La montagna indorata

Quando scende la neve, come quella che ha fatto cadere la depressione Dora, è davvero oro in montagna.

Pensate a quante cose contiene un fiocco di neve: stupore, meraviglia, acqua, gioia, denaro, paura (se cade esageratamente), fanciullezza, ghiacciai, pulizia, silenzio, avvenire…

La domanda a questo punto sorge spontanea: dipendiamo più dal petrolio o più da un cristallo di neve?

Dora ha sconquassato per benino le Alpi Graie, Valli di Lanzo comprese. Nei fondovalli vento e secchiate d’acqua hanno provocato qualche danno mentre in quota si contano metri di neve.

Sabato scorso è grand beau in Val d’Ala. La neve, sui versanti a solatio, la si trova dai 1100-1200 metri in su, giusto per calzare le racchette da neve a Martassina e sparire nel manto nevoso che si diverte a cambiare pelle continuamente, obbligandoci – insolitamente – anche a togliere le ciaspole per progredire nei traversi dei pendii più ripidi.

Ma la pillola è davvero indorata. Sebbene siano ricomparsi i candelotti di ghiaccio dai tetti (non ne vedevamo da tempo), i torrenti rumoreggiano come se fosse primavera. Non illudiamoci di questo finto e strampalato inverno, soprattutto se pensiamo che solo due mesi fa (o poco più) la Valle di Susa bruciava dentro ad una siccità infinita.

Nel frattempo noi prendiamo quello che viene per continuare a gioire del silenzio caduto dal cielo che sabato si specchiava in un cielo blu indaco. Cosmico.

Finché c’è neve, c’è speranza. Leggi il resto dell’articolo

Una transumanza nella bufera

Nevica forte nelle Valli di Lanzo, molto di più di quanto previsto.
Tutti rimangono molto sorpresi dalla tanta neve caduta nella notte e al mattino continua a fioccare incessantemente.
Progredire con le ciaspole nello spesso strato di neve (quasi un metro…) è faticosissimo ma fantastico.

Anche Giuseppe non si aspettava tutti questi fiocchi. Le sue caprette, ricoverate a 1600 metri all’Alpe Arbösetta, sono bloccate dalla tormenta a monte di Balme (1450 m), in alta Val d’Ala.
Con suo figlio Daniele affronta la bufera per riportarle a valle. Noi siamo davanti che battiamo la traccia e non ci accorgiamo che loro ci seguono senza le racchette da neve. Sarà un grande piacere, appena si uniranno a noi, deviare dal nostro tragitto programmato per battere traccia fino all’Alp dove le capre stanno attendendo il loro pastore per mettersi al sicuro.

Giuseppe e il figlio Daniele sono due montanari veri delle Valli di Lanzo. Giuseppe (82 anni portati magnificamente) ha un sorriso meraviglioso. Sincero e genuino. Come le Alpi. Leggi il resto dell’articolo

Un sogno nella neve

2017-02-05-410-1024x768«Rimanere isolati dalla neve, senza la possibilità di ricevere o di trasmettere notizie al mondo, è un’esperienza incredibilmente piacevole e unica nel suo genere. Si è a contatto solo con gli elementi della natura e si prova un’ebrezza panica. Ci si sente, per così dire, reintegrati nella natura. È una specie di apo-catastasi. I rumori del mondo e la commedia della vita sono lontani, e questo dà pace allo spirito.»


Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, 1997

Tutto questo un giorno qualcuno l’ha sognato. Qualcuno ci ha immaginato liberi di fare esperienze profonde immersi nella natura delle montagne.
Un sogno nato dalla pace che solo i silenzi oceanici degli angoli più remoti delle Alpi Graie sanno donare.
Ma attenzione: un angolo è remoto non perché fisicamente distante dal baccano della civiltà. Lo è perché qualcuno lo sogna.
E in quel sogno si racchiude un dono, prezioso come la libertà che non soggiace ad alcun compromesso. Leggi il resto dell’articolo

Neve! Neve!

Riserva d’acqua, riserva di bellezza, riserva di futuro nell’attesa della primavera, riserva di skipass per l’economia montana. Pensate a quanto è importante la neve, non soltanto per i nostri occhi e per i nostri polmoni che così possono respirare aria più pulita.
Finalmente sulle montagne piemontesi è arrivata e adesso possiamo davvero sentire, soprattutto con i piedi, cosa ci stiamo giocando se continueremo imperterriti a devastare il Pianeta, se continueremo a vivere anni sempre più caldi, tenendo conto che le Alpi sono particolarmente sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici.

