Comunicato stampa sulla legge sfasciaparchi

Po e Monviso (Foto di T. Farina)

“Il Parco Nazionale protegge contro l’ignoranza ed il vandalismo beni e bellezze che appartengono a tutti.”
(Samivel, pittore e poeta montanaro)

È con estrema preoccupazione che pubblichiamo quanto ricevuto dall’Associazione “Amici del parco nazionale GRAN PARADISO” in vista della discussione sulla riforma della Legge Quadro sulle Aree Prottete (n. 394 del 1991) prevista per il 27 di marzo. Di questa riforma ne aveva già parlato Toni Farina lo scorso novembre con il post – dal titolo provocatorio – “Parchi naturali, sono davvero utili?” su cui sono anche riportate (file in pdf) le osservazioni di Carlo Alberto Graziani, giurista esperto in materia ambientale, dal 1993 al 2004 Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini.


Comunicato stampa dell’on. Serena Pellegrino vicepresidente Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati

Proposta di legge C. 4144, recante “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette“.

La Camera dovrà discutere di uno scempio normativo, la maggioranza di questo Governo consegna, con una vera e propria contro riforma, parchi ed aree protette alle bramosie delle lobbies che governano i Governi.

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Parchi naturali, sono davvero utili?

parco-del-monviso

Parco del Monviso

Testo e foto di Toni Farina

Provate a immaginare un neo-ministro della difesa che all’atto del suo insediamento esordisca con queste parole: “L’Arma dei Carabinieri non si deve limitare a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini ma, pattugliando le strade, deve anche tappare le buche (sempre più numerose). Nel volgere di qualche ora il neo-ministro sarebbe sommerso da critiche e richieste di dimissioni provenienti dall’intero arco politico/parlamentare. Il compito primario della Benemerita non è infatti in discussione, e nessuno accampa dubbi in merito. Nel caso dei parchi naturali questo però non avviene, anzi il loro ruolo primario, ovvero la tutela dell’ambiente naturale (si badi bene, ruolo stabilito dalla LEGGE) è continuamente in discussione e deve essere sempre ribadito. Tant’è che ogni neo-ministro (o neo-assessore regionale) all’atto del suo insediamento ripete come un mantra: “i parchi non si devono limitare alla tutela (dell’ambiente naturale) ma devono al contempo promuovere lo sviluppo economico”. Leggi il resto dell’articolo

Beigua di inverno

Da Prato Rotondo (Comune di Varazze) verso il mare

Si era già parlato del massiccio del Beigua nell’Appennino Ligure che, posto sopra i paesi di Arenzano e Cogoleto, appartiene geologicamente alle Alpi, mentre da punto di vista geografico lo possiamo includere appunto negli Appennini. Questa porzione di territorio durante l’orogenesi alpina venne interessata dagli stessi fenomeni geologici che condussero alla formazione della catena alpina tant’è che le tipologie di rocce che compongono tale massiccio sono analoghe a quelle che troviamo nelle basse Valli di Lanzo e nelle Valli Casternone e Ceronda. Da un punto di vista geomorfologico, il Beigua è caratterizzato da due diverse facce: mentre infatti un versante settentrionale digrada dolcemente verso Nord, indicativamente verso la pianura padana, il versante opposto precipita piuttosto ripidamente verso la costa Ligure. È proprio in questo versante che si osservano gli aspetti maggiormente “alpini” del Beigua dove pareti rocciose, a volte anche piuttosto imponenti, si alternano a boschi di conifere e, soprattutto, ad estese praterie costellate da vaste pietraie e affioramenti rocciosi.

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Alpi del Beigua

Massiccio del BeiguaPer convenzione geografica, le Alpi iniziano presso il Colle di Cadibona tuttavia si tratta appunto di un mero limite geografico definito dall’uomo mentre prendendo in considerazione altre caratteristiche maggiormente “oggettive” come le tipologie delle rocce e la disposizione delle falde ovvero delle enormi porzioni di roccia che sono traslate una sopra l’altra durante le fasi di orogenesi, le Alpi presentano allora confini diversi che potremmo definire più attendibili rispetto ai criteri geografici. Ecco allora che la catena alpina inizia, da un punto di vista geologico, non più presso il Colle di Cadibona ma a partire da una linea immaginaria che congiunge Sestri Ponente a Voltaggio, linea oltre la quale, verso Est, iniziano gli Appennini. Le montagne sopra Genova e in particolare sopra Arenzano e Cogoleto rientrano in tutto e per tutto nelle Alpi. Si tratta di montagne dalla morfologia aspra, ricche di pareti rocciose più o meno estese e che appartengono al massiccio del Beigua.

