Non c’è pace per il patrimonio escursionistico delle Valli di Lanzo

Gli amministratori del blog “I camosci bianchi”, d’intesa con l’autore Sig. Ivo Reano, hanno deciso di sospendere questo post.

Appena ci saranno aggiornamenti in merito, provvederemo a pubblicarli tempestivamente.

Ci scusiamo con tutti i lettori per il disguido.

Cordialmente,

I camosci bianchi

Lago del Servin o delle Tre Pietre

Risalendo il Vallone del Servin

“[…] Partiamo presto e nella fresca mattinata primaverile ci innalziamo lungo il ripido sentiero che risale il Vallone di Servin, ammirando sempre il sublime spettacolo del levar del sole che indora le alte superbe vette; la Lera vista da qui in quest’ora è veramente magnifica: una guglia di fuoco puntata contro il cielo. Breve fermata al Piano di Servin per prendere fiato, poi per l’ultima ripida scarpata raggiungiamo il Piano 3 Pietre, e qui ci riposiamo. […] “

Fra cielo e abisso – Carlo Virando alpinista, da Viù al Club Alpino Accademico Italiano di Marino Periotto (edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo)

Oltre che dal volo maestoso dei gipeti, il cielo del versante sud del Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù, è dominato dalla Punta della Forcola (2248 m), contrafforte della Torre d’Ovarda (3069 m) i cui versanti precipitano delimitando due valloni: quello di Venaus, verso est, e quello del Servin ad ovest. Su quello di Venaus passa la conosciutissima autostrada escursionistica del Nord-ovest, ovvero la Grande Traversata delle Alpi coincidente con il Sentiero Italia (oltre 7000 chilometri lungo tutto lo Stivale), mentre quello del Servin è solcato da un sentiero (il n. 124 nel catasto dei sentieri della Regione Piemonte) che nel 2016 è stato rianimato dai volontari del Cai di Lanzo, dopo molti anni di abbandono e incuria. Da ovest verso est, le vette principali che fanno da corona al nostro Vallone sono: la Punta Corna (2960 m), il Monte Servin (3109 m), la cima Ortetti (2974 m) e la Torre d’Ovarda, con queste ultime tre che giacciono sullo spartiacque Val di Viù-Val d’Ala. A 2463 metri, proprio al centro del vallone, si adagia un piccolo ma incantevole specchio d’acqua: il Lago del Servin. Per scoprire perché chiamato anche “delle Tre Pietre” avete solo una cosa da fare: mettervi in cammino e lasciarvi sorprendere da un altro angolo stupefacente delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

Incanto tra le Alpi

Avrei voluto scrivere mille parole su di un’escursione memorabile prima di scoprire che Marco aveva fatto questa foto. Che vale proprio quelle mille parole. Cliccateci sopra e osservartela attentamente, prima di proseguire nella lettura. Leggi il resto dell’articolo

Non dateci del “Voi”

È tempo di contagi, di restrizioni, di sofferenza, di lontananza. Lontananza dalle persone e dai luoghi cari. Ad ognuno sta mancando qualcosa di davvero importante, ma chi ha espresso la propria nostalgia ed il proprio Amore verso la montagna, come me, è stato spesso catalogato con un inappropriato “Voi”. Come se fossimo una categoria di incoscienti capricciosi nel voler desiderare la consueta corsa o camminata tra i nostri monti.
Voglio raccontarti cosa racchiude questo “Voi” del mio mondo vitale (che è anche tuo), chiamato montagna.

