Un Carnevale delle Alpi

brenlu a Mezzenile (1024x724)Domenica 7 febbraio a Mezzenile (provincia di Torino) ci sarà il giro del brënlou, ovvero il Carnevale di questa vivace comunità alpina delle Valli di Lanzo.
Dello storico brënlou ne abbiamo parlato lo scorso anno in questo post, presentando il bellissimo lavoro di Ariela Robetto sui carnevali delle Valli di Lanzo (Una maschera sul volto – Carnevale e Quaresima fra trasgressione e ordine), pubblicato dalla Società Storica delle Valli di Lanzo.
Qui trovate la locandina con il programma.
Tra le varie maschere che sfileranno, ce ne sono un paio animalesche che trovo particolarmente trasgressive, soprattutto pensando alla nostra epoca in cui si fatica non poco a trovare il corretto rapporto tra natura e cultura.
Vi invito a conoscerle proprio grazie ad un capitolo del libro appena citato. Leggi il resto dell’articolo

Poesia per l’Uomo Selvaggio

Poesia del poeta bergamasco Umberto Zanetti

2014-06-02 370 (1024x768)Qui dove non c’è sentiero, all’ombra fitta
del boschetto di cornioli, tu all’improvviso
davanti a me, fra i rami del nocciolo.
Trovarti così, fratello delle sfortune,
timoroso e lacero, amico selvatico:
non l’avrei mai giurato. E mi guardi
senza fiatare, con gli occhi pieni di spavento.
Non ho fucile o coltello, come vedi.
Dunque, niente paura. Cerco una sorgente
per dissetarmi, poi ritorno alla mia strada
senza sapere dove andare. Ma tu accompagnami
per un tratto e parlami delle tue cime,
delle tue rupi e dei tuoi boschi e della vita
che da solo conduci da tanti secoli
come un bandito e insegnami le fatture
che tengono lontano dal male.
Poi ritorna a nasconderti
romito delle nevi, delle grotte e delle foreste,
ritorna come un lupo alla montagna
e non fidarti di quelli della mia razza:
c’è sempre tra di loro quello che ti scanna
per un filo d’oro, per un pezzo di terra,
per un pugno di soldi. Resta libero
come il vento nel bosco, amico selvatico!
 

(Tratto da: U. Zanetti. Mé dialèt. Poesia in bergamasco, Bergamo, 1996).


Questa poesia è stata citata da Massimo Centini nel suo bellissimo libro “L’Uomo Selvaggio. Antropologia di un mito della montagna” (Priuli & Verlucca).

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Paesaggi liminari

Questa foto qui sotto l’ho scattata a circa 1800 metri di quota sopra Forno Alpi Graie nel versante a solatio dell’alta Val Grande di Lanzo, proprio dove questa Valle sbatte contro la muraglia della sua testata.

E’ l’imbocco del recondito vallone di Sea.

vallone di Sea

Di fronte alla rara, selvaggia e severa bellezza di questo profondo e tortuoso solco rimango muto, impassibile con l’anima nuda ad ascoltare la potenza della natura, immerso in silenzi arcaici.

Poche valli possono vantare un luogo così distante dal mondo, quasi repulsivo se lo si osserva da lontano, come state facendo. Vi viene voglia di addentrarvi? Leggi il resto dell’articolo

Faccio il “Reblog” del bellissimo post dell’amico Paolo pubblicato sul blog “libera…mente”. Andiamo a scoprire miti e leggende della Val di Mello, nelle Alpi Retiche.

libera...mente

val di MelloTempo fa, dopo aver letto un post di Beppe, ““Sulle tracce del mito, e  a proposito di miti e leggende di montagna ho ricordato un articolo sulla Val di Mello, pubblicato nel mese di luglio del 1986 dalla rivista Airone, che non è il giornaletto che si trova oggi nelle edicole. Era ben fatto, curato e ricercato negli articoli proposti. La pubblicità era poca e senza schiaffi. La carta talmente buona che dopo 24 anni si conserva così come la ricordavo. Solo l’odore è cambiato, sa di casa mia.
Fatto questo doveroso preambolo, non resta che descrivere la Val di Mello. Ahimè non ho foto, di quello sperduto corridoio verde tra due giganti di granito. Non è una mia meta usuale e quando ci andai (Pasqua del 1987) possedevo solo una macchina fotografica da 1,5 kg (Zenit 100), mi bastavano gli occhi e le immagini che lasciano i…

