Non siamo soli lassù!

bardoney-100Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Eliski sì, Eliski no…
Ognuno porta le proprie ragioni per difendere o combattere questo modo di praticare la montagna.
Come scialpinista che ha iniziato alla fine dei lontani anni ’70 ad apprezzare i pendii di “poudreuse” di Piemonte e Valle d’Aosta, sono da sempre un oppositore nei confronti di questa pratica per ovvie ragioni di dignità dell’ambiente montano. Quelle discese in neve fresca non meriterebbero almeno la fatica della salita per essere pienamente gustate? No. Tutto deve essere alla portata di tutti per assecondare quella ipocrita voglia di avventura possibilmente senza tribolare, ovviamente. È solo questione di prezzo e troverai qualcuno pronto ad accontentarti.
È ancora montagna vera quella percorsa ininterrottamente sin dal primo mattino da rombanti elicotteri che sfrecciano sui villaggi delle vallate per portare ricchi sciatori sulle vette immacolate?

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Un sogno nella neve

2017-02-05-410-1024x768«Rimanere isolati dalla neve, senza la possibilità di ricevere o di trasmettere notizie al mondo, è un’esperienza incredibilmente piacevole e unica nel suo genere. Si è a contatto solo con gli elementi della natura e si prova un’ebrezza panica. Ci si sente, per così dire, reintegrati nella natura. È una specie di apo-catastasi. I rumori del mondo e la commedia della vita sono lontani, e questo dà pace allo spirito.»


Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, 1997

Tutto questo un giorno qualcuno l’ha sognato. Qualcuno ci ha immaginato liberi di fare esperienze profonde immersi nella natura delle montagne.
Un sogno nato dalla pace che solo i silenzi oceanici degli angoli più remoti delle Alpi Graie sanno donare.
Ma attenzione: un angolo è remoto non perché fisicamente distante dal baccano della civiltà. Lo è perché qualcuno lo sogna.
E in quel sogno si racchiude un dono, prezioso come la libertà che non soggiace ad alcun compromesso. Leggi il resto dell’articolo

CIPRA Italia: no ai voli ludici in zone montane

cipra_logoRiportiamo la posizione del Consiglio direttivo della CIPRA Italia (che tra i soci fondatori annovera anche il Club Alpino Italiano) in merito ai sorvoli con velivoli a motore in zone di montagna.
Posizione assolutamente condivisa dai camosci.

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Voli in elicottero in zone montane
CIPRA Italia chiede il divieto generalizzato per i voli a fini ludici

CIPRA Italia da anni denuncia come l’Italia sia l’unico paese alpino sprovvisto di normativa in materia di voli a motore in zone di montagna. CIPRA Italia ricorda i problemi causati dal sorvolo a bassa quota, da quelli ambientali causati dal rumore, al rischio di provocare il distacco di valanghe, al disturbo arrecato ad altre pratiche sportive, in particolare lo scialpinismo, o in generale ad altre forme di fruizione silenziose della montagna, negli ultimi anni in crescita.
Per il trasporto in alta quota di poche persone intere valli sono costrette a subire per ore il rumore di un elicottero. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno appropriate.

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La montagna possibile

uja“So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un’esperienza di salvezza. Mi devi credere” (Michele Serra)

Vi ricordate il post Il silenzio della montagna e il senso del sacro e Valli di Lanzo, zona franca dall’eliski? Sembrava distante milioni di anni luce la possibilità di vedere da qualche parte sulle nostre montagne fermare l’eliski per salvaguardare il silenzio e il rispetto della natura (quella cosa costituita da esseri viventi e non da macchine). Invece è successo che il 30 novembre 2016 il Comune di Balme (alta Val d’Ala – Valli di Lanzo) ha emanato una delibera che blocca l’eliski e favorisce l’escursionismo. Pare strano, vero? Stop alle macchine e via libera agli esseri umani. Pensate che la cosa ha talmente entusiasmato l’onorevole Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente e Territorio della Camera) – soprattutto dopo aver saputo che siamo l’unico Paese alpino che consente l’eliski senza alcuna regolamentazione – che l’11 gennaio scorso ha presentato un’interrogazione, insieme all’onorevole Enrico Borghi, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sull’opportunità di vietare l’eliski. La risposta del Ministro è stata favorevole, almeno per quanto riguarda l’impegno ad una regolamentazione di tale attività. Qui l’atto della Camera e qui il post di Realacci su FB. Leggi il resto dell’articolo

Valli di Lanzo, zona franca dall’eliski

Pian della Mussa (1280x967)

