Riflessioni sulla Montagna Sacra

1922 – 2022

Lo scorso fine settembre avevamo pubblicato la lettera di Toni Farina contenente la proposta di istituire una Montagna Sacra nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in occasione dei festeggiamenti del centenario della sua nascita, che si terranno il prossimo anno. Seguirono due prese di posizione: una del dott. Bruno Farinelli, l’altra della dott.ssa Silvia Ronchey.

Di seguito pubblichiamo le considerazioni di un alpinista, in merito alla proposta di Toni Farina.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Il prossimo anno ricorrerà il centenario di uno dei parchi più antichi, famosi e rappresentativi di tutta Italia: il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Certamente un evento che non potrà passare in sordina vista l’importanza di quest’area protetta, nata dalle ceneri della riserva di caccia nella quale scorrazzava il re Vittorio Emanuele II, dilettandosi nell’abbattere volatili e ungulati di ogni specie. Oggigiorno camosci e stambecchi non devono più temere le doppiette del sovrano, finendo appesi come trofei in qualche palazzina di caccia, ma devono solo più convivere con escursionisti e turisti che nelle belle giornate salgono lassù per godere dell’aria fresca e delle bellezze del panorama. Continua a leggere “Riflessioni sulla Montagna Sacra”

La montagna e il sacro

Pubblichiamo la lettera della filologa e saggista Silvia Ronchey sulla Montagna Sacra, che Toni Farina propone di istituire tra due anni nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (qui il suo articolo), in occasione dei festeggiamenti per il suo primo secolo di vita. Su Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso, Bruno Farinelli aveva scritto interessanti riflessioni che potete leggere qui.


Caro Dott. Farina,
ho letto il suo progetto e lo trovo magnifico, oltre che assai ben argomentato e assolutamente condivisibile.

Ci sarà pure una ragione se ci imbattiamo, in tutta la letteratura antica, oltre che nella mitologia e nel folklore, in boschi sacri. Il concetto di sacer — analizzato da molti storici della religione antica — è ben più complesso di quanto la nostra idea moderna di sacro possa lasciar credere. Ed è da questa parola che viene il latino sacellum — quel “recinto” che segna, appunto come lei dice, anzitutto la necessità di un limite all’umano. Continuando con le etimologie, non le dico certo nulla di nuovo se sottolineo come il nome stesso del parco richiami il greco paradeisos, che designa il giardino, ma in particolare quel giardino (distinto dall’altrettanto greca denominazione kepos) di cui non è l’uomo, ma la natura stessa artefice e abitatrice. Nel mito giudaico, l’uomo ne viene infatti cacciato, nel momento in cui ha tradito, per avidità, la comunanza con il resto della natura vivente.

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La via del sacro non è sempre quella giusta

Sacro Monte di Varallo. Foto di Stefano Aietti (da www.cittaecattedrali.it)

Abbiamo ricevuto un contributo dal dott. Bruno Farinelli (Università di Anversa) in merito al post “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”. Lo ringraziamo sentitamente per averci fornito un autorevole spunto di riflessione sulla proposta di Toni Farina in vista dei 100 anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Testo di Bruno Farinelli

La proposta di istituire una montagna sacra all’interno del Parco del Gran Paradiso per celebrare i 100 anni dalla sua nascita ha suscitato notevole interesse in molte persone, compreso in chi ha deciso di scrivere questa breve riflessione. I miei studi mi hanno portato a indagare la materia religiosa e in particolare la sua declinazione in ambito montano. Questa proposta mi spinge a proporre, senza alcuna intenzione polemica, alcune riflessioni sui risvolti che “la via del sacro” può portare con sé. Continua a leggere “La via del sacro non è sempre quella giusta”

Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso

Testo di Toni Farina

Il Gran Paradiso, primo parco naturale italiano e fra i primi istituiti sulle Alpi, fra due anni compirà 100 anni di vita. Correva infatti il 1922 quando Vittorio Emanuele III di Savoia decise di donare allo stato italiano il territorio della riserva reale di caccia con lo scopo di tutelare le specie animali e vegetali, in particolar modo lo stambecco (Capra ibex).

Il toponimo “Gran Paradiso” non ha in realtà attinenza con il Paradiso. Ma è fuor di dubbio che tale denominazione abbia sempre contribuito ad arricchire di fascino queste montagne a cavallo fra Piemonte e Valle d’Aosta. E con molta probabilità abbia anche favorito la nascita di un parco naturale la cui vita non è certo stata facile.

