Il Re è nudo

Re delle Alpi: cosí è stato definito lo stambecco. Nonostante il nome, di origine chiaramente tedesca (Steinbock), si tratta di un re tutto nostro. Gli stranieri ce lo invidiano: forse questo fiero cornuto ci rappresenta meglio di tanti papaveri della politica e della vita ufficiale. In un paese di lacché e di pappataci come il nostro, lo stambecco è l’unica figura veramente nobile e fiera. Lo dimostra già il fatto che non si è mai lasciato addomesticare, come se avesse a disdegno gli uomini e il basso mondo. Chissà che la natura non lo abbia posto in Italia per legge di compensazione. Morirebbe di fame, piuttosto che scendere a valle e limosinare il cibo dalla mano dell’uomo, per il quale è difficile dire se abbia più disprezzo o diffidenza.

Così scrisse nel 1950 dello stambecco (leggete il post Re delle Alpi) Anacleto Verrecchia nel suo Diario del Gran Paradiso. Guardaparco come il suo capo (il grande Renzo Videsott), ha consegnato fino a noi un magnifico cornuto che Homo sapiens stava per disintegrare definitivamente. Uomini che hanno lottato per un futuro vivibile e possibile, come oggi non riusciamo a capire, nemmeno leggendo i loro scritti. Leggi il resto dell’articolo

Re delle Alpi

Re delle AlpiChantel, 2 ottobre 1950

Re delle Alpi: cosí è stato definito lo stambecco. Nonostante il nome, di origine chiaramente tedesca (Steinbock), si tratta di un re tutto nostro. Gli stranieri ce lo invidiano: forse questo fiero cornuto ci rappresenta meglio di tanti papaveri della politica e della vita ufficiale. In un paese di lacché e di pappataci come il nostro, lo stambecco è l’unica figura veramente nobile e fiera. Lo dimostra già il fatto che non si è mai lasciato addomesticare, come se avesse a disdegno gli uomini e il basso mondo. Chissà che la natura non lo abbia posto in Italia per legge di compensazione. Morirebbe di fame, piuttosto che scendere a valle e limosinare il cibo dalla mano dell’uomo, per il quale è difficile dire se abbia più disprezzo o diffidenza.

Ama stare in alto, nel suo regno; e se lo si porta oltre i confini, in Francia o in Svizzera, cerca di ritornare in Italia, dove pure è stato sempre cacciato e perseguitato. Cosí paga a caro prezzo il suo amor di patria. Ma questo non vale solo per lo stambecco. I maschi si disputano la femmina a cornate, i cui colpi si sentono a notevole distanza. Chi vince diventa non solo il gallo della Checca, ma anche il capo della tribú. Forse anche gli uomini, una volta, si disputavano le donne a cornate, cosa del tutto naturale; ma poi, in nome del progresso, hanno preferito risparmiarsi le corna e ricorrere ad altri mezzi di persuasione, come il danaro, la posizione sociale e i titoli. Quale dei due mezzi è migliore? Quello usato dagli stambecchi ha permesso loro di sopravvivere alle ere glaciali, mentre noi uomini sembriamo tutti dei pallidi ceri pasquali. La forza e la robustezza dello stambecco sono formidabili. I più grandi, le cui corna superano il metro di lunghezza, possono pesare anche centoventi chili.

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Il Gran Paradiso e il suo re

Novanta sono gli anni di vita del Parco Nazionale del Gran Paradiso e vorrei ricordarlo anche qui con un libro che mi è piaciuto moltissimo.

Si intitola Diario del Gran Paradiso (Fògola editore) ed è scritto da Anacleto Verrecchia, personaggio straordinario, che negli anni Cinquanta ha svolto il lavoro di guardaparco per tre anni.

“Non sempre il pubblico ha il potere di far ristampare un libro. Per il Diario del Gran Paradiso dell’amico Anacleto Verrecchia, recentemente scomparso, sono stati proprio i suoi affezionati lettori che hanno caldeggiato la presente ristampa. Autore di volumi forse più “dotti” dedicati a personaggi come Giordano Bruno, Lichtenberg, Schopenhauer, Nietzsche, Prezzolini, dove emerge appieno la sua competenza filosofica, è in questo diario, dove non manca mai la sua vena ironica e graffiante, che Verrecchia, con le sue rifessioni sulla vita, sul mondo e quindi sull’uomo a contatto con lo splendido paesaggio naturalistico e con il mondo animale, estrinseca al meglio il suo pensiero e la sua profonda umanità”. 

Nanni e Mimmo Fògola

Sovente avrei voluto scrivere qualcosa sul simbolo per eccellenza del Parco (ma anche di tutte le Alpi): lo stambecco. E allora, visto che ricorre questo importante anniversario, riporto qui proprio un brano di Verrecchia che parla proprio del re delle Alpi. Leggi il resto dell’articolo

Incontri a Sea

Finalmente una mattina di tregua dal maltempo di questo piovosissimo ponte primaverile, una levataccia alle 5, un caffè bevuto al freddo perché non c’è il tempo di accendere la stufa e si scende a Chialamberto per poi risalire la valle fino a Forno Alpi Graie dove parcheggiamo l’auto prima del ponte sulla Stura. Le premesse sono state ottime: da Candiela a Forno una dozzina di caprioli ci attraversano la strada, altrettanti ne vediamo pascolare nei prati che costeggiano la provinciale e a Campo Pietra una bellissima volpe ci osserva tranquilla dai prati a monte; peccato che sia ancora troppo buio per fotografare con la piccola digitale che mi sono portato.

L'Alpe Balma Massiet, vallone di Sea

L’Alpe Balma Massiet, Vallone di Sea

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Alberghi come in Libano

Il mostro dell'Alpe Bianca in Valle di Viu' (Valli di Lanzo - TO)

Non ho fatto in tempo a postare sul Vallone di Vassola, che ho trovato con mia grande gioia e sopresa la mail di risposta di Paolo Rumiz:

Bisogna fare rete. Stare all’erta. Mettere su una rete partigiana. Internet serve a questo. Ho letto, sì, ma non posso stare dietro a tutto. Posso solo ricevere segnalazioni e smistarle. Vedremo, intanto auguri.

Grazie sig. Paolo Rumiz e tanti auguri a Lei.

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