La montagna ha un suono tutto suo che regala uniche emozioni per le quali a volte ho ferito affetti, ho lasciato andare via sentimenti per poterla camminare, correre e camminare ancora. Non sono di un popolo a parte; “noi” siamo persone che trovano nella loro solitaria solitudine la loro energia. Perché è così che fa la montagna, ti nutre di energia. Nel cammino ho imparato a vedere, ascoltare il tempo e come tutto può cambiare anche in una giornata di sole. Nella nebbia, quella fitta, che ti obbliga a fermarti in mezzo ad un sentiero e non in una piazzola di sosta dentro un veicolo, ho imparato a prendere decisioni vere ed importanti e non quelle dettate da un falso indottrinamento mentale. E poi la pioggia che mescola l’odore naturale della mia pelle al profumo della terra bagnata. Ed ancora la forza che emanano le gambe quando sento la voce del ghiaccio sotto i ramponi; la vitalità della neve, la commovente maestosità dell’alba dopo aver camminato per tutta la notte. Leggi il resto dell’articolo

Luoghi

Siamo andati a cercare la Via Lattea passando da Vrù.

Ci siamo andati come facevano i vecchi montanari, a piedi, lasciandoci sospingere da tramonti infiniti e da oscurità senza tempo.

Ci siamo andati a Natale, quando la luce del giorno muore dietro le creste e il buio divora tutto.

Vrù è un minuscolo villaggio alpino, autentico come gli orizzonti delle Valli di Lanzo. Lo scovi sospeso e sonnecchiante su di un giaciglio glaciale, custode di tempi remoti quando i montanari seppero, con la loro povertà, lasciarci la Bellezza. E un domani possibile. Leggi il resto dell’articolo

Rendez-vous al Rifugio Gastaldi

Sono le sei di mattina quando al Pian della Mussa prendiamo il sentiero per il Rifugio Gastaldi. Le previsioni meteo per questo week-end di fine luglio non lasciano molto spazio alla fantasia. Sabato sono previsti temporali dalle ore centrali, con possibili fenomeni intensi con locali nubifragi, grandinate e violente raffiche di vento. Domenica manco a parlarne.

Sfogliamo diversi bollettini meteo, compresi quelli che forniscono previsioni ora per ora. Intorno alle 12 di sabato 27 luglio dovrebbe cominciare a piovere. Tutti convergono su questo punto. Bene. Noi non abbiamo alcuna intenzione di stare a casa ad aspettare la pioggia e allora pensiamo che una colazione al Gastaldi sia una cosa fattibile. Ma a che ora partire con l’escursione? Due ore per salire con calma. Altre due per scendere. Sei più quattro dieci. Almeno un’ora per godersi il Rifugio e per fare una chiacchierata con Roberto. E siamo alle 11. E poi se prenderemo qualche goccia, pazienza. Saremo comunque in discesa, cammineremo su di un buon sentiero protetti dalle giacche a vento. Attenzione al massimo, certo. Ma con tutta la solitudine e il silenzio prodotto dal ticchettio delle gocce sugli indumenti… Una stupenda sensazione di intimità che solo la montagna ti può donare, soprattutto quando il tempo non è “bello”. Leggi il resto dell’articolo

Il Colle della Valletta

Il Colle della Valletta (2500 m)

A me è capitato di utilizzare questo luogo così ameno come meta a sé stante: risalito il Vallone Vercellina, ho deviato a destra per il Gias Massi (m 2315), da cui un sentiero abbastanza evidente mi ha condotto al Colle della Valletta. Di qui sono sceso al Gias dou Soleil (m 2203) e di lì a Pian d’le Riane, chiudendo poi l’anello. Un giro che vale davvero la pena.

(Gian Marco Mondino, post I laghi di Unghiasse)

Abbiamo abbandonato la GTA-Sentiero Italia del Vallone di Vercellina deviando a destra per il Gias Massi, mentre in alto su di un dosso una famiglia di stambecchi ci ammiccava invitandoci ad inseguire l’ignoto. Niente sentieri indicati sulle carte escursionistiche. Nessuna informazione recente. Solo la fiducia verso un escursionista d’eccezione come lo è Gian Marco Mondino. Leggi il resto dell’articolo