Pian della Mussa – Foto di Gianni Castagneri

Uno dei post più visti di sempre su questo blog è stato “Il Silenzio di Pian della Mussa“. Lo pubblicai a fine novembre del 2013, appena dopo essere stato trattato terapeuticamente da quell’immenso e profondo serbatoio di silenzio che è il Pian della Mussa, alla testata della Val d’Ala, nelle Valli di Lanzo (provincia di Torino). Su Twitter ho iniziato da poco ad associare alle foto che condivido, di queste superbe vallate, l’hastag #AlpidiTorino. Questo silenzio nutriente, spalmato su montagne bellissime, dista dal caos della pianura torinese, e da tutto il resto di inquinante e malsano, appena poco più di un’ora d’auto.
Adesso immaginate il mondo impestato dal rumore in ogni suo angolo, montagne comprese, e fate finta di essere straricchi come Zuckerberg per andarvi a comprare il Silenzio.
Poi tornate qui e diteci in quale store l’avete trovato. Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio della montagna e il senso del sacro

2015-06-21 294 (1024x683)Incrocio casualmente Enrica Raviola mentre vago tra la carta della Libreria La Montagna di Torino. Solo qualche giorno prima, sull’account Twitter di @alpidoc, scopro l’ultimo numero della loro rivista, incentrato sulla montagnaterapia, che però si vende solo nelle edicole delle provincia di Cuneo.
Acquisto per curiosità il n. 89 di Alpidoc e subito mi imbatto nell’editoriale: si parla di silenzio violato, quel silenzio che tutti gli amanti della montagna – che la vivono come uno spazio del sacro – apprezzano profondamente e di cui non potrebbero fare a meno.
Noi condividiamo in pieno.
Grazie ad Enrica e alla redazione di Alpidoc per la gentile concessione e vivissimi complimenti per la bella pubblicazione.


Negli ultimi tempi, visto il dibattito che si è scatenato sui media, ho letto e ruminato parecchie dichiarazioni sulla questione eliski. Ma soltanto stamattina mi si è accesa una lampadina nel cervello.
Che non emanerà una luce particolarmente originale, però…
In sostanza ho fatto uno più uno ed è scattato l’interruttore.
Uno numero uno. Giorgio Bavastrello, snowboarder ripidista, su questo numero di Alpidoc a pagina 59 dice: «So solo che quando comincio a camminare con lo zaino e la tavola inizio a sentirmi bene. Più sto in quell’ambiente e più questa sensazione di benessere si diffonde dentro di me. Mi piace guardare i colori tenui dell’inverno, ascoltare il suono del silenzio, assaporare la solitudine che solo certi spazi possono darti».

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Strade, moto, quad sui sentieri del Piemonte (e nel resto d’Italia)

A piedi in Piemonte vol.3Come suggerisce il titolo di questa bella pubblicazione, la natura del Piemonte può riservarci fantastiche sorprese se le andiamo incontro a piedi. E ai nostri piedi, che amano portarci lontano, basta davvero poco per muoversi e sentirsi liberi.
Appena sfoglio le prime pagine di “A piedi in Piemonte“, scritto da Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore, e stampato da Iter Edizioni nel 2008, mi imbatto sulle indicazioni pratiche dove, guarda caso, ci sono anche quelle relative alle strade, alle moto e ai quad: qui gli autori denunciano il rischio di devastazione della rete sentieristica piemontese.
Chi segue questo blog sa bene che nulla è cambiato negli ultimi anni, anzi, le cose peggiorano e l’escursionismo è sempre più minacciato e sotto attacco dalle politiche di sviluppo (?) per la montagna e dalle lobby dei motori (accoppiata perfetta). Nel 2013 l’Emilia Romagna ha legiferato dando la possibilità di percorrere i sentieri di montagna anche con mezzi motorizzati. Lo scorso anno invece è stata la Lombardia ad approvare una legge che consente ai Comuni di autorizzare lo svolgimento di manifestazioni che prevedono l’utilizzo di mezzi a motore su sentieri, mulattiere e boschi.


Strade, moto, quad

Testo di Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore.

ruspaPer l’escursionista le strade sterrate sono meno piacevoli che i sentieri, ma camminare su sterrato è pur sempre meglio che non sgambare sul duro asfalto. Nella prima edizione di questa guida ci auguravamo che qualche amministratore si accorgesse prima che fosse troppo tardi di come i sentieri e le mulattiere siano un bene prezioso da salvare dalla distruzione. In qualche caso l’augurio è stato messo in pratica, ma a inficiare il lavoro di non pochi amministratori illuminati il partito dello sviluppo ad ogni costo ha proseguito insensibile nella sua strada. Ci si lamentava allora di “ruspa selvaggia”. Quelle considerazioni valgono tuttora. Strade agro-pastorali si insinuano nei boschi, sulle colline e nelle valli e decretano l’abbandono o la distruzione – a colpi di ruspa – delle vecchie mulattiere. E alle prime piogge, essendo ques’ultime fatte quasi sempre senza il minimo criterio che non sia quello del minore costo possibile, ecco frane, smottamenti e fango. Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio di Chavannes