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Superpredatori

“[…] Si narra che nell’anfratto aperto fra le rotondità nella parete nord del monolite, là dove a primavera lo stambecco viene a brucare i teneri germogli dei larici, vive un servadjiou, rimasto, solo, accanto al suo dio di roccia. Egli ogni giorno canta la preghiera fatta di segni e invoca il sole, l’acqua, l’erba e la preda. […]”

Ariela Robetto

Marco Albino Ferrari recentemente ha scritto, durante il racconto a puntate “La via del Lupo” (pubblicato su di un quotidiano) che si “vedono” tanti lupi in giro (soprattutto immaginari) ma pochissimi hanno avuto la fortuna di vederli veramente:  infatti gli esemplari che gironzolano nelle montagne piemontesi sono davvero relativamente pochi (circa una settantina).

Riflettendo su quanto ha fatto parlare la caccia negli ultimi tempi, soprattutto in Piemonte, e leggendo i commenti ai post che ho scritto su questo tema,  mi è proprio tornata in mente quella riflessione di Albino Ferrari perché anche gli esemplari di cacciatori sono relativamente pochi rispetto alla popolazione italiana. Se poi rimaniamo in Piemonte, dove è stato mandato all’aria un Referendum sulla caccia che si attendeva da ben 25 anni, i cacciatori sono solo 34 mila circa su di una popolazione residente di quasi 4 milioni e mezzo di persone. Quindi rappresentano meno dell’1% dei piemontesi eppure si parla tanto di loro. Leggi il resto dell’articolo

Dalla parte del lupo cattivo

Riporto molto volentieri la mail dell’amico Marco Blatto, che ho ricevuto oggi, in merito al problema del ritorno del lupo sulle Alpi occidentali, in particolare sulle Valli di Lanzo. Al termine riporterò la mia personale opinione in merito.

Cari amici,
è in atto, credo non solo nelle Valli di Lanzo, una diffusione d’informazioni errate circa la presenza del lupo, che, di conseguenza, viene recepito dalla popolazione locale e da malaccorti amministratori come una minaccia reale per l’uomo e per le attività agropastorali. E’ preoccupante leggere sulla stampa locale taluni commenti, che rischiano di sfociare nella legittimazione del bracconaggio, attività frutto di un retaggio culturale da medioevo mai sopito. Si vede, insomma, non già nella prevenzione, ma nell’abbattimento la soluzione unica. Fatto ancor più grave, è l’apatia degli amministratori, che in realtà non stupisce dal momento che si è arrivati a vendere pezzi di montagna a privati o a deturpare oasi naturalistiche di massimo interesse per opere inutili. E’ questo il frutto di una radicata non conoscenza delle risorse paesistiche della montagna.
In controtendenza, ho inteso utilizzare il mio spazio “Storie di montagna” sul settimanale “Risveglio” per spezzare una lancia a favore del “lupo cattivo”; Ma invito tutti voi a vigilare nelle rispettive realtà vallive, per cogliere gli eventuali segnali di “campagne di disinformazione” che potrebbero rinforzare una cultura allarmistica anziché di tutela, e a creare il più possibile “controcultura”.
Il mio breve contributo (che come già accaduto in passato sarà seguito da minacce anonime e no), per chi non legge il “Risveglio del Canavese e delle Valli di Lanzo” è sul mio blog (quello locale):
http://marcoblatto.blogspot.it/

Un caro saluto a tutti
Marco Blatto – Mountain Wilderness

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La Pereuva

Alpe Parona 1696 m

Grazie all’ultimo numero del notiziario Barmes News (n. 38) scopro l’origine di un toponimo presente sulle carte escursionistiche della Val d’Ala che sicuramente molti frequentatori della zona avranno avuto occasione di accorgersene, durante la loro consultazione, per programmare un’uscita all’ombra dell’Uja di Mondrone.

Il toponimo in questione è “Parona” e lo si incontra percorrendo la GTA (la Gran Traversata delle Alpi) nel tratto che dalla borgata Molera (1458 m – fraz. di Ala di Stura) porta fino al Colle di Trione (2498 m), passando per il suggestivo Lago Vasuero (2237 m). Dal Colle poi si può proseguire per scendere fino in Val Grande di Lanzo verso Migliere (1054 m – frazione di Groscavallo), sempre lungo la GTA.