I laghi di Unghiasse

Il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m) dall’alto

Testo e foto di Gian Marco Mondino

Grande escursionismo in Val Grande di Lanzo

I laghi di Unghiasse costituiscono una delle mete più suggestive delle Valli di Lanzo, un esempio di wilderness ancora intatto, che rimane impresso nella memoria di chi ha la fortuna di visitarli. Il Gran Lago, il più esteso delle tre valli, si impone per le acque scure e profonde e per l’ambiente severo che lo circonda. Poco più a monte il bacino della Fertà, con il suo colore azzurrissimo e le rive verdeggianti, offre invece uno scenario bucolico, da cui, ricordo, mi separavo con rammarico al momento del ritorno. E non dimentichiamo gli specchi d’acqua minori, tra cui quello del Crotass, incassato in un profondo avvallamento, quasi fuori dal mondo. Per l’escursionista medio (e tale io mi consideravo) queste distese lacustri costituiscono già una meta impegnativa, sia per la distanza sia per il dislivello, ma la fatica è sempre ben compensata dallo spettacolo offerto dai luoghi. Per me e mia moglie la gita ad Unghiasse era un classico della stagione ed offriva ogni volta emozioni intense, consuete e nuove ad un tempo, di quelle che si conservano nel profondo dell’animo. Leggi il resto dell’articolo

Il Colle Croset

Il Colle Croset (2405 m) sullo spartiacque Val d’Ala – Val Grande (Valli di Lanzo)

Seduti a cavallo del Colle Croset, mentre ci nutriamo con qualche pezzo di pane, siamo stretti come in una morsa: alla nostra sinistra, da est, le nebbie risalgono lentamente dal fondovalle, da dove siamo partiti qualche ora prima, accarezzando delicatamente le praterie, le rocce, le pareti e anche i nostri corpi, sfiniti ma protetti dalla giacca a vento. Alla nostra destra invece una scena bucolica allieta il nostro pranzo frugale: una mandria di vacche pascola beatamente e incurante di tutto, su di un altipiano sorretto da una grossa e tetra parete verticale che sprofonda nel Vallone Croset. Il Sole penetra tra le nubi e illumina vigorosamente il pianoro ove un minuscolo laghetto offre da bere alle manze solitarie. Intorno a noi solo silenzio. Siamo sospesi nel nulla. La civiltà chiassosa e fracassona ferragostana è sparita in un abisso, molte centinaia di metri sotto di noi.

Alle nostre spalle, in lontananza sul contrafforte della Punta Croset, una piccola ombra giace impassibile su di un pulpito di roccia, al di sopra delle nubi incombenti. E’ come un fantasma appeso tra le immense giogaie della Val d’Ala. Lo zoom della fotocamera cattura un giovane stambecco che osserva il fondovalle, anche lui incurante di tutto. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone Croset

Quella che m’appresto a raccontarvi non è una storia a lieto fine. Quella che cercherò di narrarvi è l’esperienza di una perdita. E di una sconfitta.

Nelle Valli di Lanzo, a 2405 metri di altitudine, il Colle Croset unisce la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) alla Val Grande. Situato tra il Monte Doubia (2463 m), a est, e la Punta del Rous (2556 m), a ovest, è un valico cacciato in un angolino dal più frequentato Colle di Trione (2498 m), ad occidente, ove passa la famosa – soprattutto per i nordeuropei – Grande Traversata delle Alpi, la Via Alpina e, ora, il ritrovato Sentiero Italia. Tre percorsi di lunga percorrenza che si sovrappongono ma non ne basterebbero altri dieci per convincere gli italiani a mettersi in cammino per comprendere il senso dell’escursionismo.

