Il paesaggio negato

«Il paesaggio rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia. La perdita più grande, sia per i residenti nella montagna alpina che per i suoi frequentatori più sensibili, rischia di essere quella di trovarsi al cospetto di uno scenario muto, fatto di cose anonime, museificate ed alienanti. Sono queste le ragioni per le quali non vogliamo che i paesaggi alpini vengano messi a tacere. Le nostre Alpi devono continuare a comunicare la propria anima alle future generazioni, pur con le necessarie trasformazioni imposte dai tempi e dalla natura delle cose» (Annibale Salsa – I paesaggi delle Alpi).

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Le suggestioni del Plu

Un ambiente tra i più suggestivi delle Valli di Lanzo; soprattutto in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni. Anche in inverno quando la neve colma i ripidi e profondi canaloni il Plu è interessantissimo; il paesaggio muta e si avvicina assai a quello dell’alta montagna.

Gian Piero Motti (1974)

Non è necessario essere alpinisti provetti per sentire un ambiente così affascinante, come quello descritto da Motti. Continua a leggere “Le suggestioni del Plu”

Barmes News blog

Testo e foto di Gianni Castagneri

Barmes News – ieri, oggi, domani – alla scoperta del nostro villaggio. Ricordo ancora la sorpresa e l’emozione provata una sera di dicembre del 1993 quando Giorgio Inaudi, ideatore e fondatore del notiziario, mi consegnò il numero 1 della rivista. Il titolo era già una linea programmatica. E i contenuti, fin dall’inizio, preannunciavano la scoperta di notizie spesso sconosciute agli stessi autoctoni.

Scriverà Inaudi in occasione del numero 50 della rivista: Continua a leggere “Barmes News blog”

Il Sentiero dei Cacciatori

Questo post è un’altra tappa nel lungo percorso che ci ha fatto scoprire il sorprendente Vallone di Crosiasse in Val d’Ala (Valli di Lanzo).

Abbiamo iniziato nel 2014 parlando del ripristino del sentiero 241, danneggiato ed impraticabile a causa di eventi meteorologici distruttivi. Poi nel 2018 siamo stati sulla vì dla lòbia (la via del balcone), ardito ed incredibile sentiero storico di pietra che percorre la destra orografica del Vallone. Mancava un altro tassello per placare la nostra curiosità escursionistica, ovvero quel sentiero dei cacciatori che dovrebbe iniziare da Case Belfè, ma si sa, gli amanti delle doppiette fanno di tutto per occultare le partenze dei loro percorsi di caccia… quindi non deve essere facile reperirlo! Così mi disse un valligiano qualche tempo fa. Pensate come iniziò a viaggiare l’immaginazione… Esiste quindi una via che percorre la sinistra orografica di Crosiasse? Ovvero il versante di destra salendo da Bracchiello col sentiero 241? Continua a leggere “Il Sentiero dei Cacciatori”

La corda spezzata

Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia.
(Proverbio africano)

Nel 2012 la Società Storica delle Valli di Lanzo pubblicò Le belle età, un volume bellissimo e ricco di splendide fotografie di Enzo Isaia, che documenta i giorni della vecchiaia in alta Valle di Viù, nelle Valli di Lanzo.

Questo libro non contempla la nostalgia. Documenta e analizza il passato e l’odierna quotidianità di donne e uomini che testimoniano non solo la loro storia, ma quella di un paese, di una valle. Lo fanno attraverso l’intervista e lo scatto fotografico (dalla presentazione di Bruno Guglielmotto-Ravet).

Resistere è un imperativo in questa epoca e non soltanto nella parentesi epidemica. Resistere alla deriva umana e culturale soprattutto, perché se nel XXI secolo stiamo facendo spirare venti di morte, la responsabilità è solo nostra. E’ inaccettabile aver permesso ad un virus di sfogare tutta la sua letalità sui più deboli ed indifesi, sebbene circondati da scoperte scientifiche eccezionali e mirabili tecnologie che non dovrebbero solo servire per giocare e fare business, ma soprattutto per vivere umanamente e dignitosamente. Continua a leggere “La corda spezzata”

Olio di noci

Testo di Lia Poma

L’olio di noci oggi è considerato per diversi effetti benefici sulla salute ma una volta…

L’utilizzo dell’olio di noci è noto fin dai tempi dei Romani.

