Una notte al Rifugio Boccalatte-Piolti

porta ingresso camerata BoccalatteE’ una giornata splendida di fine agosto tra i colossi della catena del Monte Bianco così come prevista dal meteo che segnala solo un “lieve rischio di qualche isolato rovescio temporalesco sulle alte vallate di confine con la Francia” (quando?), e noi puntiamo la prua verso la Val Ferret ormeggiando l’auto nel fondale di Planpincieux, 2600 metri sotto le Grandes Jorasses e 1200 sotto il Rifugio Boccalatte-Piolti che finalmente, dall’8 luglio di quest’anno, si è riempito nuovamente di umanità ed accoglienza dopo un lungo periodo di abbandono. Siamo molto curiosi di conoscere la guida alpina Franco Perlotto che ha deciso di dedicare i suoi prossimi 12 anni alle tensioni alpinistiche che solo un’immensa e leggendaria montagna come le Grandes Jorasses può trasmetterti (l’amo come nessun’altra al mondo). E’ davvero un nido d’aquila quello che ci attende, abbarbicato su di un roccione inforcato dai ghiacciai di Planpincieux e delle Jorasses. Una salita escursionistica (EE) dura dove bisogna trovarsi a proprio agio afferrando la verticalità assistita dai canaponi e da una scala che si fa beffa di un caminetto. Una salita accompagnata dalle continue ed ansiose rotazioni degli elicotteri mentre tutt’intorno scenari da favola disseminano nell’anima graffi di emozioni indelebili.
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Bruno Molino di Balme, un montanaro di altri tempi

Bivacco Molino e Uja

Il Molino con il versante NE dell’Uja di Mondrone (2964 m) – Foto di Umbro Tessiore

Testo di Giorgio Inaudi

Il bivacco Molino, di proprietà del CAI di Lanzo, è una solida struttura in legno, con 24 posti letto, che sorge a 2280 metri di quota nelle Valli di Lanzo, nel comune di Balme.
Gli alpinisti torinesi, e non solo, lo conoscono bene perché serve di base per le vie più impegnative dell’Uja di Mondrone ed è anche una piacevole meta per un’escursione in pieno versante sud, ad inizio o fine stagione.
Come avviene per tutti i rifugi, pochi sanno o si chiedono chi sia stato il personaggio cui la struttura è stata intitolata. Forse per questo motivo i francesi da tempo hanno smesso di intitolare i loro rifugi alle persone e sono tornati al nome del luogo. Forse è meglio così, ma, dal momento che nel nostro paese la maggior parte dei rifugi recano ancora il nome di persone, di solito vittime della montagna, vorrei ricordare la figura di Bruno Molino.
Vorrei farlo senza retorica, in modo sintetico e asciutto, com’era lui.

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Rivive il rifugio Eugenio Ferreri

Bivacco Ferreri

Bivacco “Ferreri-Rivero” (2235 m)

Uja di Gura, 26 agosto 1922

“Al Rifugio di Gura a pernottare colle signorine: Natalia Scioldo, Laura Grana e fratelli. Ghiacciaio del Mulinet. Per cresta Est in vetta giunti alle 18.05. Discesa sul ghiacciaio du Grand Mean a notte completa. Attraversato il ghiacciaio di Sea a mezzanotte. Tutto bene, tempo magnifico.”

Piero Costantino (www.boffetta.it/costantino/1922.html)

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Dopo i post Il rifugio Eugenio Ferreri (10 sett. 2012), Un ricovero per sogni romantici? (11 sett. 2012) e Un paesaggio dell’anima (9 apr. 2013), sono molto felice di segnalarvi che il prossimo 8 settembre si terrà la cerimonia di apertura del bivacco CAAI Eugenio Ferreri situato nel Vallone della Gura.

Qui la locandina con tutte le informazioni sulla cerimonia di riapertura (pdf 364 KB).

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Un paesaggio dell’anima

Ricovero Eugenio Ferreri

Il rifugio Eugenio Ferreri (2207 m)

Forse vi ricorderete dei post “Il rifugio Eugenio Ferreri” e “Un ricovero per sogni romantici?“. Era solo lo scorso settembre e adesso sono molto felice di poter pubblicare la locandina con il programma del “Progetto Ferreri-Rivero” che si terrà sabato 13 aprile presso la stupenda Sala degli Stemmi del Centro incontri del Monte dei Cappuccini.

Un ambiente così seducente, come quello rappresentato dal ramo nord della parete terminale del Vallone delle Gura, ubicato nella testata della Val Grande di Lanzo, merita di ritrovare uno dei più antichi rifugi del CAI. Nelle Valli di Lanzo fu il secondo ricovero costruito dopo quello eretto nel 1880 al Crot del Ciaussinè (dove ora troviamo il rifugio Gastaldi).

Qui la locandina con il programma.

Per me è davvero un sogno perché sento che un luogo alpino meraviglioso torna in vita per alimentare visioni.

