voci emerge, con vivo e sincero entusiasmo, la gioia di essere utili alla montagna, e a se stessi, ma anche la stanchezza provocata dal freddo, dalla pioggia copiosa e dalla grandine dell’estate 2014. Ma non si sono persi d’animo.

Piergiuseppe ha vissuto per un mese in alpeggio tra luglio ed agosto mentre Felice Alberto è stato in Inghilterra per studio ed è salito in alpeggio al suo ritorno.

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Il garzone del Trione

Alpe di Trione

Alpe Trione (1648 m). Sullo sfondo il Bec Ceresin e le montagne del versante a mezzogiorno della Val Grande

Nel XXI secolo il  vallone di Trione è una stupenda escursione della Val Grande di Lanzo il cui sentiero è una tratta della GTA (Grande Traversata delle Alpi).
Questo vallone è anche un fantastico alpeggio, venduto nel 2012 dal Comune di Chialamberto ad una società privata.
Quante volte ci è successo di percorrere sentieri che attraversano alpeggi abbandonati e poi di domandarci come doveva essere la vita di chi ci lavorava? Quante volte abbiamo pensato alla fatica di vivere la montagna lasciandoci alle spalle le baite crollanti, magnifici esemplari di architettura alpina?
Con il racconto che segue, e poi con il prossimo, cercheremo di costruire un ponte che ci permetta di collegare il presente con il passato, magari poi intravedendo tracce di avvenire nei sorrisi di nuove generazioni.
Il passato è il racconto di nonno Giuseppe che, da adolescente, nell’anno 1949 ha lavorato negli alpeggi del Trione. Il presente invece sono le esperienze straordinarie vissute dai suoi splendidi nipoti Felice Alberto e Piergiuseppe nel 2012 (all’epoca rispettivamente di 10 e 12 anni di età!) e nel 2013 che su questo blog hanno voluto raccontarle (qui il post del 2012 e qui quello del 2013). Non poteva finire così, perché anche la scorsa estate questi meravigliosi ragazzi hanno trascorso le loro vacanze negli alpeggi del Ciavanis, lasciandosi alle spalle, per alcune settimane, il mondo urbanizzato, artificioso ed ipertecnologico della pianura.
Ma questa è anche e soprattutto la storia di amore di due bellissimi valloni, il Trione e il Vassola, valloni laterali della Val Grande di Lanzo, autentici gioielli delle Alpi Graie meridionali. Uno è il vallone di Giuseppe, l’altro quello di Anna.
Storie di generazioni e di montagne tanto amate. Tanto anche da chi le ha vissute da semplici escursionisti, da turisti di passaggio o da viaggiatori stanchi delle “città atrofizzate che si credono il centro del mondo”, per dirla con le parole di Paul Virilio del libro “Città panico. L’altrove comincia qui”.
Un’ultima cosa: questo racconto contiene parole in patois francoprovenzale delle quali abbiamo cercato di fornire la traduzione, con le note a piè di pagina, per favorire la comprensione del testo. In quelle parole c’è la Montagna, c’è l’identità e l’autenticità dei luoghi alpestri delle Valli di Lanzo. In quei suoni c’è un mondo straordinario, una ricchezza ed una diversità che dovrebbero essere tramandate alle prossime generazioni.

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