Era usato in sostituzione all’olio di oliva nelle case contadine e come combustibile per lampade; ai giorni nostri lo troviamo nella cosmetica come idratante per i capelli e la pelle, nella pittura ad olio ed ancora in cucina ma, a causa del suo prezzo elevato, ha poca diffusione.

Un tempo le nostre valli erano isolate, inesistenti i mezzi di comunicazione. Erano le campane, con i loro rintocchi, l’unico mezzo per diffondere le notizie, anche le calamità; le popolazioni, contando il numero dei rintocchi, sapevano vita e morte di tutta la valle. Continua a leggere “Olio di noci”

Luoghi

Siamo andati a cercare la Via Lattea passando da Vrù.

Ci siamo andati come facevano i vecchi montanari, a piedi, lasciandoci sospingere da tramonti infiniti e da oscurità senza tempo.

Ci siamo andati a Natale, quando la luce del giorno muore dietro le creste e il buio divora tutto.

Vrù è un minuscolo villaggio alpino, autentico come gli orizzonti delle Valli di Lanzo. Lo scovi sospeso e sonnecchiante su di un giaciglio glaciale, custode di tempi remoti quando i montanari seppero, con la loro povertà, lasciarci la Bellezza. E un domani possibile. Continua a leggere “Luoghi”

Il regno del silenzio

Testo e foto di Gianni Castagneri

«Lassù sotto la luna!».
Era ormai trascorso molto tempo da quando quelle poche parole erano fluite dalla voce per nulla meravigliata di quello che fu un giovane e solido alpigiano, quando inoltrandosi un po’ alticcio e a notte fonda verso le malghe estive, imboccando il ripido sentiero era stato sorpreso dai gendarmi assegnati all’inibizione del contrabbando. Gli chiedevano dove fosse diretto e la sua era stata una risposta schietta, convincente e quasi elegante, visto che proprio là in alto, sopra gli alpeggi che doveva raggiungere, scintillava una provvidenziale luna piena.
Un mattino di fine estate di tanti anni dopo, mentre il sole già cominciava ad arrossare la grande parete adombrata da nembi solo apparentemente minacciosi, inforcato pensieroso lo zaino con in mente la perspicace esclamazione che anni prima aveva contraddistinto quel montanaro, mi inoltravo alla riscoperta di quel vallone ormai deserto. Incedevo senza alcuna premura, disgiunto dall’impazienza che invece dissimulavano le prime auto sull’asfalto della lontana carrozzabile. Tra quei declivi, un tempo vissuti con lentezza e perfino incredibilmente coltivati, era da tempo sceso il sipario. Ormai, i pendii erbosi pettinati dalle ricorrenti brezze, per secoli curati e dissodati con necessaria accortezza e sui quali avevano pasturato migliaia di vacche e capre, vestivano il desolante stadio di un frettoloso oblio e del conseguente e immeritato silenzio. Continua a leggere “Il regno del silenzio”

Il Colle della Valletta

Il Colle della Valletta (2500 m)

A me è capitato di utilizzare questo luogo così ameno come meta a sé stante: risalito il Vallone Vercellina, ho deviato a destra per il Gias Massi (m 2315), da cui un sentiero abbastanza evidente mi ha condotto al Colle della Valletta. Di qui sono sceso al Gias dou Soleil (m 2203) e di lì a Pian d’le Riane, chiudendo poi l’anello. Un giro che vale davvero la pena.