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880 metri alla vetta

virunga

Foto dal sito “www.missioni-africane.org”

Dal WWF una richiesta d’aiuto per fermare il rischio di estinzione dei gorilla di montagna. Di mezzo, tanto per cambiare, c’è il petrolio.

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880, è questa la stima del numero di gorilla di montagna ancora in vita. Si trovano solo in due zone, a cavallo tra Congo, Uganda e Rwanda: il Parco Nazionale di Bwindi e il Parco Nazionale del Virunga. Aree che sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, e che dovrebbero essere protette e tutelate. Invece lo scorso aprile le montagne del Virunga sono state devastate dalla guerra civile.

E così per mesi anche i gorilla si sono trovati tra due fuochi, quelli dei miliziani congolesi e del gruppo di ribelli, che hanno trasformato il parco naturale in un campo di battaglia. Mettendo a rischio la vita dei gorilla e di chi prova tutti i giorni a proteggerli. Oggi, anche grazie all’intervento del WWF, l’emergenza sembra essere lentamente rientrata. Ma le perdite sono state enormi: due ranger sono rimasti uccisi negli scontri, le strade sono state danneggiate, le entrate del parco sono crollate perché visitarlo era diventato troppo pericoloso. Ci resta quindi un territorio ferito, dilaniato e soggetto a sempre nuove minacce. Leggi il resto dell’articolo

Valle dell’Orco

Chi ama frequentare la Valle dell’Orco sicuramente si sarà chiesto come mai ha un nome così curioso. E chissà quante volte il fiume Orco, soprattutto durante le alluvioni distruttive, sarà stato additato come un mostro.

Anacleto Verrecchia, nelle pagine del bellissimo libro “Diario del Gran Paradiso” (collana “La Torre d’Avorio – Fògola Editore), di cui ho già parlato in altre occasioni, riesce anche a spiegarci il perché di quel toponimo.

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Valle dell’Orco: questo nome non è assolutamente connesso, come si potrebbe pensare a prima vista, con quello del Dio degli Inferi. No, l’Erebo non c’entra per niente, anche perché qui c’è semmai il regno della luce e non quello della tenebra piú profonda. Si chiama Valle dell’Orco perché il suo fiume trasportava sabbie aurifere. Nel dialetto del posto il nome del fiume Orco è Eva (= acqua) d’or. Cosi il luccicante oro si è trasformato, per la strana corruzione cui vanno incontro le parole nella bocca della gente, nel piú tenebroso degli Dei. Leggi il resto dell’articolo

Il Parco Nazionale di Banff

Andrea (il camoscio in Canada) ci racconta la seconda puntata del suo viaggio nelle terre alte canadesi con foto di paesaggi davvero strabilianti.

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Il Parco Nazionale di Banff, sulle Montagne Rocciose canadesi, è il terzo parco nazionale al mondo per data di istituzione e patrimonio dell’umanità dal 1985. Come per altri parchi nelle vicinanze, il concetto di area protetta è differente dal nostro. In tutto il vasto territorio ci sono severe limitazioni per quanto riguarda l’edificabilità, lo sfruttamento dei boschi e sono presenti aree di tutela integrale che non si possono attraversare neanche a piedi. Entrando nella cittadina di Banff però, sembra di trovarsi in una località turistica in cui lo sfruttamento commerciale delle bellezze naturali è portato quasi all’esagerazione. Per fare qualche esempio all’interno dell’area parco ci sono 3 stazioni sciistiche di fama internazionale, funivie che portano i turisti in cima a splendidi punti panoramici, Spa, alberghi di lusso, strade asfaltate della dimensione di un’autostrada: insomma ci vivono circa 10.000 persone. Leggi il resto dell’articolo

Un camoscio in Canada

Quello che segue è un post scritto da Andrea  (lichene1), uno dei fondatori di questo blog (nato sull’oramai estinta piattaforma di Splinder). Sua fu l’idea di aprirlo nel 2008, insieme a Franz (ometto83) e tra pochi giorni saranno quattro gli anni di vita dei camosci (10 novembre).