Le “100 candeline” saranno occasione di festeggiamenti. Si organizzeranno convegni, si spenderanno molte parole. Il compleanno sarà anche occasione di ragionamenti sul futuro. Sui prossimi 100 anni, e non soltanto del parco. Momenti di riflessione sul rapporto fra Uomo e Natura. Continua a leggere “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”

Il sentiero delle apparizioni Mariane

Pilone di roc dou Pat (1290 m)

[…] sacralizzano il territorio, mitigano l’ancestrale lotta fra la natura inerte e la natura vivente. In terra o quasi in cielo, costruiti per necessità concrete o per liberare il senso d’infinito, parlano di una vita colma di soprannaturale.

Il pilonèt come il cioché del capoluogo evocano il bisogno di un aiuto che venga dall’alto, più in alto ancora che dalle vette irraggiungibili.

Una fede fatta di simboli, slanci, sacrificio e segreti, vuole farsi segno, dare vita alle pietre, ai boschi, ai pascoli.  Correndo verso l’alto di Marco Fassero

Le Valli di Lanzo, delizioso “parco naturale” del Piemonte, si trovano a Nord-Ovest di Torino e appartengono alle Alpi Graie meridionali. Confinano a Nord con la Valle dell’Orco, ad Est – praticamente ai loro piedi – si adagia la pianura, a Sud con la Valle di Susa mentre ad Ovest confinano con la Val Moriana, in territorio francese.

I confini geografici, soprattutto con la Francia, anziché limitare l’isolamento hanno favorito frequenti spostamenti a piedi attraverso i colli, sia per scambi commerciali e sia per quelli culturali. Ciò che lega ed unisce ancora oggi, gli uni agli altri, è la lingua francoprovenzale e simili usi e costumi.

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Sui sentieri dei pellegrini

Bacheca Sui sentieri dei pellegriniPellegrino, nel tuo viaggio | potresti andare lontano, | perché, pellegrino, è un lungo cammino | quello per scoprire chi sei… (Enya)

La prima definizione di pellegrino che ho trovato nel dizionario è “errante”, “errabondo”. Altra definizione è “straniero”, “forestiero”. Ma pellegrino  è anche “peregrino”, ovvero “usanze pellegrine”.

Dal CAI di Lanzo veniamo a conoscenza del nuovo itinerario escursionistico “Sui sentieri dei Pellegrini (SP)” e così, un sabato di inizio primavera, siamo andati a curiosare. Continua a leggere “Sui sentieri dei pellegrini”

Anello della Consolata

Cappella della Consolata
Cappella della Consolata

L’escursione di oggi si svolge nel territorio di Mezzenile (Valli di Lanzo, provincia di Torino) su una fitta rete di sentieri costruiti dai montanari che accarezzano borgate in pietra, un tempo abitate tutto l’anno.

La bellezza di un percorso escursionistico ad anello sta nella ricchezza degli ambienti attraversati e nella possibilità di percorrere una varietà di boschi e paesaggi in una sola uscita, offrendo più stimoli rispetto ad un tragitto “andata e ritorno”.

La quota del nostro viaggio è compresa tra i 700 e i 1400 metri in un dolce saliscendi tra castagni, betulle, faggi e radure prative, annaffiati dai rii Catelli e Cinaveri.

Qui la montagna è stata operosa e viva, addomesticata dalla mano dell’uomo ed ingentilita dalla testimonianza di piloni votivi e cappelle. Segni, questi, della religiosità popolare dei nostri vecchi e sostegni contro le avversità.

Il giro è ben segnato: i bolli bianco-rossi sono integrati da bandierine e cartelli indicatori posizionati nei crocicchi mentre bacheche illustrative ci raccontano la storia del luogo.

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La borgata che rivive

Monaviel
Versante sud del Monte Plu (2210 m) alle cui pendici si intravede il bianco della cappella del Monaviel, le baite a raggera ed il prato un tempo coltivato a segala e patate (Foto di Martellot).

Anche quest’anno la Festa della Madonna della Consolata ha fatto rivivere, per un giorno, la borgata del Monaviel (cliccare dentro la foto per vederla ingrandita).

Questo piccolo gruppo di baite, situato a 1282 metri nel versante solatio della Val d’Ala, è il nostro luogo del cuore e fa parte dei nostri affetti “geografici”.

E’ stata una giornata ricca di spiritualità e di gioia in cui ritrovare la consolazione dagli affanni della vita. Tutti insieme abbiamo pregato, cantato e abbiamo condiviso la gioia di ritrovarsi qui, anche sotto la pioggia.

