Il Colle della Valletta

Il Colle della Valletta (2500 m)

A me è capitato di utilizzare questo luogo così ameno come meta a sé stante: risalito il Vallone Vercellina, ho deviato a destra per il Gias Massi (m 2315), da cui un sentiero abbastanza evidente mi ha condotto al Colle della Valletta. Di qui sono sceso al Gias dou Soleil (m 2203) e di lì a Pian d’le Riane, chiudendo poi l’anello. Un giro che vale davvero la pena.

(Gian Marco Mondino, post I laghi di Unghiasse)

Abbiamo abbandonato la GTA-Sentiero Italia del Vallone di Vercellina deviando a destra per il Gias Massi, mentre in alto su di un dosso una famiglia di stambecchi ci ammiccava invitandoci ad inseguire l’ignoto. Niente sentieri indicati sulle carte escursionistiche. Nessuna informazione recente. Solo la fiducia verso un escursionista d’eccezione come lo è Gian Marco Mondino. Leggi il resto dell’articolo

I laghi di Unghiasse

Il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m) dall’alto

Testo e foto di Gian Marco Mondino

Grande escursionismo in Val Grande di Lanzo

I laghi di Unghiasse costituiscono una delle mete più suggestive delle Valli di Lanzo, un esempio di wilderness ancora intatto, che rimane impresso nella memoria di chi ha la fortuna di visitarli. Il Gran Lago, il più esteso delle tre valli, si impone per le acque scure e profonde e per l’ambiente severo che lo circonda. Poco più a monte il bacino della Fertà, con il suo colore azzurrissimo e le rive verdeggianti, offre invece uno scenario bucolico, da cui, ricordo, mi separavo con rammarico al momento del ritorno. E non dimentichiamo gli specchi d’acqua minori, tra cui quello del Crotass, incassato in un profondo avvallamento, quasi fuori dal mondo. Per l’escursionista medio (e tale io mi consideravo) queste distese lacustri costituiscono già una meta impegnativa, sia per la distanza sia per il dislivello, ma la fatica è sempre ben compensata dallo spettacolo offerto dai luoghi. Per me e mia moglie la gita ad Unghiasse era un classico della stagione ed offriva ogni volta emozioni intense, consuete e nuove ad un tempo, di quelle che si conservano nel profondo dell’animo. Leggi il resto dell’articolo

Il Colle Croset

Il Colle Croset (2405 m) sullo spartiacque Val d’Ala – Val Grande (Valli di Lanzo)

Seduti a cavallo del Colle Croset, mentre ci nutriamo con qualche pezzo di pane, siamo stretti come in una morsa: alla nostra sinistra, da est, le nebbie risalgono lentamente dal fondovalle, da dove siamo partiti qualche ora prima, accarezzando delicatamente le praterie, le rocce, le pareti e anche i nostri corpi, sfiniti ma protetti dalla giacca a vento. Alla nostra destra invece una scena bucolica allieta il nostro pranzo frugale: una mandria di vacche pascola beatamente e incurante di tutto, su di un altipiano sorretto da una grossa e tetra parete verticale che sprofonda nel Vallone Croset. Il Sole penetra tra le nubi e illumina vigorosamente il pianoro ove un minuscolo laghetto offre da bere alle manze solitarie. Intorno a noi solo silenzio. Siamo sospesi nel nulla. La civiltà chiassosa e fracassona ferragostana è sparita in un abisso, molte centinaia di metri sotto di noi.

Alle nostre spalle, in lontananza sul contrafforte della Punta Croset, una piccola ombra giace impassibile su di un pulpito di roccia, al di sopra delle nubi incombenti. E’ come un fantasma appeso tra le immense giogaie della Val d’Ala. Lo zoom della fotocamera cattura un giovane stambecco che osserva il fondovalle, anche lui incurante di tutto. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone Croset

Quella che m’appresto a raccontarvi non è una storia a lieto fine. Quella che cercherò di narrarvi è l’esperienza di una perdita. E di una sconfitta.

Nelle Valli di Lanzo, a 2405 metri di altitudine, il Colle Croset unisce la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) alla Val Grande. Situato tra il Monte Doubia (2463 m), a est, e la Punta del Rous (2556 m), a ovest, è un valico cacciato in un angolino dal più frequentato Colle di Trione (2498 m), ad occidente, ove passa la famosa – soprattutto per i nordeuropei – Grande Traversata delle Alpi, la Via Alpina e, ora, il ritrovato Sentiero Italia. Tre percorsi di lunga percorrenza che si sovrappongono ma non ne basterebbero altri dieci per convincere gli italiani a mettersi in cammino per comprendere il senso dell’escursionismo.