Andrea è partito per il Canada il 10 ottobre scorso e ci starà per qualche mese. Prima dei saluti ci ha promesso che avrebbe scritto qualcosa per il blog, giusto per aprire una “finestra” sulle montagne canadesi.

Promessa mantenuta. So perfettamente che anche solo scrivere qualcosa per i camosci bianchi ti era diventato un onere negli ultimi tempi, alle prese come sei con le sfide della quotidianità, soprattutto per sbarcare il lunario che, in questo nostro Paese senza futuro, è impresa non facile (come per tantissimi giovani di oggi, e non solo…) sebbene tu sia un ragazzo intelligente, con la voglia di fare, ricco di idee e colmo di straordinaria passione per le montagna.

Grazie mille Andrea. Leggi il resto dell’articolo

Il parapioggia dello scoiattolo

Opera del “camoscio” Paologiac

Lo sapevate che la coda dello scoiattolo ha diversi utilizzi tra cui anche quello di parasole? E di parapioggia?

L’ho scoperto leggendo il libro “Diario del Gran Paradiso” il cui autore – il grande Anacleto Verrecchia – in un passaggio descrive questo simpatico roditore.

Già di per sé non è facile incontrare questo animaletto, mentre si fa escursionismo in montagna, figuriamoci poi osservarlo mentre si ripara con la coda dalla pioggia o dalle neve.

L’altra sera, mentre scorazzo in rete, casualmente approdo sul sito del National Geoghrapic Italia e rimango colpito dalla qualità straordinaria delle immagini che lo abbelliscono. Una in particolare attira la mia attenzione facendomi subito ricordare quel brano del libro: Leggi il resto dell’articolo

San Besso insolito

Particolare raffigurante San Besso, Duomo di Ivrea (provenienza foto http://it.wikipedia.org/wiki/San_Besso)

[…] il declino economico delle zone alpine era evidente: la popolazione residente era stata decimata dalle incursioni dei Barbari e dalle epidemie – nel 250 si era diffusa nuovamente la peste portata dall’Oriente. Le difese sulle alture denotano un generale impoverimento, un abbandono della tradizionale posa del corredo nelle tombe e un recupero di situazioni difensive naturali, come le caverne. Anche la manutenzione delle strutture di uso pubblico, come gli impianti termali e le strade, risultava troppo costosa per le popolazioni locali. Molte zone rurali e montane vennero abbandonate.

Alla fine del III inizio IV secolo, il conflitto tra paganesimo e cristianesimo era al suo livello più alto e proprio in questo periodo si colloca la vicenda della Legione Tebea sulle Alpi. Diocleziano, nella sua lotta contro il cristianesimo, aveva arruolato soldati in natione Thebea, l’odierna Luxor, per inviarli in Gallia contro i Bagaudi, popolazione indigena delle Alpi che aveva aderito al cristianesimo e si ribellava all’autorità di Roma pagana. Quando i legionari giunsero nel 285 a Octodurum (Martigny), si rifiutarono di obbedire agli ordini e si convertirono a loro volta alla nuova fede. Diocleziano ordinò il massacro di tutta la Legione, in quanto rifiutandosi di sacrificare agli dei di Roma i legionari commettevano tradimento verso lo Stato. È poco probabile che tutti i 6600 uomini della Beata Legio venissero giustiziati, probabilmente si trattò di esecuzioni dimostrative per ripristinare l’ordine militare e spaventare i rivoltosi. Il fatto fu raccontato nella Passio Acaunensium Martyrum, scritta dal vescovo Eucherio di Lione nel 434. In una lettera allegata, il vescovo Teodoro raccontò della traslazione dei corpi dei martiri nella basilica di Agaunum (Saint Maurice). I soldati scampati all’esecuzione si dispersero sulle Alpi, diffusero la parola di Cristo, furono venerati come santi, e divennero il pretesto per giustificare la presunta antichità delle chiese locali. Molti di questi santi, inoltre, subirono a loro volta il martirio per mano delle popolazioni locali, pagane, restie ad aderire a qualsiasi novità venisse loro proposta. Così per esempio San Besso in Val Soana: i locali lo gettarono da una rupe, ma sull’impronta lasciata dal corpo nel terreno sottostante fu costruito un santuario, mentre il corpo intatto fu trasportato da re Arduino nella cattedrale di Ivrea […]”. Tratto da: “Ospitalità sui passi alpini. Viaggio attraverso le Alpi da Annibale alla Controriforma” – Silvia Tenderini.