Suggerisco vivamente di visualizzare queste foto con Flickr (presentate in ordine cronologico):

  • galleria
  • slideshow (pulsante in basso a destra per visualizzare a tutto schermo; pulsante “esc” della tastiera per uscire)

Il respiro dell’eterno

EternoConcedimi, o Grande Spirito, di imparare la lezione che hai nascosto in ogni foglia in ogni sasso.
Io voglio essere forte, non per dominare il mio fratello, bensì per combattere il mio più grande nemico: me stesso.
Fai in modo che io possa essere sempre pronto a venire da Te con le mani pulite e lo sguardo leale.
Così che, quando la mia vita finirà sul calare del tramonto, il mio spirito si presenti a Te senza onta.

Preghiera Cheyenne

Borgo, minuscola frazione di Groscavallo, si trova infossato nel fondovalle dell’alta Val Grande di Lanzo a 1117 metri di quota, poco distante da Forno Alpi Graie, ultimo villaggio di questa Valle.

Aldo Chiariglione, nella sua Guida Naturalistica delle Valli di Lanzo, ci spiega come da queste parti faccia mediamente più freddo che a Balme (Val d’Ala), sebbene questo Comune si trovi 300 metri più in alto. Non è infatti insolito trovare ancora i pendii esposti a mezzogiorno ricoperti di abbondante neve, fino a stagione avanzata, quando solo pochi chilometri prima, salendo dalla bassa Valle, invece li si nota totalmente senza.

Subito dopo aver attraversato questo paesino, proprio dall’asfalto della provinciale, si stacca un sentiero strepitoso che, come un ascensore naturale, sa innalzarti fin dove le rocce incontrano il cielo.

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A volo d’aquila

In cimaTesto e foto di Rox (Souleiado)

Stamane il cielo è un telo turchese teso ai quattro cardini dell’orizzonte…

La scelta di questa escursione si rivela pertanto ideale ed animata da forti ricordi personali.

L’Aquila è una bella località a meno di 50 km da Torino che offre un fantastico colpo d’occhio sull’intero arco alpino e sulla pianura, a volo d’uccello nel vero senso della parola.

Qui potremmo quasi parlare di “archeologia” alpina e di una progettualità ahimè abortita: L’Aquila è infatti stata una ridente stazione sciistica negli anni ’60/’80 del secolo scorso, ben più importante di ciò che è stato ed è tuttora Pian Neiretto (situato poco sopra Coazze).

Ricordo ancora belle piste molto frequentate, un vivace Sci Club Val Sangone, ed un hotel ristorante tuttora esistente dallo stile vagamente autarchico/bauhaus (ma al limite dell’ecomostro), dove la sera ci si ristorava con cibi e beveraggi vari. Leggi il resto dell’articolo

Giochi di nebbia

Vaghiamo nella nebbia.

I confini si dilatano e si perdono.

Solo i contorni neri delle malghe, delle pietre e degli alberi rimangono meno ovattati. Ma sono senza ombra.
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Ancora masche…

2014-02-09 509 (1024x768)Dal Roc d’le Masche di Vonzo in Val Grande (io preferisco pensare a delle fate…) al sentiero delle masche in Val d’Ala ci separa una settimana di nuove nevicate.

Con noi un “camoscio bianco” che spesso ci ha accompagnato lungo i sogni di vette tra le Alpi.

Grande energia, grande forza, grande coraggio e grande determinazione.

Forse con gli anni si diventa un po’ come le rocce a furia di frequentarle e di strapparne l’odore?

E’ stato molto faticoso aprirsi una traccia tra la tanta neve, cercando di trovare la giusta via in un ambiente abbacinante, morbido ed irriconoscibile: in mente avevo ancora la “mappa” della bellissima escursione di metà ottobre.

Oggi è tutto diverso: sembra un altro luogo, un luogo mai visto e tutt’intorno danza l’odore di selvatico che ci prende a ceffoni: solitudine palpabile, aquile che volteggiano, tracce misteriose sulla neve e presenze estranee ci rapiscono con violenza dalla rassicurante civiltà di pianura.

Eccola la sensazione che piano piano emerge dal profondo, come bolle d’aria dai fondali dell’oceano: ci sentiamo degli intrusi che, senza rientro rapido e senza aiuti, farebbero una misera fine strattonati dalle forze della natura.

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Un soffio di libertà nella conca del Ciavanis

Il Santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m) è un luogo molto amato da chi apprezza le Valli di Lanzo, meta in estate di una facile e breve escursione (detta semplicemente “Ciavanis”) con partenza da Vonzo (1231 m), deliziosa borgata alpina adagiata nel versante solatio della Val Grande.