Nella primavera del 2016 è stata una sottile linea rossa a farci venire l’appetito per questa lunga e profonda incisione, per nulla chiacchierata e molto misteriosa. Letteralmente schiacciato da due aree escursionistiche molto più rinomate, il Vallone di Trione (sentiero n. 305) e quello di Missirola (sentiero n. 304), il Vallone Croset (percorso dal sentiero Cai-Regione Piemonte n. 306) è stato dotato di bolli bianco-rossi da qualche anno a questa parte. E forse anche ripulito dalle piante infestanti. Leggi il resto dell’articolo

Grandi scoperte a piccoli passi

20 itinerari in Piemonte e Val d’Aosta dedicati ai bambini
MonteRosa edizioni

Esistono itinerari in montagna per bambini? La risposta è semplice: no. Come ben sanno gli accompagnatori, se ci si riferisce a un’età compresa fra sei e dodici anni tutte le camminate su sentiero con difficoltà E (escursionisti) sono adatte ai bambini di tale età, pur con specifiche distinzioni basate sul dislivello, lunghezza e presenza di tratti esposti.

Il problema non sono la fatica e le eventuali difficoltà ma la noia. Trascinati in esperienze delle quali non avvertono la necessità, i pargoli oppongono spesso decisi rifiuti. A volte neppure la presenza di coetanei costituisce un incentivo sufficiente. Ma, una volta partiti, una storiella può salvare la giornata.

È da questo semplice e collaudato assunto che è nata l’idea di “Grandi scoperte a piccoli passi”. Una guida “contro-corrente”.

Nel tempo della virtualità, dove i racconti non vanno al di là dei canonici 140 caratteri, ipotizzare storie scritte pare quasi una sfida. La sfida della conoscenza, in questo caso la conoscenza non filtrata del meraviglioso mondo della montagna. Leggi il resto dell’articolo

Una storia infinita

La storia infinita delle famigerate piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo (ma non solo), chi è affezionato a questo blog la conosce molto bene. Per chi invece è all’oscuro di tutto, allora suggerisco di dare un’occhiata proprio al tag “piste agro-silvo-pastorali“. Sono circa una trentina i post che negli ultimi anni hanno parlato di questa peste, come già nel 1994 recitava il titolo di una pubblicazione di Pro Natura Torino.

Abbiamo sempre fortemente dubitato sulla vera utilità di queste infrastrutture realizzate grazie ai soldi dei contribuenti europei (via PSR). La scusa una volta era la filiera del legno, l’altra lo sviluppo delle attività pastorali. Nella realtà queste “opere” (eufemismo) hanno annientato sentieri storici, un patrimonio culturale sedimentato nei secoli e portato fino a noi grazie alla straordinaria inventiva e laboriosità delle antiche genti alpine. Oggi questo patrimonio continua ad essere a rischio distruzione. E’ soprattutto un bene comune e, come tale, soggetto agli attacchi degli interessi particolaristici. Ci sono dei contributi europei (in buona misura a fondo perduto) e allora perché non prenderli? E chi se ne importa se poi si deve fare qualche danno ad un bene di tutti. Oggi è così, e vale sia per un umile sentiero (vero e straordinario propulsore di turismo escursionistico sostenibile e intelligente) e sia per l’aria che respiriamo. Non importa se si fanno danni pubblici (danni che tutti subiscono). Ciò che conta è che ci sia un guadagno privato, il solo che permette di fare parte della cerchia (tutt’altro che ristretta) dei furbi, ovvero di quelli che oggi sono i “vincenti”, coloro che ce l’hanno fatta proprio perché hanno gabbato la maggioranza per un tornaconto personale. Leggi il resto dell’articolo

Come muore un prato (e non solo…)

Scorcio del prato lungo la strada per il Santuario

Testo e foto di Gian Marco Mondino

A Forno Alpi Graie (Val Grande, Valli di Lanzo), quand’ero ragazzo e c’era ancora chi falciava il fieno, i prati migliori erano quelli lungo la stradina che conduceva al Santuario di Nostra Signora di Loreto. Passato il vecchio ponte di legno, ci si trovava in mezzo al verde punteggiato di fiori d’ogni colore. L’erba era alta e rigogliosa ed ospitava, tra gli altri, persino il nero raperonzolo di Haller, oggi diventato rarissimo in pochi angoli marginali. Ad un certo punto il tratturo piegava a destra, per accostarsi alle accidentate pendici boscose della montagna, all’altezza di un’edicola votiva. Questo per non togliere spazio alla preziosa risorsa dei prati, i quali erano interrotti unicamente dai muretti della “strà d’le crave” (strada delle capre), che li attraversava. Il tracciato a ciottoli, in margine alle rocce, con tanto di muri di sostegno, continuava ad offrire, verso sinistra, la vista della distesa prativa in tutta la sua estensione e bellezza. Oggi, dopo la costruzione della carrozzabile, rimane un brevissimo tratto di questo sentiero, ignorato da tutti. Troppa fatica ripulirlo e segnalarlo? Superato un piloncino sulla roccia in margine al torrente, si transitava sul ponticello e si affrontava la salita finale al Santuario, su stradina o sull’erta, rozza scalinata storica. Rammento che, andando a Messa al Santuario, se ero in ritardo, tagliavo su per quei gradini sconnessi, dove mi capitava spesso di notare dei pellegrini che effettuavano la salita in ginocchio, recitando un’Ave Maria per scalino. Leggi il resto dell’articolo

Alla fine del mondo

Sebbene le frequenti da molti anni, le Valli di Lanzo continuano a stupirmi.

C’è un sentiero che ritengo uno dei più entusiasmanti e magnifici di queste Valli e vi attende alla fine del mondo.

La fine del mondo è Forno Alpi Graie, un piccolo borgo alpino che emerge quando l’asfalto finisce. La fine è in alta Val Grande di Lanzo. Qui, appena spenti i motori, termina tutto quello che trabocca in città: caos, fracasso, traffico, inquinamento, odori insopportabili e l’immondizia spalmata sulle vie della quotidianità, col suo carico di idiozia. Alla fine del mondo, ti aspettano sentieri, montagne e pareti. E natura selvaggia.

Mettetici la giornata perfetta: sole, azzurro cosmico e la giusta leggera brezza senza nemmeno una bava di vapore acqueo a infrangere la bellezza cristallina e sconvolgente delle Alpi Graie meridionali.

Uno dei sentieri che parte dalla fine del mondo vi conduce a delle tensioni. Bisogna solo avere il corretto approccio, ovvero silenziare il cervello e metterlo in modalità “ascolto”.

Qui, al termine di tutto, capirete perché il parlare è la grande malattia di questo secolo, come qualcuno ha scritto. Leggi il resto dell’articolo

Cultura della cura

Volontari Cai per la manutenzione e cura dei sentieri

Sulle montagne italiane il Club alpino italiano ogni anno lavora in un cantiere perennemente aperto.
La tempesta “Vaia” di fine ottobre scorso, in un battito di ciglia, ha danneggiato, con lo schianto di numerosissimi alberi, diversi sentieri, alcuni di essi recentemente riaperti e che da molti anni risultavano impraticabili, quasi scomparsi.

Quello che nella nostra epoca sembra straordinario, un tempo era la normalità quotidiana, ovvero prendersi cura del territorio, che in montagna era solcato da una fittissima rete di sentieri che, come un sistema arterioso, permetteva di collegare con efficienza e funzionalità gli spazi vitali delle antiche genti alpine.

Oggi per questa assoluta mancanza di cultura della cura ci permettiamo di perdere vite umane per crolli di ponti e di altre infrastrutture vitali, oppure facciamo sbriciolare siti archeologici e monumenti antichissimi. Per non parlare delle distruzioni provocate dalle alluvioni, dai dissesti idrogeologici, dalle frane… Tutte cose che di per sé non uccidono. E’ l’essere umano che, incurante di se stesso, non è più in grado di fare manutenzione e di prendersi cura del mondo. Leggi il resto dell’articolo