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Qualche giorno con il guardaparco

[…] Quassù è bellissimo, ci si trova bene. Ma se desideri costruirci la tua casa, sei fuori strada. Se invece vuoi che rimanga così com’è per sempre, per poterci tornare quando vuoi e ritrovarla com’è e riavere il beneficio che ne trai adesso, cominci a capire. Infine, se vorresti che qui resti così perché anche altri ne possano trarre le stesse sensazioni, benvenuto tra quelli che capiscono. Che è un numero esiguo, purtroppo. Sarebbe bello sapere che centinaia di persone possono contare sul fatto che quassù c’è un loro angolo di paradiso dove potersi rifugiare, con i suoi fiori, sapere che la cascata sarà sempre qui, gli animali sempre là, e nessuno potrà mai cambiare nulla. Ci sono persone che ogni anno salgono quassù, chi per studiarsi dieci pagine di greco, chi per leggersi Thomas Mann, o farsi una giornata di yoga… Segno che c’è bisogno anche di questo. […]

Il racconto che trovate qui di seguito non è inventato ma scritto da un Guardaparco che però non ha voluto firmarlo. L’ho trovato qualche anno fa nel bellissimo libro “Sui sentieri dei guardaparco“, guida escursionistica scritta da Roberto Bergamino (edizioni Arti Grafiche San Rocco) che ci porta a conoscere il Parco Nazionale del Gran Paradiso prendendo come mete i casotti in quota utilizzati proprio dal personale di sorveglianza.

Questo libro l’ho acquistato una decina di anni fa circa e da allora quello che  trovate qui di seguito è rimasto impresso indelebilmente nella mia anima.

Vi suggerisco di trovarvi qualche minuto per lasciarvi trasportare dai pensieri di questo Guardaparco d’eccezione che saprà catturarvi e portarvi con intensa narrazione proprio nello splendore della natura del Parco. Dopo qualche riga iniziale vi accorgerete presto di ritrovarvi come in apnea, tanto è pregnante questo racconto.

Un sincero ringraziamento a tutti i guardaparco per il loro lavoro e a Roberto Bergamino (la mia prima “guida” tra le bellezze delle montagne), che mi ha concesso di riportare questo racconto.

Buona lettura.

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Renzo Videsott

[…] Mediante severe norme protettive grazie alla lotta di Videsott e collaboratori contro il bracconaggio, il numero degli stambecchi, che si erano ridotti a 417, superò il numero di 3.000. […]

In memoria di Renzo Videsott (ho la presunzione di ritenere che in questo angolo del web si possa sentire a un po’ a casa sua…), e del lavoro straordinario che ha compiuto affinché potesse giungere fino a noi il meraviglioso Parco Nazionale del Gran Paradiso, elenco qui sotto alcuni link interessanti:

– biografia: www.renzovidesott.it/renzo-videsott/

giornate della memoria (8 e 9 settembre): www.pngp.it/de/90anni/iniziative/giornate-della-memoria-di-renzo-videsott

Tra l’altro, leggendo la sua biografia, si scopre che era anche un alpinista molto forte:

“Fu autore di importanti prime ascensioni e altrettanto importanti ripetizioni, compì la prima ascensione della Busazza nel Gruppo del Civetta, aprendo nuove vie di arrampicata e classificandosi fra i migliori alpinisti d’Italia”.