Il bianco splendente della costruzione accompagna il viandante lungo gli innumerevoli itinerari che si ramificano nel Vallone del Rio della Paglia (soprattutto nella parta alta). Stupendo è contemplarla dalla cima del Monte Bellavarda (2345 m) mentre signoreggia sulla conca di Vonzo.

Ora però nevica e tutto intorno è candidamente bianco come i muri che custodiscono la Madonna del Carmine (da Monte Carmelo, in Palestina): noi abbiamo voglia di salire fin lassù, noncuranti della fatica a cui andremo incontro e senza particolari pretese di “riuscita”.

Fatica (e assenza di pretese) ampiamente ripagata da paesaggi straordinari spolverati da leggeri fiocchi di neve e di sorrisi che riempiono il cuore facendoti amare la montagna ancora di più.

Altre foto di questa fantastica ciaspolata le potete ammirare nello slideshow (pulsante in basso a destra per vederle a tutto schermo) oppure nella semplice galleria.

A tutti gli amanti delle escursioni in ambiente innevato rivolgo l’invito a prestare la massima attenzione nel programmare le uscite: fondamentale è consultare metodicamente e costantemente il bollettino delle valanghe e saperlo interpretare (per il Piemonte: www.arpa.piemonte.it/bollettini/bollettino_valanghe.pdf).

Indispensabile indossare l’ARTVA e avere nello zaino pala e sonda (e saperli usare).

Un libretto interessante ed utile sulle valanghe è pubblicato dall’AINEVAwww.aineva.it/download/levalanghe2012.pdf

Attenzione che solo un comportamento responsabile e consapevole potrà allontanare definitivamente il rischio (crescente) che venga vietata la montagna sebbene il numero dei morti da valanga sia costante da decenni (circa 20 a stagione; leggete cosa dice un esperto). Eppure il clamore suscitato dai giornali provoca reazioni scomposte ed esagerate da parte delle istituzioni (qualche notizia di sindaci che ultimamente hanno chiuso la montanga la trovate sfogliando i tweet recenti: vedete a destra del blog).

[…] Libertà in montagna è libertà di movimento arricchita dall’esercizio della consapevolezza: che vuol dire preparazione, disciplina, consapevolezza del limite, e, solo secondariamente, raggiungimento di una prestazione. Libertà è anche quella di rinunciare, avere il coraggio di tornare indietro se i presupposti non sono sufficienti alla progressione o se qualcuno ci sconsiglia di farlo. Per questi motivi l’attività alpinistica e scialpinistica è e deve rimanere libera, pura e consapevole, ovunque e in ogni periodo dell’anno. E non deve essere confusa con l’attività sportiva, ispirata invece a criteri di pratica “sicura”.

Tratto da www.banff.it/divieto-sul-grignone (31 gennaio 2014).

Grazie ad Alessandro Gogna (Twitter@capo1946) che difende vigorosamente e con genuina passione la libertà dell’andar-per-monti.

Rifugio Giorgio Bertone

Per cominciare l’anno con buoni auspici, ci ritroviamo al cospetto di Sua Maestà il Bianco che, sebbene svogliato, alla fine riesce a farsi ammirare nella sua splendida livrea invernale.

Per gustare altre foto della bellissima escursione con le racchette da neve, ecco la collezione su Flickr (slideshow) oppure la semplice galleria delle foto.

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Courmayeur – Rifugio G. Bertone

BiancoLocalità di partenza: Courmayeur (1220  m).

Dislivello: 750 m

Difficoltà: E o EAI (a seconda della stagione).

Tempo di salita: 2 h e 15 min. dal centro di Courmayeur; 1h e 45 min da Villair Superiore (1327 m).

Cartografia: Carta dei sentieri n.1 – Monte Bianco Courmayeur 1:25000 edita da L’Escursionista Editore.

Segnavia: n. 42; bolli gialli con paline segnaletiche (questo itineriario fa parte dell’Alta Via n.1 della Val d’Aosta. Rientra nel TMB); attenzione a non farsi ingannare dai bolli bianco-rossi (in uso dalla Forestale). In Valle d’Aosta i bolli ufficiali sono di colore giallo. Leggi il resto dell’articolo

Il giro del Bec di Mea

cartelli bivio 322A

Il bivio per Bonzo al Bec di Mea

La storia di questa escursione comincia a fine agosto dello scorso anno quando al Bec di Mea incontro casualmente una famiglia tedesca di Stoccarda che mi chiede se il sentiero 322A è percorribile, ovvero quello che fa planare nel fondovalle guadagnando Bonzo (975 m, frazione di Groscavallo) e chiudendo così un giro ad anello.