IMG_0231Ci sono luoghi di montagna che suscitano in me diverse emozioni. Ve ne sono alcuni che, magari per via del vasto panorama, mi danno un senso di grandiosità, altri mi incutono un po’ di timore reverenziale magari perché mi trovo al cospetto di enormi pareti rocciose o grandi cascate di seracchi, altri ancora fanno nascere un senso di tranquillità, di calma. Ci sono poi alcuni luoghi dove ad essere dominante è la sensazione di isolamento che si prova. Questa sensazione l’ho provata recentemente nel Vallone di Chavannes. Siamo in Valle d’Aosta nella Valle di La Thuile e il vallone suddetto inizia poco sopra La Thuile e si incunea, piuttosto linearmente, verso Nord Ovest.

Il vallone in questione è percorso interamente da una strada sterrata che, a prima vista, potrebbe “addomesticare” il luogo ma il contesto ambientale davvero selvaggio prevale tanto che, come dicevo prima, è forte la sensazione di isolamento che si prova. Il motivo? Il vallone è molto lungo e piuttosto elevata è la lontananza dall’ultimo paese inoltre non vi sono punti di appoggio come rifugi o bivacchi. Vi sono solo un paio di alpeggi.

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Giochi di nebbia

Vaghiamo nella nebbia.

I confini si dilatano e si perdono.

Solo i contorni neri delle malghe, delle pietre e degli alberi rimangono meno ovattati. Ma sono senza ombra.
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Due passi con l’elicottero

Grazie ad un tweet dell’alpinista Alessandro Gogna, veniamo a conoscenza dell’avanzata dell’eliski in Piemonte.

Di mezzi motorizzati vari e del nuovo approccio per godere della montagna – in perfetto stile apocalittico – se ne era anche parlato nel post Apocalypse Alps.

Eccovi la novità dalla Regione Piemonte che ci lascia completamenti attoniti.

Dopo la valutazione di incidenza positiva per l’eliski per l’Alta Valsesia arriva quella per la valle Anzasca (Macugnaga) e limitrofe e arriverà a breve anche quella per la val Formazza.

di Marco Tosi

Vi invito, se ne avete la voglia ed il tempo, a leggere il contenuto della Valutazione di Incidenza per capire quanta pochezza di cultura civica ed ambientale, quanta arretratezza culturale, quante stridenti contraddizioni, quanto asservimento alla politica c’è nelle nostre istituzioni perché la Regione Piemonte, il cui dirigente ha determinato giudizio positivo di valutazione d’Incidenza, è un’istituzione.  continua a leggere sul Gogna Blog.

Rifugio Giorgio Bertone

Per cominciare l’anno con buoni auspici, ci ritroviamo al cospetto di Sua Maestà il Bianco che, sebbene svogliato, alla fine riesce a farsi ammirare nella sua splendida livrea invernale.

Per gustare altre foto della bellissima escursione con le racchette da neve, ecco la collezione su Flickr (slideshow) oppure la semplice galleria delle foto.

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Courmayeur – Rifugio G. Bertone

BiancoLocalità di partenza: Courmayeur (1220  m).

Dislivello: 750 m

Difficoltà: E o EAI (a seconda della stagione).

Tempo di salita: 2 h e 15 min. dal centro di Courmayeur; 1h e 45 min da Villair Superiore (1327 m).

Cartografia: Carta dei sentieri n.1 – Monte Bianco Courmayeur 1:25000 edita da L’Escursionista Editore.

Segnavia: n. 42; bolli gialli con paline segnaletiche (questo itineriario fa parte dell’Alta Via n.1 della Val d’Aosta. Rientra nel TMB); attenzione a non farsi ingannare dai bolli bianco-rossi (in uso dalla Forestale). In Valle d’Aosta i bolli ufficiali sono di colore giallo. Leggi il resto dell’articolo

Il Silenzio di Pian della Mussa

Neve tanta. Silenzio ancora di più.

Intorno tutto tace e il mondo occupa un cristallo di eternità.

Ho fatto il pieno di Silenzio.

Così bianco e così libero, il Piano della Mussa è un monumento al Silenzio.

Mi dispiace tanto per tutti coloro che non lo amano, non sanno ascoltarlo e non credono ad esso.

