Una su mille

Ne abbiamo incontrate a centinaia lungo i sentieri delle Alpi. Disfatte, pericolanti, sfinite ma anche resistenti. Contro tutto e contro tutti: abbandono, oblio, spopolamento, ignoranza, urbanocentrismo. E poi contro neve, gelo, vento… Alcune sembrano monumenti all’essenzialità e alla bellezza. Alla sapienza. Altre sembrano sfidare il tempo breve della nostra epoca ammiccando all’eternità.

Quando le trovi ancora integre, caparbie, perfettamente innestate nel paesaggio alpino, fatto di rocce ed erba, di valanghe e di tempeste, di sentieri e di pareti, senti fuoriuscire tutta la precarietà e fragilità della tua vita di cristallo.

Loro, morenti o ancora testardamente in piedi, ti guardano negli occhi fino a rovistare dentro i tuoi malfermi e crollanti valori di cittadino europeo del XXI secolo. Quando succede, ti senti al centro di due estremità: povertà e opulenza. Una distanza che se misurata in chilometri fa rabbrividire, tanto è corta. Qui la fatica inimmaginabile e la frontiera dell’indigenza, là, verso la pianura, ogni sorta di eccesso, di pretesa, di soddisfacimento di bisogni sfrenati e senza limiti. Là solo diritti e nessun dovere.

Se potessimo costruire un ponte per unire queste due estremità, crollerebbe repentinamente il centro. Proprio dove mi trovo io. In piedi rimarrebbero due monconi: quello della baite in pietra degli antichi montanari e quello delle città di cemento e asfalto abitate da individui disorientati, malfermi e crollanti. Leggi il resto dell’articolo

Un paesaggio sotto l’albero

Cose sempre più rare negli inverni caldi delle Alpi

Siamo ad oltre 1500 metri di quota. La giornata è straordinariamente tersa ma fa molto freddo come non capitava da tempo. Siamo sottozero con una brezza che soffia da nord-ovest. Su questo sentiero ci si deve muovere con decisione, le soste sono ridotte al minimo sebbene ci sia il sole che fa finta di scaldarci. La partenza è avvenuta tre ore fa dal Passo della Croce (1162 m) calzando di corsa gli scarponi: in piena ombra era impossibile stare fermi. Nel database dei nostri recenti ricordi escursionistici, fatichiamo a rammentare sulla nostra pelle un freddo così penetrante. E forse oggi abbiamo sbagliato qualcosa nell’abbigliamento. Anche nel fare lo zaino. Ma avevamo voglia di goderci le Valli di Lanzo con le sue vette, le sue creste, gli infiniti passi e le sue giogaie. Con le sue deliziose borgate che galleggiano sospese sui fondivalle. Non succede spesso di avere in dono una limpidezza così estrema. Zero inquinanti, zero umidità. Luce perfetta. Perfetta per connetterci con i paesaggi delle Valli di Lanzo che attendono l’escursionista.

Che qui, lungo il sentiero 332B, lasciano davvero senza fiato. Leggi il resto dell’articolo