Con questo esempio di toponimo criptico (vero e proprio fossile come sovente capita di incontrarne nelle Alpi), Ariela Robetto, autrice di libri ed articoli molto interessanti e ricchi di spunti culturali sulle Valli di Lanzo, ci parla di una pietra particolare che ci attende proprio sulla GTA. E’ così che possiamo capire, grazie alla sua straordinaria capacità narrativa, che anche stando fermi ad osservare, possiamo fare un escursionismo davvero estremo, lungo il tempo e lo spazio.

Spero che il racconto di Ariela Robetto vi faccia sorgere una sana curiosità escursionistica verso quel luogo adagiato misteriosamente sul versante solatio della Val d’Ala (senza perdervi poi l’Alpe Pian Prà, distante pochi minuti di marcia da Parona, dove il panorama è davvero stupendo).

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Sulle tracce del mito

Forse qualcuno di voi si ricorderà dei post che ho scritto sulla leggenda dell’Uomo Selvatico riportando il pensiero di Annibale Salsa e di Massimo Centini. E forse qualcuno di voi sa quante volte in questo spazio virtuale abbiamo parlato della Val Grande di Lanzo (Torino) e di Vonzo (frazione di Chialamberto).

Massimo Centini, nel libro L’Uomo Selvaggio, Antropologia di un mito della montagna (Priuli & Verlucca), di cui ho parlato per la prima volta qui, riporta alcune fonti sull’Uomo Selvaggio raccolte sul campo nel corso di un’indagine condotta proprio nella Val Grande di Lanzo oltre a quella fatta in Val Grana (Cuneo).

Prima di riportare le interviste fatte ad alcuni abitanti della zona di Vonzo, vorrei fare una piccola introduzione su questo tema, così complesso e delicato, parlandovi di un altro libro di  Massimo Centini molto interessante, uscito solo qualche giorno fa, che si intitola Creature fantastiche, viaggio nella mitologia popolare in Piemonte, Ligura e Valle d’Aosta  (Priuli & Verlucca) nella cui premessa viene subito fatta chiarezza sulla serietà di questi argomenti che attengono al mito e alle leggende popolari: Leggi il resto dell’articolo

Orsi, lupi e…pastori

Alcuni articoli interessanti trovati in rete che riguardano l’aspetto selvatico delle nostre montagne:

L’orso è tornato in Valle Strona

Avvistato e fotografato da tre turisti mantovani a Campello Monti, di Valstrona che si raggiunge da Omegna.

L’articolo pubblicato da “La Stampa” è qui: http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/4678/.

Attenti al Lupo

Il numero di aprile di Dislivelli (http://www.dislivelli.eu) è dedicato a un argomento che negli ultimi mesi, soprattutto in Piemonte, è balzato agli onori della cronaca, spesso anche in maniera inopportuna. Si tratta del lupo. Quell’animale ancestrale che, come scrive di seguito Enrico Camanni, sta catalizzando estremismi e divisioni all’ultimo sangue. Quel lupo che ormai è diventato come il Tav: o stai di qua o stai di là, ugualmente sdegnato, senza mezze misure. Il predatore che invece meriterebbe di essere “trattato meglio”, di essere analizzato, studiato e valutato per quello che è: un animale selvatico con i suoi diritti e un potenziale problema per allevatori e abitanti della montagna. Abbiamo cercato di coinvolgere i principali specialisti in materia. Per offrire a tutti voi una riflessione il più possibile articolata sul tema.

Qui l’articolo in pdf .

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La montagna si sta inselvatichendo ? E’ un bene o un male ? Di sicuro per tutti noi che viviamo in città, negli ambienti artificiosi e sintetici della vita urbanocentrica, sicuramente un po’ di “selvatichezza” ci può aiutare a riprendere contatto con una parte di noi che è fondamentale per sapersi approcciare alla natura, per capirne l’importanza e per sentire quanto può far bene tentare di rintracciare il selvatico che è in noi  (vi ricordate il post “Il selvatico fuori e dentro di noi” ?). Leggi il resto dell’articolo

Il selvatico fuori e dentro di noi

«Che cosa posso imparare da un salmone?», chiedeva un esploratore bianco ad un indiano Kwakiul. In quella domanda c’era tutta l’arroganza che scaturisce da una presunzione irrecuperabile nei confronti di una conoscenza antica, atavicamente adagiata in ognuno di noi. Il bozzolo dell’educazione, della cultura metropolitana, del pratico «tutto subito» hanno distrutto la nostra capacità di sentire la terra e il suo canto, il silenzio delle pietre, il disperato urlo della valanga, il tenue sibilo delle piante.