Il CAI per la salvaguardia dell’ambiente alpino

paraloupA settembre dello scorso anno avevo scritto un post (Apocalypse Alps) riportando un articolo scritto da un camminatore per l’editoriale dei lettori de La Stampa. In quell’articolo, che mi aveva molto colpito, Davide Sapienza lamentava giustamente l’invadenza del traffico motorizzato sia per aria che per terra, durante un’escursione al Monte Alto (Alpi Orobie) segnalando anche che da lì a poco il Consiglio Direttivo del Cai Bergamo avrebbe discusso le linee di indirizzo e autoregolamentazione in materia di ambiente e tutela del paesaggio.

L’altro giorno, navigando sul notiziario on-line del Cai (Lo Scarpone), rintraccio la notizia che tratta proprio delle linee di indirizzo in merito al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri di montagna, elaborate dall’Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni – Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni Vallecamonica e Sebino (documento prodotto il 8.10.12). Leggi il resto dell’articolo

Apocalypse Alps

La “chiazza” oleosa e maleodorante della “civiltà” occidentale avanza inarrestabile come quando una petroliera si incaglia e riversa nel mare il suo devastante contenuto. Non sono soli gli oceani ad essere devastati dall’homo oeconomicus ma anche e soprattutto le montagne.

Annichilente è accorgersi puntualmente che in questo Paese è praticamente impossibile erigere valide “barriere”, soprattutto culturali prima che normative, nei confronti della barbarie.

Purtroppo in Italia nessuno cammina, come ha recentemente e validamente scritto Enrico Camanni (ma già negli anni Cinquanta lo diceva Anacleto Verrecchia), e quindi difendere quegli spazi naturali dall’invadenza della “civiltà” motorizzata è impresa assai ardua. Peccato, soprattutto se a rimetterci sono le nuove generazioni a cui dovremmo donare ambienti in cui vivere un tempo liberato, magari presidiati da quei rifugi che dovrebbero anche saper accogliere l’anima dei viandanti, di coloro che cercano silenzi, oltre che la magnata domenicale per disabili normodotati.

Leggete qui di seguito cosa è successo nelle Alpi Orobie (tratto dell’editoriale dei lettori del quotidiano La Stampa del 19 settembre).

Una giornata sui monti della Bergamasca funestata da jeep ed elicotteri che vanno e vengono per scarrozzare i turisti al rifugio. Una nuova barbarie

Davide Sapienza*

Domenica ho deciso di portare il mio bambino di 3 anni a fare un giro e mostrargli il lago d’Iseo dal Monte Alto, sopra i rifugi Magnolini e Pian della Palù. La zona è bella ma so cosa potrebbe attenderci, perché qui ci vivo. Sino al Magnolini va quasi bene: incrociamo solo la jeep che porta i «disabili normodotati» al rifugio, che per fare un km a piedi si fanno caricare; poi due moto e il super leggero che da anni volteggia vicino a terra sul comprensorio. Leggi il resto dell’articolo

Il limite nel Vallone d’Ovarda

Il traffico “fuori strada”, sia estivo (4×4, quad, trial), sia invernale (motoslitte) e dei voli a scopo turistico (eliski) e commerciale è in aumento

Ho commentato con grande entusiasmo il lavoro svolto dai volontari del CAI di Lanzo (leggete il post “Pulizia e manutenzione dei sentieri” del 4 luglio scorso) lungo il sentiero dei laghi d’Ovarda (Val di Viù), di cui l’amico paologiac fa parte, ma credo sia corretto fare qualche doverosa osservazione perché stiamo trattando della fruizione turistica della Alpi.

In questo caso si parla di ambienti di montagna (e non di luna park) che si trovano ad alta quota e che sono raggiungibili con mezzi motorizzati da chiunque e non solo da chi deve trasportare materiale per fare gli interventi di manutenzione della Rete del Patrimonio Escursionistico della Regione Piemonte.

Ho conosciuto l’incantevole Vallone d’Ovarda durante un’escursione a fine dicembre del 2006 lasciando l’auto ad Inversigni (1266 m – frazione di Lemie), dove termina il tratto asfaltato. Paologiac ci ha raccontato che per “attaccare” il sentiero che porta ai laghi d’Ovarda in estate si può percorre una strada sterrata di circa 10 chilometri di lunghezza. Ho chiesto direttamente a lui, via mail, se per caso quella strada è accessibile con i mezzi motorizzati a chiunque oppure se vige un qualche divieto di percorribilità (ai volontari del Cai, per la manutenzione dei sentieri, è generalmente data l’autorizzazione a percorrere le strade a fondo naturale, che sono chiuse al traffico, al solo scopo di facilitare il trasporto dei materiali). Leggi il resto dell’articolo