Mi piace molto anche cosa sostiene Enrico Camanni, nella parte finale della prefazione del libro “In su e in sé” (scritto da Giuseppe Saglio e Cinzia Zola; edito da Priuli e Verlucca): Leggi il resto dell’articolo

Il Gran Paradiso e il suo re

Novanta sono gli anni di vita del Parco Nazionale del Gran Paradiso e vorrei ricordarlo anche qui con un libro che mi è piaciuto moltissimo.

Si intitola Diario del Gran Paradiso (Fògola editore) ed è scritto da Anacleto Verrecchia, personaggio straordinario, che negli anni Cinquanta ha svolto il lavoro di guardaparco per tre anni.

“Non sempre il pubblico ha il potere di far ristampare un libro. Per il Diario del Gran Paradiso dell’amico Anacleto Verrecchia, recentemente scomparso, sono stati proprio i suoi affezionati lettori che hanno caldeggiato la presente ristampa. Autore di volumi forse più “dotti” dedicati a personaggi come Giordano Bruno, Lichtenberg, Schopenhauer, Nietzsche, Prezzolini, dove emerge appieno la sua competenza filosofica, è in questo diario, dove non manca mai la sua vena ironica e graffiante, che Verrecchia, con le sue rifessioni sulla vita, sul mondo e quindi sull’uomo a contatto con lo splendido paesaggio naturalistico e con il mondo animale, estrinseca al meglio il suo pensiero e la sua profonda umanità”. 

Nanni e Mimmo Fògola

Sovente avrei voluto scrivere qualcosa sul simbolo per eccellenza del Parco (ma anche di tutte le Alpi): lo stambecco. E allora, visto che ricorre questo importante anniversario, riporto qui proprio un brano di Verrecchia che parla proprio del re delle Alpi. Leggi il resto dell’articolo

L’Oasi di Rigoni Stern

Nell’ambito delle celebrazioni per i novant’anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso, domenica 15 luglio, grazie agli Amici del Gran Paradiso, nascerà in Valle Soana, al Pian dell’Azaria, un’ «Oasi» dedicata al grande uomo e scrittore Mario Rigoni Stern.

Nel maggio del 1940 gli fu ordinato dai suoi ufficiali di recarsi a Campiglia, in Val Soana, per fare l’istruttore di roccia dei suoi  alpini. Aveva diciotto anni.

Qui l’articolo che avevo letto su “La Stampa” e da cui estrapolo una sua frase:

Quando ero libero dal corso di roccia andavo su al Pian dell’Azaria: per me quel luogo è sempre stato il più bello del mondo. I prati fioriti, il torrente ricco di trote e i camosci che avevano da poco partorito con i piccoli che scivolavano sulle chiazze di neve dei pendii. Poi c’era la maestrina… “.

Se si va al Santuario di San Besso (2019 m), prima di prenderne la deviazione, vale la pena raggiungere il Pian dell’Azaria (1575 m) percorrendo la strada reale di caccia. Leggi il resto dell’articolo

Creatori o distruttori?

Sono trascorsi pochissimi giorni da quando ho potuto leggere la prefazione di Enrico Camanni sul libro “In poche parole…parco”  i cui autori sono stati premiati sabato 24 marzo a Torino.

Mi è rimasta impressa questa sua riflessioni finale:

[…] Ma nel racconto vincitore c’è soprattutto l’interazione viva e consapevole tra l’uomo e il suo ambiente, l’uomo devastatore o l’uomo salvatore, comunque l’uomo. Nella semplice e cruda narrazione si percepisce che noi tutti – come il protagonista – siamo perfettamente compresi nel concetto di parco, in positivo e in negativo, come creatori o distruttori, e che non c’è parco senza un’idea diversa di natura, di ambiente, di sviluppo. Il parco è il tutto e il tutto siamo anche noi.

Neanche il tempo di finire di leggere il libro e mi imbatto casualmente in un post, con tanto di video, che denuncia i “lavori” di pulizia degli argini del torrente Rosandra, che scorre all’interno dell’omonimo Parco Naturale, effettuati dalla Protezione Civile. Siamo in Friuli Venezia Giulia. Leggi il resto dell’articolo