Nella primavera del 2016 è stata una sottile linea rossa a farci venire l’appetito per questa lunga e profonda incisione, per nulla chiacchierata e molto misteriosa. Letteralmente schiacciato da due aree escursionistiche molto più rinomate, il Vallone di Trione (sentiero n. 305) e quello di Missirola (sentiero n. 304), il Vallone Croset (percorso dal sentiero Cai-Regione Piemonte n. 306) è stato dotato di bolli bianco-rossi da qualche anno a questa parte. E forse anche ripulito dalle piante infestanti. Leggi il resto dell’articolo

Grandi scoperte a piccoli passi

20 itinerari in Piemonte e Val d’Aosta dedicati ai bambini
MonteRosa edizioni

Esistono itinerari in montagna per bambini? La risposta è semplice: no. Come ben sanno gli accompagnatori, se ci si riferisce a un’età compresa fra sei e dodici anni tutte le camminate su sentiero con difficoltà E (escursionisti) sono adatte ai bambini di tale età, pur con specifiche distinzioni basate sul dislivello, lunghezza e presenza di tratti esposti.

Il problema non sono la fatica e le eventuali difficoltà ma la noia. Trascinati in esperienze delle quali non avvertono la necessità, i pargoli oppongono spesso decisi rifiuti. A volte neppure la presenza di coetanei costituisce un incentivo sufficiente. Ma, una volta partiti, una storiella può salvare la giornata.

È da questo semplice e collaudato assunto che è nata l’idea di “Grandi scoperte a piccoli passi”. Una guida “contro-corrente”.

Nel tempo della virtualità, dove i racconti non vanno al di là dei canonici 140 caratteri, ipotizzare storie scritte pare quasi una sfida. La sfida della conoscenza, in questo caso la conoscenza non filtrata del meraviglioso mondo della montagna. Leggi il resto dell’articolo

Una storia infinita

La storia infinita delle famigerate piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo (ma non solo), chi è affezionato a questo blog la conosce molto bene. Per chi invece è all’oscuro di tutto, allora suggerisco di dare un’occhiata proprio al tag “piste agro-silvo-pastorali“. Sono circa una trentina i post che negli ultimi anni hanno parlato di questa peste, come già nel 1994 recitava il titolo di una pubblicazione di Pro Natura Torino.

Abbiamo sempre fortemente dubitato sulla vera utilità di queste infrastrutture realizzate grazie ai soldi dei contribuenti europei (via PSR). La scusa una volta era la filiera del legno, l’altra lo sviluppo delle attività pastorali. Nella realtà queste “opere” (eufemismo) hanno annientato sentieri storici, un patrimonio culturale sedimentato nei secoli e portato fino a noi grazie alla straordinaria inventiva e laboriosità delle antiche genti alpine. Oggi questo patrimonio continua ad essere a rischio distruzione. E’ soprattutto un bene comune e, come tale, soggetto agli attacchi degli interessi particolaristici. Ci sono dei contributi europei (in buona misura a fondo perduto) e allora perché non prenderli? E chi se ne importa se poi si deve fare qualche danno ad un bene di tutti. Oggi è così, e vale sia per un umile sentiero (vero e straordinario propulsore di turismo escursionistico sostenibile e intelligente) e sia per l’aria che respiriamo. Non importa se si fanno danni pubblici (danni che tutti subiscono). Ciò che conta è che ci sia un guadagno privato, il solo che permette di fare parte della cerchia (tutt’altro che ristretta) dei furbi, ovvero di quelli che oggi sono i “vincenti”, coloro che ce l’hanno fatta proprio perché hanno gabbato la maggioranza per un tornaconto personale. Leggi il resto dell’articolo

Come muore un prato (e non solo…)

