Tutto in una fotografia

Come fuggir tra i monti in tempi di quarantena

Testo e foto di Giovanni Baccolo

All’improvviso abbiamo molto tempo. Strano; fuori ci sono persone che si impegnano per affrontare l’emergenza e altre che vivono momenti di angoscia, noi siamo invece chiamati a un anomalo dovere: stare a casa e fare il meno possibile. L’antitesi di ciò cui siamo normalmente abituati -produrre e sfruttare tempo e risorse fino all’ultima goccia- si è improvvisamente palesata. Cerco di cogliere anche nelle cose dolorose un’opportunità e in questi giorni mi chiedo se quanto stia accadendo lascerà una traccia o se invece la moderna frenesia impiegherà pochi giorni per riconquistare i suoi ingombranti spazi e magari tracimare ulteriormente. Chissà. Intanto le giornate scorrono e i modi del pensiero si adattano alla nuova quotidianità, suggestionati forse dalla solitudine. Leggi il resto dell’articolo

Olio di noci

Testo di Lia Poma

L’olio di noci oggi è considerato per diversi effetti benefici sulla salute ma una volta…

L’utilizzo dell’olio di noci è noto fin dai tempi dei Romani.

Era usato in sostituzione all’olio di oliva nelle case contadine e come combustibile per lampade; ai giorni nostri lo troviamo nella cosmetica come idratante per i capelli e la pelle, nella pittura ad olio ed ancora in cucina ma, a causa del suo prezzo elevato, ha poca diffusione.

Un tempo le nostre valli erano isolate, inesistenti i mezzi di comunicazione. Erano le campane, con i loro rintocchi, l’unico mezzo per diffondere le notizie, anche le calamità; le popolazioni, contando il numero dei rintocchi, sapevano vita e morte di tutta la valle. Leggi il resto dell’articolo

Una culla tutta piemontese per il Gipeto

Foto di Francesca Serafino. Cliccare e osservare al centro

Il 26 ho fatto una passeggiata dai Rivotti all’alpe Gias dei Signori e abbiamo visto un rapace che volteggiava nella vallata avvicinandosi molto a noi. Davvero emozionante! Pensi possa essere un gipeto?“.

Nel messaggio su WhatsApp di Francesca, il 26 è un giorno di dicembre dell’anno scorso. Giro subito le sue foto a Maurizio Chiereghin che ci confermerà che il maestoso avvoltoio che domina lo spazio alpino dell’alta Val Grande, regalando emozioni indescrivibili, è proprio un Gypaetus barbutus!

Le foto di Francesca sono un ottimo spunto per fare quattro chiacchiere con Maurizio su WhatsApp che mi informerà che trattasi di un giovane di due-tre anni di età (non riesce bene a vedere il piumaggio). L’osservazione è stata fatta alle 12:26: un dato che servirà per fare la scheda degli avvistamenti di questo meraviglioso avvoltoio che ama nutrirsi esclusivamente di carcasse di animali, soprattutto delle loro ossa.

Nel 2019 Maurizio ha fatto ben 108 osservazioni di gipeto nelle Valli di Lanzo, praticamente una ogni tre giorni! Leggi il resto dell’articolo

L’inverno che non c’è

Vi mostro due foto scattate sul Piano della Mussa (1800 m circa) in alta Val d’Ala, nelle Valli di Lanzo. Quella di sinistra riporta la data del 9 novembre 2019 mentre la seconda quella del 18 gennaio 2020.

Due mesi in cui su questo affascinante pianoro di origine glaciale si è depositata tanta neve, per la gioia di tutti. Neve è divertimento e denaro ma anche una carta in più in mano ai negazionisti della crisi climatica.