(Gian Marco Mondino, post I laghi di Unghiasse)

Abbiamo abbandonato la GTA-Sentiero Italia del Vallone di Vercellina deviando a destra per il Gias Massi, mentre in alto su di un dosso una famiglia di stambecchi ci ammiccava invitandoci ad inseguire l’ignoto. Niente sentieri indicati sulle carte escursionistiche. Nessuna informazione recente. Solo la fiducia verso un escursionista d’eccezione come lo è Gian Marco Mondino. Continua a leggere “Il Colle della Valletta”

I laghi di Unghiasse

Il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m) dall’alto

Testo e foto di Gian Marco Mondino

Grande escursionismo in Val Grande di Lanzo

I laghi di Unghiasse costituiscono una delle mete più suggestive delle Valli di Lanzo, un esempio di wilderness ancora intatto, che rimane impresso nella memoria di chi ha la fortuna di visitarli. Il Gran Lago, il più esteso delle tre valli, si impone per le acque scure e profonde e per l’ambiente severo che lo circonda. Poco più a monte il bacino della Fertà, con il suo colore azzurrissimo e le rive verdeggianti, offre invece uno scenario bucolico, da cui, ricordo, mi separavo con rammarico al momento del ritorno. E non dimentichiamo gli specchi d’acqua minori, tra cui quello del Crotass, incassato in un profondo avvallamento, quasi fuori dal mondo. Per l’escursionista medio (e tale io mi consideravo) queste distese lacustri costituiscono già una meta impegnativa, sia per la distanza sia per il dislivello, ma la fatica è sempre ben compensata dallo spettacolo offerto dai luoghi. Per me e mia moglie la gita ad Unghiasse era un classico della stagione ed offriva ogni volta emozioni intense, consuete e nuove ad un tempo, di quelle che si conservano nel profondo dell’animo. Continua a leggere “I laghi di Unghiasse”

Le antiche fiere

Lia oggi ci delizia raccontandoci della fiera che si svolgeva a Ceres un comune situato nelle Valli di Lanzo.

Scopriamo che la fiera è un luogo d’incontro, di socializzazione e perché no, di svago nelle Valli.

Lasciamole la parola.

Foto da Lou Bouletìn Ёd SérЁss

Nel passato Ceres è stato il centro principale delle Valli di Lanzo. Numerosi erano i servizi che operavano nel Comune, il più importante era la ferrovia Torino-Ceres che univa gran parte del Canavese, permettendo ai valligiani di spostarsi da un luogo all’altro e di recarsi giornalmente al lavoro nel capoluogo piemontese. Era anche utilizzata per altre necessità, specialmente quelle postali e commerciali.

Celebri erano le fiere stagionali e quelle del bestiame che si facevano tra febbraio e novembre: le più frequentate erano due, quelle dell’ultimo lunedì di maggio e di settembre. Continua a leggere “Le antiche fiere”

Una su mille

Ne abbiamo incontrate a centinaia lungo i sentieri delle Alpi. Disfatte, pericolanti, sfinite ma anche resistenti. Contro tutto e contro tutti: abbandono, oblio, spopolamento, ignoranza, urbanocentrismo. E poi contro neve, gelo, vento… Alcune sembrano monumenti all’essenzialità e alla bellezza. Alla sapienza. Altre sembrano sfidare il tempo breve della nostra epoca ammiccando all’eternità.

Quando le trovi ancora integre, caparbie, perfettamente innestate nel paesaggio alpino, fatto di rocce ed erba, di valanghe e di tempeste, di sentieri e di pareti, senti fuoriuscire tutta la precarietà e fragilità della tua vita di cristallo.

Loro, morenti o ancora testardamente in piedi, ti guardano negli occhi fino a rovistare dentro i tuoi malfermi e crollanti valori di cittadino europeo del XXI secolo. Quando succede, ti senti al centro di due estremità: povertà e opulenza. Una distanza che se misurata in chilometri fa rabbrividire, tanto è corta. Qui la fatica inimmaginabile e la frontiera dell’indigenza, là, verso la pianura, ogni sorta di eccesso, di pretesa, di soddisfacimento di bisogni sfrenati e senza limiti. Là solo diritti e nessun dovere.