Scorcio del prato lungo la strada per il Santuario

Testo e foto di Gian Marco Mondino

A Forno Alpi Graie (Val Grande, Valli di Lanzo), quand’ero ragazzo e c’era ancora chi falciava il fieno, i prati migliori erano quelli lungo la stradina che conduceva al Santuario di Nostra Signora di Loreto. Passato il vecchio ponte di legno, ci si trovava in mezzo al verde punteggiato di fiori d’ogni colore. L’erba era alta e rigogliosa ed ospitava, tra gli altri, persino il nero raperonzolo di Haller, oggi diventato rarissimo in pochi angoli marginali. Ad un certo punto il tratturo piegava a destra, per accostarsi alle accidentate pendici boscose della montagna, all’altezza di un’edicola votiva. Questo per non togliere spazio alla preziosa risorsa dei prati, i quali erano interrotti unicamente dai muretti della “strà d’le crave” (strada delle capre), che li attraversava. Il tracciato a ciottoli, in margine alle rocce, con tanto di muri di sostegno, continuava ad offrire, verso sinistra, la vista della distesa prativa in tutta la sua estensione e bellezza. Oggi, dopo la costruzione della carrozzabile, rimane un brevissimo tratto di questo sentiero, ignorato da tutti. Troppa fatica ripulirlo e segnalarlo? Superato un piloncino sulla roccia in margine al torrente, si transitava sul ponticello e si affrontava la salita finale al Santuario, su stradina o sull’erta, rozza scalinata storica. Rammento che, andando a Messa al Santuario, se ero in ritardo, tagliavo su per quei gradini sconnessi, dove mi capitava spesso di notare dei pellegrini che effettuavano la salita in ginocchio, recitando un’Ave Maria per scalino. Leggi il resto dell’articolo

Alla fine del mondo

Sebbene le frequenti da molti anni, le Valli di Lanzo continuano a stupirmi.

C’è un sentiero che ritengo uno dei più entusiasmanti e magnifici di queste Valli e vi attende alla fine del mondo.

La fine del mondo è Forno Alpi Graie, un piccolo borgo alpino che emerge quando l’asfalto finisce. La fine è in alta Val Grande di Lanzo. Qui, appena spenti i motori, termina tutto quello che trabocca in città: caos, fracasso, traffico, inquinamento, odori insopportabili e l’immondizia spalmata sulle vie della quotidianità, col suo carico di idiozia. Alla fine del mondo, ti aspettano sentieri, montagne e pareti. E natura selvaggia.

Mettetici la giornata perfetta: sole, azzurro cosmico e la giusta leggera brezza senza nemmeno una bava di vapore acqueo a infrangere la bellezza cristallina e sconvolgente delle Alpi Graie meridionali.

Uno dei sentieri che parte dalla fine del mondo vi conduce a delle tensioni. Bisogna solo avere il corretto approccio, ovvero silenziare il cervello e metterlo in modalità “ascolto”.

Qui, al termine di tutto, capirete perché il parlare è la grande malattia di questo secolo, come qualcuno ha scritto. Leggi il resto dell’articolo

Cultura della cura

Volontari Cai per la manutenzione e cura dei sentieri

Sulle montagne italiane il Club alpino italiano ogni anno lavora in un cantiere perennemente aperto.
La tempesta “Vaia” di fine ottobre scorso, in un battito di ciglia, ha danneggiato, con lo schianto di numerosissimi alberi, diversi sentieri, alcuni di essi recentemente riaperti e che da molti anni risultavano impraticabili, quasi scomparsi.

Quello che nella nostra epoca sembra straordinario, un tempo era la normalità quotidiana, ovvero prendersi cura del territorio, che in montagna era solcato da una fittissima rete di sentieri che, come un sistema arterioso, permetteva di collegare con efficienza e funzionalità gli spazi vitali delle antiche genti alpine.

Oggi per questa assoluta mancanza di cultura della cura ci permettiamo di perdere vite umane per crolli di ponti e di altre infrastrutture vitali, oppure facciamo sbriciolare siti archeologici e monumenti antichissimi. Per non parlare delle distruzioni provocate dalle alluvioni, dai dissesti idrogeologici, dalle frane… Tutte cose che di per sé non uccidono. E’ l’essere umano che, incurante di se stesso, non è più in grado di fare manutenzione e di prendersi cura del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Da zero a cento. Lentamente

Chi frequenta assiduamente le Valli di Lanzo si sarà accorto che negli ultimi anni c’è vivacità ed interesse verso gli aspetti culturali ed ambientali. Non vi sembra che dove tutto questo è perseguito con grande impegno ci siano anche ottimi risultati ed entusiasmo? Ma qual è il fattore vincente? Avremmo, a tal proposito, da proporvi una sorta di “geografia culturale” delle Valli per tentare qualche riflessione e far sorgere qualche domanda.

Partiamo dalle basse Valli di Lanzo e andiamo in Val Malone con il suo straordinario risveglio e la sua attenzione verso il territorio alpino. Gli ottimi risultati sono stati ottenuti grazie al prodotto culturale centrale per le montagne piemontesi: i sentieri, la cui rianimazione e cura è portata avanti con straordinario impegno dall’Associazione Sentieri Alta Val Malone (nata ufficialmente il 5 novembre 2015) che annovera ben oltre 550 associati in soli tre anni di vita!