Eppure le persone serie e perbene, che cercano di convincerci – da decenni – dell’approssimarsi del disastro planetario, devono costantemente attirare l’attenzione su eventi imponenti, come la scomparsa della calotta polare o i rapidi arretramenti dei ghiacciai sulle Alpi, come sulle estinzioni di massa o sull’innalzamento degli oceani. E poi incendi, tempeste inaudite… Tutte cose mostruose che facciamo fatica ad afferrare. E a capire. Leggi il resto dell’articolo

Balme si candida all’alpinismo

Il piccolo villaggio di Balme (1432 m) dominato dal versante est dell’Uja di Bessanese (3620 m)

Balme si candida a diventare il primo Villaggio degli alpinisti del Nord-Ovest

Balme, il più piccolo ed elevato comune delle Valli di Lanzo, ha presentato la propria candidatura a far parte del prestigioso circuito dei Villaggi degli alpinisti (Bergsteigerdorfer), sotto l’egida della Convenzione delle Alpi. Il Club alpino italiano, tramite l’Unione delle Sezioni del Canavese e Valli di Lanzo (Intersezionale CVL), ha promosso l’adesione, ritenendo che proprio Balme possegga tutte le caratteristiche per rientrare tra le località prescelte.

I Villaggi degli alpinisti, promossi inizialmente in Austria, sono esemplari nuclei di sviluppo regionali con una rilevante tradizione nel turismo alpino sostenibile. Garantiscono una elevata qualità dell’offerta turistica per gli escursionisti e alpinisti, si caratterizzano per una qualità paesaggistica e ambientale eccellente, impegnandosi per la conservazione dei valori culturali e naturali locali. In qualità di centri di competenza alpina i Villaggi degli alpinisti puntano su serietà, abilità, consapevolezza, nonché sul comportamento responsabile e rispettoso dell’ambiente da parte di chi è ospite. Leggi il resto dell’articolo

Uno sguardo sull’infinito

Testo di Luca Giunti*

Montagne e domande vitali dalle quali non possiamo sfuggire

La montagna si sta appiattendo. Tutte le montagne del mondo si stanno sgretolando. In senso geologico: l’erosione agisce incessantemente e mette a disposizione della forza di gravità pietre sempre nuove che rotolano in basso. In senso climatico: l’aumento delle temperature riduce i ghiacciai, abbassa le vette e fonde il permafrost che da millenni incolla insieme strati di rocce diverse, liberandole alla caduta. Non basta a contrastare il fenomeno la pressione delle placche continentali, che non smette mai di spingere, né il sollevamento dei continenti, ininterrotto dalla fine dell’ultima glaciazione. Sono troppo lenti rispetto alla velocità della demolizione.

Soprattutto, le montagne si sono livellate nella nostra testa e nei nostri comportamenti. Il mondo moderno fa di tutto per eliminarle, fisicamente e culturalmente. Gallerie ferroviarie e stradali le traforano continuamente alla base, per andare dritti. Skylift ed elicotteri le risalgono usando energia fossile anziché quella di uomini e animali addomesticati. Reti elettriche e informatiche annullano i dislivelli e collegano istantaneamente luoghi isolati fino a vent’anni fa.

Perché tutto questo? Perché la montagna ci sbatte in faccia attributi che la nostra specie non vuole vedere, o non vuole più vedere. Leggi il resto dell’articolo

Come Torino dimentica le sue montagne

Testo di Fabrizio Goria

Torino ha dimenticato chi è, ma potrebbe ripartire dalle Valli di Lanzo

Immaginate di essere in una città che è completamente circondata da montagne che possono arrivare ad oltre 3000 metri. Immaginate che, tecnicamente, queste montagne possono essere raggiunte in meno di un’ora. E immaginate che queste montagne contengano una tal biodiversità quasi unica al mondo. In pratica, un sogno per tutti gli appassionati di natura, ma anche per tutti coloro i quali vivono per l’alpinismo. E non è un caso che questa attività si chiami così. Perché è “nata”, nel senso contemporaneo del termine, sulle Alpi. Ora, immaginate che questa città abbia perduto completamente di vista le sue origini, le sue tradizioni, le sue montagne. Stiamo parlando di Torino. E stiamo parlando del rapporto che Torino ha con le Valli di Lanzo. Valli selvagge, paradiso per molti, ignorate da troppi. Leggi il resto dell’articolo

Il Re è nudo

Re delle Alpi: cosí è stato definito lo stambecco. Nonostante il nome, di origine chiaramente tedesca (Steinbock), si tratta di un re tutto nostro. Gli stranieri ce lo invidiano: forse questo fiero cornuto ci rappresenta meglio di tanti papaveri della politica e della vita ufficiale. In un paese di lacché e di pappataci come il nostro, lo stambecco è l’unica figura veramente nobile e fiera. Lo dimostra già il fatto che non si è mai lasciato addomesticare, come se avesse a disdegno gli uomini e il basso mondo. Chissà che la natura non lo abbia posto in Italia per legge di compensazione. Morirebbe di fame, piuttosto che scendere a valle e limosinare il cibo dalla mano dell’uomo, per il quale è difficile dire se abbia più disprezzo o diffidenza.