Ringraziamo sentitamente Don Claudio (il nuovo parroco in Valle dal 2012) che ha celebrato la Messa e ci ha donato un po’ del suo tempo permettendoci così di ritrovarci tra le montagne che amiamo, che rischiano di scomparire per sempre, per vivere momenti di genuina vita alpina.
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Abitare la montagna

20131103-819 (1280x960)“[…] Consideriamo soprattutto che l’uomo, per propria natura, è un organizzatore dello spazio, che antropizza il paesaggio e lo conforma  alle sue necessità. Compie sostanzialmente due tipi di intervento: la prima è diretta, determinata a trasformare il luogo della natura in uno spazio in cui sviluppare la sua cultura modificando l’ambiente, anche in modo fortemente invasivo, rispondendo esclusivamente ai suoi bisogni. La seconda è mentale: il paesaggio diviene espressione di stati d’animo, assumendo peculiarità simboliche non innate ma stabilite dalla cultura. Poiché non c’è paesaggio senza osservatore, appare chiaro che i valori attribuiti allo spazio sono strettamente legati a chi lo osserva.”

Da “I Sacri Monti” di Massimo Centini (Torino, 2013).

Non c’è paesaggio senza osservatore“.

E oggigiorno, non solo in montagna, chi osserva il paesaggio?

Vi suggerisco di ingrandire più che potete la foto che vedete qui in alto (cliccateci sopra) e poi di sprofondarci dentro per osservarla con attenzione.

L’ho scattata il 3 novembre scorso durante un’escursione molto remunerativa, sia per la bellezza dei luoghi attraversati e sia per la splendida compagnia di cui faceva parte anche Ventefioca, che l’ha brillantemente descritta nel post Dentro al vento – Testa Pajan.

Credo che sia molto difficile riuscire a racchiudere in un’unica foto di un paesaggio alpino i diversi livelli dell’abitare la montagna e questo scatto penso che sia riuscito nell’intento.

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Fiou at San Giàn

La peonia selvatica non ho avuto ancora la fortuna di vederla perchè non sarei riuscita a dimenticare i suoi grandi fiori rossi ma ricordo molto bene quella viola porpora in giardino da mia mamma che a maggio ce ne regalava di splendidi.

Riporto uno scritto di Ariela Robetto che parla  di questa pianta e del perchè, a Balme, viene chiamata fiore di San Giovanni.

Paeonia_peregrina da wikispeciesGli storici Giovanni e Pasquale Milone, nel loro studio relativo alle Valli di Lanzo del 1911, scrivevano: «Una cinquantina d’anni fa in Balme usavasi ancora il giorno di S. Giovanni Battista ornare esternamente la cappella della Visitazione con fronde e fiori, in particolare con peonie selvatiche, che diconsi ivi fiori di S. Giovanni, nonché inalzare presso la stessa cappella una specie di albero della cuccagna, adorno di fiori e di nastri».

La ricorrenza del Battista doveva essere particolarmente sentita in paese sin dai tempi della sua costituzione, portando il nome del santo colui il quale può essere considerato il capostipite dei balmesi, Gioanni (Jouan) Castagnero Ljintch.

La cappella della Visitazione della Beata Vergine, o di Sant’Urbano, venne costruita nel 1608; nel 1674, come riferisce la Visita Pastorale dell’Arcivescovo monsignor Michele Beggiamo, era chiusa davanti con cancelli, presentava un’icona dipinta sul muro ed apparteneva alla comunità. Continua a leggere “Fiou at San Giàn”

La Sacra (a) Pasqua

05Dato che la Pasquetta si preannuncia umida e fredda, decidiamo di dedicare la giornata di Pasqua, alla passeggiata “fuori porta”. La neve, caduta nuovamente nei giorni scorsi, è ancora bassa, niente di meglio allora che rispolverare quelle passeggiate a bassa quota nei dintorni della città, di solito trascurate per privilegiare le classiche mete in mezzo ai monti.