Per farmi comprendere le loro intenzioni tirano fuori dallo zaino una vecchia carta dell’IGC in scala 1:25.000 (quella con la copertina di colore giallo: anno di pubblicazione 1998) ed io immediatamente mi chiedo chi ha dato loro un pezzo da museo come quello. Nel mentre vengo a sapere dalla mamma, che parla perfettamente l’italiano, che sono in soggiorno da qualche tempo in un agriturismo del fondovalle e che sono in procinto di percorrere la GTA per sei tappe, fino a Fondo, in Valchiusella.

“Siamo qui da qualche giorno ma non vediamo mai nessuno camminare da queste parti!”.

“Eppure la zona è molto bella!”
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Il Silenzio di Pian della Mussa

Neve tanta. Silenzio ancora di più.

Intorno tutto tace e il mondo occupa un cristallo di eternità.

Ho fatto il pieno di Silenzio.

Così bianco e così libero, il Piano della Mussa è un monumento al Silenzio.

Mi dispiace tanto per tutti coloro che non lo amano, non sanno ascoltarlo e non credono ad esso.

La festa è finita

IMG_0835aMi è sempre piaciuto pensare che per gli animali che hanno passato il lungo inverno chiusi nelle stalle, la salita in alpeggio e l’estate trascorsa all’aperto sui monti fossero una festa. E che sicuramente fossero animali più fortunati rispetto ai loro simili, chiusi per tutto l’anno nelle stalle di pianura.

Quest’anno, per molti di loro, la festa è finita all’improvviso con la nevicata di due sabati fa. In tutta fretta, la mattina di domenica, le mandrie hanno dovuto abbandonare l’alpeggio perché non c’era più da mangiare, l’erba ancora verde improvvisamente coperta da una quindicina di centimetri di neve.

L’operazione è anche rischiosa per gli animali non abituati a camminare sul terreno particolarmente scivoloso. Leggi il resto dell’articolo

Incanto autunnale

20131012-026C’è solo un caso in cui si può ascoltare la pioggia quando il cielo è perfettamente sereno: bisogna trovarsi in un bosco subito dopo una nevicata ed avere molta fortuna di entrarci al momento giusto, quando il sole intona il nuovo giorno baciando le chiome degli alberi.

E’ successo sabato scorso, subito dopo quell’impulso di aria fredda che ha fatto cadere fiocchi pesanti sopra i mille metri in Val d’Ala.

Lo scenario da favola è il bosco che si trova sopra Martassina (1187 m, fraz. di Ala di Stura), e l’itinerario escursionistico che mi ha fatto incantare (il sentiero delle masche) è quello che avevo già in parte descritto nel post Dimenticare il mondo ma questa volta con rientro a Martassina passando prima per l’boschialpeggio de la Tea (1539 m), compiendo così un bellissimo giro ad anello.

Questa volta il “mondo”, proprio nel giorno delle Ali della libertà sulla Punta del Rous, è tutto da ricordare e da stivare in un angolo dell’anima.

Voglio credere che i ragazzi caduti in volo sulla Val d’Ala il 12 ottobre 1944 abbiano voluto regalarmi una giornata straordinaria, forse anche facendomi assistere ai giochi con il vento di due giovani aquile che volteggiavano sopra il Laietto con improvvise picchiate: uno spettacolo unico.

Mi fermo qui, invitandovi a prendervi qualche minuto per ammirare qualche foto di questa giornata davvero straordinaria nei boschi incantati della Val d’Ala: cliccate qui per vedere lo slideshow su flickr (il pulsante in basso a destra permette di vederlo a tutto schermo).

Scenari di primavera

La stagione invernale ha fatto registrare valori di precipitazioni superiori alla media nei settori meridionali, dove occorrerà prestare attenzione alle possibili attivazioni di fenomeni valanghivi e di frane. Per il trimestre aprile-maggio-giugno le previsioni meteorologiche stagionali non rilevano segnali significativi di anomalie rispetto alla media climatologica, solo nel mese di aprile è previsto sul Piemonte un segnale più marcato di anomalia positiva di precipitazione.

Precip. nevoseDall’Arpa Piemonte un documento interessante sui probabili scenari meteorologici, idrologici e geomorfologici per il territorio piemontese nella primavera 2013.

Per approfondire l’argomento:

“Valutazione dei possibili scenari meteorologici, idrologici e geomorfologici per il territorio piemontese nella primavera 2013”.