Così scrisse nel 1950 dello stambecco (leggete il post Re delle Alpi) Anacleto Verrecchia nel suo Diario del Gran Paradiso. Guardaparco come il suo capo (il grande Renzo Videsott), ha consegnato fino a noi un magnifico cornuto che Homo sapiens stava per disintegrare definitivamente. Uomini che hanno lottato per un futuro vivibile e possibile, come oggi non riusciamo a capire, nemmeno leggendo i loro scritti. Leggi il resto dell’articolo

Io ti conosco. Vengo dal tuo stesso posto

La Cima dell’Uja (2145 m), in alta Val Malone. Evidenti ed estese le aree colpite dall’incendio del 13 gennaio scorso

Credo che questo passaggio della canzone “Caramelle” possa darvi la risposta alla domanda “chi ha appiccato le fiamme in Alta Val Malone il 13 gennaio scorso?” (cliccando sul link si apre l’articolo del Risveglio del 17 gennaio scorso).

Come nei boschi di “Caramelle”, anche in quelli sopra Pian Audi, nelle Valli di Lanzo, è divampata la follia.

Forse non tutti sanno che le piccole comunità alpine sono il non plus ultra dei social. Tutto reale però. Non è possibile passare inosservati. Le cose si vengono a sapere prima ancora di farle.

Lo sanno molto bene i valligiani. Un po’ meno i cittadini.

Tutti sanno di tutto.

Chi conosce la conformazione della Val Malone (un imbuto) sa molto bene che sfuggire è davvero improbabile, soprattutto se ci si muove in auto.

Queste riflessioni sono emerse prima di avere avuto delle conferme, assolutamente casuali, da chi vive in quelle zone. Leggi il resto dell’articolo

Parchi naturali in Piemonte: 25, 40, 100 anni di natura protetta

Parco Alpe Veglia Devero

Testo e foto di Toni Farina

“Quanto spendiamo in Italia per i parchi naturali? Meno di un cappuccino all’anno. È quanto emerge dal rapporto Check-up Parchi nazionali italiani del WWF Italia che fotografa lo stato di salute delle aree naturali protette” nostrane”.
Titolo e sottotitolo a effetto di un articolo apparso di recente su Piemonte Parchi web. Un magazine istituzionale edito dalla Regione Piemonte.
Piemonte Parchi è uno spunto ideale per parlare ancora di parchi naturali. A suo tempo il mensile “cartaceo” fu un’esperienza unica nel suo genere. Un caso editoriale che si conquistò fama e apprezzamenti su vasta scala. Come apprezzamenti su vasta scala caratterizzavano il “Sistema Piemonte” di aree naturali protette.
Le prime sei furono istituite nel 1978, 40 anni fa. Presidente Aldo Viglione, assessore Luigi Rivalta. Da sud a nord della regione: Parco naturale Alta Valle Pesio e Tanaro (oggi Parco naturale del Marguareis), Parco naturale La Mandria (aveva un altro nome che non ricordo, ne ha cambiati tanti), Riserva naturale del Bosco del Vaj, Parco naturale delle Lame del Sesia, Parco naturale della Valle del Ticino (oggi solo Ticino), Parco naturale dell’Alpe Veglia.

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Magie in alta Val d’Ala

Un’escursione strabiliante, magnetica che dona sensazioni uniche, soprattutto in questo periodo dove estate, primavera ed inverno danzano inisieme. Un’escursione elegante che rapisce l’anima, sconvolgendola di panorami struggenti e memorabili. Ti chiede solo una cosa: di partire presto, molto presto, prima che puoi, per il fondamentale rendez-vous con il Sole al Colle del Vallonetto (2485 m), dove le lame di luce vi coglieranno di sorpresa, catturandovi per sempre.

Qui non ci sono piste dal volto urbano. Si sale in sella ad un sentiero, inizialmente la Grande Traversata delle Alpi, e si cavalca per circa quattro ore in abissi selvaggi e spalmati di silenzi. E’ l’escursione prediletta per chi desidera ritrovare se stesso, per chi ha bisogno di curarsi le ferite del giorno prima, quelle che grondano di cemento, frastuono, traffico, inquinamento, caos e solitudine metropolitana. Leggi il resto dell’articolo

“Avvicinare le montagne”

“E intanto il conflitto tra ambiente e ski-business aumenta in modo drammatico. Servono piste sempre più lisce e veloci, così si lavora a colossali sbancamenti e si prosciugano interi fiumi per l’innevamento artificiale. E c’è di peggio: la monocultura dello sci finisce per “cannibalizzare” tutte le altre opzioni (albergo diffuso, mobilità alternativa ecc.) perché distrugge i luoghi. Vedi Recoaro, dove le gloriose terme sono in agonia, ma si finanzia un impianto a quota mille, dove nevica un anno su cinque.”

(Paolo Rumiz, 2009)

Quando si cercano soldi per impianti sciistici si trovano subito. Vi siete mai chiesti perché? Personalmente una risposta ce l’ho: perché portano voti.

Ad esempio, la piccola stazione sciistica di Ala di Stura (Valli di Lanzo), che si sviluppa tra i 1200 e i 1800 metri di altitudine (una di quelle condannate dai cambiamenti climatici), ha visto il pieno appoggio da parte del neoeletto alla Presidenza della Commissione Ambiente alla Camera, onorevole Alessandro Benvenuto. A proposito, sapete che per produrre l’innevamento artificiale delle piste di Ala di Stura si succhia l’acqua da un incantevole lago alpino per “armare” i cannoni? Qui potete vedere con i vostri occhi.

Adesso sotto il tiro dei cannoni si trova la zona dell’Alpe Devero, alle porte del Parco Naturale Veglia e Devero, sempre in Piemonte. Il Club Alpino Italiano ha già espresso la sua posizione, ribadita di recente con un comunicato stampa (qui potete leggerlo). Ecco un passaggio significativo ed importante: Leggi il resto dell’articolo

Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande

Il Consiglio comunale di Groscavallo, riunitosi il 23 gennaio scorso, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Grande” gestita dall’Ente strumentale Aree protette delle Alpi piemontesi.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Groscavallo al “Parco naturale Alta Val Grande” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

Questo il commento di Toni Farina, membro di Mountain Wilderness e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Leggi il resto dell’articolo

Appennino piemontese: un parco naturale per la Val Borbera

Sull’ampio crinale fra Monte Chiappo e Monte Ebro (foto T. Farina)

Testo di Toni Farina

Il Consiglio comunale di Carrega Ligure, riunitosi il 27 maggio, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Borbera” gestita dall’Ente strumentale Aree protette dell’Appennino piemontese.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Carrega Ligure al “Parco naturale Alta Val Borbera” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

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Nel Vallone del Rio Saulera

Ad inizio novembre, alla fine di una interminabile e rovente estate, sono in bilico su di un’esilissima linea rossa, risucchiato in un profondo ed oscuro vallone, da forze che non controllo.
Nel selvaggio West delle Alpi c’è puzza di bruciato. A novembre. Proprio quando un tempo l’acqua, dopo le consuete piogge ottobrine, si cristallizzava in attesa del disgelo primaverile.
Da pochi passi ho lasciato alle spalle due minuscoli ma incantevoli laghetti. Così giacevano nella mia memoria. Ora sono completamente in secca e spettrali come due orbite a cui hanno cavato gli occhi. Occhi esausti di guardare verso il cielo in attesa della pioggia.
A poche decine di chilometri in linea d’aria dal Vallone del Rio Saulera il fuoco infuria sulle montagne della Val Susa, alle pendici del Rocciamelone. E l’angoscia avanza imperterrita come la prepotente siccità che dura da mesi.
Attratto, da sempre, da ciò che nella vita barcolla ma resiste, da ciò che i distratti esseri umani consegnano all’oblio, mi faccio sedurre dal misterioso e discosto Vallone del Rio Saulera. Il suggerimento è una misera traccia sulla carta, in parte tratteggiata. In parte spezzata. Quindi un cammino incerto, senza riferimenti, senza segnaletica. Un viaggio nell’ignoto. Leggi il resto dell’articolo