Se potessimo costruire un ponte per unire queste due estremità, crollerebbe repentinamente il centro. Proprio dove mi trovo io. In piedi rimarrebbero due monconi: quello della baite in pietra degli antichi montanari e quello delle città di cemento e asfalto abitate da individui disorientati, malfermi e crollanti. Continua a leggere “Una su mille”

Come vivere?

«Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura. A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria stessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.»

Grazie a cordadoppia (https://twitter.com/cordadoppia) che con un tweet ha postato questa bellissima intervista a Mario Rigoni Stern.

Non c’è più tempo

Balme ai giorni nostri (alta Val d’Ala, Valli di Lanzo) – foto Castagneri

Testo di Gianni Castagneri

Il recente incontro con Luca Mercalli, climatologo e volto noto della tv, che a Cantoira (Valli di Lanzo) ha rischiarato il numeroso pubblico presente con fondate ipotesi su quelli che saranno gli effetti dei cambiamenti climatici in montagna, richiede alcune riflessioni “locali”.

Possiamo indicare alcuni ordini di priorità. La prima riguarda le conseguenze che il riscaldamento globale comporta direttamente sul territorio, alcune delle quali già percepibili: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento della quota della neve, accentuata piovosità con precipitazioni aggressive concentrate in poche ore alternate a lunghi periodi di siccità, bufere capaci di scoperchiare tetti e sradicare alberi secolari. Questi fenomeni che purtroppo già ben conosciamo, cozzano direttamente con la pianificazione che si vuole fare del territorio antropizzato e con l’amministrazione più o meno straordinaria dello stesso. Il terreno che frana e interrompe di frequente le vie di comunicazione, le esondazioni dei fiumi, le piante che si abbattono su edifici, strade e linee elettriche e telefoniche, incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e richiedono spesso ingenti investimenti per far fronte alle emergenze. Dall’altro lato si riversano su aree vaste sulle quali l’incuria e l’abbandono hanno creato paesaggi che i valligiani non esitano a definire desertici, che non sono caratterizzati dalle dune di sabbia ma da una vegetazione cresciuta incontrastata e disordinata dove la lotta tra le piante e i rovi si combatte quotidianamente a svantaggio degli esseri umani, che da quei boschi brulicanti di selvatici, e di parassiti come le zecche, sono ricacciati brutalmente. Continua a leggere “Non c’è più tempo”

Il sentiero per Santa Cristina

“Nella misura in cui aiuta una persona a muoversi nel mondo e a cercare il bene, un sentiero, per definizione, ha un valore.”
(Robert Moor)

La bellezza di un luogo e il suo riflesso lungo il sentiero

Di un luogo misterioso delle Valli di Lanzo, la rupe ove sorge il santuario di Santa Cristina, ve ne abbiamo parlato spesso, alcune volte non molto bene quando purtroppo ci siamo trovati davanti le ruspe che spianavano sentieri storici, con tutti i danni collaterali del caso. Ora però è il momento della rivincita perché i volontari del Cai Lanzo, lo scorso aprile, hanno recuperato un percorso storico che parte dalla frazione Bracchiello (843 m) del Comune di Ceres. Un vecchio ma bellissimo e sorprendente sentiero di pietra e sudore che fa raggiungere la piccola deliziosa borgata dei Monti di Voragno (973 m), col sentiero n. 261 e un pezzettino del n. 260, e poi Santa Cristina (1340 m) con il n. 242A.
La meta è importante ma il viaggio ancora di più: finalmente Santa Cristina, uno dei luoghi simbolo di tutte le Valli di Lanzo, ha ritrovato un viaggio entusiasmante da fare in compagnia dei vecchi montanari che hanno scolpito il versante sud della Val d’Ala. Continua a leggere “Il sentiero per Santa Cristina”