Nell’ermetica chiusura della nostra cultura, che ci offre luoghi deputati per ogni cosa, che ci ha imposto lo stupore della neve, il fastidio del vento, l’esaltazione per un volo migratorio d’anatre, noi sentiamo impellente la necessità di ritrovare il sentimento della terra. Abbiamo bisogno di riscoprire l’«originalità interiore», con i suoi segni elementari, con la sua matrice selvatica. La vita sintetica, spesso programmata, sembra non offrire vie di fuga, e anche i probabili itinerari più spontanei e umani, pare siano lontani, ricchi d’avversità, difficili da trovare. Ma è in quel «trovare» la chiave del nostro vivere: è necessario ritornare sui nostri passi e cercare il selvaggio che, alla fine, ci salverà la vita.  Leggi il resto dell’articolo

La voce del bosco

Il post sulla leggenda dell’Uomo Selvatico, che ho scritto all’inizio di febbraio, grazie all’ispirazione ricevuta dal giornalista Carlo Grande, con il suo articolo sul Carnevale, mi ha indotto a percorrere un sentiero. Non di montagna, ma culturale.

In quel post Annibale Salsa cita un libro di riferimento sulle leggende che ruotano intorno a questo mito della montagna. E’ scritto da Massimo Centini ed è davvero un bel libro. Si intitola “L’Uomo Selvaggio. Antropologia di un mito della montagna” (Priuli & Verlucca 2000) e l’ho scovato per caso, osservando la vetrina dell’edicola-libreria di Roberto Bergamino che si trova dalle parti di Germagnano (belli i suoi libri sull’escursionismo nelle Valli di Lanzo: è stato uno dei primi personaggi che mi ha permesso di fare davvero un’esplorazione di quell’area alpina proprio grazie alle sue pubblicazioni).

Sarà anche solo un mito, ma personaggi che rievocano tale leggenda ne esistono sulle montagne, sebbene purtroppo siano davvero pochi. Ci ho pensato parecchio negli ultimi giorni, mentre leggevo il libro, e mi è tornato in mente un signore della Val d’Ala. E’ un omino piccolo, con tanto di barba lunga e folta. Un personaggio particolare e affascinante che ti incanta quando ti racconta del tempo che trascorre nei boschi, in mezzo agli alberi. Si sente bene quando va a caccia di legna. Intere giornate a contatto stretto con la natura, con le colonne del cielo. Leggi il resto dell’articolo

Il ritorno del lupo nel Gran Paradiso

Cosa combina il lupo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso? E come mai ultimamente si ritorna a parlare tanto di questo superpredatore?

Come vi avevo già accennato, blacksheep77  nel post “Una lettera che sta già facendo discutere” ci parla del lupo tirando in ballo Dacia Maraini, Annibale Salsa e gli stessi articoli da lei scritti per un quotidiano.

GP, sul suo blog Ventefioca, ci parla invece di un libro, “Dalla parte del lupo“, di Luigi Boitani.

Da una parte gli ambientalisti, che vogliono proteggerlo in modo assoluto, dall’altra i montanari, come per esempio i pastori che vivono di montagna, con le loro ragioni economiche, più che legittime e comprensibili. Sembra profilarsi, anche in questo ambito, lo “scontro” tra ecologia ed economia come avviene “in grande” anche quando si parla di problemi che coinvolgono l’intero nostro Pianeta.

Nel video che potete vedere qui sotto il veterinario dott. Bruno Bassano e il Direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso Michele Ottino ci spiegano cosa è successo all’ambiente del Parco a seguito del ritorno di questo predatore.

La leggenda dell’Uomo Selvatico

Il giornalista Carlo Grande (http://www.lastampa.it/grande) ci parla del Carnevale e delle figure mitologiche come quella dell’Uomo Selvatico presente in tutto l’arco alpino.

La prima volta che ebbi l’occasione di sentire parlare di queste leggende, fu durante un ciclo di incontri serali organizzato dal CAI di Torino alla fine degli anni ’90. Tra i vari partecipanti ci fu anche l’allora vicepresidente del CAI, Annibale Salsa. Rimasi molto impressionato dalla sua competenza e bravura nello spiegare dell’importanza di certe figure nella cultura alpina.

Ecco l’articolo interessantissimo comparso nella rubrica “Mertedì tempi degli animali” del quotidiano “La Stampa” nell’edizione del  7 febbraio.

Qui sotto invece riporto un articolo scritto proprio da Annibale Salsa sulla figura dell’Uomo Selvatico. Leggi il resto dell’articolo