La Sacra di San Michele, arroccata come un nido d’aquila in cima al Monte Pirchiriano, ci affascina e stuzzica la nostra fantasia ogni volta che transitiamo ai suoi piedi per entrare in Val di Susa, immediatamente le immagini de Il Nome della Rosa tornano in mente riportandoci con la fantasia al Medio Evo. Per cogliere meglio il suo significato ed immergersi nell’atmosfera, decidiamo allora di salire a questo straordinario monumento del nostro passato, utilizzando una delle mulattiere che per secoli abitanti della valle e pellegrini hanno usato per raggiungerla, quella che sale da Sant’Ambrogio. Per completare poi in modo degno questo “pellegrinaggio” e per avere una visione più ampia delle caratteristiche di questa singolare montagna, scegliamo di scendere per l’altra mulattiera che porta a Chiusa San Michele. Continua a leggere “La Sacra (a) Pasqua”

Paesaggi liminari

Questa foto qui sotto l’ho scattata a circa 1800 metri di quota sopra Forno Alpi Graie nel versante a solatio dell’alta Val Grande di Lanzo, proprio dove questa Valle sbatte contro la muraglia della sua testata.

E’ l’imbocco del recondito vallone di Sea.

vallone di Sea

Di fronte alla rara, selvaggia e severa bellezza di questo profondo e tortuoso solco rimango muto, impassibile con l’anima nuda ad ascoltare la potenza della natura, immerso in silenzi arcaici.

Poche valli possono vantare un luogo così distante dal mondo, quasi repulsivo se lo si osserva da lontano, come state facendo. Vi viene voglia di addentrarvi? Continua a leggere “Paesaggi liminari”

Lou biancoùn, pietra bianca con funzione protettiva

Mi ha sempre affascinato questa pietra bianca messa sul camino o sul tetto delle malghe ancora prima di scoprire che veniva usata per “scacciare” la malasorte (soprattutto masche…).

Questo articolo è stato tratto da Barmes News n.38 (la rivista del Comune di Balme) ed è stato scritto da Gianni Castagneri.

Sui tetti delle case e delle baite più vecchie o su alcuni di quelli da poco ristrutturati si può notare una pietra candida posta sulla punta sommitale del colmo. Quello che a prima vista potrebbe soltanto sembrare un semplice vezzo estetico in un luogo dove i sassi non mancano, ha invece una funzione molto più antica perlopiù sconosciuta. Nel tentativo di indagare tra i più anziani su quale potesse essere il suo significato, mi fu risposto che lou biancoùn serviva come difesa dai fulmini.

Funzione sicuramente improbabile, talora rimpiazzata nell’immaginario comune da un ruolo più magico e misterioso, quello cioè di scacciare le masche e in generale gli influssi malefici.

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La Contessa del Lago fantasma

Pian dell'UccelloIl silenzio di questi luoghi dove nulla vive, nulla si muove, dove il fracasso del mondo abitato non giunge… tutto concorre a rendere le meditazioni più profonde, a dar loro quel tono severo, quel carattere sublime ch’esse acquistano quando l’anima plana… sugli abissi del tempo.

R. De Carbonnières

Paologiac a novembre, con Storia e Preistoria a Cantoira, ci ha parlato di presenze megalitiche in Val Grande di Lanzo, precisamente a monte di Cantoira (To), e noi camosci, il 9 di dicembre, ci ritroviamo proprio su quel sentiero 301A che unisce questo Comune con il “Santuario di Santa Cristina in rupe“.

L’idea di fare un giretto nella zona del Dolmen nasce inizialmente da un commento di Gp (blog Ventefioca).

Dopo essermi soffermato sull’estratto della carta n. 8 sulle Valli di Lanzo edita della Fraternali (già segnalata nel post e qui sotto riportata) parlo con paologiac e ci troviamo immediatamente d’accordo su organizzare l’uscita. Continua a leggere “La Contessa del Lago fantasma”

Foliage

La stagione che preferisco è la primavera ma l’autunno ha nulla da invidiare ai verdi virgulti ed ai fiori dagli intensi colori gialli, rosa e bianchi.

La parola inglese foliage viene tradotta in foglie, fogliame ma indica anche un’emozionante attività: il vedere ed osservare le  foglie che cadono in autunno.

Non serve recarsi in Canada, Stati Uniti e Giappone: l’Italia, con i nostri boschi, parchi e vigneti ha nulla da invidiare ai paesi stranieri.

Buon viaggio nei boschi incantati di montagna, pennellati di giallo, arancio, rosso, viola e marrone e mi raccomando, scegliete bene il momento perchè non tutti i giorni sono uguali.

FOGLIE GIALLE

Ma dove ve ne andate,

povere foglie gialle,

come tante farfalle

spensierate?

Venite da lontano

o da vicino?

Da un bosco

o da un giardino?

E non sentite la malinconia

del vento stesso

che vi porta via?

Trilussa