Per saperne di più: “Sui sentieri della Val Malone“.

Spostiamoci nella più meridionale delle Valli di Lanzo: la Val di Viù. Altra area alpina, questa, che negli ultimi anni ha avuto buoni risultati dal punto di vista turistico. Ma se volessimo rintracciarne la chiave di successo? Andiamo in alta Valle e raggiungiamo il Comune di Usseglio che, oltre alle numerose manifestazioni estive (una su tutte la Mostra regionale della Toma di Lanzo che a luglio richiama migliaia di visitatori), vanta un polo culturale di tutto rispetto grazie al Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti (ora anche su Twitter) e al progetto “Lungo la Stura di Viù“. Anche qui cultura. Leggi il resto dell’articolo

Il cielo sopra di noi

In discesa sul sentiero n. 332A a 1330 metri cira di quota

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.
(Detto dei nativi americani)

Il cielo è caduto sopra la Val Grande di Lanzo durante la tempesta dello scorso 29 ottobre, quella che ha abbattuto centinaia di migliaia di alberi in Trentino.

Il giro escursionistico ad anello Bonzo (975 m) – Alboni (1384 m) – Mea (1526 m) – Bonzo, lungo i sentieri 322 e 322A, non è più percorribile, in particolare sul 322A dove moltissimi alberi, soprattutto larici ed abeti, sono crollati devastando il tragitto.

Già il primo tratto del giro, l’itinerario 322 Bonzo – Alboni – Mea (un percorso bellissimo con le sue mulattiere di pietre immerse nei boschi del versante sud della Val Grande di Lanzo), è interrotto in quattro punti che obbligano l’escursionista a deviare affrontando disagevoli tratti fuori sentiero (le foto che seguono sono state scattate il 10 novembre). Leggi il resto dell’articolo

Montagne del diavolo

Le ripide pareti di roccia incombenti sul villaggio di Balme

“QUEST’OGGI TEMPO BELLO SONO A CERCARE SETTE PECORE PER QUESTE MONTAGNE DEL DIAVOLO”.
Una delle tante iscrizioni che si trovano incise sulle rocce della grande parete che sovrasta le case di Balme.

Su queste montagne del diavolo e sulla via per conoscerle, il Labirinto Verticale, si trova molto materiale in rete. Noi qui ne abbiamo parlato in un paio di occasioni grazie a due pilastri della cultura delle Valli di Lanzo, ovvero Giorgio Inaudi e Gianni Castagneri, entrambi innamorati del villaggio di Balme (1439 m), ultimo Comune della Val d’Ala che si incontra prima di raggiungere il Pian della Mussa (in auto) e i valichi ad oltre 3000 metri di quota (a piedi), che consentono di guadagnare l’Alta Moriana in Francia attraversando montagne severe e bellissime.
Nato una quindicina di anni fa da un’idea di Inaudi, questo percorso per escursionisti esperti (il Club Alpino Italiano lo classifica con la sigla “EE“) consente di aggrapparsi alla mastodontica ed impressionante parete che domina, verso nord, i balmesi e coloro che giungono fino a qui per godere degli ambienti di alta quota di un angolo selvaggio delle Alpi Graie meridionali. Se la strada asfaltata terminasse a Balme, per continuare a viaggiare (a piedi, magari dopo aver trovato una tappa di ospitalità in questo minuscolo borgo alpino) avresti ben tre scelte cardinali: verso sud inoltrandosi nel magnifico Vallone del Paschiet, lungo la Grande Traversata delle Alpi, con i suoi laghi e l’omonimo Passo, verso ovest per toccare il Piano e poi i valichi storici con le sue vette oppure verso il diavolo, ovvero in direzione nord, arrampicandosi sui Torrioni del Ru o, come dicono i balmesi, “al ròtches at Bàrmes”, le rocce di Balme che sanno raccontarti qual è la loro anima. Non del diavolo bensì molto verticale e severa, un ambiente di alta montagna adatto a chi dispone di piede fermo ed apprezza gli ambienti aerei, esposti e verticali su terreni prevalentemente rocciosi. Leggi il resto dell’articolo

Magie in alta Val d’Ala

Un’escursione strabiliante, magnetica che dona sensazioni uniche, soprattutto in questo periodo dove estate, primavera ed inverno danzano inisieme. Un’escursione elegante che rapisce l’anima, sconvolgendola di panorami struggenti e memorabili. Ti chiede solo una cosa: di partire presto, molto presto, prima che puoi, per il fondamentale rendez-vous con il Sole al Colle del Vallonetto (2485 m), dove le lame di luce vi coglieranno di sorpresa, catturandovi per sempre.