Una montagna da sogno

«…più maestosa ed imponente di tutte le altre vette, col suo profilo caratteristico, l’erta e nera muraglia che pare incombere sulla valle e dominarne tutto lo sfondo, come la sovrana assoluta di quelle regioni» («Le Valli di Lanzo, 271»). Tratto da “Alpi Graie Meridionali” di G. Berutto e L. Fornelli – Guida dei Monti d’Italia edita dal C.A.I. – T.C.I.)

Qualche giorno fa è stato presentato in quel di Taranto (la città della bomba ecologica dell’ILVA) il film “Verso la cima della Bessanesedi cui avevo parlato il 26 luglio scorso (su quel post trovate anche il link all’articolo comparso all’epoca sul quotidiano La Stampa).

In Rete si trova il trailer che personalmente non mi è piaciuto (qui il link: vimeo.com/52611304). Di sicuro non è possibile giudicare un film da qualche immagine esaltata da un sottofondo musicale molto adrenalinico che nulla sa dire dello spirito di quei luoghi così densi di sapori autentici per chi ha voglia di rintracciarli tra i profondi silenzi che ammantano le Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

Alpe Balma

Rifugio Balma (1986 m)

In qualsiasi guida sulle escursioni in provincia di Torino viene indicato giustamente il Musinè come la cima più vicina a Torino e, complici le leggende che hanno contribuito ad accrescerne la fama, forse è un po’ la mascotte della serie dei primi rilievi che si incontrano partendo dalla pianura. Mi è sempre piaciuto molto il Musinè tuttavia l’ho sempre considerato come una “collina un po’ più alta del solito”, dal momento che la quota modesta e le estese boscaglie sulle sue pendici soprattutto orientali e settentrionali ne addolciscono forse un po’ le sue caratteristiche rendendolo di fatto più simile ad un rilievo collinare che non ad uno alpino.

La montagna “vera” più vicina a Torino, a mio giudizio, inizia in Val Sangone, una valle che proprio per questo motivo mi ha sempre affascinato. Ricordo infatti che in una passeggiata di fine aprile di una dozzina di anni fa al Colle La Roussa, rimasi colpito dal vedere camosci, marmotte, aquile e gracchi alpini a due passi (veramente due passi) dalla pianura. Di solito si pensa infatti a questi animali come abitanti di mondi remoti e irraggiungibili mentre invece li puoi trovare facendo 30 km di auto da Torino e con una breve passeggiata. Mica male! Inoltre come diceva Massimo Mila in Scritti di Montagna: “…la Val Sangone è un singolare microcosmo alpino. Salvo i ghiacci, ha tutto quello che ci vuole per costruire un ambiente di montagna autonomo e completo…”. Leggi il resto dell’articolo

Un ricovero di sogni romantici?

E’ così che ho voluto dare il titolo a questo post: pensando al rifugio Eugenio Ferreri e al commento, ironico e provocatorio, di flaco sul post precedente.

Prima di proseguire con le mie considerazioni, vi propongo un rapido salto indietro nel tempo, esattamente di novant’anni:

Uja di Gura, 26 agosto 1922

“Al Rifugio di Gura a pernottare colle signorine: Natalia Scioldo, Laura Grana e fratelli. Ghiacciaio del Mulinet. Per cresta Est in vetta giunti alle 18.05. Discesa sul ghiacciaio du Grand Mean a notte completa. Attraversato il ghiacciaio di Sea a mezzanotte. Tutto bene, tempo magnifico.”

Piero Costantino (www.boffetta.it/costantino/1922.html)

Questo rifugio mi ha sempre attirato. Non sono ancora andato nel Vallone della Gura perché attualmente non è agibile ma spero presto di trascorrerci una notte magari aspirando di scalare proprio una di quelle bellissime uje della cresta Monfret-Mezzenile. O anche semplicemente per attendere la notte e osservare l’oscurità distendersi sulle creste e sul fondovalle. Leggi il resto dell’articolo

Il rifugio Eugenio Ferreri

Forse non tutti sanno che il rifugio Eugenio Ferreri (2207 m), la cui prima costruzione risale al 1887, è uno dei più antichi rifugi del CAI. Nelle Valli di Lanzo fu il secondo ricovero costruito dopo quello eretto nel 1880 al Crot del Ciaussinè (dove ora troviamo il rifugio Gastaldi).

La capanna serviva per tutte le ascensioni del ramo nord della parete terminale del Vallone delle Gura.

Nel 1976 il gruppo occidentale del C.A.A.I. posizionò 350 metri più in alto un bivacco sulla morena sottostante i Ghiacciai del Mulinet per sostituire proprio il rifugio Ferreri ormai diventato inservibile. Dopo cinque anni venne distrutto dall’urto d’aria provocato da una valanga. Leggi il resto dell’articolo

Mai più senza….

vignetta gentilmente concessa da http://singloids.com/ dei PersichettiBros

Viviamo in un’epoca demenziale. I bisogni reali, spesso non soddisfatti, si mescolano con quelli fittizi, quasi sempre creati ad arte da chi ci vuole “animali consumatori”.

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