Qui non ci sono piste dal volto urbano. Si sale in sella ad un sentiero, inizialmente la Grande Traversata delle Alpi, e si cavalca per circa quattro ore in abissi selvaggi e spalmati di silenzi. E’ l’escursione prediletta per chi desidera ritrovare se stesso, per chi ha bisogno di curarsi le ferite del giorno prima, quelle che grondano di cemento, frastuono, traffico, inquinamento, caos e solitudine metropolitana. Leggi il resto dell’articolo

Il camoscio di Urtirè

Sono le 11 e 22 di un sabato vernale e umido quando un sentierino ci conduce nell’amena borgata di Urtirè, dove ad attenderci c’è un ignaro camoscio che bruca serenamente la sua fresca, tenera e verdissima erba, cascata dal cielo dopo il prodigo inverno.

Siamo sottovento e non percepisce la nostra presenza. Noi, immobili come statue, e col silenzio al massimo del volume, osserviamo questa bellezza delle Alpi, mentre scattiamo decine di foto.

Siamo a circa 100 metri di distanza dall’ungulato. Non è per niente facile riuscire a fare stare fermi i camosci perché appena sentono una minima presenza umana, fuggono con una rapidità impressionante, quasi imbarazzante.

Oggi succede qualcosa di incredibile. Il camoscio continua a brucare mentre noi giaciamo pietrificati tra le baite di Urtirè, sperando che questo incontro duri più delle altre volte. Ma fotografarlo con la testolina immersa nei fili d’erba e seminascosto dai i tronchi, non è molto accattivante. E allora, sempre stando piantati come pali, provo a fischiettare debolmente. Leggi il resto dell’articolo

La vì dla lòbia (la via del balcone)

Ultimi metri prima del tuffo nel vuoto. Siamo sulla Cresta della Scuola dove comincia la misteriosa vì dla lòbia. Sullo sfondo il Monte Rosso

[…] Allorché con lo sguardo ritorniamo dal lontano al vicino, notiamo ai nostri piedi, dopo alcuni rozzi scalini, intagliati direttamente nel dirupo, l’originarsi di una scalinata costruita con pietre a secco. Essa scende nel vuoto in cinque rampe con quarantanove ampi gradini, poi si ferma e non riusciamo a comprendere quale possa essere stata la sua funzione. Scoprirò poi, leggendo uno scritto firmato da Marco Gozzano, che la cengia naturale, su cui la scalinata si chiude, segna l’inizio di un sentiero, ormai non più praticabile, conducente ai pascoli di Pian Peccio inferiore; questo passaggio permetteva agli abitanti di Monaviel e della Vija di raggiungere in quota l’alto vallone di Crosiasse con un percorso molto più breve rispetto a quello delle altre possibili vie, economizzando quindi tempo e fatica. L’amico Ezio Sesia mi informerà essere il sentiero denominato la vì dla lòbia – la via del balcone – poiché, un tempo, un mancorrente in legno proteggeva chi percorreva la gradinata trasportando magari pesanti carichi; si possono ancora scorgere dilavati monconi di legno i quali avevano sicuramente la funzione di sostenerlo. Quand’ero giovane, alla vista dell’Acropoli di Atene, provai una forte emozione e mi fu naturale esclamare «Ecco mia nonna!» tanto sentivo affondare nella cultura classica e nella sua grandiosa magnificenza le mie radici più profonde. Oggi, dopo aver appreso a potare drasticamente il superfluo e l’inutile dalla mia vita, questa povera opera, ciclopica per le possibilità degli uomini che la realizzarono, nella sua primitiva struttura che ha saputo, tuttavia, resistere agli anni e alle intemperie, mi commuove assai più del Partenone e delle eleganti, perfette linee architettoniche dell’Eretteo. A volte anche indigenza fa rima con bellezza, non solamente la maestosità dell’abbondanza. Bisogna, però, scavare l’anima, così come i minatori dei creus scavarono la montagna, privandola delle sue ricchezze, per imparare ad apprezzare e a trarre gioia da una povera grande bellezza (dal post Una povera, grande bellezza).

Siamo in bassa Val d’Ala, versante sud, in uno degli angoli più straordinari di tutte le Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo